Un deposito di gas e un rigassificatore a Cagliari.


Cagliari, Poetto, Torre spagnola

Cagliari, Poetto, Torre spagnola

Abbandonato – giustamente – il progetto di gasdotto Galsi s.p.a. nel maggio 2014, si è fatta strada l’ipotesi di portare il gas naturale in Sardegna (unica regione italiana a non averlo) mediante una serie di depositi costieri e relativi rigassificatori.

Il piano energetico ambientale (P.E.A.R.S.) è stato approvato definitivamente e prevede l’utilizzo del gas naturale.

E’ attualmente in via di conclusione la procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativa alla realizzazione da parte della Edison s.p.a. di un deposito di gas naturale (7 serbatoi per complessivi mc. 9.000, capacità annua mc. 520.000) e di un connesso impianto di rigassificazione nel porto industriale di Oristano, mentre recentemente il progetto di dorsale metanifera sarda è stato inserito nella Rete Nazionale dei Gasdotti, sebbene l’ipotesi di utilizzare il tracciato progettato per il gasdotto Galsi s.p.a. per la rete metanifera isolana riproporrebbe i pesanti impatti ambientali, decisamente fuori luogo e da respingere.

Cagliari, Bastione di S. Croce

Cagliari, Bastione di S. Croce

In questo quadro s’inserisce la proposta, finora sconosciuta, di installare un deposito costiero di gas naturale liquefatto e un impianto di rigassificazione nel porto canale di Cagliari.

Silos per 20.000 metri cubi di gas naturale destinati a Cagliari, alla relativa area metropolitana e alla zona industriale di Macchiareddu nel progetto della IsGas s.p.a.

Sarà pure definito “piccolo”, ma questi – per la loro pericolosità intrinseca – sono considerati impianti a rischio di incidente rilevante (direttive n. 82/501/CEE, n. 96/82/CEE, n. 2003/105/CE, 2012/18/UE).

Nel caso malaugurato di incidente, sarebbero coinvolti Cagliari, il porto canale, l’aeroporto di Cagliari-Elmas, la S.S. n. 195, la zona industriale di Macchiareddu.

Come si può facilmente comprendere, non si tratta di decisioni da prendere con superficialità, ma da sottoporre a una reale ed efficace procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), scevra da pregiudizi e decisioni precostituite, e – perché no? – da una procedura di consultazione pubblica preventiva aperta all’intera collettività regionale.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Cagliari, panorama dal Bastione di S. Croce

Cagliari, panorama dal Bastione di S. Croce

da L’Unione Sarda, 9 febbraio 2017

Isgas: «Un piccolo impianto».

PORTO CANALE. Per la direttiva Seveso a rischio i depositi dove si trasforma il gnl in metano. Il rigassificatore servirà la città metropolitana e Macchiareddu.  (Andrea Piras)

Usa gli esempi e confronta i numeri per scacciare dubbi, timori e perplessità. Barcellona, 540 mila metri cubi, Panigaglia, 100 mila. «Ecco, quelli sono rigassificatori. In realtà per Cagliari stiamo parlando di un deposito costiero cui sono collegati dei vaporizzatori per trasformare il gas naturale liquefatto, il Gnl, nel metano immediatamente utilizzabile nelle reti cittadine». Parola di Giuseppe De Roma, amministratore di IsGas, la società concessionaria del servizio di distribuzione del gas e titolare del progetto per la realizzazione al Porto canale di un impianto da 20 mila metri cubi. Dunque di proporzioni ben più modeste. «Il nostro schema – spiega – è sullo stile di quelle mini centrali costiere che funzionano nel mare del nord dove, non essendo possibile realizzare infrastrutture con rete fissa, si usa la tecnica del deposito».
LE DIMENSIONI. Piccolo, dunque, destinato a garantire il metano non solo a Cagliari ma anche alla città metropolitana (con i suoi 450 mila abitanti) e alla zona industriale di Macchiareddu, ma pur sempre un impianto classificato “a rischio” dalla normativa Seveso. Intanto perché il Gnl è materiale altamente infiammabile ed esplodente. Per questo l’iter per l’approvazione dell’impianto Small scale e la sua costruzione non sarà di breve termine. Il deposito, o piccolo rigassificatore del Porto canale che dir si voglia, dovrà vedersela con la severità della “direttiva Seveso”, con le altrettanto rigorose verifiche dei Vigili del Fuoco, con la Valutazione di impatto ambientale. E questo perché l’incidente, in centrali simili, va previsto eccome, perché possibile evidentemente lo è. «Assolutamente sì», avverte l’amministratore di IsGas. «Questo impianto è previsto nel Piano energetico regionale che permetterà, dopo trentacinque anni, di avere finalmente il metano. Per quanto riguarda la capacità di resa tutto dipende dalla richiesta. Se il fabbisogno cresce, allora faremo aumentare i viaggi delle navi gasiere che trasportano il Gnl. Anche per questo stiamo, in fase di progettazione, modulando l’impianto». De Roma si dice comunque certo che la domanda sarà piuttosto alta per via dei costi energetici che da sempre hanno condizionato lo sviluppo anche industriale dell’Isola e inciso sulle bollette dei suoi abitanti.
I PERICOLI Benefici a parte, restano i timori per questo stabilimento classificato “a rischio“ e che sorgerà nelle vicinanze di insediamenti urbani come appunto il capoluogo, lo stesso Porto canale, il porto di Cagliari, l’aeroporto di Elmas. «Nessuno ci ha ancora informati del progetto», dice Marco Di Giugno, direttore aeroportuale dell’Enac per la Sardegna. «Per noi la sicurezza è preminente, nelle vicinanze dello scalo insistono limitazioni rigorose alle quali i Comuni, sulla base del regolamento, si devono attenere, anche adeguando i loro piani urbanistici. Per il rigassificatore attendiamo informazioni dettagliate».
LE ASSOCIAZIONI. Spiega Stefano Deliperi, responsabile del Gruppo d’intervento giuridico: «È necessario capire intanto il rapporto tra costi e benefici. Ventimila metri cubi sono quantità piuttosto modeste, è un impianto di dimensioni ridotte ma che comunque deve rispettare, per la sua autorizzazione, precisi parametri». Dice il responsabile scientifico di Legambiente, Vincenzo Tiana: «Parlare di rigassificatore è improprio e crea confusione. A questo tipo di impianto noi siamo d’accordo, esattamente come lo siamo stati per l’altro deposito costiero di Oristano-Santa Giusta».
GLI ESEMPI. In effetti sono due i depositi previsti per la costa centro-occidentale dell’Isola, leggermente più piccoli di quello da 18 silos della lunghezza ognuno di 50 metri per sei d’altezza che sorgeranno al Porto canale di Cagliari. «Sia il nostro che gli altri due dell’Oristanese – spiega Giuseppe De Roma – sono impianti definiti di “rilevanza strategica” dal decreto-legge del dicembre 2016. Ciò significa, per quanto riguarda le autorizzazioni, che dovrà esserci una conferenza unica tra ministeri dell’ Ambiente e delle Attività produttive per accelerare l’iter. Restano, invece, gli altri passaggi: i vigili del fuoco e la Via regionale».

 

Cagliari, veduta da Castello in direzione di S. Elia

Cagliari, veduta da Castello in direzione di S. Elia

da L’Unione Sarda, 8 febbraio 2017

Cagliari, rigassificatore al porto canale: avviato il lungo e complesso iter. (Marco Noce)

 

Rigassificatore al porto canale, sarà un iter lungo e complesso. Primo passo: il sì del Comitato tecnico regionale prevenzione incendi. (Marco Noce)

Il percorso per la realizzazione di un deposito/rigassificatore al porto canale sarà lungo e complesso. Prima tappa: passare l’esame del Comitato tecnico regionale prevenzione incendi. Un passaggio inevitabile, previsto dal decreto Seveso: che è la normativa di riferimento quando si tratta di quegli stabilimenti definiti “a maggior rischio” in caso di incidenti. E qui si parla di Gnl, un materiale altamente infiammabile e che può esplodere.

LA RIUNIONE DI IERI. È questo, in sintesi, il risultato della riunione che si è tenuta ieri mattina nella sede dell’Autorità portuale. Attorno al tavolo, oltre a Roberto Isidori, commissario straordinario dell’ente padrone di casa, che rappresenta anche la Capitaneria di porto di cui è comandante, c’erano la dirigente del Comune Claudia Madeddu (edilizia privata) e funzionari di vigili del fuoco e Genio civile. Non una conferenza di servizi, che sarebbe già una tappa formale, ufficiale: piuttosto un incontro preliminare, informale, un modo per saggiare il terreno burocratico prima di poggiare il primo passo.

LA DIRETTIVA. Poche le informazioni filtrate nel pomeriggio. Tra queste, la più importante è sicuramente la definizione dell’iter che dovrà seguire il progetto presentato dalla Isgas, che a Cagliari già gestisce la rete del gas di città. A indicarlo è stato il rappresentante dei vigili del fuoco, competenti in materia di sicurezza quando c’è da esprimere un parere di fattibilità. «Nel caso specifico – spiega il comandante provinciale Luciano Cadoni – la tipologia di impianto rientra fra quelle per cui si applica la “direttiva Seveso”, normativa europea adottata negli anni ’80 dopo il disastro causato da una fuga di diossina da un’impianto chimico a Seveso, bassa Brianza, e recepita dall’Italia nel 1988».

IL GAS LIQUIDO. L’impianto che la Isgas vuole realizzare nel porto canale consiste in un sette o otto silos a forma di sigaro disposti in orizzontale uno accanto a l’altro, per la capienza complessiva di 20mila metri cubi, nei quali dovrebbe essere stoccato il Gnl, gas naturale liquido, composto principalmente da metano. Il Gnl è benedetto dal piano energetico della Regione: per la Sardegna rappresenterebbe un’alternativa ecologica ed economicamente vantaggiosa rispetto ai carburanti fossili su cui è basato l’attuale sistema energetico sardo e all’aria propanata usata come gas di città. Viaggerebbe non in un gasdotto ma nelle stive di navi metaniere, conservato allo stato liquido, a una temperatura di 160° sotto zero. Per poter essere bruciato come carburante per alimentare i motori di auto e navi ma anche come gas di città, il Gnl deve però necessariamente essere riportato allo stato gassoso. La trasformazione avverrebbe appunto nell’impianto che la Isgas vuole realizzare al porto canale, dunque in un’area in cui arrivano, fanno manovra, attraccano navi portacontainer fra le più grandi al mondo, sono depositati e vengono movimentati migliaia di container e tonnellate di merci sfuse e lavorano centinaia di persone.

IL COMITATO. «Pronunciarsi sui profili di sicurezza, stabilire le caratteristiche tecniche dell’impianto e la distanza minima tra questo e, per esempio, la strada statale 195 è prerogativa del Comitato tecnico regionale prevenzione incendi», prosegue Cadoni: «A esso la ditta proponente dovrà sottoporre un rapporto in cui si ipotizzino i rischi nelle varie fattispecie di eventuali incidenti. Solo dopo il via libera del Comitato l’Autorità portuale potrà esprimere il parere sulla compatibilità fra l’impianto e il luogo destinato ad accoglierlo». Del Comitato fanno parte il comandante regionale e quelli provinciali dei vigili del fuoco, il comandante della Capitaneria di porto e rappresentanti di Arpas, Inail, Ordine degli ingegneri e Comune. L’organismo, nei mesi scorsi, ha dato il via libera alla realizzazione, nel porto di Santa Giusta, di due depositi/rigassificatori molto simili a quello che si vorrebbe costruire nel porto canale. In quei casi fu necessario adeguare i progetti alle osservazioni formulate dalla Capitaneria di porto di Oristano che aveva ritenuto non compatibili le caratteristiche degli approdi.

 

Cagliari, Castello, l'Elefante sulla Torre

Cagliari, Castello, l’Elefante sulla Torre

2 febbraio 2017

«Il rigassificatore nel porto canale». Al posto della stazione marittima nuovo hotel affacciato sul mare. (Marco Noce)

Un rigassificatore nel porto canale, dove il metano arriverà via nave, e un albergo a tre piani nel porto storico, al posto della vecchia stazione marittima: sono le due novità annunciate da Roberto Isidori, comandante della Capitaneria di porto di Cagliari, nel tracciare il bilancio dei suoi sedici mesi da commissario straordinario dell’Autorità portuale del capoluogo isolano.

METANO Il rigassificatore, dunque. Immaginate sette o otto silos a forma di sigaro affiancati in un’area del porto canale: ventimila metri cubi in cui verrebbe stoccato il gnl (gas naturale liquido, composto prevalentemente da metano) trasportato a Cagliari dalle navi metaniere, e quindi riportato allo stato gassoso. Per fare cosa? Per essere distribuito nelle case (per cucinare, fornire acqua calda, riscaldare) attraverso la rete del gas di città che ora eroga aria propanata (più costosa e meno efficiente del gnl), alimentare i motori delle automobili e anche quelli delle navi di nuova generazione. Un impianto simile a quello che la Higas comincerà a costruire l’estate prossima a Oristano. È il progetto che «un importante soggetto commerciale isolano» ha chiesto il permesso di realizzare alle porte di Cagliari.

PIANO EUROPEO. «Il piano europeo 20 20 20 detta misure in difesa dell’ambiente», ricorda Isidori. «Tra le misure c’è l’incentivazione dell’adozione del gas naturale al posto dei carburanti attualmente in uso. Gli armatori stanno già cominciando ad abbandonare gasolio e nafta: le navi di nuova generazione, quelle che già solcano i mari del Nord Europa, vanno a gas e Cagliari potrebbe essere uno fra i primi porti europei a fornire un servizio di bunkeraggio». Il 7 febbraio l’istanza presentata dal misterioso «soggetto imprenditoriale» verrà esaminata in una conferenza di servizi preliminare. «La collaborazione con Regione e Comune è eccellente», sorride Isidori: «Stiamo cercando di intercettare la tendenza e di guardare al futuro per continuare a far crescere il porto di Cagliari».

SEMPRE PIÙ MERCI. Isidori lo sottolinea con decisione: il porto di Cagliari continua a crescere pure in un contesto nazionale e internazionale segnato da una flessione. Dalla città non lo si percepisce, ma il porto canale, dove lavorano più di 2.000 persone, è animato dall’andirivieni di container e merci alla rinfusa che qui, a metà strada fra stretto di Gibilterra e canale di Suez, sbarcano da mezzo mondo e, una volta smistate, ripartono per numerose destinazioni. Si chiama trasnshipment e dà frutti. «Siamo il terzo porto in Italia per movimento merci», gongola il comandante: «Secondo Assoporti, tra il 2005 e il 2015 siamo passati da 37 milioni a 41 milioni di tonnellate movimentate (tra container, rinfuse e forniture Saras). La crescita annua del 2015 è stata del 22,9 per cento». Nessuno, in Itaia, ha fatto meglio. Livorno e Venezia seguono a distanza con crescite del 15,4 e 15,3. Il sistema dei porti di Olbia, Golfo Aranci e Porto Torres segna -7, e concorrenti temibili come Gioia Tauro e Taranto sono a -13,8 e -19.

CROCIERISTI. Crescono anche i passeggeri. Merito soprattutto del traffico crocieristico: «L’anno scorso sono arrivati a Cagliari 260 mila crocieristi. Nel 2012 erano stati 80 mila. Per il 2017 ne abbiamo prenotati 420 mila». L’instabilità politica del Nord Africa insanguinato dagli attentati jihadisti conta ma fino a un certo punto: «Altri porti, tipo Catania, Palermo o Napoli, non hanno avuto una crescita analoga. Tutto sta a farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, prima pianificando con cura e poi facendo gioco di squadra. Come quello che ha consentito alla Sardegna di presentarsi compatta all’importantissima fiera della crocieristica di Fort Lauderdale e proporsi nel mercato statunitense». Che a volte buona parte dei crocieristi resti a bordo anziché sbarcare e spendere non smonta l’entusiasmo del commissario: «Studi econometrici dicono che ogni crocierista, in media, spende 60 euro a scalo». E i negozi che a volte restano chiusi? «Episodi sporadici. La città, anche grazie al contributo positivo di Confcommercio, è cresciuta molto, su questo piano».

FONDALI. Isidori non è turbato neanche dalla polemica sollevata di recente da un agente marittimo sull’adeguatezza dei fondali del porto cittadino: «L’anno scorso abbiamo fatto una ricognizione sui fondali e rassicuro tutti: sono più che sufficienti a ospitare le navi più grandi del mondo, che infatti attraccano senza problemi. La profondità minima è di 11 metri, il pescaggio delle navi da crociera è di 9, e quello della Queen Elizabeth di 10. Giorni fa anche alcune portaerei spagnole impegnate in un’esercitazione hanno attraccato in tutta tranquillità».

LA VARIANTE. Il commissario va fiero di quella che definisce l’iniziativa più importante assunta da capo dell’Authority: la proposta di una variante al piano regolatore del porto che, «attesa da 15 anni», permetterà di dare un assetto razionale al sistema di moli e banchine. La variante, che è ora all’esame del Comune e dovrà essere discussa dal Consiglio, prevede alcune cose decisive: «Primo, lo spostamento nel porto canale del traffico Ro-ro, cioè delle navi che trasportano merci su rimorchi gommati. Abbiamo già i progetti, in attesa dell’autorizzazione ambientale e paesaggistica. Il porto storico sarà liberato dalla presenza di navi che nulla hanno a che fare con la sua vocazione diportistica e crocieristica (a proposito: il 30 aprile sarà pronta la darsena pescherecci a Sa Perdixedda, e in maggio trasferiremo lì tutti i pescherecci). Lo spostamento del Ro-ro al porto canale permetterà di valorizzare lo splendido waterfront cittadino e di liberare il centro dal traffico di autorimorchi. E le navi merci avranno a disposizione piazzali e capannoni».

ALBERGO SULL’ACQUA. Altra novità rilevante: la vecchia stazione marittima, scatolone celeste sbiadito ora semiabbandonato al centro del porto storico, sarà abbattuta e lascerà il posto a un albergo di tre piani affacciato sull’acqua. «Sono già arrivate manifestazioni di interesse. Probabilmente si farà una gara. Intendiamo concedere a chi costruisce una concessione di durata sufficiente ad ammortizzare l’investimento». Oltre al via libera del Comune, occorrono anche le valutazioni ambientali e paesaggistiche: dovranno pronunciarsi anche ministero dei Lavori pubblici e Regione.

CANTIERI. Nell’elenco ci sono anche lavori a medio e breve termine. Il distretto della cantieristica, per esempio: «Le opere a terra sono già completate; per quelle a mare abbiamo ottenuto l’autorizzazione più impegnativa, quella ambientale, e attendiamo a breve quella paesaggistica. I lavori potrebbero cominciare entro l’anno». Saranno invece avviati «a giorni» quelli per il prolungamento della passeggiata lungomare nel porto storico. Poi ci sono le cose già fatte, come la demolizione dei vecchi capannoni industriali, zeppi di amianto, a Sa Perdixedda.

La politica regionale si accapiglia da mesi sul nome del primo presidente dell’autorità portuale regionale, che unificherà le due attuali. Isidori, finora mai inserito nelle rose dei papabili, si schermisce: «Guardo alle cose realizzate e a quelle avviate. E sono soddisfatto: non mi sono certo limitato all’ordinaria amministrazione. A chi assumerà l’incarico lascerò una realtà in crescita. Poi, per carità, se dovesse succedere…», e ride di gusto, «… a Cagliari mi trovo benissimo».

 

Cagliari, il mare sotto la Sella del Diavolo

Cagliari, il mare sotto la Sella del Diavolo

3 febbraio 2017

«No a una città davanti alla città» Un hotel nella vecchia stazione marittima? Le perplessità di Zedda.

La Regione: il progetto di un mini gassificatore nel porto non contrasta col Piano energetico. (Mariella Careddu)

Comunicazione non pervenuta. L’albergo sul mare? «Non ne so niente». Il rigassificatore al porto canale? «Mi avevano parlato di un deposito, se hanno cambiato idea, vedremo. Di certo bisognerà che i progetti passino dagli uffici. Non si può ragionare per compartimenti stagni nello sviluppo di un’area come il porto. Non si può costruire una città davanti alla città, a coprire il centro storico». Il sindaco Massimo Zedda è costretto a fare i conti con informazioni di seconda mano. E valuta gli annunci del commissario dell’Autorità portuale Roberto Isidori che, illustrando il futuro del porto, ha parlato della realizzazione di un rigassificatore nel Porto canale e della costruzione di un hotel a tre piani al posto della vecchia stazione marittima.

CAOS VIETATO. «Serve una programmazione armonica. Non ci si può muovere nel caos se si vogliono creare opere che siano utilizzabili immediatamente. Non si può pensare allo sviluppo del porto senza valutare, tra le altre cose, la crescita di Su Siccu, viale Colombo, la Fiera. E poi, sia chiaro: nessuno tocchi il liceo Alberti». Il primo cittadino ha le idee chiare anche sull’impianto utile alla distribuzione del metano liquido.

La differenza sta nella taglia. Quello nel Porto canale dovrebbe essere un rigassificatore in formato mini, a basso impatto ambientale. Un cosiddetto “vaporizzatore” annesso al deposito costiero e necessario per la messa in rete del metano che viene stoccato in forma liquida. Il progetto è ancora in una fase embrionale, porta la firma di Is Gas e avrà la capacità di 20 mila metri cubi. Una quantità necessaria a soddisfare il fabbisogno delle famiglie che vivono nell’area metropolitana ma del tutto insufficiente alle industrie. Nel giorno in cui il ministero dello Sviluppo economico annuncia di aver autorizzato la realizzazione della dorsale sarda per il trasporto e la distribuzione del metano, però, è chiaro che i numeri sono destinati a crescere. Il tema poi è più che mai attuale perché l’amministrazione si prepara a pubblicare il nuovo bando per l’affidamento della gestione della rete a metano ora gestita proprio da Is Gas.

Zedda, nell’attesa di vedere le carte, si mostra prudente. «L’ipotesi di un deposito che serva la città è positiva. Avere un impianto di approvvigionamento in un’area sterile, sotto controllo e di quelle dimensioni porterebbe anche un risparmio dal punto di vista economico e ambientale». Specificare le dimensioni dell’impianto appare doveroso, perché anche solo l’ipotesi che il rigassificatore (quello in formato gigante) possa trovare posto in città viene esclusa a priori. «Avere questo tipo di deposito è un bene e consentirà di sfruttare una rete che è già stata completata e che ora viene sotto utilizzata. Ma un impianto gigante sarebbe un male».

L’ASSESSORA PIRAS. Della stessa opinione anche l’assessora regionale all’Industria Maria Grazia Piras: «Qualora servisse un impianto più grande – benché quelli inseriti nel Piano energetico regionale siano tutti di piccola taglia – verrà individuato un altro sito in una delle due aree a vocazione industriale, ovvero Sarroch o Porto Torres. Quel che si sta prospettando sono depositi con rigassificatori molto leggeri». Il decreto ministeriale porta la data del 31 gennaio e dà conto dell’inserimento della dorsale sarda nella rete nazionale. Si tratta di tre linee: quella “Sarroch-Oristano-Porto Torres”, “Cagliari-Sulcis” e “Codrongianus-Olbia”. Se i tempi saranno rispettati i lavori potranno iniziare prima della fine dell’anno.

 

macchia mediterranea, sole, mare

macchia mediterranea, sole, mare

(foto S.D., archivio GrIG)

 

 

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  1. Mara
    febbraio 11, 2017 alle 9:49 am

    Ci stavamo giusto chiedendo cosa si intende fare nei due depositi previsti a Santa Giusta. Ho provato a cercare notizie precise ma non ho capito quasi niente. Sono solo depositi o c’è anche un rigassificatore? In quest’ultimo caso i pericoli sono molto più alti, mi pare di capire. Qualcuno parla di potenza pari ad un’atomica che farebbe tabula rasa entro 50 km, in caso di esplosione di grandi rigassificatori.
    Non pare il caso di S.Giusta, ma sarebbe bello saperne di più.
    Ben venga il gas liquido in Sardegna, ben vengano le strutture nel porto – già ampiamente degradato sotto il profilo ambientale – ma non vorrei che si facessero conti tipo “la popolazione è scarsa, in caso di incidente non sarà una vera e propria strage”. Inoltre mi risulta che – in caso di rigassificatore – i potenziali pericoli per il mare siano altissimi a causa del cloro impiegato nell’impianto di raffreddamento.
    Se si parla di Direttiva Seveso da osservare è stata interpellata la popolazione? O decidono tutto in alto loco sulle teste di noi abitanti? Mi fa piacere che il responsabile di Legambiente sia d’accordo, ma non mi rassicura per niente.

    Saremmo felici di avere in proposito un parere del GRIG, che non fa mai sconti a nessuno 🙂

    • febbraio 11, 2017 alle 11:55 am

      “potenza pari a un’atomica” mi pare un’esagerazione 😉
      Gli impianti di Santa Giusta hanno in corso di conclusione il procedimento di V.I.A. e hanno una capacità di stoccaggio inferiore (mc. 9.000) a quelli ipotizzati a Cagliari.
      Se così fosse a Cagliari potremmo avere “due atomiche” e la malaugurata esplosione porterebbe la sua onda di fuoco fino alla Giara…
      Una nuova Atlantide? 😮
      A parte gli scherzi, sono senza dubbio impianti pericolosi (rientrano infatti nelle Direttive Seveso), ma esistono anche norme e procedure di sicurezza.
      Bisogna farle osservare.

      Stefano Deliperi

      • Mara
        febbraio 11, 2017 alle 5:03 pm

        Confermo ciò che ho letto in più di un sito, ad esempio su Vikipedia che non è Vangelo ma a volte aiuta:

        “….In caso invece di combustione del metano contenuto in una metaniera o un rigassificatore, l’energia sarebbe dell’ordine di grandezza di una bomba atomica, sebbene diluita su un tempo relativamente più lungo. I fronti di fiamma di un incidente potrebbero estendersi per chilometri.[3]…”

        Senza contare i rischi più concreti per gli organismi marini, basta cercare “rigassificatori – rischi ambientali” e ci sono brutte notizie a volontà.

        Il punto critico è proprio quello che dici tu, Stefano:
        esistono norme e procedure di sicurezza. Bisogna farle osservare.

        Hai scordato che viviamo in Italia, dove i controlli sono una barzelletta nel migliore dei casi, e un’occasione di mazzette nella peggiore (concretissima) ipotesi.
        Poi infine non ho proprio capito (son testa dura, lo so) com’è fatto l’impianto di S.Giusta: con o senza rigassificatore? O non è un argomento importante, visto che in tutti i casi facciamo da cavie per l’impianto più “serio” di Cagliari?

      • febbraio 11, 2017 alle 7:15 pm

        cara Mara, non so dove l’abbia letto, immagino da qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Rigassificatore_(GNL).
        Non mi pare che si tratti di impianti di queste dimensioni, ma di depositi di contenute dimensioni con impianti che riportano il gas naturale dallo stato liquido a quello gassoso.
        Qui trovi la sintesi non tecnica dell’impianto in progetto nel porto industriale di Oristano: http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1588/2624?Testo=&RaggruppamentoID=7#form-cercaDocumentazione

        Stefano Deliperi

  2. Pier
    febbraio 11, 2017 alle 4:56 pm

    Legambiente ha dei buoni agganci politici ma non si sa con quali criteri tecnici decida o consigli un’opera del genere; a mio avviso NON speta a loro nè devono esser tenuti come riferimento per questi impianti. Non è un rischio di certo paragonabile al nucleare, ma gli “effetti locali” possono esser anche peggio (vedi incendi e deflagrazioni, caso del treno sotto processo ora, ecc.) Siamo certi che è indispensabile al miglioramento del benessere della popolazione ? o se ne può fare a meno.. e passare alle energie equivalenti (solare), NON inquinanti e ZERO pericolose..
    Questo dovrebbero dire le Ass.ni Ambientali.

    • febbraio 11, 2017 alle 7:00 pm

      più che altro in Sardegna siamo in ritardo di trent’anni: qui il metano non c’è, unica regione in Italia.
      Potrebbe esser utile in via di transizione verso le energie da fonte rinnovabile al posto dei più inquinanti petrolio e carbone.

    • Carlo Forte
      febbraio 12, 2017 alle 11:29 am

      Legambiente dovrebbe smettere di fare la politica dei partiti e riprendere quella ambientale….Il silenzio su PORTOVESME È ASSORDANTE…….

  3. Mara
    febbraio 16, 2017 alle 6:52 pm

    Bene, carissimo Stefano: mi son presa qualche giorno per studiare meglio la questione GNL a Santa Giusta (Oristano). Se avessi scolato due litri di Barbera sarei meno ubriaca, leggere il linguaggio amministrativo e/o ufficiale è allucinante. Quel che ho capito:

    – I depositi autorizzati sono due HIGAS per 9.000 m3 e EDISON per 10.000 m3
    – a questi se ne aggiunge uno in via di autorizzazione della IVI PETROLIFERA di “minori dimensioni” non specificate. Mettiamo che siano 5.000 m3, in totale il PICCOLO impianto di Santa Giusta tratterà circa 25.000 m3 di metano. (Più dei 20.000 m3 previsti a Cagliari, quelli che generano allarme)
    – Nessuno parla di RIGASSIFICAZIONE, tranne il presente post. E’ virgineo pudore o temono di suscitare allarme? E’ un processo altamente inquinante poiché comporta l’utilizzo di CLORO che poi verrà riversato in mare. Esiste un’alternativa a circuito chiuso, ma molto più costosa e ci scommetto che non verrà usata..
    – Questa bella opera che farà ricchi e felici tutti gli isolani, viene inserita in un luogo circondato da Beni Vincolati: Stagno di S’Ena Arrubia – Stagno di Santa Giusta – Pauli Majori – Parco regionale Sinis Montiferru e Area Marina Protetta del Sinis, come recita una deliziosa cartina allegata al progetto Edison del 1° novembre 2015 e clamorosamente errata… Anche non volendo considerare gli abitanti umani, che sono pochi ma ci terrebbero a vivere a lungo, sereni, nell’unico luogo finora non ancora pesantemente inquinato di Sardegna.

    Sembrano tutti felici di questa grande opportunità di sviluppo in Sardegna,
    – Ma “è tutto oro quel che luccica? “-
    Mi piacerebbe tanto sapere:

    – perché lo SVA (Servizio valutazioni Ambientali) ha il coraggio di dichiarare “.. tenuto conto delle note e dei pareri sopra citati, considerato che la documentazione depositata risulta sufficiente per consentire la comprensione delle caratteristiche e delle dimensioni del progetto, della tipologia delle opere previste e del contesto territoriale e ambientale di riferimento, nonché dei principali effetti che possono aversi sull’ambiente, propone di non sottoporre alla procedura di VIA l’intervento in oggetto, a condizione che siano attuate le misure di mitigazione previste nello studio preliminare ambientale e siano recepite le prescrizioni di seguito riportate….”
    Hai letto bene: NON sottoporre alla procedura di VIA. Le prescrizioni sono tipo – non versate inquinanti, non lasciate cartacce in giro, tenete pulito il posto. Tipo le istruzioni che raccomandano di NON immergere il cellulare o il ferro da stiro in acqua.

    – Perché il Comune di Santa Giusta NON ha indetto una riunione per informare la popolazione? Mettono foglietti nella buca delle lettere per ogni piccola cazzata, viaggi degli anziani, processioni ecc. Sicuramente avranno messo l’avviso in Comune, in una bacheca che nessuno guarda. Non siamo NOI che dobbiamo andare ogni giorno a vedere che succede, è il Comune che ha il preciso obbligo di informare i cittadini, come ho già ribadito più volte ai vari Sindaci: basta un sistema di email a tutta la popolazione. Loro, più moderni hanno aperto un canale Facebook… o usano ancora gli altoparlanti che starnazzano parole incomprensibili, pazzesco.
    E a proposito di informazione: se è vero che è coinvolta la direttiva SEVESO: questa comporta l’OBBLIGO di INFORMARE le popolazioni limitrofe.

    – Perché i pescatori, sempre pronti a mungere la Regione per i danni subiti quando d’estate imputridiscono gli stagni e così tanto agguerriti nella lotta contro i poveri cormorani, non si preoccupano del colpo finale che cloro, NO2 e altre porcherie correlate daranno a un luogo che solo 50 anni fa dava da vivere decorosamente a 300 famiglie?

    – Perché il mio adorato GRIG solo nel Novembre 2013 aveva una posizione molto meno conciliante sui rigassificatori ?
    https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2013/11/19/due-rigassificatori-in-sardegna/
    Non voglio pensare che anche tu Stefano, prezioso e insostituibile paladino della Natura, sia stato colpito dalla Sindrome NIMBY. Rassicurami, ti prego.

    • febbraio 16, 2017 alle 7:35 pm

      cara Mara, il progetto ora in procedura di V.i.a. é uno, per serbatoi di 9 mila metri cubi. Gli altri sono, appunto, “altri” progetti.
      La posizione del GrIG é sempre la stessa, ma non puoi pretendere miracoli dal GrIG: se a S. Giusta “dormono”, che può farci il GrIG?
      Sui vari progetti sarebbe stata opportuna una V.I.A. complessiva, ma i progetti sono stati presentati in tempi diversi e la legge non impone la revoca delle autorizzazioni per un esame complessivo.

      Stefano Deliperi

  4. Mara
    febbraio 16, 2017 alle 9:21 pm

    E non ti sfiora l’idea che sono stati presentati in tempi diversi (da soggetti diversi… ma scommetto le scarpe che si conoscono bene) proprio per evitare il VIA complessivo? Come ho già scritto, comunque il VIA non si farà, lo dichiara lo SVA, nero su bianco.
    Vero che il GRIG non può rianimare dal sonno gli abitanti di S.Giusta e circondario, ma avete condotto (e vinto) epiche battaglie per molto meno. Anche qui vicino avete combattuto insieme agli abitanti il Progetto Eleonora, che visto adesso,… sarebbe stato meno deleterio.
    Che immane delusione.

    • febbraio 16, 2017 alle 10:06 pm

      “meno deleterio” dici Mara? Avrebbe cambiato i connotati a un intero territorio.
      Posso anche pensare e avere anche un’idea sul fatto che hanno presentato progetti diversi in tempi diversi, ma non posso pensare nemmeno lontanamente che il GrIG debba far da balia a tutte le oltre 8 mila comunità locali d’Italia.
      Questo, se permetti, è troppo per un’associazione ecologista basata sull’esclusivo volontariato.
      Come andrà a finire personalmente non lo so, ma so per certo che devono esser gli abitanti di Santa Giusta i primi a “svegliarsi”. Gli possiamo dare tutto l’aiuto possibile, ma non possiamo sostituirci a nessuno.

      Stefano Deliperi

  5. Occhio nudo
    febbraio 17, 2017 alle 5:22 pm

    “Epiche battaglie per molto meno”, e quel “molto meno” sarebbe il progetto Eleonora, un progetto che avrebbe annientato un’intera comunità .. aiuto, quanto egoismo in queste parole, altro che sindrome NIMBY. Mara forse dimentica che ad Arborea, tutta la popolazione ha combattuto una battaglia epica, che inizialmente ha visto un piccolo gruppo lavorare in prima persona, giorno e notte, per scongiurare un disastro, e poi è diventata una lotta dell’intera comunità, dell’intera Sardegna.

    • Mara
      febbraio 17, 2017 alle 5:47 pm

      Gentile Occhio Nudo, mi sono espressa male: il “molto meno” si riferiva unicamente alla pericolosità dell’impianto in caso di esplosione. Tutto qui. C’ero anche io nella lotta contro il Progetto Eleonora.

  6. aprile 21, 2017 alle 2:46 pm

    da La Nuova Sardegna, 201 aprile 2017
    Santa Giusta, stop al terzo deposito di Gas naturale al porto.
    Il consiglio comunale ha bloccato la richiesta della Ivi petrolifera per problemi di natura urbanistica. (Simonetta Selloni): http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2017/04/21/news/santa-giusta-stop-al-terzo-deposito-di-gas-naturale-al-porto-1.15222717?ref=hfnsorea-1

  7. settembre 30, 2017 alle 12:50 pm

    da Sardinia Post, 29 settembre 2017
    Un rigassificatore Gnl nel sud Sardegna, il progetto Isgas con terminal a Cagliari: http://www.sardiniapost.it/in-evidenza-1/un-rigassificatore-gnl-nel-sud-sardegna-progetto-isgas-terminal-cagliari/

  8. Mara
    settembre 30, 2017 alle 6:09 pm

    Bene, a Cagliari sono più svegli… cito:

    “Insomma, un’opera dall’impatto notevole, se si abbina anche la torcia alta 35 metri e i vaporizzatori, capaci di rigassificare fino a 100.000 mc di gas all’ora. Una quantità che stride con le stime del fabbisogno annuo dell’Isola effettuate dalla Regione (circa 500-600 milioni di mc di gas all’anno dalla Regione). E che fa apparire il programma di metanizzazione dell’Isola decisamente fuori scala”
    e ancora:
    “il forte contributo del gas metano al fenomeno del riscaldamento globale”. Non solo: “La combustione di un fossile – qual è il metano – provoca lo scadimento della qualità dell’aria, perché sprigiona inquinanti come ossido di zolfo, ossidi di azoto, particolato fine e ultrafine, molecole diossinosimili e idrocarburi policiclici aromatici. Insomma, un nuovo impatto ambientale proprio quando, a causa di decenni di pratiche industriali inquinanti, le condizioni di salute della popolazione appaiono critiche, specie nei Siti d’interesse nazionale per bonifica (S.i.n) e nelle aree metropolitane”.

    E nessuno parla della rigassificazione che prevede l’utilizzo del CLORO, da sversare in mare???
    Sto con i pescatori e gli ambientalisti di Giorgino che non hanno bisogno della balia come quelli di S.Giusta.
    Anche con la Dott.ssa Claudia Zuncheddu “che definisce quello della metanizzazione un progetto obsoleto, che forse aveva senso 30 anni, ma oggi non più”.

  9. ottobre 23, 2017 alle 2:48 pm

    provvedimento positivo condizionato di compatibilità ambientale per il progetto Edison s.p.a. di deposito costiero nella zona industriale di Oristano.

    dal sito web istituzionale del Ministero dell’ambiente – Valutazioni ambientali
    Accosto e deposito costiero di GNL nel Porto di Oristano (Realizzazione di un deposito costiero di GNL costituito da 7 serbatoi di capacità complessiva di 10.000 m3 e dell’accosto per l’approvvigionamento di gas tramite navi gasiere di piccola taglia): http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/1588

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