Lettera aperta all’Assessore Erriu sul nuovo Editto delle Chiudende.


Portoscuso, Capo Altano - Guroneddu

Portoscuso, Capo Altano – Guroneddu

Dopo averlo fatto nell’ ottobre scorso, l’Assessore degli Enti locali, Finanze, Urbanistica della Regione autonoma della Sardegna Cristiano Erriu cerca nuovamente di tranquillizzare tutti sul nuovo Editto delle Chiudende confezionato dalla Giunta Pigliaru e scodellato dal Consiglio regionale sardo.

A parte il fatto che l’Assessorato competente in materia di usi civici è quello all’Agricoltura, finora silente, spiace, per la stima che gli portiamo, ma non riesce a convincere nemmeno un po’.

Continueremo a difendere i demani civici in Sardegna e altrove con tutti i mezzi a disposizione.

Infatti, non convince nemmeno un po’ una legge – la legge regionale n. 26/2016 – approvata di notte, a poche ore dalla proposta della Giunta, senza alcuna trasparenza, senza uno straccio di dibattito pubblico dopo vari contenziosi davanti alla Corte costituzionale e 120 accertamenti di demani civici effettuati e pagati dalla Regione, ma tuttora non promulgati.

Portovesme, bacino "fanghi rossi" bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)

Portovesme, bacino “fanghi rossi” bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)

Non convince nemmeno l’intento di volere “affrontare casi specifici” come l’inquinatissimo bacino dei “fanghi rossi” di Portovesme, realizzato su terreni a uso civico.

La legge approvata furtivamente la notte del 25 ottobre 2016 riguarda naturalmente casi generali e astratti, potenzialmente gli oltre 400 mila ettari dei demani civici sardi.  Se si fosse voluto intervenire su singoli pochi casi, gli istituti applicabili potevano esser altri (la permuta, l’alienazione, il trasferimento dei diritti di uso civico) già previsti dal quadro normativo (legge n. 1766/1927 e s.m.i., regio decreto n. 332/1928 e s.m.i., legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.).

In più, sul piano giuridico, è l’ennesimo pastrocchio: in pratica, la Regione (Giunta e Consiglio) ha deciso  che i terreni appartenenti ai demani civici siano sclassificati – cioè sdemanializzati – ma la perdita della tutela paesaggistica di cui al decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. sarebbe sospesa sine die in attesa delle verifiche svolte dal Ministero per i beni e attività culturali e del turismo e della Regione nell’ambito degli accordi di copianificazione propri della pianificazione paesaggistica.

Non si comprende a quale titolo quelle aree rimarrebbero tutelate con il vincolo paesaggistico, in una sorta di limbo giuridico, in attesa di futuri ed eventuali accordi di copianificazione Stato-Regione che chissà quando arriveranno, pur avendo perso la qualifica demaniale civica, cioè la il motivo stesso della presenza del vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

Tanto per capirci, a oggi, non c’è stata la conclusione di neanche un accordo di copianificazione Stato-Regione autonoma della Sardegna.

Avrebbe avuto senso e sarebbe stata ampiamente giustificabile un’operazione di trasferimento dei diritti di uso civico dalle aree compromesse irreversibilmente a boschi, coste, pascoli di proprietà comunale e, eventualmente, regionale, così da compensare sul piano ambientale e sociale la perdita in danno delle collettività locali.

stendardo GrIGIl Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha predisposto in proposito un testo normativo liberamente utilizzabile (Proposta di legge regionale “Trasferimento dei diritti di uso civico e sdemanializzazione di aree compromesse appartenenti ai demani civici).

Ma così non è stato e la legge regionale n. 26/2016 riapre i termini delle “sclassificazioni” (sdemanializzazioni) dei terreni appartenenti ai demani civici senza che sia previsto alcun corrispettivo per le collettività locali titolari dei diritti di uso civico, così derubate due volte, la prima quando sono stati illegittimamente venduti o occupati i terreni a uso civico, la seconda quando la Regione approverà le “sclassificazioni” senza nulla in cambio.

Non nascondiamoci dietro un dito: fra i terreni a uso civico interessati da questa ben poco virtuosa operazione di sdemanializzazione ci sono sì aree industriali come il bacino dei c.d. fanghi rossi di Portovesme, ma ci sono anche lottizzazioni edilizie lungo la costa orientale, realizzate completamente o solo in parte, come sul litorale di Orosei, dove sono ben presenti interessi di importanti gruppi turistico-immobiliari, così come i terreni a uso civico di Capo Altano, sulla costa di Portoscuso.

Altro che assenza di aree costiere, come sembra adombrare l’Assessore Erriu…

Sardegna, costa meridionale

Sardegna, costa meridionale

Per non parlare – infatti l’Assessore Erriu se ne guarda bene dal parlarne – dei tanti casi che possono aver determinato la scandalosa mancata promulgazione di ben 120 provvedimenti di accertamento di altrettanti demani civici nei rispettivi territori comunali sardi, pronti fin dal 2012 e non promulgati per motivi ignoti, pur derivando da regolare appalto di servizi collaudato e pagato.

Per non parlare dei mancati recuperi da parte di Comuni e Regione di migliaia e migliaia di ettari di terreni a uso civico illegittimamente occupati da privati senza alcun titolo, spesso e volentieri “non irreversibilmente modificati”, pur in presenza di un preciso obbligo di legge (art. 22 della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.).  E sarebbe anche importante sapere se vi siano consiglieri regionali e altri amministratori pubblici in conflitto di interessi diretto o indiretto riguardo proprio le occupazioni illegittime di terreni a uso civico.

Ma anche di questo l’Assessore Erriu evita di parlare.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ricorda anche il già presente conflitto di attribuzione in materia fra Stato e Regione sulla legge regionale n. 5/2016 davanti alla Corte costituzionale: infatti, queste norme regionali, proposte e votate da una maggioranza trasversale sovranista e di centro-sinistra, violano le competenze statali esclusive in materia di tutela dell’ambiente (artt. 9, 117, comma 2°, lettera s, cost.), come già riconosciuto con la sentenza della Corte costituzionale n. 210/2014, che dichiarò illegittima la legge regionale Sardegna n. 19/2013 di analogo contenuto.

Siamo disponibili a qualsiasi confronto, ma ci opponiamo e ci opporremo con tutti i mezzi al nuovo Editto delle Chiudende, come il provvedimento che nella prima metà dell’800 dette inizio alla privatizzazione dei grandi demani collettivi sardi.

nevicata nel bosaco

nevicata nel bosco

Qualsiasi cittadino, può, comunque fare la sua parte.   Più di 650 l’hanno già fatto.

Infatti, su sollecitazione di tante persone – oltre alla campagna permanente legale e di sensibilizzazione – il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus propone una petizione popolare al Presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru con richieste semplici e dirette: l’abrogazione della legge regionale n. 26/2016 di sdemanializzazione delle terre civiche (da proporre al Consiglio regionale), la promulgazione dei 120 provvedimenti di accertamento di altrettanti demani civici che dormono nei cassetti regionali da più di 4 anni, l’avvio delle operazioni di recupero delle migliaia di ettari occupati abusivamente.

Bisogna far sentire la propria voce, bisogna far sentire la volontà dei cittadini: firma e fai firmare la petizione in difesa delle terre collettive!

Si può firmare qui: Petizione contro il nuovo Editto delle Chiudende!

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

animali-aquile_11350-gif-animataIstruzioni per l’adesione: la petizione si può sottoscrivere al link https://buonacausa.org/cause/petizione-popolare-contro-il-nuovo-editto-delle-chiud.

Basta cliccare sul tasto verde dov’è scritto “Sottoscrivi”.     Poi giunge un messaggio all’indirizzo indicato nella sottoscrizione per la conferma.   Basta confermare l’avvenuta sottoscrizione.

Non c’è alcun obbligo di donazione di neanche un centesimo.

Buonacausa.org è una piattaforma che ospita sia petizioni che iniziative di raccolta fondi per tutela dell’ambiente e diritti civili. L’abbiamo scelta perchè non riempie di e-mail pubblicitarie i sottoscrittori delle petizioni.

Chi vuole può firmare serenamente.

 

stendardo

 

L’attuale situazione è descritta puntualmente nell’articolo Diritti di uso civico e demani civici in Sardegna, ecco coma la Giunta Pigliaru vuole realizzare il nuovo Editto delle Chiudende (2 gennaio 2017).

 

 

 

stemma Regione Sardegna

stemma Regione Sardegna

da Sardinia Post, 16 gennaio 2017

Usi civici, l’assessore Erriu: “L’allarme sulla svendita è ingiustificato”

Da Cristiano Erriu, Assessore regionale degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, riceviamo e pubblichiamo.

Il Gruppo di Intervento Giuridico ha lanciato un allarme per una presunta “svendita” dei beni comuni rappresentati dalle terre gravate dagli usi civici, quasi si fosse alla vigilia di un nuovo Editto delle chiudende, con il quale, nel 1820, si consentiva di recintare e appropriarsi privatamente di terreni da sempre utilizzati collettivamente. Al di là del forte impatto emotivo, questo allarme è del tutto ingiustificato in quanto la Legge regionale n. 26/2016 ha ben altro scopo e conseguenze di una ‘svendita di beni comuni’ e cioè la ricomposizione di un conflitto con lo Stato in merito alle competenze per l’accertamento dei particolarissimi casi in cui è ammessa quella cessazione degli usi civici già prevista nella stessa legge n. 1766 del 1927 che li regolamenta. Si impone, pertanto, un preciso chiarimento sul significato del nuovo provvedimento legislativo, resosi necessario proprio per rimuovere ogni ambiguità in relazione a quei casi di manifesta e consolidata cessazione degli usi civici tradizionali, e stabilire una rigorosa procedura di verifica della relativa sclassificazione anche sotto il delicato profilo paesaggistico, da effettuarsi congiuntamente al Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (MiBACT), in quanto i terreni gravati da usi civici costituiscono beni paesaggistici ai sensi dell’art.142 del D.Lgs n. 42/2004 (Codice Urbani).

Nessuna svendita, pertanto, ma la presa d’atto e la verifica rigorosa di quei casi in cui la trasformazione dei territori sia irreversibilmente avvenuta da tempo, in alcuni casi assai prima della conclusione della procedura di ricognizione sul territorio regionale del 2005, come nell’emblematico caso del bacino dei fanghi rossi di Portoscuso, realizzato nel 1976, con evidente perdita della destinazione d’uso originaria.
Non è un caso che tale intervento legislativo sia stato sollecitato e apprezzato dalle forze sociali e sindacali proprio in quanto difende quegli interessi reali della collettività in alcuni casi messi in discussione da una lettura obsoleta di tali interessi, come rimarcato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 511/1991, relativamente alla legittimità costituzionale della L.R. n. 25/1988 della Regione Abruzzo.

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

La legge regionale n. 26 del 2016, di cui l’appello del Grig stravolge la valenza, non introduce ulteriori ipotesi di “sdemanializzazione” ma, in presenza delle condizioni previste fin dal 1994, ribadisce e regolamenta il coinvolgimento nelle valutazioni, in ottemperanza agli obblighi di copianificazione paesaggistica, del Ministero dei Beni e Attività culturali. Nessuna “ennesima operazione di sdemanializzazione di terreni ad uso civico”, nessuna vendita, nessuna autorizzazione a ulteriori cessioni o trasformazioni, come sostiene il Gruppo di Intervento Giuridico, ma solo la regolamentazione dal punto di vista paesaggistico degli effetti delle sclassificazioni previste da sempre nella legge che ne regolamentava nel 1927. Regolamentazione degli aspetti paesaggistici concordata con lo stesso Ministero che, per questo motivo, non ha impugnato il provvedimento. Tanto meno corrisponde al vero che si vogliano “svendere le coste”, in quanto gli usi civici riguardano – come stabilito dalla suddetta L. 1766/1927 – i “terreni convenientemente utilizzabili come bosco o come pascolo permanente o convenientemente utilizzabili per la coltura agraria”.

Si fa presente, inoltre, che la sclassificazione non può mai avere come obiettivo una vendita a privati che ne ricavino un vantaggio proprio ed esclusivo, ma deve sempre essere sempre finalizzata “a un reale beneficio per la collettività” che non può più sempre intendersi, come nel passato, al legnatico o al fungatico, ma che può esprimersi anche in relazione alle mutate esigenze delle popolazioni, come stabilito dalla citata sentenza della Corte Costituzionale.

La L.R. n.26/2016, in conclusione, non introduce nulla di nuovo rispetto alle possibilità di sclassificazione da sempre previste nell’ordinamento, ma sancisce una volta per tutte la necessità di operare nei confronti delle terre gravate da usi civici nel pieno rispetto della normativa legata ai beni paesaggistici quali sono riconosciuti dal Codice Urbani. Per chiarezza, propongo una lettura del testo integrale della legge: “Ai fini della valutazione degli aspetti paesaggistici la Regione e il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (Mibact) effettuano le analisi e le verifiche di competenza in occasione dell’elaborazione congiunta del Piano paesaggistico regionale o, in fase anticipata, attraverso singoli accordi di copianificazione adottati ai sensi degli articoli 11 e 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), e successive modifiche ed integrazioni. Sino all’effettuazione di tali adempimenti il decreto di cui al comma 7 non produce effetti in merito alla sottrazione dei terreni oggetto di sclassificazione dalla categoria di beni paesaggistici vincolati ai sensi dell’articolo 142, comma 1, lettera h), del Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), e successive modifiche e integrazioni”.

Cristiano Erriu, Assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica della Regione autonoma della Sardegna

 

foresta mediterranea

foresta mediterranea

(foto Raniero Massoli Novelli, J.I., S.D., archivio GrIG)

 

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  1. amico
    gennaio 19, 2017 alle 12:35 am

    Molto bene la proposta di legge da voi elaborata. A mio parere va nella direzione giusta permettendo di sanare situazione nelle quali magari i cittadini hanno incolpevolmente subito i ritardi della Regione, ma allo stesso tempo tutela l’esistenza dell’uso civico e non fa passare il principio della sclassificazione di fatto tanto caro ai nostri politici. Sul resto si è già detto tutto.

  2. gennaio 19, 2017 alle 5:47 pm

    da Sardinia Post, 19 gennaio 2017
    Usi civici, lettera aperta di Deliperi a Erriu: “Spiace, ma non ci convince”: http://www.sardiniapost.it/angolo-dei-lettori/usi-civici-lettera-aperta-deliperi-erriu-spiace-non-ci-convince/

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