Il surreale ritorno al nucleare italiano.


centrale nucleare

Il Senato della Repubblica il 23 settembre 2026 ha definitivamente approvato il disegno di legge n. 1924 “Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile”, che prevede l’avvio del ritorno al nucleare dell’Italia.

Entro 12-24 mesi dovranno esser adottati decreti legislativi di attuazione.

scorie radioattive

Quindi se ne riparlerà nella prossima legislatura.

Il Governo Meloni esulta per il grande risultato, il nucleare sostenibile, le opposizioni – di cui alcuna strenua battaglia di contrasto al disegno di legge si ricorda – esprimono critiche.

La situazione è decisamente surreale.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, già dal 2023, ha formalizzato la pubblicazione dell’elenco dei siti presenti nella Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) per l’ubicazione del sito del deposito unico delle scorie radioattive, chiedendo agli Enti territoriali di farsi avanti per ospitarlo.

A tutt’oggi, nonostante una lunga e complessa procedura di individuazione, non s’è giunti ad alcuna decisione.

Ben due referendum popolari (1987 e 2011) chiusero la porta, con un voto schiacciante(fra l’80% e il 90% dei votanti), all’utilizzo dell’energia nucleare in Italia.   In Sardegna venne anche svolto un referendum consultivo (2011) dal medesimo esito.

Oggi, senza nemmeno esser riusciti a individuare un sito per il deposito unico nazionale delle scorie radioattive, senza aver previsto nemmeno un euro di finanziamenti per la forzata politica nucleare italiana, Governo Meloni e maggioranza parlamentare vorrebbero ulteriormente complicar la vita al Bel Paese e agli Italiani.

Ritorno al nucleare?  No, grazie!

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Italia, siti potenzialmente idonei per il deposito unico delle scorie radioattive

da Euronews, 24 settembre 2026

L’Italia torna al nucleare, approvata la legge delega: quale sarà la tecnologia, l’incognita dei referendum.

Il Senato ha approvato la legge delega sul ritorno dell’energia nucleare in Italia. Il provvedimento affida ai decreti attuativi i dettagli su sicurezza, rifiuti e tecnologia da usare. Il governo stima la messa in funzione dei primi impianti per il 2033-2034 tra le critiche dell’opposizione

Il Senato ha approvato in via definitiva mercoledì, dopo il sì della Camera a giugno, il disegno di legge sul ritorno dell’energia nucleare in Italia, a cui aveva puntato nei mesi scorsi Giorgia Meloni.

La premier italiana ha presentato la prospettiva del nucleare, nonostante due referendum popolari abbiano bocciato la riapertura delle centrali atomiche, come una delle risposte alla crisi energetica innescata dalla guerra all’Iran e a un futuro prossimo in cui il contributo degli idrocarburi per diversi motivi non sarà più sufficiente.

Il testo fa riferimento anche al rispetto degli obiettivi europei di decarbonizzazioneentro il 2050. La legge è passata con 81 voti favorevoli – da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Azione – e 51 contrari (Avs, M5S e Pd) oltre a 7 astenuti.

scorie nucleari

Cosa prevede la legge delega sul nucleare approvata in Italia

Il provvedimento dà al governo la delega per disciplinare la costruzione e la gestione di centrali, la produzione di idrogeno tramite energia nucleare e il trattamento del combustibile esaurito, oltre che la sicurezza delle operazioni, che sono completamente interrotte dal referendum del 1987.

“Dopo quasi quarant’anni, l’Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso”, ha commentato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha firmato la proposta di legge.

“Il nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l’Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo. L’Italia avrà più energia per famiglie e imprese. È la direzione che stanno prendendo i principali Paesi del mondo”, ha dichiarato il ministro aggiungendo che i decreti attuativi della legge arriveranno entro la fine del 2026.

“Oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali nucleari di nazioni vicine, ma non possiamo produrla noi. Questa legge serve a cambiare le cose”, ha commentato Giorgia Meloni sui social.

Se Confindustria, l’associazione degli industriali, parla di “svolta storica”, le opposizioni che hanno votato contro hanno definito il nucleare una “tecnologia che oggi non esiste o non è commerciale” e una “follia economica”.

la nuova moda italiana?

Perché si va verso il nucleare nonostante il referendum del 2011

Gli italiani hanno rifiutato la produzione di energia nucleare sul territorio nazionale 15 anni fa, per la seconda volta e nuovamente sull’onda di un disastro, quello alla centrale giapponese di Fukushima di quell’anno, come era accaduto nel 1987 in seguito all’esplosione del reattore ucraino di Černobyl.

Nel 2008-2009 il governo Berlusconi aveva già approvato un piano strategico per reintrodurre il nucleare in Italia, prevedendo la costruzione di nuove centrali di terza generazione.

Tuttavia, dopo il maremoto in Giappone dell’11 marzo 2011, a giugno un referendum abrogò le norme approvate dall’esecutivo – di cui Meloni faceva parte come ministro della Gioventù – grazie al 54,8% di votanti e il 94% di NO.

La preoccupazione era in particolare per lo smaltimento dei rifiuti tossici, una questione necessaria posta dalla produzione nucleare, che già nel 2003 aveva portato a una grande mobilitazione popolare dopo l’individuazione da parte del governo della zona di Scanzano Jonico, in Basilicata, come sito nazionale per lo stoccaggio delle scorie radioattive.

Nonostante i precedenti Roma sembra però sicura di potere portare a compimento la nuova strategia sul nucleare. “Una stima che faccio sui primi impianti”, ha spiegato il ministro Pichetto Fratin, “è verso il 2033-34, questi sono i tempi che sono previsti”.

“Una parte dei decreti legislativi riguarderà proprio il deposito, distinguendo naturalmente tra lo stoccaggio delle scorie, che è un quantitativo molto ridotto”, ha specificato il ministro, “e invece il deposito dei rifiuti che sono quelli a bassa e media intensità, essenzialmente acciaio, ferro, mattoni delle vecchie centrali e la produzione giornaliera di rifiuti radioattivi, gran parte ospedalieri”.

Ad oggi sono alcune decine i siti considerati idonei dalle autorità incaricate di stilare una lista nazionale, e si trovano soprattutto nel Lazio, in Piemonte, in Sardegna e in Basilicata.

volantinaggio antinucleare

Quale tecnologia nucleare ha scelto l’Italia?

Quanto alla tecnologia il governo ha adottato un principio di neutralità. Saranno i decreti attuativi (nei prossimi 12-24 mesi) a stabilire quali tecnologie potranno essere utilizzate sulla base di valutazioni di sicurezza e sostenibilità.

Sono disponibili diverse opzioni: SMR, AMR, microreattori e, con una disciplina specifica, la fusione.

Gli SMR (Small Modular Reactors) sono reattori a fissione nucleare di dimensioni ridotte, che possono produrre fino a 300 MW. Sono prefabbricati in modo da garantire modularità e costi contenuti.

Gli AMR (Advanced Modular Reactors), sono sistemi di quarta generazione che utilizzano refrigeranti alternativi all’acqua, come sali fusi, piombo o gas, per operare a temperature più elevate e garantire una maggiore efficienza nel riciclo del combustibile.

Su una scala ancora più contenuta si collocano i microreattori, unità ultra-compatte (spesso inferiori a 20 MW) trasportabili su camion, pensate per generare energia e calore in zone isolate, comunità o siti industriali remoti.

Infine c’è la fusione nucleare che è tuttavia una tecnologia ancora sperimentale che non sfrutta la scissione di atomi pesanti, bensì l’unione di nuclei leggeri (come deuterio e trizio) per produrre energia pulita, contenendo il rischio di grandi incidenti e la produzione di rifiuti radioattivi.

Roma, Ministero dell’Ambiente

dal sito web istituzionale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, 24 settembre 2026

Nucleare: Pichetto, ok a ddl delega passo verso il futuro, è tecnologia vincente per la sicurezza energetica.

l Ministro dopo il via libera del Senato al provvedimento: “Compimento del percorso avviato tre anni fa, ora i decreti attuativi. Grazie a Parlamento, riannodato filo tra scelte istituzionali e conoscenze tecniche”.

Roma, 23 settembre – “Oggi l’Italia fa un passo verso il futuro: l’approvazione della delega al governo sul nuovo nucleare sostenibile dà compimento a un percorso avviato ormai tre anni fa, volto ad esplorare le potenzialità di questa nuova tecnologia, pulita e sostenibile. Il nucleare non è un ritorno al passato: è una tecnologia vincente, che integrata con le rinnovabili può dare straordinari risultati per la nostra sicurezza energetica, verso la neutralità al 2050”. Lo dichiara Gilberto Pichetto, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, a seguito del via libera del Senato, dopo quello di Montecitorio, al disegno di legge delega sul nuovo nucleare sostenibile.

“In questi anni di articolato lavoro – ricorda Pichetto – abbiamo coinvolto grandi esperti del settore, riannodando a tutti i livelli il filo tra scelte istituzionali e conoscenze tecniche: ne è scaturito un lavoro autorevole, che ha posto le sue basi su solide evidenze scientifiche e sul grande know-how di professionisti e imprese italiane, che negli ultimi quarant’anni non hanno mai smesso di lavorare nel mondo sullo sviluppo di questa fonte”.

“Altrettanto importante – aggiunge il Ministro – è l’azione informativa e culturale, che va portata avanti con coraggio e sulla base di solide evidenze scientifiche, per dimostrare che il nucleare sostenibile è un’opportunità concreta, non una pagina chiusa. Le conoscenze si sono evolute nel tempo: è dunque anche una svolta di consapevolezza e cittadinanza attiva. Su questo tema il Paese dimostra attenzione, propensione all’ascolto e all’innovazione”. 

“Oltre a tutti i tecnici e gli esperti che, a vario titolo, hanno contribuito a questo impegno così trasversale – prosegue Pichetto – voglio ringraziare deputati e senatori per il lavoro svolto, che porteremo avanti da subito con i decreti delegati necessari a dare forma, nel perimetro indicato dal Parlamento, a questa scelta così importante per il Paese”. “La delega rappresenta – conclude il Ministro – un traguardo e al tempo stesso un nuovo punto di partenza”.

Il disegno di legge approvato dai due rami del Parlamento conferisce al Governo la delega per disciplinare in modo organico l’introduzione del nucleare sostenibile nel sistema energetico nazionale, adottando uno o più decreti attuativi entro dodici mesi dalla entrata in vigore del provvedimento. Il testo fa diretto riferimento al rispetto degli obblighi europei e internazionali e si inserisce nel quadro delle politiche comunitarie indirizzate al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, con l’obiettivo di rafforzare sicurezza e indipendenza energetica, contenendo i costi dei consumi. 

La delega prevede l’elaborazione di un Programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione e dell’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione; nonché la definizione della disciplina relativa alla sperimentazione, localizzazione, costruzione, installazione ed esercizio di nuovi impianti di produzione. 

Rientrano nel perimetro della delega anche la disattivazione e lo smantellamento delle installazioni nucleari esistenti, la disciplina del combustibile nucleare, degli impianti di stoccaggio e smaltimento definitivo di rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. 

Sono oggetto del provvedimento anche il riordino della disciplina in materia di sicurezza, vigilanza e controllo, nonché della governance e il potenziamento della ricerca scientifica, industriale e la formazione di nuove competenze.

 Allegato: Nucleare Sostenibile

(foto da mailing list ambientaliste, C.B., S.D., archivio GrIG)

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