Requiem per Palmaria?


Palmaria è un’isoletta di nemmeno 2 chilometri quadrati.

Insieme alle più piccole Tino e Tinetto, costituisce un arcipelago posto all’imboccatura del Golfo della Spezia.

Per la sua posizione ha svolto la funzione militare difensiva avanzata della base della Marina Militare per secoli.   La ricca macchia mediterranea è puntellata da forti e batterie costiere (fra i principali il forte Conte di Cavour e la torre corazzata Umberto I), ma sono presenti anche cave dismesse, falesie e splendide grotte sul mare.

Nonostante la secolare presenza antropica e pesanti elementi di degrado (nel 2009 venne abbattuto l’ecomostro noto come Scheletrone, realizzato nel 1968), gli ambienti naturali dell’Isola ne hanno determinato l’inclusione nel patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO.

In realtà, oltre alla presenza del vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e altri vincoli ambientali (parco naturale, sito di importanza comunitaria, ecc.), finora l’isoletta è stata salvata dalla consueta “valorizzazione” a base di cemento fondamentalmente per la presenza del demanio militare, tuttavia in via di dismissione.

Il Programma Palmaria – intesa stipulata nel 2016 fra Agenzia del Demanio, Marina Militare, Regione Liguria, Comune di Porto Venere – prevede la dismissione delle aree militari in favore del Comune di Porto Venere, il quale vorrebbe effettuarvi la solita “valorizzazione” turistica: la realizzazione di una monorotaia, la costruzione di un anfiteatro nella cava dismessa, la ristrutturazione e riconversione di 54 immobili in un albergo per turismo di lusso, nell’ambito del masterplan Palmaria nel cuore, che lascia piuttosto perplessi, per non dire altro. 

L’obiettivo è far giungere 150 mila turisti all’anno.

Palmaria, Porto Venere e le Cinque Terre sono state inserite in uno dei sette “Ambiti territoriali strategici di rilievo regionale e interventi di rinnovo edilizio” di cui alla legge regionale Liguria n. 29/2017 (art. 2), dove “la regione promuove la formazione degli atti di intesa con i Comuni interessati, le Autorità Portuali e con la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio in presenza di beni paesaggistici vincolati”.

L’intesa prevede la nomina di un “Commissario straordinario regionale cui è demandato il compito di agevolare l’attuazione dell’intesa e la realizzazione degli interventi previsti” e produce “gli effetti di variante dei vigenti piani urbanistici e territoriali, generali e di settore, di livello comunale e regionale”.

Insomma, farebbe tabula rasa di piani paesaggistici, piani dei parchi, piani urbanistici e consentirebbe per Palmaria quel futuro da Capri” della Liguria a cui aspira l’attuale Giunta regionale.

Requiem per Palmaria?

E’ proprio il caso d’impedirlo.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

mare e coste (foto Benthos)

(foto Benthos)

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  1. giugno 5, 2019 alle 7:36 am

    Siamo alla solita turpe parolaccia che dovrebbe essere proibita per legge: “Valorizzazione”. Come se Madre Natura non fosse già di per sé un valore assoluto.
    Fa rima con Speculazione ma nessun illuminato imprenditore si sognerebbe mai di usare onestamente quest’ultima…

  2. G.Maiuscolo
    giugno 5, 2019 alle 8:47 am

    Coraggio, signori, coraggio….accomodatevi; sembrerebbe l’invito degli…

    Insomma dalla padella alla…brace: “dalla dismissione delle aree militari… al passaggio in favore del Comune di Porto Venere, il quale vorrebbe effettuarvi la solita “valorizzazione” turistica”.

    Requiem per Palmaria?

    E’ proprio il caso d’impedirlo.
    Sì, sì, è proprio il caso.

    Ciao Mara, sempre tosta Tu…ahahahah

    Cordialità cari amici di Grig.
    🙂

  3. giugno 5, 2019 alle 3:03 pm

    da La Gazzetta della Spezia, 4 giugno 2019
    Gruppo d’Intervento Giuridico onlus: “Requiem per Palmaria? Sarebbe il caso d’impedirlo”: https://www.gazzettadellaspezia.it/cronaca/item/98587-gruppo-d-intervento-giuridico-onlus-requiem-per-palmaria-sarebbe-il-caso-d-impedirlo

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