Basta con il recinto-lager per gli Orsi in Trentino!


Orso bruno (Ursus arctos)

Come noto, a decorrere dal 1999, promotori la Provincia autonoma di Trento, il parco naturale provinciale “Adamello-Brenta” e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (I.N.F.S., oggi  Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale  – I.S.P.R.A.), ha avuto attuazione il progetto LIFE Ursus, finanziato con fondi comunitari e finalizzato alla ricostituzione di un nucleo vitale di Orsi nelle Alpi centrali avente una popolazione di 40-60 individui adulti nel medio-lungo periodo, mediante la reintroduzione di dieci esemplari provenienti dalla Slovenia, reintroduzione effettuata nel periodo 1999-2002.

Era, infatti, rimasto un residuo nucleo di Orsi limitato a 6-8 esemplari, destinato all’estinzione.

L’Orso bruno(Ursus arctos) è specie particolarmente protetta (art. 2 della legge n. 157/1992 e s.m.i.,), nonché ricadente nella necessità di protezione rigorosa(allegato IV della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora): in proposito, è vietata qualsiasi forma di cattura o uccisione o disturbo (art. 8 del D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i.).

Lago di Prà da Stua (Avio, TN), Orso bruno (Ursus arctos)

Il progetto Life Ursus ha certamente avuto successo, ma – a differenza da quanto accade generalmente nell’areale dell’Orso bruno marsicano (Ursus artcos marsicanus) fra Abruzzo, Lazio e Molise – i rapporti con la Provincia autonoma di Trento e con una parte dei residenti non sono dei migliori, nonostante l’enorme e innegabile contributo di immagine che l’Orso apporta al turismo locale, ben superiori agli 83 mila euro risarciti dalla Provincia autonoma di Trento nel 2017 (ultimi dati reperiti) per i 144 episodi di predazione da parte dell’Orso ai danni degli allevatori locali.

Attualmente la consistenza complessiva della popolazione di Ursus arctos è stimata in 82-93 esemplari, di cui 16-21 cuccioli (P.A.T., Rapporto Grandi Carnivori, 2019).

Nonostante siano ben noti i casi mal gestiti delle uccisioni degli Orsi Daniza (2014) e K12 (2017), nonché dei diversi altri esemplari deceduti per varie cause, non ultime quelle antropiche, negli ultimi vent’anni, è stata approvata la legge provinciale Trento n. 9 dell’11 luglio 2018 con cui è stata introdotta la possibilità di cattura e di uccisione dei c.d. Orsi problematici.

Bosco, radura

L’obiettivo esplicitato dell’assurda legge provinciale “al fine di conservare il sistema alpicolturale del territorio montano provinciale” potrebbe esser ottenuto, per esempio, con la lotta al devastante inquinamento da pesticidi, che rende il Trentino “il secondo territorio nazionale dove si trova la maggior quantità di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata”, secondo il recente Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2018  dell’ I.S.P.R.A. 

Un’agricoltura avvelenata danni alla salute, quindi, ma non certo per colpa degli Orsi (e dei Lupi).

Tuttavia, la  sentenza Corte cost. n. 215/2019 ha dichiarato infondata la questione di legittimità sollevata dal ricorso governativo per conflitto di attribuzioni e, purtroppo, ha aperto la strada a una serie di ordinanze presidenziali per la cattura (se non l’uccisione) di vari Orsi, spesso per ragioni meramente populiste, talvolta fermati in sede giurisdizionale dai ricorsi ambientalisti.

Per giunta, la Provincia autonoma di Trento, di fatto, ha creato un recinto-lager per Orsi: presso il Centro Vivaistico Forestale di Casteller (Trento), di proprietà della Provincia autonoma di Trento e gestito dal suo Servizio Foreste e Fauna, è operativo un recinto (estensione meno di un ettaro) per la custodia dei c.d. Orsi problematici catturati: esso attualmente dovrebbe contenere ben tre esemplari di Orso, di cui uno – il povero Orso M49, ormai conosciuto come Papillon, per le sue ripetute fughe verso la libertà – tenuto per mesi in una gabbia di pochi metri quadrati, dopo esser stato addirittura castrato chimicamente.

Trento, loc. Casteller, Centro Vivaistico Forestale, recinto per i c.d. Orsi problematici (elaborazione da Google Earth)

Difficilmente tale recinto o, peggio, la gabbia possono costituire condizioni di detenzione compatibili con la natura e il comportamento degli Orsi, abituati a percorrere anche decine di chilometri al giorno.

E’ il caso di vederci decisamente più chiaro: l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (16 settembre 2020) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti finalizzato ad appurare le reali condizioni di vita degli Orsi detenuti presso il piccolo e sovraffollato recinto del Casteller.

Sono stati coinvolti la Provincia autonoma di Trento, il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, l’I.S.P.R.A., il Comando tutela dell’ambiente dei Carabinieri, informando per opportuna conoscenza la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trento e la Commissione Europea.

Basta con il recinto-lager per gli Orsi del Trentino!

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Orso bruno (Ursus arctos)

(foto A.N.S.A., S.D., archivio GrIG)

  1. G.Maiuscolo
    settembre 17, 2020 alle 9:00 am

    (…) ” Trentino: “il secondo territorio nazionale dove si trova la maggior quantità di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata”, secondo il recente Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2018 dell’ I.S.P.R.A.
    Un’agricoltura avvelenata e danni alla salute, quindi, ma NON certo per colpa degli Orsi (e dei Lupi).”

    E dopo cotanta ingiuria ed irrispettoso comportamento da parte di chi dovrebbe tutelare la salute civica, ci si permette anche di limitare la mobilità, persino l’esistenza ma oserei dire la LIBERTA’ di esseri viventi come gli ORSI che ” nati liberi”, dovrebbero godere della massima libertà, specie se si considera che essi non hanno prodotto danno ai territori in cui si trovano.

    AUGURI ORSO: ne hai bisogno. Non lasciarti intrappolare da altri animali che si dicono “pensanti”

    GRAZIE DOTTORI Per il Vostro impegno.
    🐻🐻🐻

    Cordialmente

  2. Angelo
    settembre 17, 2020 alle 9:46 am

    Vogliamo l’ambiente naturale pulito, la biodiversità, i parchi che salvaguardino integralmente qualche lembo di territorio alpino e poi quando ci scontriamo con i problemi, inevitabili ma gestibili, di coesistenza con la fauna selvatica ……………torna la logica della doppietta.
    Vale per gli orsi in Nord Est e per i lupi in Nord Ovest da dove scrivo.
    Non mi pare abbiamo ancora la cultura diffusa di accettare limiti e vincoli (pochi in verità) alla nostra attività per permettere a qualche centinaio di lupi e qualche decina di orsi di popolare le valli alpine.
    Angelo
    Torino

  3. settembre 17, 2020 alle 11:11 am

    A.N.S.A., 16 settembre 2020
    Orsa Jj4, Tar di Trento sospende l’ordinanza di cattura.
    Accolto ricorso di Enpa ed Oipa: https://www.ansa.it/trentino/notizie/2020/09/16/orsa-jj4-tar-di-trento-sospende-lordinanza-di-cattura_94418406-46a3-463c-aab7-6e05900058d5.html

    ____________________________

    qui il decreto presidenziale T.A.R. Trento, 16 settembre 2020, n. 38: https://www.greenme.it/wp-content/uploads/2020/09/Decreto-Tar-Trento-su-cattura-JJ4-16.9.2020.pdf

  4. settembre 17, 2020 alle 11:16 am

    da Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2020
    Il dibattito sull’uso dei pesticidi in Alto Adige: querela dell’assessore (che ora vuole ritirarla) contro chi ha denunciato i rischi per la salute.
    Da anni gli ambientalisti sono contrapposti agli agricoltori, a colpi di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, e parlano di un uso massiccio dei pesticidi. La Provincia difende le aziende e aveva querelato per diffamazione un membro dell’istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera e l’autore di un libro. Poi il passo indietro, mentre anche l’ISDE avverte: “Rischio di danni non solo per chi li manipola, ma per l’intera popolazione”. (Giuseppe Pietrobelli): https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/09/16/il-dibattito-sulluso-dei-pesticidi-in-alto-adige-querela-poi-ritirata-dellassessore-provinciale-contro-chi-ha-denunciato-i-rischi-per-la-salute/5932789/

  5. capitonegatto
    settembre 17, 2020 alle 12:46 pm

    Non si sapeva che ci fosse una nuova specie di Orsi…quelli problematici. Forse vanno studiate le orecchie per vedere se hanno istinti criminali ? Se danno fastidio a qualcuno meglio non introdurli, ma una volta introdotti si potrebbero studiare sistemi di rilevamento per poter fare azioni preventive , ma non quello di ucciderli.

  6. donatella
    settembre 18, 2020 alle 10:17 am

    La cattiveria “umana” non ha limiti, condita di grassa ipocrisia

  7. M.A.
    settembre 18, 2020 alle 8:17 pm

    Salve, rientro da Strembo, sede del parco Adamello Brenta, Tra le varie specie si è discusso dell’orso e della sua storia in questi territori nonché della difficile convivenza. Il progetto Life che ha reintrodotto l’orso in Trentino è stata la salvezza della specie, perché all’epoca i soli tre orsi autoctoni non avevano speranza di recuperare la popolazione. Il progetto Life è stato un successo dal punto di vista tecnico scientifico. Si è lavorato bene e ha dato tanti risultati. Ma come si vuol dire “non è oro tutto ciò che luccica”. Sono stati commessi degli errori. Il principale è che dei finanziamenti europei ben poco si è investito nella comunicazione sulla gestione dell’orso con la popolazione, lasciando il campo libero ai vari giornalisti che sui racconti degli incontri, piacevoli e spiacevoli tra orsi e umani, alimentavano il mito dell’orso cattivo.

    Ad oggi, la popolazione dell’orso in Trentino è di fatto condannato ad intraprendere un lento ed inesorabile declino, che lo porterà nel medio termine alla sua estinzione vanificando di fatto quanto di bello e di positivo si è ottenuto con il progetto Life Ursus. Il nemico più grande dell’orso oltre all’ignoranza è l’ inbreeding. La maggior parte degli orsi trentini derivano da due orsi maschi provenienti dalla Slovenia. Non si può pretendere di salvare una specie con due orsi capostipiti, perché prima o poi (più prima che poi) si arriverà alla deriva genetica.
    L’ignoranza è rappresentata da una politica che mira ai consensi dell’elettorato, da coloro che sono fermi alle legende da locanda, da chi vede nell’orso una fonte di business per i risarcimenti danni e specialmente dall’animalismo becero fondamentalista, fatto di slogan, che non mira alla protezione della specie ma che rende problematica la gestione della specie da parte dell’amministrazione provinciale legandone le mani su alcuni giusti provvedimenti.

    La convivenza tra orso e uomo, è un argomento caldo e attualissimo. I trentini, come i sardi, sono persone che la montagna la vivono: il taglio della legna, il trekking, l’escursionismo, la caccia, senza dimenticare la raccolta dei funghi che è praticata da tutti. I boschi sono vissuti nel profondo. C’è un’interazione con il bosco continua, uno scambio reciproco. Non ho mai visto dei boschi così belli e curati. La superficie boschiva in passato non è come quella attuale. C’è stato un incremento della superficie coperta, aumentando di fatto l’habitat ottimale per orsi e uomini. La convivenza è il nodo cruciale, un nodo che si dovrebbe sciogliere ora perché di tempo ne è rimasto ben poco. La salvezza per la specie arriverebbe se dalla Slovenia venissero immessi altri orsi con progetti analoghi o con accordi tra gli Stati. La Slovenia è una terra ricchissima di orsi ed è a due passi da noi. Ma come si può convincere la popolazione ad accettare l’immissione di altri orsi per migliorare la qualità genetica della specie e garantire alla specie una chance?

    La conflittualità tra orsi e uomini deriva da quelli che sono stati classificati “problematici” e purtroppo questi orsi esistono. Chi sono gli orsi problematici? Sono quegli orsi che a furia di combinare reati si sono macchiati la fedina penale. Un orso non viene considerato problematico se uccide 5 capre, o una vacca. Un orso diventa problematico quando oltre alle capre, si avvicina alle case e mangia dai bidoni della spazzatura, se ha perso la sua diffidenza verso l’umano ma ci vede nelle nostre attività una fonte di cibo a costo zero (oltre ad essere “timidone” è molto pigro), e infine aggredisce l’uomo. Quando lo stesso orso vanta un curriculum di questo genere l’orso viene considerato problematico.

    Come è stato riportato correttamente nell’articolo, i parchi del Trentino si stanno riempendo di recinti per questi orsi. Questo tipo di gestione degli orsi problematici è la soluzione sbagliata e malvista anche dagli stessi tecnici-conservazionisti. Oltre a rappresentare un costo per le amministrazioni e gli enti, anche dal punto di vista etico rinchiudere un animale selvatico in una prigione è orribile. Gli viene di fatto strappata la libertà e la dignità di animale in quanto orso, uccidendolo.
    Che fare? Per agevolare la convivenza i trentini da una parte hanno bisogno del sostegno delle amministrazioni provinciali. Hanno bisogno di sentirsi protetti in maniera tale da accettare la salvaguardi della specie eliminando quelli classificati problematici e sostituendoli con altri provenienti dalla Slovenia.

    Come si eliminano gli orsi problematici? Non si può continuare a riempire il Trentino di gabbie, quindi o si rispediscono in Slovenia (dove la caccia all’orso è consentita) o si abbattono dalle guardie provinciali e sostituiscono gli orsi con degli altri provenienti dalla Slovenia. Questa potrebbe essere la strada giusta per la salvaguardia della specie in ottica conservazionistica, che non può avvenire senza un’adeguata convivenza. Il problema della convivenza va risolto anche perché in Trentino stanno arrivando in maniera stabile anche i lupi… È stata una bellissima esperienza formativa. Abbiamo tanto da imparare dai Trentini sulla gestione dei Parchi, sul vivere la Natura e i boschi. Ritorno a casa con una massima che ci è stato detto dai gestori sulla conservazione dell’orso in futuro:

    “Una mano sul cuore, e l’altra sul grilletto”.

    • settembre 18, 2020 alle 8:58 pm

      …tante belle parole con l’unica conclusione per te possibile, il grilletto collegato al resto del fucile. Una tara permanente 😉
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        settembre 18, 2020 alle 9:48 pm

        A dirti la verità, anche io sono rimasto spiazzato davanti a questa massima. Ancor di più se si considera che non è stata pronunciata in un bar davanti ad una buona bottiglia di vino nero, o ad un comizio della Lega. E’ stata pronunciata in un meeting universitario da chi l’orso in Trentino ce l’ha fisicamente portato con quel Life. Dovrebbe farci riflettere.

        Buona serata.

      • settembre 18, 2020 alle 9:52 pm

        ..però ha fatto molto comodo prendere milioni di euro di fondi comunitari per reintrodurre l’Orso e fanno ancor più comodo le centinaia di milioni di euro che arrivano sul posto grazie al turismo, di cui l’Orso è un grandioso “testimonial”.
        Dovrebbe davvero far riflettere.
        Buona serata.

        Stefano Deliperi

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