Quando muore tuo figlio…


Mauro Zaratta (Taranto, 17 agosto 2012, da www.gettyimages.com)

Mauro Zaratta (Taranto, 17 agosto 2012, da http://www.gettyimages.com)

Lorenzo Zaratta è morto a soli 5 anni per tumore al cervello, a Taranto.

Il padre Mauro non ha taciuto e chiede giustizia.

Alla sbarra, dal luglio 2015, ci sono amministratori e funzionari pubblici, dirigenti industriali, consulenti, preti che hanno permesso all’Ilva di inquinare per decenni.

Lorenzo e Mauro Zaratta (da www.lastampa.it)

Lorenzo e Mauro Zaratta (da http://www.lastampa.it)

Recentemente è stata depositata una memoria da parte della famiglia Zaratta contenente elementi di grande rilievo per poter giungere a stabilire “che cosa” abbia fatto nascere il male nel povero Lorenzo.

Leggiamo con grande attenzione, perché l’Italia è piena di Lorenzi, anche a Sarroch e a Portoscuso, per esempio.

Ma i genitori come Mauro sono troppo spesso merce rara.

Troppo spesso basta il lavoro, magari sottopagato, o la semplice promessa del lavoro per tacitare bocche e coscienze.  Quando non difendere l’indifendibile.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Taranto, acciaieria Ilva

Taranto, acciaieria Ilva

da Il Fatto Quotidiano, 7 giugno 2016

Taranto, i legali del piccolo Lorenzo: “Veleni nel suo cervello perché la madre in gravidanza lavorava ai Tamburi”.

Il bambino è morto di cancro nel 2014 quando aveva 5 anni. Suo padre Mauro è diventato un simbolo della lotta per salute nel capoluogo ionico. I consulenti legano la presenza di polveri d’acciaio negli organi alla prolungata presenza di sua madre in una “notoriamente soggetta a inquinamento”. La relazione medica è stata depositata in procura. (Francesco Casula)

“Nessuno è in grado di dimostrare il nesso di causalità tra il tumore di Lorenzo e i fumi dell’Ilva, ma la mia famiglia lavorava lì e i miei nonni, mia mamma sono morti di tumore. Mio suocero anche era all’Ilva e mia moglie, durante la gravidanza, lavorava nel quartiere Tamburi”. Quel 17 agosto 2012, Mauro Zaratta salì sul palco per raccontare la storia del suo piccolo Lorenzo ammalato di cancro al cervello e disse ciò che poco prima i periti del gip Patrizia Todisco avevano messo nero su bianco nelle carte dell’inchiesta ‘Ambiente svenduto’. “Da quei camini – disse Mauro stringendo la foto del suo piccolo Lollo – non esce acqua di colonia, ma gas in grado di modificare il dna e provocare errori genetici come quello di mio figlio”. Due anni dopo, il 30 luglio 2014, Lorenzo è morto. Il tumore al cervello lo ha ucciso. Cinque anni, compiuti tre giorni prima di morire, durante i quali si è sottoposto a dolorose cure di chemioterapia, ben 25 operazioni e un trasferimento forzato a Firenze, in uno dei migliori reparti di neurochirurgia non sono bastati.

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

A distanza di qualche anno, la scienza ha scoperto qualcosa. I consulenti tecnici del legale difensore della famiglia Zaratta sostengono che nel cervello di Lorenzo c’erano “numerosi corpi estranei” tra cui ferro, acciaio, zinco e persino silicio e alluminio. Nel cervello di un bambino di pochi mesi c’era acciaio e altre sostanze che non dovevano esserci. Ma come è possibile che quelle sostanze siano arrivate nel suo organismo? Secondo Antonietta Gatti, fisico e bioingegnere, autrice di una serie di analisi sui campioni biologici del piccolo Lorenzo, il caso è “emblematico” perché “si tratta di un bambino ai suoi primi mesi vita e quindi l’esposizione a inquinamento ambientale è quasi pari a zero” e pertanto “la causa è da ricercare nell’esposizione della madre durante la gravidanza”. La mamma di Lorenzo, durante la sua gravidanza, lavorava nel quartiere Tamburi, a pochi metri dalle ciminiere e dalle emissioni nocive dell’Ilva. “La possibile spiegazione – si legge in una relazione consegnata alla famiglia – della presenza di polveri d’acciaio” nel corpo di Lorenzo “è legata al fatto che, all’epoca della gravidanza, la madre viveva a Taranto e lavorava in una zona notoriamente soggetta a inquinamento di polveri da acciaieria” e di “numerose altre polveri come quelle di magnesio e di zinco” che risultano “compatibili con la stessa provenienza”.

A questo bisogna aggiungere il quadro storico: diversi membri della famiglia dei genitori erano morti di tumori e il nonno materno di Lorenzo lavorava nello stabilimento siderurgico tarantino. Per Maria Grazia Andreassi dell’Unità di epidemiologia molecolare e genetica dell’istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa e per Emilio Luca Antonio Gianicolo dell’Unità epidemiologia e statistica dell’istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Lecce (anche loro consulenti di difesa) “solo vivere e lavorare nel quartiere Tamburi di Taranto ha conferito, alla nascita, un rischio aumentato di sviluppare cancro, e in particolare cancro al cervello” che si è concretizzato nella “abnorme presenza di particelle potenzialmente tossiche nei tessuti”. Insomma vivere ai Tamburi fa aumentare il rischio di sviluppare tumori, eppure non sarebbe bastata questa “documentata predisposizione genetica a sviluppare e/o trasmettere un danno oncologico” a uccidere Lorenzo. Gli esperti hanno stabilito che il “dito sul grilletto” è stato “premuto dai tossici ambientali”: senza di loro la “predisposizione genetica sarebbe rimasta caricata a salve per tutta la vita”.

Ora tocca alla magistratura rispondere alla domanda principale: è stata l’Ilva a uccidere Lorenzo? L’avvocato Leonardo La Porta, che assiste la famiglia Zaratta, ha depositato le relazioni in procura perché, ancora una volta, siano i giudici a cercare la verità. Una verità che non restituirà Lorenzo ai suoi genitori, ma che forse potrebbe aiutare a comprendere la portata del danno ambientale e sanitario subito dai tarantini. E soprattutto dai bambini.

 

Sarroch, impianti Gruppo Saras s.p.a., fumo nero (23 dicembre 2015)

Sarroch, impianti Gruppo Saras s.p.a., fumo nero (23 dicembre 2015)

 

questa è la situazione a Portoscuso. Senza ulteriori commenti.

L'Unione Sarda, 9 giugno 2016

L’Unione Sarda, 9 giugno 2016

 

 

(foto da La Stampa, da http://www.gettyimages.com, A.N.S.A., per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

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  1. giugno 9, 2016 alle 8:15 am

    La notizia è devastante per i sentimenti di umana comprensione e vicinanza alla famiglia del figlio mancato. Ma per una analisi distaccata dai sentimenti bisognerebbe conoscere di più. Anzitutto la quantità degli elementi ‘come zinco, alluminio, ferro… che nel cervello del bambino non ci sarebbero dovuti essere’. Quella è un’affermazione estremamente vaga perché il ferro è indispensabile nell’emoglobina, lo zinco in centinaia di enzimi, l’alluminio viene facilmente eliminato dall’organismo; ma soprattutto è vaga la frase “documentata predisposizione genetica”. Mi sembra latinorum o una frase in greco pronunciata per non ottenere obiezioni da chi non conosce il greco.
    Il Professore non conosce le cause del cancro. Ipotizza che dipenda da “destabilizzazione” ? del DNA e che la destabilizzazione sia causata dall’ambiente inquinato.
    A esempio il governo sbaglia totalmente la direzione politica in un popolo (il cancro è una situazione mortale non paragonabile a una semplice legge sbagliata) e la responsabilità sarebbe di tensioni sociali non quantificate e di una predisposizione culturale del governo alla rovina di quel popolo. E’ almeno necessario chiarire chimicamente (quantitativamente) cosa si intende per predisposizione genetica senza per questa citare solo i danni conseguenti alle lesioni: tipo l’inattivazione degli oncosopressori e simili circostanze.

  2. Occhio nudo
    giugno 9, 2016 alle 7:06 pm

    Se gli avessero trovato la criptonite nel cervello almeno avrebbero potuto scaricare la colpa su superman. E invece hanno trovato solo zinco, alluminio, silicio e nessun nesso verrà trovato, come sempre, e tutti si sentiranno assolti. Magari, vai a vedere, tutti quei corpi estranei se li è messi lui.

  3. giugno 9, 2016 alle 10:31 pm

    è stato inserito un aggiornamento all’articolo, significativo.

  4. Massimo Grisanti
    giugno 10, 2016 alle 8:39 am

    In Sardegna, a Portoscuso, come in Toscana, a Colle di Val d’Elsa.
    Una colata di cemento su aree inquinate da vecchie fabbriche e si ha il tombamento delle vergogne di intere classi generazionali di politici di merda (omm ‘e merda, come ha scritto un grande uomo e scrittore).
    Continuate a votarli.

    • Carlo Forte
      giugno 20, 2016 alle 11:24 am

      Speriamo che I 5 stelle”tombino” I politici e I loro complici che hanno ridotto il Sulcis alla fame e disperazione per I loro tornaconti elettorali ed economiciAFFANCULOOOOOOOOO

      • Bio IX
        giugno 20, 2016 alle 5:23 pm

        Sull’insetto e seguaci non ci conterei troppo, basti considerare cosa hanno fatto a proposito del microscopio a Gatti e Montanari ( http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2550-il-grillo-mannaro.html )

      • Carlo Forte
        giugno 20, 2016 alle 6:36 pm

        Non mi fraintendere BIO,non mi aspetto nessuna rivoluzione,ma spero almeno che “in principio”ci sia un po di luce.

  5. Bio IX
    giugno 10, 2016 alle 9:28 am

    “Anche se sotto la soglia di legge” (manca il rassicurante “abbondantemente”, ma forse è una pura casualità), così anche le coscienze restano pulite … a norma di legge.
    Che schifo

  6. Carlo Forte
    giugno 10, 2016 alle 10:15 am

    Vergogna “sotto la soglia di legge”

  7. Terrae
    giugno 20, 2016 alle 6:16 pm

    Nel trafiletto dell’Unione Sarda “Portoscuso. Situazione nota a tutti da decenni”, il vicesindaco Atzori fa riferimento all’obbligo di caratterizzazione ambientale preventiva per tutti i soggetti (privati e no) che intendano edificare nel territorio comunale (polo industriale escluso).

    Si tratta della c.d. procedura semplificata che, per quanto ingiustamente caricata sulle spalle dei cittadini incolpevoli, dovrebbe evitare interventi edilizi su suoli contaminati, e la relativa movimentazione più o meno controllata di prodotti da scavo contaminati, visto che, per esempio, la sabbia è spesso moneta di scambio per pagare parte dei lavori di scavo di scantinati o fondazioni (poi dove la sabbia contaminata viene depositata ed utilizzata non è dato sapere).

    Atzori, che è persona perbene, dovrebbe fidarsi di meno e chiedere conto ai propri uffici del perché alcuni “insospettabili” privilegiati siano stati autorizzati a costruire senza l’analisi dei suoli dell’area di sedime.

    E, sempre coltivando l’arte del dubbio, dovrebbe non accontentarsi delle prime risposte che, eventualmente, potrebbero dargli, e incalzare chiedendo conto della regolarità in materia di opere pubbliche realizzate dall’adozione della suddetta procedura ad oggi.

    Riguardo alle volumetrie edilizie invito l’universo mondo a visitare, a titolo d’esempio non esaustivo, le campagne del paese, la linea di costa tra il paese e la spiaggia di Portopaglietto, il Piano di Zona, lottizzazioni private come quelle nei pressi della rotonda di Viale delle Regioni, o quella retrostante l’ex villaggio turistico Costa del Sole.

    Di inquinamento si muore quanto di mala amministrazione.

    A Mauro Zaratta un abbraccio fraterno.

  8. febbraio 25, 2017 alle 5:52 pm

    da La Stampa, 25 febbraio 2017
    Ilva, migliaia di genitori e bambini in piazza a Taranto: “Ci stanno ammazzando”. (Fabio Di Todaro): http://www.lastampa.it/2017/02/25/italia/cronache/ilva-migliaia-di-genitori-e-bambini-in-piazza-a-taranto-ci-stanno-ammazzando-Vc6wCzvIufZxI6G584PX7L/pagina.html

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