Aria di Sardegna, bella scura e profumata.


emissioni in aria dagli impianti Saras s.p.a. visti da Cagliari (11 luglio 2020)

Da giorni esce un bel fumo nero, olezzoso, denso dagli impianti di raffinazione Saras s.p.a. di Sarroch (CA).

Non è certo una novità, piuttosto una consuetudine serenamente accettata sul posto, perché porta lavoro.

Il fumo appestante scorazza nei cieli del cagliaritano qui e là, a seconda del vento, pure dove non porta lavoro.

Nel dicembre 2019 la perdita in mare di centinaia di litri di paraffina durante le operazioni di carico presso gli impianti ha costituito, per esempio, l’ennesimo incidente che ha causato danni ambientali e alla salute nel corso dei decenni in cui opera l’Azienda nel Golfo di Cagliari.

A Sarroch, nel 2017 (ultimi dati disponibili), gli impianti Saras s.p.a. hanno emesso  6.370.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2) nell’aria, insieme a 14,4 tonnellate di benzene, 4.310 tonnellate di anidride solforosa (SO2), 3.250 tonnellate di diossido di azoto (NO2) e tante altre amene sostanze, han sversato in mare 994 kg di nichel, 15,5 kg di arsenico e 119 kg di zinco (dati Registro europeo delle emissioniEuropean Pollutant Release and Transfer Register, E-PRTR).

Tralasciando gli incidenti ai lavoratori e gli olezzi persistenti, a Sarroch  sono stati verificati alterazioni danni al d.n.a. infantile e abnormi casi di leucemia (+ 30% rispetto alla media della Sardegna).

E un diffuso, religioso, silenzio in proposito. 

Nel nome del lavoro e del dio petrolio che tutto garantisce.

Per quanto ancora?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

“Un’altissima lingua di fuoco, notte e giorno, secondo la legge del ciclo continuo del petrolio, illumina le antiche tanche: è la Fiaccola, la lunghissima torcia che brucia tutti i gas di scarico della Raffineria e li scaglia, simile ad un drago vampante fiamme, contro l’azzurra indifferenza del mare e del cielo.

Il petrolio grezzo esce dal ventre delle navi petroliere, nero e giallo come l’occhio della vipera, scorre freddo dentro i tubi, va a scaldarsi le vene nei forni di distillazione, entra in orgasmo nei talami a serpentina, si accoppia come una bestia immonda dai mille sessi dentro le torri di frazionamento e, infine, partorisce migliaia di figli: benzina, vaselina, glicerina, paraffina, metano, butano, esano, ottano, etilene, acetilene, propilene, polisti-rene, alchilati, nitrati, clorati, solfonati, eccetera, eccetera, eccetera …

Gli operai di Sarrok non hanno più bisogno di Dio. Se c’è buio, Lui, il Petrolio, fa luce. Se c’è freddo, Lui, il Petrolio, aziona i termosifoni. Se c’è caldo, Lui avvia i condizionatori d’aria. Se l’acqua non viene dal cielo, Lui la cava fuori dal mare col dissalatore … il Petrolio, col suo ciclo continuo, non permette nemmeno di santificare le feste, non permette che s’interrompa il lavoro neppure la Domenica, giorno del Signore, neppure a Natale, neppure a Pasqua. Il vero, unico, Dio, a Sarrok, è Lui, il Petrolio. Non c’è altro Dio all’infuori di Lui.” (Francesco Masala, Il parroco di Arasolè [Il dio Petrolio], Ed. Il Maestrale, 2001).

Sarroch, impianti Gruppo Saras s.p.a., fumo nero (23 dicembre 2015)

(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. Gavino Meloni
    luglio 12, 2020 alle 8:57 am

    Buongiorno a tutti.
    “Nessuno sputa sul piatto dove mangia”, si dice… e questa ne è una dimostrazione. A costo di soffrire di tumori, leucemie, ecc ecc tutti tacciono. Purtroppo ne esistono altri esempi tipo Ottana dove una politica industriale fallimentare già dalla nascita ha lasciato un territorio devastato. I medici a suo tempo denunciarono alle autorità competenti un aumento esponenziale delle malattie. Tumori, leucemie, sclerosi e altro erano all’ordine del giorno. Le autorità non fecero niente. Per non parlare di avvelenamenti da arsenico degli animali….
    Nonostante tutto le cose non cambiano si fanno sempre delle scelte sbagliate senza fare il minimo indispensabile per vivere meglio, più sani.
    Comanda sempre il dio denaro e mai il buonsenso.
    Sono certo che gli stessi imprenditori che hanno costruito quei mostri avessero dovuto spendere di tasca propria invece di succhiare soldi pubblici adesso avremmo in’isola più sana.
    Tristemente Gavino

    • Porico
      luglio 13, 2020 alle 1:41 pm

      Gentile Gavino,lei ha proprio ragione. Gli impianti che le nazioni civili rifiutano per ragioni sanitarie finiscono fatalmente nel nostro paese.In Sardegna poi ,basta pensare a Ottana, Sarroch, Portoscuso , macchiareddu ecc. abbiamo il record di impianti che producono morti e tangenti .

    • Roberto
      luglio 13, 2020 alle 2:55 pm

      “Non si sputa sul piatto dove si mangia” ma se mi servono un piatto con una pietanza nociva, dovrei tirarlo in faccia a chi me l’ha servito. Il nostro “petrolio” è la nostra terra, la natura della nostra terra, i prodotti della nostra terra. Si parla di questo da tanti tanti anni, anche alle ultime elezioni regionali il tema dei candidati era questo. Purtroppo era solo propaganda e la gente sarda è cascata nel male maggiore. Ci tocca aspettare le prossime votazioni per vedere se è la volta buona che la Sardegna cambi radicalmente il proprio futuro. Si dovrebbe mettere anche nella costituzione Sarda, stop alla chimica in Sardegna e bonifica di tutto il territorio con fondi Europei. Si creerebbe molto più lavoro per un futuro migliore.
      Siamo ancora in tempo per cambiare strada. Speriamo.

  2. Srdn
    luglio 12, 2020 alle 9:30 am

    Alla consuetudine di accettare il ricatto occupazionale, ” morte o lavoro”e ai silenzi dovrebbero farsi vivi i controllori quelli presenti in tutto ma non in questi casi. Non muore solo chi lavora lì, ma un intero territorio é devastato dalla connivenza SARAS e SA RAS.Purtroppo,anche qui cosa si può fare grig? La gente é informata, lo stato e i sui inutili apparati pure……. Uno stato che non tutela il diritto alla salute dei suoi cittadini, come può definirsi tale? Quanta ignoranza ci governa…..

    • Stefano Martini
      luglio 12, 2020 alle 3:48 pm

      Basta pensare a ciò che accade a Taranto, madre e padre di tutti i disastri. Viviamo in un Paese sottosviluppato, dove si continua a pensare a “grandi opere” perlopiù inutili e dannose, ma costose, quindi perfette per lucrare e fare lucrare. Intanto certe zone d’Italia rimangono pattumiere per rifiuti tossici o luoghi dove si può continuare impunemente a mantenere impianti industriali inquinanti e obsoleti, con il ricatto dell’occupazione. Che poi, i numeri degli occupati sono risibili ma il prezzo da pagare è altissimo per tutti.
      Condivido tutta la tristezza.

  3. Srdn
    luglio 12, 2020 alle 6:48 pm

    Ci parlano di Europa, ma viviamo nel terzo mondo e non solo dal punto di vista ambientale. Quello che é successo a taranto nei giorni scorsi doveva succedere a Berlino o in qualche altra città europea, le strade sarebbero state invase da manifestanti, altro che 2 foto sui quotidiani.Assassini

  4. Roberto
    luglio 13, 2020 alle 2:28 pm

    Oggi a Elmas c’è un odore di chimica spaventoso, ho dovuto chiudere tutte le finestre. Con il vento che proviene da sud pensi che sia la Saras 😦

  5. luglio 13, 2020 alle 6:16 pm

    autocertificazioni.

    A.N.S.A., 13 luglio 2020
    Blackout a linee Saras, stop impianti ma già riavviati. Comune Sarroch, controlli su emissioni. Azienda “no conseguenze”. (https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/07/13/blackout-a-linee-saras-stop-impianti-ma-gia-riavviati_702ed601-ff96-4bbe-a863-aa71e2b09cbb.html)

    CAGLIARI, 13 LUG – Blackout delle linee che collegano lo stabilimento Saras al circuito elettrico nazionale.
    E momentaneo blocco degli impianti della Sarlux ora però in fase di riavvio. Lo comunica il municipio di Sarroch riferendosi alle informazioni ricevute direttamente dall’azienda. “Siamo stati informati – spiega il Comune – che a breve partiranno le operazioni di riavvio di tutti gli impianti e che nel frattempo sono avviati i sistemi di sicurezza che prevedono l’invio delle emissioni in torcia, dove avviene la combustione con conseguente presenza di fumo”.
    Il Comune rassicura la cittadinanza: “Procederemo a fare tutti i controlli in ordine alle emissioni e al rispetto della normativa e a contestare tutte le situazioni irregolari nell’interesse della cittadinanza e a tutela della salute pubblica”. Il sindaco Salvatore Mattana sta monitorando la situazione: “Ci è stato comunicato dalla Sarlux che, purtroppo, a causa di un calo di tensione elettrica della rete nazionale, si è verificato un blocco degli impianti senza che ha determinato l’emissione di fumi neri in torcia – spiega – È in corso il riavvio degli impianti e la situazione si dovrebbe normalizzare presto.
    Abbiamo avviato le verifiche sulle emissioni e contesteremo all’azienda le anomalie nel funzionamento nell’interesse della cittadinanza ed a tutela della salute pubblica. Abbiamo inviato una nota formale all’Arpas chiedendo che vengano effettuate le necessarie verifiche sulle emissioni e sui processi industriali.
    Non siamo disponibili – osserva ancora il sindaco – a tollerare ulteriori disagi per la popolazione e avvieremo un confronto con l’industria per discutere di questi aspetti e di tutte le procedure dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per lo stabilimento”.
    Intanto la Sarlux fa sapere che è già cominciato il processo di riavvio degli impianti. “Ad avviamento completato, a causa di un blackout delle linee che collegano lo stabilimento alla rete elettrica nazionale c’è stato un blocco agli impianti – questa la nota ufficiale dell’azienda – I sistemi di sicurezza hanno funzionato regolarmente, non ci sono conseguenze per la sicurezza, la salute, l’ambiente”.

  6. Srdn
    luglio 14, 2020 alle 3:46 pm

    SARAS perché ti amo? Forse si, visto che va sempre tutto bene….

  7. luglio 15, 2020 alle 7:06 pm

    13 luglio 2020

    da Cagliaripad, 13 luglio 2020
    Fumi neri dalla Saras, dopo giorni di silenzio il Comune di Sarroch diventa il megafono dell’azienda: https://www.cagliaripad.it/476895/fumi-neri-dalla-saras-dopo-giorni-di-silenzio-il-comune-di-sarroch-diventa-il-megafono-dellazienda/

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    12 luglio 2020

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    11 luglio 2020

  8. Srdn
    luglio 17, 2020 alle 5:42 pm

    Tranquilli, nessun problema dal punto di vista ambientale. A seguito dei controlli fatti, i valori sono nella norma. Ah meno male..

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