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La maggioranza delle “larghe intese” prova a dare ordini alla magistratura sulla demolizione degli abusi edilizi.


E’ già parecchio complicato dare esecuzione agli ordini di demolizione degli abusi edilizi contenuti nelle sentenze penali passate in giudicato, sia per mancanza di fondi disponibili (le spese sono comunque da anticipare, il Governo Letta ha proposto uno stanziamento di 10 milioni di euro) sia anche per la scarsa volontà talvolta presente, ma ora ci prova anche uno schieramento politico trasversale composto principalmente da esponenti Forza Italia e P.D.

Il Senato della Repubblica ha, infatti, approvato il 22 gennaio 2014 (qui il resoconto), con varie modifiche, la proposta di legge n. 580 presentata dal sen. Ciro Falanga (F.I.) per dare un ordine di priorità alla magistratura nell’esecuzione delle operazioni di demolizione e di ripristino ambientale in conseguenza di sentenze penali passate in giudicato.

Domus de Maria, Piscinnì, demolizione degli abusi edilizi (1999)

Domus de Maria, Piscinnì, demolizione degli abusi edilizi (1999)

Eccolo:

DISEGNO DI LEGGE

Disposizioni per la razionalizzazione delle competenze in materia di demolizione dei manufatti abusivi (580)

ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE

Art. 1.

        1. Dopo l’articolo 44 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, è inserito il seguente:

«Art. 44-bis. (L) – (Criteri di priorità per l’esecuzione delle procedure di demolizione). – 1. Il pubblico ministero presso la Procura della Repubblica competente, ai sensi degli articoli 655 e seguenti del codice di procedura penale, ad eseguire le procedure di demolizione delle opere abusive disposte, ai sensi dell’articolo 31, comma 9, con la sentenza di condanna di cui all’articolo 44, in caso di pluralità di procedure da attivare, osserva i seguenti criteri di priorità:

a) immobili che, per condizioni strutturali, caratteristiche o modalità costruttive ovvero per qualsiasi altro motivo, costituiscono un pericolo, già accertato, per la pubblica e privata incolumità, anche nel caso in cui l’immobile sia abitato o comunque utilizzato;

b) immobili in corso di costruzione o comunque allo stato grezzo e non ultimati;

c) immobili, anche abusivamente occupati, utilizzati per lo svolgimento di attività criminali;

d) immobili di qualsiasi valore e dimensione, anche se abitati dai componenti della famiglia, nella disponibilità di soggetti condannati per i reati di cui all’articolo 416-bis del codice penale o per i delitti aggravati ai sensi dell’articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, o di soggetti colpiti da misure di prevenzione irrevocabili ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575, e del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, e sempre che non siano acquisibili al patrimonio dello Stato;

e) immobili di rilevante impatto ambientale o costruiti su area demaniale o in zona soggetta a vincolo ambientale e paesaggistico ovvero a vincolo idrogeologico o a vincolo archeologico;

f) immobili di complessi o villaggi turistici o comunque oggetto di lottizzazione abusiva;

g) immobili non stabilmente abitati (seconde case, case di vacanza);

h) immobili adibiti ad attività produttive di tipo industriale o commerciale;

i) immobili abitati, la cui titolarità è riconducibile a soggetti appartenenti a nuclei familiari che dispongano di altra soluzione abitativa;

l) altri immobili non compresi nelle categorie sopraindicate, ad eccezione di quelli di cui alla lettera m);

m) immobili abitati, la cui titolarità è riconducibile a soggetti appartenenti a nuclei familiari che non dispongano di altra soluzione abitativa, con contestuale comunicazione alle competenti amministrazioni comunali in caso di immobili in possesso di soggetti in stato di indigenza.

2. All’interno delle sopraindicate categorie di immobili, in caso di pluralità di procedure, la priorità è valutata tenendo conto della gravità della pena inflitta con la sentenza di condanna e della data di accertamento del reato».

Quartu S. Elena, demolizione abusi edilizi (1994)

Quartu S. Elena, demolizione abusi edilizi (1994)

E’ stato accolto il seguente emendamento:

Dopo il comma 2 inserire il seguente:

«3. Il pubblico ministero può derogare all’ordine dei criteri indicati al comma 1, ad eccezione di quelli di cui alle lettere i), l) e m) con riferimento al singolo caso e motivandone specificamente le ragioni.».

Questa previsione è stata trasformata in un ordine del giorno indirizzato al Governo:

Al comma 1 premettere il seguente:

«01. All’articolo 31, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 3 aggiungere in fine il seguente periodo: “Il responsabile dell’abuso è soggetto, inoltre, alla sanzione pecuniaria a favore del comune pari ad euro 150 per ogni metro cubo di costruzione abusiva, con il minimo di euro 10.000.”;

b) dopo il comma 9-bis aggiungere il seguente

“9-ter. Le somme riscosse dal comune ai sensi del comma 3 vanno a formare un capitolo vincolato all’interno del bilancio comunale, al quale è possibile ricorrere quale anticipo delle spese sostenute per la demolizione e ferma restando la rivalsa nei confronti del responsabile dell’abuso ai sensi del comma 5. Dette somme possono essere liberamente utilizzate dal comune, una volta effettuata la demolizione. Nel caso in cui sia stata dichiarata la sussistenza di preminenti interessi pubblici idonei a giustificare la conservazione dell’opera, le somme vengono utilizzate dal comune per opere di riqualificazione ambientale e potenziamento del verde pubblico.”».

Maracalagonis, demolizione complesso abusivo in loc. Baccu Mandara (2002)

Maracalagonis, demolizione complesso abusivo in loc. Baccu Mandara (2002)

Non pervenuta alcuna attività in proposito da parte dei senatori eletti in Sardegna, per esempio.

Ora il provvedimento sarà trasmesso alla Camera dei Deputati, dove, finalmente, qualcuno sembra essersi accorto dei gravi pericoli per l’ambiente e per la legalità insite nella proposta di legge.

La preoccupazione dei senatori, a maggioranza, pare proprio esser stata quella di ostacolare l’attività della magistratura nel ristabilire la legalità in campo ambientale e urbanistico.

Secondo i dati del CRESME, fra il 2003 e il 2011 sarebbero state realizzate ben 258.000 nuove strutture abusive, numerose sono quelle realizzate in aree tutelate con vincoli ambientali, paesaggistici, idrogeologici.

E non abbiamo sentito reazioni, veementi o meno, da parte di nessuna forza politica.

Capito bene: nessuna.

Noi siamo dalla parte della legalità e dell’ambiente, in modo netto e chiaro.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Sardegna, coste, dune

Sardegna, coste, dune

Unità immobiliari abusive al 31 dicembre 2011

Fonte: Agenzia del Territorio, 2012

Numero di unità abusive scoperte Unità immobiliari abusive ogni 100.000 abitanti
Val d’Aosta

589

460

Lombardia

54.975

554

Friuli

7.677

621

Liguria

13.208

817

Veneto

55.240

1.119

Lazio

80.427

1.404

Toscana

58.992

1.573

Emilia-Romagna

70.909

1.599

Piemonte

85.322

1.914

Campania

129.607

2.222

Marche

36.025

2.302

Puglia

102.201

2.498

Abruzzo

37.220

2.773

Sardegna

46.887

2.799

Basilicata

16.740

2.847

Sicilia

153.276

3.035

Umbria

27.824

3.071

Molise

12.332

3.854

Calabria

92.247

4.587

Trentino-Alto Adige

non  disponibile

Toscana, spiaggia e macchia mediterranea

Toscana, spiaggia e macchia mediterranea

 

 

da Il Corriere della Sera, 24 gennaio 2014

Così una legge delle ex Larghe Intese frenerà le ruspe sulle case abusive. Votata da Forza Italia e Pd: la demolizione di immobili abitati non è prioritaria. Sergio Rizzo

ROMA — Morte e sepolte, le larghe intese precedente versione continuano tuttavia a riservare sorprese. Per esempio, il ringraziamento sentito che l’ex Guardasigilli del governo Berlusconi Francesco Nitto Palma ha rivolto a Rosaria Capacchione e a due altri senatori democratici, perché «rendendosi interpreti presso il loro partito delle buone ragioni del provvedimento, hanno fornito un fattivo contributo all’approvazione». Roba da stropicciarsi gli occhi, considerando che Palma si è sempre dichiarato «pronto a dialogare con il diavolo» pur di riaprire le porte al condono edilizio in Campania. Mentre la napoletana Rosaria Capacchione, giornalista costretta a vivere sotto scorta per il suo impegno contro la camorra, milita in un partito che alle sanatorie ha ufficialmente dichiarato guerra.
Perché il provvedimento di cui sopra, che ha rinverdito per un attimo la ex maggioranza dissolta dalla scissione del centrodestra, è proprio di quelli che fanno torcere le budella alla sinistra. Tema, le demolizioni delle case abusive. Trattasi di una legge passata ieri a palazzo Madama di cui è primo firmatario il senatore Ciro Falanga di Forza Italia, avvocato di Torre del Greco: area urbana di Napoli. Con lui l’hanno sottoscritta una trentina di senatori berlusconiani, per metà campani. Come la casertana Mariarosaria Rossi, ombra inseparabile del Cavaliere, oppure il napoletano Riccardo Villari, un tempo onorevole democratico. Nonché Domenico De Siano, originario di Ischia: isola di 62 mila abitanti devastata da 28 mila abusi. Quindi la romana eletta in Campania Alessandra Mussolini, ma anche l’abruzzese Antonio Razzi e il siciliano Domenico Scilipoti. E il neocoordinatore del partito per il Lazio Claudio Fazzone, spettatore qualche anno fa di una disavventura edilizia familiare: la villa di Fondi intestata alla moglie fu sequestrata per abusivismo su incarico del procuratore di Latina Giuseppe Miliano (notizia Ansa del 25 febbraio 2005).
Che cosa dice la legge? È una semplice lista delle priorità, dalla lettera a) alla lettera m) con cui viene stabilito l’ordine delle demolizioni degli abusi edilizi. Per primi vanno buttati giù quelli pericolosi. Quindi le case abusive non ancora ultimate. Poi quelle utilizzate per le attività criminali, quelle dei mafiosi, i villaggi turistici frutto di lottizzazioni abusive, le seconde case, gli immobili commerciali, quelli occupati da persone che dispongono di un’altra abitazione… Dulcis in fundo, ecco la lettera m): si possono abbattere le case abitate da chi non sa dove altro andare, con «contestuale comunicazione alle competenti amministrazioni comunali in caso di immobili in possesso di soggetti in caso di indigenza». Sulla carta potrebbe avere pure un senso. Anche se non si capisce, ad esempio, il motivo per cui l’abbattimento degli immobili «in corso di costruzione o comunque allo stato grezzo e non ultimati» debba avere la precedenza rispetto alla demolizione delle case abusive «utilizzate per lo svolgimento di attività criminali».
Il problema sono le possibili conseguenze, in un Paese massacrato dagli illeciti edilizi e dove mancano perfino i denari per fare il pieno di benzina alle ruspe. E qui arriviamo ai disturbi intestinali, in primo luogo degli ambientalisti. «Ho parlato con alcuni magistrati. Sono convinti che con questa lista gli abbattimenti, già dispensati con il contagocce, rallenteranno ulteriormente», dice il deputato del Partito democratico Ermete Realacci. Promettendo battaglia alla Camera contro quello che considera un autentico condono mascherato. L’ennesimo tentativo di salvare centinaia di migliaia di abusi proprio in Campania, che questa volta potrebbe andare a segno dopo tanti fallimenti. Tesi fieramente contestata dalla sua collega di partito Capacchione: «Sono sconcertata. Non è altro che il regolamento già adottato da alcune Procure della Repubblica per cadenzare i pochissimi abbattimenti che vengono disposti ogni anno».
Qualcosa però non torna. Almeno a giudicare dall’entusiasmo, per questo apparentemente asettico elenco di priorità, di uno come Palma che per due anni ha guidato il partito del condono. Non solo con le dichiarazioni, ma con proposte di legge. Chiedeva che venissero riaperti in Campania i termini della sanatoria edilizia del 2003, mutilata da una legge regionale voluta dall’ex governatore Antonio Bassolino con Marco Di Lello assessore all’urbanistica, che ne restrinse il raggio d’azione. Quel provvedimento fu subito impugnato dal governo Berlusconi e finì alla Consulta, che lo smontò.

Firenze, veduta panoramica

Firenze, veduta panoramica

Da allora, era il 2006, i tamburi dei condonisti non hanno mai smesso di rullare. Sempre più forte in occasione delle campagne elettorali: toccando l’apice alla vigilia delle regionali del 201o, quando a Ischia i proprietari delle case abusive scesero addirittura in piazza. E subito il governo Berlusconi approvò un decreto per bloccare le demolizioni in Campania, provocando la rivolta della sinistra, convinta che avrebbe fermato gli abbattimenti anche nelle zone ad alta densità camorristica. Con l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino a rivendicare: «Era una promessa elettorale fermare le ruspe». Che poi, diciamo la verità, in questo Paese non hanno mai avuto molta fretta di entrare in azione.
L’anno scorso gli abbattimenti sono stati circa un migliaio. A questo ritmo, sempre che ci fossero i soldi (ma non ci sono) servirebbero 27 anni per buttare giù i soli 270 mila immobili abusivi per cui nelle sole Province di Napoli, Caserta, Benevento e Avellino l’autorità giudiziaria o i sindaci hanno già chiesto la demolizione.
La storia del resto insegna come nel Paese delle sanatorie eterne il condono possa assumere le forme più stravaganti. La prova? Secondo una norma del decreto Bankitalia-Imu che si vota oggi, chi comprerà immobili pubblici avrà un anno di tempo per sanare eventuali abusi. Utilizzando nientemeno che le norme del condono 1985: quello di Bettino Craxi. Non stupitevi. Delle 597 mila domande presentate nel solo Comune di Roma per le tre sanatorie susseguitesi da quell’anno fino al 2003 ne devono essere ancora esaminate circa 200 mila. Campa cavallo…

San Vincenzo, costruzioni sulle dune

San Vincenzo, costruzioni sulle dune

(foto per conto GrIG, E.R., S.D., archivio GrIG)

  1. capitonegatto
    gennaio 29, 2014 alle 10:50 am

    Le priorita’ di demolizione sembrano obiettive. Quello che non torna e’ l’assenza di controllo del territorio da parte dei comuni . Anche lo stato aveva promesso una mappatura ( fatta con mezzi aerei ) di tutte le costruzioni non accatastate ( probabilmente abusive ) e di cui i media non hanno piu dato un aggiornamento!!
    Perche’ non si fa un incrocio di dati tra forniture di gas e luce e presenza di accatastamento ?
    I mille e passa appartamenti della famosa signora erano accatastati ??

  2. giovanni
    gennaio 29, 2014 alle 11:15 PM

    che grandissimi figli di.-…….-,@#@#@#@#@#@#@#

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