“I bambini..che muoiano”.


Ci mancavano anche i bambini che vanno all’ospedale, che muoiano”, così parlava al telefono, intercettato, uno degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della D.D.A. di Firenze per traffico illecito di rifiuti, che ha portato all’arresto di sei persone, parlando dei rischi di stoccare abusivamente rifiuti pericolosi in una discarica situata vicino a una scuola.

Chissà che cosa dicono al telefono quelli che hanno inquinato e inquinano in quel di Taranto, dove bambini come Lorenzo Zaratta muoiono a 5 anni per un tumore al cervello.

Mauro Zaratta (Taranto, 17 agosto 2012, da http://www.gettyimages.com)

Chissà che cosa dicono al telefono quelli che hanno inquinato e trafficato rifiuti industriali a Portoscuso, dove sono stati riscontrati nei bambini elevati valori di piombo nel sangue.[1]

Chissà che cosa dicono al telefono quelli che emettono emettono anidride carbonica, benzene, ossido d’azoto, anidride solforosa in quantità industriale e rigorosamente a norma in quel di Sarroch, dove sono stati riscontrati nei bambini “incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna”.[2]

Silenzi pubblici, magari chiacchiere private, al telefono.

Squallidità umana.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

__________________

[1] Già nel 2008 l’Università di Cagliari (Dipartimento Sanità pubblica, Medicina del lavoro) nel corso di una ricerca (Plinio Carta, Costantino Flore) affermò chiaramente la sussistenza di deficit cognitivi in un campione di bambini di Portoscuso, dovuto a valori di piombo nel sangue superiori a 10 milligrammi per decilitro (vds. “Environmentalexposure to inorganiclead and neurobehaviouraltestsamongadolescents living in the Sulcis-Iglesiente, Sardinia” in Giornale italiano di medicina del lavoro ed ergonomia, 15 aprile 2008, in http://www.biowebspin.com/pubadvanced/article/18409826/#sthash.kjkUGkfA.dpuf).

[2] Questo è uno dei passaggi fondamentali della ricerca svolta da otto ricercatori di assoluta fama internazionale (Marco Peluso, Armelle Munnia, Marcello Ceppi, Roger W. Giese, Dolores Catelan, Franca Rusconi, Roger W.L. Godschalk e Annibale Biggeri) e pubblicata nel 2013 sulla prestigiosa rivista internazionale di epidemiologia dell’Università di Oxford Mutagenesis. Risultati altamente preoccupanti (a tacer oltre) “in linea con quelli ottenuti da altri studi simili come quelli compiuti alla centrale termica di Taichung in Taiwan e a Pancevo, dove si trova il più grande polo petrolchimico della Serbia”, due fra i siti più conosciuti dagli epidemiologi quali luoghi a rischio di neoplasie e altre malattie provocate dall’inquinamento atmosferico.

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

 

da Il Fatto Quotidiano,  14 dicembre 2017

Traffico illecito di rifiuti, 6 arresti. L’intercettazione: “I bambini? Che muoiano. Mi importa una sega se si sentono male”.

rifiuti entravano ed uscivano dai cortili delle aziende specializzate, ma cambiavano solo le bolle di accompagnamento: da speciali e pericolosi diventavano “ordinari” e pronti per essere depositati in discarica. Ma in mezzo non c’era nessun trattamento. Alla faccia della Regione che non incassava le ecotasse, alla faccia dell’ambiente dell’alta Maremma, soprattutto alla faccia della salute degli abitanti. “Ci mancavano anche i bambini che vanno all’ospedale, che muoiano” sbotta con la sua cadenza livornese uno degli indagati dell’inchiesta della Dda di Firenze per traffico illecito di rifiuti, che ha portato a 6 arresti ai domiciliari. “Mi importa una sega dai bambini che si sentono male” prosegue l’addetto intercettato, riferendosi alla vicinanza della discarica a una scuola. “Io li scaricherei in mezzo alla strada i rifiuti”. Un altro degli indagati, più allarmato, si lamenta di alcuni rifiuti tossici che sono stati portati in discarica, sempre senza essere trattati: “Mi ci hanno messo tre o quattro big bag tipo toner – dice – me lo devono dire quando fanno queste cose, bisogna parlarne”. Ma poi li accetta, muto.

Sarroch, impianti Gruppo Saras s.p.a., fumo nero (23 dicembre 2015)

Dai piazzali delle ditte specializzate passava di tutto, dice l’inchiesta condotta dai carabinieri forestali: stracci imbevuti di sostanze tossichefiltri olio motore, toner di stampanti. In altri casi i rifiuti speciali – pericolosi e nocivi – venivano miscelati con altri, “mascherati” per abbattere i costi di smaltimento. Sono circa 200mila le tonnellate che secondo gli inquirenti sono state smaltite abusivamente in due discariche della provincia di Livorno tra il 2015 e il 2016. In questo modo l’ipotesi è che siano stati realizzati profitti illeciti per 26 milioni di euro, quindi con il mancato versamento di 4,3 milioni di euro di ecotasse alla Regione Toscana. Almeno tre tir ogni settimana di sostanze tossiche pericolose arrivavano nelle discariche del Livornese da una ditta di Prato, la Fbn, specializzata nel trattamento dei rifiuti. In alcuni casi, come testimoniato da alcune telecamere nascoste piazzate dagli investigatori, gli indagati si limitavano a far transitare i tir carichi di rifiuti speciali pericolosi nei cortili delle ditte specializzate nello smaltimento, da dove uscivano subito dopo senza che fosse stato eseguito alcun trattamento. I rifiuti, entrati come pericolosi, ne uscivano declassificati a ordinari e poi venivano stoccati nelle discariche.

Per il procuratore capo di Livorno Ettore Squillace Greco, che ha coordinato le fasi iniziali delle indagini quando ricopriva l’incarico di sostituto procuratore della Dda di Firenze, il modus operandi dell’organizzazione criminale è paragonabile a quello usato dalla Camorra nella Terra dei Fuochi: “Siamo di fronte a un gruppo che commetteva il maggior numero di reati in questa materia. Si tratta di episodi che non hanno nulla a che fare con la Camorra, ma un certo modo di gestire e trattare i rifiuti è significativo”.

Portovesme, bacino “fanghi rossi” bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)

L’inchiesta è partita due anni fa sotto la guida del procuratore Squillace Greco (all’epoca sostituto alla Dda fiorentina), affiancato dal pm Giulio Monferini. Ed è arrivata a contestare vari reati: traffico di rifiuti, associazione per delinquere e truffa aggravata ai danni della Regione Toscana. In giornata circa 150 carabinieri hanno perquisito casesedi legali e discariche in varie zone della Toscana, ma anche nelle province di ChietiCuneoBologna e La Spezia. Carte e documenti informatici sono stati sequestrati.

Al centro del traffico illecito c’erano due società di Livorno, la Lonzi Metalli e la Rari, due importanti aziende di smaltimento rifiuti fondamentali anche per i servizi di raccolta della provincia, che ora sono state sequestrate. Da lì i rifiuti transitavano e – non trattati o “mascherati” – arrivavano in due discariche del Livornese gestite da due aziende a partecipazione pubblica, la Rea di Rosignano Marittimo e la Rimateria di Piombino. E infatti ad essere stati arrestati sono tutti addetti e titolari delle aziende coinvolte: Emiliano Lonzi, gestore di fatto della Lonzi e della Rari; Stefano Fulceri, responsabile del piazzale rifiuti della Lonzi Metalli; Marco Palandri, collaboratore e gestore della Rari; Anna Mancini, dipendente e funzionaria amministrativa della Rari; Stefano Lena, responsabile del piazzale Rari, e Alessandro Bertini, collaboratore della Fbn di Prato.

 

 

Taranto, acciaieria Ilva

 

(foto da www.gettyimages.com, A.N.S.A., Raniero Massoli Novelli, S.D., archivio GrIG)

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  1. Francesco De Rita
    dicembre 15, 2017 alle 9:51 am

    Ho sentito di una indagine sul costo che in Italia si paga per l’inquinamento che ognuno di noi produce : rifiuti urbani, della industria , delle attivita’ agricole. Lo stato introita c.ca 50 miliardi , di questi almeno il 70 % lo pagano i cittadini urbani, l’industria il 20%, e le att,agr.
    il 10%. L’indagine afferma la sproporzione e evidenzia che industria e att. agricole inquinano con un danno maggiore valutato in euro , rispetto a quello che pagano . E se poi vediamo tutto questo , fatto da criminali in stretto collegamento di chi deve smaltire, ci si deve chiedere quali misure effettua il governo e in prima battuta il ministro addetto all’industria ed ecologia.

  2. Carlo Forte
    dicembre 15, 2017 alle 3:30 pm

    Sconvolgente,ma tragica realtà…..Si muore ma lo stato e I suoi vassalli coprono tutto.Meno male che riapre l’alcoa…….Ancoa tu svizzera,non bastava la mortovesme?

  3. Francesco De Rita
    dicembre 16, 2017 alle 1:58 pm

    Sardegna terra di conquista , e costoro cosa ci vogliono guadagnare ? Magari cercheranno di dimezzare l’organico , e qualcuno dira’ meglio che niente !!

  4. Carlo Forte
    dicembre 16, 2017 alle 3:03 pm

    Guadagnano finanziamenti statali che poi spartiranno con i “compagni,oramai solo di merenda,non produranno,assumeranno per poi continuare a cassintegrare e vai così all’infinito.E le stelle stanno a guardare……pitticca sa mafffffia

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