Lo scempio delle “grandi navi” a Venezia.


Possono dei grattacieli galleggianti degradare e attentare alla sicurezza di un gioiello unico al mondo come Venezia?

Nessuna persona dotata anche solo di un paio di neuroni funzionanti lo consentirebbe, ma in Italia le cose vanno diversamente.

Il problema delle “grandi navi” a Venezia e nella Laguna veneta purtroppo esiste e si trascina da troppi anni in attesa di una soluzione definitiva che salvi un ambiente e un patrimonio storico-culturale unico al mondo.

L’ha chiesto perentoriamente anche il Giudice amministrativo competente, mentre il Ministero per i Beni e Attività Culturali ha recentemente adottato (marzo 2019) un provvedimento di tutela su Canal Grande, Bacino di San Marco e Canale della Giudecca, scatenando ire (e ricorsi) da parte del Comune.

Lo stesso riconoscimento di Venezia quale patrimonio dell’umanità rischia d’essere revocato dall’UNESCO.

Il decreto Clini – Passera (decreto interministeriale Sviluppo-Ambiente 2 marzo 2012) da marzo 2012 impone inutilmente il divieto di transito in Bacino di San Marco e in Canale della Giudecca delle navi oltre le 40 mila tonnellate di stazza lorda, ma le procedure attuative non sono state attivate.

Fin quando non sarà definitivamente predisposta una via alternativa, che non può rappresentare certo un nuovo danno ambientale, in buona sostanza i sacrosanti divieti non saranno operativi.

E’ ora che il Governo Conte faccia seguire alle parole (tante, troppe) i fatti.

Venezia e la Laguna Veneta non possono più attendere.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Venezia e Laguna Veneta, accesso “grandi navi” e ipotesi Canale Contorta – S. Angelo

A.N.S.A., 3 giugno 2019

Incidente nave: Procura Venezia indaga. Fascicolo a carico di ignoti, si valuta reato inosservanza sicurezza.

Venezia incidente tra una nave crociera e un battello, panico e polemiche.
Due persone contuse, in modo lieve, tra i passeggeri del battello turistico. Altri due sono stati portati a loro volta in ospedale a scopo precauzionale.

da Il Fatto Quotidiano, 3 giugno 2019

Venezia, ecco il progetto che piace a Brugnaro e Zaia: 3/4 anni per realizzarlo. E non avrebbe impedito l’incidente.

Dopo l’impatto del transatlantico con il battello turistico il sindaco e il governatore hanno parlato di un piano già pronto che avrebbe evitato l’incidente. In realtà anche se anche i lavori di scavo del canale Vittorio Emanuele, per portare il traffico a Porto Marghera, cominciassero domani servirebbero degli anni. In più non si sarebbe evitato il problema perchè navi con quella stazza (65mila tonnellate) continuerebbero ad attraccare a Marittima (l’incidente è avvenuto poco prima del terminal passeggeri), seppur facendo un percorso diverso, evitando il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca. (Giuseppe Pietrobelli)

Secondo il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il governatore del Veneto Luca Zaia, la soluzione del problema delle Grandi Navi a Venezia e bella e pronta da anni. Confezionata in un progetto a cui soltanto la volontà politica ministeriale non ha dato corso. Per questo l’incidente si sarebbe potuto evitare. E siccome lo stesso concetto è ribadito dal vicepremier Matteo Salvini, è evidente che l’obiettivo polemico è il ministro pentastellato alla infrastrutture, Danilo Toninelli. Ma è davvero così? Davvero esiste un progetto nel cassetto? Davvero l’ipotesi di portare il traffico crocieristico a Marghera, avrebbe impedito un incidente come quello accaduto a San Basilio? E infine, quanto tempo ci vorrà per completare l’operazione?

In realtà le domande hanno risposte un po’ diverse dalla propaganda manifestata dai politici a caldo. Cominciassero domani i lavori di scavo del canale Vittorio Emanuele, per portare il traffico a Porto Marghera servirebbero 3-4 anni. Ma l’orologio comincerebbe a girare quando fossero espletate tutte le valutazioni di impatto ambientale. E quindi i tempi sarebbero ancora più lunghi. Il progetto Brugnaro, inoltre, non avrebbe evitato l’incidente, perchè navi con quella stazza (65mila tonnellate) continuerebbero ad attraccare a Marittima (l’incidente è avvenuto poco prima del terminal passeggeri), seppur facendo un percorso diverso, evitando il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca. Ma nessun progetto è al momento pronto, anche se il Comitatone del 2017 diede linee guida nel senso indicato da Brugnaro. Infatti, tecnici romani e del Provveditorato alle Opere Pubbliche stanno esaminando, su indicazione del ministro Danilo Toninelli, tutte le 14 ipotesi da anni del dicastero, ma con particolare attenzione a quelle che prevedono gli attracchi a Chioggia, a Malamocco o al Lido

Venezia, cartografia (1913)

La dimostrazione che l’incidente sarebbe accaduto anche se il governo (allora alle infrastrutture c’era Graziano Del Rio) avesse cominciato a dar corso alla direttiva del Comitatone 2017 è contenuta nello stesso dossier inviato a inizio anno all’Unesco dal Comune di Venezia. Un documento di 116 pagine che risponde alla richiesta di istruttoria che l’organismo mondiale ha aperto, con il rischio che Venezia venga inserita tra i siti bene dell’umanità a rischio. La decisione al momento è stata rinviata al 2020. Brugnaro ha riproposto, assieme al prefetto, come prioritaria la soluzione Porto Marghera-Stazione Marittima, durante l’incontro del Comitato per l’ordine e la sicurezza che si è riunito a Venezia dopo l’incidente. In una nota congiunta, sindaco e Prefetto riaffermano la “centralità dell’esistente Stazione Marittima, prevedendo nel breve e medio periodo l’adeguamento del Canale Vittorio Emanuele III, utilizzando la bocca di Porto di Malamocco”. E la Marittima è esattamente dove era diretto il transatlatico. Inoltre chiedono immediate verifiche sulla percorribilità del canale, con carotaggi e misurazioni dei fondali. Il progetto Brugnaro, quindi, ipotizza il passaggio dalla bocca di porto di Malamocco, attraverso Canale dei Petroli e Canale Vittorio Emanuele “fino alla Marittima, o in alternativa fino a Marghera per le navi più grandi”. Quali siano le più grandi non è detto da nessuno, ma le 65mila tonnellate come Opera sarebbero comunque andate a Marittima. 

Laguna di Venezia, aree della Rete Natura 2000 (S.I.C. e Z.P.S.)

Infatti, rispondendo all’Unesco, il Comune di Venezia scrive: “Con questo intervento tutte le navi sopra le 40.000 tonnellate di stazza lorda potranno accedere alla Stazione Marittima senza transitare per il bacino di S. Marco… salvaguardando la Marittima quale Home Port crocieristico e quindi l’eccellenza mondiale crocieristca”. Ipotesi attuativa? Dai tre ai quattro anni. E Marghera? Nel Programma Triennale dei Lavori Pubblici 2019-2021, redatto e approvato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale nell’ottobre scorso è stato previsto di realizzare un nuovo terminal in Prima Zona Industriale di Porto Marghera “raggiungibile attraverso la Bocca di Porto di Malamocco per le navi di maggiori dimensioni” Il progetto però è ancora un abbozzo e prevede un terminal passeggeri, con una banchina lunga 800 metri che costerà 63 milioni di euro, di cui 60 milioni di capitale privato. 

Se anche il governo Gentiloni avesse dato immediata attuazione alla direttiva del Comitatone dell’autunno 2017, non sarebbe cambiato nulla. Le grandi navi continuerebbero ad andare in Marittima e solo le più grandi, ma a partire dalla fine del 2021, andrebbero a Porto Marghera. Ma questa soluzione non è gradita al ministro Toninelli, che a breve farà sapere la sua decisione. Intanto il ministro della cultura Alberto Bonisoli, pure di M5S, interviene polemicamente contro il sindaco Brugnaro e l’Autorità Portuale. “Oggi tutti dicono di non volere che le grandi navi passino per il canale della Giudecca. Anche quelli che hanno fatto ricorso al Tar contro il vincolo del Ministero dei beni culturali sul Canal Grande, sul Bacino di San Marco e sul Canale della Giudecca. Per coerenza, ora ritirino il ricorso. Basta ipocrisia”. Infatti il ministro ha avviato una procedura che dovrebbe sfociare in una misura protezionistica (rispetto alla Grandi Navi) sul centro storico di Venezia. Ma ha trovato una decisa opposizione da parte degli amministratori locali.

Venezia, Isola di San Giorgio in Alga, una delle poche di proprietà pubblica

Incidente Venezia, transatlantico si scontra con battello. I ministri Toninelli e Bonisoli: “Stop grandi navi in laguna”.

Un transatlantico in avaria, che entra nel canale della Giudecca trainato da due rimorchiatori. Naviga a pochi metri da Palazzo Ducale e Punta della Dogana. Solo che uno dei cavi traino si rompe: e la gigantesca imbarcazione va a sbattere su un battello turistico. Quattro feriti, qualche passeggero finito in mare e tanta paura a Venezia. L’incidente, avvenuto poco dopo le 9 del mattino all’attracco della Marittima, rilancia la polemica sull’entrata delle Grandi Navi in Laguna. Due ministri, Danilo Toninelli e Alberto Bonisoli, sono tornati a promettere il divieto di passaggio dei transatlantici in Bacino San Marco. Per il ministero delle Infrastrutture, già entro il mese di giugno arriverà lo stop. Il sindaco Luigi Brugnaro chiede “immediatamente l’apertura del Vittorio Emanuele”. “L’incidente avrebbe potuto risolversi una tragedia”, dice il governatore della Veneto, Luca Zaia. Il prefetto Vittorio Zappalorto ha convocato il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. Lo scontro è stato causato dal transatlantico Opera, della compagnia Msc: è andato a sbattere contro il lancione turistico River Countless, che si trovava vicino a San Basilio, all’ingresso dell’attracco di Marittima. La nave non si è fermata e ha sbattuto contro l’imbarcazione più piccola. Dei quattro feriti trasportati in ospedale, due sono contusi, altri due in osservazione.

La dinamica: “Nave aveva motore in avaria” – L’incidente è dovuto a un’avaria del transatlantico, guidata in Laguna da due rimorchiatori. “La nave di Msc aveva un’avaria al motore, segnalata subito dal comandante. Il motore era bloccato, ma in spinta, perchè la velocità aumentava, come confermano i tracciati Ais”,  dice Davide Calderan, presidente della “Rimorchiatori Uniti Panfido”, la società che con due imbarcazioni stava guidando la Opera all’arrivo in marittima, prima dell’incidente. I due rimorchiatori hanno cercato di fermare il gigante, fino a quando un cavo di traino si è rotto, tranciato dall’impatto con il battello fluviale.  Qualcuno dei passeggeri che si trovava sulla passerella del River Countless (dotata di cabine per il pernottamento e con 110 passeggeri a bordo) è finito in acqua. La paura a bordo è stata enorme per i passeggeri, che si sono visti piombare addosso una nave lunga 275 metri, con stazza di 65 mila tonnellate, che fino a pochi anni fa era l’ammiraglia della flotta Msc. La grande nave ha colpito sul lato di poppa il battello. In quel momento la zona era affollatissima. La scena è stata ripresa da numerose persone, mentre sul posto si sono diretti i vigili del fuoco e gli uomini della vicina Capitaneria di Porto. “Ero nella mia terrazza, al quarto piano e vedo benissimo il canale della Giudecca  quando ho visto la punta della nave che si stava avvicinando verso di noi sembrava venisse fin qui, infatti si è incuneata nella banchina.Vedevo questa punta avvicinarsi e ho pensavo che arrivasse fino a casa mia, dico la verità”, dice una residente di Santa Marta.

La nota della Msc: “Problema tecnico” – A spiegare la dinamica è arrivata una nota della società Msc crociere. “Questa mattina, intorno alle 8.30, Msc Opera in manovra di avvicinamento al terminal Vtp per l’ormeggio ha avuto un problema tecnico. La nave era accompagnata da due rimorchiatori e ha urtato la banchina all’altezza di San Basilio. Contestualmente si è verificata una collisione con il battello fluviale. Sono in corso tutti gli accertamenti per capire l’esatta dinamica dei fatti, la compagnia sta assicurando la massima collaborazione ed è in contatto costante con le autorità locali. La nave al momento è in attesa della messa in sicurezza del battello fluviale e del completamento delle operazioni di sbarco dei passeggeri dello stesso. Non appena ricevuta l’autorizzazione, si sposterà per essere ormeggiata in banchina a Marittima, come previsto, per iniziare le operazioni di imbarco e sbarco dei passeggeri”, fanno sapere dalla compagnia di navigazione. Il transatlantico Opera può ospitare 2.679 passeggeri e un equipaggio di 728 persone. Ha una dotazione di 1.071 cabine. La nave fu battezzata nel 2004 nel porto di Genova da Sophia Loren. All’interno ci sono un teatro con 700 posti a sedere e quattro ristoranti.

La telefonata: “C’è stata una perdita dei comandi”-Pochi minuti di conversazione, tra la sala operativa della Capitaneria di Porto, e il ponte comando della Msc raccontano in diretta l’incidente . Questo il dialogo tra i soccorritori e la nave: “E’ il pilota che parla, il comandante è impegnato… Al momento siamo sulla nave con la prua preminentemente appoggiata al ’29’, abbiamo il rimorchiatore di prua che ha rotto il cavo ed in assistenza al ‘River Countess‘, che è sul nostro fianco sinistro. A poppa abbiamo sempre mantenuto il rimorchiatore con il cavo e siamo fermi”.  “Presumibilmente – prosegue il pilota sulla Msc – c’è stata una perdita dei comandi, abbiamo attivato tutte le procedure possibili per evitare quello che alla fine poi è successo, cioè l’impatto”. La telefonata continua: “abbiamo dato ordine di dar fondo alle due ancore e di agguantarle, abbiamo messo i rimorchiatori di prua in forza ad allargare lato opposto al 29, e quello di poppa in frenata a tutta forza per fermare l’abbrivio della nave, ma dal ponte non abbiamo compreso bene cosa sia successo”.

Toninelli e Bonisoli: “Stop grandi navi” – L’impatto tra il transatlantico e il lancione ha subito scatenato le reazioni politiche. “L’incidente di oggi al porto di Venezia dimostra che le grandi navi non devono più passare dalla Giudecca. Dopo tanti anni di inerzia, finalmente siamo vicini ad una soluzione definitiva per tutelare sia la laguna che il turismo”, ha scritto su Twitter il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli.  “L’incidente che si è verificato oggi, a Venezia, è l ‘ennesima conferma che le grandi navi non devono più passare per la Giudecca. Ed è per questo che il Mibac, alcuni mesi fa, ha posto il vincolo su tre canali di Venezia, e sta lavorando alacremente al tavolo interministeriale per il blocco delle grandi navi in laguna, insieme con il Mit e al ministero dell’Ambiente. Oltre alla tutela della città patrimonio Unesco, bisogna salvaguardare l’ambiente e l’incolumità di cittadini e turisti”, scrive in una nota il ministro per i Beni e le Attività culturali, Alberto Bonisoli. “Abbiamo avuto un incidente, è andata bene così, quattro contusi e un ferito, stiamo aspettando le notizie, prima le persone. Volevo ringraziare tutte le forze dell’ordine, capitaneria e tutti gli uomini che si stanno prodigando per mettere in sicurezza”, ha commentato il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. “È l’ennesima dimostrazione – ha aggiunto – che il Canale della Giudecca non è più consentito, non è più pensabile che sia attraversato dalle grandi navi. L’abbiamo detto da otto anni, chiediamo immediatamente l’apertura del Vittorio Emanuele”.

Venezia, manifestazione contro le “grandi navi” (2013)

Fonti ministero: “Entro giugno stop a grandi navi” – Fonti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti fanno sapere che sulle grandi navi a Venezia il tavolo istituzionale è da tempo in corso. I ministri interessati si vedranno a breve scadenza per tirare le somme sulle opzioni progettuali individuate, allo scopo di trovare la soluzione definitiva migliore, che arriverà presumibilmente entro il mese di giugno, per allontanare le grandi navi da crociera dalla Giudecca e da San Marco. E’ quanto riferiscono fonti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.  Nel frattempo, fanno sapere, il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per il Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia sta per completare il lavoro sul protocollo fanghi, per il quale, vista la delicatezza del dossier, ha deciso di chiedere anche un parere all’Avvocatura dello Stato. Il protocollo è necessario alla caratterizzazione dei canali.

La protesta del movimento No grandi navi – Immediata la protesta rilanciata via web dal Movimento No Grandi Navi che hanno convocato una conferenza stampa alle Zattere per denunciare l’accaduto. “Lo diciamo da anni che le grandi navi sono un pericolo costante a Venezia. Ma le autorità non vogliono dare applicazioni alle leggi, in nome dell’interesse economico delle compagnie e del turismo a Venezia” dichiara Luciano Mazzolin, portavoce del comitato. Che aggiunge: “E’ una vera follia consentire il passaggio di queste navi. L’incidente odierno ne è la dimostrazione più evidente. Noi continuiamo a sostenere la nostra linea, contro tutto e contro tutti: fuori le grandi navi dalla Laguna. Anche l’ipotesi di far attraccare le più grandi a Porto Marghera non è una soluzione, né per la sicurezza, né per l’impatto ambientale sull’eco-sistema lagunare”.

Venezia

(foto Comitato “No Grandi Navi”, S.D., archivio GrIG)

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  1. G.Maiuscolo
    giugno 4, 2019 alle 8:19 am

    Abbiamo già detto sullo splendore di Venezia: più che un preziosissimo gioiello. Da tutelare.
    Ma tutta l’esorbitante, smisurata normativa sulla tutela della Laguna, ad oggi, non l’ha, comunque, messa al riparo da sconsiderati e incauti amministratori e anche legislatori che non si sono adoperati per l’applicazione delle norme precise sulla materia.

    Ringrazio gli amici del GRIG che ci hanno fornito ampia documentazione ( tanta roba, devo dire, da leggere…Mi levo presto, il mattino….per far questo ahahahah…) che, dimostra, semmai ce ne fosse bisogno, che con la normativa esistente, si può risolvere il problema.
    Si può e si DEVE. Ma che lo si faccia…chi se ne frega…destra, sinistra, sopra, sotto…

    Saggio scrivere: “Nessuna persona dotata anche solo di un paio di neuroni funzionanti lo consentirebbe, ma in Italia le cose vanno diversamente.”

    Magari, con un po’ più di neuroni funzionanti…
    🙂

  2. giugno 4, 2019 alle 2:52 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 4 giugno 2019
    Incidente Venezia, procura apre fascicolo: indagato comandante. Salvini: “C’è un progetto”. Fonti Mit: “Esiste solo studio”.
    Il pm Cherchi ha spiegato che sono stati sequestrati i sistemi di movimento. Iscritti nel registro degli indagati anche il gestore della sicurezza e altre persone estranee a Msc. La compagnia annulla la crociera e rimborsa i turisti. Il leader della Lega preme sull’ipotesi di spostare il traffico a Marghera, soluzione che piace al sindaco Brugnaro e al governatore Zaia. Il ministero di Toninelli: “Non abbiamo bloccato niente nessun progetto”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/03/incidente-venezia-procura-apre-fascicolo-sequestrati-sistemi-di-movimento-nave/5228527/

    _____________

    da La Stampa, 4 giugno 2019
    Viaggio a Venezia dopo l’incidente: “Paura passata, ma nel weekend arriveranno altri 13 giganti”.
    I cittadini: ci sentiamo come dei sopravvissuti. Msc annulla la crociera e rimborsa i passeggeri. (Roberta De Rossi): https://www.lastampa.it/2019/06/04/italia/viaggio-a-venezia-dopo-lincidente-paura-passata-ma-nel-weekend-arriveranno-altri-giganti-Xxyl5KJ2M3uf47fIYkUUcM/pagina.html

  3. giugno 6, 2019 alle 12:41 pm

    altro da aggiungere?

    da Il Fatto Quotidiano, 6 giugno 2019
    Smog, in Europa 203 navi da crociera inquinano più di tutte le auto: Venezia e Civitavecchia tra le maglie nere.
    Secondo il rapporto di Transport&Environment tra i 50 porti che sopportano più emissioni ce ne sono 10 italiani. “Perché? Nel Mediterraneo norme meno stringenti”. (Luisiana Gaita): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/06/smog-in-europa-203-navi-da-crociera-inquinano-piu-di-tutte-le-auto-venezia-e-civitavecchia-tra-le-maglie-nere/5233755/

  4. luglio 7, 2019 alle 9:27 pm

    continuano a rischiare il disastro.

    A.N.S.A., 7 luglio 2019
    A Venezia nave da crociera sbanda e sfiora banchina e yacht.
    Nel bacino di San Marco durante una burrasca di vento e grandine: http://www.ansa.it/veneto/notizie/2019/07/07/a-venezia-nave-da-crociera-sbanda-e-rischia-lincidente_17b6afc1-1536-46af-95b0-c3a358cdf854.html

  5. luglio 9, 2019 alle 2:58 pm

    da Il Corriere della Sera, 9 luglio 2019
    Venezia grandi navi: incidenti, progetti e verdetti del Tar. In 15 anni e 8 governi non è cambiato nulla.
    Cosa deve succedere ancora? Le domande e le analisi dopo l’ultimo «incidente» in laguna. (Gian Antonio Stella) (https://www.corriere.it/cronache/19_luglio_08/incidenti-progettie-verdetti-tarin-15-anni-8-governinon-cambiato-nulla-72ffa51e-a1c4-11e9-acbd-9b1ee12e8baf.shtml)

    Cosa deve succedere, ancora? Un’altra mastodontica sbandata verso la Riva dei Sette Martiri e i Giardini come quella della «Deliziosa» domenica? Un altro blackout capace di mandar fuori controllo un bestione lungo 251 metri col peso di 6500 autocisterne come un mese fa la Msc Opera? Un’altra strage sfiorata coi passanti in fuga dall’immenso bastimento poco più corto del Titanic che avanzava sulla banchina di San Basilio trascinandosi via con l’ancora un «lancione» da 110 metri come fosse una barchetta? Cosa deve succedere ancora, perché gli accaniti difensori del business delle navi da crociera si sentano tremare le vene e i polsi? Perché chi ha l’onore e l’onere di fare delle scelte decida infine di assumersi le proprie responsabilità? Sono passati quindici anni da quel 12 maggio 2004 in cui la «Mona Lisa», facendo a pezzi le assicurazioni date per anni sull’impossibilità che si verificasse un incidente simile, si arenò davanti a San Marco. Quindici anni. Quasi il doppio dei nove bastati ai cinesi per costruire l’interminabile viadotto sul mare e le gallerie sottomarine del ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao lungo 55 chilometri. Quindici anni di dubbi. Pensamenti. Ripensamenti. Immobilismo. Che fare?

    La goccia

    «È la goccia che fa traboccare il vaso: va impedito il passaggio di queste gigantesche navi da crociera nel tratto d’acqua tra Piazza San Marco e l’isola di San Giorgio», dichiarò il sindaco di allora, l’ex ministro ed ex rettore Paolo Costa. Oggi ricorda: «Fu uno choc. Da paura. Pensai: vanno portate fuori. Immagini se non fosse un incidente ma un dirottamento…». Aveva, quella «Mona Lisa» andatasi ad arenare nella nebbia nel cuore della città, una lunghezza di 201 metri (93 in meno della «Deliziosa»), una stazza di 29mila tonnellate (un terzo delle 92mila) e portava 750 passeggeri, quasi quattro volte meno dei 2.826 ospiti possibili sulla nave alla deriva domenica. Da allora sono passati compreso questo gialloverde otto governi (due di Berlusconi), quattro sindaci, quattro giunte regionali (due con Galan, due con Zaia), una litania di ministri dei Trasporti, delle Infrastrutture e di altri dicasteri coinvolti, una miriade di esperti, scienziati, ingegneri, idraulici, praticoni, ciacoloni e logorroici… Macché: niente. L’allora presidente dell’Autorità portuale Giancarlo Zacchello fu anzi così spaventato dall’ammonimento «Mona Lisa», nel 2004, che disse: «Non c’è alcuna alternativa per il transito della navi da crociera in bacino di San Marco, a parte l’ulteriore diminuzione della velocità e la presenza di un secondo rimorchiatore». Prova provata che fino ad allora i transatlantici facevano il percorso a rischio con uno solo. Da brividi.
    Raddoppio del business

    Già che c’era, Zacchello spiegò anche che l’itinerario attraverso il bacino di San Marco e il canale della Giudecca, era «non solo la via più breve e la più bella ma anche la più sicura. Tre studi, uno del Comune e due nostri, hanno dimostrato che lo spostamento delle masse d’acqua non ha effetti negativi, mentre un altro studio dell’università di Portsmouth ha concluso che qualora una nave uscisse dalla rotta in bacino San Marco si arenerebbe a una distanza variabile tra gli 80 e i 120 metri dalla riva, a seconda della stazza». E l’ipotesi d’un allargamento del canale Vittorio Emanuele sul quale anni dopo insisterà, in polemica con Danilo Toninelli («entro giugno la soluzione») lo stesso ministro dell’Interno (e di molto altro…) Matteo Salvini? «Impraticabile. Dovremmo scavare da sei a 12 milioni di metri cubi di terra, quando non sappiamo neppure come toglierne 300 mila per conservare l’agibilità del porto». Due anni dopo il presidente della Venezia Terminal Passeggeri Sandro Trevisanato esultava per il raddoppio del business («abbiamo calcolato che una nave da crociera su tre al mondo attracca a Venezia») e nell’ottobre 2012, dopo mesi di polemiche sui paragoni con la tragedia della Costa Concordia e la decisione del governo Monti di mettere un limite di 40 mila tonnellate alle Grandi navi a San Marco, scartava l’ipotesi di spostare il terminal crociere a Marghera ventilato dall’allora sindaco Giorgio Orsoni («sarebbe come spostare l’aeroporto di Venezia dal Marco Polo al “Nicelli” del Lido») e teneva la barra sull’itinerario attuale: «Da un traffico oggi sicuro, si passerebbe a una situazione ritenuta assolutamente pericolosa da chi è chiamato a valutare il traffico». Infatti, gongolava, «in una domenica di picco passano per la Marittima circa trentamila passeggeri, duemila macchine in parcheggio, tra i sessanta e i settantamila bagagli vengono movimentati e decine di autotreni scaricano merci sulle navi. Dove si trovano strutture adeguate a Marghera?» E i rischi di incidenti? Mah…

    «De’inquenti»

    A novembre 2015, nonostante la sentenza del Tar contro il blocco delle navi più spropositate, sospirava comunque contro «l’introduzione del limite delle 96.000 tonnellate, che è antistorico, perché porta qui navi più obsolete e insicure». Rileggiamo: vietare l’accesso a Venezia a una nave come la «Divina» lunga il doppio di piazza San Marco (333 metri) e alta il doppio (66 metri) del Palazzo Ducale sarebbe «antistorico». Una ne abbiamo, di Venezia. Una sola. In tutto il mondo. Pino Musolino, il presidente dell’autorità portuale veneziana, l’altra sera, dopo la paurosa sbandata della «Deliziosa» ripresa col telefonino da amici veneziani che urlavano spaventati e furenti guardando la nave puntare verso riva («Varda cossa che i gà combinà! Varda! Parché i se ga mosso co’ ‘sto tempo? De’inquenti! Tuti! Mama mia, varda che roba… Non dovevano muoversi, porca miseria! Avevano le previsioni. Era tutto nero. Da denuncia! Varda la nave che va ‘dosso ai giardini!») aveva il morale basso. Come chi ha visto andare in pezzi alcune certezze in cui credeva. «Sono scosso. Sono molto provato da questa situazione. A questo punto voglio che vengano fatte tutte le verifiche e che si porti a compimento un’analisi seria di quello che è successo e di quello che poteva succedere… La sicurezza per noi è un cardine».

    Brugnaro

    E questo è il punto. Qualunque cosa sia successa nel giro di un mese prima alla «Msc Opera» (finita addosso alla banchina della Marittima e alla nave da crociera fluviale «River Countess» spezzando perfino il cavo d’acciaio del rimorchiatore di prua il cui pilota aveva disperatamente tentato di raddrizzare il bestione fuori controllo) e poi domenica alla «Deliziosa», una cosa è fuori discussione. Difficile fidarsi di nuove promesse rassicuranti.Sarà successo per colpa di un guasto ai sofisticatissimi impianti elettronici che regolano ogni respiro meccanico dei transatlantici. Sarà successo a causa di un errore umano che può capitare anche ai migliori professionisti. Sarà successo per un’interpretazione errata dei dati atmosferici. Sarà successo per un ghiribizzo di qualche Dio capriccioso. Ma nessuno potrà mai più affermare che un incidente nelle acque della città più delicata, gentile, elegante del mondo è «impossibile». Nessuno. E questo, piaccia o no ai sostenitori delle crociere, è un problema impossibile da risolvere con una battuta. O con una accelerazione a prescindere. Dice il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, esasperato per le lentezze e le indecisioni del ministro delle Infrastrutture grillino, che la soluzione è lì, sotto gli occhi di tutti, «immediata»: l’allargamento del canale Vittorio Emanuele. Che «si può realizzare in circa un anno con capitali privati, in attesa di progetti alternativi che necessitano di tempi più lunghi, di almeno cinque o dieci anni». Ma proprio quello è il nodo: chi garantisce ai veneziani, agli italiani, agli amanti di Venezia di tutto il mondo, che saranno portati a termine i lavori per gli esperti indispensabili per contenere i danni alla morfologia della laguna che potrebbero venire da quella specie di raddoppio del Canale dei petroli? E se finisse come troppe volte da noi, con l’apertura in tutta fretta del canale e il rinvio dei lavori necessari alle calende greche? Non bastasse, Paolo Costa, che per anni è stato presidente anche dell’autorità portuale e confessa oggi d’essere turbato a rileggere le sicurezze che aveva («Mi fidavo degli studi dei tecnici, forse troppo…») dice d’avere un rovello in più: «Va a finire che per salvare le crociere rischia di andare in malora il porto…».

    ______________

  6. agosto 24, 2019 alle 5:30 pm

    A.N.S.A., 23 agosto 2019
    Grandi navi: c’è un tavolo a Venezia, ma il Mit non si presenta.
    Ribadite le criticità, approdi diffusi possibili solo dal 2020: http://www.ansa.it/mare/notizie/portielogistica/news/2019/08/22/grandi-navi-ce-tavolo-a-venezia-ma-mit-non-si-presenta_c93bfcab-a2f7-4fba-9439-1657578c6fdd.html

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