Sospesa l’attività estrattiva di un’altra cava sulle Alpi Apuane.


Alpi Apuane, Massa, Padulello, notare la Via di Lizza del Padulello, manufatto storico

Alpi Apuane, Massa, Padulello, notare la Via di Lizza del Padulello, manufatto storico

 

Il Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, con ordinanza presidenziale n. 2 del 17 febbraio 2017, ha sospeso l’attività estrattiva della Cava Padulello, a Massa, gestita dalla Sermattei s.r.l., in seguito all’avvenuto riscontro di “lavorazioni realizzate … in difformità dalla Pronuncia di Compatibilità Ambientale e di Nulla osta del Parco” e ha ordinato il ripristino ambientale (art. 64 della legge regionale Toscana n. 30/2015 e s.m.i.).

Nel dicembre 2016 il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Presidio Apuane, insieme ad Amici della Terra – Club VersiliaClub Alpino Italiano – ToscanaLa Pietra Vivente, aveva presentato alle amministrazioni pubbliche e alla magistratura competenti specifica segnalazione con richiesta di accertamenti sullo svolgimento dell’attività estrattiva.

Senza dubbio, però, rimane una notevole carenza normativa: l’assenza della previsione della revoca in caso di gravi violazioni dei criteri, limiti, principi dell’autorizzazione all’attività estrattiva.  Sarebbe possibile in forza della norma generale prevista per ogni atto amministrativo dalla legge n. 241/1990 e s.m.i. (l’art. 21 quinques), ma nessuno ha il coraggio di farlo.

Lo scorso 25 febbraio 2017, nell’ambito della manifestazione De Mundo Apuano – Confini, promossa dal Gruppo Speleologico Archeologico Apuano, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – Presidio Apuane ha presentato Alpi Apuane, confini sconfinati, un’analisi ragionata fra acqua, vegetazione, attività estrattive e legalità a cura di Elia Pegollo, Andrea Ribolini, Franca Leverotti.

Proponiamo di seguito la parte finale.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Alpi Apuane, Massa, panoramica fra Padulello e Focolaccia

Alpi Apuane, Massa, panoramica fra Padulello e Focolaccia

Se il rispetto della legge costituisce un confine, una demarcazione, qui lo si è superato più volte: è stato superato dalle istituzioni, dai concessionari, dall’indifferenza dei cittadini. Ma, soprattutto, la legge viene interpretata discrezionalmente: le pronunce di compatibilità ambientale (P.C.A.) delle cave distinguono di fatto fra “abuso permissibile” e “non permissibile”. A oggi si è condonato di tutto e di più, con sanzioni risibili imposte dalle normative regionali toscane: ma si può condonare l’asportazione di una cresta, il taglio di una guglia, l’inquinamento delle sorgenti?

Il Grippo d’Intervento Giuridico onlus (GrIG) chiede il rispetto delle leggi e, poichè è senza padrini e senza padroni, cerca di portare alla luce tutto ciò che ha superato il confine. Da qui le cave chiuse….

Vi porto pochi esempi: ieri è stata formalizzata la chiusura di una cava: ci sono voluti due mesi da quando Comune, Carabinieri e Guardiaparco hanno riscontrato gli abusi (alcune migliaia di tonnellate asportate senza autorizzazione), abusi che sono in parte presenti nella recente richiesta di variante (a volumi zero: cioè non si scaverebbe oltre il consentito, ma si distribuirebbero diversamente i volumi concessi).

Alpi Apuane, Fivizzano, Cava Vittoria, scarico detriti (15 luglio 2016)

Alpi Apuane, Fivizzano, Cava Vittoria, scarico detriti (15 luglio 2016)

Che cosa vuol dire? Che prima si fa l’abuso, poi si cerca di legittimarlo con una variante di piano a volumi zero, certi che nessuno controlli lo stato di fatto della cava:  infatti, per decenni è stato così. Di questa cava  non si può tacere il fatto che alcuni anni fa ha scavato  per quasi un anno, pur in possesso di un solo permesso di ripristino ambientale con divieto “tassativo di scavo al monte”, perché l’amministrazione voleva che un imprenditore terminasse le sue commesse.

Grazie alla mancanza di controlli, una cava in galleria ha potuto scavare diverse gallerie senza averne l’autorizzazione. Non solo, è entrata anche in area Parco. Stando alle dichiarazioni della Ditta le tonnellate scavate (cioè detriti e blocchi) sono diverse migliaia. Ci si chiede: se il detrito viene usato per chiudere le gallerie abusive esaurite, da dove sono passate le tonnellate di blocchi scavati in più che non risultano alla pesa?

Ma se il Comune e il Parco non controllano, perché la ASL PISSL delegata alla sicurezza, che spesso fa sopralluoghi, non ha riscontrato le difformità? Perché non compete: gli addetti alla sicurezza hanno l’obbligo di controllare che le gallerie siano sicure, non devono accertarne la presenza nel piano estrattivo.

Un cittadino si domanda: perché invitarli alle conferenze dei servizi? Che significato ha l’obbligo di un loro parere sulla posizione di una galleria, se molte gallerie non rispettano le indicazioni della ASL? Ne è stata fatta una, traslata e alzata di 16 metri rispetto al progetto originario, ma non è stata sanzionata perché era sicura!

E’ comune che le Ditte nel momento in cui chiedono il rinnovo del piano estrattivo, dichiarino che non hanno esaurito il quantitativo concesso per la crisi del mercato (una ditta lo dichiara da decenni…) oppure perché il tempo non ha permesso di lavorare quanto previsto ecc. Ci chiediamo: è normale che si continuino ad accettare piani che contengono queste giustificazioni, nel momento in cui la stessa ditta dichiara di aver scavato migliaia di tonnellate extra?

Alpi Apuane, Cava Vittoria, scarico detriti (luglio 2016)

Alpi Apuane, Cava Vittoria, scarico detriti (luglio 2016)

Ancora il confine violato: il Comune tollera che le Ditte tentino di appropriarsi di beni della Comunità, quando nei contratti notarili dichiarano falsamente la proprietà di alcuni mappali o affermano di avere in uso un intero mappale e non 1/10 della sua superficie. Il Comune concede in affitto   mappali adiacenti all’area estrattiva , affitto tenue, di solito per un quinquennio, poi il mappale viene incorporato all’area di cava, senza preoccuparsi se è censito come bene comunale o area estrattiva….I 30.000 mq di terreno comunale su cui sorge l’Aronte sono finiti in mano agli arabi della Focolaccia in questo modo.

Ma capita anche che nel momento in cui il Comune li concede in affitto, si precisi se sono concessi come area estrattiva, oppure per bonifica, sicurezza, ripristino ambientale ecc. Ebbene, quando su questi mappali concessi “per altro” si fa attività estrattiva, è normale che l’Amministrazione non intervenga?

Una nota sulla “sicurezza”: in nome della presunta sicurezza si concede tutto e di più. Si giustificano gli abusi ex post. Un pezzo di montagna (area estrattiva), scavato senza i regolari permessi del Parco, solo con l’autorizzazione impropria e insufficiente del Dirigente e del Responsabile Unico del Procedimento del Comune, diventa ex post un ravaneto instabile.  Improvvidi i concessionari di 30-40 anni prima che sul ravaneto instabile avevano costruito una casetta in muratura per gli operai e la cabina elettrica….

E ancora, in un piano approvato si specifica che una cava produce di detrito solo scaglie e blocchi per scogliere, ma quando vengono autorizzati 7-8 camion al giorno esentasse per 10 mesi per trasportare terre….viene il dubbio che il confine sia stato superato dal concessionario e anche dall’Amministrazione.

Ancora un caso di totale cecità del Parco e dell’Amministrazione…La Regione fin dal 1980, con il progetto Ertag Marmi, fa mappature complete delle cave e delle qualità del marmo presente: ma tutto ciò viene dimenticato. Nel 2007 si specifica nel PRAER che alcuni marmi rari non possono essere scavati perché vanno lasciati allo scopo di restaurare monumenti storici. Evidentemente si chiede ai Comuni di segnalare la presenza di cave con quella tipologia di marmo….il Comune di Massa segnala due cave chiuse e si dimentica la sola in attività che continua a scavarlo ancora oggi, consapevole del pregio del materiale come si legge nella pubblicità che non a caso rimanda a Cosimo de’ Medici.

Alpi Apuane, marmettola in un corso d'acqua

Alpi Apuane, marmettola in un corso d’acqua

Come si arriva a conoscere le procedure, a vedere i piani estrattivi? Con molta difficoltà: per almeno due anni le delibere sulle cave non sono state messe all’albo on line del Comune: una grave violazione di legge. Solo da un anno il Comune consente l’accesso al suo Archivio dietro richiesta scritta e si possono avere a pagamento fotocopie, ancora dietro richiesta scritta. Sempre dietro richiesta scritta si può accedere al materiale del Parco recente, quello presente nella sede di Massa: materiale che non contempla però le infrazioni riscontrate dai Guardiaparco. Per gli altri Enti, ASL e ARPAT l’accesso, dietro richiesta scritta , non è diretto: sono gli Enti che selezionano il materiale che possono dare e ne fanno loro fotocopie a pagamento.

Un cittadino rappresentante di Associazioni Ambientaliste ha il dovere di chiedere e ricevere questo materiale: a quale scopo?  Per la tutela degli interessi collettivi. Questo stesso cittadino ha il dovere di chiedere informazioni e chiarimenti ai diversi Enti al fine di segnalare le violazioni riscontrate e percorsi impropri. Questo che sarebbe un percorso legittimo  e riconosciuto negli Stati democratici, sembra trovare limiti nella Toscana Nord occidentale, se arrivano ad un sindaco e ad un imprenditore una busta contenente materiale attribuito al GrIG e che sarebbe stato inviato dal GrIG a diversi Enti pubblici, senza che queste persone sentano il dovere di consegnare questo materiale all’Autorità giudiziaria perché ne verifichi la provenienza, ma queste persone, beneficiarie del materiale,  si sentono in dovere  di chiedere spiegazioni in merito al GrIG direttamente.

Esiste ancora un confine? Esiste il rispetto della legge? Siamo in Italia, nel 2017 oppure altrove?

 

Pontestazzemese, manifestazione GrIG Apuane in occasione di riunione dei sindaci del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane (10 gennaio 2017)

Pontestazzemese, manifestazione GrIG Apuane in occasione di riunione dei sindaci del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane (10 gennaio 2017)

(foto A.G., F.L., archivio GrIG)

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  1. febbraio 28, 2017 alle 3:01 pm

    da Il Tirreno, 27 febbraio 2017
    Stop a cava Padulello La denuncia dei Grig fa intervenire il Parco.
    L’Ente ravvisa difformità sulla pronuncia di compatibilità e fa scattare l’ordinanza di sospensione delle lavorazioni. (Cinzia Chiappini): http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2017/02/27/news/stop-a-cava-padulello-la-denuncia-dei-grig-fa-intervenire-il-parco-1.14949935

    ____________________

    da L’Eco della Lunigiana, 27 febbraio 2017
    Alpi Apuane. Confini sconfinati. (Simona Folegnani): http://ecodellalunigiana.it/2017/02/27/alpi-apuane-confini-sconfinati/

  2. aprile 9, 2017 alle 1:18 pm

    sospesa anche l’attività della Cava Madielle.

    ordinanza commissariale n. 3 del 21 marzo 2017: http://www.parcapuane.toscana.it/Priv_File_Documento_Amministrativo/14030.pdf

    ___________________

    da Il Tirreno, 23 marzo 2017
    Stop alla cava Madielle con un’ordinanza.
    Il Parco delle Apuane contesta una serie di operazioni in difformità rispetto alla pronuncia di compatibilità ambientale: 30 giorni per rispondere: http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2017/03/23/news/stop-alla-cava-madielle-con-un-ordinanza-1.15078168

    _______________

    da La Gazzetta di Massa Carrara, 22 marzo 2017
    “Qualcosa è cambiato”: Putamorsi blocca l’attività estrattiva della cava Madielle per incompatibilità ambientale. (Vinicia Tesconi): http://www.lagazzettadimassaecarrara.it/politica/2017/03/qualcosa-e-cambiato-putamorsi-blocca-l-attivita-estrattiva-della-cava-madielle-per-incompatibilita-ambientale/

  3. aprile 9, 2017 alle 6:01 pm
  4. giugno 22, 2017 alle 2:46 pm

    un’altra cava sospesa.

    Ordinanza Parco Apuane di sospensione e riduzione in pristino n. 8 del 20.06.2017, Escavazione Arabescato Bianco srl – Cava Borra Larga, Comune di Stazzema: http://www.parcapuane.toscana.it/Priv_File_Documento_Amministrativo/14748.pdf

    _________________________

    da Il Tirreno, 21 giugno 2017
    Stop ai lavori non autorizzati nella cava. Ordinanza del Parco impone la sospensione della costruzione di gallerie, ma non l’estrazione di marmo. (http://iltirreno.gelocal.it/versilia/cronaca/2017/06/21/news/stop-ai-lavori-non-autorizzati-nella-cava-1.15519208)

    STAZZEMA. Stop ai lavori non autorizzati nella cava Borra Larga. In seguito a un controllo delle guardie che monitorano il territorio, il Parco delle Apuane ha emesso un’ordinanza, con destinataria l’impresa Escavazione Arabescato Bianco srl di Carrara,per «l’immediata sospensione delle lavorazioni realizzate presso la cava Borra Larga, nel Comune di Stazzema». Il riferimento è alla realizzazione di gallerie «in difformità dalla pronuncia di compatibilità ambientale e dal nulla osta del Parco, per complessivi 12.930 metri cubi, dislocate in diverse porzioni del cantiere estrattivo in sotterraneo». In pratica, queste gallerie sono state realizzate senza il nulla osta del Parco. La sospensione non riguarda l’attività di estrazione del marmo, che può continuare. Non si tratta, quindi, di un provvedimento di chiusura della cava in sé.Il Parco ha inoltre imposto «il ripristino, la risistemazione e l’eventuale ricostruzione dell’assetto morfologico ed idrogeologico e delle specie vegetali ed animali come previsto dall’art. 64, comma 1, legge regionale 19 marzo 2015 n. 30», nonché «la risistemazione ambientale, comprensiva dell’assetto definitivo delle discariche», ricostruendo l’assetto dei luoghi precedente le opere difformi».Viene inoltre dato mandato alle guardie del Parco «di sottoporre l’area oggetto delle difformità a controlli e monitoraggi, per un periodo non inferiore a 90 giorni a far data dalla notifica della presente ordinanza, precisando che entro tale periodo le opere difformi non potranno essere modificate, dovranno essere rese accessibili per i controlli del Comando Guardiaparco e per i monitoraggi finalizzati a verificare gli impatti e le incidenze determinatesi sull’ambiente».L’impresa di Carrara, entro 30 giorni dalla notifica della ordinanza, dovrà presentare «un progetto di ripristino e risistemazione ambientale relativo all’area interessata dalle difformità, che dovrà contenere tutta la documentazione necessaria». Viene, infine, ordinato di «realizzare le opere entro 90 giorni dalla notifica della presente ordinanza. Il termine di 90 giorni è computato escludendo i tempi intercorrenti tra la data di presentazione del progetto e la data di comunicazione della sua approvazione». L’impresa dovrà poi comunicare al Parco l’avvenuta fine lavori delle opere di ripristino e sistemazione ambientale di cui alla presente ordinanza».

  1. febbraio 28, 2017 alle 11:32 pm

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