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L’Assessore all’urbanistica della Regione autonoma della Sardegna non conosce bene la sua proposta di legge.


Alghero, costa di Punta Cristallo

L’Assessore all’urbanistica della Regione autonoma della Sardegna Cristiano Erriu ha scritto una lettera aperta al Direttore responsabile de L’Espresso Tommaso Cerno contestando il contenuto del reportage “Cemento Mori” di Paolo Biondani, piuttosto critico verso la proposta di nuova legge regionale urbanistica presentata dalla Giunta Pigliaru[1].

Visto che accusa chi si oppone alla sua proposta di legge regionale di creare fake news (è termine ormai in voga per cercare di tappare la bocca a chi dissente), ancora una volta è necessario chiarire alcuni punti:

Teulada, complesso “Rocce Rosse” (residence + “seconde case”)

1) secondo l’Assessore Erriu, gli incrementi volumetrici in favore degli esercizi ricettivi sarebbero possibili in base al piano paesaggistico regionale (P.P.R.), ai sensi degli artt. 20 e 90 delle norme tecniche di attuazione (N.T.A.).

In realtà, l’art. 20 prevede nella fascia costieranelle aree già interessate da insediamenti turistici o produttivi” la “riqualificazione urbanistica o architettonica”, il “riuso e trasformazione a scopo turistico-ricettivo di insediamenti esistenti”, il “completamento degli insediamenti esistenti” già previsto, in ogni caso “previa intesa” fra Regione, Provincia e Comune interessati, ma non dispone affatto la possibilità di incremento volumetrico delle volumetrie nella fascia costiera di tutela integrale dei 300 metri dalla battigia marina. L’art. 90 detta gli indirizzi per la pianificazione comunale in tema di insediamenti turistici, fondamentalmente con il riutilizzo di insediamenti e strutture esistenti, ma non afferma da alcuna parte la possibilità di incrementare le volumetrie nella fascia costiera di tutela integrale dei 300 metri dalla battigia marina.

Carloforte, La Caletta, eco-mostro in costruzione

2) secondo l’Assessore Erriu, sarebbe “falsa … l’affermazione, questa volta di fonte ambientalista, sulla possibilità di cumulare gli ampliamenti del Piano casa con quelli realizzabili con la nuova proposta di legge, cosa esplicitamente non consentita, e sulla quale è costruito lo scenario fantascientifico del raddoppio delle cubature”.

In realtà, l’art. 31, commi 6° e 7°, della proposta di legge regionale [2] dicono proprio quello che l’Assessore Erriu nega: possono ottenere gli aumenti volumetrici anche i complessi turistici ricettivi che ne avevano già beneficiato con il “piano casa” (legge regionale Sardegna n. 4/2009 e s.m.i.). La struttura già ampliata del 25% della volumetria, poi ampliata ancora, può esser un’altra volta ampliata fino al raggiungimento del 25% della volumetria conseguita dopo il primo ampliamento: per esempio, una struttura avente in origine una volumetria di 30 mila metri cubi, può esser stata ampliata a 37.500 metri cubi (cioè + 25%) e ora potrebbe giungere a 46.875 metri cubi (cioè ulteriore + 25%).

In pochi anni, nella fascia costiera di massima tutela, la volumetria di una struttura turistico-ricettiva potrebbe crescere di più del 50% della volumetria iniziale.

E questo favorirebbe il turismo?

In realtà favorirebbe la riminizzazione delle coste sarde, proprio quello che si dovrebbe evitare a ogni costo.

San Teodoro, Cala Girgolu, villa sul mare ampliata grazie alla legge regionale n. 4/2009

3) l’Assessore Erriu afferma, poi: “Falsa è anche la notizia della liberalizzazione delle ‘lottizzazioni sul mare’, di incrementi consentiti alle seconde case, di milioni di metri cubi in arrivo”.

Non dice dove avrebbe tratto queste “notizie” di cui si ignora la provenienza.

In realtà, “Gli … incrementi volumetrici … sono computati ai fini della pianificazione delle volumetrie realizzabili per il soddisfacimento del fabbisogno di ricettività alberghiera ed extra-alberghiera, con le modalità previste dall’Allegato A” (art. 31, comma 3°, lettera b, del d.d.l. urbanistico) e “gli insediamenti esistenti possono essere completati attraverso la previsione di ambiti di potenziale trasformabilità ad essi contigui. È, in ogni caso, consentita la trasformazione delle residenze per le vacanze e il tempo libero, esistenti o da realizzare, in strutture ricettive alberghiere” (Allegato A, art. A 4, comma 3°).

In parole povere, sono consentiti gli ampliamenti degli insediamenti edilizi nella fascia costiera e la trasformazione delle “seconde case” in strutture ricettive alberghiere, anche se nemmeno esistenti (!)   Quest’ultima disposizione rieccheggia la sfacciata previsione dei famigerati nullaosta per complessi alberghieri emanati in deroga ai vincoli propedeutici per la redazione degli allora piani territoriali paesistici in base all’art. 13, comma 1°, lettera c, della legge regionale n. 45/1989: la Giunta regionale fra il 1990 e il 1992 ne rilasciò ben 235, legittimando nella futura normativa di piano tantissimi progetti immobiliari di “seconde case” poi “riciclati” in “complessi alberghieri”.

Grazie al Cielo e al Consiglio di Stato (il T.A.R. Sardegna seguì lentamente anni dopo…), riuscimmo fra mille difficoltà a ottenere l’annullamento di quei piani territoriali paesistici che…tutelavano fondamentalmente investimenti e speculazioni immobiliari.[3]

Come si vede, riesce davvero difficile scorgere “la portata di innovazione riformista del disegno di legge della Giunta, frutto di elaborazione culturale avanzata e di scelte coraggiose a difesa del suolo e del paesaggio” di cui parla l’Assessore Erriu, ma contiamo su un po’ di sano buon senso, aiutato dalla pressione dell’opinione pubblica, e sul sostegno della giurisprudenza costituzionale in materia.

Teulada, Capo Malfatano

La sentenza Corte cost. n. 189/2016, infatti, ha affermato ancora una volta che le norme di tutela paesaggistica (e quelle del piano paesaggistico, in particolare) prevalgono sulle disposizioni regionali urbanistiche, visto che “gli interventi edilizi ivi previsti non possono essere realizzati in deroga né al piano paesaggistico regionale né alla legislazione statale”, in quanto “si deve escludere, proprio in ragione del principio della prevalenza dei piani paesaggistici sugli altri strumenti urbanistici (sentenza n. 11 del 2016), che il piano paesaggistico regionale sia derogabile”.  La disciplina del P.P.R. afferma riguardo la fascia costiera (“risorsa strategica fondamentale per lo sviluppo sostenibile del territorio sardo“, art. 19 delle N.T.A. del P.P.R.): “nelle aree inedificate è precluso qualsiasi intervento di trasformazione” (art.  20 delle N.T.A. del P.P.R.), mentre è consentita solo la “riqualificazione urbanistica e architettonica degli insediamenti turistici o produttivi esistenti“.

Le ristrutturazioni e riqualificazioni si possono ben fare con le volumetrie già esistenti, senza ulteriore “consumo” di territorio pregiato.

Solo un’ultima considerazione: preme ribadire che se il Presidente Pigliaru si fosse presentato alle elezioni regionali del 2014 con simili proposte avrebbe certamente preso parecchie migliaia di voti in meno.  E oggi non sarebbe dov’è.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

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[1] qui i testi del disegno di legge regionale:

[2] Testualmente:

“6. Possono usufruire degli incrementi volumetrici previsti nel comma 1 anche le strutture turistico-ricettive  che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dall’articolo 10 bis della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l’uso e la tutela del territorio regionale), e successive modifiche ed integrazioni.

  1. Possono usufruire degli incrementi volumetrici previsti nel comma 1 anche le strutture turistico-ricettive che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dal capo I e dall’articolo 13, comma 1, lettera e) della legge regionale 23 ottobre 2009, n. 4 (Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia  mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza  strategica per lo sviluppo), dall’articolo 31 della legge regionale 23 aprile 2015, n. 8 (Norme per la  semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia e per il miglioramento del  patrimonio edilizio), unicamente fino al concorrere del 25 per cento del volume originario, esistente alla data dell’ampliamento in deroga”.

[3] Sulle vicende della pianificazione paesaggistica in Sardegna vds. S. Deliperi, La pianificazione paesaggistica in Sardegna. Evoluzione, realtà, prospettive, in C.S.M., convegno “Finestre sul paesaggio”, Cagliari, 1-2 dicembre 2011.

 

qui un’analisi critica sulla proposta di legge regionale urbanistica sarda

 

 

 

 

Badesi, cantiere edilizio in area dunale (marzo 2013)

lettera aperta al Direttore responsabile de L’Espresso Tommaso Cerno

Caro Direttore,

viviamo gli anni delle fake news, e su queste talvolta si costruiscono teoremi che sviano dalla realtà delle cose o, peggio ancora, si attribuiscono ruoli di buono e di cattivo senza neppure prendersi la briga di verificare la fondatezza del malizioso contenuto.

L’articolo “Cemento Mori” prende per buone le dichiarazioni di chi, per i ruoli istituzionali ricoperti, non ha attenuanti nel propagare fake news e accreditarsi in ruoli quanto meno contraddittori rispetto alla realtà dei fatti.

Alghero, Pischina Salida, Hotel Capo Caccia

Il nocciolo delle fake news è che nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia non fossero resi possibili dal PPR gli incrementi volumetrici degli alberghi. È singolare che gli autori politici del Piano Paesaggistico, di cui vengono riportate le opinioni in virgolettato, non sappiano, o non ricordino, che gli articoli 20 e 90 del PPR non solo già lo permettessero, sia in sede di redazione dello strumento urbanistico che con procedura di intesa in assenza di questo, ma non lo assoggettassero a nessuna dimostrazione della necessità finalizzata alla destagionalizzazione o al miglioramento dell’offerta, come invece previsto dalla norma contenuta nel nuovo disegno di legge.

Anche a voler sorvolare su questa e su altre stridenti mancanze di linearità di comportamento e di opinione, le quali non sfuggono però alla pubblica opinione sarda ben lontana dal mito del buon selvaggio, il pezzo giornalistico tralascia di considerare tutta la portata di innovazione riformista del disegno di legge della Giunta, frutto di elaborazione culturale avanzata e di scelte coraggiose a difesa del suolo e del paesaggio.
Tale elaborazione costituisce, peraltro, la determinante di un lungo dibattito interno al Partito Democratico sardo, se è vero che nella proposta di legge urbanistica di iniziativa consiliare alternativa a quella della Giunta che viene portata ad esempio di intangibilità inderogabile della fascia dei 300 metri, sia riportato integralmente il contenuto dell’articolo della proposta della Giunta che tali incrementi prevede, in continuità e coerenza con le previsioni del Piano Paesaggistico, sebbene paradossalmente depurato dell’obbligo della dimostrazione della finalità.

mare e coste (foto Benthos)

Non meno falsa è l’affermazione, questa volta di fonte ambientalista, sulla possibilità di cumulare gli ampliamenti del Piano casa con quelli realizzabili con la nuova proposta di legge, cosa esplicitamente non consentita, e sulla quale è costruito lo scenario fantascientifico del raddoppio delle cubature.

Falsa è anche la notizia della liberalizzazione delle ‘lottizzazioni sul mare’, di incrementi consentiti alle seconde case, di milioni di metri cubi in arrivo.

Dispiace che in questo attacco sensazionalistico, che voglio sperare sia solo il frutto di superficiale disinformazione, passi inosservato l’insieme di norme virtuose contenute nel disegno di legge, orientate alla riduzione reale e operativa del consumo di suolo, alla stretta relazione della disciplina per le aree rurali con la vocazione agricola dei suoli, alla velocizzazione della complessa procedura di approvazione dei Piani Urbanistici, alla rigida normativa di valutazione degli investimenti secondo gli indirizzi delle Nazioni Unite.

Nessuno di noi si qualifica ‘gigante dell’urbanistica’, ma il disegno di legge è fatto per contemperare, come previsto dall’art.133 dello stesso Codice Urbani di disciplina del paesaggio, le esigenze della tutela ambientale e della sostenibilità sociale ed economica della stessa, tenendo conto delle legittime aspettative delle comunità locali che non possono accontentarsi della contemplazione dei luoghi. Comunità che ai valori ambientali di quei luoghi tengono particolarmente in quanto fonte di benessere e sostentamento, certamente anche più di chi ne gode episodicamente da turista.

Cordialmente
Cristiano Erriu

Assessore dell’Urbanistica – Regione Autonoma della Sardegna

Carloforte, Stea

 

La Nuova Sardegna, 21 luglio 2017

(foto Benthos, S.D., archivio GrIG)

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  1. Mara
    luglio 22, 2017 alle 9:07 am

    Adesso sarà interessante vedere la risposta dell’Espresso.. 🙂

  2. Porico
    luglio 22, 2017 alle 8:31 pm

    La risposta del Grig è precisa, calibrata, inesorabile.

    Delle due l’una. Ho l’Assessore non ha letto il testo della proposta della legge Urbanistica o non ha capito quali saranno gli effetti sul territorio.
    In entrambi i casi sarebbero opportune le sue dimissioni.

    Quanto all’Ufficio stampa che ha curato la missiva vorrei dire, da semplice cittadino , che i Sardi non hanno l’anello al naso. L’Uso di Anglesismi per rafforzare improbabili tesi è oramai noto e spesso suscitano ,al posto del recondito messaggio sublimale di subalternità culturale, la diffidenza di chi legge.
    Si vuole legare il cane con la salsiccia, come diciamo prosaicamente da queste parti.

    Ci vuole una certa avventatezza per accusare di falso chi ha osato criticare le zone scure di questo disegno di legge. Da realizzare..? Ma scherziamo? Dobbiamo pensare che i bastioni di cemento costiero possano essere spostati dai 300 metri ai 301 metri ?
    Che dire poi sull’uso dei terreni agricoli polverizzati in lotti edificabili possibili di un solo ha.
    Si farà presto ad impiantare false serre, false fungaie ,o altre attività agricole intensive con lo scopo finale di una casetta da vendere .
    Proviamo ad immaginare cosa sarebbe oggi la Toscana se non avesse introdotto norme per blindare la sua splendida campagna con lotti a volte superiori ai 25 ha. La conseguenza è che si sono valorizzate attività produttive legate strettamente al rispetto del paesaggio.
    I vini e l’olio Toscani ne sono un esempio.

    Quanto alla <….elaborazione culturale avanzata … sinceramente non l'ho capita .
    Probabilmente a causa della mia scarsa informazione sui sofismi urbanistici ,spesso usati dal mondo politico per proporre colate colossali di cemento selvaggio, o forse, per le mie personali esperienze .

    Ecco ,l'impressione è che questa legge sia in linea con il passato e non con il futuro . Abbiamo modelli virtuosi da seguire :Toscana, Trentino ,ora anche la Puglia con le sue masserie e i suoi trulli trasformati in splendidi impianti ricettivi per il turismo mondiale d'élite .

    La Sardegna ,dopo le devastazioni subite ,industriali, militari, cementifere ,è all'anno zero della sua storia economica. Si gioca una partita definitiva .

    Può scegliere tra il modello parassitario -assistenziale- speculativo vigente, fondato sul voto di scambio, con le conseguenze di dover consegnare, più presto che tardi , il suolo e persino l'acqua agli speculatori che già sono in attesa , o creare un modello economico autoctono fondato su basi vere ,sui valori ambientali.
    Sarà uno sforzo immane per noi Sardi .Sforzo che comunque presuppone una guida politica di persone con capacità e coraggio . Capaci di pensare alle prossime generazioni piuttosto che alle prossime elezioni.

    • Mara
      luglio 23, 2017 alle 8:20 am

      Gentile Porico, grazie per il bellissimo post!

      • Porico
        luglio 23, 2017 alle 11:44 am

        Gentile Mara, non ho potuto aggiungere alcune cose importanti sul traffico e dominio del Mc. costieri Sardi. Non voglio essere più indelicato del solito. Ringrazio comunque il GRIG per la sua tolleranza nei miei confronti.

      • luglio 23, 2017 alle 11:53 am

        🙂

    • Juri
      luglio 23, 2017 alle 4:57 pm

      Commento da incorniciare.

  3. Juri
    luglio 22, 2017 alle 9:05 pm

    In questi anni ne abbiamo sentite tante, ma un assessore regionale che nega il contenuto letterale di un suo disegno di legge per eludere il merito non ricordo di averlo mai visto (mi riferisco all’incremento del 25% anche per chi ne ha già usufruito col piano casa).

  4. luglio 23, 2017 alle 11:33 am

    da Sardinia Post, 21 luglio 2017
    Urbanistica, Deliperi: “L’assessore Erriu non conosce la sua proposta di legge”: http://www.sardiniapost.it/in-evidenza-4/urbanistica-deliperi-lassessore-erriu-non-conosce-la-sua-proposta-legge/

    ——————–

    22 luglio 2017
    La replica dell’assessore Erriu al GRIG: “Conosco benissimo la legge. E voi date notizie false”: http://www.sardiniapost.it/in-evidenza-2/la-replica-dellassessore-erriu-al-grig-conosco-benissimo-la-legge-date-notizie-false/

    due parole in proposito.

    chiunque devia dalle affermazioni dell’Assessore Erriu è, evidentemente, un diffusore di notizie false.
    E’ il suo modo di porsi verso l’opinione pubblica e va preso così com’è. Ognuno può fare le sue valutazioni.

    Il testo della proposta di legge regionale urbanistica licenziato dalla Giunta Pigliaru è reperibile qui: http://www.regione.sardegna.it/doc…/1_274_20170317131449.pdf
    Invito chiunque a leggerselo.

    L’art. 31, commi 6° e 7°, della proposta di legge regionale afferma testualmente:

    “6. Possono usufruire degli incrementi volumetrici previsti nel comma 1 anche le strutture turistico-ricettive che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dall’articolo 10 bis della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l’uso e la tutela del territorio regionale), e successive modifiche ed integrazioni.

    7. Possono usufruire degli incrementi volumetrici previsti nel comma 1 anche le strutture turistico-ricettive che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dal capo I e dall’articolo 13, comma 1, lettera e) della legge regionale 23 ottobre 2009, n. 4 (Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo), dall’articolo 31 della legge regionale 23 aprile 2015, n. 8 (Norme per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia e per il miglioramento del patrimonio edilizio), unicamente fino al concorrere del 25 per cento del volume originario, esistente alla data dell’ampliamento in deroga”.

    Come si può leggere, non è esplicitato alcun vincolo riguardo gli ampliamenti di cui alla legge regionale n. 45/1989 e s.m.i. (25% delle volumetrie), mentre per i successivi il “volume originario” utile per stabilire la percentuale volumetrica degli ampliamenti è quello “esistente alla data dell’ampliamento in deroga”, cioè, sul piano letterale, quello legittimamente realizzato alla data dell’istanza di ampliamento, comprendente i precedenti ampliamenti ai sensi della legge regionale n. 4/2009 e s.m.i., ai sensi della legge regionale n. 8/2015.

    Letteralmente l’ampliamento del 25% delle volumetrie originarie ottenuto grazie alla legge regionale n. 45/1989 e s.m.i. (art. 10 bis, come introdotto dall’art. 2, comma 2°, lettera h, della legge regionale n. 23/1993) contribuisce alla volumetria di base per calcolare il successivo ampliamento.

    Ognuno può rendersi direttamente conto di quale sia il tenore della proposta, visto che la lingua italiana non è un’opinione esclusiva dell’Assessore Erriu o di chiunque altro.
    E ognuno può trarre le sue conclusioni.

    Stefano Deliperi

    ____________________________

    da Cagliaripad, 21 luglio 2017
    Il Grig accusa: “Assessore urbanistica della Regione non conosce bene la sua proposta di legge”.
    L’opinione del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus: http://www.cagliaripad.it/40541/grig-accusa-assessore-urbanistica-della-regione-non-conosce-bene-la-sua-proposta-legge

    • luglio 28, 2017 alle 10:08 pm

      un autorevole “leninista”, già Presidente del T.A.R. Sardegna, afferma 🙂

      da Sardegna Soprattutto, 28 luglio 2017
      Gli obiettivi di cementificazione della giunta Cappellacci erano dichiarati; criptici quelli della Giunta Pigliaru ma sono sostanzialmente i medesimi. (Paolo Numerico) (http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/14711)

      Osserva Mauro Gargiulo, su Sardegna Soprattutto in uno dei suoi articoli, che il DDL. regionale sul governo del territorio sardo (DDL Erriu), ormai conosciuto come “Legge urbanistica” è un magnifico esempio per spiegare cos’è un ossimoro, cioè la presenza di una contraddizione intrinseca in un testo o in una frase.

      Così accade che nel DDL. si comincia – artt. da 1 a 3 – con l’enunciare principi e finalità della pianificazione tutti condivisibili; e vado saltando attraverso gli enunciati: il rispetto della leale (proprio così) collaborazione, della partecipazione, del coordinamento della adeguatezza etc.; le finalità del coerente (proprio così) uso e governo del territorio, dell’adeguamento della pianificazione territoriale alla tutela e valorizzazione del paesaggio, nel rispetto del Codice dei beni culturali e del paesaggio; della tutela (proprio così) dei territori costieri, rurali e naturalistici, del contenimento (proprio così) del consumo di suolo; della partecipazione democratica; e compagnia cantando.

      Solo che, con un evidente scarto fra il dichiarato ed il “razzolato”, il DDL contiene norme completamente contraddittorie con i buoni propositi, tutte notate dagli ambientalisti (tutte le sigle più rilevanti a livello nazionale e locale), dai migliori urbanisti e dai politici più avveduti, da intellettuali e semplici cittadini, specie in quella parte della sinistra che fu all’origine della Legge sulle coste e del successivo PPR, varati dalla giunta Soru.

      Scorrendo il progetto, la prima avvisaglia si coglie nel Capo VI titolo primo (analizzato da diversi in questo sito), dove si tratta della partecipazione dei privati alle scelte pianificatorie. Si regolano gli accordi (art. 23), l’informazione e la partecipazione (art. 24) e poi, più in concreto, il dibattito pubblico per le opere di rilevante impatto (art. 25). In questo ultimo frangente, quando si debba discutere dell’impatto che interventi, opere e progetti di iniziativa pubblica o privata possano avere in sede ambientale, paesaggistica, territoriale, sociale ed economica, si dà l’iniziativa del dibattito, oltre che alla Giunta regionale ed alle amministrazioni interessate, alla popolazione, ma solo, in tal caso, se raggiunga il 10% dei residenti, prevedibilmente uniti in comitati o associazioni.

      Si può discutere se questo sia un limite eccessivo all’iniziativa. Ma quello che non si può accettare e si dimostra incostituzionale (artt. 3, 9, 21 e 97 Costituzione.) è che, una volta partito l’esame pubblico, gli interventori privati ulteriori, che intendano entrare nell’analisi dei progetti impattanti, debbano subire una valutazione da parte della sede pubblica circa l’utilità di una simile partecipazione (8° comma del cit. art. 25): è stato notato da più parti in questo sito che questa è una sorta di censura preventiva di ammissibilità destinata a strozzare il dibattito stesso, tanto più che i tempi e modi del procedimento sono chiaramente disciplinati.

      Tale previsione è, certamente ed inoltre, in contrasto interno con i principi di leale collaborazione, sussidiarietà, coinvolgimento dei cittadini di cui all’art. 2 del DDL.

      Quando si passa al Capo VII del Titolo I, che tratta di perequazione e compensazione, troviamo norme che, inseguendo il piano casa di Cappellacci, concedono, sempre in contraddizione questa volta con la finalità (art. 3) di non produrre nuovo consumo del territorio, forti incrementi volumetrici del 25% per nuovi interventi in materia di efficientamento (art. 29) e ribadiscono, fino a nuovo puc, le previsioni del piano casa, appunto (art. 30).

      La noma più rischiosa di questo capo appare, tuttavia, l’art. 31. Le strutture alberghiere e consorelle – hotel/pensioni, residence, multiproprietà e lottizzazioni turistiche; si badi che le residenze turistiche di cui si parla non sono solo quelle esistenti, ma pure quelle ancora sulla carta – sono autorizzate ad incrementare del 25% il loro status volumetrico, per migliorare l’offerta turistica (sic). E ciò anche in deroga ai piani vigenti ed anche sulla fascia dei 300 metri dalla costa. L’incremento può essere realizzato pure in nuovi corpi di fabbrica!

      La disposizione punta sull’incremento, senza alcuna valutazione qualitativa. Più la struttura è grande in partenza, più grande ancora, trattandosi di una proporzione matematica, è l’incremento e, dunque, l’impatto paesaggistico.

      Per giunta, è stato fatto rilevare (Paolo Biondani su L’espresso, che riporta le notazioni dell’avv. Stefano Deliperi, del Gruppo di Intervento Giuridico/GRIG, il tutto ripreso anche da Sardegna Soprattutto) che l’ingrandimento previsto si aggiunge a quello di cui al precedente piano casa ed alle deroghe degli anni ’90: perciò 25% più il precedente 25% fa il 50%. E questo anche sulle coste! Una specie di mostro! Il progetto Erriu crea non tanto un piano casa, ma un piano secondi alberghi e seconde lottizzazioni turistiche.

      Il PPR della giunta Soru, che tanto aveva giovato alla salvaguardia del paesaggio sardo, viene del tutto travisato, aggirato e distrutto e la risorsa strategica della fascia dei 300 metri vincolata è completamente resa vana.

      Un’altra norma del tutto stravagante dell’art. 31 [lettere c) e d) del comma 3] prevede poi (rilevato ripetutamente in questo sito da Gargiulo e da altri che sono intervenuti) una regola geometrica ancora più invasiva per le coste. Fatto perno sullo spigolo più vicino al mare dell’albergo, si traccia una linea ideale parallela alla costa. Nel vuoto eventuale che si coglie nello spazio fra l’albergo e questa linea ideale si potrà costruire!

      Prosegue il DDL negli artt. 32 e 33, sempre in contraddizione con gli obiettivi solo dichiarati. Per favorire il rinnovo del patrimonio edilizio con interventi di demolizione (anche solo parziale) e ricostruzione (art. 32) ed al fine di riqualificare e migliorare la qualità dei contesti paesistici compromessi (art. 33), si attribuiscono nuovamente forti incrementi volumetrici, rispettivamente del 30 per cento e del 40%. La rilocalizzazione avviene in modo necessitato fino a 2000 mc di volumetria di partenza, mentre per gli interventi maggiori il Comune può intervenire.

      Ma praticamente la variazione del piano urbanistico sollecitata dalla ricostruzione altrove è necessitata. Le aree di rilocalizzazione possono essere sia private, sia pubbliche! E se le aree di arrivo hanno una volumetria di per sé maggiore che quella di partenza, gli incrementi si sommano (art. 33 comma 11).

      Inoltre la regola vale sia per gli edifici in regola, sia per quelli in cui sia in corso il condono, se anche l’avallo edilizio avvenga successivamente. Date le caratteristiche estremamente generiche delle situazioni proprie degli edifici da demolire e trasferire, si ha uno spostamento dei volumi con gli incrementi previsti assolutamente non precludibile.

      A chi si domandasse dove si andrà a finire con norme di questo tipo, nessuno può rispondere con certezza. La totale imprevedibilità di norme così concepite è un altro vizio del DDL. Una chicca della norma si trova nel comma 10 lettera c) dell’art. 32. L’edificio nuovo, se composto di unità immobiliari separate, di proprietà di diversi titolari, almeno due, deve essere fornito di ascensore se l’edificio nuovo sarà di anche solo due piani fuori terra, quindi con un piano terra ed un primo piano. Godono pure le imprese di costruzione di elevatori!

      Infine a chiusura del Capo VII del titolo primo, vi è una norma sicuramente incostituzionale perché la Regione intende inserire, senza averne alcuna attribuzione, una disciplina di diritto civile.

      Si tratta dell’art. 34, che crea il registro dei diritti edificatori, “in cui sono annotate, per ogni proprietà catastalmente individuata, le quantità dei diritti edificatori generate dall’applicazione” delle norme sulla perequazione e sulla premialità da accrescimenti volumetrici o compensativi, cui segue la relativa trascrizione a fini di pubblicità verso terzi.

      La particolarità che chiaramente emerge dalla normativa è il distacco fra proprietà e diritto edificatorio. E questo è tanto più evidente in quanto la registrazione e connessa trascrizione (!) avvengono perfino “in assenza di individuazione dell’area di utilizzo dei diritti edificatori aggiuntivi” . Soprattutto sul mercato immobiliare una simile previsione creerà enormi distorsioni, senza alcuna possibilità di guidare e controllare l’istituto, emergente come un fungo velenoso.

      Non è finita. Il “sistema” Pigliaru – Erriu produce una nuova e più terribile mela avvelenata, capace di eliminare ogni salvaguardia del Piano Paesaggistico della Sardegna e qualsiasi vincolo che si volesse mantenere al riguardo, sempre più in contraddizione con le “predicazioni” dell’apertura del DDL. E’ l’art. 43. Fra l’altro è una norma inserita a chiusura del settore riguardante il Piano Paesaggistico, con la finalità di far saltare tutto il contenuto vincolistico di quel piano, nel senso di consentire la nascita di eccezioni più forti della regola.

      Sempre da fonti di Italia Nostra, riprodotte nuovamente su Sardegna Soprattutto, si nota come da un’analisi testuale emerga che l’estensore della statuizione appartiene ad una fonte distinta dagli altri “scrittori” della legge, adoperandosi solo in questo “sito” normativo espressioni “forbite” che non compaiono nel resto del disegno. Non vale la pena, tuttavia, esternare possibili commenti e supposizioni, in quanto il Governo regionale ha in ogni caso fatto propria la statuizione.

      Quest’ultima, per giunta ed in certo modo, rappresenta, con gli artt. da 29 a 34, ed ancor più di essi, la chiave di volta più eclatante per penetrare nel sistema paesaggistico regionale e sostanzialmente distruggerlo, con la volontà o almeno con l’oggettivo esito di avvantaggiare altri interessi economici, in una logica di prevalenza del profitto e della cementificazione.

      L’art. 43 si intitola “Programmi e progetti ecosostenibili di grande interesse sociale ed economico”. I soggetti pubblici e privati – ed i privati (si possono immaginate tre o quattro “fotografie” di società, enti o gruppi) saranno evidentemente il motore di questa opportunità – possono proporre “programmi o progetti ecosostenibili” (la genericità dell’aggettivo è evidente) “di grande interesse sociale ed economico (ancora qualificazione generica), finalizzati alla attuazione di interventi nei settori del turismo, delle industrie legate alla valorizzazione di filiere produttive locali, alla produzione e fornitura di servizi su scala regionale, alla soddisfazione di particolari fabbisogni sociali”, non altrimenti definiti, con ricaduta sistemica. Seguiranno VAS, VIA (comma 35) e accordi di pianificazione.

      Dopo questo DDL nella previsione si può far entrare “la qualunque”. Sarà patente, perché è anche previsto – comma 21 -, che la proposta indicherà i caratteri “di adeguamento, integrazione, specificazione (?) della disciplina paesaggistica del Piano paesaggistico regionale” relativamente alle aree più delicate.

      Le previsioni dell’articolo si applicano anche ai comuni il cui territorio sia integralmente ricompreso negli ambiti di paesaggio costiero (ultimo comma). L’approvazione dell’accordo determina la variazione di ogni precedente piano urbanistico e paesistico (comma 34), anche in anticipazione degli step che possono condurre all’aggiornamento del Piano Paesaggistico (comma 12).

      Insomma, qualunque programma “ecosostenibile e di grande interesse sociale ed economico” permetterà “in un solo passaggio di affrontare procedure complesse, depotenziando il momento di confronto con gli stakholders, attraverso lo spostamento in sede politica dell’iniziativa programmatica” (così Italia Nostra, sempre da Sardegna Soprattutto).

      Oplà. Il gioco è fatto! Del vincolo paesaggistico del PPR Soru si potrà parlare, se passa la norma, solo come oggetto del passato. Che resta ancora da dire di questo DDL? Si può trattare dell’attenzione – come posso dire, in parte subdola e contraddittoria rispetto alle buone intenzioni ed ai buoni obiettivi (art. 74), anche se meno grave delle deroghe fin qui segnalate – dedicata ai cosiddetti ambiti agricoli nel Capo II del Titolo III (artt. da 73 a 83).

      Nel delicato assetto del territorio agricolo regionale varie norme consentono:

      -. incrementi di volumetria [art. 76 lett. g)];

      -. nuovi edifici a destinazione residenziale entro l’ambito rurale (art. 79), quanto meno al di fuori dei c.d. centri rurali;

      -. interventi per turismo negli ambiti rurali (artt. 81 e 82).

      Come si può concludere questa breve analisi? La Giunta Pigliaru è un governo di sinistra. Il prof. Pigliaru era assessore della Giunta Soru. Il risultato oggettivo dell’intero DDL, a parte tutte le norme procedurali, descrittive e sulla distribuzione fra gli organi, è identico, anzi ancora più incisivo e rischioso per il territorio, del piano casa della precedente Giunta regionale, appartenente ad altra “zona” della politica.

      Un’unica differenza si rimarca; ed a sfavore del DDL della Giunta Pigliaru. Gli obiettivi di cementificazione del precedente Governo regionale erano dichiarati. Nel caso presente sono contraddittoriamente criptici, ma sostanzialmente i medesimi. Gli scopi reali, eufemisticamente coperti, emergono senza possibilità di poterli celare.

  5. luglio 31, 2017 alle 12:18 pm

    da Sardegna Soprattutto, 29 luglio 2017
    In risposta all’assessore Erriu a difesa del “partito trasversale dei settari”. (Sandro Roggio): http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/14714

  6. luglio 31, 2017 alle 5:02 pm

    da La Repubblica, 31 luglio 2017
    Cemento e lottizzazioni Sardegna, il piano casa che piace al Qatar. (Mauro Lissia)

    L’emirato del Qatar detta le norme per la gestione delle coste e chiede vincoli più leggeri, la Regione sarda targata Pd obbedisce. Nella scorsa primavera, Mario Ferraro, l’amministratore delegato di Sardegna Resorts e di Qatar Holding, proprietaria di Porto Cervo e dei blasonatissimi hotel della Costa Smeralda, si è presentato davanti alla commissione urbanistica regionale con in pugno un documento di quattordici cartelle firmate una per una, come si fa nei contratti civili, dove il manager propone un’ampia revisione della legge per l’edilizia, il piano casa del centrosinistra varato nel 2015 tra le proteste delle associazioni ecologiste.

    Ferraro mette in chiaro una cosa, suggerendo parole, incisi e parametri: serve più cemento, più cubature vicino al mare, anzi vicinissimo. Persino là, nella fascia dei trecento metri dalla battigia vincolata dal piano paesaggistico di Renato Soru, dove non ha osato neppure l’amministrazione regionale berlusconiana, quella guidata da Ugo Cappellacci. La dettagliatissima proposta qatariota parte da un punto fermo: cari amici sardi, a chiedercelo è il mercato.

    I turisti che contano, quelli che hanno le tasche piene, vogliono il frontespiaggia e noi, causa i divieti imposti dal Ppr, giochiamo una partita in perdita. «Le aree interessate da insediamenti turistici — scrive Ferraro — non possono essere considerate alla stessa stregua delle aree incontaminate, meritevoli invece di tutela integrale. Escludere la possibilità di riqualificare ed accrescere la potenzialità delle strutture che insistono in tali aree significa condannare le stesse a divenire inadeguate agli standard internazionali ».

    In altri tempi la politica sarda, sempre gelosa della propria autonomia, sarebbe saltata sulla sedia e avrebbe gridato all’intrusione indebita nell’attività legislativa. Niente di tutto questo: i rapporti con il Qatar sono molto collaborativi, specie da quando l’emirato ha deciso di finanziare la realizzazione del mega ospedale Mater Olbia, nella città gallurese, un’incompiuta del San Raffaele per la quale si è speso di persona l’ex premier Matteo Renzi. Se qualcosa prendi — sembra aver ragionato il Pd sardo — qualcosa devi dare. Così nella legge urbanistica che sta per essere portata in consiglio regionale dalla maggioranza è sparito il vincolo dei trecento metri.

    Resort e alberghi potranno allargarsi fino al 25 per cento «anche in deroga agli strumenti urbanistici». Le imprese avranno licenza di costruire nuovi corpi di fabbrica, spa e piscine aggravando un impatto che già oggi preoccupa il mondo ambientalista sardo. Come una città che diventa più grande di un quarto, con tutto il peso dei servizi, degli impianti idrici, delle strade, dell’illuminazione. Un impatto che in Sardegna sarà concentrato tutto nella fascia costiera, l’area più delicata e preziosa.

    Un regalo miliardario che Sardegna Resort ha chiesto con forza e che i costruttori dell’isola attendevano da anni, contenuto in un sistema di norme che anziché rafforzare le tutele le riduce, in aperto contrasto con lo spirito del Codice Urbani. Poco male se a leggere il rapporto Ispra del 2016 la Sardegna occupa il quarto posto in Italia per consumo di suolo, dietro Sicilia, Campania e Liguria. L’addio al vincolo di inedificabilità — a sentire la Regione — servirà a semplificare il sistema di norme e a mettere ordine in un settore finora molto confuso. Insomma, un toccasana a base di mattoni e cemento.

    E Soru? Uscito da un lungo letargo dovuto a complicazioni giudiziarie, quasi tutte risolte, il padre politico del Ppr sembra aver ritrovato lo smalto del 2004, quando si iscrisse al registro degli ecologisti duri e puri. In un documentato servizio uscito sull’Espresso parla della prossima legge urbanistica e manifesta preoccupazione «per la cecità di una classe dirigente che sta mettendo in pericolo il futuro della Sardegna ».

    Gli ha risposto con una lettera indirizzata al settimanale il neosegretario del Pd sardo, Giuseppe Luigi Cucca, che nel tentativo di spegnere il nascente scontro interno nel partito annuncia un emendamento alla legge per “contemperare l’impatto” degli interventi sulla costa. In altre parole: il 25% di nuova volumetria non verrebbe calcolato sul totale dell’immobile, sarà previsto un tetto massimo per limitare i danni. Ma ora i senatori dem chiedono che Pigliaru venga sentito in commissione ambiente sui contenuti della legge. Il Pd chiama il Pd a render conto di se stesso.

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