Il “sacco” della Liguria.


macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

Non basta la pluridecennale speculazione edilizia lungo le coste.

Non bastano le ripetute calamità innaturali che han provocato vittime e danni disastrosi.

No, non bastano.

Si prepara una nuova devastazione per la Liguria, grazie una classe politica tanto ottusa quanto miope.

Ma i lìguri dove sono?

Ne parlano Ferruccio Sansa e Paolo Frosina, per Il Fatto Quotidiano.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

da Il Fatto Quotidiano, 14 aprile 2019

Giovanni Toti, così la Liguria stende un tappeto rosso al cemento. (Ferruccio Sansa)

Più spazio al cemento per portare lavoro. La promessa è sempre la stessa. Miope come sempreGiovanni Toti come il centrosinistra che lo ha preceduto in LiguriaMeno parchi, più cemento. E più spazio alle doppiette che portano voti, mentre per la difesa dell’ambiente evidentemente non vota nessuno. Un esempio di cattiva politica. Non è un’opinione, lasciamo che parlino i fatti.

Il turismo vale in Liguria il 15% del Pil. Tagliare i parchi, dare più spazio al cemento prosciuga la prima ricchezza di questa regione ancora splendida: la natura. Perché venire in Liguria se alcune località turistiche ormai sembrano la periferia di Milano e andare sul Mar Rosso costa la metà?

Non basta. La Liguria ha 1,6 milioni di abitanti. Genova ha 600mila abitanti (ne aveva 890mila).Eppure si continua a costruire. Migliaia di case vuote, inutili. Ma soprattutto così gli immobili esistenti perdono valore. Il prezzo al metro quadro di una casa sul mare in molte località della Riviera è dimezzato. Nell’entroterra le case sono spesso invendibili perché l’offerta è molto superiore alla domanda. Eppure si continua a costruire, arricchendo gli imprenditori del mattone e impoverendo i proprietari di immobili.

Nuovi posti di lavoro? Macché. Posti a breve termine. Senza qualificazione particolare. Mentre il turismo di qualità porterebbe più lavoro stabile e milioni di euro di finanziamenti europei. Per riqualificare il territorio. Invece si costruiscono case, porti e centri commerciali. Anche se il cemento è la prima causa delle alluvioni che in Liguria hanno ucciso e devastato il territorio. Si costruisce anche se il cemento apre la strada – lo dice il giudice antimafia Anna Canepa – al cancro della ‘ndrangheta. Che in Liguria ha radici profondissime e fa tanto più danno degli immigrati.

Ma cosa fa la giunta Toti invece per promuovere il turismo? Attribuisce incarichi da decine di migliaia di euro a politici di destra. Stende costosi tappeti rossi. Spende centinaia di migliaia di euro – 800mila – per tappezzare le strade di manifesti. Intanto taglia i parchi. Vota un piano casa perfino peggiore di quello catastrofico del centrosinistra che lo aveva preceduto. E lasciamo perdere che in un luogo intatto si vive meglio. Che la bellezza ci porta felicità, benessere, pensieri migliori. Questo non pare importare a nessuno.

Colpa di Toti? Colpa di Claudio Burlando che c’era prima di lui? O magari colpa di noi liguri che li votiamo e vogliamo riempirci le tasche con il cemento e lasciamo ai nostri figli una terra devastata?

Genova, palazzo costruito sul Torrente Chiaravagna (Via Giotto)

Liguria, la Regione cancella 540 ettari di parco e 42 aree protette: ‘Così si ripopola entroterra’. M5s: ‘Favore agli speculatori’.

Il provvedimento voluto dall’assessore ai Parchi, il leghista Stefano Mai, ridimensiona il territorio dei tre più estesi parchi naturali liguri e revoca la classificazione di area protetta a 22mila ettari di territorio nel Savonese. La giunta: “Le aree vincolate non siano un limite ma un volano per il turismo”. Le opposizioni insorgono: “È una legge sfascia-parchi”. Le associazioni: ”Interessi privati non prevalgano su beni comuni”.

“La Liguria che vogliamo guarda all’ambiente”. Così scriveva su Facebook il governatore Giovanni Toti il 15 marzo, salutando i giovani genovesi scesi in strada per i Fridays for future sotto il suo ufficio in piazza De Ferrari. Peccato che l’assessore ai Parchi e alla Biodiversità della sua giunta, il leghista Stefano Mai, avesse già da mesi presentato un disegno di legge con l’intenzione di ridurre di 540 ettari il territorio dei più grandi parchi naturali regionali, il parco delle Alpi liguri, quello dell’Aveto e quello dell’Antola. Non solo: la legge – approvata dall’Assemblea regionale lunedì 9 aprile – revoca la classificazione di area protetta a 42 territori nel Savonese, per un totale di oltre 22mila ettari, e scrive la parola fine sul progetto ormai decennale di realizzare un altro parco, quello del Finalese, rimasto lettera morta dal 1995 quando fu approvata la legge che lo istituiva. Furiose le opposizioni – che per ben quattro sedute sono riuscite con l’ostruzionismo a far rimandare il voto – e le associazioni ambientaliste, tra cui proprio i ragazzi di Fridays for Future che Toti elogiava sui social.

Sulle barricate c’è soprattutto il Movimento 5 Stelle, che, pur essendo alleato della Lega a livello nazionale, in Liguria ha la lotta al cemento tra i suoi storici cavalli di battaglia. “Questa legge è un’enorme favore della giunta alla lobby dei cacciatori e agli speculatori edilizi”, dice a Ilfattoquotidiano.it il consigliere regionale Marco De Ferrari, che ha coniato il soprannome, poi ripreso dai media, di “legge sfascia-parchi”. “Peraltro – aggiunge – la Liguria si muove in controtendenza con il resto d’Italia, dove si valorizzano le aree protette e il ministro dell’Ambiente parla addirittura di Paese-parco”. E dure critiche arrivano anche da esponenti di governo pentastellati, che attaccano indirettamente l’alleato leghista: “La scelta della Giunta Toti di riperimetrare al ribasso i tre più grandi parchi liguri è devastante per tutto il territorio”, dichiara in una nota il savonese Simone Valente, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

“Altrettanto inspiegabili e dannosi – prosegue – sono l’abbandono del progetto del Parco finalese, la cancellazione di 42 aree protette nella provincia di Savona e il rifiuto di ricomprendere il comune di Urbe nel Parco del Beigua. Come facciano a sostenere che così si rilanciano e valorizzano le aree protette resta un mistero. Per il momento le uniche cose che verranno rilanciate sono la caccia e la speculazione edilizia, su un territorio fragile e complesso come quello ligure”. “Il M5S non si arrende: fermeremo questo abominio”, rilancia su Twitter il genovese Sergio Battelli, presidente della Commissione per le politiche Ue a Montecitorio.

Il provvedimento cancella inoltre vasti tratti di “area contigua” – una sorta di zona-cuscinetto tra i terreni vincolati e quelli a edificazione libera – con il risultato che gli ettari sottratti ai parchi diventano edificabili al pari di qualunque altro terreno, oltre che a disposizione dei cacciatori. La maggioranza, peraltro, non nasconde che lo scopo dell’iniziativa sia quello di incoraggiare nuove costruzioni, come antidoto alla fuga degli abitanti dall’entroterra: “C’è chi tutela la biodiversità seduto sul divano di casa, noi preferiamo favorire la presenza dell’uomo nelle zone spopolate”, ha detto in dichiarazione di voto il consigliere di Forza Italia Angelo Vaccarezza, ex presidente della provincia di Savona.

Per l’assessore Mai le nuove norme serviranno a “rilanciare il sistema dei parchi e migliorare la gestione delle aree protette, che non devono più essere percepite come restrizioni ma come un volano turistico”. D’altra parte, che lo sviluppo edilizio fosse una priorità per la sua giunta Toti l’aveva chiarito fin dall’insediamento. Come primo atto politico di peso, l’ex consigliere politico di Silvio Berlusconi aveva varato il “Piano casa”un provvedimento che permetteva l’aumento delle cubature in tutti e dieci i parchi naturali regionali, da Portofino alle Cinque terre, accompagnato dall’affermazione che le aree protette in Liguria fossero “troppe, e non tutte degne di tutela”.

Le associazioni ambientaliste intervenute in Consiglio regionale– Legambiente, WWF, Club alpino italiano, Italia Nostra, Fridays for future – hanno ottenuto soltanto l’impegno della giunta a convocare periodicamente un “tavolo tecnico” per la gestione delle aree protette. “Chiediamo ai cittadini e in particolare ai giovani, che hanno dimostrato di avere a cuore la salvaguardia dell’ambiente, di far sentire la propria voce – scrive su Facebook Ermete Bogetti, presidente di Italia Nostra Genova – per far comprendere ai politici che è necessaria ora – non domani – un’inversione di tendenza da parte di certe amministrazioni talmente sensibili agli interessi privati da sacrificare gli ultimi beni comuni”.

funghi nel sottobosco

Legge sfascia-parchi, il geologo: “Così la Regione Liguria peggiora un quadro già a rischio. La prevenzione? Non interessa”.

Alfonso Bellini è stato consulente della procura di Genova in tutti i processi per le esondazioni e le alluvioni degli ultimi anni. Al Fatto.it commenta la legge della Giunta regionale ligure che cancella migliaia di ettari di aree protette: “Così si tolgono garanzie e si apre la strada alla lottizzazione, non è la strada giusta per ripopolare i territori. Intanto a Genova un abitante su sei è ancora a rischio”.

“Il male della Liguria è noto. La diagnosi l’hanno fatta tutti, ma nessun politico si è preso la briga di provare a curarlo. Anzi, si approvano leggi, come questa, che rischiano di aggravarlo ancora”. Alfonso Bellini è forse il maggior conoscitore del dissesto idrogeologico della regione. Ottantun anni, per quasi quaranta docente di geologia della Liguria all’università di Genova, dopo la pensione si è dedicato a tempo pieno all’attività di perito forense. Come consulente della procura ha partecipato a tutti e tre i processi per le grandi alluvioni genovesi degli ultimi anni: quella del 2010 a Sestri Ponente, quella del 2011 che causò sei morti – e per cui si attende il giudizio di Cassazione, con l’ex sindaco Marta Vincenzi condannata in secondo grado a 5 anni, ma in attesa di rideterminazione della pena dopo la decisione della Cassazione – e la più recente, quella del 2014, che uccise un uomo di 57 anni.

Professor Bellini, sentiamo sempre dire che la Liguria è un territorio fragile. Ma cosa significa?
“Larga parte della regione è potenzialmente franabile. E di frane, anche in tempi recenti, ne abbiamo viste tante: quella del 2012 lungo la Via dell’amore, tra Riomaggiore e Manarola, che ferì in modo serio quattro turiste. Sono passati sette anni e quella strada è ancora chiusa. O l’ultimo caso, la frana di fine ottobre che ha interrotto la strada per Portofino: lì si è intervenuti più in fretta, ma sempre quando il danno era già accaduto. E dire che sono rischi tutt’altro che sconosciuti, descritti da piani regolatori, di bacino e di protezione civile. Poi ci sono i rivi e i torrenti, costretti in percorsi strettissimi, tombinati dalla cementificazione selvaggia. Ed è ciò che ha causato i disastri di Genova”.

La legge regionale appena approvata cancella 540 ettari di parco e 42 aree protette. Rischia di aggravare ancora il quadro?
“Partiamo da una premessa: le aree protette non sono la panacea di tutti i mali. La frana sulla Via dell’amore, di cui parlavo prima, ha interessato un parco nazionale, cioè l’area più protetta di tutte. Di sicuro però un territorio sottoposto a tutela, almeno in teoria, dà qualche garanzia in più. Almeno si elimina il rischio che qualche sindaco impazzisca e decida di lottizzare tutto. Pensiamo a cosa sarebbe oggi il promontorio di Portofino se non l’avessero trasformato in parco nel 1936. Si può immaginare facilmente: guardando il promontorio da Genova si vedono tantissime costruzioni fino a un certo punto, poi più nulla. Ecco, se non fosse diventato un parco, adesso sarebbe una colata di cemento”.

Perché allora questa scelta? Dalle dichiarazioni sembra che l’obiettivo sia ripopolare i borghi dell’entroterra.
“Se è così è la strada sbagliata. Non si è mai visto che la presenza di un parco sia di ostacolo allo sviluppo del territorio, anzi: se sfruttata bene, può essere un’opportunità decisiva. Pensiamo alla zona del monte Beigua, tra Genova e Savona. Prima che diventasse parco non ci andava nessuno, era desolante. Ora è una delle riserve più conosciute della Liguria. Senza contare che gli ettari di area protetta cancellati erano riconosciuti degni di tutela da più di vent’anni: mi sembra assurdo, con un tratto di penna, decidere da un giorno all’altro che non lo siano più”.

Il provvedimento mette la parola anche fine al progetto di realizzare un nuovo parco nella zona di Finale, di cui si parlava da più di trent’anni.
“Ed è un peccato, perché anche quella è un’area che sarebbe meritevole di maggiori investimenti. Pensiamo all’altopiano delle Manie, notoriamente a rischio dissesto. Ma in quel caso credo abbia giocato un ruolo anche l’opposizione degli abitanti, che troppo spesso vedono l’istituzione di un parco come un limite, e non come un’opportunità”.

Come mai in Liguria è così difficile fare prevenzione?
“Perché al di fuori dell’emergenza il problema non interessa a nessuno, semplicemente si smette di parlarne. Dal 2014 in poi, quante volte ha sentito discutere di dissesto idrogeologico? Hanno realizzato lo scolmatore del rio Fereggiano, certo, ma quello servirà a un quartiere solo. Siamo bravissimi a reagire alle emergenze, in modo addirittura eroico, siamo molto meno bravi ad evitare che accadano. Quando se ne parla, il mantra è che “non ci sono i soldi”. Nel 2016, però, quando ad Arenzano è caduta una frana che ha interrotto l’Aurelia per sei mesi (anche quella ampiamente prevedibile) in una settimana si è tirato fuori un milione di euro”.

Sta dicendo che genovesi e liguri devono temere nuovi disastri?
“Secondo gli ultimi studi ci sono 100mila abitanti di Genova a rischio esondazioni. Uno su sei. E la nuova giunta, oltre ad aver congelato il Piano di protezione civile portato avanti dalla precedente, non ha nemmeno un assessorato alla Protezione civile. Le sembra normale?”

bosco e girasoli

(foto A.N.S.A., S.D., archivio GrIG)

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  1. capitonegatto
    aprile 16, 2019 alle 10:17 am

    Se ai liguri va bene cosi !!!
    Ma x le spese pazze non dovrebbe occuparsi la corte dei conti ?

  2. G.Maiuscolo
    aprile 16, 2019 alle 2:20 pm

    “Sacchi” dappertutto, dappertutto…Non se ne può più…

    Oggi si va avanti così, dolorosamente ed impunemente, aggiungo io!

    Cordialità…no, no, oggi no. Sono triste…per quel che è accaduto nella, alla dolce Paris…

  3. aprile 16, 2019 alle 2:46 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2019
    Liguria, il Finalese è un parco che non si è fatto e che non si farà più. (Fabio Balocco): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/04/15/liguria-il-finalese-e-un-parco-che-non-si-e-fatto-e-che-non-si-fara-piu/5109002/

  4. Stefano Martini
    aprile 16, 2019 alle 4:57 pm

    Sembra che a tanta, troppa gente non stia troppo a cuore la salvaguardia dell’ambiente, neppure di quello in cui vive. Come se il dissesto idrogeologico che è causa di disastri arrivasse dal cielo. Da poco ho fatto un viaggio attraverso la campagna toscana e sono tornato a casa avvilito. Ho visto con i miei occhi le sponde del torrente Elsa di cui vi siete interessati a più riprese : desolante. Ma quello che mi ha sorpreso è stato vedere la quantità di rifiuti abbandonati in prossimità di piazzole di sosta in un tratto di campagna molto bello e dall’apparenza immacolata. Difficili da notare a prima vista perché gettati in dirupi dalla boscaglia folta. Non ha a che vedere con la cementificazione del territorio ma la dice lunga sul rispetto verso la natura. Come se stessimo regredendo velocemente.
    Speriamo che sia solo una mia sensazione dettata dalla sconforto.
    Buona serata a tutti.

  5. Cristina
    aprile 16, 2019 alle 5:37 pm

    Anch’io ho avuto una brutta impressione in Toscana. L’ailanto, una pianta infestante e d’importazione, ha invaso i boschi del Mugello cambiandone l’identità. In peggio!

  6. G.Maiuscolo
    aprile 17, 2019 alle 7:23 am

    Quanto ha ragione Stefano! Mi dispiace per il suo territorio.
    Ma non si sconforti: combatta anzi, combatta! La lotta ora e sempre …è il miglior rimedio. Se tutti ci sconfortassimo, il mondo sarebbe uno schifo. Coraggio su…
    🙂

    • Stefano Martini
      aprile 17, 2019 alle 6:11 pm

      Grazie per l’incoraggiamento. Non ho mai pensato di mollare, a volte però lo sfogo serve anche per capire se certe impressioni sono condivise da altri o solo fissazioni personali.
      Buona sera.

  7. Porico
    aprile 17, 2019 alle 1:05 pm

    Il mattone è stato il principale veicolo della corruzione capillare direttamente responsabile della caduta di questa Nazione.
    La partita gli Italiani la persero nel 1963, quando venne presentata in parlamento-quarto governo Fanfani -la proposta di riforma urbanistica di Fiorentino Sullo. La riforma della sua proposta avrebbe consentito al paese di dotarsi di una legislazione moderna in materia urbanistica, di metterci al pari con gli altri paesi Europei. Sullo cadde in disgrazia e venne espulso dalla vita politica .
    Ci provò ancora il primo governo Moro nel 1964, con la proposta della nuova legislazione sui suoli. Nell’estate del 1964 ci fu il “balenar di sciabole” e il tentato golpe . Nel secondo governo Moro la proposta venne cancellata.
    In epoca recente vi è stato pure un timido tentativo di ripotare in aula parlamentare una legge urbanistica .Non si sa che fine abbia fatto!

  8. G.Maiuscolo
    aprile 17, 2019 alle 1:43 pm

    Bell’excursus storico, Porico, di informazione e di normativa urbanistica utile e illuminante. Grazie.

    Non ho capito se Lei è abbastanza vecchio ( per ricordare la normativa e le scelte politiche di tanti anni fa) oppure se ha consultato gli Annali.
    Di tante cose, sa, gentile Porico, si sono perse le tracce e soprattutto non si sa che fine abbiano fatto!

    • Porico.
      aprile 17, 2019 alle 7:23 pm

      G.Maiuscolo.
      Sono un po’ datato . Ho chiesto all’ufficio anagrafe del mio comune uno sconto anagrafico, magari pagando il riscatto a rate. Speriamo bene.
      Quanto alle mie conoscenze urbanistiche derivano un po’ dalle mie esperienze professionali e personali, e da qualche libro sull’argomento. La mia chiave di lettura degli avvenimenti è data soprattutto dalle frequentazioni, risalenti ai primi anni “80, di certi ambienti CH ,ove si programmavano i fatti Italiani.

      • G.maiuscolo
        aprile 18, 2019 alle 7:57 am

        PORICO: sì…sconto anagrafico…”crasi”…nel senso di …domani

  9. Bruna Guiotto
    aprile 17, 2019 alle 9:41 pm

    “Salviamo il Paesaggio” ha depositato una proposta di legge, che trovate nel suo sito, per arrestare il consumo di suolo. Divulghiamola e facciamo pressioni perché venga approvata.

    • G.Maiuscolo
      aprile 18, 2019 alle 7:55 am

      Grazie Bruna; si va a controllare nel vostro sito.

  10. G.Maiuscolo
    aprile 18, 2019 alle 9:10 am

    Per Bruna: ho visitato il vostro sito, con l’intenzione di lasciare un piccolo contributo per le vostre iniziative, ma mi dice che:

    scaduta il 31/03/2019
    Causa scaduta
    non può più ricevere contributi.

    E allora, che si fa, anche con tutta la buona volontà….

  11. Bruna Guiotto
    aprile 18, 2019 alle 2:44 pm

    Dovresti inviare una mail alla segreteria che gestisce il sito e chiedere come procedere.

  12. giugno 22, 2019 alle 12:19 pm

    bene 😉

    dal sito web istituzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento degli Affari Regionali

    Modifiche alla legge regionale 22 febbraio 1995, n. 12 (Riordino delle aree protette) e alla legge regionale 10 luglio 2009, n. 28 (Disposizioni in materia di tutela e valorizzazione della biodiversità). (19-4-2019)
    Regione: Liguria
    Estremi: Legge n.3 del 19-4-2019
    Bur: n.5 del 26-4-2019
    Settore: Politiche infrastrutturali
    Delibera C.d.M. del: 19-6-2019 / Impugnata: http://www.affariregionali.it/banche-dati/dettaglioleggeregionale/?id=13091

    ______________

    da Il Fatto Quotidiano, 22 giugno 2019
    Legge sfascia-parchi, governo la impugna davanti alla Consulta: “È competenza statale, non regionale”.
    La responsabile degli Affari Regionali, Erika Stefani (Lega), ha annunciato a nome del governo l’impugnazione della legge regionale fortemente voluta dall’assessore all’Ambiente e compagno di partito Stefano Mai. Che replica: “È evidente che si tratta di una scelta politica ed elettorale e non di un fatto tecnico”. (Paolo Frosina): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/21/legge-sfascia-parchi-governo-la-impugna-davanti-alla-consulta-e-competenza-statale-non-regionale/5273856/

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