E’ morto a soli 5 anni, a Taranto, per tumore.


Lorenzo e Mauro Zaratta (da www.lastampa.it)

Lorenzo e Mauro Zaratta (da http://www.lastampa.it)

 

Lorenzo è morto a soli 5 anni, di tumore, a Taranto.

Riposa sereno, ora, dopo tante sofferenze.

E’ andata peggio che alla bimba di 8 anni, morta per tumore ai polmoni a causa dello smog in Cina nel novembre 2013.

Il papà Mauro aveva detto: “Certo, nessuno è in grado di dimostrare il nesso di causalità tra il tumore di Lorenzo e i fumi dell’Ilva, ma la mia famiglia lavorava lì e i miei nonni, mia mamma sono morti di tumore. Mio suocero anche era all’Ilva e mia moglie, durante la gravidanza, lavorava nel quartiere Tamburi. E tutti sappiamo che da quei camini non esce acqua di colonia, ma gas in grado di modificare il dna e provocare errori genetici come quello di mio figlio”.

Mauro Zaratta però non è stato zitto.  Ha denunciato la gravissima situazione ambientale e sanitaria nella terra dell’Ilva.  E ha chiesto giustizia.

Mauro Zaratta (Taranto, 17 agosto 2012, da www.gettyimages.com)

Mauro Zaratta (Taranto, 17 agosto 2012, da http://www.gettyimages.com)

In Sardegna è diverso.

I 75 bambini delle scuole elementari e medie di Sarroch (CA) costituenti il campione della ricerca “presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna” (Burcei, in Provincia di Cagliari).

Questo è uno dei passaggi fondamentali della ricerca svolta da otto ricercatori di assoluta fama internazionale (Marco Peluso, Armelle Munnia, Marcello Ceppi, Roger W. Giese, Dolores Catelan, Franca Rusconi, Roger W.L. Godschalk e Annibale Biggeri) e pubblicata nel 2013 sulla prestigiosa rivista internazionale di epidemiologia dell’Università di Oxford Mutagenesis.

Sarroch, raffineria gruppo Saras

Sarroch, raffineria gruppo Saras

Risultati altamente preoccupanti (per non dire altro) “in linea con quelli ottenuti da altri studi simili come quelli compiuti alla centrale termica di Taichung in Taiwan e a Pancevo, dove si trova il più grande polo petrolchimico della Serbia, due fra i siti più conosciuti dagli epidemiologi quali luoghi a rischio di neoplasie e altre malattie provocate dall’inquinamento atmosferico.

Qualche reazione almeno “vivace”?

Neanche per sbaglio.

Qualche flebile voce dell’allora Presidente della Regione Ugo Cappellacci o dell’attuale Francesco Pigliaru o del sempre ciarliero on. Mauro Pili?

Taranto, acciaieria Ilva

Taranto, acciaieria Ilva

Una parola di commento da parte di qualche feudatario elettorale delle zone interessate, l’on. Giorgio Oppi, l’on. Stefano Tunis o il sen. Antonello Cabras, oggi presidente della Fondazione Banco di Sardegna, per esempio?       Uno straccio di considerazione da parte di Paolo Fadda, guarda caso allora Sottosegretario alla salute e unico sardo nel Governo Letta del tempo?

I sindaci passati e presenti dei Comuni della zona, anche quelli usciti dalle recenti pretese locali rivoluzioni, magari pronti a mobilitarsi per garantire l’acqua alle industrie?

fumi industrialiNemmeno una sillaba.   Il d.n.a. infantile merita meno.

Almeno un comunicato stampa di un qualche sindacalista, di un comitato locale vagamente ambientalista e nuovo, una lettera di protesta di un qualsiasi genitore sulcitano?

Hanno preso posizione solo l’allora consigliere regionale Claudia Zuncheddu, che da anni in varie sedi affronta il grave problema, e alcuni senatori del Movimento 5 Stelle con un’interrogazione parlamentare un po’ dispersiva.

Che società è quella che permette silente l’avvelenamento dei propri bambini, ancora dopo un anno dalla pubblicità della notizia?

E’ una società che non merita nulla.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

P.S.  nel 2012 le emissioni di anidride carbonica (CO2) prodotte dagli impianti industriali  Saras s.p.a.  ammontavano a 5.930.000 tonnellate, secondo il registro europeo delle emissioni inquinanti.

Naturalmente venivano emesse in atmosfera anche tante altre cosette.

 

Taranto, manifestazione contro l'inquinamento

Taranto, manifestazione contro l’inquinamento

 

A.N.S.A., 31 luglio 2014
Muore Lorenzo, bimbo simbolo dramma Ilva. Il bambino di Taranto e’ morto di tumore. Papa’ lo annuncia su Fb.

 

da Il Fatto Quotidiano, 31 luglio 2014

Taranto, morto a 5 anni Lorenzo: bimbo simbolo della lotta all’inquinamento Ilva.

Al piccolo era stato diagnosticato un tumore al cervello a soli tre mesi. E’ stato il padre, Mauro Zaratta, a dare l’annuncio su Facebook. L’uomo nel 2012 mostrò la foto del figlio intubato.

 

da Il Corriere della Sera, 31 luglio 2014
INQUINAMENTO A TARANTO. Ilva, bimbo di 5 anni muore di tumore. Il padre lo annuncia su Facebook.
È deceduto Lorenzo Zaratta, malato da quando aveva soli tre mesi. Domani corteo pro-Ilva degli industriali.

 

Taranto, acciaieria Ilva

Taranto, acciaieria Ilva

(foto da http://www.lastampa.it, http://www.gettyimages.com, A.N.S.A., da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

  1. Bio IX
    luglio 31, 2014 alle 9:40 pm

    Fanno finta di nulla, fino a quando non toccherà direttamente loro. E non si possono perdonare, perché sanno (o dovrebbero sapere) quello che fanno.
    Eppure le evidenze scientifiche non mancano ( http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2623-il-pianeta-impolverato.html ; l’estratto gratuito del libro, in particolare, è abbastanza chiaro http://macrolibrarsi.s3.amazonaws.com/pdf/Estratto-IL_PIANETA_IMPOLVERATO.pdf ).
    Riposa in pace, piccolo angelo.

  2. Crescita e prosperita'
    luglio 31, 2014 alle 11:12 pm

    Piccolo Angioletto, ti abbraccio con tanto amore. Quando i grandi smetteranno di essere piccoli capiranno che i grandi siete voi. I piu’ grandi angeli della terra.

  3. Bio IX
    agosto 1, 2014 alle 1:46 pm

    “Per tornare al caso di Taranto, ma chissà quanti ce ne sono senza che emergano, stamattina, ascoltando un po’ di giornali radio, sento dire che non è possibile stabilire una correlazione tra inquinamento e malattia.
    Non voglio lasciarmi andare alle volgarità che mi sgorgano fino alle dita della tastiera su cui sto scrivendo. A fatica mi limito a dire che quell’affermazione è l’ennesima prova, peraltro inutile per la sua ridondanza, dell’ignoranza, dell’ipocrisia e della delinquenza che contribuiscono con tanta efficacia a far morire di cancro prima di tutto morale, poi sanitario e poi economico questo ormai ignobile stivale.
    Quell’affermazione è falsa perché sono certo, assolutamente certo, che basterebbe disporre dei reperti autoptici di quel cadavere, meglio ancora delle biopsie praticate in vita, per avere spiattellate davanti agli occhi prove inequivocabili. Sia chiaro: io non sto affermando che le porcherie dell’ILVA sono le assassine. Affermo che, analizzando come si deve i reperti, la responsabilità si può stabilire.
    Ma è proprio qui che sta l’inghippo: nel “come si deve”. Noi lo sappiamo fare, ma oltre a noi, chi? In questa ItaGlia che mai come oggi raglia la cultura ufficiale è in mano ad una cricca di tromboni in consorzio con sedicenti politici e affaristi d’assalto. Come ho sottolineato innumerevoli volte, gli “scienziati” di regime sono quelli sufficientemente ignoranti, sufficientemente mascalzoni e sufficientemente incapaci e, per questo, del tutto innocui per il business. A costoro si fanno arrivare i quattro soldi destinati alla ricerca per la nazione e costoro ti allestiscono studi ed esperimenti che saranno sì grottescamente fasulli, ma che vanno benissimo per “dimostrare” ciò che fa comodo. Ecco, allora, che si può arrivare all’ufficialità: non è possibile stabilire un nesso tra veleni e cancro. Un’idiozia? Sì, ma quanti elettori, Pantaloni e bovini della mandria popolare se ne rendono conto?
    A corollario della palliata ci sono le “scoperte” del concerto di tromboni italioti (ma non solo italioti). Di tanto in tanto arriva qualche università, a volte anche qualcuna dei mitici USA, che annuncia trionfalmente una scoperta. Giusto qualche esempio: le particelle solide e inorganiche innescano fenomeni di coagulazione patrologica del sangue; le stesse particelle entrano nel nucleo delle cellule danneggiando il DNA; le particelle, sempre quelle, sono un cancerogeno certo… E potrei continuare. Peccato che mia moglie, ignorata in ItaGlia ma elencata tra i maggiori scienziati del mondo, ed io che le faccio da secondo quelle cose, e molte altre, le avevamo già scoperte anni fa. A volte venti.
    Ma che importa? Oggi inizia agosto e per un mese è tradizionale che sia tutto un susseguirsi di saturnali e baccanali socialmente benedetti. Se a settembre non ci sarà uscita di mente la storia vagamente fastidiosa del bambino morto di cancro al cervello… Per adesso sia festa e i veleni restino garantisticamente innocenti fino a prova contraria. Prova offerta dai tromboni di stato, naturalmente. Nel frattempo si continuerà a nascere con il cancro dentro? Muore giovane chi è caro agli dei.” http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2624-morire-di-cancro-a-5-anni-muore-giovane-chi-e-caro-agli-dei.html

  4. Shardana
    agosto 1, 2014 alle 5:59 pm

    Io vorrei che morissero quelli meno cari agli dei,quelli che con i loro silenzi uccidono. BASTARDI

  5. Nunzio
    luglio 18, 2015 alle 9:53 am

    Mai stato a Taranto.

  6. novembre 7, 2016 alle 2:56 pm

    senza parole.

    A.N.S.A., 7 novembre 2016
    Taranto, allarme pesticidi: forte aumento delle malattie del sangue.
    Rete ematologica, causa erbicidi agricoli oltre all’industria. (http://www.ansa.it/puglia/notizie/2016/11/05/medici-a-taranto-30-malattie-sangue_6c9d36a7-df83-45d6-b29c-7e93366c297f.html)

    “All’inquinamento del petrolchimico si somma quello agricolo di pesticidi e fertilizzanti”. L’emergenza sanitaria e ambientale a Taranto si arricchisce di un nuovo capitolo dopo i dati diffusi dagli specialisti della Rete ematologica pugliese che hanno incontrato a Martina Franca, nel tarantino, i pazienti ematologici della regione. “Il 30% di malattie ematologiche in più: tanto – è stato spiegato – pesa a Taranto il fattore ambientale.

    Questa tossicità globale fa impennare la prevalenza di tumori e malattie del sangue”. L’incontro, promosso da Novartis, è stato realizzato in collaborazione con l’Ail (Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma onlus). “L’esposizione protratta agli erbicidi e ad altri agenti tossici largamente impiegati in agricoltura nella nostra provincia – ha precisato il dott. Patrizio Mazza, direttore di Ematologia all’ospedale Moscati di Taranto – ha un impatto estremamente dannoso sulla salute di una popolazione già esposta agli agenti inquinanti dell’industria petrolchimica. Le mutazioni geniche indotte sono all’origine del sensibile aumento dei casi di linfomi e delle altre malattie ematologiche, inclusa la mielofibrosi. Già secondo i dati del registro 2006-2010 la prevalenza è più elevata del 30% rispetto alla media nazionale.

    Ma negli ultimi cinque anni la situazione potrebbe essersi addirittura aggravata”. Nei giorni scorsi lo studio epidemiologico commissionato dalla Regione Puglia aveva evidenziato un aumento della mortalità, rispettivamente, del 4% e del 9%, per esposizioni a polveri sottili (Pm10) e anidride solforosa (So2), e un eccesso di ricoveri per patologie respiratorie tra i bambini residenti nei quartieri Tamburi (+24%) e Paolo VI (+26).

    Secondo il rapporto “a maggiori livelli produttivi dell’Ilva corrispondono dati di mortalità e di morbilità”. Esattamente un mese fa il sindaco di Taranto Ippazio Stefano mostrò ai giornalisti una bozza di ordinanza di chiusura dell’Ilva, sottolineando di aver scritto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin chiedendo risposte immediate dopo la presentazione dei dati epidemiologici. Risposte che non sono ancora arrivate. Ora ci sono i dati della Rete ematologica pugliese (Rep) che testimoniano un significativo aumento di malattie ematologiche proprio a Taranto. “In questo momento, dopo tanti anni, sul fronte dei trattamenti delle malattie mieloproliferative – ha sottolineato il dott. Mazza – si apre uno scenario del tutto nuovo perché la ricerca ha portato allo sviluppo di farmaci intelligenti in grado di inibire in modo mirato il bersaglio mutazionale che causa tali malattie. Si punta, dunque, a una medicina di precisione”. Gli ultimi dati sono emersi nel giorno in cui l’associazione ambientalista Peacelink ha documentato con un video la presenza di un “lago di catrame e pece” affiorante in superficie al confine Nord della proprietà Ilva, nei pressi dell’Abbazia Mater Gratiae. Per il leader dei Verdi Angelo Bonelli si tratta di “una scoperta drammatica e inquietante. Ci troviamo di fronte ad un evento di una gravità inaudita perché la pece di catrame è stata classificata anche come cancerogeno e l’affioramento del catrame dalla falda in superficie indica che l’inquinante ha compromesso irreversibilmente l’ambiente”

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