L’ipocrita e autolesionista scempio del patrimonio UNESCO in favore della speculazione energetica.
La petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui.
La Commissione europea ha recentemente presentato la Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che istituisce un quadro per rafforzare la resilienza climatica e modifica il regolamento (UE) 2018/1999 (Legge europea sulla resilienza climatica) dopo aver constatato che i cambiamenti climatici stanno portando l’aumento della temperatura globale terrestre fino a scenari finora non ipotizzati.
Per questo giunge «un nuovo quadro di riferimento deciso dalla Commissione UE: si stabilisce per la prima volta un parametro comune vincolante per la pianificazione di tutti i 27 Paesi. Ogni paese dovrà progettare l’adeguamento dei suoi territori preparandosi al peggio visto che il traguardo del +1,5 °C entro 2100 sembra lontanissimo. Si simula così uno scenario di +2°C entro il 2050 e +3°C entro il 2100. Ma per arrivare a quell’obiettivo la strategia è diversa.».
Così, «tutti i 27 Paesi devono obbligatoriamente progettare un piano con infrastrutture, territorio e assicurazioni finanziarie per arrivare a quel traguardo. Si passerà dunque da interventi di emergenza isolati a una prevenzione preventiva uniformata per tutta l’Unione Europea».
Deforestazione, allevamenti intensivi, incremento della popolazione mondiale, uso dei combustibili fossili sono i principali fattori umani che causano l’effetto serra e, conseguentemente, l’aumento della temperatura globale. L’aumento della temperatura dei mari e la temperatura solare sono i fattori naturali.
Siamo quindi destinati a friggere nel prossimo futuro?
Non è detto.
Sicuramente nei tempi recenti l’aumento della temperatura è stato molto rapido, per i tempi della Terra, però i periodi più freddi (nel 1709 il ghiaccio giunse addirittura nel Mediterraneo) e i periodi più caldi, nell’ordine di qualche grado, ci sono da qualche migliaio di anni, dal termine dell’ultima glaciazione.
Di sicuro gli equilibri della Terra, l’unica che abbiamo, non vanno alterati, in ogni caso.
E la via di efficaci e vincolanti accordi internazionali è l’unica allo stato perseguibile, anche se ogni Stato deve far la sua parte
Infatti, il rapporto virtuoso fra transizione energetica dalle fonti fossili tradizionali (petrolio, gas naturale) alle fonti rinnovabili (sole, vento, acqua) e tutela del territorio è senz’altro complesso, ma è tutt’altro che impossibile da realizzare.
Chi è che sta causando la galoppante crescita dell’effetto serra e, conseguentemente, della temperatura?
Al di là delle favole, contano i dati, quelli crudi.
Cina (30,00%), U.S.A. (11,25%), India (7,80%), Unione Europea (27 Stati), Russia e Brasile sono i Paesi che emettono più CO2 al mondo. Insieme, rappresentano il 49,8% della popolazione mondiale, il 63,2% del P.I.L. globale, il 64,2% del consumo di combustibili fossili e il 62,7% delle emissioni globali di CO2 fossile (Commissione europea, CO2 emissions of all world countries, 2024 Report).
Nel 2023 la Cina ha emesso 15.943,99 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (in sistematica crescita dal 1990, + 411%), il 30% delle emissioni globali mondiali, l’Italia ha emesso 374,12 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (in drastica diminuzione dal 1990, – 27%), lo 0,71% delle emissioni globali mondiali.
L’International Energy Agency (IEA), nel World Energy Outlook del 2023, sottolinea come il governo cinese preveda di arrivare al picco delle emissioni nel 2030, per cui non possiamo che prevedere ulteriori aumenti delle emissioni cinesi di CO2.
Cina, U.S.A.e India – cioè i primi tre grandi “produttori” di CO2 al mondo (complessivamente il 49,5% delle emissioni nel 2023) – non aderiscono alla dismissione del carbone, l’appello volontario per la messa al bando del carbone per la produzione energeticasottoscritto a Baku nel corso dellaCOP 29, la 29^ Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Baku, Azerbaijan, 11 – 22 novembre 2024). L’Italia ha aderito e, a causa dell’attuale crisi politico-energetica internazionale, abbandonerà definitivamente (phase-out) l’utilizzo del carbone a fini di produzione energetica nel 2038 (decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, convertito nella legge 10 aprile 2026, n. 49) , avendo previsto – quale riserva strategica – il mantenimento delle centrali con il possibile uso del carbone di Civitavecchia (Torrevaldaliga Nord), Brindisi (Federico II, attività sospesa), Portovesme (Grazia Deledda) e Porto Torres (Fiume Santo).
Qualcuno lo ricordi a giornalisti del servizio pubblico RAI come Riccardo Jacona, ormai megafono a spese pubbliche delle magnifiche sorti progressive energetiche realizzate in Cina.
Davanti a questo scenario internazionale, è’ ben chiara la follìa di chi vorrebbe in Italia una transizione energetica votata al proliferare senza se e senza ma di centrali eoliche, centrali fotovoltaiche, centrali a biomassa in spregio a qualsiasi salvaguardia del territorio: anche se l’Italia scendesse allo 0,5% delle emissioni globali mondiali di CO2 per la nostra Terra non cambierebbe un bel niente.

Essere a favore dell’energia prodotta da fonti rinnovabili non vuol dire avere ottusi paraocchi, non vuol dire aver versato il cervello all’ammasso della vulgata dell’ambientalismo politicamente corretto.
Ma non sono solo le associazioni e i comitati realmente ambientalisti a sostenerlo.
Qualche sintetica considerazione sulla speculazione energetica in corso in Italia è stata svolta autorevolmente dalla Soprintendenza speciale per il PNRR, che, dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in modo chiaro e netto: “… è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica, eolico onshore ed offshore) … tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno … previsto … a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024)”.
Qui siamo alla reale sostituzione paesaggistica e culturale, alla sostituzione economico-sociale, alla sostituzione identitaria.
Il fenomeno della speculazione energetica, oltre che in Sardegna, è pesantemente presente in modo particolare nella Tuscia, in Puglia, nella Maremma, in Sicilia, sui crinali appennnici.

L’inesistenza di una buona pianificazione energetica, basata sulle reali esigenze e sulla salvaguardia dei valori ambientali, storico-culturali, identitari, socio-economici del territorio ha provocato una situazione semplicemente folle e ingestibile.
Fra gli indici più eclatanti è la corsa all’approvazione di un qualsiasi progetto produttivo di energia da fonti rinnovabili.
I numeri sono chiari, pubblici e incontestabili.
In tutto il territorio nazionale le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 luglio 2026 risultano complessivamente ben 6.133, pari a 336,11 GW di potenza, suddivisi in 3.912 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 155,40 GW (44,90%), 2.063 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 110,18 GW (31,83%), 117 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a mare per 77,72 GW (22,46%), 24 richieste di impianti di produzione energetica da fonte idroelettrica per 2,49 GW (0,72%), 11 richieste di impianti di produzione energetica da biomasse per 0,24 GW (0,07%) e 6 richieste di impianti di produzione energetica da fonte geotermica per 0,08 GW (0,02%).
I sostenitori senza se e senza ma di qualsiasi impianto rinnovabile obiettano che non tutte le istanze di connessione di nuovi impianti alla rete poi si realizzano.
Vero, ma è anche vero che tali procedure hanno un costo e difficilmente si trova un qualsiasi imprenditore desideroso di buttar soldi al vento.
Lo testimonia il numero delle procedure di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) in corso relativamente a progetti di nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (FER), secondo i dati pubblicati dal Ministero della Cultura – Soprintendenza speciale per il PNRR.
Al 30 aprile 2026 erano in corso ben 2.593 procedure di V.I.A. su tutto il territorio nazionale per impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili per 203,297 GW di potenza, cioè più di 2,5 volte gli 80 GW in più ritenuti necessari al 2030 secondo l’attuale pianificazione energetica (Piano nazionale integrato Energia e Clima – PNIEC).
Il numero più elevato è in Puglia (387), segue la Sardegna (246), poi la Basilicata (148), dopo le altre Regioni.
Un’overdose di energia potenziale che non potrebbe esser nemmeno esser consumata.
E, per aumentare la follìa, con la conversione in legge (5 novembre 2026) del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162 (c.d. decreto carburanti), su butta nel guardaroba dei Cani (naturalmente senza offesa per i Cani, quelli veri) anche la tutela dei beni italiani rientranti nel patrimonio mondiale culturale e naturale sotto l’egida dell’UNESCO.
Grazie all’emendamento 2.0.18 (testo 2) proposto dai senatori P.D. Nicola Irto e Daniele Manca e accolto nel testo approvato, va a farsi benedire la fascia di salvaguardia intorno ai 62 beni italiani rientranti nel patrimonio mondiale culturale e naturale UNESCO.
Così, per la gioia degli speculatori dell’energia e di qualche ottuso per il clima, potranno finalmente esser piazzate «torri» eoliche alte più di 200 metri intorno a Castel del Monte, al Centro Storico di San Gimignano o a Su Nuraxi di Barumini oppure sul Monte Etna.
Potranno, così, esser riempiti i terreni di centrali fotovoltaiche intorno ai Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato, a Venezia e la sua Laguna o all’Area archeologica e Basilica Patriarcale di Aquileia oppure in Val d’Orcia.

Infatti, nel decreto-legge convertito, è stato inserito il seguente articolo che va a integrare l’art. 11 bis del decreto legislativo n. 190/2024 e s.m.i., concernente le aree idonee per l’installazione degli impianti energetici da fonti rinnovabili:
«Art. 2-bis.
(Misure di accelerazione dei procedimenti concernenti l’individuazione di aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili)
- Al decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190, sono apportate le seguenti modificazioni:
- all’articolo 11-bis, comma 4, alinea, le parole: “Ai fini” sono sostituite dalle seguenti: “Ferma restando l’idoneità delle aree di cui al comma 1 e ai fini”;
- all’articolo 11-quinquies, è aggiunto infine il seguente periodo: “; sono consentiti altresì gli interventi di cui agli Allegati B e C i cui impianti ricadano interamente nella buffer zone che presenti le caratteristiche di un’area idonea ai sensi dell’articolo 11-bis, commi 1 e 3, ai quali non si applica la disciplina semplificata di cui all’articolo 11-quater.” ».
Insomma, una politica energetica nazionale sempre più cialtrona, comune a maggioranza di centro-destra e opposizione di centro-sinistra, lontana dalle reali esigenze energetiche nazionali e dall’altrettanto fondamentale esigenza di tutela del Bel Paese.
Per chi volesse, qui un articolo (Abbiamo bisogno di un’autentica transizione energetica rispettosa e al servizio del Bel Paese) con un’analisi più approfondita della materia e con una serie di proposte perchè si abbia una sensata transizione energetica e un’efficace salvaguardia dei valori ambientali, storico-culturali, naturalistici della nostra Italia.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

(foto da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)








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