Roma, ma è così difficile rispettarla?
A Roma la gestione del verde pubblico – e degli alberi, in particolare – lascia a desiderare.
E’ possibile una buona volta garantire una protezione concreta e non solo sulla carta agli alberi della Città Eterna?
Da un lato Roma è la capitale europea con il più esteso patrimonio di verde pubblico (oltre 400 chilometri quadrati di verde pubblico tra giardini, parchi, ville storiche e riserve naturali e circa 350 mila alberi), tuttavia l’adozione di opportune Linee strategiche sul verde urbano di Roma (2023) non pare si sia tradotta ancora in efficaci e riconosciute attività di gestione del verde pubblico con particolare riferimento ai valori paesaggistici e storico-culturali che contribuiscono fondamentalmente a rendere l’Urbe quella Città unica che tutto il mondo ammira.
Secondo i dati recentemente pubblicizzati (marzo 2025) dall’Assessora all’agricoltura e ambiente di Roma Capitale Sabrina Alfonsi, fra il novembre 2021 e il febbraio 2025 sono stati piantati 29.665 alberi, ne sono stati abbattuti 13.281, sono state rimosse 10.365 ceppaie ed effettuate 120.000 potature.
Che cosa si aspetta a rispettar leggi – gran parte del centro è tutelata con vincolo paesaggistico e vincolo culturale (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) – e il Regolamento del Verde Pubblico e Privato e del Paesaggio Urbano di Roma Capitale?
Si può migliorare, parecchio. E sarebbe ora che tutte le amministrazioni pubbliche competenti siano richiamate a una corretta gestione del patrimonio naturalistico e del verde pubblico romani.
E’ necessario, però, anche l’intervento urgente del Ministero della Cultura, dei Carabinieri e della Procura della Repubblica, nonchè una dignitosa presa d’atto della pesante situazione della gestione del verde pubblico romano che porti anche alla rimozione non degli alberi, ma di chi non è in grado di dare l’opportuno indirizzo politico-amministrativo al fondamentale ambito dell’amministrazione pubblica capitolina.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
da Il Fatto Quotidiano, 8 aprile 2026
L’associazione ha presentato esposti e fatto istanza di accesso civico: “Alcune amministrazioni capiscono solo la lingua dei tribunali”. (Elisabetta Ambrosi)
“Su una vicenda di così grande rilevanza come quella legata alla gestione del patrimonio arboreo di Roma non potevamo non intervenire. Anche per chiarire che tagliare in una zona vincolata senza autorizzazione paesaggistica è un reato”. Stefano Deliperi è il presidente del Gruppo di Intervento Giuridico (GrG), un’associazione ambientalista che si occupa, ormai da più di trent’anni, della difesa dell’ambiente e della salute pubblica in tutto il territorio nazionale. “Siamo nati a Cagliari, ma poi siamo arrivati in tutte le regioni d’Italia e facciamo questa attività sia con iniziative proprie sia in base alle tantissime segnalazioni da parte di cittadini, di comitati e di associazioni locali, ne arrivano ormai più di 3.000 all’anno”.
Avete pubblicato una nota molto dura sulla gestione degli alberi di Roma da parte di questa amministrazione, definendola “sconcertante”.
Il patrimonio verde romano è uno tra più estesi per quanto riguarda le capitali europee, eppure viene gestito in maniera decisamente poco adeguata. Infatti, gran parte della città di Roma è tutelata sia con vincolo paesaggistico che con vincolo culturale. Questo significa che nessuno può svegliarsi la mattina e tagliare un albero perché ritiene che ci siano problemi di sicurezza o altro, problemi che spesso e volentieri non sono poi adeguatamente certificati e dimostrati. Qualsiasi tipo di intervento deve essere preventivamente autorizzato sia sotto il profilo paesaggistico che sotto il profilo culturale. Ma questo non avviene.
Che cosa avete fatto, nello specifico?
In data 31 marzo, abbiamo fatto specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozioni degli opportuni provvedimenti riguardo la gestione del verde di Roma Capitale, coinvolgendo il ministero della Cultura, la Sopraintendenza Capitolina e per l’Archeologia, l’Agenzia Roma Natura, i Carabinieri del Nucleo di Tutela Patrimonio Culturale e Forestale e informando la procura della Repubblica.
Quali sono le violazioni principali ipotizzate?
Violazione del vincolo paesaggistico, violazione del vincolo culturale, violazione della normativa in materia di tutela delle aree Rete Natura 2000,violazione dello stesso Regolamento del verde comunale, ad esempio rispetto alle capitozzature, che sono vietate. La confusione regna nella gestione del verde pubblico e forse è il minimo che si possa dire.
Quali sono stati i casi di cattiva gestione?
Penso per esempio al caso di Viale Quattro Venti che i romani conoscono bene. Si è scoperto che il taglio degli alberi che era privo di autorizzazioni storico-culturali della Soprintendenza speciale per l’Archeologia. La via è tutelata, quindi senza autorizzazioni non si poteva tagliare nulla. Oltretutto il taglio avvenne in pieno periodo nidificazione e nell’assenza di dimostrazione del pericolo o della malattia degli alberi. Noi abbiamo provveduto a fare le opportune denunce sia a livello amministrativo, che a livello penale. Sappiamo che la segnalazione alla Procura della Repubblica di Roma è arrivata.
L’altro fronte sul quale si è intervenuti con tagli pesanti è quello dei pini storici o alberi del centro storico.
Vogliamo scoprire se le autorizzazioni c’erano o meno. Nell’ultima azione legale fatta proprio nei giorni scorsi, abbiamo chiesto tutti gli atti relativamente ai tagli degli alberi avvenuti praticamente dall’inizio di gennaio di quest’anno in tutta l’area del centro storico di Roma, oltre a quelli avvenuti in alcune delle più importanti ville storiche, da Villa Borghese a Villa Pamphili. Tra l’altro quelle aree fanno parte di una area protetta anche ai sensi della Rete Natura 2000. Quindi in quelle aree deve essere fatto anche un ulteriore procedimento alla Valutazione di Incidenza Ambientale che non ci risulta sia è stato fatto.
Gli amministratori temono le conseguenze penali di casi tragici. Oppure giustificano gli abbattimenti con i cantieri.
Purtroppo possono avvenire eventi imponderabili ed esserci eventi atmosferici particolari. Anche un albero sano può cadere, ma se non ci sono né pericoli né malattie accertate non si deve tagliare. La scusa dei cantieri è assurda, non è che possiamo fare tabula rasa per dei lavori. Continuiamo a dimenticare che se l’albero sorge su un’area pubblica fa parte del patrimonio collettivo e tagliarlo significa anche impoverire sotto il profilo economico il patrimonio di tutti. Con conseguenze sanitarie pesanti.
(foto per conto GrIG, D.S., S.D., archivio GrIG)







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