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Assalto termodinamico al paesaggio agricolo della Sardegna nel nome di un miliardo di euro.


Sardegna, paesaggio agrario

Sardegna, paesaggio agrario

Non c’è solo la Qatar Holding, il fondo sovrano del Qatar, pronto a investire un miliardo di euro per rimettere a nuovo la Costa Smeralda con mezzo milione di metri cubi di nuove volumetrie immobiliari, anche se finora di concreto ci sono 24 ristrutturazioni di altrettanti stazzi in base al c.d. piano per l’edilizia.

Ci sono anche altre perline colorate da distribuire ai sardi in cambio della Terra.

Il Gruppo Angelantoni in sinergia con la giapponese Chiyoda Corporation hanno avviato il progetto Archimede Solar Energy (ASE), società che si propone la realizzazione di ben quattro centrali solari termodinamiche a concentrazione per complessivi 389 Megawatt termici: a Flumini Mannu, fra Villasor e Decimoputzu (55 MW elettrici di potenza, 237 ettari interessati), a Campu Giavesu, in Comune di Cossoine (50 MW elettrici di potenza, 160 ettari interessati), nei terreni agricoli fra Giave e Bonorva (50 MW elettrici di potenza, 235 ettari interessati), nelle campagne di Gonnosfanadiga (50 MW elettrici, 211 ettari interessati).

campo di grano

campo di grano

Anche in questo caso c’è l’ormai consueto miliardo di euro di investimenti e 5 mila posti di lavori diretti e indiretti sbandierati.

In realtà, tutti questi progetti di centrali solari termodinamiche a concentrazione sono già stati sottoposti a rispettiva procedura di verifica di assoggettabilità (direttiva n. 2011/92/UE, art. 20 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., art. 31 della legge regionale n. 1/1999 e s.m.i., deliberazione Giunta regionale n. 34/33 del 7 agosto 2012, allegato B) di competenza regionale, su proposta di soggetti imprenditoriali diversi (soprattutto la EnergoGreen Renewables s.r.l., controllata dalla Fintel Energia Group s.p.a.).

Tutte le rispettive procedure di verifica di assoggettabilità si sono concluse con la decisione di far svolgere, con i dovuti approfondimenti, la successiva e vincolante procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), sempre di competenza regionale, proprio per il pesante impatto sull’ambiente e le risorse del territorio interessato.

Cossoine, Campu Giavesu, indicazione area progettuale

Cossoine, Campu Giavesu, indicazione area progettuale

Complessivamente ben 893 ettari di terreni agricoli o con pascoli alberati interessati.

Ora, viene proposta un’interpretazione abbastanza singolare: visto che c’è un (nuovo) soggetto proponente unico, allora si fa un unico procedimento di V.I.A., di competenza nazionale, visto che così prevede il Codice dell’ambiente (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) per le centrali termiche a combustione superiori a 300 Megawatt termici.

E il mega-progetto è già partito.

Il 29 novembre 2013 è stato pubblicato l’avviso relativo all’avvio del procedimento di V.I.A. però curiosamente limitato alla sola centrale solare termodinamica Flumini Mannu, fra Villasor e Decimoputzu (CA), già oggetto della deliberazione Giunta regionale n. 5/25 del 29 gennaio 2013 con cui il procedimento di verifica di assoggettabilità era stato concluso con la decisione di svolgere il successivo e vincolante procedimento di V.I.A.

Altrettanto curiosamente appare quale soggetto proponente la Flumini Mannu ltd, con sede legale a Londra (Bow Road, 221) e sede fiscale a Macomer (Corso Umberto I, 226).

Spagna, Fuentes de Andalucía, centrale solare termodinamica a concentrazione

Spagna, Fuentes de Andalucía, centrale solare termodinamica a concentrazione

Se si tratta di un progetto unico, deve necessariamente svolgersi un procedimento di V.I.A. unico, se si tratta di un programma comprendente più progetti, deve svolgersi invece preventivamente la procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.).

Ma, al di là degli aspetti giuridici, fondamentali in casi come questo, la domanda impellente è questa: a chi serve una speculazione energetica di così grande entità ai danni di centinaia e centinaia di ettari di terreno agricolo e pascolativo sardo?

Non alla Sardegna, che già oggi produce molta più energia di quanto abbia bisogno e non ha alcuna garanzia che tale produzione da fonte rinnovabile sostituisca quella tradizionale di origine fossile.

Considerati i forti incentivi per la produzione di energia da fonte rinnovabile, il minimo sarebbe l’ubicazione di tali impianti in aree industriali, già infrastrutturate e prive di valore ambientale.

Questa è una battaglia campale per la nostra Terra.     E la combatteremo fino in fondo.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Cossoine - Bonorva, impatto cumulativo centrale eolica (esistente) + centrale solare termodinamica (in progetto)

Cossoine – Bonorva, impatto cumulativo centrale eolica (esistente) + centrale solare termodinamica (in progetto)

da Il Sole 24 Ore, 27 novembre 2013

Sardegna, il futuro in 24 scatoloni. Cristina Casadei

Archimede solar energy, si riparte. Dopo il blocco del progetto dovuto a un rimpallo delle competenze tra Regione Sardegna e ministero dell’Ambiente (si veda il Sole 24 Ore del 2 ottobre, ndr) che ha fatto perdere otto mesi nell’avanzamento delle autorizzazioni e ha bloccato oltre un miliardo di investimenti esteri diretti in Sardegna, un intervento del ministero dell’Ambiente, nelle scorse settimane, ha stabilito che la competenza della procedura di Via in questo caso è ministeriale.

Ad accelerare i tempi è arrivato anche «il collegato ambientale, l’agenda verde del Governo, che all’articolo 6 ha riformato il modo di procedere del ministero e ha unificato le commissioni di Via e Aia – dice Gianluigi Angelantoni, presidente di Ase e amministratore delegato di Angelantoni Group –. Questo contribuirà ad accelerare le procedure e a creare maggiore trasparenza. Adesso che i nostri impianti sono sotto la procedura autorizzativa del ministero dell’Ambiente e che è intervenuta anche questa nuova norma, avremo un notevole beneficio in termini di semplificazione del processo».
Certo è che per ora la cronaca parla di una montagna di carta. La società che realizzerà il progetto (un partenariato internazionale tra il gruppo Angelantoni e i giapponesi della Chiyoda corporation) ha infatti spedito «24 scatoloni di documenti, progetti, studi e disegni richiesti per l’avvio della Valutazione di impatto ambientale al ministero dell’Ambiente», spiega Tiziano Giovannetti, fondatore e amministratore delegato di Fintel Energia group, partner del progetto Ase. Una enorme quantità di documenti in cui si racchiude il futuro di uno dei progetti più innovativi del solare termodinamico che servirebbe anche a fare della Sardegna, in uno dei suoi momenti più difficili, una vetrina internazionale. Con tutto ciò che questo comporta. Ma non solo. In quella montagna di carte si racchiudono, infatti, anche 5mila posti di lavoro. Tante sono le persone che direttamente e indirettamente servirebbero per la realizzazione delle opere.

L’avvio dell’istruttoria potrebbe cominciare formalmente già questa settimana e da quel momento ci sono 150 giorni per completarla. In caso di esito positivo sarà quindi possibile dare subito seguito all’investimento da 1,09 miliardi di euro. Quattro gli impianti che verranno realizzati in Sardegna: Flumini Mannu (50 Mw), Gonnosfanadiga (50 Mw), Campu Giavesu (30 Mw) e Giave Bonorva (50 Mw). In caso di esito positivo, tra l’altro, la costruzione del progetto sarà accompagnata da opere di mitigazione e integrazione tra attività agricole e attività industriali. Questo significa che i suoli nei pressi degli impianti, che oggi sono suoli non adatti all’agricoltura perché sottoposti in passato a intenso sfruttamento, saranno ripristinati, negli anni, con questo obiettivo.
A imprimere la svolta decisiva è stato anche l’interesse della presidenza del Consiglio che, data l’importanza del progetto dal punto di vista tecnologico e dell’investimento, dopo l’inchiesta di questo giornale del 2 ottobre, «ha inviato un funzionario per un sopralluogo nelle aree interessate – confida Angelantoni –. In aggiunta abbiamo avuto modo di parlare anche con il ministro degli Esteri, Emma Bonino, a proposito del progetto Destinazione Italia, per l’attrazione di investimenti esteri. Gli impianti sardi saranno infatti frutto di un partenariato internazionale con la Chiyoda corporation. A nome di Anest, l’Associazione nazionale energia solare termodinamica, abbiamo chiesto che Ase sia definito di rilevanza strategica nazionale, in modo tale che l’attenzione sul progetto venga portata a livello centrale, governativo perché c’è una rilevanza nazionale».

La notizia era talmente incredibile che la presidenza del Consiglio, ci racconta l’imprenditore Gianluigi Angelantoni, ha voluto che fosse un alto funzionario, di persona, a verificarla. Un miliardo di euro di investimenti bloccati? In Sardegna? Impossibile. Invece no. Fino a un paio di mesi fa, quando questo giornale ha denunciato la storia dell’Archimede solar energy, era proprio così. L’interesse governativo non stupisce perché l’Ase è proprio un esempio di progetto modello per Destinazione Italia, finalizzato ad attrarre investimenti dall’estero. E lo è in generale, ma poi anche in particolare per quello che rappresenta dal punto di vista tecnologico. Il titolo del punto 43 è proprio “Attrarre investimenti nei settori green”. Quale esempio migliore dell’Archimede solar energy si può trovare? Se poi, come in questo caso, il progetto è nato sotto l’ala dell’Enea e di un premio Nobel, Carlo Rubbia, diventa difficile anche metterne in discussione l’eccellenza. E un eventuale blocco diventa proprio una questione burocratica. A buon intenditore, però, bastan poche parole. Semplicemente, racconta Angelantoni, «il funzionario ci ha contattati e abbiamo visionato insieme il progetto». Poco è bastato per avere il supporto anche del Governo.

 

California, deserto del Mojave, centrale solare termodinamica

California, deserto del Mojave, centrale solare termodinamica

 

Sul solare la Sardegna si gioca un pezzo di futuro.

Avevamo chiesto, il 2 ottobre scorso, che qualcuno dei Palazzi si assumesse l’onere di rispondere di fronte a una vicenda d’insopportabile burocrazia in Sardegna. E, a onor del vero, è accaduto. L’investimento da un miliardo di euro (che prevede la costruzione di quattro centrali solari termodinamiche e cinquemila nuovi potenziali posti di lavoro nell’energia pulita) non andrà perduto. Era bloccato a causa di rimpalli di responsabilità nella Pubblica amministrazione.

Il progetto Archimede Solar Energy – sostenuto dal gruppo italiano Angelantoni e dai giapponesi di Chiyoda – può ripartire: ha presentato in questi giorni al ministero dell’Ambiente 24 scatoloni di studi, documenti, disegni, utili ad avviare l’istruttoria per ottenere la Valutazione d’impatto ambientale (Via). Il Governo, oltre ad aver inviato sull’isola un alto funzionario, con il collegato ambientale, ha anche snellito le procedure autorizzative. E gli imprenditori si sono confrontati pure con il ministro Bonino in merito all’attrazione dei capitali esteri.      Ora i funzionari ministeriali hanno 150 giorni di tempo per esaminare l’iniziativa in ogni dettaglio. Il progetto ha una sua consistenza (il solare termodinamico è stato avviato dal Nobel Carlo Rubbia) e sicuramente per la Sardegna – oggi vieppiù in ginocchio dopo l’onda devastatrice del ciclone Cleopatra – potrebbe costituire un pezzo di futuro tutt’altro che secondario. Bene per la risposta delle istituzioni, bene per le prospettive che si aprono. Adesso, però, il tempo va gestito al meglio, con senso di responsabilità e sguardo lungo da parte di tutti.

 

Sardegna, paesaggio agrario

Sardegna, paesaggio agrario

 

Un miliardo bloccato nei cassetti.

Il nostro Paese può permettersi di dimenticare in un cassetto un miliardo di euro di investimenti e 5mila posti di lavoro? Per di più in Sardegna, l’isola meno felice per il lavoro? La logica vuole che la risposta sia senza alcun dubbio no. L’Archimede Solar Energy (Ase) sta però dimostrando che in Italia potrebbe accadere anche questo. Ase (lo chiameremo così per brevità) è una società italiana che produce tubi ricevitori per centrali solari termodinamiche a concentrazione ed è il soggetto di questa storia di malaburocrazia.

Il progetto in questione prevede la costruzione in Sardegna di centrali termodinamiche che utilizzano il ricevitore solare a nitrati di sodio e potassio (sali fusi) quale fluido termovettore. Fondata nel 2007, Ase è oggi l’unico produttore al mondo di un tubo ricevitore commercialmente disponibile che funziona con sali fusi, come fluido–termovettore e costruisce tubi su licenza Enea.

«Abbiamo iniziato a collaborare con l’agenzia nel 2003, fornendo macchine particolari che formavano il rivestimento dei tubi per trasformare la radiazione solare in calore, scaldando un fluido che ad altissima temperatura a contatto con l’acqua genera vapore che muove le turbine», ricorda Gianluigi Angelantoni, presidente di Ase e amministratore delegato di Angelantoni group. Il progetto partì sotto la guida del Nobel Carlo Rubbia. Dopo una lunga collaborazione Enea «ci chiese di produrre i tubi e cioè l’elemento chiave del progetto», continua Angelantoni.

È una tecnologia innovativa, molto competitiva ma che necessita di partenariati finanziari e internazionali. All’inizio il partner è stato Siemens. Dopo l’uscita del gruppo tedesco è diventato la Chiyoda Corporation, un gruppo giapponese che si è rivolto ad Archimede solar energy per avere un contributo tecnologico nel programma che il Giappone sta sviluppando per promuovere il solare. L’ingresso di Chiyoda in Archimede ha significato il progetto di stanziare un investimento da un miliardo di euro in Sardegna.

Per lo sviluppo industriale della tecnologia è stato ideato un impianto dimostrativo che sotto scala preindustriale ma significativa ha dimostrato la fattibilità e la convenienza delle soluzioni dell’Ase. Questo impianto è stato realizzato in Umbria con il contributo del ministero dell’Ambiente italiano che ha finanziato il progetto e con il contributo della Regione Umbria. Il progetto quindi è anche stato sponsorizzato in modo ufficiale e concreto dal governo italiano. L’inaugurazione è avvenuta lo scorso luglio a Massa Martana con la partecipazione del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e del direttore generale del ministero dell’Ambiente Corrado Clini. Proprio in quell’occasione intervengono i partner giapponesi e Angelantoni racconta dell’odissea del progetto in Sardegna spiegando le difficoltà a svilupparlo perché non è chiaro a chi si debba presentare la domanda per ottenere l’Autorizzazione di impatto ambientale Via.

Angelantoni dapprima presenta la domanda alla regione Sardegna. La regione Sardegna però nella deliberazione n.5/25 del 29/1/2013 fa alcune osservazioni, tra cui anche alcune di carattere paesaggistico. Ma soprattutto obietta che la competenza ad analizzare il progetto non è regionale. Il cassetto dove è stata dimenticata l’autorizzazione non sembra essere in Sardegna. «La via nazionale si applica a progetti che sono indicati nel decreto legislativo 152/2006, poi modificato dallo 04 del 2008, che prevede che per le centrali termiche a combustione superiori a 300 Megawatt termici si applichi la Via nazionale e sia quindi il ministero dell’Ambiente a decidere per la Via», spiega Angelantoni.

Le centrali che dovrebbero essere costruite in Sardegna (la prima a Villasor, vicino Cagliari) sono 4. «Una da 30 Megawatt elettrici e 3 da 50 Megawatt elettrici che corrispondono a 389 Megawatt termici», dice Angelantoni. Essendo di potenza superiore ai 300 Megawatt termici si deve applicare la Via nazionale e non quella regionale. Angelantoni quindi rivede il progetto per renderlo compatibile con le procedure della Via nazionale. Presenta la domanda alla Commissione Via del ministero dell’Ambiente ma la commissione risponde che quel progetto non rientra tra quelli a combustione tradizionale e quindi non può essere considerato oggetto o soggetto alla commissione. In questo impianto l’energia solare viene catturata e conferita in collettori solari che consentono di trasformare questa energia in vapore che poi fa muovere una turbina. Il processo industriale per la produzione di energia termica è uguale sia che entri vapore sia che entri gas. È difficile affermare che un impianto di questo tipo non rientra tra le tipologie di impianti che possono essere assoggettati a Via nazionale.

Il risultato pratico di questo rimpallo è che un investimento di un miliardo di euro rischia di prendere altre strade, una tecnologia di punta, per di più sostenuta dal governo italiano, rischia di non poter fiorire. Così come i cinquemila posti di lavoro tutti altamente qualificati e potenzialmente interessanti per i giovani.

avviso VIA progetto centrale termodinamica Villasor Decimoputzu, 2013

(foto da mailing list ecologista, C.B., S.D., archivio GrIG)

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  1. capitonegatto
    dicembre 6, 2013 alle 9:25 am

    E’ sbagliato sommare le potenze , e con questo la regione fa come Ponzio Pilato. E’ giusto invece che ogni singolo impianto abbia la decisione della regione, che valuta l’impatto, la convenienza, e che coinvolga SERIAMENTE le popolazioni. L’autonomia regionale vuol dire anche prendersi le responsabilita’ di interventi sulla propio territorio e relativa popolazione.

  2. dicembre 6, 2013 alle 11:09 am

    Cari amici della natura. VI SEGNALO il post appena pubblicato nel mio blog relativo alla notizia che il gruppo promotore ha ottenuto l’autorizzazione ad effettuare un referendum popolare tra i cittadini del Comune di Malles Venosta (BZ) per bandire dal territorio comunale i PESTICIDI.
    GRAZIE PER L’ATTENZIONE.

    • dicembre 6, 2013 alle 7:18 pm

      grazie Cordialdo, ottima idea il referendum popolare, tuttavia qualche problema sul piano giuridico rimane: l’auspicabile diniego all’utilizzo di pesticidi potrebbe esser inteso come “ostacolo” all’iniziativa imprenditoriale privata mediante uno strumento che comunque l’ordinamento consente.

      Stefano Deliperi

  3. Igor
    dicembre 6, 2013 alle 11:23 am

    Dopo aver presentato domanda per richiesta di accesso agli atti, ho potuto visionare il progetto in questione presso l’ufficio comunale di Decimoputzu.
    Sottolineo visionare, poichè nella richiesta ho significato la necessità di una copia digitale, per godere del diritto di presentare osservazioni, come tra l’altro esplicitato nell’avviso pubblico sulla Nuova Sardegna e nell’albo pretorio del comune di Villasor(25 Novembre).
    La motivazione sta nella necessità, secondo l’amministrazione comunale, di dover prima avvisare la società proponente Flumini Mannu LTD, come previsto dalla legge 241/91…così, a naso, credo stiano commettendo un errore.
    L’impianto prevede il consumo di 150000 m3 di acqua all’anno, 80t di gasolio, 2,5 km di deviazione stradale, e ben 70 posti di lavoro a regime ( diretti e indiretti).

  4. Igor
    dicembre 6, 2013 alle 11:25 am

    …dimenticavo…è più esteso del centro urbano di Decimoputzu.

    • Igor
      dicembre 6, 2013 alle 11:35 am

      …dimenticavo bis…l’estensione dell’impianto è di 269 ettari. L’aricolo cita 237, perchè probabilmente fa riferimento al precedente progetto Flumini Mannu

  5. Mara
    dicembre 6, 2013 alle 5:07 pm

    Non si tratta di essere contro il progresso, siamo contro la distruzione irreversibile di un territorio, quindi la chiave di tutto è questa:
    “Considerati i forti incentivi per la produzione di energia da fonte rinnovabile, il minimo sarebbe l’ubicazione di tali impianti in aree industriali, già infrastrutturate e prive di valore ambientale.”
    Basta il semplice buonsenso a capirlo. Come non ci riescano i vari amministratori…. resta un mistero.

  6. Paolo Zucca
    dicembre 6, 2013 alle 5:49 pm

    Proponete di mettere in vendita il 30% di quote alla popolazione e siamo apposto, ci vuole molto? Il problema non è il terreno in se, forse non ne abbiamo abbastanza incolto??? Il problema sono le speculazioni: fate entrare noi sardi nei progetti e ne godremo tutti!

  7. dicembre 6, 2013 alle 5:52 pm

    io sono per le perline colorate, danno un sacco di posti di lavoro. Una perlina per ogni sardo. Ideona.

  8. dicembre 6, 2013 alle 7:56 pm

    da Sardinia Post, 6 dicembre 2013
    Il Grig denuncia: “Assalto termodinamico all’Isola. Per un miliardo di euro”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/il-grig-denuncia-assalto-termodinamico-allisola-per-un-miliardo-di-euro/

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    da Arrèxini, 6 dicembre 2013
    Assalto termodinamico al paesaggio agricolo della Sardegna nel nome di un miliardo di euro: http://www.arrexini.info/assalto-termodinamico-al-paesaggio-agricolo-della-sardegna-nel-nome-di-un-miliardo-di-euro/

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    da L’Unione Sarda on line, 6 dicembre 2013
    Energia, denuncia degli ambientalisti: “Assalto termodinamico all’Isola al via”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/12/06/energia_denuncia_degli_ambientalisti_assalto_termodinamico_all_isola_al_via-6-344418.html

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    da La Nuova Sardegna on line, 6 dicembre 2013
    Centrali solari nelle campagne, gli ecologisti all’attacco: “Sottraggono terreno all’agricoltura”.
    Gruppo di intervento giuridico: ”Zone industriali senza valore ambientale: eventualmente gli impianti si facciano lì”: http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2013/12/06/news/centrali-solari-nelle-campagne-gli-ecologisti-all-attacco-sottraggono-terreno-all-agricoltura-1.8249496

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    da Casteddu online, 6 dicembre 2013
    Una mega centrale termo dinamica a Villasor: protesta degli ecologisti.
    Fa discutere il nuovo progetto di una centrale tra Villasor e Decimoputzu: http://www.castedduonline.it/area-vasta/hinterland/11561/una-mega-centrale-termo-dinamica-a-villasor-protesta-degli-ecologisti.html#sthash.iMIkr92s.dpuf

  9. dicembre 7, 2013 alle 5:28 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 dicembre 2013
    Termodinamico: «No a speculazioni».
    Anche il sindaco di Bonorva interviene sul mega progetto: «Mi auguro che non sia vero, sennò se ne occupino i giudici». Il Gruppo d’intervento giuridico in campo: «Combatteremo contro fino in fondo». (Emidio Muroni)

    COSSOINE. «Questa è una battaglia campale per la nostra Terra. E la combatteremo fino in fondo». Lo afferma il Gruppo di intervento giuridico, scendendo in campo contro l’«assalto termodinamico al paesaggio agricolo della Sardegna». Il documento del Grig prende le mosse dalle notizie degli ultimi giorni, secondo cui il Gruppo Angelantoni, in sinergia con la giapponese Chiyoda Corporation, punterebbe a far passare come un unico mega impianto i quattro progetti già presentati da Energo Green e affini a Flumini Mannu, fra Villasor e Decimoputzu (55 Mw elettrici di potenza, 237 ettari interessati), a Campu Giavesu, in Comune di Cossoine (30 Mw elettrici di potenza, 160 ettari), nei terreni agricoli fra Giave e Bonorva (50 Mw elettrici di potenza, 235 ettari) nelle campagne di Gonnosfanadiga (50 Mw elettrici, 211 ettari). Tutti progetti, ricorda il Grig, già sottoposti a rispettiva procedura di verifica di assoggettabilità e mandati a vincolante procedura di valutazione di impatto ambientale (Via) dalla Regione Sardegna. «Ma – si legge ancora nel documento del Grig – al di là degli aspetti giuridici, fondamentali in casi come questo, la domanda impellente è questa: a chi serve una speculazione energetica di così grande entità ai danni di centinaia e centinaia di ettari di terreno agricolo e pascolativo sardo? Non alla Sardegna, che già oggi produce molta più energia di quanto abbia bisogno».

    BONORVA. L’ennesimo tentativo di una “multinazionale collettivizzata” di invadere 235 ettari del fertile terreno agrario di proprietà del Comune, collocato nella piana di Santa Lucia e diviso fra i territori di Bonorva e Giave, con una centrale termodinamica, costituita da ingombranti e pericolosissimi “ecomostri d’acciaio” muniti di antenne a specchio parabolico, ha destato in paese e nei Comuni circostanti grande sconcerto e preoccupazione. E interviene ora anche il sindaco di Bonorva, Giammario Senes, ad esprimere la propria contrarietà all’escamotage che sarevbbe stato trovato da parte degli investitori di unificare in un unico progetto gli impianti analoghi previsti in Sardegna per ottenere le autorizzazioni dal Ministero invece che dalla Regione. «La Sardegna e i sardi non perdono la propria dignità nemmeno di fronte a difficoltà grandissime –ha detto Senes – e dobbiamo mantenere la schiena dritta anche contro i continui assalti della speculazione finanziaria. Non siamo un popolo in vendita, meno che meno dopo il ciclone Cleopatra. Parte delle colpe anche dei recenti disastri sono da attribuire alla superficialità con cui nel passato si è consentito lo stravolgimento dell’equilibrio naturale dei nostri territori e si è lasciato costruire di tutto senza tutela per i cittadini e l’ambiente». «La Regione non ha mai obiettato che la competenza ad analizzare il progetto non è regionale – afferma il sindaco –. Niente di più falso! E’ bene precisare che la Regione ha individuato benissimo le competenze, ha osservato, ed ha stabilito che il progetto debba essere assoggettato a Via. Così come ha deciso, con deliberazione del 17 luglio 2013, di sottoporre a Via il progetto riguardante i comuni di Giave e Bonorva. Adesso, invece, apprendiamo che un imprenditore, Gianluigi Angelantoni, avrebbe richiesto l’intervento della Presidenza del Consiglio che pare abbia inviato in Sardegna un alto funzionario per verificare di persona la situazione». «Posso solo augurarmi che tutto questo non sia vero– ha concluso Senes – perché, in caso contrario, ci troveremmo di fronte ad un fatto gravissimo del quale dovrebbe occuparsi la magistratura». Per capire, si tratta di due distinti progetti, il primo, per l’impianto di Cossoine-Giave, di 30 Mw, proposto dalla “Energogreen Renewable srl”, con sede a Potenza, il secondo di Bonorva-Giave, per 50 Mw, presentato da “Sunwise Capital LTD”, con sede a Londra. Due progetti poi convogliati in una proposta che comprenderebbe anche quelli di Flumini Mannu, per 50 Mw, e Gonnosfanadiga, per 50 Mw. Tale accorpamento, su territori molto distanti e diversi per caratteristiche naturali e morfologiche, avrebbe consentito alla nuova società, (un partenariato internazionale tra il gruppo Angelantoni e i giapponesi della Chiyoda corporation), di aggirare l’ostacolo con un progetto globale di 180 Kw elettrici, corrispondenti a 389 Mw termici, ed ottenere che le decisioni relative alla valutazione di impatto ambientale (Via) e Aia, difficilmente ottenibili dalla Regione , passassero di competenza del Ministero dell’Ambiente, dove, salvo imprevedibili, ma non impossibili, intoppi giudiziari, probabilmente sarà più facile trovare la strada giusta. E’ però difficile da capire come si possano conciliare, e collegare, piani urbanistici di ambiti e territori diversi. Non sarà sicuramente felice chi vede nel turismo l’occasione unica per ridare speranza e dignità al territorio. L’intervento, infatti, è proposto nella storica valle dei nuraghi del Meilogu. Sicuramente si rivolteranno nella tomba anche le centinaia di agricoltori che, nel 1945, furono imprigionati e condannati per l’occupazione degli stessi terreni. Ma questa fa parte ormai della storia. Una storia che si ripresenta con un “padrone” modernizzato, che presenta una fantascientifica proposta di ben cinquemila posti di lavoro.

  10. dicembre 7, 2013 alle 7:55 pm

    da L’Unione Sarda, 7 dicembre 2013
    Deliperi denuncia: mega centrali solari. «Un nuovo assalto alla nostra terra». (Luca Mascia)

    Le minacce per le campagne della Sardegna non arrivano soltanto da eolico e fotovoltaico selvaggio. L’ultimo pericolo, travestito da progetto green, ha le forme di quattro centrali solari termodinamiche che un consorzio italo-giapponese avrebbe intenzione di realizzare nell’Isola. La denuncia arriva da Stefano Deliperi, presidente del Gruppo d’intervento giuridico. L’associazione teme che sia in atto un nuovo tentativo di svendere il patrimonio naturale sardo in cambio di «poche perline colorate».«Il consorzio ha avviato il progetto Archimede Solar Energy (ASE) – conferma Deliperi – e la creazione di quattro centrali solari termodinamiche a concentrazione per 389 megawatt termici complessivi».Secondo il rappresentante degli ambientalisti la più grande troverebbe sede a Flumini Mannu, fra i comuni di Villasor e Decimoputzu (55 mw di potenza distribuiti su una superficie di 237 ettari); per le altre sarebbero pronte le aree di Campu Giavesu, nel comune di Cossoine (50 mw su 160 ettari), terreni agricoli fra Giave e Bonorva (50 mw su 235 ettari) e le campagne di Gonnosfanadiga (50 mw su 211 ettari). La contropartita economica per il territorio sarebbe ingente: la multinazionale preannuncia investimenti per un miliardo di euro e una ricaduta occupazionale, comprendendo l’indotto, di circa 5000 lavoratori. «Il mega-progetto è già partito – annuncia Deliperi -, ma l’iter non è ancora completato. Come progetto unico deve necessariamente svolgersi un procedimento di valutazione di impatto ambientale del ministero, se invece sono progetti multipli occorre la procedura di valutazione ambientale strategica (Vas)».Deliperi si interroga sui reali interessi dietro questo tipo di speculazioni. I benefici non interesseranno la Sardegna, anzi «danneggeranno centinaia di ettari di terreno agricolo e pascolativo sardo». La battaglia per la salvaguardia dell’Isola è iniziata. Una guerra, assicura Deliperi, «da combattere fino in fondo».

  11. Linux
    dicembre 8, 2013 alle 11:09 pm

    Io vorrei capire, insomma, cerco di impegnarmi, voglio venirvi incontro, ma non è possibile; le uniche soluzione sono: o qualcuno vi paga, oppure non avete ben capito che per accendere il pc attraverso il quale scrivete questi lunghi (e spesso sterili) commenti, è necessario quel flusso di elettroni che si chiama corrente elettrica; ebbene, dovete decidere da dove caspita la volete toglier fuori: carbone, nucleare, idroelettrico, da dove? MA DECIDETEVI.
    Oppure, di mestiere fate gli pseudofilosofi dell’ecologismo da cartolina, quelli che vorrebbero il “paesaggio” integro (poi dovreste spiegarmi cosa intendete per integrità, mah..) per lavarsi la coscienza, ma che poi, ovviamente, vivono di tutto ciò che l’energia permette loro di avere: il mondo che voi stessi, quotidianamente, vivete. Ipocrisia da quattro soldi, eco il vostro ecologismo.

    • dicembre 8, 2013 alle 11:15 pm

      sei un povero idiota, nel senso etimologico del termine, caro Linux.
      Se non hai la pazienza di leggere e di collegare i neuroni per capire che cosa leggi, chiuditi nella tue ottuse certezze.
      C’è scritto chiaramente che siamo a favore delle energie rinnovabili, ma questi impianti – se davvero sono necessari – vanno in aree già compromesse, come quelle industriali, non in aree agricole o a pascolo o, peggio, boschive.
      Riesci a leggere e a capire?

      Stefano Deliperi

    • Mara
      dicembre 9, 2013 alle 10:00 am

      Ineffabile Linux, prova a leggere, lentamente e a voce alta:

      Non si tratta di essere contro il progresso, siamo contro la distruzione irreversibile di un territorio, quindi la chiave di tutto è questa:
      “Considerati i forti incentivi per la produzione di energia da fonte rinnovabile, il minimo sarebbe l’ubicazione di tali impianti in aree industriali, già infrastrutturate e prive di valore ambientale.”
      Basta il semplice buonsenso a capirlo. Come non ci riescano i vari amministratori…. resta un mistero.

  12. Linux
    dicembre 9, 2013 alle 7:54 pm

    Perfetto Stefano Deliperi, ho pensato, malgrado qualche pregiudizio iniziale, che in fondo Lei lavorasse per il bene della nostra Sardegna, insomma, ci mettesse passione in quello che fa, spinto anche da un spirito positivo, umano; leggo pure, “[…] Stefano Deliperi, funzionario della Corte dei conti, da anni è direttore di un Ufficio di controllo, è stato Carabiniere”, insomma, Lei è stato, ed è, tutto questo, e allora mi sarei aspettato un po più di rigore nell’interazione, seppur virtuale; insomma, come si permette a dare dell’idiota ad un estraneo? devo forse pensare che il suo status di funzionario dello stato possa permetterle di mancare di rispetto alle persone senza mettersi tanti problemi poichè gode di una qualche immunità legata alla sua posizione sociale? guardi che dietro uno nickname c’è un essere umano in carne d’ossa dotato di una propria sensibilità (no, non sto piangendo mentre lo scrivo),

    PREMESSO CIO’, RISPONDO:

    lavoravo (e lavoro) con due monitor spiaccicati in faccia da 14 ore, cercavo di concludere una simulazione di trasporto su insaturo per l’implementazione di un modello concettuale così come prevedono gli allegati alla 152, sgranocchiavo qualche noce presa dalle piante del mio paese (ottime) per darmi un po di energia, ebbene, pensavo di commentare qualcosa che prima (forse due ore prima) avevo letto riguardo l’eolico (sul vostro sito in relazione ad un altro commento) e invece, dimenticando che avevo cambiato pagina, ho messo il commento (a sproposito) in quest’altra pagina. Comunque, se l’idiota non fa vi fa troppo schifo, può essere che vi chiederà di poter partecipare a qualche iniziativa, purchè il dibattito sia aperto. Però una domanda vorrei porgerla: perchè lei associa la fonte rinnovabile (pannello, pala, ecc) al solo paesaggio già compromesso? ad esempio, babbo ha 20 ettari di terreno, rimboschiti, e a pascolo (che molto spesso da ai pastori senza nulla in cambio, lui è un perito agrario in pensione), nonchè, ad un gruppo di apicoltori, i quali producono OTTIMO MIELE DI Eucalyptus E MILLEFIORI, ebbene, in quel terreno non c’è ne acqua (qualsiasi studio idrogeologico mi ha dato esito negativo, ma basta vedere anche la geologia del sito) ne corrente, ebbene, una pala da 200 kW potrebbe permetterci di fare tante più cose! e allora, perchè associare l’eolico (mini) singolo, all’agricoltura significa devastare il paesaggio? Secondo me gli ovili in blocchetti e le mulattiere in cemento sono peggiori, nonchè i cancelli fatti con le vecchie retti dei letti, ecc ecc. Che ne pensa? (scusi l’esposizione del commento ma sono “cotto”), saluti.

    • dicembre 9, 2013 alle 8:50 pm

      illustrissimo Signor Anonimo Linux,

      Le rispondo come m’aggrada, in base al tono e ai contenuti che Lei ha usato nei nostri confronti.
      Stia sereno, “nostri” non è plurale maiestatis, ma è riferito all’Associazione che ho l’onore e l’ònere di rappresentare e ai tanti Soci che disinteressatamente, gratuitamente e fra mille difficoltà personali prestano la loro opera e i loro neuroni per questa Terra.
      Lei non li conosce, non ci conosce, ma si permette di trattarci da imbecilli e pretenderebbe di esser trattato in guanti di velluto.
      Se Lei usa certi termini, avrà il trattamento di conseguenza.
      Se lo tenga a mente, poi – se ritiene – cambi registro. Allora avrà un trattamento diverso, come quello che intercorre fra persone civili, quello che abbiamo il piacere di avere fra la stragrande parte dei frequentatori di questo blog.

      Oltre a questo, Le confermo che qui il dibattito civile è apertissimo e libero.
      Nessuno ha la verità in tasca.

      In parecchie occasioni come GrIG abbiamo sostenuto l’utilizzo “virtuoso” delle energie rinnovabili (mini-eolico, biomasse, fotovoltaico) a sostegno delle aziende agricole, nel rispetto della legge, così come contrastiamo l’utilizzo speculativo delle medesime fonti energetiche, purtroppo sempre più diffuso.

      Un paio di esempi fra i tanti: https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2013/08/21/chiesta-la-revoca-dellautorizzazione-unica-per-la-centrale-a-biomassa-di-decimoputzu-ca/, https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2013/07/19/la-corte-costituzionale-boccia-il-mini-eolico-senza-la-v-i-a/ (nei commenti).

      Assolutamente d’accordo: vasche da bagno come abbeveratoi e muretti in cemento e reti da letto arruginite (magari dopo aver demolito quelli in pietra) sono certamente peggio per il nostro paesaggio agricolo e per qualsiasi ipotesi turistica.

      Stefano Deliperi

  13. Linux
    dicembre 9, 2013 alle 9:32 pm

    Deliperi, insomma, il mio commento era una risposta ad un altro commento scritto, da chissà chi! quindi, non era diretto a voi come associazione; e che caspita, è un forum questo, COMUNQUE, PORGO LE MIE SCUSE; detto ciò, io vorrei proporle dei quesiti, anche tecnici, e di persona nelle vostre sedi, come professionista, giovane, giovanissimo, che come lei è stato fuori per formarsi, e che, amante della propria terra è tornato in sardegna, e che amante della salute di questa e di tutto ciò che ci vive sopra (non a caso non mi cibo di cadaveri), vorrebbe avere una “ulteriore ispirazione deontologica” nell’esercitare la sua duplice professione; e quando ricordo le staffette di greenpeace che si facevano a Milano (quando ci studiavo) e si faceva il diavolo a quattro per le energie rinnovabili e così tutti gli ambientalisti, rimango stordito, adesso, quando apprendo che invece metà di queste sono contro l’eolico o il fotovoltaico.. e li biomasse? io sono vegetariano, e le bestie per me dovrebbero essere lasciate in pace e non si dovrebbe fare economia con loro.. allora vorrei capirne le ragioni, perchè ok i certificati verdi regalati, e ok gli impianti senza buone relazione acustiche (mm, qui se vuole potremo parlarne per tre settimane di seguito, sono anche un TCAA, oltre che geologo ambientale, che ha speso, come un fesso, tanti soldi per attrezzarsi di codici di simulazione che la legge ANCORA non richiede, ma che per l’eolico dovrebbe richiedere: https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=4&ved=0CEUQFjAD&url=http%3A%2F%2Fwww.ati2000.it%2Findex.php%3Fpage%3Ddownload%26t%3Dpubblicazioni%26id%3D34761&ei=KiOmUsf6BKWFyQP84oHQDw&usg=AFQjCNHWD6yM69iF17DIZ6iTwpEyoYn9NA&sig2=8Da9J2-Ll4YhoA0SA6aRsw&bvm=bv.57752919,d.bGQ (guardi da pagina 19)), ok l’archeologia, ecc ma sugli impianti singoli io ci credo. Poi, certo, gli impianti industriali, col flikering sulle case, ecc andrebbero rasi al suolo (modello Haussmann).. personalmente partecipai, da stagista, a una VIA per un impianto eolico abbastanza grande, ma ricordo che allora si chiamarono anche ornitologi, archeologi, agronomi e gli anemometri erano in funzione da 9 anni, si parlò molto con la gente. Anche la geotermia ha indubbi vantaggi. Sono stanco, chiudo, grazie e scusi l’esposizione che non rende onore al tempo che mi ha dedicato.

  14. dicembre 9, 2013 alle 10:21 pm

    Linux, questo non è proprio un forum, è un blog, ma non ci formalizziamo certo.
    Ripeto, come Associazione siamo a favore – molto a favore – delle energie rinnovabili che aiutino davvero l’agricoltura e le aziende produttive (es. i tetti fotovoltaici per tanti capannoni industriali), quando servono in primo luogo al consumo “in proprio” e le aiutano economicamente.
    In questo, credo, siamo proprio d’accordo.
    Siamo fortemente contrari all’utilizzo speculativo delle fonti energetiche rinnovabili, con impianti realizzati soprattutto per lucrare sui “certificati verdi”, magari a scapito dei terreni agricoli e utilizzati a pascolo.
    Anche le risorse geotermiche possono essere estremamente utili, quando non vadano a inquinare le falde idriche o vadano a snaturare i contesti economico-sociali locali.
    In poche parole, non può e non devono essere l’ambiente e le collettività locali a essere stravolti per arricchire qualche speculatore energetico.
    E’ una posizione di buon senso, prima che “ecologista”.
    Siamo a favore della produzione energetica da fonti rinnovabili (quando serve), siamo contro la speculazione energetica.

    Stefano Deliperi

  15. Linux
    dicembre 9, 2013 alle 10:52 pm

    Stefano, avete un luogo dove solitamente vi incontrate? giusto per discutere di persona assieme agli altri, a me sti BLOG (in generale) non mi piacciono, e te lo dice uno che vive producendo modelli ambientali al pc e che ai codici di simulazione al pc ha dedicato studio e ricerca. Grazie

  16. Linux
    dicembre 10, 2013 alle 12:26 am

    PS, Stefano, a rigore del mio codice deontologico professionale devo specificare che: mi sono definito “erroneamente” geologo ambientale, rettifico: sono un geologo che si occupa fondamentalmente di problematiche ambientali anche attraverso ulteriori corsi professionali ed esperienze in merito. Inoltre, per quanto concerne “l’ulteriore ispirazione deontologica”, anche qui rettifico: e specifico “ulteriore sensibilità alle questione ambientali”, in quanto la deontologia alla quale mi devo subordinare è una sola: quella contenuta nel codice APPROVATO DAL CONSIGLIO NAZIONALE DEI GEOLOGI CON DELIBERAZIONE N° 143 DEL 19 DICEMBRE 2006 El) EMENDATO CON DELIBERAZIONE N° 65 DEL 24 MARZO 2010. Grazie.

  17. Riccardo R.
    dicembre 10, 2013 alle 12:35 pm

    Non vi piacete, non vi state simpatici.
    In ogni caso di fronte a certi fatti è bene che i sardi facciano fronte comune.
    http://www.sardegnaeliberta.it/piccole-porcate-crescono/#comment-88734

  18. dicembre 10, 2013 alle 2:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 dicembre 2013
    Termodinamico: assalto all’isola. (Silvia Sanna): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/85467_Termodinamico_assalto_allisola.pdf

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    Esclusa la Regione, il via libera ora spetta al ministero: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/85472_Esclusa_la_Regione_il_via_libera_ora_spetta_.pdf

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    «Un affare solo per le società»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/85473_Un_affare_solo_per_le_societa.pdf

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    Cossoine, al referendum 90 per cento di no. (Mario Bonu): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/85469_Cossoine_al_referendum_90_per_cento_di_no.pdf

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    VILLASOR-GONNOSFANADIGA. Specchi nell’oasi dei carciofi.
    La rivolta popolare: «La produzione agricola sarebbe distrutta». (Luciano Onnis)

    VILLASOR. Laddove crescono immense distese di carciofi, quantità industriali di orticoli prodotti a cielo aperto e in serra, cereali e granaglie di ogni varietà, nasceranno (forse) avveniristiche strutture che poco o niente hanno a che fare con l’assetto paesaggistico e con la cultura agricola locale. Le chiamano centrali solari termodinamiche e potrebbero sorgere anche nel pianeggiante Campidano, dove la conformazione orografica permette la cattura di raggi solari – anche in presenza di nubi – dall’alba al tramonto. Fra Villasor e Decimoputzu e fra Gonnosfanadiga e Guspini c’è la corsa all’industria del sole con progetti che stanno passando sopra il volere di popolazioni, amministrazioni locali e categorie produttive, come quella agricola che in questi fertili terreni ha costruito le sue fabbriche. Da quando hanno cominciato ad affacciarsi serie prospettive di sconvolgimento ambientale con la prospettata realizzazione di due centrali, è scoppiata la rivolta popolare. A Guspini e Gonnosfanadiga, nei cui territori la società Ase aspira, in un’area agricola di poco superiore ai 200 ettari, a realizzare uno dei suoi quattro mega impianti in Sardegna, sono nati spontaneamente, fino dalle prime avvisaglie di industria termodinamica, i comitati cittadini “No alla mega centrale”, subito supportati dalle amministrazioni comunali che hanno bocciato i piani presentati dalla EnergoGreen. Fra Villasor e Decimoputzu, la “Flumini Mannu Ltd” (sempre Archimede Solar Energy), in un’area di 237 ettari di carciofaie, punta a una centrale di 55 megawatt. Ma anche qui dovrà passare sopra il volere della comunità locale.

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    Il calore solare produce energia.

    Impianto solare termodinamico o impianto solare a concentrazione: è un tipo di impianto elettrico che per la produzione di energia sfrutta come fonte primaria la componente termica dell’energia solare, attraverso tecniche di concentrazione solare e relativo accumulo. Il nome “solare termodinamico” deriva dal fatto che oltre alla captazione di energia termica solare (presente anche negli impianti solari termici) aggiunge un ciclo termodinamico per la trasformazione dell’energia termica accumulata in energia elettrica tramite turbina a vapore e alternatore. Gli impianti sono formati da specchi parabolici – che ruotano su un solo asse – che riflettono e concentrano la luce diretta del sole su un tubo ricevitore. Dentro il tubo scorre un fluido che assorbe l’energia e la trasporta in un serbatoio di accumulo, necessario se si vuole supplire ai momenti di scarsa o nulla insolazione (come la notte). Negli impianti proposti dalla EnergoGreen (e dalle società collegate) in Sardegna, sono previsti (è il caso per esempio di Cossoine-Giave) sistemi di riscaldamento ausiliario del fluido termovettore, composti da gassificatori alimentati da biomasse vegetali reperite negli stessi territori e accoppiati a cogeneratori di energia elettrica. Sempre per quanto riguarda Cossoine, l’impianto più piccolo tra quelli previsti, il progetto prevede la realizzazione di un elettrodotto interrato ad alta tensione della lunghezza di 1800 metri e una sottostazione elettrica di trasformazione per il collegamento dell’impianto alla rete elettrica nazionale. Gli specchi-collettori previsti sono 790 suddivisi in 149 stringhe: tra una striscia e l’altra la distanza prevista è di 15 metri.

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    Un lungo elenco di società, sedi tra Londra e Macomer.

    Un lungo elenco di società, capofila e controllate, all’interno del quale non è semplice fare chiarezza su chi, effettivamente, è intenzionato a realizzare gli impianti del solare termodinamico in Sardegna. La società che ha presentato alla Regione il progetto per l’area di Cossoine-Giave si chiama EnergoGreen Renewables. La sede italiana si trova a Pollenza, in provincia di Macerata. EnergoGreen è una controllata del gruppo Fintel Energia spa, quotato alla Borsa di Milano dal marzo del 2010. Il gruppo Fintel realizza impianti nel settore delle energie rinnovabili, in particolare nei campi del solare fotovoltaico e termodinamico, minieolico e grande eolico. Proprio per quanto riguarda il solare termodinamico, la Fintel-EnergoGreen ha un rapporto diretto con la Ase (Archimede solar Energy) del gruppo Angelantoni: alla Ase, in partnership con la società giapponese Chiyoda corporation, è stato affidato il compito di realizzare i progetti in Sardegna. Almeno così sembrava: nel caso di Bonorva-Giave a presentare il progetto è stata infatti una società diversa, che si chiama Sunwise capital Ltd, con sede legale a Londra e sede fiscale a Macomer. E sempre a Londra si trova la sede della Flumini Mannu Ltd, anche questa con sede fiscale a Macomer. Quest’ultima società ha proposto la realizzazione dell’impianto solare termodinamico a Villasor.

  19. dicembre 10, 2013 alle 4:37 pm

    da Ite Novas, 9 dicembre 2013
    Termodinamico all’assalto delle campagne sarde: http://www.itenovas.com/in-sardegna/579-solare-termodinamico-campagne-sardegna.html

  20. dicembre 13, 2013 alle 10:31 pm

    bravo l’on. Nicola Bianchi!

    da La Nuova Sardegna, 13 dicembre 2013
    Termodinamico, le carte approdano in Parlamento.
    Il deputato Nicola Bianchi (Cinque Stelle) ha depositato un’interrogazione «Perché il progetto di Cossoine è accorpato in un mega impianto da 300 mw?» . (Mario Bonu)

    COSSOINE. Approda in Parlamento la vicenda dei 24 scatoloni pieni di documenti sul termodinamico, che la società “Ase” (Archimede Solar Energy) avrebbe depositato al ministero dell’Ambiente, per ottenere che i progetti vengano sottoposti alla “Via” (Valutazione di impatto ambientale) nazionale, anziché a quella regionale. Con la interrogazione dell’11 dicembre, primo firmatario il deputato di Sennori, Nicola Bianchi, il Movimento 5 Stelle, dopo aver ricordato che “sono già scesi in campo sull’isola vari Comitati per il No al termodinamico in aree agricole, costituiti in tutti i centri interessati dai progetti, che si oppongono al consumo indiscriminato dei suoli agricoli, e contestano la legittimità di un’iniziativa valutata a livello nazionale e che non tenga conto delle peculiarità dei singoli territori interessati” chiede se quanto risulta dai recenti articoli del Sole 24 Ore corrisponda al vero. «Il progetto unitario è stato depositato presso il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare per l’apertura della procedura di valutazione? Se così fosse – prosegue l’interrogazione – sarebbe interessante conoscere le motivazioni dell’accorpamento dei quattro singoli progetti originari in un unico grande impianto, che supera i 300 MW termici e che in questo modo comprenderebbe centrali assai distanti tra loro, realizzate in aree con caratteristiche ambientali, paesaggistiche, economiche e culturali totalmente diverse. Ciò in contrasto con le norme di legge che distinguono le competenze regionali da quelle statali». La vicenda è quella dei progetti per quattro centrali termodinamiche da realizzare su terreni agricoli, presentati alla Regione dalla società marchigiana EnergoGreen e affini. Quello di Flumini Mannu, fra Villasor e Decimoputzu, per 55 Mw elettrici di potenza, su 237 ettari di terreno; Cossoine (denominato “Campu Giavesu”), per 30 Mwe su 160 ettari; Giave e Bonorva, 50 Mwe su 235 ettari; Guspini e Gonnosfanadiga, 50 Mwe, su 211 ettari. Progetti già tutti sottoposti all’esame del Savi (Servizio sostenibilità ambientale e valutazione impatti) e rinviati (tranne quello di Guspini-Gonnosfanadiga che è in attesa del pronunciamento), con tre diverse delibere della giunta regionale, alla Valutazione di impatto ambientale. L’operazione che il gruppo guidato da Gianluigi Angelantoni intenderebbe compiere sarebbe quella di far passare i quattro progetti per un unico grande impianto, superando in tal modo i 300 Mw termici (limite per la competenza dello Stato), oppure di far dichiarare Ase di rilevanza strategica nazionale, in maniera che le competenze vengano assunte in via definitiva dallo Stato.

  21. dicembre 14, 2013 alle 5:05 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 dicembre 2013
    I Comuni si mobilitano contro il termodinamico. Venerdì riunione congiunta degli amministratori di Bonorva, Giave e Cossoine Chiamati a partecipare anche i parlamentari sardi e la giunta regionale. (Emidio Muroni)

    BONORVA. Venerdì 20, alle 10, nella sala consiliare del Comune, si terrà una riunione congiunta dei consigli comunali di Bonorva, Cossoine e Giave, per discutere su un unico punto all’ordine del giorno: ”Solare termodinamico in Sardegna. Problemi e criticità. Iniziative Istituzionali”. La riunione, alla quale sono stati invitati tutti i componenti la giunta regionale, i parlamentari sardi, numerosi esperti del settore ed associazioni, si terrà in forma straordinaria. Avrà l’obiettivo «di esaminare quanto sta accadendo per la realizzazione di diversi ed estesi Parchi di Solare Termodinamico in quattro aree della Sardegna», come hanno sottolineato nella lettera di convocazione ed invito Giammario Senes, Alfredo Unali e Giuseppe Deiana, rispettivamente sindaci di Bonorva, Cossoine e Giave, e di fare chiarezza su quanto avverrà nei territori. «Il rischio che decisioni importanti sul futuro possano essere assunte a livello nazionale, escludendo la Regione Sardegna e le istituzioni locali – hanno scritto, deve essere scongiurato anche con il concorso di tutti i rappresentanti della Sardegna a livello nazionale e comunitario». Per questi motivi è richiesta la partecipazione anche dei massimi rappresentanti istituzionali che potranno decidere di intraprendere le iniziative che riterranno più opportune per evitare che su un territorio a chiara, consolidata ed inequivocabile, vocazione turistica ed agricola cali la mannaia di una devastazione irreparabile. Il progetto proposto da una plurisocietà che ha inteso aggregare quattro siti collocati molto distanti fra loro, secondo la stragrande maggioranza della popolazione cozza contro ogni logica e progetto per un eventuale investimento futuro che rispetti principalmente la vocazione turistica, riconosciuta al territorio anche a livello Europeo. «Nonostante la chiara difficoltà occupazionale e la crisi economica – hanno osservato un gruppo di giovani allevatori, nel commentare le obiezioni presentate al nostro giornale dal delegato della società – non siamo disposti a vendere la nostra storia e dignità per l’insicurezza di un tozzo di pane, o in cambio di fantomatici posti di lavoro che, (l’esperienza vissuta con il fotovoltaico l’ha insegnato), rimangono solo sulla carta mentre aprono la prospettiva per una devastazione scomposta del territorio. Proprio perché abbiamo imparato a conoscerne meglio le qualità, abbiamo ripreso a sfruttarlo con la guida dell’amministrazione comunale e la semina di cereali di qualità che ne seguono la vocazione naturale». I giovani, non credono alle affermazioni del delegato dalla multinazionale alla progettazione perché sanno bene che all’interno del territorio utilizzato per il termodinamico, strettamente recintato, non ci si potrà non solo pascolare ma neppure entrare. Inoltre rilevano che delle circa 330 particelle catastali interessate in territorio di Bonorva, solo una minima parte è di proprietà di quattro allevatori, ai quali pare sia stato già proposto un contratto preliminare di cessione ventennale, mentre il resto è di proprietà del Comune.

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    Cossoine .Oggi un’assemblea del Comitato per il no. (Mario Bonu)

    COSSOINE. Una assemblea cittadina «per informare la popolazione sulla grave situazione che si sta venendo a creare in Sardegna per quanto riguarda la realizzazione delle centrali termodinamiche». Si tiene oggi alle 18, al Centro sociale, convocata dal Comitato per il no al termodinamico nella piana di Su Padru. «Le multinazionali dell’energia – si legge nel documento diffuso dal comitato – per aggirare lo scoglio della valutazione di impatto ambientale richiesta dalla Regione Sardegna ai progetti sul termodinamico, a tutela del territorio e delle popolazioni interessate, stanno cercando di ottenere, con scorrette affermazioni sulle nostre terre e con procedure per nulla trasparenti e/o legittime, il trasferimento delle competenze decisionali a Roma». “Il nostro Comune – prosegue il documento – insieme a quelli di Bonorva e Giave, Gonnosfanadiga e Guspini, Villassor e Decimoputzu, è uno dei quattro siti prescelti per la costruzione di questi impianti altamente impattanti dal punto di vista ambientale, paesaggistico e della salute per le popolazioni. Vista l’urgenza e la gravità della situazione – conclude il Comitato – chiediamo a tutti i cittadini di partecipare alla riunione per informarsi e discutere su nuove attività di contrasto alla realizzazione della centrale”. All’assemblea parteciperà il deputato del Movimento 5 Stelle, Nicola Bianchi, che illustrerà l’interrogazione parlamentare sulla vicenda, che lo vede primo firmatario. Bianchi ha chiesto se corrisponda al vero che il progetto unitario sia stato depositato al ministero dell’Ambiente per l’apertura della procedura di valutazione e, se così fosse, le motivazioni dell’accorpamento dei quattro singoli progetti originari in un unico grande impianto.

  22. dicembre 15, 2013 alle 1:49 pm

    100.000 pannelli fotovoltaici, 45 ettari di superficie, qualche posto di lavoro a lungo termine, tutto qui. Perlomeno è in area industriale.

    da La Nuova Sardegna, 15 dicembre 2013
    Ottana, inaugurato il parco fotovoltaico più grande dell’isola. L’impianto della Green Power occupa un’area di 45 ettari Ma la ricaduta sul fronte dell’occupazione è nulla. (Federico Sedda)

    OTTANA. Il business dell’energia rinnovabile prodotta con pannelli solari continua a prendere corpo nell’area industriale di Ottana, abbandonata dalla chimica e ancora alla ricerca di un nuovo futuro. Dopo gli impianti di En.Sol e di Ottana Energia, costruiti rispettivamente nello spiazzo dove un tempo c’erano i parcheggi dell’ex Enichem e dell’ex Montefibre e all’interno dello stabilimento industriale, è ora la volta del più grande parco fotovoltaico della Sardegna e uno dei più grandi in Europa. È stato realizzato, tra luglio e ottobre 2013, da Graziella Green Power: una società con sede ad Arezzo che opera nel settore delle energie rinnovabili dal 2010 quale ramo operativo della Graziella Holding. L’impianto, entrato in esercizio nei giorni scorsi, è stato realizzato su un’area industriale di 45 ettari messa a disposizione dell’impresa dell’ex presidente della Confindustria nuorese, l’ottanese Michelino Denti, che si è occupata dell’iter burocratico e della fase preliminare del progetto. L’area è stata poi ceduta in regime di superficie alla società toscana. Il parco è stato realizzato da Graziella Green Power con una serie di appalti che ha dato lavoro, a turno e per qualche settimana, a un centinaio di operai addetti al montaggio dei 103.240 pannelli solari di cui è dotato l’impianto. Ora il nuovo parco fotovoltaico costruito per catturare i raggi del sole del centro Sardegna è operativo e può mandare energia in tutto il territorio nazionale. L’investimento realizzato a Ottana dalla società di Arezzo si aggiunge agli altri 30 impianti realizzati dalla stessa azienda in tutta Italia. Il gruppo vanta oggi una potenza di 60 megawatt e 237.823 moduli installati che soddisfano il fabbisogno di 35mila famiglie. Il parco fotovoltaico del centro Sardegna, con i sui oltre 100mila pannelli, è il più potente del sistema energetico messo su dell’azienda aretina, diventata, in tre anni, leader in Italia dell’energia rinnovabile. Un settore che rappresenta un investimento sicuro con il ritorno, in termini economici, degli incentivi ottenuti dai cosiddetti certificati verdi per l’energia pulita. Poco o nulla, invece, la ricaduta sul fronte dell’occupazione, che, una volta ultimati i lavori di base e di montaggio, si riduce ai minimi termini. Gli occupati nel parco di Ottana si contano sulle dita di una mano. Solo qualche addetto alle manutenzioni periodiche e alla guardianìa. Il resto è deserto e semplice occupazione del suolo.

  23. dicembre 17, 2013 alle 2:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 dicembre 2013
    Un seme di speranza nei terreni destinati al termodinamico.
    L’amministrazione di Bonorva farà coltivare i 230 ettari Undici giovani contadini produrranno grano duro. (Emidio Muroni)

    BONORVA. Venerdì, alle 10, in un consiglio comunale congiunto fra i comuni di Bonorva, Giave e Cossoine, si parlerà del tentativo di un gruppo di società, stavolta incernierate in unica multinazionale, che ha proposto la realizzazione di una megaopera, (risultante dalla sommatoria di 4 interventi diversi), per la quale, saltando a piè pari il parere della Regione Sarda, intendono ottenere l’approvazione, e conseguente autorizzazione, da parte del Ministero. Gli abitanti del Meilogu hanno chiaramente fatto intendere di non voler cedere ma di volersi riappropriare di un territorio nel quale le attività del contadino, del pastore e del cacciatore potranno convivere, in perfetta armonia, come è stato per secoli, lontano dall’ombra degli specchi parabolici, dei collettori, e delle altissime torri di accumulo. Su questa linea si è posta l’iniziativa dell’amministrazione comunale che, nei giorni scorsi, ha perfezionato il contratto con undici giovani operatori locali per l’utilizzo degli oltre 230 ettari di terreno comunale, fra i comuni di Bonorva e Giave, per iniziare la coltivazione di sementi speciali per la produzione del grano duro, secondo le indicazioni previste nel bando di gara e con la guida degli esperti. Una sperimentazione che può aprire la strada a un nuovo percorso d’idee e a un ritorno, favorito dall’utilizzo di strumenti più moderni e dalla fertilità dei terreni, verso attività che non sono state mai abbandonate, come falsamente invocato, ma hanno conosciuto un attimo di sosta a causa di un’evoluzione economica che ha frenato un po’ tutte le attività. Si pensi poi alle ricchezze storiche e archeologiche presenti nei comuni di Bonorva Giave e Cossoine, nel quale sono ubicati i migliori esempi della nostra storia. Probabilmente l’esistenza di estese e fertili pianure che i nostri antenati, sfruttandone la naturale qualità, scelsero per costruire i propri villaggi e fortificazioni stavolta hanno suscitato l’attenzione di società controllate da vari gruppi finanziari che, pare abbiano trovato una linea d’intesa per superare l’ostacolo opposto fortemente da una popolazione che non vuole perdere per sempre l’unica ed ultima possibilità offerta da una natura incontaminata. Secondo la stragrande maggioranza della popolazione barattare anche una parte del territorio, che comprende oltre cento nuraghi, fra cui il maestoso Sant’Antine, le necropoli e tombe ipogeiche di Sant’Andria Priu, (le più importanti di tutto il mediterraneo), ed un’infinità di emergenze e siti archeologici, con l’installazione di strumenti tecnologici moderni che alimentano le centrali termodinamiche, calati, e “rinchiusi” all’interno di terreni agrari, sfruttarne le falde acquifere, modificarne drasticamente il clima, con la produzione di liquidi ad altissime temperature, può costituire solo una orribile violenza nei confronti di una natura che ha regalato un avvenire ai nostri avi e ed è pronta a restituire tanto pane…e salute.

  24. gennaio 7, 2014 alle 3:01 pm

    dal blog di Casole Nostra, 22 dicembre 2013
    Il Paesaggio Agricolo Sardo in Mano agli Speculatori delle Energie Rinnovabili: http://www.casolenostra.org/casolenostrawp/?p=4156

    ____________________________________

    da Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori, 9 gennaio 2014
    Il paesaggio agricolo sardo in mano agli speculatori delle energie rinnovabili: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2014/01/il-paesaggio-agricolo-sardo-in-mano-agli-speculatori-delle-energie-rinnovabili/#comments

  25. febbraio 26, 2014 alle 2:52 pm

    da L’Unione Sarda, 26 febbraio 2014
    ASSEMINI. La Sardinia Green Island chiede lo sblocco del nuovo progetto.
    Ricorso al Tar per l’impianto di Vallermosa. (Marcello Zasso): https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140226092802.pdf

  26. agosto 22, 2014 alle 2:57 pm

    per capirci…

    da Il Post, 20 agosto 2014
    La centrale solare che uccide gli uccelli, in California: http://www.ilpost.it/2014/08/20/uccelli-centrali-solari/

  1. dicembre 6, 2013 alle 7:28 pm
  2. giugno 21, 2016 alle 7:19 pm
  3. agosto 22, 2016 alle 10:43 am

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