A chi servirebbe l’arrivo del metano in Sardegna così in ritardo?


simulazione posa gasdotto (Studio Newton, Fano)

Si parte con la realizzazione della dorsale per il trasporto del gas naturale in Sardegna?

Forse.

Ma a chi conviene?  

Il partecipato dibattito promosso dai Comitati sardi per la democrazia costituzionale in collaborazione con Il Manifesto Sardo presso la sala conferenze dell’Hostel Marina (Scalette di San Sepolcro, Cagliari, 11 novembre 2019) ha cercato di dare qualche informazione in più.

Di seguito la posizione del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

La Sardegna è l’unica regione italiana priva di rete di distribuzione del gas naturale e, senza dubbio, nel corso dei decenni è stato un forte elemento negativo sotto il profilo economico-sociale.

Da nessun gasdotto, tramontata fortunatamente l’ipotesi di derivazione dal progetto di gasdotto Galsi, ora in campo vi erano ben quattro progetti di gasdotto per l’Isola, poi ridotti a due.

Che cosa è accaduto?

A livello europeo è noto come salami slicing, cioè la furbesca divisione di un unico progetto per attenuarne il previsto impatto ambientale.    E’ una prassi vietata, anche secondo la costante giurisprudenza comunitaria e nazionale.

Ed è quello che sta accadendo in Sardegna in relazione ai progetti della Società Gasdotti Italia s.p.a.e Snam Rete Gas s.p.a. per la realizzazione della dorsale di trasporto del gas naturale (metano) e delle relative derivazioni.

Le due società hanno furbescamente presentato istanza[1] per avviare i rispettivi procedimenti di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.)prima per il tronco centro-meridionale dell’Isola (Città metropolitana di Cagliari e Province del Sud Sardegna e di Oristano), poi per il tronco centro-settentrionale (Province di Sassari e di Nuoro).

Prima i procedimenti di V.I.A. erano di competenza regionale, poi, in seguito al decreto legislativo n. 104/2017, sono divenuti di competenza nazionale, quindi sono stati riassunti presso il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare.

Sardegna, paesaggio agrario

Sarebbe, inoltre, necessario valutare gli impatti cumulativi dei due diversi progetti, di fatto inizialmente alternativi, poi oggetto di un accordo fra le due società energetiche per un progetto comune (2018).

L’investimento complessivo sarebbe di circa 500 milioni di euro, mentre il Gruppo Snam stima un risparmio per l’Isola di circa “300 milioni di euro sulla bolletta energetica regionale”, visto che “il prezzo medio dell’elettricità è di 53 euro per megawattora, con vette di 62 euro. Il prezzo medio del gas, invece, è di 19 euro per megawattora”.

Ma chi paga?

Il parere dell’Autorità di Regolazione per l’Energia Reti e Ambiente (ARERA) n. 410/2019/R/gas del 15 ottobre 2019 relativo ai “criteri di regolazione tariffaria per i servizi di distribuzione e misura del gas che troveranno applicazione a partire dall’anno 2020” è piuttosto chiaro: la Sardegna è e resta un ambito a sé, conseguentemente con un ambito tariffario separato.  In pratica, gli utenti sardi pagheranno completamente la realizzazione del loro gasdotto, con risultati decisamente negativi sul piano del risparmio.

E la Regione autonoma della Sardegna, al di là dei trionfalismi fuori luogo, lo sa benissimo.

ubicazione progetti depositi costieri gnl Edison Italia, Higas, IVI Petrolifera

Nella zona baricentrica di Oristano – S. Giusta sono stati autorizzati tre depositi costieri (IVI Petrolifera, Higas, Edison) per uno stoccaggio complessivo pari a 28 mila metri cubi: anch’essi avrebbero dovuto esser sottoposti a una valutazione degli impatti ambientali cumulativi, non svolta.

Un altro terminal con deposito costiero gnl e impianto di rigassificazione è quello progettato dalla Isgas Energit Multiutilies s.p.a. (22.068 metri cubi di stoccaggio, 720.000 metri cubi di stoccaggio nel corso di un anno) nel porto canale di Cagliari, attualmente assoggettato a procedimento di V.I.A., un altro ancora è quello proposto dal Consorzio Industriale Provinciale (C.I.P.) di Sassari nella zona industriale di Porto Torres.

La stima del consumo annuo di gas naturale in Sardegna effettuata dalla Snam è pari a 772 milioni di metri cubi.

Emerge, quindi, come palesemente sovradimensionata la realizzazione dei cinque depositi costieri progettati o già autorizzati (il solo deposito costiero del porto canale di Cagliari ne movimenterebbe 720 milioni di metri cubi all’anno).

Il disegno è quello di far diventare la Sardegna una piattaforma di stoccaggio energetico?

Sembrerebbe di sì.

Portoscuso, zona industriale di Portovesme, centrale termoelettrica Enel

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus aveva inviato sistematicamente (2017-2018) puntuali atti di intervento nei quattro procedimenti di V.I.A. relativi ai rispettivi progetti di gasdotto e per i depositi costieri oristanesi al Servizio valutazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente, chiedendone la dichiarazione di improcedibilità per la mancata valutazione integrale e cumulativa degli impatti ambientali.

Il gas naturale è una fonte di energia di origine fossile, come il carbone e il petrolio, il cui utilizzo comporta l’emissione di gas serra e di altri inquinanti atmosferici, però in misura sensibilmente inferiore rispetto agli altri combustibili fossili.        Infatti, a parità di energia prodotta, la combustione del gas naturale emette circa il 75% dell’anidride carbonica (CO2) prodotta dall’olio combustibile e circa il 50% di quella prodotta dal carbone.

Nell’attuale fase di transizione dal presente sistema energetico mondiale imperniato sulle fonti fossili al futuro sistema basato sulle fonti rinnovabili, il gas naturale rappresenta certo un’utile soluzione temporanea. In tal senso, in linea teorica l’impiego del gas naturale, in sostituzione di altre fonti fossili come derivati petroliferi e carbone, appare senza dubbio auspicabile.

Attualmente (dati piano energetico ambientale regionale) in Sardegna abbiamo i seguenti dati relativi alle fonti di produzione energetica: 78% termoelettrica, 11% eolica, 5% bioenergie, 5% fotovoltaico, 1% idroelettrico.  Fonte termoelettrica: 42% carbone; 49% derivati dal petrolio; 9% biomasse.    L’utilizzo del gas naturale sarebbe conveniente sul piano ambientale ed economico, qualora integralmente sostitutivo del carbone e dei derivati dal petrolio

Tuttavia, oltre il 46% dell’energia prodotta “non serve” all’Isola e viene esportato, quando possibile, vista la limitata capacità dei due sistemi di trasporto dell’energia (cavidotti SAPEI e SACOI) , complessivamente 1.400 MW. 

Il terzo collegamento – fra la Sicilia e la Sardegna – recentemente annunciato dal Governo nazionale e oggetto di un accordo fra Regione Siciliana, Terna s.p.a. e Cassa Depositi e Prestiti (settembre 2019) – non ha finora incontrato il favore della Regione autonoma della Sardegna, che punta sul metano.    

Quindi, allo stato, o il metano sostituisce altre fonti fossili più inquinanti (petrolio e derivati, carbone) oppure è semplicemente dannoso.

Soprattutto, il metano arriverebbe fin troppo tardi in Sardegna, non prima del 2025, quando ormai le fonti rinnovabili saranno oggettivamente il pane quotidiano della produzione energetica.

In proposito sarebbe opportuno puntare sullo sviluppo della ricerca e la realizzazione di sistemi di accumulo energetico.

Portoscuso, centrale eolica

In qualche misura l’ha capito anche la Regione autonoma della Sardegna, che, con la deliberazione Giunta regionale n. 5/25 del 29 gennaio 2019 (linee guida per l’autorizzazione unica per gli impianti produttori di energia da fonte rinnovabile. Art. 12 del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.), ha aumentato fino al 35% la superficie delle zone industriali destinabile a impianti eolici e solari fotovoltaici/termodinamici.

Ma è l’intera politica industriale regionale a esser coinvolta, visto che sono le grandi industrie energivore il primo (di gran lunga) consumatore di energia della Sardegna: la follìa ambientale, sanitaria, energetica è rappresentata dalla volontà ottusa di far ripartire il ciclo di produzione primaria dell’alluminio a Portoscuso, rientrante nel sito di interesse nazionale (S.I.N.) per le bonifiche ambientali del Sulcis-Iglesiente-Guspinese (D.M. n. 468/2001).  

Da alcuni anni è in corso il procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al “Progetto di ammodernamento della raffineria di produzione di allumina ubicata nel Comune di Portoscuso, ZI Portovesme (CI)”da parte della Euralluminas.p.a.Si tratta della terza variante del progetto, dopo le prime due del 2015: l’attuale versione del progetto non prevede più una nuova centrale a carbone, ma un vaporodotto in collegamento con l’esistente centrale elettrica ENEL.

Portovesme, bacino “fanghi rossi” bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)

Anche in questo caso l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inviato sistematicamente atti di intervento nel procedimento di V.I.A., formalizzando, fra l’altro, una proposta alternativa fin dal maggio 2016 presentata pubblicamente, macolpevolmente snobbata da anni da amministrazioni pubbliche, aziende, sindacati: sarebbe quantomeno da verificare concretamente la possibilità della trasformazione del polo dell’alluminio primario di Portoscuso in polo dell’alluminio riciclato, che permetterebbe la salvaguardia dei posti di lavoro, infinitamente minori consumi energetici e, soprattutto, infinitamente minori impatti ambientali e sanitari.

L’alluminio, infatti, è materiale completamente riciclabile e riutilizzabile all’infinito per la produzione di oggetti anche sempre differenti.                       L’Italia (insieme alla Germania) è oggi il terzo Paese al mondo per la produzione di alluminio riciclato, dopo gli Stati Uniti e il Giappone.

Attualmente ben il 90% dell’alluminio utilizzato in Italia (il 50% nel resto dell’Europa occidentale) è alluminio riciclato e ha le stesse proprietà e qualità dell’alluminio originario: viene impiegato nell’industria automobilistica, nell’edilizia, nei casalinghi e per nuovi imballaggi.

La raccolta differenziata, il riciclo e recupero dell’alluminio apportano numerosi benefici alla Collettività in termini economici perché il riciclo dell’alluminio è un’attività particolarmente importante per l’economia del nostro Paese, storicamente carente di materie prime, in termini energetici, perchèpermette di risparmiare il 95% dell’energia necessaria a produrlo dalla materia prima[2], nonchè sotto il profilo ambientale in quanto abbatte drasticamente le emissioni inquinanti e necessità di molte meno risorse naturali.

Portoscuso, bacino c.d. fanghi rossi

Nel 2016 in Italia sono state recuperate ben 48.700 tonnellate di alluminio, il 73,2% delle 66.500 tonnellate immesse nel mercato nello stesso anno: così sono state evitate emissioni inquinanti pari a 369 mila tonnellate di CO2 ed è stata risparmiata energia per oltre 159 mila tonnellate equivalenti petrolio (dati Consorzio Italiano Imballaggi Alluminio – CIAL, 2017).    

La totalità dell’alluminio attualmente prodotto in Italia proviene dal riciclo.

trend confermano l’Italia al primo posto in Europa con oltre 927 mila tonnellate di rottami riciclati (considerando non soltanto gli imballaggi). 

Oggi nel nostro Paese operano dodici fonderie che trattano rottami di alluminio riciclato, con una capacità produttiva globale di circa 808 mila tonnellate di alluminio secondario (2015), un fatturato complessivo di oltre 1,87 miliardi di euro e circa 1.600 lavoratori occupati nel settore.      

Se la Sardegna abbandonasse una volta per tutte gli incubi industriali da obsoleto kombinat sovietico, ne avremmo vantaggi ambientali, sanitari ed energetici per tutti, compresi quei 200 operai che da nove anni battono i caschetti per terra, i quali potrebbero tornare finalmente a lavorare senza avvelenare i propri figli.

Di altri scempi ambientali non se ne sente proprio il bisogno.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus


[1]Nel corso del tempo sul sito web istituzionale delle “Valutazioni Ambientali” del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare (http://www.va.minambiente.it/it-IT) sono stati pubblicizzati i seguenti procedimenti di valutazione di impatto ambientale:

* progetto “Sistemi di trasporto gas naturale Centro Sud Sardegna” presentato da Gasdotti Italia s.p.a., attualmente in sede di verifica amministrativa (http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1695), concluso con determinazione direttoriale negativa per rinuncia prot. n. 13951 del 18 giugno 2018;

* progetto “Sistemi di trasporto gas naturale Centro Nord Sardegna” presentato da Gasdotti Italia s.p.a., attualmente in sede di verifica amministrativa (http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1696), concluso con determinazione direttoriale negativa per rinuncia prot. n. 13953 del 18 giugno 2018;

* progetto “Metanizzazione Sardegna – tratto Nord” presentato dalla Snam Rete Gas s.p.a., attualmente in sede di istruttoria tecnica da parte della Commissione tecnica VIA/VAS (http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1677);

* progetto “Metanizzazione Sardegna – tratto Sud” presentato dalla Snam Rete Gas s.p.a., attualmente in sede di istruttoria tecnica da parte della Commissione tecnica VIA/VAS (http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1694), con parere positivo condizionato della Commissione VIA/VAS prot. n. 3127 del 27 settembre 2019.

[2] la produzione di un kg. di alluminio di riciclo ha un fabbisogno energetico (0,7 kwh) che equivale solo al 5% di quello di un kg. di metallo prodotto a partire dal minerale (14 kwh).

Iris planifolia

(foto Il Menhir, Raniero Massoli Novelli, Sardinia Post, S.D., archivio GrIG)

  1. G.Maiuscolo
    novembre 12, 2019 alle 9:02 am

    Post importante e utile per comprendere la realtà sarda, i gravi problemi economici dell’Isola e naturalmente gli eventuali interventi pressanti di cui avrebbero bisogno i Sardi: sia quelli orientati ad eliminare ciò che NON serve più per l’economia sarda, sia quelli utili da incentivare per produrre sviluppo.

    Si parte da un enunciato che evidenzia la condizione dell’Isola, rispetto al resto d’Italia:
    […]”La Sardegna è l’unica regione italiana priva di rete di distribuzione del gas naturale e, senza dubbio, nel corso dei decenni è stato un forte elemento negativo sotto il profilo economico-sociale”.

    Ma quand’anche si procedesse con (…) “L’investimento complessivo che sarebbe di circa 500 milioni di euro, mentre il Gruppo Snam stima un risparmio per l’Isola di circa “300 milioni di euro sulla bolletta energetica regionale”, (…) “è piuttosto chiaro che : la Sardegna è e resta un ambito a sé, conseguentemente con un ambito tariffario separato. In pratica, gli utenti sardi pagheranno completamente la realizzazione del loro gasdotto, con risultati decisamente negativi sul piano del risparmio.”

    Ecco… e persino ” la Regione autonoma della Sardegna, al di là dei trionfalismi fuori luogo, lo sa benissimo.”

    Ora, al di là degli aspetti tecnici nei quali non entro perché del tutto incompetente e saltando ( ma solo per sintetizzare) tutte le proposte di grande buon senso fatte da Grig ( trasformazione del polo dell’alluminio primario di Portoscuso in polo dell’alluminio riciclato ed il riciclo e recupero dell’alluminio per esempio), va sottolineato che nella chiusa dell’articolo è affermata una cosa estremamente importante, anzi due:
    – (…) “oltre il 46% dell’energia prodotta “non serve” all’Isola e viene esportato, quando possibile, vista la limitata capacità dei due sistemi di trasporto dell’energia (cavidotti SAPEI e SACOI) , complessivamente 1.400 MW.
    – Ma… (…)”Soprattutto, il metano arriverebbe fin troppo tardi in Sardegna, non prima del 2025, quando ormai le fonti rinnovabili saranno oggettivamente il pane quotidiano della produzione energetica.”

    E tandu ( E allora…)?

    Come afferma il GRIG, non è che:
    “Il disegno è quello di far diventare la Sardegna una piattaforma di stoccaggio energetico?

    La risposta a voi tutti che leggete, se leggete.
    Io me la sono già data.

    Cordialità a tutti

  2. Giovanni DUNI
    novembre 12, 2019 alle 9:45 am

    Il gas di città che si consuma in Sardegna da l’illusione di essere alla pari con il continente. Ma il confronto con le calorie ed il costo lo rende inutilizzabile se non per cucinare. Chi riscalda la casa con il gas sa bene a quale salasso va incontro. Nell’industria è assolutamente improponibile.
    L’handicap sardo della mancanza di metano ha pesato notevolmente sullo sviluppo dell’economia isolana. TUTTAVIA, prima di dichiararsi favorevoli o contrari alla metanizzazione dovremmo pretendere che in legge nazionale venga sancito il principio dell’uniformità dei costi del metano su tutto il territorio nazionale. I costi della metanizzazione non possono essere riversati sul consumo della sola Sardegna, così come non è stato per le altre Regioni, facendo del metano sardo un unicum per il prezzo elevato.
    Solo con un prezzo nazionale si può essere favorevoli alla metanizzazione sarda ed ai sacrifici ambientali che comporta la costruzione dei metanodotti e dei depositi.
    Se con questo presupposto arriverà il metano avremo grandi benefici economici non solo come consumatori diretti, ma anche ambientali e sociali se andrà a rimpiazzare carbone e gasolio nelle centrali elettriche e nell’industria.

  3. Luigi
    novembre 12, 2019 alle 10:12 am

    L’articolo e la questione sono interessanti, ma fanno cadere le braccia quando dite che nel 2025 le fonti rinnovabili saranno oggettivamente il pane quotidiano della produzione energetica. Ma ci credete veramente?
    Ad oggi l’energia prodotta da fonti rinnovabili è irrisoria e lo sarà anche tra cinque anni perché senza incentivi statali non è conveniente e comunque anche raddoppiandone la produzione avrebbe sempre un ruolo secondario se non marginale.
    Bisogna semmai ridurre i consumi adottando sistemi che sfruttino le energie rinnovabili: tipo le pompe di calore.
    Anche perché ormai le case sono fatte e la gente non le modificherà per portarci il gas. Anche dove è disponibile il gas di città non c’è stata una massiva adesione.

    • novembre 12, 2019 alle 7:40 pm

      al 2018, secondo i dati forniti proprio durante il dibattito dal segretario regionale della CGIL Michele Carrus, in Sardegna il 53% dell’energia prodotta è stato da fonte rinnovabile (“rapporto tra la potenza efficiente lorda delle fonti rinnovabili espressa in megawatt su quella totale”).

      Nel 2016 era il 51,5%.

      A breve sarà “pane quotidiano”, che vuol dire semplicemente che una buona fetta di energia prodotta sarà da fonte rinnovabile.

      Il grande problema (politico e tecnologico) è la conservazione dell’energia prodotta.

      • Luigi
        novembre 19, 2019 alle 10:01 am

        Mi permetta di dubitare della fonte e dei dati dichiarati.

  4. capitonegatto
    novembre 12, 2019 alle 10:13 am

    Non e’ mai tardi metanizzare per diminuire l’impatto ambientale. L’uso delGPL e la combustione del legname sono molto piu’ inquinanti per emissione di CO2 e particolato.

  5. novembre 13, 2019 alle 6:10 pm

    da L’Unione Sardam 13 novembre 2019
    Sviluppo. Metano: la Regione accelera, i concessionari chiedono certezze.
    Per l’assessore Anita Pili gli accordi di programma non possono essere messi in discussione: https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/cagliari/2019/11/12/metanizzazione-la-regione-accelera-col-governo-i-concessionari-ch-136-951830.html

    _______________

    da La Nuova Sardegna, 13 novembre 2019
    Patto per il metano: “In Sardegna il gasdotto serve”. (Giuseppe Centore): https://www.lanuovasardegna.it/cagliari/cronaca/2019/11/13/news/patto-per-il-gas-in-sardegna-il-metanodotto-serve-1.37894991

  6. novembre 14, 2019 alle 2:53 pm

    da Aladin, 11 novembre 2019
    Dell’odierno convegno sul metano. (Franco Meloni): http://www.aladinpensiero.it/?p=101929#more-101929

    _______________

    qui il video sulla pagina Facebook de Il Manifesto Sardo: https://www.facebook.com/ilmanifestosardo/videos/536563057126163/?__tn__=-R

  7. novembre 16, 2019 alle 5:17 pm

    da L’Unione Sarda, 16 novembre 2019
    IL CASO. Metanodotto, la sottosegretaria Todde: “Opera costosa e impattante”.
    “Occorre valutare il rapporto costi-benefici”, ha detto l’esponente del governo Conte: https://www.unionesarda.it/articolo/economia/2019/11/16/metanodotto-la-sottosegretaria-todde-opera-costosa-e-impattante-2-953340.html

  8. novembre 21, 2019 alle 2:46 pm

    da Sardinia Post, 21 novembre 2019
    Metano in Sardegna, Governo diviso: duro botta e risposta tra Pd e M5s: https://www.sardiniapost.it/politica/metano-in-sardegna-governo-diviso-duro-botta-e-risposta-tra-pd-e-m5s/

    ————

    15 novembre 2019
    Metano, la Regione non cede sui costi: “No all’ipotesi di tariffa differenziata”: https://www.sardiniapost.it/ambiente/metano-la-regione-non-cede-sui-costi-no-allipotesi-di-tariffa-differenziata/

  9. Sandro Roggio
    novembre 22, 2019 alle 10:59 am

    Un ottimo lavoro.Grazie a Grig e a Stefano Deliperi.

  10. novembre 22, 2019 alle 2:46 pm

    da L’Unione Sarda, 22 novembre 2019
    Convegno. Metanizzazione, l’indotto c’è già: ci lavorano migliaia di persone.
    Nell’Isola decine di cantieri impegnano imprese, progettisti, operai e archeologi: https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/cagliari/2019/11/22/metanizzazione-l-indotto-c-e-gia-ci-lavorano-decine-di-imprese-136-955513.html

  11. novembre 27, 2019 alle 10:43 am

    da Sardinia Post, 27 novembre 2019
    Metano, il ministro rassicura i sindacati: “Il Governo deve rispettare i patti già presi”: https://www.sardiniapost.it/correlati-evidenza-07/metano-il-ministro-rassicura-i-sindacati-il-governo-deve-rispettare-i-patti-gia-presi/

  12. Mara machtub
    dicembre 1, 2019 alle 10:21 pm

    Tutti pazzi per il Metano. Mentre aspettiamo il miracoloso risparmio che otterranno i sardi nel 3020, possiamo già da subito contare sulla nuovissima attrazione turistica isolana: la Grande Piscina Sulcitana ai fanghi rossi. Un turismo esperienziale unico al mondo, si potranno anche organizzare i campionati mondiali di Mud Fight!

  13. G.Maiuscolo
    dicembre 2, 2019 alle 8:07 am

    Io ne farei una Spa-centro benessere per palati fini…della grande piscina intendo.
    Mi scuso con tutti gli abitanti di quel territorio per l’ironia che non è cattiva; me ne rammarico anzi, davvero per loro, perché non credo ne siano lieti. 😦

    Lo dice una che vive in una specie di paradiso, sì, sì…

  14. dicembre 2, 2019 alle 7:12 pm

    A.N.S.A., 2 dicembre 2019
    Metano: ultimo sì a dorsale in Sardegna. Istruttoria sul tratto nord trasmessa a ministero Ambiente. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/12/02/metano-ultimo-si-a-dorsale-in-sardegna_af6be450-81bc-4598-a5a6-da046b115895.html)

    Il governo non ha mai nascosto di nutrire delle perplessità, eppure prosegue spedito l’iter verso il via libera definitivo al progetto di dorsale del metano in Sardegna firmato da Enura, la joint venture di Snam e Sgi (Società gasdotti Italia). Circa un mese fa il ministero dell’Ambiente aveva rilasciato il suo parere positivo al tratto sud dell’infrastruttura. Ora a metà dicembre, in occasione della riunione della commissione tecnica di valutazione di impatto ambientale, potrebbe arrivare il sì anche al tratto nord. L’assessorato regionale dell’Ambiente ha appena fatto la sua parte trasmettendo a Roma le osservazioni di cui terrà conto il ministero. Si tratta dell’ultimo atto di competenza della Regione Sardegna sul progetto di Snam. Ventidue pagine di istruttoria che riguardano 237 chilometri di dorsale divisi in tre lotti: Palmas-Arborea-Macomer (50,1 Km), Macomer-Porto Torres (78,6), Macomer-Olbia (108,3).

    Del tratto nord fanno parte anche otto linee secondarie della lunghezza di 112 chilometri: la derivazione per Alghero (18,4 km), stacco ad Ittiri di 300 metri, derivazione per Nuoro (54,2), stacco per Pozzomaggiore di 1,1 km, l’allacciamento per Sassari città di 6,2 km, allacciamento per Siamanna di 5,3 km, l’allacciamento per Suni di 15,5 km, e per Tiesi di 10,5 km. L’opera interessa i territori di tre province, Sassari, Nuoro, Oristano, e 43 comuni in totale. Complessivamente tra dorsale principale e laterali, sono interessati 21mila metri quadrati di superficie. In generale le opere saranno posate sotto terra, a una profondità che varia da 1,5 a 1,80 metri, mentre il diametro del tubo principale sarà di 60-65 centimetri.

    Nell’istruttoria dell’assessorato guidato da Gianni Lampis si tiene conto delle diverse aree di pregio attraversate dalla dorsale: aree sic, zone archeologiche e aree boschive. Per ognuna la Regione fissa delle prescrizioni che Snam dovrà rispettare. Per ogni cantiere è previsto un programma specifico per mitigare l’impatto sull’habitat naturale. Una volta ottenuto il via libera del ministero dell’Ambiente, e il parere del ministero dei Beni culturali sul tratto sud (su quello nord si è già espresso), sarà convocata la conferenza sei servizi finale per l’autorizzazione unificata definitiva.

    “Sin dal primo giorno di legislatura – spiega l’assessore Lampis – il presidente Solinas e la Giunta hanno dato assoluta priorità a un investimento come questo, che di fatto consente una moltiplicazione di investimenti”. “Abbiamo una grande responsabilità – sottolinea – perché tutta la politica regionale ma anche il mondo produttivo e sindacale, condividono questo obiettivo. Non è una responsabilità di parte, ma quella di una Regione che prova a rialzare la testa”.

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