Finalmente pene più severe per gli incendiari.


parco naturale Molentargius – Saline, incendio notturno (luglio 2019)

Il Governo Draghi, a fronte di una disastrosa annata del fuoco che ha visto oltre 153 mila ettari di bosco e macchia andare in fumo a causa degli incendi e degli incendiari, secondo i dati elaborati dall’European Forest Fire Information System (EFFIS) della Commissione europea, superando anche il terribile record di 141 mila ettari del 2017, ha approvato nella seduta del 2 settembre 2021 un decreto-legge con importanti misure normative per il contrasto al fenomeno e l’inasprimento delle sanzioni per i criminali responsabili.

Finalmente, era ora.

Gruppo d’intervento Giuridico odv

dal sito web istituzionale Governo Italiano, 2 settembre 2021

DECRETO INCENDI.

Disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi e altre misure urgenti di protezione civile (decreto-legge).

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi di concerto con i Ministri della giustizia Marta Cartabia, dell’interno Luciana Lamorgese, della difesa Lorenzo Guerini, dell’economia e delle finanze Daniele Franco, per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao, della transizione ecologica Roberto Cingolani, per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna, per gli affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini, delle politiche agricole alimentari e forestali Stefano Patuanelli e dell’università e della ricerca Maria Cristina Messa, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi e altre misure urgenti di protezione civile.

Il decreto affida al Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri il compito di stilare, con cadenza triennale, il Piano Nazionale per il rafforzamento delle risorse umane, tecnologiche, aeree e terrestri necessarie per una più adeguata prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi, documento che andrà ad integrare la consueta pianificazione regionale.

Sardegna, intervento antincendio

A tal fine al Dipartimento della protezione civile è affidata la ricognizione e valutazione di strumenti innovativi, quali:

  • tecnologie, anche satellitari, idonee all’integrazione dei sistemi previsionali, di sorveglianza, monitoraggio e rilevamento dell’ambiente; 
  • mezzi aerei ad ala fissa, rotante o a pilotaggio remoto; 
  • mezzi terrestri;
  • formazione.

Il Dipartimento della protezione civile provvederà a questa ricognizione e valutazione avvalendosi di un Comitato tecnico, costituito con Decreto del Capo del Dipartimento, del quale fanno parte qualificati rappresentanti dei Ministeri interessati, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, del Comando Carabinieri per la Tutela Forestale, delle Regioni e Province Autonome di Trento e di Bolzano e dell’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia.

A fronte dei numerosi e drammatici incendi che hanno interessato nei mesi scorsi il nostro Paese e per consentire l’urgente rafforzamento della capacità operativa delle componenti statali impegnate nelle attività di lotta attiva contro gli incendi boschivi, il Ministero dell’Interno e il Ministero della Difesa, sono autorizzati – già nel 2021 – all’acquisizione di mezzi aerei, mezzi terrestri, attrezzature e strumentazioni utili alla lotta attiva agli incendi boschivi. L’acquisizione potrà avvenire già nell’anno in corso, con risorse aggiuntive a cui si affiancano le risorse disponibili nel PNRR nell’ambito della transizione ecologica.

Nell’ambito della Strategia per lo sviluppo delle aree interne, sono inoltre stanziati 100 milioni nel triennio 2021-2023 in favore degli enti territoriali impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi. Tali stanziamenti consentiranno di dare concreta attuazione a quanto previsto dai Piani antincendio boschivi approvati dalle Regioni, in particolare: contrastare l’abbandono di attività di cura del bosco, prevedere postazioni di atterraggio dei mezzi di soccorso, realizzare infrastrutture (ad esempio vasche di rifornimento idrico utili ad accelerare gli interventi di spegnimento degli incendi), predisporre vie di accesso e tracciati spartifuoco e manutenere le aree periurbane. 

Oniferi, innesco incendio (da pagina FB Stefania Piras, 27 luglio 2021)

Sanzioni

Il decreto inasprisce le sanzioni – sia amministrative che penali, in particolare per l’ipotesi in cui ad appiccare il fuoco sia chi avrebbe invece il compito di tutelare il territorio (viene, al riguardo, introdotta una specifica aggravante) – e mira a colpire gli interessi degli autori degli illeciti, ad incentivare la collaborazione con le indagini e a favorire condotte volte alla riparazione del danno causato. 

Una condanna per incendio doloso non inferiore a due anni comporta, inoltre, per il dipendente pubblico l’estinzione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione e l’interdizione dalla possibilità di prestare servizi nell’ambito della lotta contro gli incendi.

Come già avviene per il ravvedimento operoso previsto per i reati ambientali, si introduce un’attenuante per chi, prima dell’inizio del processo, provveda alla messa in sicurezza e, ove possibile, al ripristino dei luoghi, salvo che a provocare l’incendio doloso sia chi prestava servizio nell’ambito della prevenzione e della lotta attiva contro gli incendi.

Montiferru, Volpe uccisa dagli incendi (luglio 2021)

(foto da pagina Facebook di Stefania Piras, da mailing list sociale, P.F., J.I., archivio GrIG)

  1. Dino
    settembre 4, 2021 alle 11:54 am

    Sono perplesso circa questo passaggio:
    “Tali stanziamenti consentiranno di dare concreta attuazione a quanto previsto dai Piani antincendio boschivi approvati dalle Regioni, in particolare: contrastare l’abbandono di attività di cura del bosco, prevedere postazioni di atterraggio dei mezzi di soccorso, realizzare infrastrutture (ad esempio vasche di rifornimento idrico utili ad accelerare gli interventi di spegnimento degli incendi), predisporre vie di accesso e tracciati spartifuoco e manutenere le aree periurbane.”
    Non vorrei che con la scusa degli incendi il sottobosco, gli alberi morti o morienti vengano depredati. Così vale per per le vie d’accesso che potrebbero, il condizionale è d’obbligo, finire per essere strade a tutti gli effetti.
    In altri termini, viste le continue prove, date dai politicanti italici di ogni livello, di assalto al patrimonio naturale della nazione il dubbio mi pare fondato.

    • settembre 4, 2021 alle 12:12 PM

      va visto caso per caso, l’assoluta mancanza delle banali attività di ripulitura del bosco (che non significa taglio del bosco…), tipica di buona parte del Bel Paese, ha portato a devastanti incendi alla prima banale imprudenza.

  2. capitonegatto
    settembre 4, 2021 alle 4:50 PM

    Dieci ministeri per la lotta agli incendi sembrano troppi, con il solito pericolo dei veti incrociati !! Mentre, cosa importante, non e’ noto quale migliorameto d’efficienza ha avuto il corpo forestale ,nel controllo del territorio , da quando dipende da quello dei carabinieri.

  3. settembre 5, 2021 alle 5:45 PM

    da Il Sole 24 Ore, 3 settembre 2021
    Il dl approvato in Cdm.
    Inasprite le pene per i piromani: il dipendente pubblico perde il lavoro.
    In Italia gli incendi hanno mandato in fumo 158mila ettari di bosco. La più colpita è la Sicilia. (Nicoletta Cottone) (https://www.ilsole24ore.com/art/inasprite-pene-i-piromani-dipendente-pubblico-perde-lavoro-fino-12-anni-se-chi-appicca-fuoco-doveva-tutelare-territorio-AE3kUHg?refresh_ce=1)

    I punti chiave
    Inasprite le sanzioni amministrative e penali
    Reclusione fino a 12 anni se chi appicca il fuoco doveva tutelare il territorio
    Confisca degli animali se il proprietario è condannato
    Il dipendente pubblico colpevole perde il lavoro
    Vietata per tre anni la raccolta dei prodotti del sottobosco
    Quando scatta la confisca dei beni
    Introdotta la definizione di incendio di interfaccia-urbano

    In Italia negli ultimi 8 mesi sono andati a fuoco 158mila ettari di bosco, pari a tre grandi città italiane messe insieme, Roma, Napoli e Milano. Le fiamme hanno distrutto decine di migliaia di ettari di boschi e macchia mediterranea, ma anche oliveti e pascoli. Dati dell’European Forest Fire Information System (Effis) della Commissione europea, che fornisce informazioni sugli incendi a partire dal 2008, ripresi in un dossier su incendi e desertificazione presentato da Europa Verde. Una autentica catastrofe alla quale hanno fatto fronte i Vigili del fuoco con oltre 100mila interventi boschivi, con un aumento del 75% negli ultimi tre mesi. Solo in Sicilia nel 2021 sono andati a fuoco oltre 78mila ettari, ma anche in Calabria sono bruciati 36mila ettari, in Sardegna 21mila ettari. Una escalation di fuoco che, secondo le stime di Coldiretti, costa all’Italia circa un miliardo di euro fra opere di spegnimento, bonifica e ricostruzione.

    Inasprite le sanzioni amministrative e penali
    Proprio per far fronte a questa emergenza il Governo ha varato nel Consiglio dei ministri del 2 settembre un decreto legge che inasprisce le sanzioni amministrative e penali, oltre a ridisegnare la governance della prevenzione degli incendi e a stanziare le risorse finanziarie per potenziare la capacità operativa dello Stato nella lotta ai roghi. Ed è previsto il potere sostitutivo delle regioni se i comuni non provvedono ad aggiornare nei tempi previsti il catasto dei terreni incendiati.

    Reclusione fino a 12 anni se chi appicca il fuoco doveva tutelare il territorio
    Viene intrododotta una specifica aggravante se chi appicca il fuoco è chi avrebbe il compito di tutelare il territorio: prevista la reclusione da sette a dodici anni. Le pene sono diminuite dalla metà a due terzi per che si adopera per evitare «che l’attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori», o per chi, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, «provvede concretamente alla messa in sicurezza e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi». Le pene previste dal presente articolo sono diminuite da un terzo alla metà per chi «aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella ricostruzione del fatto, nell’individuazione degli autori o nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti». In pratica la misura vuole colpire gli interessi degli autori degli illeciti e incentivare la collaborazione con le indagini, favorendo condotte indirizzate alla riparazione del danno causato.

    Confisca degli animali se il proprietario è condannato
    La nuova normativa prevede che in caso di trasgressione al divieto di pascolo venga sempre disposta la confisca degli animali «se il proprietario ha commesso il fatto su soprassuoli delle zone boscate percorsi da incendio in relazione al quale il medesimo è stato condannato, nei dieci anni precedenti, per il reato di cui all’articolo 423-bis, primo comma, del codice penale». L’articolo della legge quadro già prevedeva sanzioni amministrative per le violazioni (per ogni capo, non inferiore a lire 60.000 e non superiore a lire 120.000 e nel caso di trasgressione al divieto di caccia non inferiore a lire 400.000 e non superiore a lire 800.000).

    Il dipendente pubblico colpevole perde il lavoro
    Il codice penale prevede già che chiunque causi un incendio in boschi, selve, foreste o in vivai forestali destinati al rimboschimento sia punito con la reclusione da quattro a dieci anni. E se l’incendio è cagionato per colpa, la pena è la reclusione da uno a cinque anni.
    Pene aumentate se dall’incendio deriva pericolo per edifici o danno su aree protette e aumentate della metà, se dall’incendio deriva «un danno grave, esteso e persistente all’ambiente». Ora il decreto legge aggiunge una pena accessoria per il dipendente pubblico condannato per incendio doloso ad almeno due anni di reclusione: è prevista l’estinzione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione e l’interdizione da cinque a dieci anni dalla possibilità di prestare servizi nell’ambito della lotta agli incendi.

    Vietata per tre anni la raccolta dei prodotti del sottobosco
    La legge quadro già prevede che boschi e pascoli arsi dal fuoco non possano avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni. Il nuovo decreto legge aggiunge che è vietata per tre anni la raccolta dei prodotti del sottobosco.

    Quando scatta la confisca dei beni
    Il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri prevede l’inserimento nel codice penale di un articolo, il 423-quater, che stabisce che in caso di condanna o di applicazione della pena richiesta dalle parti «è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato e delle cose che servirono a commettere il reato, salvo che appartengano a persone estranee al fatto». Se la confisca non è possibile «il giudice individua beni di valore equivalente di cui il condannato abbia anche indirettamente o per interposta persona la disponibilità e ne ordina la confisca.I beni confiscati e i loro eventuali proventi sono messi nella disponibilità della pubblica amministrazione competente e vincolati all’uso per il ripristino dei luoghi». La norma prevede però che la confisca non si applica se l’imputato ha « efficacemente provveduto al ripristino dello stato dei luoghi».

    Introdotta la definizione di incendio di interfaccia-urbano
    Vista la grande quantità di incendi che lambiscono le aree urbane, nella legge quadro sugli incendi boschivi, la 353/2000, viene inserita la definizione di “incendio di interfaccia-urbano”, le aree dove «il sistema urbano e quello rurale si incontrano e interagiscono, potendo venire rapidamente a contatto con la possibile propagazione di un incendio originato da vegetazione combustibile».

  4. Pietro Pirredda Arzachena (SS)
    settembre 6, 2021 alle 10:43 am

    Ma ci rendiamo conto che questa è solo pubblicità elettorale?
    Quando mai una persona dichiarata responsabile, con pena passata in giudicato si farà 12 anni in carcere. La certezza che la pena in Italia venga espiata è un miraggio. Poi ci sono gli abbuoni. 90 gg ogni anno in meno ecc ecc. alla fine se gli viene, al responsabile, se gli viene comminata una pena di 12 anni ne farà massimo 4 e poi sarà in libertà….questa è l’Italia dal 48 in poi

    • Pietro Paolo
      settembre 6, 2021 alle 5:22 PM

      Ha ragione, per esempio ne approfittano anche i bracconieri delle leggi in regime di democrazia, visto che in flagranza di reato se hanno un buon avvocato (magari che già lavora per le AAVV) non perdono neanche la licenza e tornano pure a sparare in compagnia degli amici cacciatori di sempre con tanto di spuntino a fine giornata per festeggiare lo scampato pericolo.
      Comunque nessuna nostalgia, sempre meglio l’Italia dal 48 in poi, senza se e senza ma!!!

  5. Mara machtub
    settembre 7, 2021 alle 8:18 am

    Un inasprimento delle pene auspicato dal 90% degli italiani. Speriamo funzioni e – soprattutto – che venga applicato. Non deve’essere per niente facile individuare gli incendiari.

  6. settembre 18, 2021 alle 12:53 PM

    è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

    DECRETO-LEGGE 8 settembre 2021, n. 120
    Disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi e altre misure urgenti di protezione civile: https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2021-09-08;120!vig=2021-09-12

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