Sa Rovineria. Della famiglia Moratti e di altri demoni.


La dott.ssa Ilaria Scioni è fra le vincitrici del concorso nazionale a premi per tesi di laurea aventi ambito nel diritto ambientale, promosso dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus,

Con “Perché nasce un conflitto ambientale?” ha iniziato ad analizzare motivi, cause, sviluppi dei conflitti relativi a territorio, salute e ambiente.

Prosegue ora con l’approfondimento del caso Sarroch.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Sarroch, raffineria gruppo Saras

Sarroch, raffineria gruppo Saras

 

 

 

E’ il 1962 quando Angelo Moratti sbarca in Sardegna e fonda la Saras, società anonima raffinerie sarde, ponendo le basi per quello che poi nel corso degli anni sarebbe diventato un polo petrolchimico di imponente rilievo e la più grande raffineria del Mediterraneo.

La raffineria venne inaugurata nel 1966 dall’allora ministro dell’Industria Giulio Andreotti che si congratulò con il fondatore per avere avviato la “rinascita” della Sardegna, “rinascita”  che di fatto ha segnato la morte di un territorio e della sua gente. Ed e’ il 1962 quando gli anziani di Sarroch definiscono in modo quanto mai profetico, lo scellerato progetto di distruzione di una porzione della invidiabile della Costa Degli Angeli, con l’appellativo di Sa Rovineria: una rovina sotto tutti i punti di vista.

Purtroppo gli anziani ci avevano visto giusto.

Se ci si affaccia dal viale Buoncammino sa rovineria è visibile ad occhio nudo, cosi come sono visibili i fumi e quella fiamma sempre viva; allo stesso modo se si percorre la strada statale 195 di notte si viene illuminati dalla miriade di luci riflettenti i tubi e le cisterne che quasi richiamano lo spettrale e apocalittico paesaggio della città di Conan: Indastria.

Un vero e proprio scempio perpetrato in una porzione di territorio a vocazione agricola e dedito alla pesca.

Sarroch, raffineria Saras s.p.a.

Sarroch, raffineria Saras s.p.a.

Nel 1962 il Signor Angelo Moratti pensa bene di sfruttare la posizione strategica della zona, nel cuore del Mediterraneo, acquisendo le terre alla popolazione di Sarroch per l’irrisoria cifra di 340 lire a metro quadrato; il progetto iniziale prevedeva l’occupazione di un’area di 180 ettari per arrivare agli attuali 800 ettari. Praticamente un paese cosi come lo ha definito Giorgio Meletti  nel suo libro dall’omonimo titolo “Nel paese dei Moratti” .

Questo paese produce quotidianamente 300.000 barili per un totale di 15 milioni di tonnellate annue di petrolio.

Questo paese è prospiciente il vero paese, quello di Sarroch e di fatto lo ingloba; e così i sarrochesi si trovano a dover vivere con rumori, odori, luci che provengono dal mostro vicino di casa. E convivere con l’incubo quotidiano di un possibile incidente oltre che respirare i fumi della lavorazione del greggio.

La Saras raffina il petrolio con tutta una serie di conseguenze: il mare intorno è grigio, si pescano e si mangiano spigole diesel (come testimoniato da un pescatore nel documentario Oil di Massimiliano Mazzotta), gli ortaggi profumano di zolfo.

fumi industrialiMa altro fatto molto grave è il risultato di della ricerca pubblicata sulla rivista internazionale di epidemiologia dell’Università di Oxford Mutagenesis: i 75 bambini frequentanti le scuole primarie di Sarroch, oggetto del campione di ricerca, presentano incrementi significativi di danni e alterazioni del Dna Il tutto è passato in sordina: un silenzio assordante e vergognoso per un’isola ed una società in generale che non si preoccupa delle generazioni future ma è più interessata alla campagna acquisti dell’Inter o alla vendita dell’omonima squadra ai russi.

Ogni anno la Saras immette nell’ambiente circa 6 milioni di tonnellate di anidride carbonica, 4150 tonnellate di ossido di azoto, 1330 tonnellate di ossido di carbonio, 7390 tonnellate di  anidride solforosa, 372 kg di cromo, 25 kg di arsenico, 16 Kg di cadmio e altrettanti veleni (Dati European pollutant release and transfer register, Anno 2007). Ma questo ovviamente non si deve sapere; non si deve sapere che la Saras inquina, non si deve sapere dell’alta incidenza dei tumori in quell’area cosi come non si deve sapere che al suo interno le condizioni di sicurezza sono insufficienti per i lavoratori.

A testimonianza di ciò la morte di tre operai il 26 maggio del 2009, uccisi dalle esalazioni di azoto,  mentre si accingevano ad effettuare le manutenzioni del caso all’interno di una cisterna.

Bombo (gen. Bombus) su un fiore

Bombo (gen. Bombus) su un fiore

Ma la Saras è disinvolta, allo stesso tempo, poiché compie un operazione di educazione delle generazioni future (quelle stesse generazioni che – oggettivamente – si ritrovano alterato il Dna, quelle stesse generazioni che andranno a formare la nuova classe operaia) attraverso il programma Saras per la scuola; con questo programma la società persegue lo scopo di rendere amichevole e familiare ai bambini di Sarroch la presenza della raffineria nel loro territorio, quasi fosse nella normalità, cercando di incanalare le menti già dalla più tenera età attraverso la promozione delle buone pratiche in materia di riciclo e ambiente.

Come essere poliedrici: da inquinatori a educatori ambientali.

La Saras possiede una versatilità tale da cimentarsi in altri settori non strettamente legati al petrolifero e decide di investire sulla ricerca di gas naturali attraverso la Sarlux, vedi Progetto Eleonora ad Arborea e Progetto Igia nel Campidano.

Non paga d’aver comunque radicalmente modificato un’ampia porzione di territorio ora cerca altri orizzonti su cui investire, a danno ovviamente delle popolazioni che vivono in quei territori e a danno delle terre.

Garzetta (Egretta garzetta)

Garzetta (Egretta garzetta)

Il risultato di questo ennesimo scempio sarebbe una Sardegna colabrodo ricoperta di trivelle da Uta sino ad Arborea.

Ed è proprio attraverso la controllata Sarlux che Saras smaltisce le scorie della raffineria per poi immetterle nuovamente nel ciclo della produzione dell’energia elettrica destinata alla vendita al Gestore dell’Energia elettrica. In poche parole Saras raffina il petrolio e Sarlux utilizza gli scarti per produrre energia elettrica che rivende a prezzi maggiorati alla rete elettrica nazionale, secondo la delibera Cip6.

Attraverso le nostre bollette paghiamo gli incentivi per la Sarlux: uno sfruttamento ambivalente come lavoratori e come cittadini utilizzatori di energia elettrica.

Lo Stato italiano ovviamente è connivente perché è riuscito a far diventare lo scarto di lavorazione del greggio energia rinnovabile.

La situazione è disastrosa ed è difficile intervenire su aree cosi fortemente degradate e in cui il ricatto posti di lavoro/ambiente è pressante.

Quello che tutti noi possiamo fare è impedire che nuovi progetti di speculazione energetica, come quelli presentati da Saras, Sarlux o Energogreen per citarne alcuni, ottengano il via libera.

Dobbiamo essere le sentinelle dei nostri territori; sentinelle che pensano al bene primario della Sardegna ossia quella di lasciarla sana e il più possibile inalterata per evitare, parafrasando Giorgio Meletti, che ci siano nella nostra terra altri casi come quello di Sarroch tipicamente coloniali dove: “basta costruire una grande fabbrica per poter pretendere da chiunque viva li intorno gratitudine per i posti di lavoro creati. Questo è ciò che resta di una cultura che da anni condanna l’Italia alla stagnazione economica e desertifica ogni prospettiva di futuro”.

 

Ilaria Scioni

(foto C.B., S.D., archivio GrIG)

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  1. novembre 3, 2013 alle 8:13 am

    I governi nazionali e regionali vergognosamente collusi!

  2. novembre 3, 2013 alle 8:17 am

    L’ha ribloggato su barbatustirolese.

  3. Cristiana Verazza
    novembre 3, 2013 alle 12:02 pm

    Hai detto bene: Indastria. Io vado a fotografare in quella zona, per la precisione vicino Capoterra, nello stagno di S.Gilla. Oltre il pessimo spettacolo delle raffinerie, credo che gli sversamenti legalizzati abbiano compromesso la salute di tutte le forme viventi. I fenicotteri (che fotografo anche in altre zone), sono sporchi, neri. Ho diverse foto a testimonianza di quanto il pavimento melmoso sia differente da quello di Quartu. Ma questo è niente. Da quel che so, e non vorrei dire una fesseria, mi risulta che l’IVA di queste produzioni sia pagata alla Regione Lombardia. Se questo corrisponde a verità ribadisco che noi sardi siamo pessimi amministratori di noi stessi e del nostro territorio. La classe politica è certamente e vergognosamente responsabile, ma lo siamo anche noi, perchè come al solito ci siamo accontentati di qualche posto di lavoro piuttosto che far lavorare la nostra testa e “sfruttando” in modo diametralmente opposto le risorse della nostra splendida isola. Sono passati 50 anni e non è cambiato nulla, anzi, il mero tentivo di imbonirsi la popolazione con progettini scolastici, trasformazioni ecosostenibili di rifiuti tossici, offende oltremodo la nostra dignità. Ora si parla di trivellazioni. Ma si, facciamo che riducano la Sardegna in una gigantesca gruviera, così come fecero gli australiani ai tempi dell’oro a Furtei. Tutti felici, qualche posto di lavoro e l’obbligo di bonificare il territorio una volta finita la speculazione. Risultato? Nessuna bonifica e grosse quantità di arsenico che quel territorio lo hanno devastato. Paesaggisticamente? Uno scenario apocalittico. Continuiamo a calarci le braghe davanti al primo “straniero” che si presenta in Sardegna con la valigetta del mago di Oz e qualche contentino, ecco perchè siamo messi così. Critichiamo tutto e tutti ma aspettiamo siano gli altri a porre soluzioni a quelli che sono i nostri problemi, altri, che del nostro territorio se strafregano perchè non ci vivono.

  4. giampaolo pisu
    novembre 3, 2013 alle 3:49 pm

    “L’Italia è una mega portaerei che si affaccia sul Mediterraneo, si sporge a Est e sbircia a Oriente. All’interno di questa mega portaerei c’è la Sardegna, che fa parte della portaerei, ma non ha il fastidioso problema della gente e delle città. Una sorta di ponte libero, ettari ed ettari non cari, quasi spopolati ma comunque abitati da gente, i sardi, tenaci e coriacei, ma come risaputo incapaci di costituire movimenti collettivi o iniziative comuni. L’isola è povera, e per questo facilmente comprabile con poche centinaia di posti di lavoro nelle basi militari, da offrire come mangime a qualche compiacente politico nazionale e regionale.”

    Rapporto Cia anni ’60. Custu ballit oi puru a cantu parrit!

    • Valentina
      novembre 5, 2013 alle 8:52 pm

      Bellissima citazione che si trova tra le prime pagine del libro “Lo sa il vento” di Maddalena Brunetti e un’altro giornalista dell’Unione Sarda di cui ora non ricordo il nome. Mi è rimasta scolpita nella mente e nel cuore addolorato; complimenti per averla riportata, ho pensato anche io di usarla ma…ahimè non l’ho mai fatto, invece ogni sardo dovrebbe impararla a memoria

      • Ilaria Scioni
        novembre 5, 2013 alle 11:12 pm

        Salve Valentina,
        L’altro autore del libro Lo sa il vento è Carlo Porcedda.
        Bellissimo reportage sulla nostra martoriata terra.
        Tutti noi dovremo averla scolpita nel cuore per ricordarcela ogni volta che viene compiuto uno scempio nei confronti del nostra Isola.

  5. Paolo
    novembre 4, 2013 alle 1:46 pm

    Questa sarebbe una tesi di laurea!?
    Vedo solo un gruppo di ipocriti venditori di favole che magari viaggiando in SUV identificano l’ambiente come un luogo ideale dove la gente vive della Manna piovuta dal cielo! Qualunque attività umano ha impatto per l’ambiente e certamente non ultimo agricoltura ed allevamento. Resta da definire quale attività è necessaria e quale no. Produrre energia è utile a tutti , vendere pappocchi è utile solo a chi li scrive.

    • novembre 4, 2013 alle 4:25 pm

      ma sai leggere?
      E capisci quello che leggi?
      Non è una “tesi di laurea”.
      E’ un articolo scritto da una vincitrice di un concorso per tesi di laurea in diritto ambientale.
      Quanto a “ipocrita”, mi pare che parli di te stesso, visto che per te si può subire qualsiasi cosa in nome di un posto di lavoro.
      Ma non solo “ipocrita”, sei pure “idiota”, nel senso etimologico del termine.

      Stefano Deliperi

    • Ilaria Scioni
      novembre 5, 2013 alle 11:07 pm

      Salve Paolo,
      sà voglio dimostrarle di essere superiore al suo commento, e quindi la ringrazio perchè nel bene o nel male ha speso due minuti del suo tempo per scrivere non una critica, (perchè il confronto è comunque sempre costruttivo), ma accuse gratuite belle e buone!
      In primo luogo non sono una venditrice di favole; tutto ciò che ho scritto è di dominio pubblico: se avesse letto attentamente il mio articolo avrebbe visto che vi è la citazione delle fonti. E poi credo fermamente in quel che scrivo e credo soprattutto nel rapporto Ambiente Uomo dove il secondo è secondo per l’appunto.
      Ma penso che Lei non sia in grado di capire, dato il suo commento.
      In secondo luogo non viaggio in Suv: non me lo posso permettere essendo disoccupata e anche se me lo potessi permettere sarebbe all’ultimo posto della mia lista della spesa. Quindi, vede, non vivo di certo nell’ambiente che disegna Lei e cito testualmente: dove la gente vive della Manna piovuta dal cielo! Anzi tutto ciò che ho fatto me lo son sudata e me lo sto sudando con le mie sole forze e solo IO sò cosa vuol dire.
      In terzo luogo non credo all’approccio antropocentrico nei confronti dell’ambiente..riesce a capire quest’ultimo termine? Ho i miei dubbi, considerato il fatto che ha scambiato il mio articolo per una tesi di laurea!
      Quindi alcuni consigli: prima di sparare a zero legga bene e rifletta su ciò che sta leggendo. Si documenti e soprattutto RISPETTI la persona che ha scritto e le persone che mi hanno dato l’opportunità di scrivere su questo blog.
      Ilaria Scioni

  6. Valentina
    novembre 5, 2013 alle 8:59 pm

    Complimenti alla Neo-Dottoressa per il meritato riconoscimento e grazie al Grig per la preziosa iniziativa.

    • Ilaria Scioni
      novembre 5, 2013 alle 11:14 pm

      Grazie a voi tutti che leggete e siete sentinelle dei nostri territori!

  7. Shardana
    novembre 5, 2013 alle 11:56 pm

    Leggilo paolo quel libro,così ti renderai conto dove ci hanno portato i posti di lavoro che divorano il territorio,tanto cari ai nostri politici e ai venditori di voto.il vento lo sà e tu cosa aspetti ad informarti.Cordialità

  8. Shardana
    novembre 6, 2013 alle 12:34 pm

    Ciao Paolo,non è per polemizzare,ma dai uno sguardo all’unione,si parla di come hanno ridotto il territorio sardo i nostri politici tra affari e voti di scambio.Oggi si denunciano l’un l’altro…..ma dove erano quando quei poco di buono degli ecologisti li mettevano in guardia e ne denunciavano l’operato………Pescecani sempre in cerca di prede

  9. novembre 7, 2013 alle 11:44 pm

    attendiamo smentite.

    da Sardinia Post, 7 dicembre 2013
    Mazzotta: “Casaleggio censura il documentario sulla Saras”: http://www.sardiniapost.it/politica/casaleggio-censura-il-documentario-sulla-saras/

  10. novembre 13, 2013 alle 2:51 pm

    da L’Unione Sarda, 13 novembre 2013
    Sarroch. Rapporto Saras. Inquinamento «Le emissioni sono diminuite». (Ivan Murgana): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20131113090458.pdf

    _________________

    da La Nuova Sardegna, 13 novembre 2013
    «L’inquinamento ora è diminuito»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84122_Linquinamento_ora_e_diminuito.pdf

  1. maggio 23, 2014 alle 12:02 am

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