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Lettera aperta delle Associazioni ambientaliste riconosciute sulla proposta di legge sui parchi naturali.


Orso bruno (Ursus arctos)

La Camera dei Deputati sta per approvare la proposta di legge n. 4144 riguardante la modifica della legge n. 394/1991 e successive modifiche e integrazioni sulle aree naturali protette.

Una proposta di legge deludente e ben poco lungimirante.

Numerose associazioni ambientaliste riconosciute hanno inviato un’ulteriore lettera aperta ai deputati che andranno a votare, sperando in un sussulto di buon senso.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Monti Sibillini

A tutti gli On.li Parlamentari della Camera dei Deputati

Oggetto: voto finale sul disegno di legge n. 4144 sulle aree protette.

Gent.me e gent.mi Deputati,

la Camera si accinge a cambiare una legge fondamentale e strategica per la conservazione della natura del nostro Paese, la legge quadro sulle aree protette.

Le scriventi Associazioni sono convinte che il testo finale abbia un’impostazione ed elementi talmente pregiudizievoli da richiedere un voto finale negativo. Nel corso del confronto, sia al Senato che alla Camera, le Associazioni hanno presentato analisi, proposte, soluzioni possibili rispetto alle molteplici questioni emerse. Ebbene, tali istanze sono rimaste quasi totalmente inascoltate e ciò a causa del ruolo che la politica intende oggi assegnare ai parchi e alle aree protette: non più primari attori della conservazione della natura, nel nome di un interesse nazionale costituzionalmente sovraordinato, ma attori territoriali di concertazione in un contesto in cui l’elemento della promozione economica risulta spesso prevalente.

Così, nel suo complesso, il disegno di legge n. 4144 sposterà il fondamentale asse valoriale dalla natura all’economia e al localismo, con conseguenze pericolosissime per la conservazione della biodiversità e del territorio del nostro Paese.

II Parlamento sta dunque apprestandosi a sancire un gravissimo passo indietro dello Stato rispetto al dovere della tutela di specie ed habitat: non sono più in maggioranza i rappresentanti degli interessi statali nell’ambito dei Consiglio Direttivi dei Parchi Nazionali, l’approccio scientifico alla gestione dei parchi viene completamente svalutato, lo Stato arretra a favore degli enti locali financo nella gestione delle Aree Marine Protette, la procedura di nomina dei Presidenti Nazionali di fatto mette la scelta nelle mani di Regioni ed Enti Locali, la nomina dei Direttori dei Parchi Nazionali è nelle mani del Presidente e dei Consigli Direttivi degli Enti e si è rinunciato a fare la cosa più logica che era quella del concorso pubblico per titoli ed esami.

Rispetto ad un quadro in cui saranno gli interessi locali ad essere prevalenti, la riapertura della possibilità di attività petrolifere, la debolezza del sistema della royalties, la gestione “fai da te” per l’utilizzo dei marchi del parco, la cancellazione della previsione di Parco Nazionale del Delta del Po, il cattivo sistema di “controllo faunistico” costituiscono segnali inequivocabili dello spostamento dei parchi verso un approccio economicistico che confonde e diluisce le primarie competenze di conservazione e tutela e non farà bene né alla natura né all’economia.

Per tutte queste ragioni, pur riconoscendo alcuni elementi puntuali positivi che le nuove norme introducono, per il profondo spostamento valoriale che la riforma della legge afferma, per il peso schiacciante che rischiano di avere le influenze politiche e gli interessi localistici, per la tutela della natura che non solo non aumenta ma è messa ulteriormente a rischio, per il gravissimo strappo scientifico e culturale che si sta per consumare con questa legge, chiediamo a Lei e a tutti i deputati di esprimere voto contrario.

Con i migliori saluti

i Presidenti di Associazione Ambiente e LavoroA.I.I.G.CTS Ambiente, E.N.P.A., Greenpeace, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Italia Nostra, L.A.V., L.I.P.U., Marevivo, Mountain Wilderness, Federazione nazionale Pro Natura, WWF

 

qui il documento delle associazioni ambientaliste con commenti e richieste di modifica alla proposta di legge n. 4144

qui il documento Aree protette, tesoro italiano (2016)

 

 

 

branco di Lupo europeo (Canis lupus lupus)

Agenzia Dire, 19 giugno 2017

DDL PARCHI. 12 ASSOCIAZIONI A DEPUTATI: VOTATE CONTRO.

Questa la lettera con cui 12 Associazioni ambientaliste (ASSOCIAZIONE AMBIENTE E LAVORO, CTS, ENPA, GREENPEACE, GRUPPO INTERVENTO GIURIDICO, ITALIA NOSTRA, LAV, LIPU, MAREVIVO, MOUNTAIN WILDERNESS, PRO NATURA, WWF) chiedono a tutti i Parlamentari della Camera dei Deputati, alla vigilia del voto finale sul disegno di legge n. 4144 sulle aree protette che e’ previsto domani, di bocciare la Riforma. “Gent.me e gent.mi Deputati, la Camera si accinge a cambiare una legge fondamentale e strategica per la conservazione della natura del nostro Paese, la legge quadro sulle aree protette. Le scriventi Associazioni sono convinte che il testo finale abbia un’impostazione ed elementi talmente pregiudizievoli da richiedere un voto finale negativo. Nel corso del confronto, sia al Senato che alla Camera, le Associazioni hanno presentato analisi, proposte, soluzioni possibili rispetto alle molteplici questioni emerse. Ebbene, tali istanze sono rimaste quasi totalmente inascoltate e cio’ a causa del ruolo che la politica intende oggi assegnare ai parchi e alle aree protette: non piu’ primari attori della conservazione della natura, nel nome di un interesse nazionale costituzionalmente sovraordinato, ma attori territoriali di concertazione in un contesto in cui l’elemento della promozione economica risulta spesso prevalente. Cosi’, nel suo complesso, il disegno di legge n. 4144 spostera’ il fondamentale asse valoriale dalla natura all’economia e al localismo, con conseguenze pericolosissime per la conservazione della biodiversita’ e del territorio del nostro Paese. Il Parlamento sta dunque apprestandosi a sancire un gravissimo passo indietro dello Stato rispetto al dovere della tutela di specie ed habitat: non sono piu’ in maggioranza i rappresentanti degli interessi statali nell’ambito dei Consiglio Direttivi dei Parchi Nazionali, l’approccio scientifico alla gestione dei parchi viene completamente svalutato, lo Stato arretra a favore degli enti locali financo nella gestione delle Aree Marine Protette, la procedura di nomina dei Presidenti Nazionali di fatto mette la scelta nelle mani di Regioni ed Enti Locali, la nomina dei Direttori dei Parchi Nazionali e’ nelle mani del Presidente e dei Consigli Direttivi degli Enti e si e’ rinunciato a fare la cosa piu’ logica che era quella del concorso pubblico per titoli ed esami”.

 

Greenreport, 20 giugno 2017

Parchi: appello ambientalista ai deputati: «Votate no al disegno di legge».

«Il Parlamento sta dunque apprestandosi a sancire un gravissimo passo indietro dello Stato».

 

Aquila reale (Aquila chrysaetos)

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
    giugno 22, 2017 alle 1:12 pm

    Ormai è passata alla Camera e al Senato potranno essere discussi ed eventualmente modificati gli articoli modificati alla camera poi la NUOVA legge entrerà in vigore.
    Questa nuova norma non ancora attiva è pessima prima di tutto per noi cacciatori.
    La fauna di pregio autoctona – presente nel territorio dei parchi-oasi- zrc ecc- subirà le peggiori devastazioni, secondo il mio parere, ne uscirà drasticamente indebolita.

    L’idea che in un parco le specie si autogestiscano è sempre più scientificamente inesistente.

    • M.A.
      giugno 22, 2017 alle 3:10 pm

      Concordo Pietro Pirredda. E’ una legge sbagliata che causerà delle ripercussioni ambientali. Per quanto riguarda la gestione della fauna in Sardegna, guarda un pò chi ha espresso il suo parere: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2017/06/20/news/contenere-le-specie-per-gestire-l-ambiente-1.15513241?8

      ” L’OPINIONE – Lasciare popolare a dismisura l’isola di cornacchie, cinghiali, cani randagi o cervi sarebbe dannoso non solo per l’uomo ma per gli stessi animali
      di Domenico Ruiu

      Ho letto con interesse il pezzo di Antonio Canu sul fatto che l’uomo deve imparare a convivere con cormorani e cinghiali e quant’altro crei allarmismi (La Nuova Sardegna del 15 giugno u.s.). Articolo di carattere generale, denso di principi da condividere integralmente. Ma solo in teoria, perchè i principi non guardano il particolare. Che pretende e merita un serio approfondimento.
      Anni fa stavo fotografando da un paio di giorni i grifoni nella costa nord occidentale della Sardegna. Una mattina poco distante dall’ovile dove dormivo c’erano una ventina di pecore morte e un’altra decina agonizzanti, sbranate dai cani randagi. Certo quei cani erano diventati “randagi” in conseguenza del fatto che l’uomo aveva abbandonato loro, o i loro genitori, in campagna. Oggi succede più di allora. In merito c’è una apposita normativa sul randagismo che, qualora venisse applicata, potrebbe tutt’al più risolvere il problema nelle periferie urbane, essendo inapplicabile e inefficiente nelle campagne vere. La legge non prevede indennizzi. Il problema è grave, anche se ha una diffusione localizzata e temporanea, e le conseguenze sono totalmente a carico dell’allevatore di turno.

      Ho partecipato attivamente, nella seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso, alle straordinarie campagne di sensibilizzazione, compresa la fantastica epopea di Monte Arcosu, per la salvaguardia del cervo sardo, che allora era al limite dell’estinzione. I risultati sono stati straordinari, ed oggi la popolazione del cervo in Sardegna è verosimilmente vicina alle 15.000 unità.
      In alcune aree del centro sud il cervo è così numeroso da rappresentare un problema. Grave come sempre solo per le categorie interessate. Questo perchè il cervo da quando è stato introdotto nell’isola non ha mai avuto predatori naturali in grado di contenerne il numero, salvo l’uomo. Che nel passato ha esagerato al punto tale da portarlo al limite dell’estinzione; ma che poi ne ha consentito e favorito un aumento esponenziale della popolazione. Certamente si deve continuare, come si sta facendo, a catturarne da una parte per reintrodurli dove ancora non ci sono. Ma è solo un modo per rimandare il problema, che comunque non sarà mai risolvibile all’interno di una convivenza francescana.

      Il Parco Nazionale dell’Asinara su questo tema offre importanti spunti di riflessione. Capre e cinghiali sono stati introdotti nell’isola ai tempi della colonia penale con finalità economiche (allevamento) e venatorie. Su entrambe le specie l’uomo effettuava regolari e cospicui prelievi. Mancati i quali le stesse sono esplose numericamente, con conseguenze devastanti per l’ambiente in generale. I piani di spostamento di animali da un’isola all’altra, oltre che estremamente costosi, non hanno dato ne potranno mai dare i risultati sperati.
      Chiudo con l’argomento che maggiormente mi ha spinto a scrivere queste righe. Santu Predu è uno dei rioni più antichi di Nuoro. Ci sono ancora case con porticati e tettoie, ideali per la nidificazione della rondine, divenuta oramai sempre più rara. Quest’anno ne ho contato solamente otto coppie. I pulcini sono nati più o meno nella stessa giornata. Tutti, dico tutti, sono stati predati in una sola mattinata dalle ghiandaie. A Seuna, altro rione storico nuorese, invece sono le taccole che, come ogni anno, aspettano che nascano i pulcini dei balestrucci per estrarli, con mirabile maestria, dai nidi. Le cornacchie non hanno una precisa specializzazione, sono più sbrigative e portano direttamente via le uova dei piccoli uccelli (un tempo erano numerosi i cardellini e i verdoni) che osino nidificare nei giardini della città. Certo, anche l’aumento dei corvidi è stato causato dalla negligenza dell’uomo, è Lui il vero responsabile.
      Adesso però noi (non Lui) ci troviamo di fronte ad un amletico dilemma: aspettare che si stabilizzi una sana convivenza tra pastori e cani randagi, corvidi e rondini o assumerci in pieno le nostre responsabilità (Lui non lo farà mai). Che vuol dire fare indagini approfondite sui singoli argomenti, studiare le soluzione possibili, tenendo ben presente però che, qualora i

      rimedi adottati non si rivelino efficaci, l’eventuale contenimento delle specie diventate loro malgrado dannose perchè eccessivamente numerose, non sarebbe una comoda e gratuita crudeltà ma un responsabile, serio e coraggioso programma di gestione ambientale.”

      • giugno 22, 2017 alle 3:57 pm

        “In alcune aree del centro sud il cervo è così numeroso da rappresentare un problema … Certamente si deve continuare, come si sta facendo, a catturarne da una parte per reintrodurli dove ancora non ci sono”, cioè l’85-90% della Sardegna, più del 95% della Corsica.
        Poi se ne potrà riparlare.

      • M.A.
        giugno 22, 2017 alle 4:57 pm

        “Ma è solo un modo per rimandare il problema, che comunque non sarà mai risolvibile all’interno di una convivenza francescana…” Sono d’accordo..fosse per me sarebbe bello vederli anche in piazza Yenne. Però è da notare finalmente, un’apertura razionale di esponenti del mondo ambientalista sardo ai vari problemi odierni riguardanti la gestione faunistica dei parchi e non solo.

      • giugno 22, 2017 alle 5:35 pm

        Domenico Ruju, già cacciatore, è stato parte attiva di tante iniziative di sensibilizzazione ambientale in Sardegna negli ultimi decenni. Ciò non toglie che goda di presunzione di infallibilità, soprattutto non pare abbia mai detto che si debba smettere con la sacrosanta reintroduzione del Cervo sardo nelle tante aree della Sardegna e della Corsica dove potrebbe (e dovrebbe) vivere.
        Ne riparliamo – con i metri attuali – fra 40 anni 😉

      • M.A.
        giugno 22, 2017 alle 6:40 pm

        E’ stato un cacciatore, ma ora e’ un esponente ambientalista che con esperienza e razionalità spogliata da quella morbosa zoofilia animalista è in grado di vedere i problemi ambientali e faunistici, accettando il ruolo attivo che noi cacciatori, parte integrante di un ecosistema privo di predatori naturali, possiamo fornire all’ambiente isolano. Penso che il signor Ruju sia di dieci o quindici anni (altro che 40!) proiettato nel prossimo futuro.
        L’ambientalismo se vuole crescere ed evolversi in ottica futura deve spogliarsi da quelle false credenze e dogmi di un becero animalismo, diventato ormai una moda/religione “new age”, ben lontano dalle realtà e dinamiche ambientali, privo di scienza ma ricco di cotanta scemenza. 🙂 Buona serata

      • giugno 22, 2017 alle 9:49 pm

        ..e il mondo venatorio deve togliersi dal cervello i pallettoni 🙂
        la strada da fare è lunga e la stragrande parte della Sardegna e della Corsica non vede Cervi sardi da decine o centinaia di anni.

  2. giugno 22, 2017 alle 2:50 pm

    un pesante passo indietro. Non sono tanto le associazioni ambientaliste a esser “sconfitte”, ma la salvaguardia dell’ambiente e la decenza in questo povero Bel Paese.

    da Carte in Regola, 21 giugno 2017
    La legge sui parchi è stata approvata, sconfitte le associazioni ambientaliste.
    Con grande tristezza comunichiamo che oggi l’ennesima legge che smantella la tutela del patrimonio naturale collettivo è stata approvata in Parlamento (voto contrario di M5s, Sinistra Italiana, Lega e Mdp, Forza Italia astenuta). Con le conseguenze che da tempo denunciamo e che riportiamo con l’ultimo, disperato e inutile appello di associazioni come E.N.P.A., Greenpeace, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Italia Nostra, L.A.V., L.I.P.U., Federazione nazionale Pro Natura, WWF e altre. Ancora un provvedimento come quello recentemente approvato che blocca di fatto le ruspe per i manufatti abusivi, o come la modifica della Valutazione di Impatto Ambientale e tante altre leggi e leggine, che da tempo vengono approvate nel silenzio generale, nel back stage della politica dei salotti e dei talk show: http://www.carteinregola.it/index.php/la-legge-sui-parchi-e-stata-approvata-sconfitte-le-associazioni-e-gli-ambientalisti/

    ___________________

    da Greenreport, 21 giugno 2017
    Galletti: spero venga presto definitivamente approvata dal Senato.
    Approvata la nuova legge sui Parchi. Lipu e Wwf: snatura parchi, pagina grigia per l’ambiente.
    Federparchi e Realacci: più soldi e strumenti per Parchi modello di sviluppo sostenibile: http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/approvata-la-nuova-legge-sui-parchi-lipu-wwf-snatura-parchi-pagina-grigia-lambiente/

    _____________

    da Rinnovabili.it, 21 giugno 2017
    Promossa da Borghi e Realacci.
    Legge sui Parchi, la Camera approva. WWF: “Indietro di 40 anni”. Montecitorio ha dato il via libera alla nuova legge sui parchi, contestata perché favorisce l’ingresso dei cacciatori e delle trivelle e trasforma le aree protette in soggetti economici: http://www.rinnovabili.it/ambiente/ddl-parchi-camera-approva-wwf-333/

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    da Il Manifesto, 21 giugno 2017
    La controriforma. I parchi cambiano pelle e senza il benestare degli ambientalisti. (Rachele Gonnelli): http://www.territorialmente.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/06/21-giu-MANIFESTO-I-Parchi-cambiano-senza-benestare-degli-ambientalisti.pdf

  3. Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
    giugno 26, 2017 alle 1:00 pm

    La salvaguardia dell’ambiente non riguarda i parchi nazionali, regionali, oasi o aree marine protette. Riguarda tutto il territorio, è la Costituzione che lo dice.
    I parchi, solo ed esclusivamente in Italia nascono solo per impedire la caccia e creare carrozzoni (benché GRIG possa scrivere 2000 pagine a suffragio di questa scelta), in quanto le bellezze d’Italia sono arrivate a noi non perché nell’800 si sia creato un parco. Invece la gente del posto ha ritenuto che quel sito andasse preservato, controllando il numero di specie al suo interno anche attraverso la caccia.
    Oggi certamente i tempi sono cambiati ma non condivido il pensiero dell’animalista-tipo che spera che un animale nasca – viva e muoia secondo la legge della giungla.
    Ci sono specie da preservare di cui tutti conosciamo l’essenza e tutti (salvo qualche mente bacata) teniamo che esse aumentino di numero e siano in salute. Cacciatori compresi! Cosi è per l’orso d’abruzzo, lo stambecco, il lupo (ripeto il lupo), il cervo sardo, il muflone, la gallina prataiola, il grifone, ecc.ecc.
    I parchi infatti hanno inserito la necessità di controllare il numero di alcune specie molto prolifiche che vivono al suo interno.
    Quando studiai la Geografia alle elementari e alle medie i parchi in Italia erano 4. Oggi sono un’esagerazione che non viene gestita per salvaguardare il territorio o valorizzarlo ma viene gestita l’attività lavorativa che è praticata al suo interno. – parere personale chiaramente.
    La Sardegna da sempre è un grande parco con delle pecche, tutte dovute alla sconsideratezza delle scelte adottate dall’uomo.
    Cosi vediamo che in certi posti gli allevatori stanno distruggendo le foreste, solo perché cosi vedono il gregge da lontano e creano più pascolo o creano più legna.
    L’inquinamento colpisce a macchia di leopardo ogni specie e solo le più resistenti sopravvivono, magari a discapito di altre meno forti. Lo vediamo con i corvidi principalmente, il cinghiale, e altri.
    La pernice sarda è una specie che vive un periodo pessimo e per quello che posso dire, la percentuale da addebitarsi all’uomo, inteso come bracconaggio e molto bassa.
    Addebito invece molto a specie opportunistiche quali, corvidi, martore (nella mia zona in forte aumento numerico) rapaci, volpi, cinghiali, gatti domestici e gatti selvatici e cani randagi.
    Senza fare proselitismi ritengo che lo Stato dovrebbe iniziare a capire che il modello Brambilla non ci porterà da nessuna parte (in positivo).
    Gestire queste specie, ivi compresi i gatti e i cani randagi dovrebbe essere un obbligo. Queste specie in altri stati sono gestite alla stregua di altri animali selvatici con catture/serilizzazioni e perfino abbattimenti.

    http://www.bighunter.it/Natura/ArchivioNews/tabid/220/newsid734/21897/Default.aspx

    La differenza tra un animale d’affezione ed un animale che vive in campagnia e teme l’uomo, dovrebbe essere chiara, in più la legge stessa dichiara animali non riconducibili ad un uomo (mancanza di targhetta identificativa, mancanza di collare e/o mancanza di microchip), identifica quell’animale come patrimonio dello Stato. (Quindi animale selvatico soggetto alla normativa 157/92).

    Insomma il territorio va gestito con coscienza, non parchizzato!
    Saluti

    Pietro

    • giugno 26, 2017 alle 4:16 pm

      la salvaguardia é e dev’essere di tutto il territorio. Naturalmente, sono decenni che ci battiamo per questo. I parchi naturali uniscono alla salvaguardia del territorio anche l’obiettivo dell’equilibrata crescita economico-sociale delle popolazioni che lo abitano. In Italia e nel resto d’Europa vi sono centinaia di casi positivi in proposito.
      I residenti sono stati quelli che hanno conservato i valori naturali di un territorio e non c’è bisogno di altro? Si, forse nei decenni passati, ora non basta più.
      Per esempio, la costa del Golfo di Orosei é splendida, ma d’estate é trafficata da barconi che “vomitano” migliaia di bagnanti in pochi metri quadri di calette solo perché pagano. Le Foche monache sono state sparate e sono sparite, le rocce vengono rese più”comode” a picconate nel silenzio di Comune e residenti.
      Così, per un pugno di soldi, la natura va a farsi benedire e fra qualche anno i turisti andranno altrove.
      La caccia? Ma quando mai ha portato benessere a un territorio e ha salvaguardato i valori naturali?
      Ma siamo seri…

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        giugno 26, 2017 alle 4:53 pm

        “La caccia? Ma quando mai ha portato benessere a un territorio e ha salvaguardato i valori naturali?
        Ma siamo seri…”
        Probabilmente abbiano già affrontato il discorso in passato, ma essendo seri, ti sei mai chiesto il perchè non sia mai partito effettivamente il Parco del Gennargentu ma esiste solo sulla carta, pur essendo sponsorizzato negli anni da giunte regionali di destra e di sinistra senza distinzioni, e attualmente persino anche da qualche sindacato?
        Perchè la gente che vive nei paesani fantasmi dell’entroterra,vi risiedono e usufruiscono del territorio per 365 giorni l’anno e non occasionalmente da turisti per due o o tre settimane. Giovani e meno giovani hanno creato il fulcro della loro economia sulla pastorizia e non sul turismo verde, e specialmente hanno scandito il loro tempo in base alle stagioni estate e primavera tra una festa religiosa e l’altra, una sagra e l’altra mentre l’autunno e l’inverno viene trascorso tra i monti con le battute di caccia al cinghiale, evento che coinvolge l’intera comunità. Il benessere che la caccia ha da sempre portato ai locali, o più precisamente ai sardi, è di tipo sociale, non economico. Avete visto il gran successo della fiera della caccia, pesca e tempo libero di Macomer? Non vi erano solamente cacciatori o pescatori, ma famiglie intere, bambini compresi, interessati alla manifestazione. In Sardegna esiste una propensione culturale a queste attività in virtù delle nostre tradizioni, e nel centro sardegna questo aspetto è più marcato e sarebbe ora che la politica, le associazioni ambientaliste e il sindacato recepiscano il messaggio.

      • giugno 26, 2017 alle 5:01 pm

        ..e qualcuno al giorno d’oggi vive di caccia in Sardegna?
        Ma siamo seri…

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        giugno 26, 2017 alle 5:10 pm

        non si vive di caccia Deliperi, ma la caccia specialmente in quei territori a livello sociale e psicologico aiuta il vivere! Non parlo dei 30-40-50 o 200 kg di ipotetica carne che ognuno di loro riesce a farsi in una stagione, sono e rimarranno nei giorni odierni un integrazione alimentare niente di più, ma a livello sociale in contesti del genere poter praticare un’attività scolpita nei cromosomi da cultura e tradizioni millenarie, fa eccome la differenza!
        In questo caso, il mio invito non è quello di stravolgere la natura umana, ma di conviverci! avreste più opportunità di essere ascoltati (dai cittadini non da qualche politico!).

      • giugno 26, 2017 alle 10:14 pm

        nessuno vuole stravolgere la “natura umana”.
        Proprio per questo la “natura umana” porta le persone ad abbandonare i paesi dove non ci sono lavoro e prospettive future.
        I parchi naturali non sono la bacchetta magica e non lo saranno mai, ma contribuiscono in tutte le aree marginali d’Europa a creare flussi turistici in zone dove i turisti non sarebbero mai andati.
        Piaccia o no, ma è così e lo sanno ormai anche i bambini.
        Rinunciare a queste prospettive solo perchè qualcuno vuole andare a caccia è, a nostro parere, demenziale.
        In Sardegna lo si vuol fare?
        Benissimo.
        Occasioni di lavoro ve ne saranno sempre meno ed entro qualche decennio non saranno pochi i paesi ad esser disabitati.
        Tutto per poter andare a caccia…

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        giugno 27, 2017 alle 12:19 am

        Io o te siamo portatori di idee opposte, ma comunque non essendo cittadini locali non siamo direttamente coinvolti. Mi piacerebbe chiedere ai ragazzi che vi risiedeno e che hanno avuto il coraggio di rimanere per scelta e vivere di pastorizia come i padri o i nonni, se sono d’accordo. Mi piacerebbe chiedere a coloro che sono rimasti, a quei coraggiosi ragazzi, che vivono in ostaggio tra gli aspri monti del Gennargentu e non sono fuggiti all’estero, se sono disposti a rinunciare a uno dei pochi hobby a scopo ricreativo che è stato tramandato e concesso dalla nostra terra. Vietare la caccia grossa in Barbagia e vietare tutte le attività che prevedono uno sfruttamento delle risorse ambientali in
        sintonia con il mondo agro-pastorale (taglio della legna, raccolta funghi) sarebbe un accanimento nei confronti di una società in crisi. Senza quello probabilmente, se fossi del posto, fuggirei anche io e preferirei andare in una grande città a fare il cameriere, ma almeno avrei possibilità di svago e godermi i soldi del mio lavoro. Se togli quello, caccia compresa, cosa rimane in Barbagia? avrebbe senso svegliarsi alle 4 del mattino per andare a mungere e svagarsi 365 giorni all’anno nel bar di paese aspettando la Juve la domenica, il patrono o I turisti a Cortes Apertas? Ma anche no!
        Ricordo che negli anni 80′-’90 la noia e la crisi sociale era combattuta nel basso Campidano con l’eroina, in Barbagia con i cinghiali. Non so se rendo l’idea.

      • giugno 27, 2017 alle 6:32 am

        a parte il fatto che un qualsiasi parco naturale non sarebbe esteso per l’intera area di riferimento (es. tutta la Barbagia), non vieterebbe gli usi civici, il legnatico, ecc., la penso come te.
        Non volete il parco?
        Benissimo.
        Perdete un’occasione di crescita per l’intera zona e di ricadute economico-sociali diffuse.
        Poi non lamentatevi e continuate a divertirvi andando a caccia…

        Stefano Deliperi

  4. Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
    giugno 27, 2017 alle 9:00 am

    Grig, sul discorso Parco del Gennargentu…..per fortuna il tuo è un punto di vista diverso da chi il territorio lo vive. Prova oggi ad andare a La Maddalena e chiedere se, con ciò che ha comportato per loro, rivorrebbero il parco. La risposta sarebbe un NO diffuso per almeno il 90% degli abitanti.
    La Caccia, o meglio il prelievo venatorio inteso come gestione delle specie faunistiche è un aspetto, ma non solo.
    Il parco è sempre calato dall’alto verso la collettività perchè a decidere è l’amministrazione comunale di quel posto, non la popolazione. Non ho mai visto un progetto che prevede conferenze per spiegare alla gente la legge sui parchi, cosa si può fare e cosa non si può fare in un parco per intenderci. Non ho mai visto un referendum nei paesi in cui è stato fatto un parco per vedere se la popolazione lo volesse.

    Chiaro che siamo in un sito ecologista e non ti vedremo mai dare al prelievo venatorio e / o al controllo delle specie (c.d. opportunistiche, in sovranumero, nocive, ibride, alloctone, ecc) ma per fortuna tutti non la pensano come voi nel reciproco scambio di opinioni.

    • giugno 27, 2017 alle 3:43 pm

      il parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei venne preceduto da ben tre intese Stato-Regione e da un ampio coinvolgimento degli Enti locali interessati, con assemblee e votazioni di tutti i Consigli comunali. Su 24 Comuni ben 21 aderirono, poi una squallida e interessata campagna stampa fece sospendere il processo. Era orchestrata da Antonangelo Liori, allora direttore de L’Unione Sarda. E non aggiungo altro.
      Ripeto, non si vuole il parco? Bene, non si fa, ma finisca la lagna delle “zone interne abbandonate”.
      Con quali occasioni di lavoro e di ricaduta economico-sociale diffusa vogliono vivere? Con la caccia?

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        giugno 27, 2017 alle 4:13 pm

        Deliperi, scusa se intervengo ancora. Conosco bene la generazione Erasmus. Giovani che hanno avuto la possibilità di formarsi e girare in Europa per conoscere altre realtà. Vivere in Sardegna è frutto di un mix di fattori: lavoro e società.. La consapevolezza di altri stili di vita fuori da quest’isola sperduta nel Mediterraneo, ha da sempre allietato i ragazzi. Ragazzi che partivano pieni di speranza, col magone di lasciare familiari e amici, ma quando tornano dopo due o tre tuffi al mare rimpiangono il fatto di averlo fatto, pur trovando o avendo una stabilità economica.
        Vivere in Sardegna, al di là delle possibilità è una scelta. In Sardegna ci vivi da sardo, e non da turista, ancor di più nelle zone dell’interno, viste da chi fugge piccole cattedrali nel deserto o piccole Alcatraz, in cui a volte si è isolati dal mondo persino da internet. Chi è il giovane che investe oggi in un’attività per mettere radici in paesi di 5-800 abitanti dove oltre il 60% è over 60, se non uno che ama la sardità e le sue tradizioni?
        Quelli che rimangono spesso portano avanti l’azienda di famiglia del padre e si cimentano in una vita fatta di routine quotidiana, dove gli scambi sociali avvengono principalmente al bar o alla festa del paese. Non è tanto il lavoro che manca, perchè chi rimane, il lavoro o qualche aiuto ce l’ha, ma i giovani d’oggi, questa generazione Erasmus, vogliono godere di quel senso di libertà e hanno in testa altri stili di vita, che il Gennargentu, parco o no, non dà. Ti rigiro la domanda: a parte che sono convinto che non tutti riuscirebbero a trovare occupazione con la creazione di un parco, ma siamo veramente sicuri che pur creando dei posti di lavoro i giovani siano disposti a vivere una vita in determinate condizioni avendo una consapevolezza differente del mondo che c’è fuori?? Io ne conosco molti che sono partiti, rientrati per mettere radici, e fuggiti nuovamente a gambe levate più depressi di quando sono partiti la prima volta. Purtroppo. e lo dico da sardo convinto, ci siamo americanizzati anche noi!

      • giugno 27, 2017 alle 5:44 pm

        ho detto e ripetuto fino alla noia che il parco non è una bacchetta magica, ma un’ottima opportunità per creare flussi turistici e occasioni di lavoro e ricadute economico-sociali. É così dappertutto, ma ovviamente bisogna volerlo fare e remare tutti dalla stessa parte.
        Chi non vuole non lo fa.
        Chi cerca altre opportunità se ne va via.
        Penso, però, che sia un’idiozia rinunciare a opportunità simili perché c’è chi vuole andare a caccia proprio lì. 😉

        Stefano Deliperi

      • M.A.
        giugno 27, 2017 alle 6:10 pm

        Ti dico la pura verità, ho girato molto la Sardegna, ma non sono mai andato nel nuorese a caccia. Frequento il Goceano perchè le mie origini sono li. Questi miei pensieri sulle possibili conseguenze del parco, sono di un sardo convinto, affascinato dalla sardità e dalla sua terra (non solo dal mare) che ha fatto una scelta di vita. Conosco le realtà locali, e immedesimo la mia persona in un posto del genere, in un paese a 1500 e passa metri d’altezza, a 30 km da Nuoro, a 145 da Sassari e Cagliari. So l’importanza culturali e sociali che riveste la caccia in quelle realtà, e mi chiedo come sarebbe la vita per chi ci vive, ostaggio tra i monti, senza poter praticare quelle pochissime passioni tramandate dalla tradizione che permangono e spezzano la quotidianità. Per tutelare l’ambiente e creare occupazione è necessario un parco che impone dei vincoli che cozzano con la cultura di chi ci vive? La caccia è uno dei principali motivi per cui la gente del posto si è opposta, tutti gli altri movimenti e/o oppositori hanno avuto solamente un ruolo politico.

      • giugno 27, 2017 alle 7:02 pm

        a parte che il centro abitato più in alto in Sardegna è a mille metri, Fonni, sarebbe necessario chiederlo a persone come Daniele Serusi (vds. https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/11/27/10-100-1000-daniele-serusi/), che ha creato il “parco di Donnortei” contro tutti e tutto. 😀

        Stefano Deliperi

  5. M.A.
    giugno 27, 2017 alle 7:35 pm

    Per chi vive o lavora in montagna i 1000 li supera 😉 Parli del signore che è andato in onda su Linea Verde qualche mese fa e fa l’allevatore di fauna selvatica? Assomiglia vagamente a Porto Conte ad uso privato 🙂 ottima idea di Parco e di Natura! Alleva e macella fauna selvatica addomesticata, al posto dei comuni ovini, conciliando la scienza della tradizione agro.pastorale e l’innovazione del diverso e del “puccioso” muso del daino (anche cervi e cinghiali?) che strappa qualche visita e flash dei turisti provenienti dalle città, e per di più non incombe nella scocciatura della mungitura suscitando forse l’invidia dei pastori comuni. Se fossero tutti così i parchi naturali, ad uso privato e delimitati da reti metalliche che non consentano l’ingresso o l’uscita della fauna allevata, ci metterei la firma, peccato però che la realtà non rispecchi la fantasia!

  1. giugno 21, 2017 alle 11:24 pm
  2. giugno 22, 2017 alle 2:22 am

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