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Proposte per un New Deal della Sardegna, anche per contrastare le conseguenze economico-sociali della pandemia di coronavirus COVID 19.


Nuraghe e rottami

anche su Il Manifesto Sardo, n. 305, 1 maggio 2020

Carloforte, Stea

Lettera aperta al Presidente della Regione autonoma della Sardegna, al Presidente del Consiglio regionale sardo, ai Consiglieri regionali sardi.

Quale Associazione ecologista impegnate da anni nell’attività di tutela delle risorse ambientali estorico-culturali della Sardegna, così come per l’equilibrata e sostenibile crescita economico-sociale, desideriamo formulare le seguenti sintetiche proposte per un’efficace programma di risanamento territoriale della Sardegna, anche in contrasto alle conseguenze economico-sociali della pandemia di coronavirus COVID 19.

Il territorio sardo rivela un diffuso rischio idrogeologico: l’80% dei Comuni (306 su 377) è a rischio frane e alluvioni, con oltre 613 kmq. interessati (dati Ministero ambiente, 2013; dati piano assetto idrogeologico – P.A.I.).

Capoterra, alluvione (2008)

Purtroppo, ancora negli ultimi anni, in concomitanza con eventi atmosferici intensi (es. “Ciclone Cleopatra”), si sono verificate le ennesime calamità innaturali in Gallura, nel Nuorese, nel Campidano, con nuovi gravissimi lutti e danni materiali.

Non solo. Si stima che le reti idriche isolane attualmente perdano in media circa il 55,6% dell’acqua trasportata, il 59,3% a Cagliari, verso una media nazionale (già troppo elevata) del 41,4% (Censimento delle acque ISTAT, 2015), a causa di carenze manutentive e di nuove opere di adduzione, nonostante grandi investimenti in merito da parte del gestore Abbanoa s.p.a.

Per contro, emerge la fragile consistenza del complessivo livello di scolarizzazione: ben il 38,86% della popolazione residente ha solo la licenza media e ben il 19,78% solo quella elementare o il 9,55%, addirittura, alcun titolo (dati ISTAT, 2011).

Complessivamente, quindi, il 68,19% della popolazione residente non risulta in possesso di una qualificazione professionale.

I diplomati risultano essere il 23,35%, i laureati con laurea magistrale solo il 7,59%.  Troppo pochi per guardare al presente e al futuro con serenità.

Sardegna, paesaggio agrario

Purtroppo, i dati non sono migliori considerando la popolazione giovanile: il 25,8% dei sardi fra 18 e 24 anni ha solo la licenza media, il dato più elevato in Italia (dati M.I.U.R., giugno 2013).

Solo il 67,6% dei residenti in Sardegna fra i 20 e i 24 anni è in possesso di diploma di scuola secondaria superiore, mentre ben il 50,8% della popolazione residente in Sardegna in età lavorativa (25-64 anni) è privo di qualificazione professionale, avendo conseguito al massimo solo la licenza media inferiore (da Sardegna Statistiche, anno 2018).

E i dati sulla dispersione scolastica sono tutt’altro che confortanti, ben il 23% dei ragazzi abbandonano la scuola secondaria superiore (da Sardegna Statistiche, anno 2018).

Oliveto

Questo non fa che aggravare l’attuale crisi, ancora più dura a causa dell’emergenza dettata dalla pandemia di coronavirus COVID 19, con conseguenze pesantissime sul contesto economico-sociale.

E’ sempre più necessario un programma di investimenti pubblici per la buona gestione del territorio che favorisca occasioni di lavoro per i più ampi settori presenti nel contesto sociale isolano, anche per chi non può vantare qualifiche professionali di alcun genere, come avvenuto nel corso del ‘900 in occasione di gravi crisi economico-sociali con positivi risultati, dal programma territoriale ed energetico della Tennessee Valley Authority negli Stati Uniti devastati dalla crisi finanziaria del 1929 alle bonifiche dell’Agro Pontino, di Arborea, ai rimboschimenti su terreni pubblici e privati quali opere di bonifica integrale (circa 130 mila ettari fra il 1867 e il 1934).  

San Vero Milis – Narbolia, pineta costiera di Is Arenas, realizzata come opera di bonifica integrale negli anni ’50 del ‘900

Riteniamo, quindi, opportuno proporre che almeno 100 milioni di euro dei fondi POR FESR 2014-2020 in corso di riprogrammazione e almeno un terzo del complessivo importo dei fondi POR FESR 2021-2027 destinata a un vero un vero e proprio new deal nel campo del risanamento idrogeologico e della distribuzione idrica, con il sostegno dei fondi comunitari 2021-2027, così anche da fornire occasioni di lavoro per imprese, professionalità, maestranze di ogni livello, con indubbi riflessi positivi sulla qualità ambientale e della sicurezza del territorio, nonché del miglioramento del contesto economico-sociale sardo nel breve-medio termine.

Certi dell’interesse e delle ricadute positive di tali obiettivi di massima, anche per l’efficacia dell’utilizzo del sostegno finanziario comunitario, cogliamo l’occasione per formularVi i più cordiali saluti e auguri per un proficuo percorso comune per la nostra Terra nell’ambito dei rispettivi ruoli.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Oristano, pineta litoranea di Torregrande, realizzata come opera di bonifica integrale negli anni ’50 del ‘900

(foto A.N.S.A., L.M., E.R., S.D., archivio GrIG)

  1. Riccardo Pusceddu
    maggio 1, 2020 alle 4:02 am

    La Tennessee Valley Authority e’ stata un successo dal punto di vista economico ma un disastro da quello ecologico. Nel 2018 infatti ben il 40% dell’energia prodotta era da fissione nucleare, il 26% da carbone (!), 20% da gas naturale e solo un misero 10% idroelettrica ed un ancor piu’ misero 3% da solare e eolico!
    Cosa dire poi delle auspicate opere idriche? Spero non intendiate il cementificare i letti di fiumi e torrenti come e’ avvenuto a Siliqua negli anni 70!
    Sono invece d’accordissimo con i rimboschimenti e la proibizione dei tagli in collina e montagna che portano alla erosione del preziosissimo strato superficiale dei terreni, un fenomeno per revocare il quale saranno necessari migliaia di anni!

    • maggio 1, 2020 alle 10:10 am

      ma dove avresti letto che vorremmo “cementificare i letti di fiumi e torrenti come e’ avvenuto a Siliqua negli anni 70”?!
      Che c’entra quanto fatto dalla Tenesse Valley Authority negli anni ’30 del ‘900 con i dati delle fonti di produzione dell’energia negli Stati Uniti nel 2018? E mele e prosciutti quando li mettiamo insieme?
      Riccardo, negli anni ’90 del secolo scorso abbiamo evitato a suon di azioni legali una canalizzazione di un corso d’acqua proprio a Siliqua, dove sarebbe stato devastato l’unico bosco di Frassini rimasto in Sardegna. Così, per completezza d’informazione. 🙂
      Buona giornata.

      Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        maggio 2, 2020 alle 4:19 pm

        Scusate, sono un po paranoico quando si parla di risanamento idrogeologico, che per molti significa cementificare i corsi d’acqua.
        Magari potreste spiegare che tipo di interventi proponete per risanare.
        E grazie per aver salvato quel bosco, di cui non conoscevo l’esistenza. I frassini sono una specie rara ormai. Nelle campagne di Decimoputzu ne ho potuti trovare solo 4.

  2. G.Maiuscolo
    maggio 1, 2020 alle 8:32 am

    BUON PRIMO MAGGIO a tutti e specie a coloro che, impegnati nel proprio lavoro, stanno tutelando la vita degli altri e garantendo il bene comune.💖

  3. G.Maiuscolo
  4. Paolo Leone Biancu
    maggio 1, 2020 alle 9:38 am

    Senza la possibilità di avere la Totale Gestione del Nostro Territorio (Indipendenza Totale o anche una Federazione tra 2 Stati – Sardegna e Italia – non vedo e non credo in decisioni come il “New Deal” che proponete (buona l’idea) che vada totalmente a nostro vantaggio. “La Borghesia Compradora Sarda” (che di sardo ha solo l’interesse a speculare sull’intero territorio Sardo) continua a detenere il pieno potere (sia con la Destra che con la Sinistra ma anche con il Centro), anche perché le sue “buone relazioni romane” le permettono di fare ciò che al “semplice cittadino sardo”, che pensa solo alla sua terra, non è permesso. Mi piacerebbe, invece, proporre un Referendum a tutti i cittadini Italiani (tra di essi ci sono anche i sardi/cittadini italiani) per vedere se ci aiutano a costruire un’Idea di Federazione come quella che vorrei proporre, disegnando uno Stato Sardo diverso nelle sue strutture da quello Italiano, uno Stato non burocratico, uno Stato basato su Leggi Ambientali serie, uno Stato in cui le Attività Economiche siano sostenibili, ovvero il rapporto Costi-Benefici non sia a favore dell’Impresa (come viene declinata oggi), ma sia elemento importante di un Modello Alternativo di “Impresa Sociale Sarda”, che tenga conto del significato ampio del termine “OIKOS NOMOS” (economia in greco), in cui la CASA contenga tutti, e abbia la capacità di soddisfare le esigenze dell’insieme degli abitanti, senza esclusioni.

    • maggio 1, 2020 alle 10:04 am

      ..penso che in questo momento sia necessario e urgente attuare interventi che vadano contemporaneamente a perseguire due obiettivi: risanare il territorio e dare pranzo e cena al popolo, per il resto nel caso ci saranno tempo e occasioni 😉

      Stefano Deliperi

  5. Paolo Leone Biancu
    maggio 1, 2020 alle 10:09 am

    Ho scritto un commento, ma vedo che non è stato accettato. Auguri democratici.

    • maggio 1, 2020 alle 10:13 am

      vede male, soprattutto non ha letto che cosa c’è chiaramente scritto sull’homepage del blog: i commenti sono moderati, quindi bisogna avere la pazienza di aspettare che le persone che gestiscono il blog li leggano e li inseriscano. E bisogna ricordare che queste persone non vivono su internet 😉
      Buona giornata 🙂

      Stefano Deliperi

  6. G.Maiuscolo
    maggio 1, 2020 alle 11:58 am

    Bella: ” Auguri democratici”; gliela rubo! Ahahahahah…
    Di questi tempi, si sa mai…
    😒

  7. maggio 2, 2020 alle 10:38 am

    da Il Manifesto Sardo, n. 305, 1 maggio 2020
    Un New Deal contro il coronavirus: https://www.manifestosardo.org/un-new-deal-contro-il-coronavirus/

  8. giugno 20, 2020 alle 5:08 pm

    è davvero affascinante sentir pontificare chi ha governato per anni e ha contribuito a portar la Sardegna dov’è.

    A.N.S.A., 20 giugno 2020
    Sardegna tra regioni più povere dell’Ue, -12% Pil con Covid. Report Crenos, “serve visione strategica, coesione e innovazione. (https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/06/19/sardegna-tra-regioni-piu-povere-dellue-12-pil-con-covid_6d11b1ac-1303-4f78-83dd-0b6f91d648be.html)

    Un Pil al 70% della media europea, un sistema di microimprese che non favorisce l’accumulazione di capitale, scarsi investimenti in capitale umano e innovazione tecnologica, evoluzione demografica negativa, insularità, spopolamento, bassa densità abitativa che rallentano lo sviluppo. La Sardegna è tra le regioni più povere d’Europa, e a ciò si aggiunge la crisi pandemica, con un impatto che per lo scenario più severo rischia dopo il lockdown di portare una riduzione della domanda esterna del 13,1% e una riduzione della domanda turistica del 50%, con un -11,9% del Pil.

    Se n’è parlato nel seminario con gli economisti delle Università di Sassari e Cagliari e attori istituzionali, economici e sociali dell’isola, organizzato con la Fondazione di Sardegna dal Crenos per presentare il rapporto “Le prospettive dell’economia in Sardegna dopo la pandemia” e aperto da Emanuela Marrocu, direttrice del Crenos, e Carlo Mannoni, direttore generale della Fondazione di Sardegna. Raffaele Paci dell’Università di Cagliari ha moderato gli interventi di Bianca Biagi e Barbara Dettori, le docenti dei due atenei che hanno lavorato al rapporto, e degli altri esperti: Giacomo Del Chiappa, Mariano Porcu e Mario Macis delle Università di Sassari e Cagliari e della John Hopkins University.

    “Serve un cambiamento epocale, fondato su capitale umano, sociale e ambientale e qualità delle istituzioni”, dicono i tecnici. “Il forte shock di offerta di breve periodo non produca un duraturo shock di domanda”, auspicano. “Ci si accolli la riduzione dei redditi e si garantisca occupazione per non innescare una spirale recessiva duratura”, chiedono mentre evocano stili di vita coerenti con sostenibilità ambientale e salvaguardia della salute, trasformando in opportunità elementi negativi come l’insularità. L’ultimo appello del Centro di ricerche economiche Nord Sud è per tutti, perché “la crisi si supera condividendo visione strategica, competenze, innovazione e coesione”.

    “CRISI SIA OPPORTUNITA’ PER RINASCITA” – “Le nostre istituzioni non sono all’altezza delle necessità, dei bisogni e delle richieste dei nostri cittadini”, è il mea culpa professato dall’assessora regionale del Lavoro, Alessandra Zedda, intervenendo al dibattito seguito alla presentazione del rapporto Crenos sull’economia sarda e spronando tutte le parti in causa a fare quadrato. “Confrontiamoci, serve dialogare e non sprecare questa occasione”, chiede il segretario regionale della Cgil, Michele Carrus. “Spesso ci sono le idee e non le risorse, stavolta ci sono le risorse e dobbiamo cogliere questa grande opportunità”, auspica il presidente di Abi Sardegna, Giuseppe Cuccurese.

    “Stiamo parlando di risorse che saranno messe a disposizione, ma il fattore tempo è fondamentale e non si sa quando atterreranno nella vita concreta”, sottolinea il presidente di Confindustria Sardegna, Maurizio De Pascale. “Questi mesi di crisi sanitaria ci ricordano la centralità del lavoro e del capitale umano, di servizi pubblici assicurati a tutti, dalla sanità ai trasporti sino all’istruzione, speriamo che niente torni come era prima e questa esperienza serve per modificare quei nodi strategici fondamentali”, sottolinea Romina Mura, deputata del Pd. “Non c’è un problema di risorse, ma di capacità tecnica e politica di investire per toccare i nervi scoperti del sistema economico, individuando un modello strategico che ci consenta di utilizzare il Covid 19 come un’opportunità”, chiosa il presidente dell’Anci isolana, Emiliano Deiana.

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