Ricorso europeo per difendere i valori naturalistici delle Alpi Apuane.


Alpi Apuane, il bivacco Aronte e Punta Carina

Alpi Apuane, il bivacco Aronte e Punta Carina

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (4 gennaio 2016) uno specifico ricorso per la salvaguardia dei valori naturalistici delle Alpi Apuane rientranti nella Rete Natura 2000, il sistema europeo delle aree naturali protette, posti in pericolo anche dalla presenza di disposizioni favorevoli all’eccessiva attività estrattiva contenute nel Piano di indirizzo territoriale (P.I.T.) con valenza di piano paesaggistico della Toscana.

Coinvolta la Commissione europea, la Commissione “petizioni” del Parlamento europeo, il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, la Regione Toscana.

Alle Istituzioni comunitarie sono state fornite ampie documentazioni concernenti anche la perdita di biodiversità delle aree interessate dai fenomeni estrattivi, raccolte con cura da parte del Presidio GrIG delle Apuane.

Nonostante la presenza del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane e, soprattutto, di una zona di protezione speciale (Z.P.S.) e di ben dieci siti di importanza comunitaria (S.I.C.), tutelati rispettivamente dalle direttive n. 2009/147/CE e n. 92/43/CEE e rientranti nella Rete Natura 2000[1], l’area delle Alpi Apuane continua a esser in grave pericolo per le pesantissime conseguenze delle attività estrattive del marmo sia in termini di vero e proprio consumo del territorio che in termini di inquinamento dell’acqua e del suolo.

Alpi Apuane, marmettola cementata in un corso d'acqua

Alpi Apuane, marmettola cementata in un corso d’acqua

Purtroppo, al contrario di quanto fosse lecito attendersi, il P.I.T. della Toscana, nell’area delle Apuane, consente l’ampliamento di attività estrattive preesistenti, l’apertura di nuove attività di cava nonché la riattivazione di cave dismesse anche entro i S.I.C. e la Z.P.S.

Infatti, nonostante gli aspetti negativi e la necessità di rapidi interventi di salvaguardia, l’area delle Alpi Apuane, rientrante in gran parte nel Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, è ampiamente destinata ad attività di cava attualmente in corso o potenzialmente riattivabile o, addirittura, attivabile ex novo anche nel P.I.T., così come emerge dalla disciplina dell’Allegato 5 – Schede bacini estrattivi Alpi Apuane + 21 schede di bacino.[2]   Il censimento delle attività estrattive sulle Alpi Apuane condotto dall’Università degli Studi di Siena – Centro di Geotecnologie avrebbe portato a individuare ben 165 cave attive e 510 cave inattive[3].

Seravezza, la cava delle Cervaiole da Passo Croce. Il Picco Falcovaia non esiste più

Seravezza, la cava delle Cervaiole da Passo Croce. Il Picco Falcovaia non esiste più

Si deve evidenziare, in particolare, che il P.I.T. toscano costituisce il quadro di riferimento territoriale delle procedure di valutazione di incidenza ambientale (V.Inc.A.) a cui sono sottoposti i progetti estrattivi e, in pratica, ne condiziona l’esito, favorevole all’estrazione del marmo.

Per tali motivi, il P.I.T. è già oggetto di ricorsi giurisdizionali davanti ai Giudici amministrativi nazionali e, ora, sarà oggetto di esame anche da parte delle Istituzioni europee.

Deve, inoltre, esser ricordato che dal 2014 la Commissione europea – Direzione generale “Ambiente” ha aperto la procedura di indagine EU Pilot 6730/14/ENVI “diretta ad accertare se esista in Italia una prassi di sistematica violazione dell’articolo 6 della direttiva Habitat a causa di svariate attività e progetti realizzati in assenza di adeguata procedura di valutazione di incidenza ambientale (V.INC.A.) in aree rientranti in siti di importanza comunitaria (S.I.C.) e zone di protezione speciale (Z.P.S.) componenti la Rete Natura 2000.   Nella primavera del 2015 la Commissione europea – Direzione generale “Ambiente” ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Europee – Struttura di Missione per le Procedure di Infrazione nuove informazioni complementari, segnalando ulteriori contestazioni e indicazioni di attuazione (nota Pres. Cons. Ministri prot. n. DPE3253 del 27 marzo 2015). Fra le ulteriori contestazioni è il caso CHAP(2012)2233 che “riguarda l’impatto ambientale delle numerose cave di marmo attive nel Parco regionale delle Alpi Apuane (Toscana) … in particolare, relativamente alla cava Colubraia.

Piuttosto gravi, anche sul piano finanziario, sono le conseguenze di un’eventuale condanna da parte della Corte di Giustizia europea in seguito a procedura di infrazione per violazione della normativa comunitaria.

Alpi Apuane, marmettola in un corso d'acqua

Alpi Apuane, marmettola in un corso d’acqua

Il Governo Renzi e la Regione Toscana lo capiranno in tempo?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

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[1] Nell’area delle Alpi Apuane e in particolare del Parco regionale sono stati individuati:

* sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Monte Sagro” (codice IT5110006);

* sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Monte Castagnolo” (codice IT5110007);

* sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Monte Borla – Rocca di Tenerano” (codice IT5110008);

* sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Valli glaciali di Orto di Donna e Solco d’Equi” (codice IT5120008);

* sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Monte Sumbra” (codice IT5120009);

* sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Valle del Serra – Monte Altissimo” (codice IT5120010);

* sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Valle del Giardino” (codice IT5120011);

* sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Monte Croce – Monte Matanna” (codice IT5120012);

* sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Monte Tambura – Monte Sella” (codice IT5120013);

* sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Monte Corchia – Le Panie” (codice IT5120014);

* zona di protezione speciale (Z.P.S.) “Prateria primarie e secondarie delle Apuane” (codice IT5120015).

[2] “La perimetrazione dei Bacini estrattivi rappresentati nelle Schede da 1 a 14 e da 16 a 21 coincide con le Aree Contigue di Cava (ACC) individuate dalla L.R. 65/1997 del Parco delle Alpi Apuane e modificate con L.R. 73/2009. La Scheda n. 15 individua i bacini estrattivi di Carrara e di Massa esterni al perimetro dell’area di Parco. La scheda n.15 è articolata in tre sottobacini (Torano, Miseglia e Colonnata)” (P.I.T., Allegato 5).

[3] I piani esecutivi per l’attività di cava sono così disciplinati: “il procedimento per l’approvazione dei Piani attuativi dei bacini estrattivi delle Alpi Apuane è disciplinato dagli art. 113 e 114 della legge regionale Toscana n. 65 del 2014. Il piano attuativo, riferito a bacini estrattivi che interessano i beni paesaggistici di cui all’artt. 134 del Codice è trasmesso alla Regione entro 10 giorni dalla pubblicazione sul BURT del relativo avviso di adozione. La Regione, entro trenta giorni dall’avvenuta trasmissione del Piano, provvede ad indire una Conferenza di servizi con la partecipazione di tutti gli altri Enti territoriali interessati, invitando a partecipare anche i competenti uffici del Ministero per i beni e le attività culturali, allo scopo di verificare, in via preliminare, il rispetto della disciplina paesaggistica. Il procedimento si conclude entro trenta giorni dallo svolgimento della prima riunione della conferenza dei servizi” (art. 8 delle Norme comuni per i Bacini estrattivi delle Alpi Apuane”, Allegato 5 del P.I.T.).

 

 

La Nazione, 6 gennaio 2016

La Nazione, 6 gennaio 2016

 

La Nazione, 6 gennaio 2016

La Nazione, 6 gennaio 2016

 

La Nazione, 6 gennaio 2016

La Nazione, 6 gennaio 2016

(foto F.L., archivio GrIG)

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  1. gennaio 5, 2016 alle 3:05 pm

    da TG Regione, 4 gennaio 2016
    Ricorso europeo per difendere i valori naturalistici delle Alpi Apuane: http://www.tgregione.it/cronaca-regionale/ricorso-europeo-per-difendere-i-valori-naturalistici-delle-alpi-apuane/

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    da La Gazzetta di Massa e Carrara, 5 gennaio 2016
    Ricorso europeo per difendere i valori naturalistici delle Alpi Apuane: http://www.lagazzettadimassaecarrara.it/politica/2016/01/ricorso-europeo-per-difendere-i-valori-naturalistici-delle-alpi-apuane/

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    da Il Tirreno, 8 gennaio 2016
    cave e ambiente «Troppa escavazione con il pit» Il ricorso degli ecologisti all’Ue. (http://www.versiliaproduce.it/index.php?option=com_content&view=article&id=22560:cave-e-ambiente-ltroppa-escavazione-con-il-pitr-il-ricorso-degli-ecologisti-allue&catid=39:il-tirreno&Itemid=73)

    MASSA CARRARA. Gli ambientalisti si appellano all’Europa per salvare le Apuane. Lo ha fatto l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus che ha inoltrato un ricorso per la salvaguardia dei valori naturalistici delle Alpi Apuane rientranti nella Rete Natura 2000, il sistema europeo delle aree naturali protette, «posti in pericolo – fanno sapere – anche dalla presenza di disposizioni favorevoli all’eccessiva attività estrattiva contenute nel piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico della Toscana». Coinvolta la Commissione europea, la Commissione “petizioni” del Parlamento europeo, il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, la Regione Toscana. Alle istituzioni comunitarie sono state fornite ampie documentazioni concernenti anche la perdita di biodiversità delle aree interessate dai fenomeni estrattivi, raccolte con cura da parte del Grig delle Apuane. «Nonostante la presenza del parco naturale regionale delle Alpi Apuane e, soprattutto, di una zona di protezione speciale e di ben dieci siti di importanza comunitaria, l’area delle Alpi Apuane continua a esser in grave pericolo per le pesantissime conseguenze delle attività estrattive del marmo sia in termini di vero e proprio consumo del territorio che in termini di inquinamento dell’acqua e del suolo. Purtroppo – continuano – al contrario di quanto fosse lecito attendersi, il pit della Toscana, nell’area delle Apuane, consente l’ampliamento di attività estrattive preesistenti, l’apertura di nuove attività di cava nonché la riattivazione di cave dismesse anche entro i Sic e Zps. Infatti, nonostante gli aspetti negativi e la necessità di rapidi interventi di salvaguardia, l’area delle Alpi Apuane, rientrante in gran parte nel Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, è ampiamente destinata ad attività di cava attualmente in corso o potenzialmente riattivabile o, addirittura, attivabile ex novo anche nel pit. Si deve evidenziare, in particolare, che il pit costituisce il quadro di riferimento territoriale delle procedure di valutazione di incidenza ambientale a cui sono sottoposti i progetti estrattivi e, in pratica, ne condiziona l’esito, favorevole all’estrazione del marmo».

  2. gennaio 5, 2016 alle 10:27 pm

    da La Nazione, 3 gennaio 2016
    «Il bacino è troppo esteso per trovare i responsabili». (Francesco Scolaro) (http://www.versiliaproduce.it/index.php?option=com_content&view=article&id=22506:lil-bacino-e-troppo-esteso-per-trovare-i-responsabilir&catid=40:la-nazione&Itemid=72)

    L’ESTENSIONE del bacino idrogeologico del Frigido rende «più difficoltoso il risalire all’origine di problematiche quali la presenza di marmettola». Con queste poche righe, in pratica, la Regione risponde alle richieste di informazioni sullo stato del fiume avanzate a settembre dalla Direzione generale per la protezione della natura e del mare del Ministero dell’Ambiente e a ottobre dalla Direzione generale per la tutela del territorio e delle acque dello stesso ministero. Le richieste, attivate dopo le circostanziate denunce del Grig (Gruppo d’intervento giuridico onlus) riguardavano nello specifico le azioni intraprese dalla Regione in primis e anche dagli enti locali per limitare i fenomeni di inquinamento sia del Frigido sia del Carrione e raggiungere quindi gli obiettivi ambientali previsti dalle normative europee, previsti per il 2015 ma già rimandati al 2021. Obiettivo è anche quello di evitare l’apertura di un nuovo contenzioso comunitario con pesanti conseguenze anche sotto il profilo sanzionatorio (si parla di oltre 9 milioni di euro). Ma la risposta della Regione, in pratica, si limita a fare un quadro della situazione sotto il profilo naturale e giuridico. Di fatto la Toscana ribadisce che per Carrione e Frigido l’inquinamento da marmettola è noto dal 2004 e da quell’anno «in attesa della definizione delle misure di conservazione dei SIC ai fini della loro designazione quali ZSC, sono approvate le prime misure di conservazione» che in pratica si traducono in «limitazione di ulteriori espansioni dei bacini estrattivi e delle infrastrutture connesse oltre che la loro razionalizzazione e la risistemazione dei bacini estrattivi abbandonati». Tuttavia a oggi sono ancora «in corso di approvazione da parte della Regione le misure di conservazione dei Sic ai fini della loro designazione quali Zsc». Inoltre sia sul Frigido sia sul Carrione è presente un solo punto di monitoraggio della qualità ecologica che rimane bassa, inferiore a quella prevista dalla direttiva comunitaria: sufficiente il Frigido, scarso il Carrione.

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    1 gennaio 2016
    Il tritone apuano è salvo. «No» di Parco e Comune al progetto di cava Valsora. (Francesco Scolaro): http://www.lanazione.it/massa-carrara/tritone-apuano-cava-valsora-salvo-1.1611946

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    4 gennaio 2016
    Tuffo per salvare il fiume Frigido: “Gli scarti di marmo uccidono”. Flash mob di un gruppo di ambientalisti. “Rossi, Buffoni e Volpi, venite a fare il bagno nel fiume” (Francesco Scolaro): http://www.lanazione.it/massa-carrara/tuffo-per-salvare-il-frigido-la-marmettola-uccide-1.1615114

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    Apuani, adesso svegliatevi. Lottate per le vostre sorgenti L’appello di Alberto Grossi, ambientalista dell’anno. (Francesco Solaro): http://www.lanazione.it/massa-carrara/apuani-adesso-svegliatevi-lottate-per-le-nostre-sorgenti-1.1617206

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