Lettera aperta alla sottosegretaria ai beni e attività culturali Ilaria Borletti.


Alghero, costa di Punta Cristallo

La Sottosegretaria ai Beni e Attività Culturali e Turismo Ilaria Borletti Buitoni ha salutato con soddisfazione l’impugnativa del Governo davanti alla Corte costituzionale (art. 127 cost.) nei confronti di diversi articoli (soprattutto in tema di usi civici) della legge regionale Sardegna n. 11/2017 per ipotizzate lesioni delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e dei beni culturali (art. 117, comma 2°, lettera s, cost.).

Questa la risposta.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Sardegna, costa meridionale

Gent.ma Sottosegretaria,

in numerose occasioni l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha sollecitato il Governo a impugnare leggi regionali davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e dei beni culturali (art. 117, comma 2°, lettera s, cost.).

Paesaggio, caccia, usi civici sono gli ambiti dove spesso Regioni e Province autonome tendono a ledere i contenuti minimi di salvaguardia stabiliti dalla normativa nazionale.

Spesso il Governo nazionale ha accolto favorevolmente le nostre segnalazioni, spesso la Corte costituzionale ha accolto i relativi ricorsi governativi.

Nel caso della recente impugnativa degli articoli relativi agli usi civici contenuti nella legge regionale Sardegna n. 11/2017 non sembra, però, che si versi in un’ipotesi analoga. Anzi.

Infatti, la legge regionale Sardegna n. 11/2017 (http://www.regione.sardegna.it/j/v/80?s=342036&v=2&c=14542&t=1) prevede esplicitamente il raggiungimento di accordi di copianificazione fra Ministero per i beni e attività culturali e turismo e Regione autonoma della Sardegna per i casi di permuta e alienazione di terre a uso civico (art. 37), trasferimento dei diritti di uso civico (art. 38) e sdemanializzazione e contestuale trasferimento dei diritti di uso civico (art. 39). Si tratta, in ogni caso, di provvedimenti che non possono essere adottati “sino alla sottoscrizione dell’accordo che riconosce l’assenza di valori paesaggistici determinati dall’uso civico”.

Nell’ambito degli accordi di copianificazione Ministero-Regione, come noto, ben possono entrare processi di riqualificazione e recupero di contesti paesaggistici parzialmente compromessi o degradati, oltre alla previsione del ripristino dello stato dei luoghi ove possibile.   Nulla lo vieta.

Il ricorso governativo su tali punti (http://www.affariregionali.it/banche-dati/dettaglioleggeregionale/?id=11679) appare piuttosto assurdo sul piano giuridico e pone in una situazione di incertezza un complesso di norme che, finalmente, ha costituito un importante passo in avanti per la corretta gestione delle terre collettive in Sardegna, circa 4-500 mila ettari, forse il 20% dell’Isola al termine delle operazioni di accertamento.

Curiosamente e con un pizzico di schizofrenia il Governo non ha sollevato nessuna obiezione sulle analoghe procedure previste dalla legge regionale Sardegna 26 ottobre 2016, n. 26 (http://www.regione.sardegna.it/j/v/1270?s=323192&v=2&c=13906&t=1&anno=), che prevede proprio l’istituto della copianificazione quale centrale per le ipotesi di sdemanializzazione di terreni appartenenti al demanio civico.

Un ultimo elemento di riflessione.

Portovesme, bacino “fanghi rossi” bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)

E’ fatto notorio (vds. Gian Antonio Stella, “Sardegna, il prezzo del lavoro nel Sulcis: raddoppiano i fanghi tossici”, 8 agosto 2017, http://www.corriere.it/cronache/17_agosto_08/prezzo-lavoro-sulcis-portovesme-eurallumina-c90a9582-7bb4-11e7-8e8c-39c623892090.shtml)  che l’attuale impugnativa appaia legata alla vicenda del bacino dei “fanghi rossi”, folle discarica di residui della lavorazione della bauxite per ottenere alluminio primario posta sulla costa di Portoscuso, nell’area industriale di Portovesme, realizzato a partire dal 1978 in parte su terreni a uso civico (accertati nel 2005) oggetto del progetto di ripresa degli impianti Eurallumina, comprendente anche una nuova centrale a carbone.  In tale nefasta ipotesi sarebbe ampliato a 178 ettari, con argini alti mt. 46 sul livello del mare.

Gli usi civici con il disastro ambientale di Portoscuso-Portovesme hanno, però, davvero ben poco a che fare: il progetto di ripresa degli impianti Eurallumina (fermi dal 2009) comprensivo della centrale a carbone c’entra ben poco con gli usi civici.  La trasformazione avvenuta è irreversibile: quei terreni non potranno mai ritornare a vedere l’utilizzo collettivo per pascolo o legnatico, per esempio. Ha senso solo il trasferimento dei diritti su altri terreni con effettivo valore ambientale.

Portoscuso soffre una situazione ambientale-sanitaria, addirittura peggiorata negli ultimi anni, che non consente alcun nuovo progetto industriale con aumento dei carichi inquinanti, per giunta fuori da ogni logica economica.  Lo diceva anche l’attuale Presidente della Regione Pigliaru prima di diventare Presidente.

Eppure, il Governo prima e il Parlamento poi hanno disposto che i “terreni” rientranti nei “piani territoriali di sviluppo industriale” di cui alle norme per gli interventi pubblici nel Mezzogiorno “sono sottratti dal regime dei terreni ad uso civico, con decorrenza dalla data di approvazione dei piani o loro atti di variante“, con buona pace di tutti (art. 3, comma 17° ter, del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito con modificazioni nella legge 3 agosto 2017, n. 123, c.d. decreto per il Sud).  Fine degli usi civici al bacino “fanghi rossi” e cittadini di Portoscuso derubati una seconda volta, perché non avranno altri terreni a uso civico e ambiente in cambio.

Non pare un gran risultato per la tutela del paesaggio e dei diritti delle collettività locali.

Naturalmente, attendiamo sereni l’ennesimo pronunciamento della Corte costituzionale in materia.

Questa volta, però, potevamo risparmiarcelo, se vi fosse stato un po’ di buon senso.

Stefano Deliperi

Presidente del

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Baunei, Baccu Goloritzè

Poscia, più che l’dolore potè il cemento. (30 agosto 2017)

Pochi giornali hanno dato rilievo ad una notizia solo in apparenza secondaria: il Consiglio dei Ministri ha deciso ieri di impugnare la legge regionale sarda sull’edilizia, approvata a metà luglio dall’assemblea regionale sarda. Non si tratta di una notizia secondaria, per almeno tre ragioni. La prima, è che il Governo con questo atto conferma che la tutela del Paesaggio è entrata nell’agenda politica nazionale. Già dal primo conflitto di attribuzione negli anni scorsi con la passata giunta sarda di Ugo Cappellacci, passando poi per la vivace discussione con quella ligure di Toti, per poi arrivare a questo ultimo e recente atto, il Governo ha cominciato ad intervenire con decisione in questo senso, quando ha ritenuto – secondo me sinora sempre a ragione – che l’inestimabile Paesaggio italiano fosse messo a rischio da atti amministrativi regionali. Un interventismo sanzionatorio che è poi stato accompagnato da altri atti, come l’istituzione dopo tanti anni di stasi dell’Osservatorio Nazionale per la Qualità del Paesaggio e l’istituzione della Giornata Nazionale del Paesaggio, celebrata per la prima volta lo scorso marzo. Non a caso ad ottobre si terranno i primi Stati Generali del Paesaggio, segno che tale tema è oramai parte integrante di ogni moderna cultura di governo.

La seconda ragione per cui la decisione di ieri è comunque una notizia, sta nel fatto che tale sciagurata linea in cui il paesaggio viene visto come vuoto a perdere venga riproposta malgrado la discontinuità politica che ha visto passare la Sardegna dalla giunta Cappellacci (Pdl) a quella attuale guidata da Pigliaru (Pd). In questo caso forse conta più il cemento che i partiti di riferimento, e non è certo una buona notizia. Soprattutto visto che è oramai lampante per tutti che un buongoverno del territorio è in realtà il governo del contesto nel quale vivono i cittadini e che ha ricadute fondamentali sulla qualità della loro vita. È anche soprattutto nel caso di Regioni come la Sardegna un investimento economico ma anche e la premessa per evitare catastrofi ambientali e morti future.

La terza notizia, infine, è secondo me la migliore, ed è di buona qualità etica e civile: il governo ha deciso di procedere nonostante la famiglia politica della Giunta e del Ministro competente (e proponente, in Consiglio dei Ministri, dell’impugnazione) sia la stessa. Più che il dispiacere fece dunque premio la tutela delle coste e del paesaggio sardo, che stanno a cuore a tutti gli italiani. Perché fanno parte di quel Paesaggio che è la cifra culturale più caratteristica della nostra identità nazionale. Un bene supremo, da tutelare a spregio di ogni pressione corporativa, interesse economico o appartenenza politica. E questo il MiBACT cerca di farlo ogni giorno attraverso l’opera meritoria delle proprie Sovrintendenze.

Ilaria Borletti Buitoni

Sottosegretaria ai Beni e Attività Culturali e Turismo

 

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

 

 

 

 

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  1. settembre 1, 2017 alle 10:28 pm

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna (http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=66)

    Urbanistica. Pigliaru a Gentiloni: “Affermazioni Borletti Buitoni scomposte e senza fondamento”.
    Esprime “profondo disappunto” il presidente della Regione Francesco Pigliaru nella lettera inviata oggi al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in riferimento alle dichiarazioni della Sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni in tema di legge urbanistica.

    Cagliari, 1 settembre 2017 – Esprime “profondo disappunto” il presidente della Regione Francesco Pigliaru nella lettera inviata oggi al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in riferimento alle dichiarazioni della Sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni in tema di legge urbanistica.
    Nel testo della lettera si rileva che la Sottosegretaria “non solo interviene scompostamente nel merito di scelte operate dalla Giunta e dal Consiglio Regionale nel pieno esercizio delle funzioni”, ma in più “travisa completamente” il significato e gli effetti di norme che “al contrario di quanto incautamente affermato, non fanno che confermare la necessità di copianificare con lo stesso Ministero in materia di usi civici. Voler suggerire a noi sardi – scrive Francesco Pigliaru -, i primi in Italia a conformarsi al Codice Urbani, il valore intrinseco del paesaggio e l’esigenza della sua tutela anche come investimento economico, più che una offesa non giustificata è una poco gradevole esibizione di ignoranza del contesto. Un minimo, doveroso, studio dei testi normativi esitati dal Consiglio regionale – si legge – avrebbe dunque evitato alla Sottosegretaria gli inappropriati riferimenti al cemento e al paesaggio quale ‘vuoto a perdere’. Nulla di tutto ciò è infatti contenuto nelle norme della legge in oggetto, come qualunque lettore scevro da pregiudizi può verificare.” Il presidente Pigliaru prosegue definendo grave “l’aver stabilito arbitrariamente una continuità tra le politiche in materia urbanistica della precedente Giunta di centrodestra e la attuale” e ricordando come tra i primi atti di questa legislatura siano proprio la revoca e l’annullamento della revisione del Ppr e l’abbandono del disegno di legge urbanistica introdotti dal precedente Governo regionale poco prima delle elezioni.
    Francesco Pigliaru sottolinea infine come a fronte di un impegno ricevuto da parte della Sottosegretaria per un lavoro comune con gli uffici regionali per la costruzione condivisa delle necessarie soluzioni “non seguirono i fatti, ma anzi affermazioni destituite di fondamento e lesive della onorabilità politica della Giunta che presiedo. Affermazioni che mi auguro la Sottosegretaria vorrà rapidamente correggere”. Il presidente Pigliaru conclude chiedendo al presidente Gentiloni “un autorevole intervento affinché il confronto tra Stato e Regione, nel rispetto delle reciproche posizioni, rientri nell’alveo di una corretta, seppur franca e diretta, dialettica istituzionale, lontana dai toni gridati e da giudizi scomposti esposti a mezzo stampa.”

  2. amico
    settembre 2, 2017 alle 4:57 pm

    Che fastidio la democrazia…consente ancora, per qualche arcano motivo e per fortuna, che un governo possa impugnare una legge regionale…

    • settembre 2, 2017 alle 7:26 pm

      per fortuna il Governo nazionale può impugnare le leggi regionali e delle province autonome ritenute lesive delle proprie competenze e viceversa.
      E per fortuna che esiste una Corte costituzionale 🙂

  3. amico
    settembre 3, 2017 alle 11:20 am

    La democrazia consente anche di avere nik name uguali. Fa parte del gioco.

  4. amico
    settembre 3, 2017 alle 6:39 pm

    Certo certo, personalmente non intendevo polemizzare in alcun modo ma solo evidenziare che in questo delicato momento per l’ambiente della nostra Isola l’impugnazione di una legge finanche alla Corte Costituzionale deve esser vista come una possibilità in più per una sua sempre più efficace tutela. Mi scuso se prima non ho trasferito bene questo concetto. Grazie dell’attenzione.

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