Home > acqua, biodiversità, difesa del territorio, dissesto idrogeologico, grandi foreste, grandi opere, paesaggio, parchi naturali, pianificazione, società, sostenibilità ambientale, zone umide > Ricorso ecologista contro lo scempio ambientale e finanziario della diga di Monte Nieddu – Is Canargius.

Ricorso ecologista contro lo scempio ambientale e finanziario della diga di Monte Nieddu – Is Canargius.


L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (10 maggio 2014) una nuova richiesta di informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti avverso l’incredibile ripresa del progetto e del cantiere della diga di Monte Nieddu – Is Canargius (Pula, Villa S. Pietro, Sarroch, CA).

Infatti, come avevamo preannunciato, il Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale ha bandito e aggiudicato una nuova gara d’appalto (56,6 milioni di euro a base d’asta) per la realizzazione delle opere priva di preventivi e vincolanti procedimenti di valutazione d’impatto ambientale cumulativa con le reti di distribuzione idrica (nemmeno progettate e finanziate) e di valutazione ambientale strategica.

Gara aggiudicata, secondo l’avviso pubblicato sul proprio sito web istituzionale (http://www.cbsm.it/it/) in data 12 dicembre 2013, alla Impresa s.p.a. (Roma), attualmente in “amministrazione straordinaria” (art. 2, comma 2°, del decreto-legge n. 347/2003, convertito con modificazioni nella legge n. 39/2004) in base al decreto 10 luglio 2013.

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Interessati dal ricorso ecologista la Commissione europea, i Ministeri dell’ambiente e dei beni e attività culturali (Organi centrali e periferici), la Presidenza e l’Assessorato dei lavori pubblici della Regione autonoma della Sardegna, il Servizio regionale valutazione impatti (S.A.V.I.), il Servizio regionale tutela paesaggistica di Cagliari, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale e, per opportuna informazione, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari e la Procura regionale della Corte dei conti per la Sardegna.

In proposito, il Commissario europeo all’Ambiente Janez Potočnik aveva risposto alla durissima interrogazione parlamentare presentata il 13 marzo 2012 dall’eurodeputato ecologista Andrea Zanoni (P.D.): “la Commissioneè a conoscenza del progetto cui l’onorevole parlamentare fa riferimento e sta attualmente valutando una denuncia (quella del 23 gennaio 2012 delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, L.A.C. e Amici della Terra, n.d.r.) in merito”, inoltre “per quanto concerne l’uso delle risorse idriche in Sardegna, nel 2007[1] la Commissione ha pubblicato una comunicazione sul problema della carenza idrica e della siccità nella quale propone una gerarchizzazione delle scelte idriche che favorisca il risparmio d’acqua piuttosto che l’utilizzo di nuove sorgenti”.   Bisogna poi ricordare che la direttiva 2000/60/CE (la direttiva quadro in materia di acque)[2] impone comunque agli Stati membri di raggiungere un buono stato di tutti i corpi idrici entro il 2015 e di applicare nel frattempo il principio di non deterioramento (articolo 4). Pertanto, qualsiasi progetto che possa incidere negativamente sullo stato di un corpo idrico è soggetto alle disposizioni ed eccezioni di cui all’articolo 4 della direttiva quadro in materia di acque”.       Sulla base delle risultanze degli attuali accertamenti, “la Commissione deciderà … le prossime misure da prendere” nei confronti del progetto e dei lavori contestati.

Non è accettabile che gli interessi di chi sta dietro grandi opere di questo tipo vadano contro gli interessi della collettività, dell’ambiente e dello stesso buon senso – aveva dichiarato l’on. Andrea ZanoniLa Sardegna è una terra estremamente ricca d’acqua. Invito le autorità locali a fare un passo indietro sulla diga Monte Nieddu prima che siano costrette a farlo da Bruxelles”.

Come si ricorderà, la diga di Monte Nieddu – Is Canargius, nel Sulcis, rappresenta già uno degli scempi ambientali e finanziari più scandalosi d’Italia degli ultimi anni,  con centinaia di milioni di euro già letteralmente sprecati fra lavori non conclusi (sono stati realizzati al 19,46%), contenziosi con le imprese esecutrici (oltre 60 milioni di risarcimento danni richiesto), mancanza di reti di distribuzione.

Si ricorda che l’area interessata è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), destinata a parco naturale regionale “Sulcis” (legge regionale n. 31/1989 – allegato A), inclusa nel sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Foresta di Monte Arcosu” (codice ITB041105), ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali.

Nel piano paesaggistico regionale – P.P.R., esecutivo con D.P.Re. 7 settembre 2006, n. 82, l’area appare ricompresa nell’ambito di paesaggio costiero n. 2 “Nora” (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata “aree naturali e semi-naturali – boschi” e “aree naturali e semi-naturali – macchia, dune, zone umide” (componenti di paesaggio con valenza ambientale), beni paesaggistici ambientali.

Dalla recente determinazione Direttore Servizio S.A.V.I. della Regione autonoma della Sardegna n. 7999/328 del 9 aprile 2014, che conclude positivamente con condizioni il procedimento di valutazione di incidenza ambientale (V.INC.A.) a lavori già parzialmente eseguiti, si evince che “l’intervento implica la trasformazione (cioè la distruzione, n.d.r.) di 172,38 ettari di ambienti boschivi e di macchia mediterranea per dare spazio all’invaso e alle infrastrutture, di cui 51,24 ettari (0,17% del SIC) relativi ad habitat di interesse comunitario ricadenti all’interno dei confini del SIC. Si prevede il taglio del bosco che si trova nell’area di invaso con espianto e reimpianto degli alberi vetusti di maggiore rappresentatività”, intervento – quest’ultimo – già previsto prima dell’avvìo dei lavori con risultati scadenti. Inoltre, “i lavori già iniziati e non ancora terminati determinano impatti negativi sull’area, con particolare riferimento alle biocenosi legate al reticolo idrografico.

Ricordiamo anche alcuni dei numeri della scandalosa cattiva gestione dell’acqua in Sardegna.

Circa l’85% dell’acqua attualmente immessa nelle reti idriche in Sardegna va persa, come ha recentemente denunciato l’Ordine dei geologi della Sardegna, buona parte delle reti di distribuzione è in condizioni precarie, soprattutto nelle aree urbane e nella rete irrigua. Eppure dovremmo poter stare estremamente tranquilli, in teoria.

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 280 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 904 milioni di mc. con autorizzazione all’invaso (dati Registro Italiano Dighe – Ufficio periferico di Cagliari, 2011).

La Sardegna ha 1.640.000 residenti (la metà di Roma) e poco meno di un sesto della risorsa idrica “invasabile” di tutto il territorio nazionale (540 bacini medio/grandi per circa 13,35 miliardi di mc. di risorsa idrica “invasabile”, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero Infrastrutture, 2007). A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 280 milioni di mc. di risorsa idrica “invasabile”.

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all’anno, da qualche anno portati “in risalita” nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all’agricoltura, ma non utilizzabili a causa del mancato completamento della terza fase di depurazione, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CACIP produce circa 20 milioni di mc. all’anno di acqua depurata.

Eppure non si pensa al restyling delle reti di distribuzione, al risparmio idrico.  Si pensa a realizzare nuove dighe.

Gestire l’acqua in Sardegna vuol dire avere una regìa unica, collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e, soprattutto, basta con ulteriori dighe!

E’ necessario voltare pagina rispetto ad una politica di gestione dell’acqua fallimentare e folle.  Una volta per tutte.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Aquila reale (Aquila chrysaetos)

Aquila reale (Aquila chrysaetos)

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

 

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[1]     COM(2007) 414 def. del 18.7.2007.

[2]     GU L 327 del 22.12.2000.

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  1. maggio 11, 2014 alle 10:23 am

    da IFGNetwork (Scuola di Giornalismo di Urbino), aprile 2014
    Monte Nieddu – Is Canargius Storia della diga incompiuta.
    Un’opera nata per risolvere il problema della siccità nella Sardegna sudoccidentale, un cantiere che potrebbe riaprire a 13 anni dalla sua chiusura. (Mario Marcis): http://ifgnetwork.uniurb.it/marcis/tag/diga-monte-nieddu-is-canargius/

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    da Hinterland Cagliari, 10 maggio 2014
    NUBI SCURE SULLA DIGA DI MONTI NIEDDU: RITORNA IL RICORSO ECOLOGISTA: http://www.hinterlandcagliari.it/cronaca-categorie/sarroch-cronaca/1668-nubi-scure-sulla-diga-di-monte-nieddu-ritorna-il-ricorso-ecologista.html

    _________________________________

    da Cagliari Globalist, 11 maggio 2014
    Scempio ambientale nella diga di Monte Nieddu: ricorso degli ecologisti.
    Per Gruppo d’Intervento Giuridico, si pensa soltanto alla realizzazione di nuove dighe: dobbiamo voltare pagina: http://cagliari.globalist.it/Detail_News_Display?ID=103238&typeb=0&Scempio-ambientale-nella-diga-di-Monte-Nieddu-ricorso-degli-ecologisti-

  2. Nico
    maggio 11, 2014 alle 11:31 am

    avete ragione da vendere, è una vera vergogna che i nostri soldi siano sprecati per distruggere il nostro ambiente! non è molto ma vi ho dato il 5 per 1000.

  3. Riccardo Pusceddu
    maggio 12, 2014 alle 12:24 am

    ho visto il filmato con Deliperi e i 2 ingegneri nella trasmissione Codice a Barre. Nessuna replica da parte di questi ultimi sul dato dell’85% di acqua che verrebbe persa nella distribuzione quindi forse il dato e’ veritiero.
    A quante dighe equivalgono l’85% di perdite? Che coraggio a parlare ancora di dighe!

  4. maggio 14, 2014 alle 9:23 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 maggio 2014
    Sarroch, la diga di Monti Nieddu è ancora incompiuta.
    Restano ancora 51 milioni di euro congelati per la costruzione dell’impianto. Sulla questione ha preso posizione il Gruppo di Intervento giuridico. (Luciano Pirroni): http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2014/05/14/news/sarroch-la-diga-di-monti-nieddu-e-ancora-incompiuta-1.9225558

  5. Riccardo Pusceddu
    maggio 15, 2014 alle 1:23 pm

    senza contare il bosco che si potrebbe risparmiare dalla distruzione e il cemento che sarebbe necessario per la costruzione (che rende le dighe non competitive con l’eolico che altrimenti ha un EROEI alquanto più basso dell’idroelettrico)

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