Ecco che cosa vuol fare Roma Capitale per il verde urbano.


Roma, giardino pubblico (Rione Quirinale)

Roma Capitale ha intenzione (finalmente) di dotarsi di un’efficace politica di gestione del verde urbano.

E’ il nocciolo di quanto comunicato dal Dipartimento Tutela ambientale – Direzione Gestione territoriale ambientale e del verde (nota prot. n. 32022 del 30 maggio 2017) all’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus in seguito alla specifica istanza inoltrata (6 maggio 2017) ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione e Provincia autonoma per l’attuazione delle previsioni della legge 14 gennaio 2013, n. 10 sull’incremento del verde pubblico e privato nelle città.[1]

L’attuale Amministrazione sta prestando una particolare attenzione alle tematiche dell’ambiente e del paesaggio, nella consapevolezza che il verde è una risorsa fondamentale per la sostenibilità urbana, la mitigazione delle temperature e delle varie forme di inquinamento nonché per la conservazione della biodiversità e dei processi ecologici, sull’assunto che una migliore qualità dell’ambiente ha un impatto positivo anche sulla salute del cittadino”.   Per tali motivazioni ha avviato il processo per la predisposizione del Regolamento del Verde e del Paesaggio di Roma Capitale con l’approvazione di linee guida per la redazione (deliberazione Giunta capitolina n. 66 del 2017).

Ampi gli obiettivi dichiarati: oltre a garantire la manutenzione, promozione e recupero del verde e del paesaggio, c’è anche la riduzione delle emissioni di CO2 (secondo gli obiettivi fissati nel Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima – PAESC); la tutela della biodiversità; la valorizzazione e conservazione di parchi, riserve, aree naturali protette, giardini e ville storiche; assicurare il ripristino e il mantenimento delle potature “artistiche” storiche di alcuni quartieri di Roma; coinvolgere i cittadini e promuovere le iniziative volte alla sensibilizzazione sul verde.

Roma, La Garbatella, Lotto 15

A tal fine, è stato costituito un gruppo di lavoro fra tecnici dell’Amministrazione e rappresentanti dell’Ordine degli Agronomi romano, con il compito di predisporre un piano di sostituzione e di integrazione delle alberature cittadine (sono stati acquisiti 1.000 alberi), itinerari di trekking urbano, interventi di sensibilizzazione dei residenti, corsi di giardinaggio.

Sono stati, inoltre, individuati i primi 30 alberi monumentali, per i quali si attende la declaratoria da parte della Regione Lazio.

Roma, Prati, giardino pubblico di Via Gulli, taglio di un albero (6 dicembre 2016)

Sarebbe un’interessante inversione di tendenza in favore di un patrimonio di verde pubblico sempre più bistrattato nel corso degli ultimi anni: basti pensare che, secondo le informazioni disponibili, nel corso del 2016 (fino al 27 ottobre 2016) risultano abbattuti nel solo ambito del Municipio I (Centro storico) ben 123 alberiin economia”, cioè con personale e risorse proprie del Servizio Giardini,  più altri 30in appalto” da parte di Imprese esterne (fino al 7 novembre 2016).

Nel centro storico di Roma sono stati, quindi, eliminati per varie ragioni ben 153 alberi nel solo 2016, senza finora aver provveduto alla loro sostituzione, come evidenziato in vari casi fra cui l’abbattimento di un Platano forse secolare nel bel giardino pubblico di Via Gulli, angolo Via Faà di Bruno, nello storico Rione Prati, nonostante le proteste dei residenti e le istanze (5 e 12 dicembre 2016) del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

Roma, Prati, giardino pubblico Via Gulli, albero tagliato

Auspichiamo con forza che ora seguano i fatti ai buoni propositi.

Oltre a Roma Capitale, finora nessun altro capoluogo di Regione e Provincia autonoma ha risposto: non è un buon segno, purtroppo in linea con la scarsa efficacia nella gestione del proprio verde urbano.

Eppure è ben noto a livello scientifico il fondamentale contributo degli alberi per la qualità ambientale e sanitaria delle nostre città.

Già nel 2013 era stata pubblicata l’importante ricerca “Carbon storage and sequestration by trees in urban and community areas of the United States” sulla rivista Environmental Pollution (Vol. 178, luglio 2013, pp. 229-236), condotta da David J. Novak, Eric J. Greenfield, Robert E. Hoehn, Elizabeth Lapoint dell’U.S. Forest Service e del Davey Institute: l’analisi sulla situazione ambientale di dieci città americane aveva condotto a rilevanti scoperte.          Gli alberi non solo sottraggono anidride carbonica e forniscono ossigeno all’aria che respiriamo, ma eliminano anche le pericolosissime polveri sottili, specialmente il particolato fine inquinante (inferiore ai 2,5 micron, o PM2,5), generati soprattutto dai sistemi di riscaldamento tradizionali e dal traffico veicolare.

automobili e smog (foto da stadio24.com)

Le implicazioni favorevoli sulla salute e sui costi della sanità sono anche più elevate. Utilizzando il programma BenMAP dell’E.P.A., l’Agenzia di protezione ambientale statunitense, i ricercatori hanno potuto stimare l’incidenza di effetti avversi sulla salute, come mortalità e morbilità, associandola al valore monetario che deriva dai cambiamenti nelle concentrazioni di Pm2,5.      La quantità totale di Pm2,5 rimossa annualmente dagli alberi varia dalle 4,7 tonnellate a Syracuse, alle 64,5 tonnellate di Atlanta, monetizzate in equivalenti valori annuali che variano da 1,1 milioni di dollari a Syracuse ai 60,1 milioni di dollari a New York.   Per quanto riguarda New York si calcola che gli alberi salvino una media di otto vite umane ogni anno.

Anche l’I.S.P.R.A., in Italia, con la ricerca Qualità dell’ambiente urbano – XII Rapporto. Focus su Inquinamento atmosferico nelle aree urbane ed effetti sulla salute (2016), ha fatto emergere dati a dir poco drammatici sulle conseguenze dell’inquinamento nelle città sulla salute della popolazione urbana.

Roma, Piazza della Balduina, pino tagliato per motivi non conosciuti (dicembre 2016)

Sulla rivista Environmental Research Letters (Vol. 10, 12 agosto 2015, n. 8) è stata pubblicata la ricerca Impact of urbanization on US surface climate, realizzata da Lahouari Bounoua, Ping Zhang, Georgy Mostovoy, Kurtis Thome, Jeffrey Masek, Marc Imhoff, Marshall Shepherd, Dale Quattrochi, Joseph Santanello, Julie Silva del Goddard Space Flight Center della N.A.S.A.

Dall’analisi satellitare delle città americane – effettuata per la prima volta – i ricercatori hanno verificato che le aree urbane sono vere e proprie “isole di calore”, con una temperatura più elevata rispetto alle aree circostanti da 1 a 3 gradi centigradi (con una media di + 1,9 gradi in estate e + 1,5 gradi in inverno), a causa della massiccia presenza di asfalto, cemento, edifici e altre superfici impermeabilizzanti che frenano il raffreddamento naturale fornito dalla vegetazione. Ovviamente il surriscaldamento ha effetti anche economici: un grado in più durante l’estate fa salire dal 5 al 20% i consumi di elettricità per i condizionatori.

Il fattore fondamentale per contrastare il surriscaldamento cittadino, assolutamente indipendente dalle emissioni di gas a effetto serra, risulta essere la presenza di vegetazione naturale. Più alberi equivale, quindi, a minore surriscaldamento oltre agli effetti positivi in termini di paesaggio, qualità ambientale, contenimento dell’inquinamento, salute pubblica.

Roma, Castel S. Angelo, vista sui tetti

La legge 14 gennaio 2013, n. 10 sull’incremento del verde pubblico e privato nelle città prepara il terreno a una virtuosa inversione di tendenza.

Sono numerose le competenze assegnate a tutti i Comuni d’Italia per migliorare la qualità della vita nei più di 8 mila centri piccoli e grandi del Bel Paese, spesso inattuate

Infatti, l’art. 6, comma 1°, della legge 14 gennaio 2013, n. 10 afferma che le Regioni, le Province e i Comuni, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze e delle risorse disponibili, promuovono l’incremento degli spazi verdi urbani, di «cinture verdi» intorno alle conurbazioni per delimitare gli spazi urbani, adottando misure per la formazione del personale e l’elaborazione di capitolati finalizzati alla migliore utilizzazione e manutenzione delle aree, e adottano misure volte a favorire il risparmio e l’efficienza energetica, l’assorbimento delle polveri sottili e a ridurre l’effetto «isola di calore estiva», favorendo al contempo una regolare raccolta delle acque piovane, con particolare riferimento:

Abano Terme, alberi tagliati apparentemente “sani” e non “malati”

a) alle nuove edificazioni, tramite la riduzione dell’impatto edilizio e il rinverdimento dell’area oggetto di nuova edificazione o di una significativa ristrutturazione edilizia;

b) agli edifici esistenti, tramite l’incremento, la conservazione e la tutela del patrimonio arboreo esistente nelle aree scoperte di pertinenza di tali edifici;

c) alle coperture a verde, di cui all’articolo 2, comma 5, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59, quali strutture dell’involucro edilizio atte a produrre risparmio energetico, al fine di favorire, per quanto possibile, la trasformazione dei lastrici solari in giardini pensili;

d) al rinverdimento delle pareti degli edifici, sia tramite il rinverdimento verticale che tramite tecniche di verde pensile verticale;

e) alla previsione e alla realizzazione di grandi aree verdi pubbliche nell’ambito della pianificazione urbanistica, con particolare riferimento alle zone a maggior densità edilizia;

f) alla previsione di capitolati per le opere a verde che prevedano l’obbligo delle necessarie infrastrutture di servizio di irrigazione e drenaggio e specifiche schede tecniche sulle essenze vegetali;

g) alla creazione di percorsi formativi per il personale addetto alla manutenzione del verde, anche in collaborazione con le università, e alla sensibilizzazione della cittadinanza alla cultura del verde attraverso i canali di comunicazione e di informazione”.

Carbonia, alberi tagliati Via Trieste (2015)

Inoltre, ai sensi dell’art. 6, comma 2°, della legge n. 10/2013, i Comuni, “ai fini del risparmio del suolo e della salvaguardia delle aree comunali non urbanizzate, … possono:

a) prevedere particolari misure di vantaggio volte a favorire il riuso e la riorganizzazione degli insediamenti residenziali e produttivi esistenti, rispetto alla concessione di aree non urbanizzate ai fini dei suddetti insediamenti;

b) prevedere opportuni strumenti e interventi per la conservazione e il ripristino del paesaggio rurale o forestale non urbanizzato di competenza dell’amministrazione comunale.

L’art. 7 della legge n. 10/2013, poi, prevede misure di salvaguardia per gli alberi monumentali, sia singoli che appartenenti a formazioni botaniche.

Che cos’hanno fatto i Comuni italiani per ampliare le loro aree verdi urbane a più di quattro anni dall’entrata in vigore della legge?

Allora, che cosa stanno aspettando per migliorare la qualità della vita di tutti noi?

Roma Capitale ha perlomeno iniziato…

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

____________________

[1] L’istanza è stata inviata ai sindaci di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Bari, Genova, Cagliari, Aosta, Catanzaro, L’Aquila, Trieste, Venezia, Trento, Ancona, Bolzano, Perugia, Campobasso, Potenza.

 

albero in autunno

(foto per conto GrIG, E.R., S.D., archivio GrIG)

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  1. Mara
    giugno 14, 2017 alle 7:31 am

    Roma “verde”: che sogno!

  2. giugno 14, 2017 alle 3:01 pm

    da Abitare Roma, 12 giugno 2017
    Ecco che cosa vuol fare Roma Capitale per il verde urbano.
    Ha intenzione (finalmente) di dotarsi di un’efficace politica di gestione del verde urbano: http://www.abitarearoma.net/cosa-vuol-roma-capitale-verde-urbano/

    ____________

    da Cagliaripad, 12 giugno 2017
    Gruppo d’Intervento Giuridico: “Ecco che cosa vuol fare Roma Capitale per il verde urbano”.
    “Roma Capitale ha intenzione (finalmente) di dotarsi di un’efficace politica di gestione del verde urbano”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=53066

  3. agosto 11, 2017 alle 12:40 pm

    geniale.

    da La Stampa,
    Raggi tassa i volontari. “Pagatevi l’assicurazione”.
    Roma, i paletti del Comune per chi si prende cura del verde pubblico. I comitati di quartiere insorgono: “Si scoraggia il nostro lavoro”. (Federico Capurso) (http://www.lastampa.it/2017/08/11/italia/politica/raggi-tassa-i-volontari-pagatevi-lassicurazione-08ajwj2dsUK4cS3y3P6OML/pagina.html)

    Sembra che ce la mettano tutta per far passare la voglia ai volontari. L’ultimo provvedimento del Comune di Roma prima delle ferie è rivolto a chi desidera prendersi gratuitamente cura del verde pubblico. La “determina”, studiata dai burocrati capitolini, impone di scaricare dal sito internet del Campidoglio un modulo, stamparlo e compilarlo inserendo i nomi di chi interverrà, dove, in che orario e con quali attrezzature, scannerizzarlo, inviarlo a un indirizzo email (che inizialmente non era stato fornito), e poi attendere una risposta. Tutto questo, non prima di aver pagato di tasca propria due polizze assicurative, che coprano i danni alla propria persona e a terzi.

    Aldo, che a settembre compirà 80 anni, ha già deciso: «Vorrà dire che rinuncerò a pulire il parco di piazza Manila. È un peccato». Aldo è in buona compagnia, con centinaia tra comitati di quartiere e associazioni no profit che si occupano di curare gratuitamente i giardini della città più verde d’Europa. E che ora si dicono «scoraggiati» da un provvedimento che, invece di premiare la gratuità del lavoro volontario, «complica solo le cose».

    Tra le onlus più importanti ad essersi scagliata contro il Comune, c’è Retake. Da anni si occupa dei parchi e dei giardini raccogliendo immondizia da terra, togliendo le erbacce, riparando le panchine. Elena Viscusi, che siede nel consiglio direttivo di Retake, trova «scoraggiante la filosofia retrograda che si cela dietro questo provvedimento». «E pensare che le uniche linee guida approvate finora dal Comune dicevano di voler incentivare il volontariato», aggiunge con amarezza. Una situazione difficile, quindi, persino per un’associazione strutturata, che già per legge è obbligata ad avere una propria assicurazione. «Indicare tutti gli interventi che verranno fatti e i nominativi vuol dire non avere idea delle situazioni che troviamo nei parchi», dice Viscusi. Spesso, nel corso dei loro interventi, «ci sono passanti che si fermano a dare una mano. Certo, provvederemo a stipulare un’assicurazione anche per loro che ci costerà circa 1300 euro. Ma dovrebbe pagarla il Comune, non noi». Senza considerare «i pensionati o le piccole realtà di quartiere che difficilmente hanno idea di come stipulare un’assicurazione di questo tipo».

    Piccole realtà come il comitato che si impegna a salvaguardare il parco di Centocelle. Nato perché «stanco di assistere ai continui roghi che si alzano la notte, tra i rifiuti abbandonati», racconta Simonetta, una delle partecipanti. Quest’anno abbiamo anche organizzato alcune manifestazioni per sensibilizzare il quartiere sul problema – aggiunge -, come quando abbiamo piantato degli alberi insieme a centinaia di altri romani. Adesso, però, temo che sarà molto difficile ripeterle».

    Al Trullo, quartiere nato sotto il fascismo tra i lotti delle case popolari, c’è «la piccola Svizzera». Così è stato ribattezzato un circondario gestito interamente dagli inquilini, «con prati all’inglese, panchine, fioriere, tutto acquistato e curato da noi», racconta Mario D’Amico, che lì è nato e cresciuto. «L’Ater, che gestisce le case popolari per conto del Comune, interviene dopo mesi per qualunque disservizio». In pochi giorni è cambiato tutto. «Ci hanno comunicato che non possiamo più toccare nulla; che se ne occuperà una ditta esterna. Ho paura che rovineranno il nostro lavoro». Non solo. «Volevamo pulire Villa Flora e mi ero messo d’accordo con alcuni ragazzi. Ieri mi hanno chiamato e mi hanno detto che non si può più fare, perché serve l’assicurazione».

    «Solo regole chiare e uguali per tutti», puntualizza l’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari. Ma i romani che vorrebbero prendersi cura della propria città, rimarranno a guardare.

  4. Mara
    agosto 11, 2017 alle 4:16 pm

    Non voglio pensare che i cinquestelle siano così idioti. Anzi più idioti dei predecessori.Ci dev’essere un motivo “legale” che cercherò di capire. O almeno ci provo.

  5. Terrae
    agosto 11, 2017 alle 10:38 pm

    L’intervento gratuito di cittadini generosi toglie ossigeno a funzionari e amministratori culturalmente dipendenti dai benefici privati derivanti dagli appalti di lavori pubblici.
    In altre parole: mazzette, creste, bustarelle, visibilità, favori, dispetti, prestigio, assunzioni, regalie, essere punto di riferimento per gli amici, e per gli amici degli amici.

    Nel caso specifico, comunque, potrebbe essere soltanto uno scrupolo eccessivo dettato dall’incapacità di assumersi le proprie responsabilità.
    O semplicemente coglionaggine elevata all’ennesima potenza.

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