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Lettera aperta sui progetti di centrali solari termodinamiche in Sardegna.


quattro spighe nel campo di grano

quattro spighe nel campo di grano

L’arch. Luciano Lussorio Virdis, rappresentante delle Società Flumini Mannu ltd  e Gonnosfanadiga ltd (ambedue con sede legale a Londra, in Bow Road n. 221, e sede fiscale a Macomer, in Corso Umberto I n. 226), proponenti di due progetti di centrali solari termodinamiche a concentrazione (potenza complessiva lorda 55 MWe ciascuna) rispettivamente su 269 ettari agricoli fra Decimoputzu e Villasor (CA) e su 232 ettari di aree agricole fra Gonnosfanadiga e Villacidro (VS), scrive a varie associazioni ambientaliste, fra cui il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, per perorare la sua causa.

Ambedue i progetti sono tuttora assoggettati a procedimenti di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) avviati da anni: qui quello inerente i terreni agricoli fra Decimoputzu e Villasor (avviato nel dicembre 2013), qui quello relativo ai terreni agricoli fra Gonnosfanadiga e Villacidro (in precedenza Guspini e Villacidro, avviato nel marzo 2014).

In ambedue i casi – analogamente agli altri casi di Cossoine-Giave-Bonorva (SS), di Vallermosa (CA) e di San Quirico (OR) – il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus è intervenuto più volte per difendere le aree agricole interessate da progetti di vera e propria speculazione energetica.

Ecco la nostra risposta.

California, deserto del Mojave, centrale solare termodinamica

California, deserto del Mojave, centrale solare termodinamica

Egr. arch. Virdis,

abbiamo ricevuto la Sua lettera del 19 giugno 2016 e La ringraziamo per la cortesia.

Siamo a conoscenza dei vari progetti di centrali termodinamiche presentati in Sardegna in questi ultimi anni, compresi quelli proposti dalle Società da Lei rappresentate.

Ancora una volta dobbiamo, però, prendere atto della Sua singolare ottica: tutto ciò che non accoglie a braccia aperte i progetti da Lei rappresentati costituirebbe banalmente “irragionevole ostilità”.

Se è vero che la produzione di energia da fonti fossili non sia “attività filantropica”, non riusciamo proprio a vedere alcuna “filantropia” nemmeno in quanto da Voi proposto: vorreste occupare complessivamente più di 500 ettari di terreno agricolo, grazie anche allo strumento dell’esproprio dove i proprietari non cedessero volontariamente i propri terreni, beneficereste di ingenti incentivi pubblici, utilizzereste notevoli quantitativi idrici, senza che nemmeno vi sia sostituzione di fonti energetiche “tradizionali”, come chiaramente detto nel Piano energetico regionale (P.E.A.R.S.) adottato.

Le contrarietà sul piano ambientale e socio-economico sono riassunte poi nell’argomentato parere negativo formulato dalla Regione autonoma della Sardegna (vds. nota Ass.to reg.le Difesa Ambiente prot. n. 3712 del 23 febbraio 2015 e altre).

Sul piano strettamente giuridico, per normativa e giurisprudenza costante, nelle aree agricole sarde non possono essere ubicati impianti industriali di produzione energetica di tali dimensioni: l’art. 13 bis della legge regionale Sardegna n. 4/2009 e s.m.i. (introdotto dall’art. 12 della legge regionale Sardegna n. 21/2011), l’art. 3 del D.P.G.R.  3 agosto 1994 , n. 228 (direttive per le zone agricole, criteri per l’edificazione nelle zone agricole) prevedono che nelle zone agricole “E” degli strumenti urbanistici comunali, possano essere autorizzati soltanto interventi relativi ad attività agricole e/o strettamente connesse, non attività di produzione energetica di tipo industriale – come quella in progetto – slegata da attività agricole in esercizio nel sito.

Parte delle aree sono, poi, tutelate con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e nel piano paesaggistico regionale sono individuate come a utilizzazione agro-forestale, dove l’art. 29 delle N.T.A. vieta “…trasformazioni per destinazioni e utilizzazioni diverse da quelle agricole di cui non sia dimostrata la rilevanza pubblica economica e sociale e l’impossibilità di localizzazione alternativa, o che interessino suoli ad elevata capacità d’uso, o paesaggi agrari di particolare pregio o habitat di interesse naturalistico…”.

Come abbiamo detto in numerose occasioni, perché questi progetti non li avete proposti in una delle tante aree industriali già dotate di infrastrutture e sottoutilizzate, dove avrebbe senso ubicare progetti industriali di questo tipo?

Sarebbero stati presi in tutt’altra considerazione.

Per quanto concerne i richiami alla situazione degli inquinamenti e della salute pubblica in varie parti dell’Isola, Le confermiamo che costituiscono oggetto di una continua azione di contrasto da parte nostra sia in sede legale che di sensibilizzazione e di proposte alternative da parecchi anni, come facilmente riscontrabile.  Insomma, non ci dice nulla di nuovo né i Vostri progetti possono costituire un qualche elemento salvifico.

SegnalandoLe ancora l’opportunità di prendere in debita considerazione aree industriali sottoutilizzate o addirittura dismesse, Le auguriamo un buon lavoro.

Con i più cordiali saluti.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

dott. Stefano Deliperi

 

Cossoine - Bonorva, impatto cumulativo centrale eolica (esistente) + centrale solare termodinamica (in progetto)

Cossoine – Bonorva, impatto cumulativo centrale eolica (esistente) + centrale solare termodinamica (in progetto)

 

A Legambiente, WWF, F.A.I., Italia Nostra, Greenpeace, Comitato “Salviamo il Paesaggio”, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus,

Spettabili Associazioni

con la presente volevamo metterVi al corrente sullo stato dell’arte rispetto ai progetti delle due centrali di solare termodinamico Flumini Mannu e Gonnosfanadiga; le due centrali sono previste nei territori di Villasor e Decimoputzu la prima, e di Gonnosfanadiga e Villacidro la seconda.

Le due centrali sono di ultima generazione con tecnologia tutta italiana sviluppata dal Premio Nobel Carlo Rubbia nei laboratori di ENEA e del CRS4.

In allegato troverete una sintesi del progetto, una bozza dell’Accordo di Programma che abbiamo proposto al Governo e alla Regione Sardegna, e alcune lettere di adesione all’attività di ricerca e sviluppo che s’intende portare avanti nelle centrali.

Purtroppo nonostante la situazione ambientale della Sardegna sia drammatica, per via dell’inquinamento (la Sardegna ha le aree SIN più estese d’Italia), che crea ogni anno decine di morti da patologie tumorali (si veda il rapporto SENTIERI), riscontriamo, soprattutto a livello locale, una irragionevole ostilità da parte delle associazioni ambientaliste.

Capiamo che, come qualsiasi opera dell’uomo di una certa dimensione, le centrali in oggetto, creano un certo impatto paesaggistico; va però considerato che a fronte di un lieve impatto visivo, questo tipo di centrali solari, possono contribuire in modo determinante, al raggiungimento degli obiettivi della conferenza di Parigi COP21.

La Sardegna oggi produce il 78% di energia da fonte fossile e non sembra che si voglia invertire la rotta con il nuovo PEARS adottato, ne sembra che ci siano proposte praticabili da parte delle associazioni che accusano le iniziative imprenditoriali “speculazione energetica” come che la produzione di energia da fonte fossile sia invece attività filantropica, nonostante i cospicui incentivi che ricevono in varie forme.
Di seguito il link del Ministero dell’Ambiente dove sono depositati i progetti per la procedura di VIA e un breve filmato di presentazione della tecnologia fatto da ENEA.

Spagna, Fuentes de Andalucía, centrale solare termodinamica a concentrazione

Spagna, Fuentes de Andalucía, centrale solare termodinamica a concentrazione

http://www.va.minambiente.it/it-IT/Ricerca/ViaLibera?Testo=termodinamico&t=o
https://www.dropbox.com/s/fq11ydxz2sed2hv/01%20ENEA%20Solare%20termodinamico.mov?dl=0
Certi di aver fatto cosa gradita restiamo a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione e chiarimento.

Vi auguriamo un buon lavoro.

Cordiali Saluti

arch. Luciano Lussorio Virdis

(rappresentante delle Società Flumini Mannu Ltd. e Gonnosfanadiga Ltd.)

 

* proposta accordo di programma Stato-Regione-Società energetiche,

* manifestazione d’interesse ENEA,

* protocollo d’intesa Università degli Studi di Cagliari (Dip. Fisica)-Società energetiche.

 

Sardegna, paesaggio agrario

Sardegna, paesaggio agrario

(foto Cristiana Verazza, Comitato popolare Cossoine, S.D., archivio GrIG)

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  1. Riccardo Pusceddu
    giugno 21, 2016 alle 3:08 am

    Ogni volta mi piange il cuore a sentire l’opposizione degli amici del Gruppo d’Intervento Giuridico, coi quali condivido molte battaglie, alle centrali eoliche e termodinamiche, che a parere degli esperti rappresentano al momento attuale l’unica possibilità di fornire l’energia di cui il genere umano ha tanto bisogno e di cui avrà ancora più bisogno quando la popolazione mondiale toccherà gli 11 miliardi nel 2100.
    Il GrIG cita la legislazione corrente cercando di far passare gli impianti tanto avversati come localizzati su “suoli ad elevata capacità d’uso, o paesaggi agrari di particolare pregio o habitat di interesse naturalistico…” quando invece si tratta di terreni a bassissima biodiversita’ e totalmente sprovvisti del benché minimo valore paesaggistico, visto il loro stato di degrado. E che dire poi di quella che con rammarico definirei quasi come la cecità di non rilevare proprio quella stessa importanza “pubblica e sociale” a cui fa riferimento il quadro normativo? Ma cosa c’e’ di più importante oggi dal punto di vista economico e soprattutto sociale del proporre soluzioni alternative che possano evitare o perlomeno alleviare le conseguenze dell’immane catastrofe ambientale e quindi sociale rappresentata dal famigerato riscaldamento globale? E il continuo ignorare le motivazioni della società promotrice di codesti impianti in merito ai costi eccessivi delle aree industriali che di fatto renderebbero l’intero investimento antieconomico? E il considerare le esigenze idriche degli impianti troppo elevate quando la quantità d’acqua necessaria a qualsiasi terreno agricolo sotto forma di irrigazione sono di gran lunga più elevate?
    Mi sembra che noi ambientalisti si stia perdendo una preziosissima e forse unica possibilità di cambiare rotta nella gestione ambientale del territorio del quale si continua a considerare solo l’aspetto della produzione agricola, come se l’uomo vivesse di solo pane e non avesse anche bisogno di energia.
    Se si verificasse una proliferazione di questo tipo di centrali a bassissimo impatto ambientale allora magari anche la regione Sardegna e/o gli altri enti preposti al garantire il nostro fabbisogno energetico la finirebbe con la storia della metanizzazione dell’isola e sicuramente a nessuno verrebbe in mente di riconvertire gli impianti di Portoscuso dotandoli di una caldaia a carbone.
    Quello che mi fa più male pero’ e’ che a contrastare questa alternativa epocale siano proprio coloro che hanno a cuore la biodiversita’ e un futuro sostenibile del genere umano su questo bellissimo pianeta che non ci meritiamo.

    • giugno 21, 2016 alle 6:28 am

      Riccardo, ti invito a leggere i pareri pesantemente negativi della Regione autonoma della Sardegna su questi progetti. Se andassero in aree industriali, le cose sarebbero diverse. Perché non lo fanno?

      Stefano Deliperi

      • Carlo Forte
        giugno 21, 2016 alle 10:38 am

        Perchè sono servi degli industriali e del voti loro complici,I cassintegrati da vent’anni.

    • Juri
      giugno 22, 2016 alle 12:08 pm

      Caro Riccardo, sono io che non capisco la tua cecità. La distruzione del paesaggio e il consumo del suolo sono problemi non meno gravi delle emissioni di CO2 e anzi su scala locale assumono spesso una rilevanza ben maggiore: ci stiamo mangiando le aree che servono per produrre ciò che ci serve per nutrirci!
      In Sardegna abbiamo migliaia di ettari di aree già totalmente compromesse dalla pregressa industrializzazione ora abbandonate e cosa vorrebbero fare questi signori (spinti, è bene ricordarlo sempre, dall’interesse di trarre profitto economico, il che non è certo un peccato, ma va tenuto bene a mente che non sono affatto dei benefattori della collettività, come vorrebbero far credere)? Ignorare quelle aree (perchè i profitti sarebbero inferiori) e distruggere centinaia di migliaia di ettari, magari per fare installazioni-prototipo buone per accaparrarsi gli appalti milionari degli Emirati Arabi. Follia pura!
      Insomma, il solito “massimizzare i profitti e pubblicizzare i costi” (ambientali e paesaggistici). È un vecchissimo refrain che in Sardegna conosciamo alla perfezione. Più forte sarà l’opposizione a questa ennesima vergognosa speculazione, maggiori saranno le speranze di un’affermazione, anche in Sardegna, di una consapevolezza collettiva dei propri diritti.

      • Juri
        giugno 23, 2016 alle 1:51 pm

        centinaia di ettari non centinaia di migliaia..

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 25, 2016 alle 12:30 am

        Cara Juri, la distruzione del paesaggio e’ gia’ avvenuta all’epoca del taglio della foresta primordiale che insisteva nell’area dove si vorrebbe costruire la centrale. E’ una distruzione che ha proceduto per chissa quanto tempo sconvolgendo il paesaggio e portandolo allo stato di degrado in cui versa oggi. Di aree agricole ce ne sono in abbondanza, mentre di impianti termodinamici per la produzione di energia pulita, nessuno. L’uomo ha bisogno non solo di nutrimento ma anche di energia. Sono d’accordo con te che all EnergoGreen interessa principalmente fare cassa ma ben vengano degli imprenditori che anziche speculare su energie o processi inquinanti, investono invece in tecnologie all’avanguardia e che potrebbero portare l’Italia a essere competitiva nella costruzione e gestione di centrali come questa. A quanto ho capito non e’ solo una questione di profitti minori che ha portato la EnergoGreen a optare per dei terreni agricoli: se e’ vero quello che affermano nella loro redazione, costruire la centrale in aree industriali dismesse sarebbe antieconomico per loro e forse anche per lo Stato stesso. E poi non si distruggerebbe un bel niente, anzi a rigor di logica l’ambiente ne guadagnerebbe visto che le aree adesso adibite alla pastorizia più intensiva verrebbero messe a riposo e sarebbero così in grado di rigenerarsi. La biodiversita ne guadagnerebbe di sicuro e quello e’ per me il criterio che si dovrebbe seguire di più e non quello di arroccarsi sul mantenimento di uno status quo degradato da secoli e forse pure millenni di sfruttamento eccessivo.
        Io amo la mia isola e amo il pianeta nella sua interezza. Certo se quei terreni fossero coperti da una foresta o da coltivazioni organiche e diversificate (non monocolture) allora avrei qualche remora nell’accettare una centrale termodinamica. Magari la situazione fosse questa invece che la sassaia che vi si trova al momento!

    • Ivan
      luglio 4, 2016 alle 10:56 am

      Ma che cosa dici, Riccardo Pusceddu? Come farebbero a rigenerarsi i terreni senza fotosintesi, visto che sotto i pannelli non ci batterebbe mai il sole? Mi sembra davvero totalmente campata in aria l’ opinione che la mancanza di sole rigeneri il terreno più dello sterco delle pecore a pascolo, da sempre usate proprio per questo nella rotazione dei terreni agricoli. L’ errore di molte aree della Sardegna è stato semmai quello di usare i terreni solo per questo, visti gli incentivi statali per la produzione di pecorino. Ma la soluzione di sostituire il pascolo con l’ assenza fissa di sole diretto per trent’ anni mi pare davvero priva di ogni logica, se non qualcosa che induca il sospetto di un interesse di parte.

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 5, 2016 alle 2:57 am

        Ivan, la terra si rigenera non sfruttandola troppo e sfruttandola nel modo giusto, non certamente nel modo in cui viene sfruttata oggigiorno. Bisognerebbe riportare sul luogo tutta la materia asportata sotto forma di coltivazioni o bestiame e ci si dovrebbe anche seppellire noi stessi nei campi visto che siamo fatti delle cose che mangiamo che a loro volta ci vengono principalmente dalla terra.
        L’argomento della mancanza di sole invece dimostra che non ti sei documentato abbastanza altrimenti sapresti che tra una linea di collettori e l’altra ci sono ben 16 metri e mezza e gli specchi sono larghi solo 6 metri e 80 centimetri quindi la distanza tra i bordi degli specchi di una fila con quelli della fila successiva lascerebbe ben 10 metri esposti alla radiazione solare diretta e indiretta. Anzi la parziale copertura del suolo non farebbe secondo me che provvedere dei benefici a suoli altrimenti soggetti ad un sole radioso che li rende troppo aridi.

  2. giugno 21, 2016 alle 8:35 am

    Quello che non riesco a spiegarmi (sarà forse per una questione di costi e/o di contributi?), perché continuano a proporre interventi del genere su terreni agricoli e non nelle diverse aree industriali sottoutilizzate che abbondano nella nostra regione (non conoscendo il dettaglio dell’investimento mi viene il sospetto che qualcuno sia stato allettato dalla speranza di fare cassa con la vendita dei terreni poco appetibili dal punto di vista agricolo e poi, non sarebbe stato più condivisibile proporre l’investimento con una società anche con sede legale in Italia?).

  3. Riccardo Pusceddu
    giugno 21, 2016 alle 10:44 am

    A Stefano Deliperi e Giannantonio:
    i commenti pesantemente negativi della Regione Sardegna me li ero già letti a suo tempo e non mi avevano convinto, così come quelli espressi da un Consigliere Comunale in quel di Decimoputzu, tale Carlo Contu e quelli altrettanto negativi del Sig. Graziano Bullegas, a nome delle ben note e meritevoli associazioni ambientaliste Italia Nostra Sardegna e LIPU. Pero’ mi ero e mi sono riletto anche la risposta della Energo Green Renewables in merito anche al perché essa avrebbe optato per aree agricole piuttosto che industriali dismesse, della quale riporto uno stralcio:
    “Le aree della Sardegna relative ai grandi poli industriali dismessi (Ottana, Porto Torres, Sulcis,…) o in via di dismissione a causa della nota crisi economica internazionale, sono inutilizzabili in quanto fortemente urbanizzate, sostanzialmente prive di estensioni pianeggianti libere da ostacoli e della (sic) dimensione di cui abbiamo necessita’. Senza considerare i vincoli giuridici gravanti sui singoli immobili e sulle aree, in ragione della loro appartenenza a diversi proprietari ed in qualche caso anche a causa degli attuali utilizzi o per la presenza di procedure fallimentari in corso. Parliamo di un “panorama” di estrema complessità giuridica; di un territorio da ricondurre alla condizione di utilizzabilità attraverso enormi opere di demolizione, ricondizionamento, bonifica e riqualificazione, dai costi, dai tempi e dagli esiti impredicibili (sic) e tali comunque da scoraggiare qualsiasi iniziativa in tal senso; anche dello stesso Stato. Con l’espressione “urbanizzati” intendiamo riferirci alla presenza sul territorio di un’ampia dotazione di opere infrastrutturali ed edilizie (capannoni, depositi, canali, strade, etc.) che sono servite da supporto alle preesistenti attività industriali dell’area prima della loro irreversibile crisi.”
    In un altro scritto della Energo Green mi ricordo che si dava anche la spiegazione dell’impossibilita’ di realizzare la centrale a Macchiareddu: il costo eccessivo del terreno imposto dall’omonimo Consorzio.
    Quindi anziché continuare a ripetere perche’ non vogliano fare codeste centrali in aree industriali dismesse e non, perche invece non cercate di attaccare punto per punto le giustificazioni della Energo Green? Altrimenti davvero la vostra diventa solo un’attacco preconcetto al limite dell’ideologico, che ha per sola conseguenza il continuare sulla strada del passato, cosa che non possiamo assolutamente permetterci di fronte alla immane catastrofe incombente dovuta al riscaldamento globale.

    • giugno 21, 2016 alle 4:23 pm

      alle motivazioni espresse dalla Società energetica ha risposto – ancora una volta – la Regione autonoma della Sardegna – D.G. Difesa Ambiente con nota prot. n. 11660 del 15 giugno 2016 (la trovi qui: http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1389/1906?Testo=&RaggruppamentoID=223#form-cercaDocumentazione).
      A parte il fatto che nell’area industriale di Macchiareddu vi sono ben 6 mila ettari di aree non urbanizzate e subpianeggianti, la Società non ha valutato nemmeno aree di cava o aree minerarie dismesse.
      I motivi sembrano esclusivamente economici e dovevano costituire oggetto di una puntuale analisi costi-benefici mai fatta. Lì, in quella sede, avrebbero dovuto dimostrare i reali costi delle aree agricole (da espropriare con importi non certo bassi) e delle aree industriali.
      Problemi loro, non della Collettività.
      Trovi la disamina a pagg. 5-6.
      Nessuna “preclusione ideologica”, ma ne abbiamo le tasche piene di questo modo di agire.

      Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 25, 2016 alle 12:36 am

        Quando una società propone un impianto termodinamico e lo può fare solo su terreni agricoli e non a Macchiareddu perche i terreni li costan troppo, allora non e’ un problema solo loro ma soprattutto della collettività qualora questa abbia a cuore la produzione di energia pulita che costituisce in ultima analisi l’unica speranza di preservare quello che resta di questo meraviglioso pianeta. Ho letto la disamina della Regione alle pagg. 5 e 6 e non m’hanno convinto per niente, a meno che la società proponente non abbia mentito in merito ai prezzi delle aree a Macchiareddu.

      • giugno 25, 2016 alle 6:05 am

        e chi dice “costano troppo”?
        Le nostre care Società energetiche sono molto prolisse, ma, pur richieste, non hanno fornito un’adeguata analisi costi-benefici, necessaria in un procedimento di V.I.A.
        Quanto ha chiesto il C.a.c.i.p.?
        Quanto costa l’esproprio di più di 200 ettari di terreno agricolo e le successive infrastrutturazioni?
        E, soprattutto, si tratta di normali costi d’impresa, ricordiamolo.

        Stefano Deliperi

      • giugno 25, 2016 alle 2:08 pm

        Ecco, perche’ non fate una ricerca per far luce su questi prezzi così magari si riuscirebbe a gettar luce sul fatto che la EnergoGreen consideri l’istallazione della centrale a Macchiareddu essere operazione antieconomica?
        Sui normali costi d’impresa non ci piove ma non quando l’impresa in questione propone qualcosa a favore del pianeta. In quel caso va aiutata da noi ambientalisti, non ostacolata.

      • giugno 25, 2016 alle 2:42 pm

        la ricerca e l’analisi costi-benefici é onere di chi vuol realizzare l’intervento. A oggi non c’è nulla di serio in proposito.

        Stefano Deliperi

    • giugno 21, 2016 alle 11:12 pm

      Vedi caro Riccardo il Gruppo d’Intervento Giuridico non ti dirà mai che all’interno del campo solare, 241 ettari su 269, è prevista la coltivazione di erbai che aumentano di quattro volte la produzione foraggera attuale; non ti dirà che nell’area di Macchiareddu sono stati presentati ben tre impianti di solare termodinamico, tutti cassati dal SAVI; sarebbe interessante sapere da Deliperi dove sono le cave o le aree minerarie dismesse, idonee per questo tipo di impianti, che lui dice di poter utilizzare.
      Non ti dirà nemmeno che le due centrali utilizzeranno un brevetto di ENEA per la produzione di idrogeno, che consentirà di rendere l’impianto completamente autonomo e a zero emissioni; non ti dirà che il vapore residuo che si sarebbe dovuto abbattere con notevole consumo di acqua, verrà utilizzato dalla CASAR per la sua produzione di pomodori pelati (https://www.dropbox.com/s/zcflnfbfcfgafcc/FM%20CASAR%20L.I..pdf?dl=0) o altre industrie agroalimentari, e può essere utilizzato per riscaldare o raffrescare serre residenze e servizi della collettività sempre con un brevetto ENEA; non ti dirà che per l’attività agricola saranno utilizzati trattori e attrezzature elettriche alimentate con celle a combustibile (fuel cell) come questo prototipo della New Holland. https://www.youtube.com/watch?v=UPpH-kgibuY
      Non te lo dirà perché altrimenti non avrebbe omesso il link della relazione di sintesi di seguito riportata che descrive il progetto. https://www.dropbox.com/s/sjdfukytuch2a8l/00%20FM%20e%20GN%20Sintesi%20e%20stato%20dellarte%20RevVir.pdf?dl=0

      • giugno 22, 2016 alle 6:38 am

        vedi Lucio 49, quanto dici é giá sul sito web istituzionale delle Valutazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente e chi vuole va a vederselo lí.
        Non ha senso riprenderlo pari pari anche qui.
        Se le Società energetiche vogliono farsi un sito web agiografico, se lo facciano e se lo paghino.
        Comunque, quanto afferma di cosí mirabile é stato confutato punto per punto dalla Regione autonoma della Sardegna nei suoi pareri.
        Giusto una cosa: nella zona industriale di Macchiareddu ci sono ben 6 mila ettari a disposizione, perché non lí?

        Stefano Deliperi

      • Juri
        giugno 22, 2016 alle 12:11 pm

        Se ti leggi le magnifiche sorti e progressive preconizzate da chi ha devastato la piana di Ottana, il Sulcis, o qualunque altra area “industriale” sarda capiresti quanto può essere siderale la distanza tra slides e realtà.

  4. giugno 21, 2016 alle 4:51 pm

    CARO Stefano, a me pare, che l’arch.to Virdis sia stato più furbo degli altri, ha chiesto il nostro parere per non essere poi accusato. Ci crede veramente stupidi, ti saluto caramente. Luigia Corona

  5. Luciano Lussorio Virdis
    giugno 22, 2016 alle 6:32 am

    il Gruppo d’Intervento Giuridico non ti dirà mai che all’interno del campo solare, 241 ettari su 269, è prevista la coltivazione di erbai che aumentano di quattro volte la produzione foraggera attuale; non ti dirà che nell’area di Macchiareddu sono stati presentati ben tre impianti di solare termodinamico, tutti cassati dal SAVI; sarebbe interessante sapere da Deliperi dove sono le cave o le aree minerarie dismesse, idonee per questo tipo di impianti, che lui dice di poter utilizzare.
    Non ti dirà nemmeno che le due centrali utilizzeranno un brevetto di ENEA per la produzione di idrogeno, che consentirà di rendere l’impianto completamente autonomo e a zero emissioni; non ti dirà che il vapore residuo che si sarebbe dovuto abbattere con notevole consumo di acqua, verrà utilizzato dalla CASAR per la sua produzione di pomodori pelati (https://www.dropbox.com/s/zcflnfbfcfgafcc/FM%20CASAR%20L.I..pdf?dl=0) o altre industrie agroalimentari, e può essere utilizzato per riscaldare o raffrescare serre residenze e servizi della collettività sempre con un brevetto ENEA; non ti dirà che per l’attività agricola saranno utilizzati trattori e attrezzature elettriche alimentate con celle a combustibile (fuel cell) come questo prototipo della New Holland. https://www.youtube.com/watch?v=UPpH-kgibuY
    Non te lo dirà perché altrimenti non avrebbe omesso il link della relazione di sintesi di seguito riportata che descrive il progetto. https://www.dropbox.com/s/sjdfukytuch2a8l/00%20FM%20e%20GN%20Sintesi%20e%20stato%20dellarte%20RevVir.pdf?dl=0

  6. giugno 22, 2016 alle 10:29 am

    Sono favorevole alle centrali termodinamiche proposte in Sardegna (e sono contrario al piano della RAS di importare GAS naturale/metano). Sono d’accordo con quanto esposto da Luciano Virdis e Riccado Puxeddu, e vedrete che troveremo molti altri consensi.

    É ora di smetterla con questa storia delle aree industriali. Ci facciamo anche le centrali idroelettriche nelle aree industriali? “sono impianti in-du-stria-li!” O le facciamo dove l’orografia consente di fare la diga?
    Non possiamo sprecare le aree industriali (che sono state infrastrutturate con strade, fogne, rete idrica, telefonica, internet, vicino ai centri abitati e mettento le aziende a distanza ravvicinata affinchè interagiscano) per una attività la cui unica esigenza è Sole e un pò d’acqua per lavare gli specchi (e non mi venire a dire “eh ma consuma acqua” perchè ne basta molta di meno di quella che l’attività agricola utilizza nella stessa superficie).

    Gli impianti CSP stanno bene dove ci sono le condizioni tecniche per farli. Sono impianti perfettamente inseriti nel paesaggio e mitigati come ho visto nel progetto. Nelle aree industriali dovremmo farci le fabbriche che costruiscono i pezzi per gli impianti CSP, e non solo per gli impianti sardi.

    Anche l’agricolutra, come la produzione di enegia, é una attivitá lucrativa, e va bene cosí perché all’uomo serve sia cibo che energia, e c’é spazio per fare ENTRAMBI in Sardegna.

    Altre considerazioni e documentazione: http://www.ingdemurtas.it/solare/dubbi-csp-sardegna/

    • Juri
      giugno 22, 2016 alle 12:20 pm

      Macchiareddu, migliaia di ettari pianeggianti a disposizione in un’area industriale.
      Che c’entrano le centrali idroelettriche?
      La pianificazione territoriale deve seguire criteri imperniati innanzitutto sulla tutela dell’interesse pubblico, non sulla massimizzazione dei profitti di multinazionali o progettisti.

      • luciano Virdis
        giugno 23, 2016 alle 3:57 pm

        Juri, quale sarebbe l’interesse pubblico, continuare a produrre energia col carbone e il petrolio? continuare a inquinare il territorio ormai inutilizzabile per l’agricoltura? continuare ad ammazzare decine di persone di tumore e farne ammalare a centinaia l’anno? è questo secondo te l’interesse pubblico?
        pensi che le centrali termoelettriche a carbone siano gestite dal tuo vicino di casa?

      • Juri
        giugno 23, 2016 alle 11:49 pm

        @Luciano. L’interesse pubblico consiste nel pianificare l’utilizzo del territorio e la produzione energetica secondo criteri che concentrino le produzioni energetiche nelle aree industriali (quindi già degradate e che in Sardegna ricoprono migliaia di ettari) e tutelino il suolo agricolo; nel perseguire innanzitutto il risparmio energetico (che pur essendo di gran lunga la prima “fonte” di energia pulita è nettamente sottovalutata, specie in certe aree geografiche), nell’incentivare forme di produzione diffusa quale quella domestica (fotovoltaico, co-generazione, etc…) che permetterà sempre di più di emanciparsi dalle produzioni “concentrate” in mano alla multinazionali (e questa sarà la prossima rivoluzione tecnologica-sociale). E non dimenticare che non basta l’assenza di produzione di CO2 per poter considerare ecologica una produzione energetica.
        Lo scempio paesaggistico e del territorio causato dalla proliferazione selvaggia di centrali eoliche anche sulle più belle montagne della Gallura è lì a mostrarci il potenziale devastante di queste installazioni industriali (realizzate solo per lucrare dagli incentivi, non certo per inesistenti pulsioni ecologiste, come pure si vorrebbe far credere al popolo…).
        Il richiamo agli effetti dell’inquinamento mi sembra totalmente fuori luogo perchè presupporrebbe che fatta qualche centrale termodinamica si spegnerebbero le centrale termiche. In realtà la Sardegna produce già molta più energia di quanto necessita e dunque questa correlazione non sussiste.
        Possiamo poi smentire quanto affermato da un produttore secondo cui queste installazioni termodinamiche non servono a sostenere la produzione energetica sarda ma solo come prototipi dimostrativi per accaparrarsi gli appalti d’oro della penisola arabica (dove decine di migliaia di Km^2 si prestano perfettamente a questo tipo di produzione)? Su questo punto sarebbe interessante una sua risposta.

      • giugno 25, 2016 alle 1:06 am

        Juri, anch’io ero a favore della microproduzione di energia da impianti domestici non connessi alla rete elettrica, allo scopo di affrancarci dal “sistema”. Poi pero’ informandomi meglio sull’argomento, ho in parte cambiato idea. Questo perché tutti gli impianti di generazione localizzati non possono minimamente, almeno allo stato attuale della tecnologia, competere con i grandi impianti centralizzati. Il rapporto prezzo/efficienza energetica tra una microturbina eolica e una centrale eolica con torri alte 50 metri e nettamente a favore di queste ultime. Si tratta quindi di un uso produttivo delle risorse energetiche e dei materiali necessari che premia le grandi turbine eoliche. Quindi ho dovuto ingoiare anche questo rospo e rinunciare al mio sogno di una produzione individuale e localizzata dell’energia. Ancora peggio per il fotovoltaico che fornisce prestazione assolutamente minori di quelle di un impianto termodinamico, anche qualora si tratti di grossi parchi fotovoltaici, figuriamoci poi impianti casalinghi! Altro rospo da ingoiare per il bene del pianeta.

      • Juri
        giugno 25, 2016 alle 12:17 pm

        @Riccardo. Attualmente è così, ma è pressoché certo che il progresso tecnologico consentirà di superare le attuali barriere che impediscono la sostituzione delle grandi produzioni concentrate con la micron produzione diffusa e connessa.
        Il sole “spara” una spaventosa quantità di energia sulla nostra Terra e “basterà” raggiungere efficienze di conversione e capacità di immagazzinamento energetico doppie delle attuali per spostare l’ago della bilancia.
        Ne riparliamo fra 10 anni…:-)
        Nel frattempo non mandiamo a ramengo quel poco che ci resta di paesaggi integri e suoli non cementificati.

      • giugno 25, 2016 alle 2:36 pm

        A Juri:
        -non possiamo permetterci il lusso di aspettare neppure 10 mesi! Ogni anno perduto equivale all’estinzione di un maggiore numero di specie su questo pianeta;
        -l’irradiamento solare e spaventoso ma non concentrato. E poi e’ legittimo supporre che le tecnologie su grande scala rimarranno sempre più competitive sul piano della EROEI di quelle su scala domestica;
        -la cementificazione necessaria per la costruzione di una centrale termodinamica e’ abbastanza ridotta trattandosi solo dei plinti per il sostegno degli specchi e delle torri di ventilazione e dei fabbricati adibiti all’accumulo dei sali;
        -il paesaggio non e’ affatto integro ma si trova ad uno stadio di degrado estremo, considerando la fascia bioclimatica in cui si trovano. Non ci sono neppure le siepi a fornire un corridoio naturale per la biodiversita’!
        Capisco benissimo le tue preoccupazioni perché io sono dalla tua parte. Io amo questo pianeta, come credo la ami anche te. Pero’ io amo tutto il pianeta, non solo i terreni degradati dei Cualbu. Certo se non ci fosse tutto questo bisogno crescente di energia allora certamente che sarebbe meglio non fare la centrale (pero’ chiederei ai Cualbu di piantare le siepi e gli alberi che la EnergoGreen si e’ detta disposta a piantumare, hahaha). Purtroppo non e’ così. Il risparmio energetico non potrà mai da solo compensare per il fabbisogno energetico ne al momento attuale e ancor meno nel futuro quando saremo 11 miliardi su questo pianeta. Non possiamo permetterci di aspettare. Dobbiamo agire subito.

    • Sulcitano
      giugno 22, 2016 alle 8:03 pm

      Quanto sarebbe bello se questi pseudo-imprenditori dovessero confrontare i ricavi (senza i contributi pubblici pagati per loro dalle altre imprese e dai cittadini in bolletta o direttamente dalla fiscalità generale e quindi sempre dai contribuenti) verso tutti i costi (incluse le esternalità negative che causano e i danni al paesaggio e ambiente). Certamente ritirerebbero subito questi progetti fittizi creati per succhiare soldi pubblici e scaricare i costi alla comunità locale.

      • giugno 23, 2016 alle 4:03 pm

        Ma davvero pensi che le centrali fossili non siano incentivate?
        lasciando perdere quelle in regime di essenzialità leggi questo:
        http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/147-miliardi-di-euro-ogni-anno-italia-incentivare-le-fonti-fossili-legambiente-

      • giugno 25, 2016 alle 1:12 am

        Sulcitano, Lucio49 ha ragione: e’ cosi in tutto il mondo. Per ragioni di sicurezza interna quasi tutti i governi incentivano in modo osceno e oscuro le centrali a combustibile fossile, sotto forma di contributi per lo sviluppo e il miglioramento tecnologico e sgravi fiscali. Anche io non lo sapevo fino a qualche tempo fa ma poi ho dovuto ricredermi leggendo il materiale a disposizione in rete. Se leggi l’inglese puoi controllare da te. Ci sono decine e decine di siti, anche non governativi che trattano l’argomento. La differenza e’ che gli incentivi sulle rinnovabili li vediamo nella bolletta mentre quelli alle centrali a carbone, nucleari e a gas li paghiamo con le tasse.

      • Sulcitano
        giugno 26, 2016 alle 4:34 pm

        Riccardo, affermare “il così fan tutti” come giustificazione e titolo per dare ragione a pseudo -imprese che tali rimangono fino a che non sono in grado di rimanere in piedi da sole, mi pare argomento molto povero e criticabile.
        Se ammettiamo la sua argomentazione, finiamo per accettare che il progetto ENI, ENEL e via dicendo a cui di recente il governo nazionale ha desinato ricchi fondi (pagati alle vere imprese e dai contribuenti in generale), sia un progetto adeguato e necessario alla “sicurezza interna” o altra bufala sparata per cercare di giustificare altro sperpero di soldi pubblici.
        Usassero i loro quattrino e pagassero interamente (incluse le esternalita negative) per i danni che creano a terzi, non staremmo qui a discutere di questi pseudo progetti imprenditoriali (semmai solo prenditori di soldi pubblici)!

      • giugno 27, 2016 alle 1:04 pm

        Sulcitano, qui si tratta di una centrale termodinamica, non di ENI o ENEL. Il pianeta ha bisogno di energia pulita, si o no?

      • Sulcitano
        giugno 27, 2016 alle 5:40 pm

        Riccardo, il pianeta ha bisogno di imprese sostenibili. La sostenibilità si misura confrontando ricavi (senza regalie pagate dai contribuenti) e costi (tutti i costi, inclusi i danni a beni come l’ambiente e il paesaggio, nonché le esternalità negative). Non come pseudo imprese drogate da incentivi pubblici (falsi ricavi) o minori costi (sotto forma di danni non pagati a terzi).

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 29, 2016 alle 9:57 am

        Sulcitano, ti ripeto che gli incentivi vengono dati anche alle centrali a combustibili fossili e soprattutto nucleari, solo che non si vedono in bolletta ma li paghiamo con le tasse. Quindi e’ anche peggio. Non a caso la maggiorparte delle persone non lo sa e pensa erroneamente che solo le rinnovabili sono incentivate. Non lo sapevo neanche io fino ad un’anno fa!

      • giugno 29, 2016 alle 10:04 am

        Ho dimenticato di dire a Sulcitano che i danni non pagati a terzi li fanno le centrali fossili e nucleari, non certamente quelle eoliche e termodinamiche, visto che i danni al paesaggio sono per lo meno opinabili, in un territorio come quello sardo già fortemente antropizzato. Se a Decimoputzu ci fosse una foresta, allora mi opporrei con tutte le mie forze alla costruzione di una centrale termodinamica. Magari ci fosse una foresta! Non ci sono neanche le siepi invece! Tutto brucato senza pietà da vacche e pecore!

      • Sulcitano
        giugno 29, 2016 alle 11:31 am

        Riccardo … e io ti ripeto che il così fan tutti … non giustifica niente…men che meno un nuovo spreco di soldi pubblici o di nuovi aggravi di tasse in capo alle imprese vere (non quelle false di cui stiamo parlando) e ai contribuenti.
        Stessa risposta sulla valutazione dei danni: gli scempi già fatti, non possono giustificare nuovi scempi (mi sembra che il GRIG ce lo abbia segnalato poù volte anche come principio ormai consolidato in giurisprudenza di livello)….anche in aree già compromesse!

      • giugno 30, 2016 alle 2:09 am

        Sulcitano, non ci capiamo proprio io e te, mi dispiace.

    • giugno 25, 2016 alle 12:57 am

      Egregio Sig. Demurtas, anche io sono contrarissimo all’uso del metano che rimane comunque un combustibile fossile che immette CO2 in atmosfera. E sono come avra gia avuto modo di constatare, un convinto ambientalista (forse anche troppo radicale) ma che pero crede che si voltar pagina con i combustibili fossili optando per impianti di generazione più efficienti e che tutelino la biodiversita non solo nelle aree in cui sorgono ma in tutto il resto del pianeta, sempre più sconvolto dal riscaldamento globale causato dall’uomo. Mi sembra che a pensarla così io sia il solo, almeno su questo bellissimo blog. La ragione per cui lo frequento e’ che non penso che le mie vedute siano sacrosante e voglio confrontarle con quelle di altri che la pensano diversamente da me. Solo così posso avere qualche speranza di modificare le mie opinioni se il caso si presentasse o di confermarle vieppiù. Purtroppo a tutt’oggi non ho incontrato nessuno che mi abbia fatto cambiare idea. Anzi, mi sembra che ci sia un rigetto quasi ideologico per questo genere di progetti e penso che questo sia dovuto alla atavica diffidenza di noi sardi per tutto ciò che viene dall’esterno, soprattutto se a guadagnarci sono gli altri. Anche io sono affetto da questo atteggiamento pero’ cerco di contrastarvi con la ragione e ponendo sopra di esso il bene supremo del nostro meraviglioso pianeta nella sua interezza. Mi dica, anche Lei e’ un’ambientalista fuori corrente come me o soltanto un’ingegnere interessato agli aspetti meramente economici che la realizzazione di tali impianti comportano?

  7. Carlo Forte
    giugno 23, 2016 alle 3:20 pm

    Come sarebbe bello se la gente iniziasse a contrastare,invece di votarli I politici Che permettono gli scempi della nostra terra……

    • giugno 29, 2016 alle 10:07 am

      Il mantenimento dello status quo costituisce il vero scempio. Solo che non si vede perché avviene lentamente e altrove nel mondo.

  8. Marco Biggi
    giugno 23, 2016 alle 3:26 pm

    Non è possibile che l’ambientalismo cada così in basso.
    Se prendo come esempio Villasor che viene stimata con una superficie di 86,6 km² io mi dovrei opporre a qualcosa che rappresenta lo 0,03% della superficie di quel paese ?

    Villasor è un puntino sulla carta geografica della Sardegna e io mi dovrei opporre ad un puntino che sta intorno a Villasor ?
    Ma cosa vi passa per la testa ?

    • Nico
      giugno 23, 2016 alle 4:06 pm

      non é possibile che un ragionamento cada cosí in basso.
      A questo punto, facciamo la centrale a casa tua, sarebbe solo lo 0,000001 % di un qualsiasi paese, meno di un puntino su una cartina geografica.
      Ma cosa ti passa per la testa, un argomento più intelligente non l’hai trovato?

      • Marco Biggi
        giugno 23, 2016 alle 5:36 pm

        complimenti per il raffronto …… insomma per farla breve cosa c’è in quei 270 ettari oggi ?

      • giugno 23, 2016 alle 10:14 pm

        semplicemente c’è gente che vive di quella terra, la coltiva, vi alleva animali,
        Non è un deserto di pietre e sabbia.

        Stefano Deliperi

      • giugno 25, 2016 alle 2:03 pm

        Non mi sembra il caso di offendere un ragionamento che invece a me pare abbastanza valido e soprattutto contribuisce, se veritiero, ad una migliore conoscenza dei fatti. Io sarei felicissimo di barattare i terreni degradati dei Cualbu per una centrale termodinamica che mi pianta migliaia di alberi e cespugli e sottrae i terreni allo sfruttamento agro-pastorale eccessivo. E la sfinge dell’euforbia magari si potrebbe reinsediare insieme a tante altre specie che adesso semplicemente non ci sono.

      • giugno 27, 2016 alle 1:11 pm

        Nico, il tuo e’ il tipico atteggiamento Nimby, se sai cosa significa Nimby. Io sarei contentissimo di avere una centrale così a casa mia se casa mia non fosse una foresta o un’area ad alta biodiversita’. Queste centrali e quelle eoliche sono un simbolo di speranza per un futuro migliore di quello previsto dalle catastrofiche previsioni di fine secolo. Una centrale nel terreno degradato di casa mia può salvare una foresta vergine tropicale altrove. A meno che a te non interessi nulla delle foreste pluviali tropicali allora siamo dalla stessa parte io e te. Non trovi?

  9. Marco Biggi
    giugno 24, 2016 alle 10:19 am

    Sig. Deliperi lei sa benissimo che in quei terreni non c’è niente, lo ha fatto vedere Report.
    Nessuno vuole togliere la terra da coltivare agli agricoltori, qui state difendendo terreni in cui non c’è niente.
    Sig. Deliperi questi progetti sono fasulli si o no ? Questo è quello che interessa ai cittadini della Sardegna e non l’occupazione di un terreno su cui non c’è niente e che occupa una percentuale pari a zero del territorio (locale è bene specificarlo).

    • giugno 24, 2016 alle 3:18 pm

      Sig. Biggi, Report stavolta purtroppo ha fatto un’operazione di disinformazione pagata con i soldi dei contribuenti: vada a dirlo ai Cualbu che “non c’è niente” in quei terreni.
      Se vuole, l’accompagno personalmente, insieme alla Gabanelli.
      Intanto si veda il video – sempre RAI – che ho inserito nel commento precedente.

      Stefano Deliperi

      • giugno 25, 2016 alle 1:31 pm

        Stefano ma come fai a dire che il servizio di Fuori TG sia meglio di quello presunto di disinformazione realizzato da Report? Rubbia non ha mai parlato solo di istallazioni in zone desertiche e anche se lo avesse fatto, una centrale termodinamica funziona a prescindere da se la zona in cui si costruisce sia desertica o meno. Sterilizzando per sempre alcune delle zone più fertili della Sardegna? Smantellare dei suoli che si sono creati nei millenni? Il danno e’ estremo? Ti rispondo anch’io con una celeberrima frase di Toto’ anche se non c’ho il filmato: “ma mi faccia il piacere!”. Io non sono un Geopedologo come il signore che lo ha affermato pero’ un poco me ne intendo e mi pare invece che si migliorerebbe la qualità del suolo sottraendolo all’uso eccessivo agro-pastorale attuale e con la piantumazione di migliaia di alberi e cespugli (quelli che avrebbe dovuto piantare il caro Sig. Cualbu). La biodiversita aumenterebbe di sicuro.
        E poi dov’e’ l’altra campana? Forse io sono abituato bene qui in Inghilterra, dove il giornalismo e’ una cosa seria e si fanno sempre sentire le 2 versioni contrastanti e mai solo una. Forse il frammento che hai inserito non le racchiude entrambi ma io non ho mai sentito ne visto nessuno parlare a favore delle centrali termodinamiche proposte. Questo articolo e’ il primo caso in cui si da voce ad un rappresentante della EnergoGreen e me ne rallegro. Si, lo so, ci sono i documenti ufficiali presentati per l’istruttoria ma quelli la gente non li legge. In un’altro articolo hai perorato la causa dell’informazione radiotelevisiva, che la Rai sta valutando di ridimensionare. Io dico che non basta lasciarla ma bisogna anche che la si migliori perché così com’e’ mi pare che sia troppo di parte quindi fuorviante. Anche la EnergoGreen ha commissionato uno studio sui suoli a un professionista ma dov’erano le sue osservazioni nel servizio di Fuori TG?

      • giugno 25, 2016 alle 2:51 pm

        perchè la Gabanelli ha intervistato i Cualbu? Non mi risulta.
        La domanda é semplice: per la collettività é meglio consumare altri terreni agricoli o utilizzare aree già trasformate in aree industriali?
        Del maggiore o minore profitto della Società energetica di turno francamente non me ne importa nulla.

        Stefano Deliperi

      • giugno 25, 2016 alle 3:34 pm

        anche la risposta e’ relativamente semplice: per la collettività e’ meglio che si faccia qualsiasi cosa per attenuare il riscaldamento globale, anche se solo simbolica come produrre energia in più di quella necessaria alla Sardegna. In questo contesto garantire profitti sufficienti alla EnergoGreen e’ essenziale, visto che non vi sono altri soggetti che abbiano la volontà e le capacita’ finanziarie di realizzare la centrale. Le società energetiche di turno sono solo un mezzo (non il migliore certamente) per ottenere un risultato positivo per il pianeta e quindi per la collettività.

      • giugno 25, 2016 alle 5:10 pm

        appunto: sta alla Società energetica dimostrare che le aree industriali costano troppo.
        Oppure dobbiamo prendere per oro colato tutto quello che dicono? Si fa cosí nel Regno Unito? Mi pare di no.

        Stefano Deliperi

      • giugno 25, 2016 alle 6:07 pm

        Le associazioni ambientaliste qui non prendono per oro colato tutto quello che dicono gli imprenditori pero’ se un impresa propone una maggior diffusione delle pale eoliche, solo per fare un esempio, la società per la protezione delle specie aviarie e chirotteri (RSPB) ha mi pare commissionato uno studio che ho letto in parte tempo fa, per raccogliere dati per conto loro prima di dire si o no in toto. (Di nuovo Toto’ spunta fuori, hahaha).

      • giugno 25, 2016 alle 6:18 pm

        vuol dire che ha i soldi per farlo, Riccardo.
        Ecco di nuovo Totò 😉

      • giugno 25, 2016 alle 6:33 pm

        E quanti soldi ci vorranno mai per chiamare il C.A.S.I.C e chiedere quanto costano i terreni?

      • giugno 25, 2016 alle 6:41 pm

        abbi pazienza, Riccardo.
        Fare un’esaustiva relazione costi-benefici è compito di chi propone il progetto nel procedimento di V.I.A., non di un’associazione ecologista.

        Stefano Deliperi

      • giugno 26, 2016 alle 2:02 pm

        Stefano, e’ compito di ogni associazione ecologista che si rispetti di condurre le proprie ricerche sul campo per verificare le fonti anziché criticare senza ragion veduta come invece a volte accade. Se Virdis dice che le aree a Macchiareddu non sono abbastanza convenienti per garantire un margine di profitto alla EnergoGreen allora tocca anche a noi controllare se sia vero, con una semplice telefonata al consorzio industriale di Macchiareddu. Come faresti comunque anche qualora Virdis ci fornisse lui le cifre per non prendere come dici tu per oro colato tutto quello che lui dice. Si fa una bella telefonata o un incontro con qualche responsabile del consorzio e si fa luce sulla cosa una volta per tutte. E poi si va dai Cualbu e gli si chiede quanto gli ha offerto la società per l’acquisto dei suoi terreni. Sono solo delle semplici ricerche, ne più ne meno che quelle che facciamo sempre per documentarci sull’ambiente, sull’effetto serra, sulle rinnovabili, sull’erosione del suolo, ecc. ecc. Se fossi io la, la farei io le telefonate ma purtroppo vivo in Inghilterra e mi costerebbe un’occhio farle. E poi la richiesta di dati magari rimarrebbe evasa se a richiederli sarebbe un comune cittadino come me. Diverso e’ se arrivasse da una rispettabile e benemerita associazione ambientalista come il GrIG, che tu rappresenti. Non ti chiedo di trasformarti in reporter ma solo di corroborare con dati inequivocabili le tue remore sul fatto che la centrale si possa o non si possa fare a Macchiareddu. E speriamo che Virdis faccia altrettanto, fornendo i dati in suo possesso. Poi li confrontiamo e se sono diversi potremmo finalmente capire chi sta mentendo.

      • giugno 26, 2016 alle 3:02 pm

        Riccardo, capisco bene quanto dici e potremmo anche farlo, ma il risultato della nostra “inchiesta” sarebbe valido come un due di picche quando la briscola é bastoni.
        Mi spiego meglio.
        Il quadro normativo nazionale e regionale prevede che simili analisi rientrino nella documentazione allegata allo studio di impatto ambientale nel procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), con tutte le formalizzazioni del caso. Cioè lettere di richiesta formali del Soggetto interessato e risposte altrettanto formali da parte del C.a.s.i.c., nel caso concreto. Il GrIG puó anche chiedere, ma il C.a.s.i.c. non é tenuto a rispondere, per capirci. Tantomeno con una telefonata.
        Se tutto é cosí bello e cosí utile al mondo, perché un’analisi costi-benefici in grazia del Cielo non è stata ancora depositata?
        Mah…

        Stefano Deliperi

      • giugno 27, 2016 alle 1:24 pm

        Stefano, capisco le tue argomentazioni e le condivido in parte. E’ vero che la EnergoGreen non ha fornito alcuna lettera di richiesta formale al CASIC ma ha solo dichiarato nel documento presentato per la procedura di VIA che i terreni a Macchiareddu sono antieconomici.
        Pero’ e’ anche vero che hanno detto la verità e che il GrIG secondo me non dovrebbe accanirsi contro queste formalità burocratiche (la mancanza di un pezzo di carta ufficiale) ma dovrebbe invece valutare la verità anche se non certificata da documenti ufficiali. Il CASIC non e’ tenuto a risponderti ma non vedo perché non dovrebbe, soprattutto se invece di una telefonata il GrIG gli scrivesse una lettera formale per confermare quanto sta sul loro sito, ovvero che ci sono solo 28 ettari disponibili a Macchiareddu e che i prezzi vanno dai 20 Euro a mq in su.
        Al Sig. Virdis invece rivolgo un invito pressante a fare altrettanto.
        Ma possibile che il nostro benamato pianeta sia sull’orlo di una catastrofe e noi ci perdiamo in una questione di documenti ufficiali? Questa e’ burocrazia allo stato puro!

      • giugno 27, 2016 alle 4:21 pm

        …”ha detto la verità”? E arrivato il Messia?
        Abbi pazienza, Riccardo, ho provato a spiegarlo in mille modi: è necessaria un’analisi costi-benefici, con tanto di conti documentati e verificati, richieste scritte e risposte scritte fra Società energetiche e C.a.c.i.p., stime degli espropri e oneri di infrastrutturazione, per esempio.
        E va depositata nel procedimento di V.I.A. perchè sia verificabile.
        Il procedimento di V.I.A. non si svolge in un blog, nemmeno in questo blog.
        Come devo dirlo che i conti espressi su un blog e mai formalizzati nella procedura di V.I.A. non hanno alcun valore?

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 27, 2016 alle 6:48 pm

        Haha, non solo i messia dicono la verità Stefano. Anche un pinco pallino come me può scoprirla andando a vedere il sito del CASIP con le disponibilità e i prezzi a mq dei terreni a Macchiareddu. E Virdis li non ha mentito, punto. Il procedimento di VIA non si svolge in questo blog ma in questo blog non si sta aspettando che il procedimento di VIA sia esperito e concluso ma si sta attaccando quest’iniziativa della centrale con tutti i mezzi, adesso addirittura con una manifestazione, legittima per carità, contro le 2 centrali proposte, invece di cercare un dibattito equilibrato tra le due posizioni in contrasto.
        Mi rattrista davvero che degli amici ambientalisti come te ed altri qui, si impuntino sui pareri regionali negativi, spalleggiandoli come se questi si fossero oro colato, mentre le posizioni della EnergoGreen vengono liquidate come se venissero dal diavolo in persona; invece che discutere obiettivamente nel merito anziché schierarsi quasi su posizioni preconcette, come la tutela dello status quo a tutti i costi, quantunque degradato esso sia. Scusa se sto un po’ esagerando ma voglio solo rendere l’idea di come mi sento.

      • giugno 27, 2016 alle 9:53 pm

        Riccardo, si comprende bene la tua passione per l’ambiente il desiderio per vedere migliorare le cose, ma questo non si fa con due telefonate o credendo al primo “messia” preteso ambientalista.
        Non funziona così da nessuna parte e, se permetti, hai visto cose che non ha visto nessuno.
        Parlo di una relazione costi-benefici adeguatamente approfondita come detto più volte in questa sede e come richiesto più volte nel procedimento di V.I.A.
        Non un banale listino prezzi, consultabile da chiunque. Questo, per esempio, è quello del C.A.C.I.P. (http://www.cacip.it/it/cosa-offriamo/lotti-macchiareddu/index.php) e a Macchiareddu offre lotti anche di 50 ettari (non solo Elmas, quindi). Cinque lotti di tale estensione sarebbero 250 ettari, acquisibili anche in leasing, per capirci.
        Nessuno appoggia per partito preso questo o quest’altro parere regionale, ma lo si fa a ragion veduta.
        Tutti scemi quelli che si oppongono a ‘sto ben di Dio?

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 28, 2016 alle 9:39 am

        Ma e’ proprio sul link che hai messo sopra che ho “scoperto” che ci sono solo 4 lotti disponibili per una superficie complessiva di 28 ettari soltanto e del costo minimo di 200 mila euro a ettaro. La tabella coi prezzi e le superfici e’ su un link in calce a quella stessa pagina, in basso a destra denominato “vai alla pagina” in rosso.

      • giugno 28, 2016 alle 4:36 pm

        Riccardo, hai letto la sola pagina allegata.
        Per cortesia, leggi la pagina principale: http://www.cacip.it/it/cosa-offriamo/lotti-macchiareddu/index.php
        Eccola di seguito, comunque.
        Il C.A.C.I.P. a Macchiareddu offre lotti anche di 50 ettari (non esiste solo Elmas, anzi!). Cinque lotti di tale estensione sarebbero 250 ettari, acquisibili anche in leasing.

        Stefano Deliperi

        “Lotti a Macchiareddu

        Offerta di lotti attrezzati

        All’interno dell’agglomerato di Macchiareddu il Consorzio ha a disposizione per l’allocazione di imprese produttive numerosi lotti di terreno, debitamente urbanizzati, aventi dimensioni che possono variare dal 2.000 ai 50.000 mq. circa con forme differenti ed in alcuni casi con doppio fronte strada.
        L’ubicazione degli stessi è variabile e si ritiene sia in grado di soddisfare le esigenze più diverse e più aderenti alle diverse realtà produttive.
        Per ogni informazione in merito i responsabili dell’Ufficio Promozione e dell’Ufficio Affari Legali sono a Vs. disposizione.

        Costi di insediamento
        L’imprenditore interessato ad insediarsi nell’area industriale deve contattare il Consorzio Industriale Provinciale di Cagliari e presentare una richiesta contenente i dati specifici sulle caratteristiche dell’azienda da insediare, le informazioni bancarie e una planimetria di massima indicante la posizione e le dimensioni dei fabbricati e degli impianti che si intende realizzare, in modo da consentire la migliore localizzazione.
        I tempi di assegnazione delle aree sono di circa 15 giorni dal momento del ricevimento della domanda.
        In seguito a deliberazione del Consiglio di Amministrazione, il Consorzio Industriale rilascia inizialmente un’opzione gratuita con validità di 1 mese. Entro tale periodo l’impresa richiedente deve accettare l’assegnazione dell’area industriale fatta dal Consorzio e addivenire alla stipula del compromesso di vendita con validità 6-12 mesi. Tale termine può essere prorogato a giudizio del Consorzio, qualora venga dimostrata l’esigenza obiettiva della proroga. All’atto della firma del compromesso l’investitore deve versare il 30% del prezzo totale del lotto industriale a titolo di caparra, la quale verrà computata e defalcata dall’intero prezzo alla stipula del contratto definitivo di acquisto.
        Le aree possono essere acquistate anche in leasing. In tal caso, dopo aver instaurato il rapporto con il Consorzio Industriale, l’azienda può rivolgersi alla Società di leasing che finanzia l’iniziativa.
        Il prezzo del terreno industriale, immediatamente disponibile per l’insediamento, è fissato in Euro 20,00 al mq..
        I costi relativi agli allacci idrici, fognari, elettrici, telefonici e tutti gli altri servizi di rete sono a carico dell’impresa che si insedia. Le forniture idriche, fognarie e di depurazione fanno capo alla TECNOCASIC mentre i servizi elettrici e telefonici vengono erogati da fornitori vari (ad es. Enel Energia e Telecom Italia) scelti dall’azienda insedianda.
        L’azienda che si insedia gode dell’esenzione dagli oneri di urbanizzazione primaria e della consulenza ed assistenza gratuita da parte del Consorzio Industriale.
        Per ogni lotto industriale gli indici di utilizzo sono:
        • rapporto tra superficie coperta e superficie totale: 0,4
        • distanza minima dei confini (per superfici superiori all’ettaro): 15 metri dalle strade e 12 metri dagli altri lotti;
        • distanza minima dei confini (per superfici inferiori all’ettaro): 10 metri dalle strade e 8 metri dagli altri lotti.

        Costo dei servizi
        Attivazione utenza telefonica (ad es. fornitore Telecom Italia)
        Allaccio rete acqua industriale (fornitore TECNOCASIC)
        Allaccio rete acqua potabile (fornitore TECNOCASIC)
        Allaccio rete fognaria (fornitore TECNOCASIC)
        Tariffe di smaltimento per termovalorizzazione dei rifiuti industriali (solo rifiuti classificati non pericolosi): si prega di contattare l’Ufficio tecnico commerciale della Tecnocasic tel 070 24634305 – 327 fax 070 24634301
        Tariffa di smaltimento per trattamento chimico fisico ed inertizzazione dei rifiuti solidi industriali: si prega di contattare l’Ufficio tecnico commerciale della Tecnocasic tel 070 24634305 – 327 fax 070 24634301
        Tariffa di smaltimento per trattamento per inertizzazione dei rifiuti liquidi industriali: si prega di contattare l’Ufficio tecnico commerciale della Tecnocasic tel 070 24634305 – 327 fax 070 24634301
        Attivazione utenza luce (ad es. fornitore Enel Energia)”

      • giugno 29, 2016 alle 10:16 am

        Ah si, hai ragione, non l’avevo visto perché sono andato direttamente a vedere l’elenco dei terreni a disposizione. Il sito del CASIP non e’ dei migliori perché dovrebbe riportare tutti i terreni disponibili e non solo quelli a Elmas. Comunque mi sono preso la briga di scrivere direttamente al CASIP per chiedere se e’ vera la circostanza che alla EnergoGreen siano stati messi a disposizione solo 30 ettari e se il prezzo sia veramente 200mila euro all’ettaro, visto che magari per un acquisto grosso come quello necessario alla EnergoGreen (ben 257 ettari!) il CASIP avrebbe potuto fare un prezzo scontato. Certo credo sia difficile che un tale sconto, ammesso che sia stato applicato, possa competere con i 36 mila euro ad ettaro offerti dalla EnergoGreen agli allevatori in quel di Decimoputzu (leggi Cualbu). Vediamo se il CASIC mi risponde.

    • giugno 25, 2016 alle 1:22 am

      Ma quale Report! Io ci andavo da ragazzo a cercare bruchi e altri animali da allevare e li non c’era niente, neanche la sfinge dell’euforbia che e’ una delle più frugali. E la situazione a distanza di anni non e’ migliorata di molto. Ci sono stato qualche anno fa e non mi pare che ci sia una siepe in più di quanto non ce ne fossero ai tempi delle mie escursioni da entomologo dilettante. Ma diamine, cosa e’ più importante, una sola famiglia (che tra l’altro verrebbe pagata adeguatamente, financo oltre il prezzo di mercato per la cessione dei loro terreni) oppure il bene supremo del pianeta? Mi sembra incredibile che devo difenderlo proprio da quelle persone che amano l’ambiente come me e che mi tocchi appoggiare gli speculatori (buoni) della EnergoGreen!

      • giugno 25, 2016 alle 5:59 am

        “il bene supremo del pianeta”? Riccardo, non ti pare di esagerare?
        Prima di tutto, possono realizzare in area industriale, poi non ti piacerá, ma quei terreni danno da vivere a un bel po’ di gente, a Decimoputzu come a Villasor, come a Gonnosfanadiga, come a Guspini.
        Leggiti le “osservazioni” e chi le sottoscrive.

        Stefano Deliperi

      • giugno 25, 2016 alle 1:42 pm

        Scusa Stefano, non ti pare invece a te di esagerare quando dici che quei terreni danno da vivere a un bel po’ di gente? Come se glieli si stesse sottraendo senza pagarglieli profumatamente (financo sopra il prezzo di mercato)?
        E le persone che lavorerebbero alla centrale? Sarebbero sicuramente molte di più dei Cualbu! E le persone che lavorano nell’indotto? E il know-how che si acquisirebbe? I Cualbu non morirebbero certo di fame con tutti quei soldi, anzi, portrebbero acquistare degli altri terreni, anche migliori, con i soldi extra che gli sono stati offerti. Magari se ne facessero di più di centrali simili visto che creano lavoro, non ammazzano gli allevatori che perdono le terre e migliorano l’ambiente dei siti degradati sui quali sorgerebbero e contrastano il riscaldamento globale, quindi proteggono siti ben più ricchi di biodiversita’ come le foreste pluviali tropicali. Ma mi pare che ci stiamo ripetendo sempre le stesse cose.

      • giugno 25, 2016 alle 2:47 pm

        Riccardo, posso solo dirti nuovamente di leggere bene i pareri negativi regionali. Lí, da quelle terre a Decimoputzu, Villasor, Gonnosfanadiga, Villacidro non ci vivono solo i Cualbu. E non vedo perché debbano sloggiare per far spazio allo speculatore di turno che non vuol andare in area industriale.

        Stefano Deliperi

      • Juri
        giugno 26, 2016 alle 11:28 am

        Luciamo Virdis, il confronto sta avvenendo tra un’associazione ecologista e un gruppo imprenditoriale da lei rappresentato. La prima non ha alcun interesse o tornaconto economico, il secondo mira a fare profitti (fare soldi, per usare un’espressione più rustica).
        Questa semplice verità la pone in una posizione che fa suonare davvero paradossali le sue accuse.
        Attendiamo comunque fiduciosi i dati chiesti da Riccardo.

  10. luciano Virdis
    giugno 25, 2016 alle 10:52 pm

    Forse bisognerebbe farsi la domanda: a chi giova tutto questo?
    Deliperi, i comitati, le associazioni ambientaliste sarde continuano a dare informazioni fuorvianti; ho già detto che a Macchiareddu e in nessun’altra zona industriale esiste un terreno adatto a questo tipo d’impianto, se loro le conoscono perché non ce le fanno vedere; la maggior parte degli impianti son in zone agricole intensamente coltivate (vedi Spagna che ha oltre cinquanta centrali da cinquanta MWe in esercizio e altrettante in costruzione: https://www.dropbox.com/s/8lenlf9jkhf2rli/Spagna%20solare%20termodinamico.kmz?dl=0)
    con Google Earth si può verificare facilmente, e non è solo un problema di costi del terreno che renderebbe l’operazione impossibile economicamente, è anche un problema di buon senso sia perché le aree industriali sono costate fior di miliardi in urbanizzazioni che verrebbero distrutte, sia perché occupate da impianti industriali esistenti.
    Il fatto che anche la Regione Sardegna tramite il SAVI e i suoi uffici preposti a esprimersi sul progetto, abbia espresso parere negativo non vuol dire che questo parere sia giuridicamente corretto, sia perché ci sono leggi sovraordinate che hanno importanza maggiore rispetto a quelle regionali, sia perché in questo caso non ci sono vincoli né di natura paesaggistica, né idrogeologico, archeologico o altro.
    Comunque ripropongo la relazione di sintesi, (https://www.dropbox.com/s/sjdfukytuch2a8l/00%20FM%20e%20GN%20Sintesi%20e%20stato%20dellarte%20RevVir.pdf?dl=0),
    che evidentemente Deliperi non ha voluto leggere (altrimenti dovrei pensare che è in malafede) e le adesioni alle attività altamente innovative che sono state proposte per la produzione di Idrogeno con ENEA
    (https://www.dropbox.com/s/7j1yi1zcflt1azd/ENEA%20Flumini%20Mannu.pdf?dl=0),
    lo studio della DNI con il Dipartimento di Fisica dell’Università di Cagliari, (https://www.dropbox.com/s/nn4kpb4nt7zlxh5/FM-UNICA%20Dipartimento%20di%20Fisica.pdf?dl=0), per l’utilizzo del vapore residuo con ENEA e la CASAR, (https://www.dropbox.com/s/zcflnfbfcfgafcc/FM%20CASAR%20L.I..pdf?dl=0),
    e per la coltivazione del campo solare, 241 ettari su 269, coltivazione che non solo non sottrae terreno agricolo, ma attraverso l’impiego di tecniche colturali innovative, il coinvolgimento di centri di ricerca come AGRIS e società all’avanguardia nei loro settori, consente di aumentare la produzione foraggera di quattro volte.
    Tutto questo a Deliperi non interessa, come non interessa che i disastri ambientali veri li stanno creando le centrali a carbone o a olio combustibile, che attraverso l’inquinamento oltre ad ammazzare decine di persone all’anno nei 447000 ettari di aree SIN, rendono inutilizzabili i terreni agricoli perché inquinati.
    A proposito di vincoli regionali, chissà se il GrIG può spiegarmi come mai l’impianto termodinamico di ENAS che sorge su aree con vincolo ZPS e IBA è stato autorizzato; chissà se può spiegarmi come mai la cava di bentonite di Campeda a Macomer è stata autorizzata nonostante ricadesse in zona SIC e ZPS e fosse circondata da nuraghi e tomba di giganti, senza che Regione, Soprintendenza, comitati o associazioni ambientaliste, compreso GrIG, avessero nulla da dire.
    Mi aspetto da Deliperi un confronto serio e leale su questi temi, sia perché sono ormai non più rinviabili le problematiche ambientali legate al riscaldamento globale, sia perché seguo dalla sua nascita GrIG e le altre associazioni ambientaliste, in quanto ritengo abbiano una ruolo importante nella società quando svolgono la loro funzione in modo corretto e leale.

    • giugno 25, 2016 alle 11:13 pm

      vede, arch. Virdis, la nostra “colpa” ai suoi occhi è quella di non prendere per oro colato quello che voi dite.
      Quello che lei chiama “informazioni fuorvianti” sono quanto afferma nei vari pareri negativi la Regione autonoma della Sardegna.
      Ho letto quanto da voi scritto come lo han letto le varie strutture tecnico-amministrative della Regione autonoma della Sardegna, vari comitati e altre associazioni ambientaliste: non siamo convinti per nulla.
      Men che meno del fatto che vi siano “costi insostenibili” per l’ubicazione in aree industriali: dov’è l’analisi costi-benefici che vi ha chiesto più volte la Regione?
      Dove sono indicati i costi che vi ha chiesto, per esempio, il C.A.C.I.P.?
      Dov’è il raffronto con i costi per gli espropri dei terreni agricoli e le successive infrastrutturazioni?
      Si tratta di cose reali e concrete, su cui avere quel confronto “serio e leale” che auspica come auspichiamo noi.
      Se invece continua a insistere su argomenti quale il nostro preteso mancato interesse sugli inquinamenti delle centrali a carbone non ci siamo proprio.
      A parte il fatto di non ricordare alcun suo impegno concreto e fattivo in proposito, lei afferma testualmente che a noi “non interessa che i disastri ambientali veri li stanno creando le centrali a carbone o a olio combustibile, che attraverso l’inquinamento oltre ad ammazzare decine di persone all’anno nei 447000 ettari di aree SIN, rendono inutilizzabili i terreni agricoli perché inquinati”.
      Devo dedurre che lei o è disinformato o è in malafede.
      Se è disinformato, si faccia un giro in questo sito web, in particolare nelle seguenti directory: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/?s=carbone e https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/?s=s.i.n.
      Spero possa così colmare la sua disinformazione.
      Se, malauguratamente, vuol insistere sul nostro preteso disinteresse su tale argomento, mi costringe a querelarla per difendere l’Associazione da una diffamazione palese.
      Personalmente non ho voglia di confrontarmi con chi afferma cose non vere riguardo l’impegno pluriennale del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e mio personale.

      Stefano Deliperi

    • giugno 26, 2016 alle 1:27 am

      Egregio Sig. Virdis, ho letto con interesse i link da Ella forniti relativi alla relazione di sintesi da Lei redatta e alle varie lettera (ENEA, Dipartimento di Fisica dell’ Università di Cagliari e CASAR). Il link sulle centrali spagnole purtroppo non si apre e inoltre mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa di più sul coinvolgimento di alcuni centri di ricerca da Lei citati nella suddetta relazione di sintesi (AGRIS e altra), magari delle lettere simili a quelle di cui sopra.
      Ora, anziché sostenere che a Deliperi non interessi niente dell’inquinamento prodotto dalle centrali a carbone, olio combustibile e quant’altro (cosa assolutamente non vera altrimenti non avrebbe mai scritto una lettera aperta alla Giunta Regionale per esprimere tutto il suo disappunto sulla proposta di riconversione degli stabilimenti di Portoscuso che prevedono la costruzione di una centrale a carbone), tra l’altro attirandosi le ire dei lavoratori in cassa integrazione della Eurallumina (mi pare si chiami così), ora dicevo, anziché sostenere cose simili perché Ella non fornisce una volta per tutte a Deliperi quello che le chiede, ovvero l’analisi costi-benefici che dimostri l’insostenibilità dell’investimento qualora si dovesse ricorrere ad aree industriali invece che agricole, seppure degradate e non soggette a vincoli di sorta? E una lettera del CACIP con i costi dei terreni da essa applicati? E un confronto dettagliato coi costi di esproprio e di infrastrutturazione delle aree agricole individuate dalla Società che Ella rappresenta?
      Io non La conosco quindi non so se Ella ha a cuore l’ambiente quanto lo abbiamo noi “ambientalisti” ma se dovesse dimostrarmi di aver ragione e Deliperi torto allora, ambientalista o opportunista, le augurerei il benvenuto con la sua centrale una volta che se ne dimostrassero i benefici ambientali, non solo nell’immediato ma soprattutto a lungo termine. La tutela dell’ambiente ha bisogno di tutti, non solo di noi ambientalisti, a patto che si facciano le cose giuste.
      Mi consenta inoltre di inviarle un invito ad affinare le Sue capacita’ diplomatiche per quanto riguarda le relazioni col pubblico: dal cognome mi sembra di evincere che Ella sia sarda come me e quindi non Le devo spiegare che la diffidenza fa parte della nostra natura, e purtroppo e forse anche giustamente, ce n’e’ tanta di questi tempi a causa di decenni di promesse mancate da parte dello Stato e delle varie attività industriali che si sono via via succedute negli anni finendo per creare solo disastri, sia sul piano ambientale che sanitario che sociale che economico e chi più ne ha più ne metta.
      E sempre meglio farsi degli amici spiegando bene a tutti la Vostra idea, piuttosto che scontrarsi poi con una massa di gente arrabbiata perché non si sente coinvolta nell’iniziativa. La volontà di promuovere la Vostra centrale e’, mi pare, solo sulla carta, in quanto non mi pare che si sia mai fatta un’assemblea per spiegare alla popolazione perché le centrali termodinamiche sono così positive per l’ambiente e le ricadute occupazionali che potrebbero garantire, ne nessun’altra opera di informazione che includesse un pubblico più vasto e non solo quello rappresentato da noi ambientalisti.

      Riccardo Pusceddu

  11. Occhio nudo
    giugno 26, 2016 alle 9:14 am

    Non c’è che dire, il Sig. Dott. Arch. Virdis è un vero mediatore. L’uomo giusto per diffondere le rinnovabili.

    • giugno 26, 2016 alle 1:40 pm

      Occhio nudo, la triste verità e’ che il fatto (che condivido almeno finora) che Virdis non ci sappia fare abbastanza a convincere noi ecologisti, non e’ solo un problema per Virdis ma anche per noi. O almeno per quelli di noi che credono come me che il futuro sia adesso, con le rinnovabili che forniscono la miglior efficienza energetica, ovvero energia eolica e solare termodinamico. Mentre noi ci scanniamo così, ogni giorno la quantità di CO2 nell’atmosfera aumenta e sappiamo tutti benissimo cosa questo comporterà nel futuro.
      Allora, vogliamo continuare con lo status quo oppure cooperare con gli imprenditori, che non sono il diavolo ma non sono neppure dei santi. Le cose sono due: queste benedette centrali vanno fatte. Sarebbe auspicabile che a farle fossimo noi ecologisti oppure i comuni ma siccome questo non succede, facciamole fare agli imprenditori, nei posti giusti naturalmente. E cerchiamo di essere un po’ flessibili se costoro ci dimostrano che a Macchiareddu non e’ fattibile economicamente. Ma cosa conta di più? L’estinzione di qualche specie in più o deturpare un poco un paesaggio già fortemente deturpato?
      A Virdis rinnovo l’invito a fornire i dati richiesti non da me ma da Stefano Deliperi e dalla Regione Sardegna quanto prima.

  12. Carlo Forte
    giugno 26, 2016 alle 4:31 pm

    Il futuro è nella decrescita,le fonti son rinnovabili quando non creano cattedrali nel deserto.La Sardegna è piena cattedrali a cielo aperto e incompiute che arricchiscono multinazionali e gruppi di potere(sempre gli stessi)che generano consensi con l’assistenzialismo(pesca,industria,basi militari)e minano gli obbiettivi reali della Sardegna con la disinformazione.Fatemi un esempio di qualcosa che non ha generato degrado sociale e ambientale di tutte le cose osteggiate da quelli che continuate a chiamare erroneamente ambientalisti.Non vedo a parte il Grig qualcunaltro in prima linea……

    • giugno 26, 2016 alle 5:28 pm

      Carloforte, non fare di tutta l’erba un fascio pero’. Una cosa sono le basi militari e i poli industriali assistiti, un’altra sono le centrali termodinamiche e quelle eoliche, anche se pure quelle assistite (di meno pero di quanto siano assistite le centrali a carbone e soprattutto quelle nucleari). Se non fai un distinguo rischi di buttare a mare le buone idee insieme alle cattive.
      La decrescita purtroppo avverra’ solo troppo tardi e anzi proprio a causa delle varie crisi che si succederanno da qui fino alla fine di questo secolo e forse anche oltre.
      Bisogna agire ora con i mezzi a disposizione ora e con la mentalità corrente, senza pretendere che la gente diventi tutta ambientalista come noi. Così li facciamo scappare dalla nostra causa anziché portarceli. La medicina della decrescita e’ troppo amara per la gente comune. Comporterebbe un radicale cambiamento dello stile di vita corrente, basato sullo spreco e sugli oggetti inutili di cui siamo inondati. Inoltre come ho già detto richiede tempi troppo lunghi. Per finire se si può produrre più energia di quella necessaria al mero sostentamento del genere umano, non sarebbe meglio? Così forse ci potremmo ancora permettere i ciclotroni e altre dispendiose ricerche scientifiche che nella decrescita finirebbero per venire se non accantonate, per lo meno ridimensionate notevolmente. O vuoi aspettare che il sole si trasformi in una gigante rossa e distrugga questo bel pianeta senza che noi si abbia le conoscenze scientifiche sufficienti ad impedirlo o a trovare delle alternative?

      • Carlo Forte
        giugno 27, 2016 alle 10:18 am

        Scusami Riccardo,ma decrescere vuol dire acquisire la consapevolezza che stiamo divorando il mondo per nulla.Dal punto di vista egoistico quello che produciamo in energia è superiore al fabbisogno energetico sardo,che l’italiga vada a casa sua a costruire centrali o fabbriche improduttive,la Sardegna ha già dato.Saluti

      • giugno 27, 2016 alle 1:40 pm

        La Sardegna ha più insolazione di qualsiasi altra regione italiana, fatta eccezione per la Sicilia. Ecco perché ha senso fare le centrali qua. Il tuo non e’ un punto di vista solo egoistico ma anche controproducente e autolesionistico visto che la Sardegna fa parte del pianeta Terra e se questa va a rotoli, anche la Sardegna ne sarà coinvolta. Io amo la Sardegna da morire: e’ la mia terra ed e’ ancora bellissima nonostante l’incuria di noi Sardi e di tutti quelli che sono venuti a sfruttarci nel corso dei secoli. Ma amo anche le foreste pluviali tropicali, che oggettivamente parlando sono molto più preziose dal punto di vista della biodiversita’, degli ecosistemi che troviamo in Sardegna. Ma io amo non solo la biodiversita’ contenuta nei singoli ecosistemi presi ognuno per conto suo ma anche, diciamo così, la diversità tra un ecosistema e l’altro. Più ce ne sono, meglio e’, a prescindere dalla biodiversita’ contenuta in ogni singolo ecosistema.
        Se tu dici che la Sardegna ha già dato, sembra che noi qui si stia discutendo se disboscare o no una foresta per costruire la centrale. Oppure che si stia parlando di ricoprire la Sardegna di centrali termodinamiche. Ma non e’ cosi, quindi dobbiamo inquadrare le cose nella giusta ottica senza farci prendere la mano dal risentimento originato da operazioni disastrose effettuate nel passato, come il taglio di una gran parte delle foreste sarde effettuato dai piemontesi secoli fa o dalle disastrose attività industriali di Portoscuso.

      • Carlo Forte
        giugno 29, 2016 alle 10:38 am

        La Sardegna fa parte del pianeta terra?Grazie per avermelo fatto notare,mi ero anche cosí abituato alle schifezze che ci propinano con gran daffare,che pensavo di essere su un altro pianeta.Però all’imbarco a portoscuso nel vedere scaricare biomasse a cielo aperto per la centrale Enel,con vento di maestrale,mi sono detto” vivo in un altro pianeta”

  13. luciano Virdis
    giugno 26, 2016 alle 10:01 pm

    Egregio Signor Pusceddu, La ringrazio per l’attenzione e per aver letto tutti i documenti linkati; il link di Google Earth va aperto o scaricato in questo modo: una volta aperto il link dropbox bisogna andare in alto a destra e aprire la finestra dei tre puntini e scegliere Scarica; una volta aperto su Google Earth trova l’elenco delle centrali Spagnole, quelle in esercizio lineari e a torre, quelle in costruzione e quelle in progettazione.
    https://www.dropbox.com/s/mkn14060z9c3bqb/Spagna%20Termodinamico.kmz?dl=0
    L’elenco completo delle centrali nel mondo le trova su Wikipedia nel link seguente:
    https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_solar_thermal_power_stations
    Su Google Earth facendo doppio clic lo porta sulla centrale selezionata; troverà molto interessante la terza “Sanlucar” in quanto trova sia le tre centrali a specchi parabolici lineari 50×3=150Mwe (simili alle nostre), sia le prime centrali a torre. Nella quarta “San Josè del Valle” di 50×2=100Mwe potrà con Street View vedere le foto della centrale in costruzione e il parcheggio con i veicoli degli operai che in quel momento lavorano alla costruzione; zummando sulle foto io ho contato oltre 400 veicoli, questo d’a l’idea del livello di occupazione che muove la costruzione di questo tipo di centrali.
    Veniamo a Deliperi: il mio intervento inizia con una domanda: a chi giova tutto questo?
    Non ho detto che GrIG non fa le battaglie contro le centrali a carbone o a olio combustibile altamente inquinanti, battaglie che seguo e condivido, ho detto che pur di andare contro le centrali termodinamiche si dimentica di quelle battaglie e si disinteressa delle conseguenze che queste creano; non Le nascondo che faccio veramente fatica a capire lo scopo di tanta contradizione.
    Se Lei avrà la pazienza di spulciare i documenti prodotti dalle varie associazioni ambientaliste troverà che l’emergenza energetica in Sardegna sono le energie rinnovabili, eolico, fotovoltaico e termodinamico, pur sapendo che il 78% dell’energia viene prodotta da fonte fossile.
    Questo per me, che da sempre sono ambientalista, e quando vuole gliene darò prova, questa è una contradizione assurda; ha detto bene Lei che tutte le informazioni del progetto e le mie affermazioni sono facilmente verificabili, basta andare sul sito del CACIP per sapere che i lotti industriali al mq costano 20€, 200.000€ a ettaro; oppure fare una telefonata per sapere quanti e quali sono i lotti disponibili.
    http://www.cacip.it/it/cosa-offriamo/lotti-macchiareddu/index.php
    Il CACIP, quando lo abbiamo contattato ci ha detto che avevano accorpati 30 ettari e che eventualmente gli altri dovevamo procurarceli dai privati; cosa che abbiamo tentato di fare senza esito. Ora non so quale analisi costi e benefici faccia tornare i conti con quei prezzi; ma ancora Deliperi mi deve dire dove sono le cave o le aree minerarie dismesse che possono accogliere questi impianti.
    Un impianto è stato proposto a macchiareddu, quello di Sorgenia da 55 Mwe, per il quale era stato firmato un accordo di programma, ma anche quello è stato bocciato; così pure i due impianti proposti da Sardinia Green Island e non mi risulta che siano stati difesi da nessuna associazione ambientalista.
    L’analisi costi e benefici di cui parla Deliperi è tra i documenti di VIA dall’25/11/2014 “ANALISI DELLE ALTERNATIVE, DIMENSIONAMENTO DELL’IMPIANTO, ANALISI COSTI-BENEFICI E VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI DEL CICLO DI VITA” , per comodità vi allego il documento: https://www.dropbox.com/s/fw3quyo8sje4ilq/ALTDIMCBCV001.pdf?dl=0
    Sappiamo perfettamente che su quei terreni vivono delle famiglie, e ne abbiamo rispetto tanto da proporre un contratto di diritto di superficie per 30 anni al prezzo di 36.000€ a ettaro pagati anticipatamente, con la clausola dell’utilizzo del campo solare per proseguire l’attività agropastorale; per questo abbiamo proposto un progetto agronomico che quadruplica la produzione foraggera che va interamente ai proprietari dei terreni.
    Certo la famiglia Cualbu è l’unica che in questo momento si oppone alla realizzazione dell’impianto, nonostante i miei tentativi durati quasi un anno, ma su questo abbiamo la soluzione che non è detto sia l’esproprio, che tra l’altro non lo imponiamo noi ma una legge dello stato adottata dalla Regione Sardegna.
    Dal 2012 a oggi abbiamo presentato quattro progetti, Cossoine-Giave, Bonorva-Giave, Villasor e dopo ampliato a Decimoputzu e Gonnosfanadiga; da subito io personalmente ho fatto le prime assemblee informative sugli impianti, facendo anche dei passaggi in consiglio comunale come a Cossoine, Giave, Gonnosfanadiga e Guspini, ho più volte partecipato anche alle assemblee dei comitati intervenendo con fatica perché venivo regolarmente interrotto e invitato ad andare via; ho provato a coinvolgere nel dibattito le televisioni locali per un confronto con le associazioni ambientaliste, i comitati, l’amministrazione regionale, sindacati etc., ma solo Sardegna1 a fatto un approfondimento e una trasmissione di Thesauro di cui Le allego i link
    http://www.sardegna1.tv/videogallery/approfondimento-luciano-virdis/
    http://www.sardegna1.tv/videogallery/thesauro-06-10-2015-energie-rinnovabili-termodinamico/
    oltre a questi episodi, nonostante le richieste, non ho avuto l’onore di un intervista, a parte Report, mentre potrà notare che gli articoli contro sono all’ordine del giorno e dove la disinformazione la fa da padrona; comunque sono presente nei convegni dove si parla di rinnovabili e ambiente, dove ho potuto scambiare qualche opinione anche con Deliperi e dove anche qualche cattedratico ha visto smentite le proprie affermazioni; tra i più recenti, convegni del FAI, di Legambiente, alla presentazione del PEARS e ultimo quello organizzato dal Centro per un Futuro Sostenibile.
    Quindi io non mi sottraggo al confronto, anzi lo cerco perché credo che sia l’unico modo per chiarire e soprattutto smentire le falsificazioni; chissà perché quando vengono organizzati convegni anche dalle associazioni ambientaliste WWF, Italia Nostra, Legambiente etc, non invitano mai chi le rinnovabili le fa o le propone; se al prossimo convegno dove partecipa Deliperi mi propone di partecipare io sarò ben lieto di farlo e Le prometto che resterò fino alla fine.

    • giugno 26, 2016 alle 10:13 pm

      Arch. Virdis, le ripeto quanto già detto: in un procedimento formale quale quello di V.I.A. che voi avete attivato sono necessari atti formali, altrimenti sono chiacchiere da blog.
      Perchè non depositate, pur dopo varie richieste da parte della Regione autonoma della Sardegna (e del Ministero dell’Ambiente), un’adeguata relazione costi-benefici?
      Avrete carteggi, documentazioni varie.
      Altrimenti stiamo “chiaccherando” e nulla più ed è inutile parlare di altri progetti, con altri studi di impatto ambientale e altre vicende.
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  14. Luciano Lussorio Virdis
    giugno 26, 2016 alle 11:33 pm

    legga il documento che ho allegato nell’intervento precedente e che allego di nuovo.

    L’analisi costi e benefici di cui parla Deliperi è tra i documenti di VIA dall’25/11/2014 “ANALISI DELLE ALTERNATIVE, DIMENSIONAMENTO DELL’IMPIANTO, ANALISI COSTI-BENEFICI E VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI DEL CICLO DI VITA” , per comodità vi allego il documento:

    https://www.dropbox.com/s/fw3quyo8sje4ilq/ALTDIMCBCV001.pdf?dl=0

    • giugno 27, 2016 alle 12:09 am

      come già detto più volte, è stata ritenuta inadeguata dai vari pareri negativi espressi dalla Regione autonoma della Sardegna (vds. http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1389/1906?Testo=&RaggruppamentoID=223#form-cercaDocumentazione), in particolare nel parere negativo espresso con nota D.G. Assessorato regionale Difesa Ambiente prot. n. 11660 del 15 giugno 2016 (paragrafo 2, pagg. 5-6).

      Stefano Deliperi

      • giugno 27, 2016 alle 1:39 am

        Stefano, mi sono letto le famose pagine 5 e 6 del documento della Regione dove mi pare Essa si limiti a condannare la scelta della costruzione della centrale in aree agricole (fortemente degradate, non dimentichiamolo) solo perché la EnergoGreen non può permettersi di pagare abbastanza per la quantità di terreni necessari all’impianto. Allora sono andato a vedermi il sito della CASIP nel link fornito da Virdis e ho trovato questa tabella, alla voce “allegati” in calce alla pagina (cliccando sul link “vai alla pagina”):

        Lotti liberi nell’Agglomerato Industriale di Elmas
        N. lotto Superficie Indice di copertura Prezzo/mq.
        54_B 7.700 mq. 40% Euro 47
        206_B 5.778 mq. 30% Euro 59,96
        210_A 10.837 mq. 30% Euro 57
        212_A 3.874 mq. 30% Euro 57

        Si tratta di cifre anche maggiori ai 20 Euro al mq forniti da Virdis. Va pero’ detto che nella pagina che conduce alla tabella e’ invece riportato quanto dichiarato da Virdis:

        “Il prezzo del terreno industriale, immediatamente disponibile per l’insediamento, è fissato in Euro 20,00 al mq..”

        Cifre contraddittorie da parte del CACIP ma rendo omaggio a Virdis per aver fornito la cifra più bassa.
        Inoltre va rilevato che Virdis sembra non abbia mentito neppure sull’estensione di soli 30 ettari disponibili (anzi sempre stando alla tabella del CACIP, gli ettari sarebbero anche meno: 28.2.
        Stefano, allora, dove sarebbero questi 6.000 ettari disponibili a Macchiareddu che la Regione Sardegna (e te a più riprese in questo blog) cita nel suo documento a pagina 5?
        Io non sono un contabile ma sembrerebbe proprio che Virdis abbia ragione a dire che nessuna centrale termodinamica si portrebbe mai realizzare a Macchiareddu a fronte di costi tanto sostenuti!
        Alla luce di quanto sopra allora il parere negativo della Regione si riduce a un semplice: non si possono fare centrali termodinamiche in Sardegna, punto.
        Se questo corrisponde al vero, allora io, mi dispiace ma sto dalla parte di Virdis perché trovo che lui sia più ambientalista di te se non nell’anima, perlomeno nei fatti.

      • giugno 27, 2016 alle 7:40 am

        no Riccardo, non è cosí. La Regione ricorda che non c’è stata alcun reale analisi costi-benefici, con tanto di conti documentati e verificati, richieste scritte e risposte scritte fra Società energetiche e C.a.c.i.p., stime degli espropri e oneri di infrastrutturazione, per esempio.
        Come devo dirlo che i conti espressi su un blog e mai formalizzati nella procedura di V.i.a. non hanno alcun valore?

        Comunque Riccardo, hai letto la sola pagina allegata.
        Per cortesia, leggi la pagina principale: http://www.cacip.it/it/cosa-offriamo/lotti-macchiareddu/index.php
        Eccola di seguito.
        Il C.A.C.I.P. a Macchiareddu offre lotti anche di 50 ettari (non esiste solo Elmas, anzi!). Cinque lotti di tale estensione sarebbero 250 ettari, acquisibili anche in leasing.

        Stefano Deliperi

        “Lotti a Macchiareddu

        Offerta di lotti attrezzati

        All’interno dell’agglomerato di Macchiareddu il Consorzio ha a disposizione per l’allocazione di imprese produttive numerosi lotti di terreno, debitamente urbanizzati, aventi dimensioni che possono variare dal 2.000 ai 50.000 mq. circa con forme differenti ed in alcuni casi con doppio fronte strada.
        L’ubicazione degli stessi è variabile e si ritiene sia in grado di soddisfare le esigenze più diverse e più aderenti alle diverse realtà produttive.
        Per ogni informazione in merito i responsabili dell’Ufficio Promozione e dell’Ufficio Affari Legali sono a Vs. disposizione.

        Costi di insediamento
        L’imprenditore interessato ad insediarsi nell’area industriale deve contattare il Consorzio Industriale Provinciale di Cagliari e presentare una richiesta contenente i dati specifici sulle caratteristiche dell’azienda da insediare, le informazioni bancarie e una planimetria di massima indicante la posizione e le dimensioni dei fabbricati e degli impianti che si intende realizzare, in modo da consentire la migliore localizzazione.
        I tempi di assegnazione delle aree sono di circa 15 giorni dal momento del ricevimento della domanda.
        In seguito a deliberazione del Consiglio di Amministrazione, il Consorzio Industriale rilascia inizialmente un’opzione gratuita con validità di 1 mese. Entro tale periodo l’impresa richiedente deve accettare l’assegnazione dell’area industriale fatta dal Consorzio e addivenire alla stipula del compromesso di vendita con validità 6-12 mesi. Tale termine può essere prorogato a giudizio del Consorzio, qualora venga dimostrata l’esigenza obiettiva della proroga. All’atto della firma del compromesso l’investitore deve versare il 30% del prezzo totale del lotto industriale a titolo di caparra, la quale verrà computata e defalcata dall’intero prezzo alla stipula del contratto definitivo di acquisto.
        Le aree possono essere acquistate anche in leasing. In tal caso, dopo aver instaurato il rapporto con il Consorzio Industriale, l’azienda può rivolgersi alla Società di leasing che finanzia l’iniziativa.
        Il prezzo del terreno industriale, immediatamente disponibile per l’insediamento, è fissato in Euro 20,00 al mq..
        I costi relativi agli allacci idrici, fognari, elettrici, telefonici e tutti gli altri servizi di rete sono a carico dell’impresa che si insedia. Le forniture idriche, fognarie e di depurazione fanno capo alla TECNOCASIC mentre i servizi elettrici e telefonici vengono erogati da fornitori vari (ad es. Enel Energia e Telecom Italia) scelti dall’azienda insedianda.
        L’azienda che si insedia gode dell’esenzione dagli oneri di urbanizzazione primaria e della consulenza ed assistenza gratuita da parte del Consorzio Industriale.
        Per ogni lotto industriale gli indici di utilizzo sono:
        • rapporto tra superficie coperta e superficie totale: 0,4
        • distanza minima dei confini (per superfici superiori all’ettaro): 15 metri dalle strade e 12 metri dagli altri lotti;
        • distanza minima dei confini (per superfici inferiori all’ettaro): 10 metri dalle strade e 8 metri dagli altri lotti.

        Costo dei servizi
        Attivazione utenza telefonica (ad es. fornitore Telecom Italia)
        Allaccio rete acqua industriale (fornitore TECNOCASIC)
        Allaccio rete acqua potabile (fornitore TECNOCASIC)
        Allaccio rete fognaria (fornitore TECNOCASIC)
        Tariffe di smaltimento per termovalorizzazione dei rifiuti industriali (solo rifiuti classificati non pericolosi): si prega di contattare l’Ufficio tecnico commerciale della Tecnocasic tel 070 24634305 – 327 fax 070 24634301
        Tariffa di smaltimento per trattamento chimico fisico ed inertizzazione dei rifiuti solidi industriali: si prega di contattare l’Ufficio tecnico commerciale della Tecnocasic tel 070 24634305 – 327 fax 070 24634301
        Tariffa di smaltimento per trattamento per inertizzazione dei rifiuti liquidi industriali: si prega di contattare l’Ufficio tecnico commerciale della Tecnocasic tel 070 24634305 – 327 fax 070 24634301
        Attivazione utenza luce (ad es. fornitore Enel Energia)”

      • giugno 27, 2016 alle 12:58 pm

        Stefano, da quando in qua il parere della Regione ti sta così a cuore? Non sono infallibili, abbiamo anche noi ambientalisti i mezzi per esprimere un parere e fare delle ricerche come quella che ho fatto io per confermare se Virdis stesse mentendo o no. E non ha mentito, i terreni a Macchiareddu costano 20 Euro al metro quadro e ci sono solo 28 ettari disponibili.
        Allora, un’associazione ambientalista che ha a cuore l’ambiente come il GrIG, non dovrebbe fidarsi nemmeno della Regione (che non dimentichiamo vorrebbe metanizzare l’isola, quindi andare nella direzione opposta a quella necessaria e non più procrastinabile di dismettere i combustibili fossili!) e invece appoggiare questi presunti speculatori quelle poche volte che essi si fanno avanti per fare qualcosa anche per l’ambiente e non solo per le loro tasche.
        Se i terreni a Macchiareddu costano 200mila euro a ettaro e ce ne sono solo 28 ettari invece dei 157 (se non ricordo male) necessari e quelli agricoli costano10 volte meno allora un’associazione ambientalista come quella che rappresenti dovrebbe lottare per far ottenere alla EnergoGreen i terreni a Macchiareddu ad un prezzo accettabile oppure da qualche altra parte dove si possa fare la centrale e non semplicemente opporsi. Siamo anche noi ambientalisti che abbiamo bisogno di centrali termodinamiche perché esse, insieme alle centrali eoliche, rappresentano, a tutt’oggi, le alternative più valide sotto il punto di vista della loro efficienza energetica (EROEI) tra tutte le energie rinnovabili finora disponibili e il risparmio energetico non e’ sufficiente ne oggi ne tantomeno lo sarà nel 2100 quando sul pianeta ci saranno 11 miliardi di persone invece degli attuali 7.
        Quindi dovremmo essere noi ambientalisti a corteggiare questi speculatori e non solo viceversa.

      • giugno 27, 2016 alle 4:24 pm

        Riccardo, ribadisco quanto già detto: basta con le chiacchiere da blog.
        Se le Società energetiche han fatto una degna analisi costi-benefici, la depositino nell’ambito del procedimento di V.I.A. con tutta la documentazione necessaria.
        Oro colato finora non se n’è visto.

        Stefano Deliperi

  15. No Megacentrale
    giugno 26, 2016 alle 11:49 pm

    La domada che si pone l’arch, Virdis e pone a tutti è alquanto interessante, ” chi giova tutto questo?”, stranamente è una domanda che i comitati ecologisti e le associazioni ambientaliste si sono poste e hanno trovato anche le risposte.
    A chi giova? in primis alla società proponente che intende fare impresa a rischio zero, ossia con gli incentivi statali pagati da tutti i cittadini in bolletta, che propone impianti in siti improponibili, che distorce la realtà delle cose pur di riuscire nel suo unico intento: fare le centrali a qualsiasi costo.
    A chi giova ancora alle multinazionali che stanno dietro il progetto, di cui poco o niente si sa.
    La domanda corretta sarebbe: ” esistono dei reali vantaggi ad costruire tali impianti industriali, in zona agricola, a fronte delle tante aree industriali dimesse e compromesse in qualche modo dall’industria pesante?
    Altra domanda: siamo certi di contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici, aumentando il consumo e la cemtificazione dei suoli?
    Ancora: a fronte dell’occupazione di oltre 500 ettari di terreni (considerando solo questi due impianti) per nuove attività industriali, quali di quelle esistenti e altamente inquinanti saranno dismesse e chiuse? nessuna, anzi pare le vogliano implementare.
    Passando oltre dobbiamo evidenziare che questi impianti non funzionano con l’unico apporto dell’insolazione solare, necessitano dei tanto odiati combustibili fossili, con le emissioni note a tutti, ossia climalteranti (e dannose anche alla salute).
    Altra nota dolente il consumo d’acqua, nonostante il raffreddamento sia ad aria (a secco): ci vogliono da 150,000 a 180.000 mc di acqua (stime al ribasso), per dare un’idea 150.000 mc d’acqua soddisfano il fabbisogno di oltre 1700 persone ( mi raccomando non rispondete che anche l’agricoltura consuma acqua, vero ma rientra nelc ciclo idrologico naturale).
    La risorsa verrebbe fornita dal Consorzio di Bonifica, che invece deve soddisfare il fabbisogno per usi agricoli, e poiché non siamo immuni da crisi siccitose, dobbiamo prepararci a restrizioni in campo agricolo e civile, poiche all’impianto non può essere tagliata. Ma occorrerano pozzi per emungere ulteriori quantitativi d’acqua e qui tocchiamo l’aspetto relativo agli acquiferi, alle loro potenzialità e vulnerabilità, coinvolte anche dalle imponenti fondazioni previste, sia per la Power Block che per il Campo Solare.
    Poi sono da valutarsi gli altri fenomeni collegati con il grande tema del dissesto idrogeologico. I suoli in questione non sono ne abbandonati ne tantomeno poco fertili, tutt’altra cosa. Qualcuno asserisce di aver letto i pareri espressi dal Servizio SAVI oggi SVA e pare non gli abbia trovati soddisfacenti o convincenti, che dire evidentemente le leggi e i vincoli non piacciono ma esistono e vanno rispettati. Invece dobbiamo dire che il progetto nella sua interezza e nelle sue varie riproposizioni non convince proprio e contiene una serie di informazioni e dati non corretti, che ovviamente sono stati rilevati. Ancora la società non ha mai integrato i dati richiesti, ma puntualmente ripropone sempre gli stessi, evidenetemente sbagliati. Ci sono anche altri pareri espressi (ministero beni culturali) pesanti e nettamente contrari.
    Se qualcuno pensa che questi impianti abbiano solo un impatto paesaggistico sbaglia, l’impatto è ambientale ad ampio raggio, suolo, acqua e aria, economico e sociale.
    Ci vuole più tempo per l’elencazione effettiva di tutti i punti critici rilevati. Per concludere diciamo pure che non esiste l’ambientalismo a senso unico, ossia che si scatena e si batte solo per alcuni aspetti e lascia correre gli altri. La lotta ai cambiamenti climatici ( e non solo) non si combatte con la costruzione di questi megaimpianti in zone agricole (che svolgono un ruolo importante proprio sotto questo profilo), ma con politiche energetiche intelligenti, distribuite e di piccola taglia. Ci sarebbe tanto altro da dire ma molto è stato detto e scritto. Chiunque voglia farsi un’idea è bene che legga tutte le osservazioni inviate al Ministero. Forse dopo potrà esprimersi con maggiore cognizione e con informazioni attinenti allo stato dei luoghi e specifiche al progetti presentati.

    • giugno 27, 2016 alle 2:19 am

      “In primis giova alla societa’ proponente”: almeno ce ne fossero di più di società simili che fanno profitto e allo stesso tempo migliorano l’ambiente producendo energia pulita.
      “…intende fare impresa a rischio zero”: mi pare che invece ci stiano perdendo parecchio a causa dell’ostilità della Regione e delle associazioni ambientaliste.
      “…con gli incentivi statali pagati dai cittadini in bolletta”: si danno incentivi ben maggiori alle centrali a combustibili fossili e nucleari – fai una ricerca in rete e ti stupirai – solo che i cittadini li pagano con le tasse, anziché in bolletta.
      “…che propone impianti in siti improponibili”: stando a quanto ho verificato io finora, sono le aree di cava e Macchiareddu ad essere improponibili.
      “…che distorce la realtà delle cose…”: a me finora non e’ riuscito di trovare niente di distorto nei documenti della EnergoGreen.
      “…alle multinazionali che stanno dietro il progetto…”: se non dici chi sono allora il tuo e’ solo complottismo gratuito.
      “esistono dei reali vantaggi ad costruire tali impianti industriali, in zona agricola…”: si, il vantaggio di poterli fare perche le cave non sono adatte e Macchiareddu e’ troppo costosa.
      “siamo certi di contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici, aumentando il consumo e la cemtificazione dei suoli?”: si se la cementificazione e minima e ridotta a una piccolissima porzione di territorio (sotto il punto percentuale) e se non e’ fine a se stessa ma indispensabile per ottenere energia pulita dal sole.
      “…quali di quelle esistenti e altamente inquinanti saranno dismesse e chiuse?”: l’elettricità prodotta dalle centrali termodinamiche dovrebbe essere venduta a prezzi competitivi sul mercato dell’energia, sia interno che estero e questo provocherebbe a lungo andare la chiusura delle centrali termoelettriche.
      “…necessitano dei tanto odiati combustibili fossili…”: hai omesso che ne richiedono quantità risibili in confronto alle centrali termoelettriche.
      “…anche l’agricoltura consuma acqua, vero ma rientra nel ciclo idrologico naturale)”: mi pare che anche l’acqua necessaria ad una centrale termodinamica rientra nel ciclo naturale. Inoltre le quantità necessarie sono nettamente inferiori, stando alla letteratura.
      “…con politiche energetiche intelligenti, distribuite e di piccola taglia.”: la microgenerazione ha un’efficienza energetica e in termini di EROEI nettamente minore a quella fornita dalle centrali termodinamiche ed eoliche e a meno di qualche innovazione tecnologica sorprendente, difficilmente potra’ mai competere con gli impianti su vasta scala (e già troppo tardi oggi per agire quindi non possiamo permetterci il lusso di aspettare queste innovazioni.

  16. luciano Virdis
    giugno 28, 2016 alle 11:02 am

    perchè non viene pubblicato il post che ho fatto quasi mezzora fa?

    • giugno 28, 2016 alle 4:44 pm

      perchè i commenti sono moderati e non viviamo su internet.
      C’è chiaramente scritto nella colonna a destra dell’homepage (“Come utilizzare il blog”).

  17. luciano Virdis
    giugno 28, 2016 alle 7:22 pm

    come volevasi dimostrare: niente confronto parliamo solo noi. che poi sei tu e Laura Cadeddu di NO megacentrale

    • giugno 28, 2016 alle 10:48 pm

      “niente confronto” di che? Ha potuto parlare quanto ha voluto e le è stato risposto.
      Ha potuto soprattutto far allungare a dismisura i procedimenti di V.I.A. che la riguardano, non rispondendo alle richieste effettuate.
      Ora si vada a decisione, tutto sarà più chiaro.

      Stefano Deliperi

    • giugno 29, 2016 alle 10:24 am

      Caro Sig. Virdis, stavolta Stefano ha ragione: il confronto c’e’ eccome! E poi non e’ vero che a parlare siate solo Lei, Stefano e Laura Cadeddu. Anzi penso di esser stato io a commentare di più! Deve solo portare pazienza per vedere pubblicati i Suoi commenti. Anche i miei a volte vengono pubblicati dopo svariate ore. Sono le regole di questo blog. Grande Stefano, non lo invidio proprio a doversi leggere tutti questi commenti e pubblicare quelli che rispettano i criteri stabiliti dal blog. Mi chiedo dove trovi il tempo di occuparsi delle altre cose. Complimenti a Stefano!

      • giugno 29, 2016 alle 9:42 pm

        grazie al Cielo non sono solo io a occuparmi di questo blog.
        Ti ringrazio, Riccardo, i complimenti vanno alle tante persone che qui scrivono, leggono, vagliano, mettono a disposizione materiale e foto, lavorano per la “causa” 😛

        Stefano Deliperi

  18. giugno 28, 2016 alle 11:22 pm

    A dire il vero il comitato di cittadini a favore della centrale solare esiste: https://www.facebook.com/SardegnaSolarPower .
    Dei pareri regionali riguardo il progetto vedo una continua richiesta di ulteriori studi e approfondimenti seguiti da conclusioni del tipo “qualsiasi cosa ci fornirete la risposta sará comunque no”. Una quantità di studi che probabilmente non verrebbe richiesta neanche a una centrale nucleare. Viene il dubbio che siano scuse per fermare i progetti. Noi ambientalisti del comitato a favore della centrale non abbiamo nessuna intenzione di continuare ad avvelenarci bruciando carbone e gas, o subire le conseguenze del cambiamento climatico dovuto alle emissioni di CO2. Riteniamo che destinare lo 0,01% delle aree agricole sarde alla produzione di energia elettrica dal Sole sia una quantitá pienamente compatibile con le esigenze agricole.

    Eh basta con la storia delle aree industriali. In tutto il mondo le turbine eoliche si mettono in area agricola, e pure gli impianti fotovoltaici e termodinamici (cui unica esigenza é il Sole), non avendo emissioni inquinanti di alcun tipo stanno bene in area agricola (e non mi venite a dire che il CSP ha i riscaldatori a gasolio perché anche i trattori vanno a gasolio). Vorrei sottolineare che l’ “area agricola” é una cosa artificiale quanto l’ “area industriale”.

    Sinceramente voglio uno spazio di discussione aperto, non moderato. Non scriveró piú nulla qua

    • giugno 28, 2016 alle 11:26 pm

      immagino i numerosissimi componenti del comitato pro centrali, comunque bravo ing. Demurtas, vada a farsi pubblicità da un’altra parte.
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

    • giugno 29, 2016 alle 10:43 am

      Caro Ing. Demurtas, lo spazio e’ moderato ma non censurato, le assicuro. Io sono, almeno fino a prova contraria, favorevole alla centrale termodinamica e lo sto ribadendo in tutti i miei commenti. Nonostante questo, non sono mai stato censurato e tutti i miei commenti sono stati pubblicati.
      Sono d’accordissimo con Lei che le aree agricole sono anch’esse artificiali. Perlomeno lo sono quasi la maggiorparte, visto la meccanizzazione rampante e l’uso sconsiderato di fertilizzanti e pesticidi. Pero’ ci sono aree di pregio dal punto di vista agricolo e aree non di pregio e credo che i terreni dei Cualbu siano sicuramente da ascriversi a questa seconda categoria. Sono altresì d’accordo con Lei nel ritenere che la percentuale di superficie sarda destinata alla centrale sia a dir poco risibile. Tuttavia, se l’intervento si potesse come sostiene Stefano e la maggiorparte dei frequentatori di questo blog, effettuare su aree industriali a costi accettabili allora sarebbe meglio farlo li, non trova anche Lei? Ho forti dubbi che una tale opzione sia possibile, visti gli alti costi dei terreni industriali ma stiamo a vedere se e cosa mi risponderà il CASIP, alla lettera che gli ho scritto ieri, dove chiedevo informazioni in merito alla EnergoGreen e alla disponibilità e prezzo dei lotti a Macchiareddu (e altrove).
      Infine mi consenta di ricordarLe che le esigenze di un impianto eolico e quelle di una centrale termodinamica sono distinte: le pale eoliche vanno messe dove il vento soffia più forte, aree agricole e non, mentre una centrale termodinamica andrebbe preferibilmente posizionata in aree industriali all’interno di un territorio, visto che il sole non brilla di più sui terreni agricoli a poca distanza da un’area industriale. Quindi nel caso delle centrali termodinamiche e’ solo una questione di prezzo delle superfici necessarie che qualora fosse eccessivo in aree industriali, giustificherebbe la loro costruzione in aree agricole, soprattutto se degradate come quelle in questione.

    • luciano Virdis
      giugno 29, 2016 alle 11:14 am

      Egregio ing. Demurtas, la ringrazio per questa novità e per il fatto che abbia letto i pareri della regione espressi tramite il SAVI e i servizi regionali. Concordo con le considerazioni da Lei fatte in merito alla mole di documentazione prodotte per i progetti. Se Lei legge le mie osservazioni e domande fatte a GrIG, e che non hanno avuto risposta, si accorgerà a GrIG non interessa chiarire e gli interventi come i suoi la disturbano; fa male a non scrivere più su questo sito anche perché oltre alle rinnovabili affronta altri argomenti degni di nota; certo sulle rinnovabili si rileva una certa faziosità che contradice la Missione di quest’associazione.
      Riguardo all’uso dei terreni agricoli voglio ricordare che i progetti prevedono l’utilizzo del campo solare 241 ha su 269, per produzioni foraggere o di graminacee, che attraverso l’applicazione di tecniche innovative, non solo non viene sottratto il terreno all’attività agropastorale, ma ne aumentano la produttività di quattro volte, passando da una produzione media attuale di foraggio di 40 ql/ha a 150 ql/ha.
      Come può vedere Deliperi non risponde alle molte domande poste da me e da Lei, sulla coerenza delle valutazioni del SAVI e dei servizi regionali, come pure perché non si è detto nulla quando la regione ha bocciato gli impianti a Macchiareddu; a proposito di zone industriali utilizzate per le rinnovabili Le, propongo quella del Sarcidano, dove oltre 35 ha, sono stati destinati a fotovoltaico, superfici urbanizzate con strade e tutti i sottoservizi costati decine di milioni di euro; per capire meglio di seguito il link di Google che fa vedere il disastro, che se malauguratamente qualche imprenditore incosciente volesse investire lì avrebbe serie difficoltà a trovare l’area adatta.
      Quindi La invito a continuare a commentare; quello che vogliono e che lei lasci e la risposta di Deliperi la dice lunga su come lui intende la democrazia; a proposito sto ancora aspettando la risposta alla mia proposta di dibattito pubblico.

      https://www.dropbox.com/s/bub50sc4hnouxfp/A.I.%20del%20Sarcidano%20Isili.kmz?dl=0

      • giugno 29, 2016 alle 9:39 pm

        vede arch. Virdis, io le ho risposto più volte, ma a lei le mie risposte non piacciono.
        E’ un problema suo, non mio.
        Come è un problema dell’ing. Demurtas se non vuol commentare qui, perchè i suoi commenti non vengono pubblicati in automatico.
        Le regole che ci siamo dati per questo blog sono diverse e sono scritte chiaramente.
        Come le ho già detto, ci sono già stati vari dibattiti in proposito e altri sicuramente ce ne saranno.
        Lei vorrebbe che gliene organizzassi uno io?
        Di grazia, lavoro per lei? Mi pare di no.
        Se sarò invitato a un dibattito, parteciperò. Credo che altrettanto farebbe lei.
        Per quanto mi riguarda, attendo invece la chiusura di questi procedimenti V.I.A.

        Stefano Deliperi

  19. giugno 29, 2016 alle 9:53 pm

    due parole per ricordare che questo blog ha delle regole ben precise.

    Chiunque le trova scritte nella colonna a destra, nel paragrafo “come utilizzare il blog”.

    Ad ogni buon fine ricordiamo che “la ‘navigazione’ è libera, mentre i commenti sono liberi ma moderati dai curatori del blog, ci affidiamo al buonsenso, all’educazione e all’intelligenza dei nostri visitatori. Eventuali commenti anonimi, diffamatori, offensivi, pretestuosi e fuori tema rispetto agli articoli presenti non verranno resi pubblici”.

    Questo non è uno “sfogatoio” dove lamentarsi di questo o quest’altro presunto torto subito su Facebook da non si sa chi, non è un blog dove parlare di aglio per cipolla, non è nemmeno un posto dove ripetere cinquanta volte le stesse cose, neppure dove farsi pubblicità.

    Buona navigazione 😉

    Stefano Deliperi

  20. agosto 17, 2016 alle 2:54 pm

    noi siamo dalla parte dei Cualbu e della difesa dei suoli agricoli.

    da L’Unione Sarda, 17 agosto 2016
    Decimoputzu, allevatore contro la lobby degli impianti solari: “Non lascerò la mia terra”. (Veronica Nedrini): http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/08/17/decimoputzu_allevatore_contro_la_lobby_degli_impianti_solari_mon-68-525055.html

  1. agosto 22, 2016 alle 10:40 am
  2. agosto 22, 2016 alle 10:42 am
  3. agosto 28, 2016 alle 12:00 pm

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