Prelievi di sabbia e disastri ambientali.


Cina, Lago Poyang, spesso prosciugato

Cina, Lago Poyang, spesso prosciugato

Non ci pensa nessuno o quasi.

Eppure gli eccessivi prelievi di sabbia possono portare a veri e propri disastri ambientali.

A Cagliari i sistematici pluridecennali prelievi di sabbia dai fondali prospicienti la spiaggia del Poetto han portato all’erosione della spiaggia emersa e alla successiva scellerata operazione di ripascimento, oggetto anche di vicissitudini giudiziarie.

Ma non è nulla (o quasi) rispetto a quanto sta accadendo in varie parti del mondo.

In un silenzio assordante.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Cagliari, spiaggia del Poetto con il "ripascimento"

Cagliari, spiaggia del Poetto con il “ripascimento”

da La Stampa, 28 febbraio 2017

Isole cancellate e disastri ambientali, è la sabbia il nuovo oro nero. Essenziale per l’edilizia. In pochi anni la Cina ha usato più cemento che gli Usa in un secolo.

Una catastrofe ambientale che avrà gravi conseguenze sugli ecosistemi, sulla disponibilità di acqua potabile, sull’erosione di fiumi, laghi e coste è in corso da anni, in un colpevole silenzio.  (Vittorio Sabadin)

Forse non se ne parla abbastanza perché riguarda la più umile delle risorse naturali: la sabbia. Abbiamo la convinzione che ce ne sia così tanta, nei deserti, nel fondo del mare e nelle spiagge, che è inutile preoccuparsi se ogni anno se ne raccolgono milioni di tonnellate destinate ai cantieri edili. Ma qualcosa ci sta sfuggendo di mano, e gli allarmi che si levano in molte parti del mondo dovrebbero essere ascoltati.

La sabbia è un componente essenziale del calcestruzzo, che si ottiene mescolandola a ghiaia, acqua e cemento. Da secoli si fa così, e non si è trovato un modo migliore per costruire in modo economico un edificio. La sabbia serve anche a produrre il vetro delle finestre e l’asfalto che ricopre le strade. Ogni volta che una città si ingrandisce, è la sabbia a renderlo possibile. Le persone che visitano Shanghai, in Cina, restano ammirate dagli splendidi grattacieli, dalle autostrade urbane e dalle infrastrutture realizzate negli ultimi anni. Dal 2000, la città ha aggiunto 7 milioni di persone ai suoi abitanti, toccando i 23 milioni di residenti. In 10 anni, ha costruito più nuovi grattacieli di tutti quelli che si trovano a Manhattan. La sabbia con la quale sono stati eretti è arrivata quasi tutta dal lago Poyang, il più esteso della Cina. Grandi macchine in grado di estrarre 10 mila tonnellate di materiale l’ora hanno permesso di inviare su barche, lungo lo Yangtze, 236 milioni di metri cubi l’anno di sabbia. Ma il Poyang, che era la maggiore riserva di acqua potabile del Paese, è ora secco per molti mesi dell’anno. Gli uccelli migratori che vi si rifugiavano sono scomparsi, le rive franano e la bocca verso lo Yangtze è diventata così grande che l’acqua del lago vi si riversa subito, lasciando i fondali scoperti.

Cina, Pechino, smog

Cina, Pechino, smog

Mezzo miliardo .

Mezzo miliardo di cinesi vive oggi in una città e molti altri desiderano farlo: occorrerà altra sabbia. Ma il problema non è limitato alla Cina. L’India ha triplicato dal 2000 il suo consumo di sabbia; Singapore in 20 anni ne ha importata per 517 milioni di tonnellate, stabilendo un record mondiale di 5,4 tonnellate per abitante. In Indonesia 24 isole sabbiose sono scomparse, divorate dalle scavatrici. Non sono solo le grandi compagnie a estrarre sabbia. In India, Cina e nel Sud Est asiatico lo fa anche la gente comune, che poi la trasporta verso le città su camion e a volte a dorso di asino, e viene già taglieggiata da organizzazioni criminali.

Gli enti che lanciano l’allarme, come il Global Environmental Alert Service delle Nazioni Unite che ha redatto un rapporto sul «sand mining», non prevedono che la situazione migliorerà: nel 2010 la superficie della Terra coperta da cemento, asfalto e parcheggi era di un milione di chilometri quadrati, una superficie pari al doppio della Spagna. La popolazione urbana, che oggi tocca i 3,9 miliardi di persone, arriverà a 6,3 miliardi nel 2050. Per questo in tutto il mondo si raccoglie altra sabbia, deviando il corso dei fiumi e dei laghi, rendendo sempre più fragili le rive, distruggendo ecosistemi e depredando le spiagge, come avviene persino in California dove la società Cemex, grazie a un cavillo legale, ha ancora un permesso di prelievo. Ed Thornthon, ingegnere di Monterey esperto nella preservazione delle coste, ha detto al Guardian che 30 chilometri quadrati di spiagge californiane spariscono ogni anno per diventare calcestruzzo. Cemex ha smentito.

Chi pensa che la sabbia dei fiumi e dei laghi debba essere protetta comincia a protestare, ma senza troppe speranze. Gruppi di attivisti hanno fermato i prelievi sul Lough Neagh in Irlanda, e in California hanno riportato simbolicamente qualche sacco di sabbia sulle spiagge. Il Kenya ha deciso di chiudere le miniere sui fiumi, la Cina ha fermato gli scavi sulle rive dello Yangtze dopo che erano pericolosamente franate vicino a Shanghai. Ma nessuno si fa troppe illusioni: quando fra poco più di 30 anni due esseri umani su tre abiteranno in una città, vivranno circondati da un mare di sabbia impastato nei muri, nei parcheggi e nei centri commerciali e nessuno forse si ricorderà più di com’era il mondo quando la sabbia era ancora al proprio posto.

 

estrazione di sabbia nel Mondo (da La Stampa)

estrazione di sabbia nel Mondo (da La Stampa)

(foto A.N.S.A., La Stampa, S.D., archivio GrIG)

 

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  1. Aleia
    marzo 4, 2017 alle 4:25 pm

    È vero, non ci pensa quasi nessuno. È un vero disastro ambientale, difficile da fermare. Però è importante che si cominci a sapere che anche questa è una delle conseguenze della cementificazione. Bisognerebbe cercare di diffondere il più possibile questo articolo, perché non è un argomento noto.

  2. Felicia
    marzo 11, 2017 alle 5:26 pm

    Questo , per quanto riguarda l’essersi estesa al mondo e con questa alta intensità distruttrice , è soprattutto conseguenza della globalizzazione e della incosciente crescita infinita neocapitalista legata allo sfruttamento umano e alla agenda massomafiosa .
    Vedesi governo ipercorrotto-dittatura cinese al servizio delle multinazionali schiaviste , vedi India preda delle corporations ogm e il governo che fa il caos nelle case della popolazione per fare incetta di oro e robe preziose per le “ricette” austerity antievasione proposte sempre dagli “organismi internazionali” preposti alla realizzazione del folle e mostruoso progetto del nwo .
    Che poi non ci pensi quasi nessuno fa parte del buon tenere nell’ignoranza e lavaggio del cervello completo il popolino tramite i mass media , le “scuole” mnemoniche creanti buoni schiavi per l’élite .

  3. maggio 18, 2018 alle 2:50 pm

    fermare l’erosione delle coste significa innanzitutto fermare l’antropizzazione delle coste, ci vuol tanto a capirlo?

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna
    Coste, a Cagliari evento progetto Maregot. Spano: Sardegna in buona salute ma non abbassiamo la guardia su erosione.
    “Con i suoi oltre 2mila chilometri di coste la Sardegna vanta un patrimonio naturalistico di enorme valore che stiamo proteggendo anche dal rischio erosione, anche se è tra le regioni in miglior salute su questo fronte”, ha sottolineato l’assessora della Difesa dell’ambiente Spano che ha partecipato all’evento e ha siglato per la Regione Sardegna la Carta di Bologna. (https://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=65)

    Cagliari, 17 maggio 2018 – Stabilità della falesie, moto ondoso, posidonia, incidenza delle strutture portuali e tutela degli habitat: questi alcuni degli argomenti del confronto offerto dall’iniziativa “Gestione e tutela delle coste” organizzato, oggi a Cagliari, dall’Assessorato della Difesa dell’ambiente nell’ambito del progetto MAREGOT “MAnagement dei Rischi derivanti dall’Erosione costiera e azioni di GOvernance Transfrontaliera”, finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2014-2020. Presenti numerosi esperti provenienti, fra l’altro, da Corsica, Liguria, Sardegna, Regione PACA (la regione francese composta da Provenza-Alpi-Costa Azzurra) e Toscana, cioè i partner del progetto finalizzato a prevenire e gestire congiuntamente i rischi dell’erosione costiera nell’area marittima.

    SPANO SU TUTELA E FRUIZIONE. Un utile momento di confronto di metodologie e buone pratiche nel quale emerge però anche una positiva situazione per l’Isola. “Con i suoi oltre 2mila chilometri di coste la Sardegna vanta un patrimonio naturalistico di enorme valore che stiamo proteggendo anche dal rischio erosione, anche se è tra le regioni in miglior salute su questo fronte”, ha sottolineato l’assessora della Difesa dell’ambiente Donatella Spano che ha partecipato all’evento e ha siglato per la Regione Sardegna la Carta di Bologna, sulle azioni strategiche per la protezione e lo sviluppo sostenibile delle coste mediterranee, alla presenza di Roberto Montanari, delegato di Paola Gazzolo, assessore alla Difesa del suolo e della costa, protezione civile e politiche ambientali e della montagna della Regione Emilia Romagna. Gli esperti dicono che la criticità alta riguarda circa 84 chilometri di coste sabbiose, pari al 14,5 per cento del perimetro totale dell’isola.

    INTERVENTI PER 18,4 MILIONI. Evidenziata poi la grande attenzione ai territori più vulnerabili. In questi ultimi quattro anni sono stati finanziati interventi di tutela delle coste e mitigazione del rischio idrogeologico nei Comuni di Alghero, Arbus, Badesi, Budoni, Cagliari, Calasetta, Capoterra, Dorgali, Pula, Posada, Porto Torres, San Teodoro, San Vero Milis, Sinnai, Sarroch, Sorso e Valledoria. “Dal 2014 a oggi – ha spiegato l’assessora Spano – la Giunta ha investito 18,4 milioni di euro finanziando interventi su ambiti costieri rocciosi o spiagge di sabbia ricadenti nei diversi comuni e abbiamo deciso di aderire alla Carta di Bologna per la protezione e lo sviluppo sostenibile delle coste mediterranee attraverso azioni congiunte che possano limitare i danni dovuti anche all’accelerazione dei fenomeni legati al cambiamento climatico”.

    LA CARTA DI BOLOGNA. La Regione Sardegna, che è impegnata su questi temi anche all’interno del Tavolo nazionale per l’erosione costiera coordinato dall’Ispra, ha oggi sottoscritto la Carta di Bologna, documento che rafforza il ruolo delle regioni mediterranee sulle politiche europee costiere e marittime, stimolando la collaborazione anche con Enti locali, Università ed altri portatori di interesse. “Tra le varie iniziative promosse dalla Carta – ha concluso Donatella Spano, che ha ringraziato per l’organizzazione l’Assessorato (tutti i dirigenti e i funzionari e in particolare Mario Deriu, responsabile del progetto Maregot per la Sardegna) – è significativa la rilevazione quantitativa del fenomeno erosivo e del rischio di ingressione marina lungo le coste del Mediterraneo anche in funzione della Direttiva Alluvioni. Un’analisi necessaria per attuare una concreta politica di adattamento ai rischi naturali e antropici delle zone costiere, favorendo così la riqualificazione dei territori costieri per una crescita sostenibile”.

    ________________________

    da L’Unione Sarda, 17 maggio 2018
    Erosione, un grande piano per salvare le coste dell’Isola. (Cristina Cossu): http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2018/05/17/erosione-un-grande-piano-per-salvare-le-coste-dell-isola-68-730190.html

  1. marzo 2, 2017 alle 7:45 am

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