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Per ridurre la produzione (e l’abbandono) della plastica ritorniamo al “vuoto a rendere”.


anche su Il Manifesto Sardo (“Qualche misura concreta contro la plastica”), n. 283, 1 maggio 2019

Greta Thunberg

Un po’ si deve alla grandissima notorietà di Friday for Future, le attività promossa dalla ragazzina svedese Greta Thunberg per riuscire a dare un futuro alla nostra cara Terra, l’unica che abbiamo.

Sembra finalmente che pian pianino la consapevolezza dell’ammorbamento che sta producendo la plastica sui nostri mari e le nostre spiagge stia facendosi strada nell’opinione pubblica.

Imballaggi, bottiglie, rivestimenti, rifiuti di ogni genere in materiale plastico.

Così, anche in Sardegna, diverse amministrazioni locali stanno adottando provvedimenti di inibizione dell’utilizzo di prodotti di plastica sulle spiagge. Da San Teodoro a Carloforte, da Arzachena a Loiri, da Aglientu a Castiadas.

Il mare troppo spesso è diventato una vera e propria cloaca di plastica e qualsiasi provvedimento ne diminuisca la presenza sulle coste è sempre un fatto positivo.

L’educazione e la sensibilizzazione sono importanti, così come le sanzioni contro i cafoni.

Ma è fondamentale ridurre la quantità di plastica utilizzata con provvedimenti concreti.

Uno potrebbe essere il ritorno al vuoto a rendere, sistema familiare in Italia fino agli anni ’80 del secolo scorso.

Il sistema del vuoto a rendere indica che un contenitore – per esempio una bottiglia di vetro o in plastica PET – dopo il suo utilizzo, viene reso al fornitore, così da poter essere riciclato (si arriva fino a 20 riutilizzi per le bottiglie in PET, 40 per quelle in vetro). Chi acquista il prodotto in vuoto a rendere paga una cauzione che viene resa al momento della restituzione oppure riceve sconti o una piccola somma per ogni contenitore restituito.

vuoto a rendere: casse di bottiglie (anni ’70 del secolo scorso)

Attualmente esiste in 38 Paesi del mondo e generalmente funziona molto bene.

In Germania, grazie al compenso in denaro a chi restituisce lattine e bottiglie (vetro, alluminio) il riciclo di questi oggetti è intorno al 97%, per le bottiglie in plastica il riciclo è intorno all’80%.

Negli Stati Uniti grazie al Bottle Bill i rifiuti che derivano dai materiali di imbottigliamento sono diminuiti del 70%,  in Australia, dove esiste un analogo meccanismo, la diminuzione è stata di più dell’85%.

Basterebbe copiare, in questo caso dal paese a noi più vicino: la Germania. Qui chi porta una bottiglia di plastica, vetro e cartone, riceve, in contanti, dagli 8 ai 25 centesimi. Sconti per i consumatori, sgravi fiscali per aziende e negozianti.   Il vuoto a rendere funziona bene da trent’anni: in tutti i negozi, per tutti i consumatori e per tutti i tipi di bevande.

Il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, con un decreto, potrebbe introdurre in Italia il vuoto a rendere, facendo risparmiare chi adotta comportamenti virtuosi e penalizzando chi non lo fa, con l’obiettivo preciso di ridurre la produzione di rifiuti.

In Italia, dal 10 ottobre 2017 gli esercenti possono aderire alla sperimentazione atta a reintrodurre il vuoto a rendere in base alle disposizioni di cui al D.M. 3 luglio 2017, n. 142, sperimentazione che ha dato finora scarsi risultati.

Servono provvedimenti concreti, non palliativi o, peggio, aria fritta.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Cagliari, Poetto, cestini e rifiuti

(foto Greta Thunberg, da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

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  1. G.Maiuscolo
    Mag 4, 2019 alle 8:18 am

    Era ora, era ora! Spesso, ci si rende conto di aver sbagliato e di dover porre rimedio, quando rimedio porre non si può…

    Ma che bello, …”quando rimedio porre non si può”!

    Invece, possiamo ancora farcela; sarà sufficiente che ciascuno di noi, anche nel proprio piccolo, s’impegni per preservare il territorio, per non abbandonare plastica e per aver cura dell’ambiente.

    Non costa molto, alla fine. Basta un po’ di attenzione e di cura.
    Se non saremo capaci di rimediare agli errori fatti e di intervenire, perché per essere in tempo, lo siamo ancora, beh…allora la strada per l’inferno è bella che spianata!
    Come dice anche Chris Rea in una sua struggente composizione che vi propongo.

    Buon fine settimana a tutti; C’è la musica, c’è la pioggia benedetta, perché piove.
    Che altro volere?
    Si ha già così tanto…

  2. Mag 10, 2019 alle 6:49 pm

    un buon esempio 😀

    A.N.S.A., 10 maggio 2019
    Ichnusa: linea “vuoto a buon rendere”
    Nuovo progetto del marchio di birra per rispetto dell’ambiente: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/05/10/ichnusa-linea-vuoto-a-buon-rendere_f46ce678-50ae-4cab-9c6b-0c700f06a1c7.html

  3. Mag 14, 2019 alle 2:44 pm

    A.N.S.A., 11 maggio 2019
    Plastica, 80% italiani teme il disastro ambientale.
    Studio Ipsos, Plastic-free è un’opportunità. (Alessandro Danese): http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/rifiuti_e_riciclo/2019/05/11/ansa-plastica-80-italiani-teme-disastro-ma-piu-eco-attenzione_356c1b06-224b-4de4-914e-7ed8ba4922d2.html

  4. Mag 22, 2019 alle 2:46 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 21 maggio 2019
    Plastiche monouso, ok da Consiglio Ue: divieto dal 2021. Un italiano su 4 le ha già bandite. Norme più severe su imballaggi: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/21/plastiche-monouso-ok-da-consiglio-ue-divieto-dal-2021-un-italiano-su-4-le-ha-gia-bandite-norme-piu-severe-su-imballaggi/5196613/

  5. Mag 23, 2019 alle 2:44 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 23 maggio 2019
    Plastica, tra Elba e Corsica un’isola di rifiuti lunga decine di km. Legambiente: “Oltre la metà sono oggetti monouso”.
    Il biologo francese François Galgani ha confermato a France Bleu RCFM il fenomeno ormai noto determinato dalle correnti. E gli effetti sui fondali, che sono nell’area del santuario dei cetacei, sono devastanti. (Luisiana Gaita): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/22/plastica-tra-isola-delba-e-corsica-unisola-di-rifiuti-lunga-decine-di-chilometri-legambiente-oltre-la-meta-sono-oggetti-monouso/5199099/

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