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Che cosa hanno fatto i Comuni per l’attuazione della legge che dovrebbe incrementare il verde urbano?


albero in città

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (6 maggio 2017) una specifica istanza ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione e Provincia autonoma (Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Bari, Genova, Cagliari, Aosta, Catanzaro, L’Aquila, Trieste, Venezia, Trento, Ancona, Bolzano, Perugia, Campobasso, Potenza) per l’attuazione delle previsioni della legge 14 gennaio 2013, n. 10 sull’incremento del verde pubblico e privato nelle città.

Sono numerose le competenze assegnate a tutti i Comuni d’Italia per migliorare la qualità della vita nei più di 8 mila centri piccoli e grandi del Bel Paese, spesso inattuate.

Roma, Piazzale Eugenio Morelli (Portuense), perenne recinzione da cantiere intorno a un ceppo di albero tagliato (gennaio 2017)

Infatti, l’art. 6, comma 1°, della legge 14 gennaio 2013, n. 10 afferma che le Regioni, le Province e i Comuni, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze e delle risorse disponibili, promuovono l’incremento degli spazi verdi urbani, di «cinture verdi» intorno alle conurbazioni per delimitare gli spazi urbani, adottando misure per la formazione del personale e l’elaborazione di capitolati finalizzati alla migliore utilizzazione e manutenzione delle aree, e adottano misure volte a favorire il risparmio e l’efficienza energetica, l’assorbimento delle polveri sottili e a ridurre l’effetto «isola di calore estiva», favorendo al contempo una regolare raccolta delle acque piovane, con particolare riferimento:

a) alle nuove edificazioni, tramite la riduzione dell’impatto edilizio e il rinverdimento dell’area oggetto di nuova edificazione o di una significativa ristrutturazione edilizia;

b) agli edifici esistenti, tramite l’incremento, la conservazione e la tutela del patrimonio arboreo esistente nelle aree scoperte di pertinenza di tali edifici;

c) alle coperture a verde, di cui all’articolo 2, comma 5, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59, quali strutture dell’involucro edilizio atte a produrre risparmio energetico, al fine di favorire, per quanto possibile, la trasformazione dei lastrici solari in giardini pensili;

d) al rinverdimento delle pareti degli edifici, sia tramite il rinverdimento verticale che tramite tecniche di verde pensile verticale;

e) alla previsione e alla realizzazione di grandi aree verdi pubbliche nell’ambito della pianificazione urbanistica, con particolare riferimento alle zone a maggior densità edilizia

f) alla previsione di capitolati per le opere a verde che prevedano l’obbligo delle necessarie infrastrutture di servizio di irrigazione e drenaggio e specifiche schede tecniche sulle essenze vegetali;

g) alla creazione di percorsi formativi per il personale addetto alla manutenzione del verde, anche in collaborazione con le università, e alla sensibilizzazione della cittadinanza alla cultura del verde attraverso i canali di comunicazione e di informazione”.

Roma, giardino pubblico (Rione Quirinale)

Inoltre, ai sensi dell’art. 6, comma 2°, della legge n. 10/2013, i Comuni, “ai fini del risparmio del suolo e della salvaguardia delle aree comunali non urbanizzate, … possono:

a) prevedere particolari misure di vantaggio volte a favorire il riuso e la riorganizzazione degli insediamenti residenziali e produttivi esistenti, rispetto alla concessione di aree non urbanizzate ai fini dei suddetti insediamenti;

b) prevedere opportuni strumenti e interventi per la conservazione e il ripristino del paesaggio rurale o forestale non urbanizzato di competenza dell’amministrazione comunale.

Cagliari, Terrapieno, albero capitozzato e vandalizzato (ott. 2013)

L’art. 7 della legge n. 10/2013, poi, prevede misure di salvaguardia per gli alberi monumentali, sia singoli che appartenenti a formazioni botaniche.

Che cos’hanno fatto i Comuni italiani per ampliare le loro aree verdi urbane a più di quattro anni dall’entrata in vigore della legge?

Troppo spesso poco o nulla.

Eppure è ben noto a livello scientifico il fondamentale contributo degli alberi per la qualità ambientale e sanitaria delle nostre città.

Già nel 2013 era stata pubblicata l’importante ricerca “Carbon storage and sequestration by trees in urban and community areas of the United States” sulla rivista Environmental Pollution (Vol. 178, luglio 2013, pp. 229-236), condotta da David J. Novak, Eric J. Greenfield, Robert E. Hoehn, Elizabeth Lapoint dell’U.S. Forest Service e del Davey Institute: l’analisi sulla situazione ambientale di dieci città americane aveva condotto a rilevanti scoperte.          Gli alberi non solo sottraggono anidride carbonica e forniscono ossigeno all’aria che respiriamo, ma eliminano anche le pericolosissime polveri sottili, specialmente il particolato fine inquinante (inferiore ai 2,5 micron, o PM2,5), generati soprattutto dai sistemi di riscaldamento tradizionali e dal traffico veicolare.

Roma, Prati, giardino pubblico Via Gulli, albero tagliato

Le implicazioni favorevoli sulla salute e sui costi della sanità sono anche più elevate. Utilizzando il programma BenMAP dell’E.P.A., l’Agenzia di protezione ambientale statunitense, i ricercatori hanno potuto stimare l’incidenza di effetti avversi sulla salute, come mortalità e morbilità, associandola al valore monetario che deriva dai cambiamenti nelle concentrazioni di Pm2,5.      La quantità totale di Pm2,5 rimossa annualmente dagli alberi varia dalle 4,7 tonnellate a Syracuse, alle 64,5 tonnellate di Atlanta, monetizzate in equivalenti valori annuali che variano da 1,1 milioni di dollari a Syracuse ai 60,1 milioni di dollari a New York.   Per quanto riguarda New York si calcola che gli alberi salvino una media di otto vite umane ogni anno.

Sulla rivista Environmental Research Letters (Vol. 10, 12 agosto 2015, n. 8) è stata pubblicata la ricerca Impact of urbanization on US surface climate, realizzata da Lahouari Bounoua, Ping Zhang, Georgy Mostovoy, Kurtis Thome, Jeffrey Masek, Marc Imhoff, Marshall Shepherd, Dale Quattrochi, Joseph Santanello, Julie Silva del Goddard Space Flight Center della N.A.S.A.

Abano Terme, alberi tagliati apparentemente “sani” e non “malati”

Anche l’I.S.P.R.A., in Italia, con la ricerca Qualità dell’ambiente urbano – XII Rapporto. Focus su Inquinamento atmosferico nelle aree urbane ed effetti sulla salute (2016), ha fatto emergere dati a dir poco drammatici sulle conseguenze dell’inquinamento nelle città sulla salute della popolazione urbana.

Dall’analisi satellitare delle città americane – effettuata per la prima volta – i ricercatori hanno verificato che le aree urbane sono vere e proprie “isole di calore”, con una temperatura più elevata rispetto alle aree circostanti da 1 a 3 gradi centigradi (con una media di + 1,9 gradi in estate e + 1,5 gradi in inverno), a causa della massiccia presenza di asfalto, cemento, edifici e altre superfici impermeabilizzanti che frenano il raffreddamento naturale fornito dalla vegetazione. Ovviamente il surriscaldamento ha effetti anche economici: un grado in più durante l’estate fa salire dal 5 al 20% i consumi di elettricità per i condizionatori.

Firenze, cantieri Tramvia, taglio alberi

Il fattore fondamentale per contrastare il surriscaldamento cittadino, assolutamente indipendente dalle emissioni di gas a effetto serra, risulta essere la presenza di vegetazione naturale. Più alberi equivale, quindi, a minore surriscaldamento oltre agli effetti positivi in termini di paesaggio, qualità ambientale, contenimento dell’inquinamento, salute pubblica.

Allora, che cosa stanno aspettando i Comuni italiani per migliorare la qualità della vita di tutti noi?   Iniziamo a capirlo da quanto fatto dai capoluoghi di regione e delle province autonome.

Naturalmente chiunque di noi cittadini può fare le stesse richieste al proprio Comune di residenza: per chi volesse farlo è disponibile un fac simile da completare con le proprie generalità per poi spedirlo direttamente. Basta chiederlo all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Roma, Piazza della Balduina, pino tagliato per motivi non conosciuti (dicembre 2016)

(foto E.R., M.F., M.F., S.D., archivio GrIG)

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  1. Felicia
    maggio 14, 2017 alle 9:47 pm

    La generale insensibilita’ degli italiani e ottusità degli stessi amministratori pubblici sui temi intelligenti , troppo intelligenti , del verde è ormai risaputa ; troppo impegnati a rubare ( i casi che vengono fuori giustizialmente sono solo la punta dell’iceberg) ?
    O proprio , anche , vi è un gravissimo difetto culturale da terzo mondo ben difficilmente colmabile ?
    Bisognerebbe iniziare dalle scuole e con l’educazione civica insegnare anche l’educazione dell’ambiente , ma naturalmente NON SI FA , e insieme alla MOLTO approssimativa educazione scolastica , va di pari passo quella diffusa cialtronesca dei genitori .
    Fare come voi è fondamentale e mai perdere le speranze NONOSTANTE TUTTO E TUTTI .

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