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Diga di Monte Nieddu – Is Canargius, scempi ambientali e finanziari avanti tutta!


Giovedi 18 dicembre 2014 è stato firmato il contratto per la ripresa e il completamento dei lavori della diga di Monte Nieddu – Is Canargius, fra i monti del Sulcis fra il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e l’Astaldi s.p.a.

Riparte uno dei peggiori e misconosciuti scempi ambientali e finanziari di tutta Italia. Centinaia di milioni di euro letteralmente buttati per realizzare un inutile scempio ambientale.

“C’è ancora un problema: il bacino da solo non serve. Sono necessarie le condotte di collegamento con gli utenti finali”, le parole del giornalista Enrico Fresu segnalano oggettivamente la follìa dell’operazione della quale, come abbiamo detto, il Presidente Pigliaru e l’Assessore Maninchedda – senza nascondersi dietro le pretese istanze del territorio o una curiosa petizione in famiglia dal Partito dei Sardi all’Assessore regionale dei lavori pubblici appartenente al Partito dei Sardi – se ne devono assumere la responsabilità, al pari dei loro predecessori che ostinatamente han mandato avanti il progetto contro ogni evidenza.

La responsabilità di mandare avanti in un periodo di gravissima crisi economica un progetto che non si sa nemmeno se darà fra qualche decennio i 20 milioni di metri cubi d’acqua promessi.

Sarroch-Villa S. Pietro, cantiere diga Monte Nieddu, cartello "inizio lavori"

Sarroch-Villa S. Pietro, cantiere diga Monte Nieddu, cartello “inizio lavori”

Purtroppo accade quanto previsto, dopo il termine della procedura di accertamento EU-Pilot 5437/13/ENVI avviata su ricorso della associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus da parte della Commissione europea, conclusasi con la presa d’atto della progettazione in assenza di procedura di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.), entrata in vigore nel 1988 (direttiva n. 85/337/CEE), in quanto risalente al 1960 (sì, proprio 54 anni fa…), mentre l’approvazione da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici è del 1970 e la concessione di derivazione dell’acqua è del 1975.

Insomma, un reperto archeologico progettistico basta e avanza per realizzarla.

Lavori da fare (lo scempio finora attuato è pari a meno del 20% dei lavori), 83 milioni di euro statali e regionali già stanziati, più di 172 ettari di bosco da distruggere in un sito di importanza comunitaria (S.I.C.), contenziosi pregressi da sanare a suon di ulteriori milioni di euro, condotte idriche di adduzione ancora da progettare e finanziare, quando sarebbe molto più agevole ed economico recuperare quei 20 milioni di metri cubi annui di acqua riciclata buttati a mare dal depuratore Tecnocasic di Macchiareddu.

Non si capisce se costoro vogliano l’acqua o vogliano far fuori qualche ulteriore vagonata di soldi pubblici attraverso cantieri perfettamente inutili.

Chi volesse approfondire la realtà della diga di Monte Nieddu – Is Canargius può dare un’occhiata qui: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2014/08/02/due-o-tre-cose-che-dovete-sapere-sulla-diga-di-monte-nieddu-is-canargius/ .

Un’ultima considerazione: avran tempo prima o poi in quel di Sarroch di occuparsi del d.n.a. dei propri bambini alterato dai fattori inquinanti?

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

L'Unione Sarda, 20 dicembre 2014

L’Unione Sarda, 20 dicembre 2014

(foto S.D., archivio GrIG)

 

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  1. mara
    dicembre 22, 2014 alle 8:41 am

    Ma non è possibile coinvolgere l’Unione Europea per fermare questo spreco di soldi pubblici? Mettono il naso nelle questioni più infime….

  2. Shardana
    dicembre 22, 2014 alle 10:07 am

    Mi sà Mara che l’unione europea è d’accordo.

    • mara
      dicembre 22, 2014 alle 11:27 am

      D’accordo a sconvolgere il territorio sardo? Allora hanno i canini ipersviluppati anche loro, che siano tutti maledetti.

  3. Luca Carta Escana
    dicembre 22, 2014 alle 12:11 pm

    ”sovranisti” nel senso di far sentire la propria voce a Bruxelles al fine di devastare il nostro Paesaggio?

  4. mara
    dicembre 22, 2014 alle 3:35 pm

    Hai ragione Shardana, per la fretta non avevo letto l’articolo dell’Unione Sarda. E poi sono particolarmente rimba perché non ricordavo del ricorso del G.R.I.G. e non ho nemmeno capito il commento di Luca Carta Escana – Però confermo le mie maledizioni, per quanto valgono.

  5. Shardana
    dicembre 22, 2014 alle 3:39 pm

    Io penso che a bruxelles abbiano una visione “cartolina”della sardegna che alla fine è quella nella quale il popolo sardo pensa di vivere.Con i poveri operai sfruttati nelle miniere,nelle industrie,con il mare più pulito del mondo,i cibi più genuini……..bla bla bla

  6. Sardo
    dicembre 22, 2014 alle 8:43 pm

    E’ tutto uno scandalo..!

  7. Juri
    dicembre 22, 2014 alle 10:58 pm

    Mi sembra che questa vicenda dimostri plasticamente quanto sia inutile ogni lezione del passato se chi dovrebbe recepirla è alieno ad ogni criterio di minimo buon senso e concepisce soltanto i principi del “fare tanto per fare” e del “più soldi pubblici si spendono meglio è a prescindere dall’utilità dell’opera”.
    Alla prima stagione siccitosa quel bacino sarà già secco a meta maggio (per garantire 20 milioni di metri cubi annui è necessaria una portata media annua di circa 0,7 m^3 al secondo e da maggio a ottobre il deflusso del rio Monte Nieddu è praticamente nullo in quel tratto) e sarà interessante capire come si concilierà l’asserita funzione (singolarmente spuntata fuori all’improvviso negli ultimi mesi) di laminazione delle piene (che presuppone un invaso mezzo vuoto almeno fino a gennaio) con quella di riserva d’acqua per scopi irrigui.
    In quest’ottica non stupisce che anche una circostanza che dovrebbe esser fonte d’imbarazzo venga usata come motivo di vanto, ossia il fatto che si tratti di un progetto talmente vecchio (anni 60 !) da non dover esser sottoposto alle norme europee di tutela ambientale entrate in vigore solo a fine anni 80. Per dire, quale produttore di automobili si vanterebbe di aver superato i test sui gas di scarico delle proprie auto solo grazie all’applicazione di norme risalenti a 50 anni prima?
    Se poi si pensa che tutto questo avviene distruggendo centinaia di ettari di foresta mediterranea, in una regione come la Sardegna dove il rapporto abitanti (o produzione agricola)/acqua invasabile è di gran lunga il più alto d’Italia e in cui gran parte dell’acqua invasata viene perduta a causa delle perdite nelle reti di distribuzione, il quadro è completo.

  8. deltap2
    dicembre 26, 2014 alle 12:10 pm

    Ancora non si evidenzia il fatto che il progetto prevede di inglobare nella costruzione della diga tonnelate di ceneri provenienti dagli altiforni ben cariche di metalli pesanti….biossido di cromo esavalente…. Ai tempi dei precedenti lavori una nave carica di ceneri destinate alla Dragados (impresa agiudicatrice dei precedenti lavori…poi abbandonati)….fu affondata nei mari turchi creando danni alla catena alimentare e la pesca fu proibita)
    La cenere deve arrivare di continuo nei porti sardi….e per finta sembrerà che provenga da Porto Torres…purtroppo la facoltà di idraulica ….è stata da sempre agganciata ai grembiuli…

  9. Shardana
    dicembre 26, 2014 alle 5:13 pm

    Tranquillo deltap2,per gli smaltimenti delle ceneri degli altiforni c’è la portovesme srl….ANCORA GRAZIE SORU

  10. aprile 11, 2015 alle 12:54 am

    da CagliariPad, 10 aprile 2015
    Diga Monte Nieddu, dirigente rimosso. Opposizione all’attacco.
    L’atto del 7 aprile con il quale il commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna Meridionale, Giovanni Pilia, ha sostituito il responsabile del procedimento per la realizzazione della diga Sa Stria per l’opposizione è “nullo”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=17125

  11. Luca Carta Escana
    maggio 10, 2016 alle 4:39 pm

    Riparte la propaganda in favore della diga di Monti Nieddu: http://www.videolina.it/video/servizi/97900/sarroch-e-la-diga-mai-nata-sbloccate-i-lavori-a-monte-nieddu.html Nessun contraddittorio, nessuna domanda (!), un servizio ”sdraiato” su una certa posizione, che fallisce però nell’oscurare la bellezza dei luoghi (perché reale, al netto dello scempio già perpetrato).

    Per capire quale sembra essere il livello di informazione nel territorio, segnalo questo incontro pubblico tenutosi il 18.06.2015 a Sarroch: https://www.youtube.com/watch?v=p1h6mhWzUtA&feature=youtu.be Come dirà un’amministratrice, ecco un esempio di ”politica che si parla addosso”, con una parte di cittadinanza zitta e ferma (”Non si è iscritto nessuno a parlare”). Alzarsi, chiedere delucidazioni, prendere posizione usando la propria testa? Niente.

    Devastante: per il paesaggio, per l’intelligenza e per le finanze di noi Sardi tutti.

    • Juri
      maggio 10, 2016 alle 6:21 pm

      Penso che chiunque conosca la questione abbia da tempo capito che il vero interesse (economico e politico) non è dare l’acqua a quelle pianure ma spendere i soldi per la realizzazione di questo ecomostro. Intorno a quella spendita di soldi ci sono fortissimi interessi politici (la coltivazione delle clientele necessita di soldi pubblici) ed economici.

      L’acqua, per quelle aree, ci sarebbe – e pure in abbondanza – anche senza la diga (ad esempio i 20 milioni di metri cubi di acqua depurata scaricata in mare dal depuratore Tecnocasic) e quando tocca sentire che la diga scongiurerebbe il rischio di salinizzazione della falda (dopo che i mesi scorsi era toccato alla panzana della laminazione delle piene) si capisce davvero quanto siano infondate le argomentazioni degli entusiasti sostenitori di una diga che devasterà inutilmente (e ad un costo spaventoso per l’erario) centinaia di ettari di foresta.
      Sull’informazione sarda, meglio stendere un velo pietoso.

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