Ancora un estate di degrado in Sardegna?


anche su Il Manifesto Sardo (“Sarà un’estate meno cafona in Sardegna?“), n. 240, 16 giugno 2017

 

Moto, quad e auto fin a due passi dal mare, gas di scarico e perdite d’olio nei boschi, taglio della macchia mediterranea per aprire nuovi sentieri per mountain bike, flotte di barche nelle calette, migliaia di turisti “vomitati” da barconi in doppia fila, passaggi su roccia resi più comodi con picconate

Sembrano incubi irreali e inesistenti nella selvaggia Sardegna, però sono regolarmente realizzati più o meno abusivamente sotto gli occhi ignavi di Regione autonoma della Sardegna e Comuni o pubblicizzati dai tanti che offrono Wild Sardinia a pagamento.

Ma sì, che male fanno una decina di quad au pied de la mer, se non c’è la sabbia, così si blocca il turismo e tante amenità simili.

Ecco che ne pensa Gavino Meloni, esperta guida turistica ambientale: “…ma si parla di questo quando il Comune di Baunei permette (a pagamento) di arrivare in migliaia a Pasquetta a Goloritzè solo per danaro? Dei misteriosi scolpitori di gradini a Mariuolu e Biriola? Del Comune di Urzulei e Orgosolo che lo gestiscono che tranquillamente scivolano sopra il fatto che a Pasquetta di due anni fa sono arrivate più di 500 paganti a Gorropu pagando l’ingresso alle casse comunali……
Che sulle cime del M.Albo si trastullano con le moto. Che diversi sentieri su tutto il territorio vengono percorsi regolarmente dalle moto come il percorso per Cala Luna da Baunei nonostante una chiara e ben esposta Ordinanza Comunale. E se chiami il 1515 i forestali sono sempre impegnati in operazioni così pure i vigili di Baunei….
Devo continuare????? In tanti anni di lavoro come guida ambientale devo constatare che siamo mooolto lontani da un sistema di tutela ambientale che funziona…  Inoltre da quest’anno ci sono altre due barche che fanno le crociere nel Golfo di Orosei ….. è facile immaginare cosa siano diventate le belle calette ben pubblicizzate vuote, piene di oleandri e magari con le foche monache che nuotano. Poveri turisti!”

Come non esser d’accordo?

Spesso e volentieri, le norme di tutela ambientale esistono, ma vengono disinvoltamente ignorate.

Solo qualche esempio.

Baunei, Cala Biriala, “scalini” nella roccia (maggio 2017)

In località Cala Biriala e nella caletta limitrofa sono state rilevate lavorazioni edili (scalinate, passaggi pedonali, ecc.)” in relazione alle quali “non risultano pervenute istanze di autorizzazione paesaggistica … o istanze per l’accertamento della compatibilità paesaggistica” ai sensi delle specifiche disposizioni di cui al decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.    Così afferma il Servizio Tutela del Paesaggio e Vigilanza di Nuoro della Regione autonoma della Sardegna (nota prot. n. 22167 del 6 giugno 2017), dopo aver svolto congiuntamente al Comune di Baunei un sopralluogo, in seguito alla richiesta di informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti inoltrata (28 maggio 2017) dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

Ovviamente non sono arrivati da Parigi e nemmeno da Valdobbiadene i picconatori delle rocce: evidentemente, secondo alcuni, si favorisce il turismo picconando le attrattive naturali che attirano i turisti, in puro autolesionismo: sembra che le autorizzazioni siano latitanti, così come la vigilanza sul territorio.

Ancora.

Iglesias, Canal Grande, quad,
sulla battigia (2 giugno 2017)

L’ordinanza regionale balneare 2017 inibisce esplicitamente l’accesso alle spiagge in tutto l’anno a “veicoli, a motore e non, di qualsiasi genere”, eppure venerdi 2 giugno 2017 nove quad e una ventina di persone sono a una ventina di metri dal mare di Canal Grande, splendida perla del litorale iglesiente. C’è chi dice che quella non è una spiaggia, perché formata da sassi, rocce, ciottoli. Al di là delle opinioni personali, la giurisprudenza è concorde nell’individuare quale “spiaggia (ivi compreso l’arenile) … comprende quei tratti di terra prossimi al mare, che siano sottoposti alle mareggiate straordinarie“, non importando la natura geologica del sito (sabbia, ghiaia, ciottoli, rocce, ecc.).

Piaccia o no, lì i veicoli a motore non possono andarci e, per mera curiosità, sarebbe interessante sapere che cosa impedisca a questi sportivi di lasciare indietro i quad e fare un centinaio di metri a piedi.

Ma non finisce qui.

Talvolta emerge che attrattive turistiche esistenti da tempo e ampiamente pubblicizzate siano completamente prive di uno straccio di autorizzazione, come la nota Ferrata del Cabirol, lungo le falesie di Porto Conte, in area naturale protetta e tutelata con vincolo paesaggistico e a rischio idrogeologico.    Tutte le amministrazioni pubbliche competenti lo sanno, ma nessuna fa nulla.

Anche questo per non danneggiare il turismo…fin quando nessuno si fa male sul serio.

Solo alcuni esempi di quanto accade in queste splendida Isola nel bel mezzo del Mediterraneo, solo alcuni esempi di quanto si dovrebbe evitare semplicemente con il buon senso e una reale vigilanza sul territorio.

Qualche altro anno di cafonaggine, ignavia, deregulation (per non dire altro), avidità e la Sardegna attirerà sempre meno turisti.

Quando si volterà pagina?

Stefano Deliperi. Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Arbus, Dune di Piscinas

(foto Michele Barbiero, per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

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  1. Mara
    giugno 18, 2017 alle 8:13 am

    D’accordo: ci sono tanti cafoni. Ma è il male minore – secondo me – Il PEGGIO sono i Comuni che spennano sfacciatamente i turisti senza offrire nulla, nemmeno una pulizia decente degli arenili (parlo di schifezze varie, non di poseidonie). Oltre all’esempio di Baunei che sicuramente fa scuola, è fantastico il Comune di Cabras, che possiede svariati chilometri di bellissime spiagge nel Sinis. Solo per il parcheggio (rigorosamente sotto il solleone) 3.50 euro per due ore, 5.50 per 4 ore, 7 per sei ore e 8 per l’intera giornata ma nessun servizio di salvataggio a mare. Non hanno sufficienti fondi da stanziare, poverini. E gli abbondantissimi introiti estivi non servono nemmeno a tenere in condizioni decenti la bellissima piazza fronte stagno, dove tra immondizie varie languono fiori rachitici e moribondi che hanno visto l’acqua solo quando è caduta dal cielo, secoli fa.
    Se i Comuni dessero il buon esempio tenendo a livelli civili i luoghi che hanno in custodia, i cafoni si estinguerebbero da soli.
    Dimenticavo una “perla”: NON è previsto che un bagnante si fermi per TRE ore, e a nulla vale protestare con i ragazzi esattori: “Sono regolamenti comunali”.

  2. capitonegatto
    giugno 18, 2017 alle 9:42 am

    La Sardegna costiera vive di turismo, ma far ” sopravvivere ” la natura e il degno rispetto delle persone e’ fondamentale . Il non rispetto delle regole e del buon senso , alla lunga allontana il turista. Non ingozziamoci di turismo selvaggio.!!!!

  3. memorycard
    giugno 18, 2017 alle 12:34 pm

    Il peggior male sono le case nell’agro. Vedi cardedu
    e tutti i centri costieri e non della Sardegna Legge abominevole

  4. Porico
    giugno 18, 2017 alle 1:08 pm

    E’ molto triste constatare ,ancora una volta, il fatto che noi Sardi vendiamo ciò che non è nostro, come si trattasse di un bene personale. Vendiamo la natura non curandoci di rispettarla e di farla rispettare. Dimostriamo di non amarla questa nostra terra . Ci interessa solo prendere , senza ingegno, senza opera , senza lavoro . Manderei tutti i Sardi in Trentino per un corso obbligatorio su come si fa il turismo responsabile .

    • Mara
      giugno 18, 2017 alle 4:05 pm

      Parole Sante.

  5. celestino
    giugno 18, 2017 alle 1:16 pm

    persone che si preparano a lucrare con i parcheggi sugli stagni….divenuti non si sa come di proprietà privata con la compiacenza di qualcuno che ai tempi lavorava in catasto….e tutti zitti comprese le vostre fantomatiche associazioni

    • giugno 18, 2017 alle 2:23 pm

      ne abbiamo denunciato parecchi negli anni scorsi e i parcheggi negli stagni sono spariti.
      Illustre Celestino, renditi utile: manda fotografie e indicazioni precise di dove avresti visto parcheggi realizzati in zone umide all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.
      Renditi utile, davvero.

      Stefano Deliperi

  6. Genius Loci
    giugno 19, 2017 alle 10:02 pm

    Continuo a sostenere che la Regione Sardegna, al pari di altre regioni italiane, deve legiferare per regolamentare queste attività, o quantomeno applicare le norme di tutela ambientale.
    Continuo a segnalare che l’ente foreste, su cauzione, concede i territori da loro gestiti per lo svolgimento di manifestazioni e competizioni motorizzate.
    A mio avviso il problema non riguarda solo l’arco temporale “turistico” (aprile-settembre?), ma l’intero anno.

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