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Il Trattato di Schengen..per i cacciatori veneti.


Il 19 maggio 2016 la Terza Commissione consiliare permanente della Regione Veneto ha approvato l’Art. 57 intitolato «Modifiche all’articolo 14 “ Esercizio dell’attività venatoria ” della legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 “Norme per la protezione della fauna selvatica ed il prelievo venatorio”»[1]. Si tratta di un emendamento presentato al PDL 138 dai consiglieri regionali Barison di Forza Italia, Finco della Liga Veneta Lega Nord, Rizzato della Lista Zaia, Guadagnini di Veneto Indipendente, Berlato di Fratelli d’Italia e Ciambetti, anch’esso insignito di pochette verde nonché Presidente del Consiglio Regionale Veneto.

L’Art. 57 introduce due nuove possibilità: ai cacciatori che optano per l’esercizio venatorio da appostamento fisso vengono regalate quindici giornate di caccia in forma vagante da usufruire per la caccia alla selvaggina migratoria…, mentre per i cacciatori che preferiscono l’esercizio venatorio in altre forme (comprende la caccia d’appostamento temporaneo) l’elargizione sale a trenta giornate di caccia da usufruire per la caccia alla selvaggina migratoria in tutti gli Ambiti Territoriali di Caccia del Veneto….

In due parole: è il ritorno alla cosiddetta “mobilità venatoria” che svincola i cacciatori dall’ambito territoriale di caccia (con confini amministrativi) a cui sono associati e consente loro di circolare liberamente per tutto il Veneto per andare a sparacchiare dove gli piace di più, con sicura preferenza per i luoghi più sensibili del territorio, dove sostano più specie durante la migrazione (es. aree umide).

Da Belluno a Rovigo, da Verona a Venezia, una miscela (esplosiva) di cacciatori veneti. E l’art. 57 è pensato proprio per i cacciatori di “selvaggina migratoria” che, come universalmente noto, è alla canna del gas (Il 65% delle specie ornitiche cacciabili in Veneto ha seri problemi di conservazione[2]).

Merlo femmina (Turdus merula)

Merlo femmina (Turdus merula)

Al quasi 25° anniversario della Legge 11 febbraio 1992 n.157[3] (e conseguente Legge regionale veneta 9 dicembre 1993, n. 50[4]) che disciplina la caccia in Italia, perdono significato buona parte degli articoli di legge riguardanti la pianificazione faunistico venatoria mediante il coordinamento dei Piani provinciali e degli Ambiti territoriali di caccia. Già, perché la Gestione programmata della caccia (art. 14 L. 157/92) prevede (comma 1°) che “Le regioni… ripartiscono il territorio agro-silvo-pastorale destinato alla caccia programmata… in ambiti territoriali di caccia, di dimensioni subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali.” In seguito (comma 5° art. 14 L. 157/92) “[…] ogni cacciatore, previa domanda all’amministrazione competente, ha diritto all’accesso in un ambito territoriale di caccia (ATC NdR)… previo consenso dei relativi organi di gestione.”

In parole povere: il territorio agro-silvo-pastorale (dove si può cacciare) viene diviso in ambiti territoriali di caccia (ATC) e ogni cacciatore deve iscriversi ad uno o più ambiti di caccia (più ambiti vuoi, più tasse paghi) previa ammissione in quel determinato ATC da parte dell’organo direttivo (organismo di gestione) dell’ATC stesso che dovrà a sua volta attenersi, in qualche modo, al regolamento di attuazione del piano faunistico-venatorio. Piano faunistico-venatorio che, tra i vari contenuti e finalità, indica l’indice di densità venatoria minima e massima per gli Ambiti territoriali di caccia (rapporto tra il numero dei cacciatori e il territorio regionale compreso).

Art. 14 co. 11 L. 157/92: “Negli ambiti territoriali di caccia l’organismo di gestione promuove e organizza le attività di ricognizione delle risorse ambientali e della consistenza faunistica, programma gli interventi per il miglioramento degli habitat, provvede all’attribuzione di incentivi economici ai conduttori dei fondi rustici per: a) la ricostituzione di una presenza faunistica ottimale per il territorio; le coltivazioni per l’alimentazione naturale dei mammiferi e degli uccelli soprattutto nei terreni dismessi da interventi agricoli…; il ripristino di zone umide e di fossati; la differenziazione delle colture; la coltivazione di siepi, cespugli, alberi adatti alla nidificazione; b) la tutela dei nidi e dei nuovi nati di fauna selvatica nonché dei riproduttori; c) la collaborazione operativa ai fini del tabellamento, della difesa preventiva delle coltivazioni passibili di danneggiamento, della pasturazione invernale degli animali in difficoltà, della manutenzione degli apprestamenti di ambientamento della fauna selvatica.

Cinghiale (Sus scrofa)

Cinghiale (Sus scrofa)

Parole vuote, dal momento che questi gloriosi propositi sono disattesi da sempre.

Da chi è infatti composto il Comitato direttivo dell’Ambito territoriale di caccia? Ce lo dice l’art. 21 co. 5 della L.R. Veneto 50/93: 3 rappresentanti delle associazioni venatorie, 3 rappresentanti delle organizzazioni agricole (spesso cacciatori anch’essi e spesso insensibili ai problemi della fauna selvatica che viene degradata a presenza scomoda), 2 soli rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale (quasi sempre non presenti o, se presenti, magari anch’essi cacciatori dato che Ekoclub International[5], Ambiente e/è Vita[6] e la Fondazione per la cultura rurale[7] si professano associazioni ambientaliste e sono riconosciute come tali) e infine 2 rappresentanti della Provincia.

Ma, in vista delle nozze d’argento della Legge 11 febbraio 1992 n.157, perfino i propositi (per quanto disattesi) non servono più: più caccia per tutti, senza limitazioni. Il Veneto cerca così di portare al massimo rendimento lo sterminio del popolo migratore, in modo da uccidere quanti più uccelli migratori provenienti da nord, nel periodo di passo (ottobre e novembre in Veneto, principalmente) così che non giungano a destinazione (oltre il Bacino del Mediterraneo, verso il Continente Africano).

Il 7 giugno il PDL 138 è andato in votazione in Consiglio Regionale del Veneto, ma l’approvazione è saltata per ostruzionismo di pochi consiglieri di opposizione.  Il Presidente del Consiglio Regionale Veneto, Roberto Ciambetti. Ciambetti scrive libretti[8] che poi dedica “a tutti coloro che amano la libertà”. Intende libertà di volare o di sparare?

L’unica certezza è che il ragionier Fantozzi raccontava il Veneto del futuro già nel 1976 nel film “Il secondo tragico Fantozzi”, quando va a caccia con il Ragionier Filini.[9] https://youtu.be/uzUYEYGcJSY

Si profilano grandi ammucchiate di cacciatori in Veneto, nei punti più sensibili (zone umide). Cacciatori grandi appassionati di uccelli ovviamente…

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Veneto

Coordinamento Protezionista Padovano

 

P.S. il nomadismo venatorio continua ad esistere tanto serenamente quanto illegittimamente in Sardegna, a  24 anni dalla legge n. 157/1992 e a 18 anni dalla legge regionale n. 23/1998.

____________________________

[1] http://www.andreazanoni.it/it/news/la-maggioranza-in-regione-vuole-il-ritorno-dei-nomadi-della-caccia.html

[2] https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/04/17/il-65-delle-specie-ornitiche-cacciabili-in-veneto-e-a-rischio/

[3] http://www.lalupusinfabula.it/Approfondimenti/testo-legge-157-caccia.htm

[4] http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/1993/93lr0050.html

[5] http://www.ekoclub.it/?page_id=2

[6] http://www.ambientevita.it/a_proposito_di_caccia,20,274,1551.html

[7] http://www.associazioneculturarurale.it/acr-la-sfida-concreta-la-tutela-valorizzazione-della-cultura-rurale/

[8] http://www.robertociambetti.net/wp-content/uploads/2014/03/17marzo_ciambetti.pdf

[9] https://youtu.be/uzUYEYGcJSY

 

foto scorrimento campagna no caccia Veneto

per chi volesse scrivere ai consiglieri della Regione Veneto:

graziano.azzalin@consiglioveneto.it, erika.baldin@consiglioveneto.it, fabiano.barbisan@consiglioveneto.it, riccardo.barbisan@consiglioveneto.it, massimiliano.barison@consiglioveneto.it, andrea.bassi@consiglioveneto.it, jacopo.berti@consiglioveneto.it, fabrizio.boron@consiglioveneto.it, gianpaolo.bottacin@consiglioveneto.it, sonia.brescacin@consiglioveneto.it, manuel.brusco@consiglioveneto.it, francesco.calzavara@consiglioveneto.it, stefano.casali@consiglioveneto.it, roberto.ciambetti@consiglioveneto.it, luca.coletto@consiglioveneto.it, maurizio.conte@consiglioveneto.it, pietro.dallalibera@consiglioveneto.it, elena.donazzan@consiglioveneto.it, franco.ferrari@consiglioveneto.it, nicolaignazio.finco@consiglioveneto.it, marino.finozzi@consiglioveneto.it, gianluca.forcolin@consiglioveneto.it, stefano.fracasso@consiglioveneto.it, nazzareno.gerolimetto@consiglioveneto.it, franco.gidoni@consiglioveneto.it, massimo.giorgetti@consiglioveneto.it, antonio.guadagnini@consiglioveneto.it, cristina.guarda@consiglioveneto.it, manuela.lanzarin@consiglioveneto.it, roberto.marcato@consiglioveneto.it, gabriele.michieletto@consiglioveneto.it, alessandro.montagnoli@consiglioveneto.it, alessandra.moretti@consiglioveneto.it, giovanna.negro@consiglioveneto.it, bruno.pigozzo@consiglioveneto.it, silvia.rizzotto@consiglioveneto.it, piero.ruzzante@consiglioveneto.it, orietta.salemi@consiglioveneto.it, luciano.sandona@consiglioveneto.it, simone.scarabel@consiglioveneto.it, alberto.semenzato@consiglioveneto.it, claudio.sinigaglia@consiglioveneto.it, stefano.valdegamberi@consiglioveneto.it, alberto.villanova@consiglioveneto.it, luca.zaia@consiglioveneto.it, marino.zorzato@consiglioveneto.it, francesca.zottis@consiglioveneto.it, andrea.zanoni@consiglioveneto.it,

patrizia.bartelle@consiglioveneto.it,

 

vauro_caccia1consiglieri cacciatori: sergioantonio.berlato@consiglioveneto.it, gianpiero.possamai@consiglioveneto.it

 

Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia luca.zaia@consiglioveneto.it,

Assessore all’agricoltura, caccia e pesca Giuseppe Pan assessore.pan@regione.veneto.it,

Seconda Commissione del Consiglio regionale del Veneto com.com2.segreteria@consiglioveneto.it,

Terza Commissione del Consiglio regionale del Veneto com.com3.segreteria@consiglioveneto.it

 

Arsiero, Via Maso, altana di caccia

Arsiero, Via Maso, altana di caccia

Per scrivere ai consiglieri della Provincia di Padova:

fabio.bui@provincia.padova.it

gianni.berno@provincia.padova.it

luigi.bisato@provincia.padova.it

massimo.campagnolo@provincia.padova.it

davide.gianella@provincia.padova.it

vincenzo.gottardo@provincia.padova.it

anna.lazzarin@provincia.padova.it

silvia.mizzon@provincia.padova.it

nunzio.tacchetto@provincia.padova.it

angela.temporin@provincia.padova.it

elisa.venturini@provincia.padova.it

manuel.bianzale@provincia.padova.it

mauro.fecchio@provincia.padova.it

mariella.mazzetto@provincia.padova.it

andrea.recaldin@provincia.padova.it

domenico.zanon@provincia.padova.it

Venezia, capanno di caccia nella Laguna Veneta

Venezia, capanno di caccia nella Laguna Veneta

(foto AA.VV., M.Z., M.F., S.D., archivio GrIG)

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  1. M.A.
    giugno 9, 2016 alle 3:59 pm

    Ennesima dimostrazione che la 157/92 anno dopo anno (24), stia arrivando inesorabilmente al capolinea. Legge vecchia, e come detto più volte, appartenente ad altri contesti sociali e ambientali. In tutta Italia, Veneto incluso, i cacciatori sono calati in 24 anni. Ciò significa che il nomadismo venatorio ha ben poca rilevanza rispetto a 30 anni fa. Considerando quanti cacciatori praticano la caccia alla migratoria (nel Veneto la maggior parte) sono decenni che molti pagano pur essendo penalizzati. Fa sorridere come associazioni Venatorie Nazionali, siano schierate dalla parte degli animalisti per contrastare questa mobilità. La motivazione è semplicemente una: sono le stesse associazioni che per anni hanno ricevuto lo stipendio dai poltronifici chiamati ambiti territoriali di caccia (ATC); e chi li difende in una maniera o nell’altra, sono coloro che ne traggono vantaggi economici nel mantenerli in vita.
    I veneti, come tutti i cacciatori italiani, pagano già una concessione statale e regionale per esercitare l’attività venatoria, devono essere liberi di esercitare la caccia e per tanto nelle aree a quest’attività destinata.
    La densità tra cacciatori e territorio agrosilvo pastorale, il legame cacciatore territorio, aveva senso solo ed esclusivamente per la caccia stanziale ad animali immessi dall’ambito in cui ci si iscriveva. Solo in questi termini si poteva parlare di caccia programmata, dove l’ambito ripopolava con pseudo selvaggina (polli mascherati) in base al numero di iscritti.
    Ma gli ATC, morfologicamente non sono tutti uguali. Chi per sua sfortuna risiedeva in una provincia di un ambito vocata ai vigna determinati tipi di coltivazioni come vigneti o ad altre colture, poteva dedicarsi alla stanziale, magari cacciare le lepri. ma difficilmente, pur pagando per il calendario venatorio e quindi pur potendo cacciare potenzialmente tutta la selvaggina consentita, poteva cacciare beccacce e colombacci (in un vigneto!) , perchè semplicemente nel suo ambito non vi sono boschi dove poter cacciare questa selvaggina.
    La selvaggina migratoria non si ripopola, dunque è tanto dello Stato Italiano quanto dei restanti paesi della Comunità Europea. Chi ha i requisiti e paga per ottenere la concessione per poter usufruirne ed esercitare il prelievo venatorio per le specie inserite nel calendario venatorio dev’essere posto nelle medesime condizioni di tutti gli altri cacciatori, per usufruire del “diritto pagato” Dopo 24 anni si sono svegliati. Io aspetto con ansia un calendario venatorio alla selvaggina migratoria da parte della comunità europea, in maniera tale che vengano evitate disparità con gli stati membri e sia questa a decidere modi e tempi dei prelievi per ogni singolo Stato.

    • giugno 9, 2016 alle 4:06 pm

      ennesimo commento, il tuo, di chi pretende di sparare “a prescindere”, come avrebbe detto il grande Totò.
      Il legame cacciatore-territorio è la minima misura per responsabilizzare i cacciatori.
      Quella responsabilizzazione che molti, troppi, cacciatori proprio non vogliono avere.

  2. M.A.
    giugno 9, 2016 alle 4:16 pm

    Scusami Grig, è solo questione di “diritti” non di non voler essere responsabilizzati e bla bla bla. Anzi proprio noi sardi lo siamo stati per anni, abbiamo sempre sottostato a dei limiti che per cognizione di causa ci siamo sempre auto-imposti.
    Il punto è questo: se lo Stato offre la possibilità ai cittadini con determinati requisiti di usufruire di una determinata concessione per il prelievo di un suo bene, in modi e tempi prestabiliti, gli enti deputati al rispetto della legge,devono garantire la possibilità di usufruire del diritto acquisito tramite il pagamento della concessione.
    Che c’è di strano? e’ sacrosanto. Se nel calendario venatorio è inserita una determinata specie (migratoria) a cui l’ambito non può ne immettere ne programmare, è diritto del cacciatore essere messo nelle condizioni tali da poterne usufruire. Difficilmente se l’ambito ha determinate vocazioni agricole possono trovarsi delle specie che hanno esigenze e habitat differenti. Tutto qui!

    • giugno 9, 2016 alle 8:03 pm

      semplicemente il prelievo venatorio é legato alle specie cacciabili presenti nel territorio di pertinenza del cacciatore. Tutto qui.

  3. giugno 10, 2016 alle 6:29 pm

    Brutte notizie per gli anticaccia: dopo un ventennio di continue flessioni, le licenze di caccia nel 2015 sono state 774.679 contro le 689.019 del 2014, con un incremento del 18,4%.

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