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Continua e continua ancora il grave inquinamento da marmettola dei corsi d’acqua delle Alpi Apuane.


Massa, Fiume Frigido biancastro per la marmettola (11 gennaio 2016)

Massa, Fiume Frigido biancastro per la marmettola (11 gennaio 2016)

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (20 gennaio 2016) una nuova richiesta di informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti riguardo il pesante inquinamento ambientale da marmettola (marmo finemente tritato scaricato negli impluvi e corsi d’acqua) causata dall’attività estrattiva sulle Alpi Apuane nel Fiume Frigido.

Quanto hanno potuto vedere e fotografare i residenti di Massa, l’11 gennaio 2016, nel fiume che attraversa la loro città è di una chiarezza “opaca” fin troppo netta: le acque biancastre del Frigido, gravide di marmettola.

In seguito a precedente esposto (20 agosto 2015) del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, il grave stato di inquinamento dei corsi d’acqua dell’area è stato recentemente riconosciuto dal Comando delle Guardie del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane (nota prot. n. 3835 del 30 settembre 2015), con indicazioni precise della provenienza degli sversamenti illeciti di marmettola da siti di cava che si trovano nella zona di Piastrone e Rocchetta al di sopra degli abitati di Caglieglia e Casette (in Comune di Massa) nei bacini industriali estrattivi dei Comuni di Massa e Carrara”.  L’ultimo sopralluogo del 29 agosto 2015, in conseguenza dell’esposto ecologista, ha consentito di verificare che “la marmettola proviene dal Fosso della Rocchetta (nei pressi degli abitati di Caglieglia e Casette) che regolarmente, ad ogni evento di piogge intense, si riempie di questi fanghi bianchi che vanno a riversarsi nel fiume Frigido in corrispondenza del punto di confluenza del canale di Rocchetta con il fiume (coord. GPS: N 44° 04′ 11” ed E 10° 10′ 18”)”.  Inoltre, “è stata verificata anche la parte a monte del fiume Frigido ed in particolare il corso dell’affluente Renara che ha origine dalle pendici del monte Sella, al di sopra del quale insiste una vecchia discarica di materiale lapideo di vecchie attività estrattive (dicasi “ravaneto”) che nel tempo, a seguito di abbondanti piogge, ha portato, per dilavamento, apporti di marmettola nei corsi d’acqua in questione”.

Massa, Fiume Frigido biancastro per la marmettola (11 gennaio 2016)

Massa, Fiume Frigido biancastro per la marmettola (11 gennaio 2016)

Come noto, in precedenza l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (A.R.P.A.T.) con la sua newsletter n. 168 del 13 agosto 2015 ha presentato un report sulle “Alpi Apuane e marmettola” e ha descritto gli eventi di inquinamento ambientale altamente pregiudizievoli per la salvaguardia dei Fiumi Carrione e Frigido e gli habitat naturali connessi: nella parte alta dei bacini imbriferi dei Fiumi Carrione e Frigido sussistono perlomeno 178 cave, di cui più di 118 attive. A partire dagli anni ’70 del secolo scorso i ravaneti, accumulo di sassi sui pendii costituiti dagli scarti derivanti dal taglio del marmo a fini commerciali, adibiti a sede stradale, sono stati irrorati dalla c.d. marmettola, marmo finemente tritato scaricato negli impluvi e corsi d’acqua.   La marmettola, secondo quanto asserito dall’A.R.P.A.T., è fortemente inquinante, contaminata “da oli e grassi … e da metalli”.  E ancora,“la marmettola, per l’ecosistema, è inquinante per l’azione meccanica: riempie gli interstizi, ed impermealizza le superfici perciò elimina gli habitat di molte specie animali e vegetali, modifica i naturali processi di alimentazione della falda, rende più rapido lo scorrimento superficiale delle acque (in pratica è come se il fondo del fiume fosse cementato), infiltrata nel reticolo carsico , modifica i percorsi delle acque sotterranee e può esser causa del disseccamento di alcune sorgenti e/o del loro intorbidamento.

Se è vero che “il tratto di mare prospiciente la foce del torrente Carrione è da considerarsi non balneabile perché il torrente sfocia in zona portuale”, le Foci del Torrente Frigido e del Fosso Brugiano sono soggette a divieto permanente di balneazione … per motivi igienico-sanitari” perché “l’ambiente risulta ‘molto inquinato o comunque molto alterato’.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, consapevole della piena conoscenza del fenomeno da parte delle Amministrazioni pubbliche competenti (Ministero dell’ambiente, Regione Toscana), ha chiesto loro di adottare gli urgenti provvedimenti per metter fine a questo ignobile e continuo inquinamento delle acque e dell’ambiente apuano determinato da un’attività estrattiva del marmo lasciata fin troppo libera di spadroneggiare sulla Terra e sulle vite di chi quella Terra abita.

Di conseguenza l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha provveduto a informare la magistratura e la polizia giudiziaria competente, nonché le Istituzioni comunitarie.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

il Fiume Frigido reso bianco dalla marmettola

il Fiume Frigido reso bianco dalla marmettola

(foto GrIG Apuane)

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  1. gennaio 21, 2016 alle 3:03 pm

    da La Nazione, 22 gennaio 2016
    Marmettola, esposto degli ambientalisti in Procura. (http://www.versiliaproduce.it/index.php?Itemid=72&amp😉

    GLI SVERSAMENTI di marmettola nel Frigido proseguono senza sosta a ogni pioggia e il Gruppo d’intervento giuridico (Grig) onlus ha presentato mercoledì un nuovo esposto per far luce sul problema e ottenere dalle istituzioni risposte e interventi immediati, informando anche la magistratura, la polizia giudiziaria e le autorità comunitarie. L’ultimo episodio, all’inizio di gennaio, ha evidenziato come l’inquinamento da marmettola non riguardi solo la montagna ma anche la costa: dopo il temporale, quando il Frigido si è ritirato, gli argini del parco fluviale a Marina di Massa erano letteralmente «imbiancati» dalla polvere di marmo che si è depositata un po’ ovunque. Ben lontano dai monti e dalle cave di marmo. Un episodio che ha rilanciato l’azione del Grig: il gruppo ambientalista non vuole mollare la presa sul problema visto che da agosto l’attenzione è cresciuta, anche a livello ministeriale che ha chiesto chiarimenti alla Regione Toscana a più riprese negli ultimi mesi. Inoltre, dopo l’esposto presentato dal Grig ad agosto, il grave stato di inquinamento dei corsi d’acqua dell’area era stato riconosciuto dal Comando delle Guardie del Parco elle Alpi Apuane, con indicazioni precise della provenienza degli sversamenti illeciti di marmettola da «siti di cava che si trovano nella zona di Piastrone e Rocchetta al di sopra degli abitati di Caglieglia e Casette (in Comune di Massa) nei bacini industriali estrattivi dei Comuni di Massa e Carrara». Il sopralluogo del 29 agosto aveva consentito poi di verificare che «la marmettola proviene dal Fosso della Rocchetta (nei pressi degli abitati di Caglieglia e Casette) che regolarmente, ad ogni evento di piogge intense, si riempie di questi fanghi bianchi che vanno a riversarsi nel fiume Frigido in corrispondenza del punto di confluenza del canale di Rocchetta con il fiume». A incidere sul fenomeno del «Frigido bianco» anche gli storici ravaneti mai rimossi dai versanti delle montagne massesi. E la marmettola, come ha chiarto anche Arpat, uccide la vita nel fiume: «Per l’ecosistema, è inquinante per l’azione meccanica: riempie gli interstizi, ed impermealizza le superfici perciò elimina gli habitat di molte specie animali e vegetali, modifica i naturali processi di alimentazione della falda, può esser causa del disseccamento di alcune sorgenti o del loro intorbidamento».

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    da Versilia Today, 20 gennaio 2016
    “Continua il grave inquinamento da marmettola dei corsi d’acqua delle Alpi Apuane”: http://www.versiliatoday.it/2016/01/20/continua-il-grave-inquinamento-da-marmettola-dei-corsi-dacqua-delle-alpi-apuane/

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    da La Gazzetta di Massa e Carrara, 21 gennaio 2016
    Continua il grave inquinamento da marmettola dei corsi d’acqua delle Alpi Apuane: http://www.lagazzettadimassaecarrara.it/rubriche/2016/01/continua-il-grave-inquinamento-da-marmettola-dei-corsi-d-acqua-delle-alpi-apuane/

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  2. gennaio 22, 2016 alle 2:58 pm

    da Il Tirreno, 21 gennaio 2016
    Illeciti alle cave si allarga l’inchiesta.
    Altre cinque miniere da passare al setaccio di cui quattro nel Comune di Massa. (Melania Carnevali) (http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2016/01/21/news/illeciti-alle-cave-si-allarga-l-inchiesta-1.12816194?ref=hftimcer-1)

    CARRARA. La maxi inchiesta sugli illeciti ambientali alle cave si arrichisce di un altro capitolo, il terzo: dopo i primi controlli a Miseglia e a Torano, per un totale di otto cave passate al setaccio, che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di nove imprenditori, altre cinque miniere di marmo finiscono nel mirino della magistratura e del corpo forestale dello Stato. E questa volta l’inchiesta scavalca la Foce e arriva a Massa: delle cinque cave, infatti, una sola è a Carrara, le restanti quattro nel capoluogo di provincia, quello che fino ad ora si sentiva anche un po’ protetto dalla brutta fama (ecologicamente parlando) di Carrara, “il Far West del marmo”. Però c’è un però: Carrara ha più cave, è vero. E forse gestite anche peggio. Ma sulle Apuane i due comuni non sono così diversi: i ravaneti, la marmettola, i fiumi bianchi, una simmetria quasi perfetta.
    Intanto sono in fase di chiusura gli accertamenti sul primo gruppo di cave, quelle a Miseglia, e il quadro che emerge sembra confermare l’accusa di illeciti ambientali portata avanti dal procuratore capo, Aldo Giubilaro, che coordina l’inchiesta. Si parla di ravaneti nati al posto di boschi o di fiumi, senza uno straccio, peraltro, di autorizzazione paesaggistica, o di marmettola non smaltita: le violazioni sulle Apuane abbondano.
    Ravaneti. Sono i pendii dove si accumulano i detriti delle cave, non più permessi perché una delle cause del dissesto idrogeologico nel territorio. Gli imprenditori del marmo (generalizzando) hanno sempre sostenuto che fossero tutti storici, in altre parole vecchi, non alimentati da anni. E invece no: grazie ai rilievi laser scanner e a quelli aerei della Regione Toscana, la Guardia forestale ha potuto accertare che alcuni di loro, negli ultimi anni, sono cresciuti, sia in altezza sia in larghezza. Ma non finisce qui, perché si scopre adesso che alcuni ravaneti sono stati realizzati al posto di boschi, aree vincolate dalla legge Galasso, e di corsi d’acqua, adesso spariti sotto i detriti, aree appartenenti al demanio idraulico. In entrambi i casi servivano autorizzazioni paesaggistiche di cui però non c’è traccia.
    Marmettola. In base alla quantità di marmo è stato possibile quantificare la quantità di marmettola da portare in discarica. E la quantità smaltita, in alcuni
    casi, non corrisponde alla quantità prodotta. Che tradotto significa che una parte della marmettola non è mai finita in discarica. E questa non era una novità.

  3. febbraio 5, 2016 alle 2:58 pm

    da Il Tirreno, 3 febbraio 2016
    Marmettola nel Frigido, rendere potabili le acque costa 300.000 euro in più all’anno.
    Gaia presenta il conto per il depuratore del Cartaro situato sotto le Casette, dove si trova il più importante bacino marmifero di Massa. (Melania Carnevali): http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2016/02/03/news/la-marmettola-nei-fiumi-costa-300-000-euro-1.12890557?ref=hftimcec-7

  4. febbraio 12, 2016 alle 11:02 pm

    siamo con la magistratura e il Corpo forestale dello Stato.

    A.N.S.A., 12 febbraio 2016
    Cfs perquisisce 5 cave su Alpi Apuane. Denunce per reati ambientali, tre indagati. (http://www.ansa.it/toscana/notizie/2016/02/12/cfs-perquisisce-5-cave-su-alpi-apuane_462bbf0d-e8d3-4202-bcc0-4834743bfd29.html)

    CARRARA (MASSA CARRARA), 12 FEB – Nuova tranche dell’inchiesta sulle cave delle Alpi Apuane condotta dalla procura di Massa Carrara con il Corpo forestale dello Stato. Il procuratore Aldo Giubilaro ha spiegato che questo blitz ha interessato 3 cave di Carrara e 2 di Massa. Sarebbero stati accertati reati di natura ambientale relativamente ai ravaneti, pendii dove si accumulano i detriti, e che non dovrebbero più esistere, e alla gestione della ‘marmettola’, che è il residuo della lavorazione del marmo, un rifiuto speciale da smaltire in discarica ma che viene invece abbandonato nei piazzali delle cave, disperdendosi ovunque. La maxi-indagine aveva preso avvio nel maggio 2015. Allora furono indagati anche tre industriali del marmo per frana colposa, inondazione e reati di carattere ambientale. Queste cave finirono nel mirino dopo l’alluvione del 5 novembre 2014 a causa della rottura di un argine del Carrione e per la quale sono indagate sette persone fra tecnici della Provincia,il direttore dei lavori e la ditta costruttrice.

  5. febbraio 25, 2016 alle 2:53 pm

    da La Nazione, 24 febbraio 2016
    Maxi evasione fiscale alle cave di Carrara, trenta denunciati. (Guido Baciccalupi): http://www.lanazione.it/massa-carrara/evasione-fiscale-cave-1.1915569

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