Home > aree urbane, beni culturali, biodiversità, coste, demani civici e diritti di uso civico, difesa del territorio, grandi opere, mare, paesaggio, parchi naturali, pianificazione, Regione Sardegna, sostenibilità ambientale, zone umide > Il piano paesaggistico dei sardi – o meglio di Cappellacci – è illegittimo e sciagurato. Ecco le previsioni.

Il piano paesaggistico dei sardi – o meglio di Cappellacci – è illegittimo e sciagurato. Ecco le previsioni.


Stintino, spiaggia e Torre della Pelosa

Stintino, spiaggia e Torre della Pelosa

anche su Il Manifesto Sardo (“Il nuovo piano paesaggistico. Illegittimo, tanto per cambiare), n. 156, 1 novembre 2013

La Giunta Cappellacci, con la  deliberazione Giunta regionale n. 45/2 del 25 ottobre 2013, ha adottato l’aggiornamento e revisione del piano paesaggistico regionale (P.P.R. – 1° stralcio costiero).

Già la denominazione fa un po’ sorridere: “piano paesaggistico dei sardi”, come se dovesse stabilire tipologie architettoniche degli occhiali degli abitanti del Campidano o le volumetrie massime ammissibili delle giacche dei galluresi.   Ma siamo in campagna elettorale e (quasi) tutto è permesso.

Il piano paesaggistico riguarda il territorio, da tutelare e gestire correttamente, ed è disciplinato fondamentalmente dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

Sono invece stati completati sul sito web istituzionale solo nella serata del 31 ottobre gli allegati disponibili, fondamentali per comprendere appieno l’operazione condotta dalla Giunta Cappellacci.   In particolare le “norme tecniche di attuazione”, la normativa del piano.

Al di là del fiume di dichiarazioni provenienti dall’Esecutivo regionale in questi ultimi giorni e delle reazioni, emergono chiaramente alcuni fatti concreti che danno la giusta luce su quanto effettuato e ne chiariscono gli obiettivi.  Obiettivi fondamentalmente elettoralistici, anche se supportati da metodi e procedure sgangherati sul piano giuridico.

Buggerru, Portixeddu, dune e spiaggia

Buggerru, Portixeddu, dune e spiaggia

Un’operazione tanto spregiudicata quanto dannosa per la Sardegna, solo per fini elettoralistici.

Basti, in primo luogo, leggere il lapidario e inusuale comunicato stampa della Direzione per i beni Culturali e il Paesaggio per la Sardegna, l’organo periferico del Ministero per i Beni e Attività Culturali, durissimo nella sostanza e nella forma.

Eccolo, integrale:

“25 ottobre 2013

Comunicato della Direzione regionale sull’adozione del Piano Paesaggistico

Si è appreso dalla stampa odierna che la Giunta Regionale avrebbe adottato in via provvisoria  il nuovo Piano Paesaggistico della Sardegna.

Il Ministero dei beni e delle attività culturali precisa che trattasi, evidentemente, di una iniziativa unilateralmente assunta dalla Regione Sardegna in quanto sono attualmente ancora in itinere tutte le attività inerenti la copianificazione   prevista dal Codice Urbani e così come recepite dagli accordi sottoscritti fra le due Amministrazioni.”

Al contrario di quanto sostenuto dal Presidente della Regione Ugo Cappellacci, le procedure di co-pianificazione Ministero per i Beni e Attività Culturali – Regione autonoma della Sardegna sono necessarie per legge (artt. 143 e 156 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., protocollo d’intesa Ministero B.A.C-Regione del 19 febbraio 2007, disciplinare tecnico dell’1 marzo 2013).

Domus de Maria, Piscinnì, spiaggia

Domus de Maria, Piscinnì, spiaggia con bovini allo stato brado

Un altro aspetto è fondamentale: sui “beni paesaggistici”, il “nocciolo” della pianificazione del paesaggio, contrariamente a quanto sostenuto ancora dal Presidente Cappellacci, la Regione non ha per niente “competenza primaria”.   Tutt’altro, rientrano nella materia tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” di competenza esclusiva statale (art. 117, comma 2°, lettera s, cost.), dove norme di riforma sostanziale come il Codice dei beni culturali e del paesaggio costituiscono “limite” anche per le competenze primarie regionali, come riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale costante (Corte cost. n. 238/2013, 101/2010, 164/2009, 367/2007, n. 51/2006, n. 108/2005).

I “beni paesaggistici” sono indicati specificamente dall’art. 134 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. (Codice dei beni culturali e del paesaggio):

a) gli immobili e le aree tutelate con vincolo paesaggistico derivante da singolo provvedimento di individuazione (artt. 136 e ss. del Codice);

b) le aree tutelate con vincolo paesaggistico ex lege, come le fasce costiere dei mt. 300 dalla battigia marina, i boschi, le fasce spondali dei corsi d’acqua pubblici, ecc. (art. 142 del Codice);

c) gli immobili e le aree individuati e sottoposti a tutela dai piani paesaggistici (artt. 143 e 156 del Codice).

Cabras, Is Aruttas, spiaggia

Cabras, Is Aruttas, spiaggia

Finalmente, con la pubblicazione delle fondamentali “norme tecniche di attuazione”, è possibile verificare ulteriori palesi illegittimità e/o scelte pianificatorie sciagurate per la tutela del territorio sardo.   Fra esse eccone alcune:

*  i fiumi e i torrenti “che la Regione abbia ritenuto in tutto o in parte, irrilevanti ai fini paesaggisticinon sono inclusi, con le relative sponde, fra i beni paesaggistici (art. 11, comma 4°, delle norme tecniche di attuazione) in palese contrasto con l’art. 142, comma 1°, lettera c, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. che tutela i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna.   Il Ministero per i Beni e Attività Culturali potrebbe, però, confermarne “con provvedimento motivato” l’importanza paesaggistica;

* “negli ambiti di paesaggio, in qualunque articolazione del territorio disciplinata dal PPR, sono ammessi” interventi edilizi e ristrutturazioni con aumenti di volumetrie fino al 15% (art. 12, comma 1°, lettere b, c, delle norme tecniche di attuazione);

* gli accordi Regione – Comune (art. 5, comma 1°, lettera c, delle norme tecniche di attuazione) possono prevedere anche nelle aree tutelate per legge (art. 15, comma 1°, lettera f, delle norme tecniche di attuazione), nei beni paesaggistici, “nuove strutture residenziali e ricettive connesse ai campi da golf in base alla legge per il golf (legge regionale n. 19/2011), a giudizio davanti alla Corte costituzionale proprio per le gravi violazioni delle competenze statali costituzionalmente garantite in tema di tutela del paesaggio e dell’ambiente (art. 117, comma 2°, lettera s, cost.);

rustico edilizio

rustico edilizio

* in via transitoria, fino all’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali al P.P.S.(art. 69, comma 1°, lettera e, delle norme tecniche di attuazione), sono realizzabili “gli interventi previsti dal capo I della L.R. n. 4/2009 e successive modifiche ed integrazioni, nel rispetto dei limiti di validità temporale della legge”, cioè gli interventi edilizi di quel c.d. piano per l’edilizia anch’esso in parte (legge regionale n. 21/2011) a giudizio davanti alla Corte costituzionale;

* sempre in via transitoria (art. 69, comma 3°, lettera c, delle norme tecniche di attuazione), si applicano gli strumenti urbanistici attuativi conseguenti agli accordi Regione – Comune (art. 5, comma 1°, lettera c, delle norme tecniche di attuazione);

* ancora in via transitoria (art. 69, commi 6° e 7°, delle norme tecniche di attuazione), possono essere resuscitati i progetti edilizi zombie nei Comuni dotati di P.U.C. approvati in base ai vecchi e illegittimi piani territoriali paesistici, se rientranti in “piani attuativi legittimamente adottati prima dell’approvazione del PPR” (previe verifiche delle volumetrie disponibili), e “gli interventi previsti dagli strumenti attuativi già approvati e convenzionati” con opere di urbanizzazione legittimamente avviate nei Comuni non dotati di P.U.C.     Tanto per capirci, i progetti edilizi come quello previsto a Cala Giunco (Villasimius) dal Gruppo Immobiliareuropea s.p.a. o quello della Lega delle Cooperative nella baia di Piscinnì (Domus de Maria);

* permangono, sempre in via transitoria (art. 69, comma 9°, delle norme tecniche di attuazione), le possibilità di ampliamenti volumetrici fino al 25% delle strutture ricettive anche nella fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia;

* previo accordo Regione – Comune (art. 5, comma 1°, lettera c, delle norme tecniche di attuazione), possono essere realizzati interventi di ristrutturazione e completamento degli insediamenti edilizi anche entro la fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia, con indubbio effetto eversivo delle norme di tutela e della pianificazione paesaggistica (art. 72 delle norme tecniche di attuazione);

* viene introdotta, ancora in via transitoria (art. 77 delle norme tecniche di attuazione), la possibilità di edificazione di strutture anche residenziali in aree agricole con superficie minima di intervento … in un ettaro incrementabile con apposita deliberazione del consiglio comunale fino ad un massimo di tre ettari … indipendentemente dalla qualificazione professionale del richiedente il titolo abilitativo”, pur essendo necessaria la “effettiva connessione funzionale tra l’edificazione e la conduzione agricola e zootecnica del fondo”.

Alghero, Bastioni e centro storico

Alghero, Bastioni e centro storico

Bisogna tener ben presente che le disposizioni del P.P.S. si applicano fin dal momento della pubblicazione sul B.U.R.A.S. dell’adozione (B.U.R.A.S. n. 49 – parti I e II – del 31 ottobre 2013) riguardo la disciplina di salvaguardia (art. 87, comma 2°, delle norme tecniche di attuazione e art. 12, comma 3°, del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.), così come i repertori dei beni paesaggistici, dei contesti identitari, degli alberi monumentali e delle grotte.   In queste parti il P.P.R. è da subito modificato e sostituito.

Com’è possibile vedere, alcune disposizioni del P.P.S. sono palesemente illegittime ed eversive della normativa di tutela e pianificazione paesaggistica, triste conferma di quanto ipotizzato sulla base delle dichiarazioni provenienti nei mesi scorsi dall’Esecutivo regionale.

Ritorna in auge la peggiore speculazione immobiliare lungo i litorali sardi.

Villasimius, Cala Giunco

Villasimius, Cala Giunco

Bene farebbe il Ministero per i Beni e Attività Culturali, coinvolto necessariamente nella procedura di co-pianificazione e destinatario degli obblighi di conservazione e tutela, a provvedere a una rapida adozione di provvedimenti inibitori e di contrasto nei confronti del “piano paesaggistico dei sardi”.

Ricordiamo, poi, che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari avrebbe aperto un’indagine penale sulle modalità scelte dalla Giunta Cappellacci per la predisposizione delle modifiche al piano paesaggistico regionale (P.P.R.).   Sarebbe un ulteriore indizio dell’opacità di indirizzi e obiettivi nel campo odierno della pianificazione paesaggistica sarda e della gestione delle coste.

Ai tentativi di travolgimento della disciplina di tutela complicheremo la vita in ogni modo, con ogni appiglio legale, con ogni attività di sensibilizzazione, ma chiunque di noi può fare nel suo piccolo qualcosa di utile e importante: chi volesse far sapere che cosa ne pensa al Ministro dei beni e attività culturali Bray, al Presidente Cappellacci e alla Presidente del Consiglio regionale Lombardo può andare al link https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/11/28/rimbocchiamoci-le-maniche-per-difendere-lambiente-e-il-territorio-della-sardegna/.

Sono ormai tantissimi i messaggi inviati, facciamo sentire la nostra voce!

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Arbus, dune di Piscinas e tratto ferrovia mineraria

Arbus, dune di Piscinas e tratto ferrovia mineraria

 

 

P.S.  c’è però un altro piano sul quale leggere quest’operazione, quello politico-elettorale.  Siamo in campagna elettorale e il presidente-candidato Cappellacci spara le sue bordate elettorali a spese pubbliche.
Gli altri candidati (quelli che affermano di esistere) o inseguono affannati o rimangono inerti.   Oppure tuttora non esistono.   Sul piano giuridico gli complicheremo parecchio la vita, sul piano politico – con questa legge elettorale, dove vince anche chi prende un solo voto in più degli altri – Cappellacci sta agendo in modo spregiudicato e demagogico. Dice fesserie, ma dice quello che i “suoi” elettori vogliono sentirsi dire. Bravo, non c’è che dire.

 

 

qui la deliberazione Giunta regionale n. 45/2 del 25 ottobre 2013

 

qui il disciplinare tecnico sulla pianificazione paesaggistica (1 marzo 2013)

qui le LINEE GUIDA PER IL LAVORO DI PREDISPOSIZIONE E APPROVAZIONE DEGLI ATTI DI AGGIORNAMENTO E REVISIONE DEL PPR DEGLI AMBITI COSTIERI E DEL PPR DEGLI AMBITI INTERNI (25 luglio 2012)

qui il protocollo d’intesa Regione autonoma della Sardegna – Ministero per i Beni e Attività Culturali sulla pianificazione paesaggistica (2007)

Arbus, Naracàuli, ruderi della Laveria Brassey

Arbus, Naracàuli, ruderi della Laveria Brassey

da Tiscali Notizie, 31 ottobre 2013

Deliperi (Gruppo intervento giuridico): “Nuovo Ppr danneggerà la Sardegna e i sardi”. (Luca Clemente)

Stefano Deliperi, lei è presidente del Gruppo di intervento giuridico: un’associazione ecologista che si batte dal 1992 a difesa dell’ambiente e del territorio. Qual è il suo giudizio sul nuovo Piano paesaggistico? 
“L’abbiamo definita un’operazione spregiudicata. Il giudizio completo lo potremo dare dopo aver approfondito tutti i documenti. Ma alcune cose, a una prima lettura, sono per lo meno curiose. Innanzitutto manca l’attuazione sulla normativa dei beni paesaggistici. C’è poi a monte un problema di procedure non rispettate”.
In che senso?
“È necessaria la co-pianificazione tra Stato e Regione. Mentre la Regione ha proceduto direttamente e unilateralmente senza completare la procedura con lo Stato. Quindi il piano rivela una illegittimità di base. La cosa più sensata, ma che purtroppo non accadrà, sarebbe revocare l’adozione di questo cosiddetto Piano paesaggistico dei sardi”.
Cosa potrebbe cambiare adesso nella tutela del paesaggio? 
“Come tutti gli atti amministrativi, finché non sono annullati, dispiegano i propri effetti. Quindi il Pps, fin dalla pubblicazione sul Buras, produrrà i primi effetti come normativa di salvaguardia in via cautelare. E si sovrapporrà al Ppr attualmente in vigore”.
Con quali conseguenze?
“La prima, non indifferente, è l’interferenza con la pianificazione urbanistica dei Comuni. Molti dei quali hanno in corso la verifica di coerenza dei propri Puc (Piani urbanisti comunali) con il Ppr. Perciò il lavoro fatto fino ad ora dai Comuni rischia di finire nel nulla”.
Si sarebbe potuta evitare questa situazione? 
“Certo. Ma si sarebbe dovuta avviare la corretta applicazione della procedura di revisione del Ppr, seguendo le norme del Codice Urbani”.
Quali sono i rischi maggiori per la tutela ambientale del Pps?
“Da una prima lettura sembra che siano stati versati nel Pps tutti i contenuti del Piano per l’edilizia (il Piano casa) e della cosiddetta Legge sul golf. Basta questo per capire che tipo di operazione è stata fatta”.
È a rischio anche la fascia costiera dei 300 metri? 
“Sì. È a rischio perché il Piano per l’edilizia (la legge regionale 4 del 2009) entra anche nella fascia dei 300 metri. Concretamente uno dei rischi è che possano tornare in auge delle lottizzazioni bloccate con il Ppr del 2006”.
A proposito dei beni identitari, cambierà la loro tutela? 
“È il Codice dei beni culturali e del paesaggio che definisce quali sono i beni paesaggistici. La Regione non può modificare un’individuazione già fatta dalla legge e per di più unilateralmente. Quindi, qualunque sia la disciplina della tutela pensata da Cappellacci, questa è stabilita dal Codice urbani. Al massimo si possono prevedere più strumenti di tutela, non meno”.
Qual è il senso, secondo lei, di avviare l’iter di uno strumento così importante a pochi mesi dalla fine della legislatura? 
“È un operazione con finalità elettorali. È uno strumento dal valore giuridico monco perché manca la co-pianificazione. Perciò mi chiedo: perché ci si è esposti a vararlo con un buco di questo genere? La risposta è che si è voluto esibire un risultato, sebbene fittizio. Cappellacci sta cercando di vincere le prossime elezioni anche cercando di catturare l’elettorato cui il vecchio Ppr non piaceva. Ma è una mossa che danneggia sia la Sardegna che i sardi”.

Bosa, Torre Argentina

Bosa, Torre Argentina

(foto C.B., J.I., S.D., archivio GrIG)

Annunci
  1. novembre 1, 2013 alle 12:59 pm

    da La Nuova Sardegna, 1 novembre 2013
    Il nuovo Pps. Cappellacci ai sindaci: «Comuni protagonisti». Il governatore in Gallura: sì a progetti d’alto livello e con ricadute economiche I Piani strategici saranno il nuovo strumento per l’utilizzo delle volumetrie.
    Le voci contrarie. A Palau accordi di programma a cui dare attuazione chiusi da anni nei cassetti. A Arzachena vietati oliveti e frutteti. (Serena Lullia)

    GOLFO ARANCI. Il governatore Ugo Cappellacci in visita istituzional-elettorale porta alla Gallura il dono del Piano paesaggistico dei sardi, carico di nuovi metri cubi. Per aprire lo scrigno con i mattoni, sempre che da Roma non arrivi lo stop, basterà utilizzare lo strumento del Piano strategico, introdotto dal Pps fresco di approvazione. «Il piano strategico consentirà a tutti i comuni, anche a quelli che non hanno ancora i Puc approvati – ha spiegato Cappellacci – di realizzare nuovi investimenti, purchè siano di altissimo livello e con importanti ricadute economiche. E saranno proprio gli enti locali ad avere un ruolo di primo piano in questo processo». Via libera al Qatar. Si aprono le porte al maxi-investimento da 1 miliardo di euro e 500 mila metri cubi del Qatar in Costa Smeralda, congelato da un anno. Ma il petroemirato non sarà l’unico privato a beneficiare delle novità urbanistiche. «Sia chiaro, questo non è il Pps del Qatar, ma di tutta la Sardegna – chiarisce il governatore –. Il piano paesaggistico porta, dentro lo strumento urbanistico attuativo, i piani strategici che abbiamo previsto con una legge regionale. È la via per aprire la Sardegna agli investimenti importanti, che hanno un rilievo economico e sociale notevole. Ed è giusto che progetti di questo tipo, con un forte impatto sul territorio, debbano avere corsie dedicate e procedure accelerate». Cancellate le intese. A chi accusa la Regione che i Progetti strategici non siano altro che le vecchie intese con un nome nuovo, il governatore risponde deciso. «Sono due cose completamente differenti – spiega infastidito dall’accostamento –. L’intesa la faceva la Regione per i fatti suoi, senza chiedere il permesso a nessuno, nemmeno alla Soprintendenza. Da un lato con il Ppr Soru bloccava l’edilizia. Dall’altro, con il meccanismo delle intese, distribuiva milioni di metri cubi a pochi eletti. Parliamo di 2 milioni e 100 mila in pochi anni. E poi qualcuno ha il coraggio di chiamare noi cementificatori. Noi abbiamo utilizzato le intese per zero metri cubi. Il Piano strategico, inoltre, si basa sul principio della co-pianificazione e assegna ai Comuni il ruolo principale. Saranno loro a proporre i progetti a Cagliari e a decidere dove e come disporre i volumi». Platee amiche o quasi. Il tour istituzionale del presidente Cappellacci in Gallura è una passeggiata tra strette di mano, baci e abbracci. A Golfo Aranci l’incontro con buffet nell’ex discoteca May Day ha il sapore di un’assemblea di partito. Mancano solo le bandiere. Il governatore fa un bagno di folla, i sostenitori si mettono in fila per farsi immortalare con il suo sorrisone. Entusiasmo più contenuto, ma nessuna contestazione, nemmeno nell’aula consiliare di Arzachena. Il sindaco Alberto Ragnedda, dopo una breve introduzione, consegna il governatore alle domande del pubblico. Ma a eccezione della critica di un allevatore contro il divieto di realizzare coltivazioni di ulivi e alberi da frutta, perché considerati dannosi per il paesaggio, Cappellacci ha davanti una platea amica. Più frizzante l’accoglienza a Palau, tappa finale del tour gallurese. Nel paese dell’Orso, governato dall’amico Francesco Pala, ex presidente del Consiglio provinciale azzurro, è l’ex assessore all’Ambiente Luca Fresu, Pd,a parlare. «Strano, non abbiamo mai visto il presidente negli ultimi anni se non per qualche cena – ha detto –. Gli ricordo che da anni, nel cassetto della Regione, ci sono accordi di programma a cui dare attuazione e quegli stessi progetti di sviluppo per Palau che la nuova amministrazione sta chiedendo oggi». Via alla campagna elettorale. Il governatore Cappellacci sceglie il piccolo comune di Golfo Aranci, guidato dal sindaco amico Giuseppe Fasolino, per iniziare la scalata bis alla Regione. E la campagna elettorale ormai alle porte fa il miracolo di trasformare gli amici in nemici e declassare accese battaglie col coltello tra i denti in banali scaramucce tra innamorati. Non è un caso che a fare da starter alla corsa di Cappellacci è il nemico, ormai amico ritrovato, Settimo Nizzi, coordinatore regionale del Pdl. «Le gravi difficoltà economiche non ci hanno permesso di raggiungere tutti gli obiettivi in Regione – esordisce Nizzi –. Ma ora bisogna guardare avanti. Dobbiamo chiudere la coalizione, recuperare gli alleati che si sono allontanati. E puntare a prenderci ancora una volta la Regione. E questo è meglio farlo con un amico con cui abbiamo litigato che con un nemico che ci taglierebbe la testa».

    ——————–

    Arzachena dovrà dare il via libera ai metri cubi del Qatar.

    ARZACHENA. L’emiro avrà la sua Costa Smeralda in versione qatarina. Roma permettendo. I 500 mila metri cubi declinati in tre hotel extra lusso a Porto Cervo, un centinaio di ville per nababbi, una pista di go-cart e una scuola per manager del turismo, dovranno diventare un Piano strategico per ricevere il via libera. A guidare le matite degli ingegneri qatarini non sarà però la Regione, ma il Comune. Toccherà al sindaco, Alberto Ragnedda, sedersi al tavolo con i tecnici del fondo sovrano e trasformare la bozza da un miliardo di euro in progetto. Il Piano strategico da solo non sarà però sufficiente. L’investimento qatarino da un anno prende polvere nel cassetto del Comune, bloccato per l’80 per cento dal vecchio Ppr. Gli hotel, così come le ville, sono stati immaginati su zone F turistiche, vietate al mattone. In più Arzachena non ha nemmeno un metro cubo da realizzare in quelle aree. In passato ha costruito troppo. Particolare tecnico di non poco conto. Per recuperare nuovi metri cubi turistici il Comune dovrà procedere a riperimetrare il borgo di Porto Cervo. E trasformare il villaggio da zona turistica in zona C di espansione. «I 500 mila metri cubi di quel progetto possono sembrare una enormità o una piccolezza a seconda del contesto – commenta Cappellacci –. La Qatar holding intende realizzare insediamenti su 2mila 300 ettari pari al 2,5 per cento dell’intero compendio. Ma sarà il Comune a studiare quale sia la migliore ipotesi di sviluppo e a sottoporcela. Come Regione chiederemo agli investitori di partecipare a un accordo pubblico-privato per realizzare delle infrastrutture sul territorio».

    ————————–

    Il governatore: è ora di decentrare gli uffici regionali.

    Una Regione meno cagliaricentrica, meno matrigna con i Comuni distanti dal cuore del potere, pronta a distribuire sul territorio alcuni dei suoi uffici più pregiati. Il governatore Ugo Cappellacci lancia la proposta di decentramento della Regione sull’esempio delle Province. «La Regione è troppo centralista – dice –. A Cagliari ci sono troppi uffici, che costringono i cittadini a fare avanti e indietro per l’isola e a scontrarsi con procedure spesso ridondanti. Il futuro è il decentramento della Regione sull’esempio delle Province. In Gallura potremmo pensare di riempire gli uffici dell’ex palazzo della Provincia con degli uffici regionali. Ad esempio quelli dell’assessorato al Turismo».

    —————————–

    Aree semplificate, il sì ai progetti partirà dai territori. Il Piano Cappellacci prevede una tutela di secondo livello. Gli ambientalisti: «Sono solo sistemi per aggirare i vincoli»
    Favorevoli e contrari. Decentrare è la vera filosofia del nuovo Ppr I detrattori ribattono: «È molto alto il rischio di pressioni territoriali». (Umberto Aime)

    CAGLIARI. Piano paesaggistico, è cominciata la caccia alle differenze fra la versione del 2006 e quella data alle stampe in questi giorni dalla giunta Cappellacci. La sovrapposizione fra le molte tabelle è solo agli inizi e gli esperti sono ancora lontani dall’emettere giudizi definitivi. Per bocciare o promuovere l’ultimo carteggio, c’è tempo, anche se le prime novità sono state già scoperte. Aree semplificate. Nella relazione che accompagna la revisione e l’aggiornamento del Piano, fra le norme finale c’è anche l’introduzione della «gestione paesaggistica semplificata». Il linguaggio burocratico fa intuire che dovrebbe essere una tutela di secondo livello, o comunque meno perentoria di quella destinata a vincolare la fascia dei 300 metri dalla battigia (inedificabile, salvo il Piano casa) e quella costiera (vincolata). Nelle aree semplificate – secondo il Pps – non sarà necessario chiedere il provvedimento di autorizzazione paesaggistica, ma «dopo l’adeguamento del Piano urbanistico comunale al Ppr, su proposta di Comuni e Province e in accordo tra ministero, Regione ed enti locali, sarà possibile valutare la richiesta di trasformazione direttamente quando sarà presentata la pratica per la licenza edilizia». In altre parole, la procedura sarà affidata soprattutto agli enti locali che «potranno proporre interventi strategici sul territorio senza il controllo diretto da parte della Regione e del ministero, che comunque dovranno essere d’accordo sull’intervento». Per i detrattori del Piano Cappellacci, l’evocato decentramento amministrativo nasconderebbe «il rischio di dare troppo potere ai Comuni, che potrebbero sostenere progetti troppo locali senza avere quella visione d’insieme che invece è alla base di un Piano regionale destinato a salvaguardare il bene paesaggio, primario e generale». Per essere ancora più chiari: nonostante i Puc dovranno essere adeguati ai vincoli e alle prescrizioni previsti dal Piano 2013, le pressioni politiche ed economiche sul territorio potrebbero aprire autostrade a progetti che altrimenti non avrebbero alcuna possibilità di ottenere il via libera. Il rischio è alto, ma chi ha scritto il Pps non si fa mancare la replica: «A venire meno – è scritto nella relazione – non sono i vincoli ma le procedure che sono molto più snelle di quelle previste dal Ppr del 2006». Perché le autorizzazioni semplificate seppure «concesse in sede locale avranno sempre la supervisione della Regione e del ministero ed proprio questa supervisione – prosegue la relazione – ad escludere ogni possibilità di libero arbitrio da parte degli enti locali, che invece ritornerebbero così a essere protagonisti di uno sviluppo condiviso dal territorio». Accordi. Fatte salve le disposizioni generali, una delle linee guida del Pps è proprio quella del decentramento. Così come per le aree semplificate, lo stesso concetto è ribadito nella norma che annulla le intese o conferenze di servizio (previste dal Ppr Soru) e le sostituisce con gli accordi di coordinamento Regione-Comuni. Anche in questo caso saranno proprio i territori a «sollecitare il confronto sui casi dubbi, chiamando in causa la Regione, che dovrà garantire il coordinamento col Pps». Oltre a modificare il rapporto fra centro e periferia, la novità degli accordi diventerà una pietra tombale per il regime delle intese. Intese che, va ricordato, sono fra i meccanismi centrali e più complicati del vecchio Ppr. Lo sono così tanto che in passato la giunta Soru, sospettata di eccessiva discrezionalità, è stata contestata proprio per aver concesso troppe deroghe, mentre allo stesso tempo sbarrava inflessibile la strada ai progetti meno complessi presentati dai Comuni. Ma per i detrattori del Piano Cappellacci la verità è un’altra ed è molto rischiosa: «Le giunte municipali amiche politicamente di chi governa la Regione potrebbero essere avvantaggiate nel percorso e se così fosse sarebbe il caos».

    ———————————–

    Piano casa e legge sul golf, le norme intruse.
    L’accusa: «Sono scorciatoie per lottizzare». La difesa: «Non deroghe ma strumenti per lo sviluppo».

    CAGLIARI. Due norme intruse o due alleati necessari? Nelle norme transitorie di attuazione del Piano paesaggistico (versione Cappellacci), compaiono il Piano casa, alla quarta proroga, e la sempre contestata Legge sul golf. Per chi accusa la giunta, sono altrettanti grimaldelli destinati «ad allargare le maglie della rete» e «aggirare i vincoli e le prescrizione». Per chi sta col nuovo Pps, «le due leggi, in piena trasparenza», annulleranno «criticità e rigidità del vecchio Ppr (versione Soru) e in accordo con i Comuni permetteranno di rilanciare l’edilizia e lo sviluppo», così è scritto nella relazione introduttiva del Pps. Sono due tesi contrapposte: dove sta la verità? Piano casa. Alla quarta proroga, è stata votata di recente dal Consiglio regionale, è questa l’unica possibilità prevista dal Pps per progetti anche nella fascia inviolabile dei 300 metri dalla battigia. Confermato il moloch dell’inedificabilità, le norme transitorie prevedono la possibilità di «interventi volumetrici dal 20 fino al 30 per cento (solo nel caso in cui è prevista la riduzione dei consumi energetici) dell’esistente, ma anche demolizioni e ristrutturazioni». Se è questa la direttiva, il vero problema sarà l’applicazione. Secondo gli accusatori, «la giunta Cappellacci non l’ha inserita nel Pps per autorizzare la solita sciocchezza della stanza in più per i figli, ma con la volontà di permettere alle strutture turistico-ricettive installazioni extra nella fascia super protetta». Sul fronte opposto, quello della maggioranza, invece «i progetti legati al Piano casa escludono l’aumento delle volumetrie esterne ma solo di quelle interne con un impatto minimo sul paesaggio», anche se «è previsto l’ampliamento di palestre e aree benessere per aumentare l’offerta turistica». Legge sul golf. Al di là di quanto potrebbe accadere, cioè nuovi impianti e quindi nuove volumetrie, a destare molte perplessità è il fatto che la legge del Consiglio regionale è ancora sub iudice. Due anni fa è stata impugnata dal governo per «violazione delle competenze sulla tutela del paesaggio», ma sul conflitto Stato-Regione la Corte costituzionale misteriosamente non si è ancora pronunciata. A questo punto la decisione di aver inserito comunque la legge nel Pps sa proprio di sfida lanciata, l’ennesima.

    ——————————-

    Luigi Lotto (Pd). «Subito il confronto in Commissione».

    Il Pd si prepara alla prima battaglia in campo aperto sul Pps. È il consigliere regionale Luigi Lotto (foto) ad annunciare che «chiederemo subito un confronto in Quinta commissione sulla bozza presentata dalla giunta». Poi la presa di posizione: «È triste – scrive Lotto – vedere che in un momento di gravissima crisi economica, con tassi di disagio sociale ai livelli di 50 anni fa, il presidente Cappellacci non trova di meglio che mettere mano al Piano paesaggistico e lo fa solo per interessi elettorali. La scelta di accelerare unilateralmente un percorso complesso, da condividere con il ministero e non da imporre, va respinto con forza. Quello che serve all’isola non è un ritorno indietro, e neanche adeguare il Ppr al Piano casa e alla legge sul turismo golfistico, le uniche leggi varate dal centrodestra e in netto contrasto con le norme paesaggistiche».

  2. novembre 1, 2013 alle 2:46 pm

    da Sardinia Post, 1 novembre 2013
    Il Piano paesaggistico dei sardi. Ecco quali. (Pablo Sole) (http://www.sardiniapost.it/politica/il-piano-paesaggistico-dei-sardi-ecco-quali/)

    Quando la giunta Cappellacci ha deciso di archiviare il Ppr, ha optato per una decisa inversione di rotta già dalla ‘ragione sociale’ del nuovo strumento urbanistico: l’ha chiamato Piano paesaggistico dei sardi. E non è un caso. Perché di quei sardi si possono fare nomi e cognomi. Il passepartout che permette di compilare una lista dei reali beneficiari del Pps è rappresentato dalle ‘Norme tecniche di attuazione’, pubblicate da poche ore sul sito della Regione.
    Nomi e cognomi. Si tratta in sostanza delle disposizioni giuridiche che indicano quel che si può e quel che non si può fare grazie al Pps. Una delle parti più interessanti riguarda le norme transitorie, grazie alle quali progetti edilizi in sonno potrebbero improvvisamente ridestarsi. E non sono pochi. Si va dalla L della Lega delle Cooperative, che con la Malfatano Spa vorrebbe tirar su un villaggio turistico tra spiaggia e stagno a Domus De Maria, fino alla S di Sergio Zuncheddu. Che non ha mai digerito lo stop imposto dai giudici al progetto di cementificazione di Cala Giunco, a Villasimius, dove l’immobiliarista ed editore del gruppo Unione Sarda attende con fiducia il via libera a nuove volumetrie per 80mila metri cubi. Ancora, alla R c’è la Real Estate Serenissima dell’imprenditore bolognese Paolo Trento, titolare del progetto che tra Ingurtosu, Naracauli e Piscinas prevede la realizzazione di quattro villaggi su circa 400 ettari. E poi, chiaramente, c’è il piano del Fondo sovrano del Qatar, con appena 500mila metri cubi di cemento in Costa Smeralda.
    Poche righe dall’effetto devastante. Il via libera all’Operazione Resurrezione lo danno una manciata di parole inserite tra le righe delle norme di attuazione, quando si legge che i progetti bloccati dal Ppr (e spesso da vari pronunciamenti in sede giudiziaria, proprio grazie al Ppr) possono essere riconsiderati se approvati in base ai vecchi piani territoriali paesistici (in alcuni casi dichiarati illegittimi) e rientrano nei “piani attuativi legittimamente adottati prima dell’approvazione del Ppr”.
    Bocciatura senza appello. “È un’operazione tanto spregiudicata quanto dannosa per la Sardegna, solo per fini elettoralistici – taglia corto il responsabile del Gruppo di intervento giuridico Stefano Deliperi -. Alcune disposizioni sono palesemente illegittime ed eversive della normativa di tutela e pianificazione paesaggistica, triste conferma di quanto ipotizzato sulla base delle dichiarazioni provenienti nei mesi scorsi dall’esecutivo regionale. Ritorna in auge la peggiore speculazione immobiliare lungo i litorali sardi. Bene farebbe il Mibac ad adottare provvedimenti inibitori e di contrasto – auspica Deliperi – nei confronti del ‘Piano paesaggistico dei sardi’, un piano illegittimo e sciagurato. Noi faremo di tutto, sfrutteremo ogni appiglio legale, e invitiamo i sardi a dire al ministro Bray, al presidente Cappellacci e alla presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo cosa pensano del Pps”.

    ————-

    Editoria e cemento: ecco il Piano paesaggistico dei furbi. (Giovanni Maria Bellu): http://www.sardiniapost.it/pronto-intervento/editoria-cemento-il-piano-paesaggistico-dei-furbi/

    ————————

    Le altre norme del Pps tra nuove cubature, cemento in riva al mare e leggi finite sotto la lente della Corte Costituzionale: http://www.sardiniapost.it/politica/le-altre-norme-del-pps-nuove-cubature-cemento-riva-al-mare-leggi-finite-la-lente-della-corte-costituzionale/

  3. novembre 1, 2013 alle 4:11 pm

    da Casteddu online, 1 novembre 2013
    Grig: “Il Pp dei sardi – o meglio di Cappellacci – è sciagurato”.
    L’associazione ecologista ‘Gruppo di Intervento Giuridico’diffonde un comunicato a proposito del Piano paesaggistico promosso dalla Giunta Cappellacci e ne prevede gli sviluppi sul territorio: http://www.castedduonline.it/sardegna/campidano/10437/grig-il-pp-dei-sardi-o-meglio-di-cappellacci-e-sciagurato.html#sthash.9TM0UIz6.dpuf

  4. novembre 1, 2013 alle 7:05 pm

    da L’Unione Sarda, 1 novembre 2013
    Da ieri la delibera sul Buras. Soru: «Falso dire che abbiamo regalato milioni di metri cubi». (Lorenzo Piras)

    Pubblicato il nuovo Piano paesaggisticoIl Pps inizia il suo percorso in vista dell’entrata in vigore, prevista entro febbraio. Pur non essendo ancora stati caricati sul sito web istituzionale della Regione tutti gli allegati – in particolare i più attesi, cioè quelli relativi alle norme tecniche – la delibera è stata pubblicata ieri sul Buras. In novanta giorni potranno essere accolte le osservazioni dei cittadini e al termine del percorso il Piano paesaggistico arriverà all’esecutività. Questo in condizioni normali, sempre che lo scontro istituzionale in atto tra Regione e il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo non prenda direzioni imprevedibili. La direzione regionale del ministero ha infatti sollevato – per voce della responsabile Maria Assunta Lorrai – il rischio di incostituzionalità per il Piano. Il pericolo di impugnazione da parte del governo è quindi tutt’altro che remoto, anche alla luce della decisione della Giunta di andare avanti da sola nella strada dell’adeguamento della Pianificazione. È fresca la polemica sulle presunte ingerenze politiche del ministro Bray sollevata dal governatore Cappellacci che avrebbero bloccato il lavoro del comitato tecnico istituito per portare avanti la co-pianificazione. A margine si è registrata anche quella con l’ex presidente della Regione Renato Soru, che – sempre per l’attuale capo dell’esecutivo – queste ingerenze avrebbe “consigliato” con appelli al ministro affinché bloccasse il Piano paesaggistico lanciati attraverso articoli di stampa. La polemica tra Soru e Cappellacci è proseguita ieri, con la controreplica dell’ex presidente a un comunicato del portavoce di Cappellacci Alessandro Serra. Eccone uno stralcio: «Dopo quasi cinque anni», è scritto nella nota del portavoce, «Soru dovrebbe metabolizzare la sua sconfitta e rassegnarsi al risultato di un voto popolare che ha bocciato il suo operato. I cittadini hanno potuto verificare quanta ipocrisia vi fosse in chi da un lato predica di lasciare “intonsa” la fascia costiera, ma dall’altro con lo strumento discrezionale delle intese ha dato via libera alla colata di oltre due milioni di metri cubi di cemento». In mattinata Soru ha replicato: «Mi sorprende che il presidente Cappellacci abbia un portavoce, è la prima volta che accade in Sardegna, evidentemente non è in grado di parlare da solo o aveva soldi da buttare. Va comunque ricordato che chi vince democraticamente le elezioni si assume la responsabilità di fare delle cose, ma non conquista il diritto di mettere a tacere gli avversari. Non potendo argomentare nel merito, e non avendo fatti da raccontare, il presidente ha preferito ricorrere a mezzo portavoce alle solite calunnie da campagna elettorale, lasciando intendere che nel passato, arbitrariamente, con l’istituto delle intese, si siano regalati due milioni di metri cubi a chissà quali amici. Per l’ennesima volta, ribadisco che l’istituto dell’intesa, che prevedeva l’assenso contemporaneo di Comune, Provincia e Regione, a cui doveva necessariamente far seguito la normale modifica del Puc, non ha prodotto alcunché. Se vuole, Cappellacci elenchi fatti e provi a fare politica senza raccontare falsità».

    ———————-

    ARZACHENA. Il sindaco: «Con il Pps volumi per tutto il territorio, nessun privilegio». Freno al Qatar: meno cemento. Il governatore: «In Gallura l’assessorato del Turismo». Visita del governatore ai Comuni di Golfo Aranci e Palau in compagnia di Settimo Nizzi, Fedele Sanciu, Pietro Pittalis, Salvatore Cicu e Matteo Sanna. (Augusto Ditel)

    ARZACHENA. Psss, silenzio: in Gallura, va in onda l’Ugo Cappellacci show. Un blitz elettorale lungo sette ore – in ordine cronologico, tappe a Golfo Aranci, Arzachena e Palau – nel quale il governatore fa di tutto, e di più. Parte da rivelazioni-choc: «Sarà la Gallura la sede dell’assessorato regionale al Turismo». Promuove se stesso, ma sponsorizza la candidatura alle regionali di Giuseppe Fasolino, giovane, belloccio, primo cittadino di Golfo Aranci. Attacca Soru e il suo Ppr, dove la R sta per Renato («Con le intese, ha concesso 2,1 milioni di metri cubi, noi 0»). Annuncia e promette denari a gogo. Prende impegni per La Maddalena, dopo averne contestato i tempi (sbagliati) della riconversione. Più in generale, discetta di zone franche, trasporti marittimi e continuità territoriale. Esalta gli Investimenti con la maiuscola.
    SÌ ALL’EMIRO. Il Qatar? È nella pancia del Pps, nel quale i cosiddetti “piani strategici” sono cosa buona e giusta. Ma bisogna che qualcuno faccia sapere in fretta all’Emiro che i nuovi padroni del paradiso perduto dell’Aga Khan, quel mezzo milione di metri cubi, se lo sognano. Al di là dei sorrisi, del tratto gentile e degli ammiccamenti, il sindaco di Arzachena non ci pensa proprio di concedere tutta la cubatura che riuscirà a racimolare ai Paperoni arabi che progettano la Costa Smeralda 2.0. «Non so quanta volumetria recupereremo – dice Alberto Ragnedda, con la solita calma olimpica -, ma è sicuro che lo faremo a beneficio dell’intero comune di Arzachena e non a favore di un solo imprenditore».
    LA DEROGA. A domanda precisa, durante lo scambio dei doni con il primo cittadino di Arzachena (a fine anno, verrà firmato l’accordo di Programma sul “Turismo Blu”), e prima del confronto pubblico nell’aula consiliare, Ugo Cappellacci spiega che «il Pps non genera volumi di per sé, ma consente la partenza dei grandi progetti, dei piani strategici. Toccherà ai Comuni adeguare il proprio Puc allo strumento urbanistico regionale (finora l’hanno fatto solamente in 8 su 377), procedere a una riclassificazione e individuare nuove volumetrie, fermo restando che determinate aree (come ad esempio quella di Porto Cervo) andranno riconsiderate».
    CURA DIMAGRANTE. Spetta al sindaco del comune-principe della Costa Smeralda spiegare ancora meglio qual è il meccanismo che potrebbe consentire la partenza del piano del Qatar, comunque destinato a un drastico dimagrimento. Partendo dall’assunto che Arzachena ha esaurito la cubatura nelle zone F (turistiche), in cui è prevista la volumetria del Qatar, Alberto Ragnedda chiarisce: «Stiamo lavorando da mesi per superare questo impasse del quale la nostra amministrazione non è responsabile. Oggi non è più possibile classificare Porto Cervo come zona F: lo era cinquant’anni fa, mentre oggi è un borgo: una classica zona C (urbana), insomma. In questo modo, un po’ di volumi in zona F si recupereranno. Quanti? Non lo so. So invece che solo una parte andrà al Qatar, visto che noi dobbiamo pensare a tutto il territorio comunale, non solo a quello della Costa Smeralda».
    IL DECENTRAMENTO. Eccoci alla rivelazione scioccante, che ha strappato l’applauso del pubblico stipato nell’aula consiliare di Arzachena, poco prima che il presidente della Regione partisse per incontrare il sindaco di Palau Francesco Pala. In nome del decentramento, il governatore assicura: «Con l’abolizione delle Province, gli uffici regionali debbono essere spalmati nel territorio sardo. E dunque l’assessorato regionale al Turismo deve avere la propria sede in Gallura». Già, ma dove? Incurante delle reazioni (arriveranno di sicuro) che la notizia potrebbe generare, Cappellacci non lo specifica. C’è da giurare che Olbia si farà subito avanti, ma è scontato che Arzachena farà l’impossibile per porre la propria candidatura.
    IL SEGUITO. Il governatore non era solo. A Golfo Aranci, all’ora di pranzo, c’erano anche Pietro Pittalis e Salvatore Cicu, oltre a Settimo Nizzi, ora completamente allineato e coperto sulle posizioni dell’ex nemico. Ad Arzachena, con i sindaci di Telti e Sant’Antonio, i luogotenenti di Cappellacci, erano lo stesso Nizzi e Fedele Sanciu (inguainato in un gessato blu identico a quello del governatore e pure lui legato al presidente dopo un lungo ostracismo), oltre al consigliere regionale dei Fratelli d’Italia Matteo Sanna. Ma tant’è: la politica è (anche) questo.

  5. novembre 2, 2013 alle 7:42 pm

    interessante notizia proveniente dal sindaco di Villasimius Salvatore Sanna (http://www.sardiniapost.it/pronto-intervento/editoria-cemento-il-piano-paesaggistico-dei-furbi/):

    Pienamente d’accordo, ma per quanto riguarda” Cala Giunco” a Villasimius, l’amministrazione comunale non é, e non é stata, uno spettatore terzo indifferente, ma attore principale, proponente i ricorsi e le resistenze che i diversi livelli giurisdizionali hanno accolto. Subito dopo, con deliberazioni di Consiglio e di Giunta, si é iniziata la restituzione degli oneri di urbanizzazione (oltre quattrocentomila euro) e sono in corso di retrocessione le aree a suo tempo cedute come standards dalla ditta lottizzante. Tali atti,conseguentemente, renderanno impossibile qualsiasi ripescaggio con effetti retroattivi. Tutto questo per dire che, condividendo la obbligatoria, dura vigilanza e opposizione alle scellerate scelte di questo governo regionale (flotta sarda, zona franca integrale, tutti i piano casa con annesse porcate per operazioni immobiliari passate sotto silenzio e col voto dell’intero Consiglio regionale, Usi civici, Golf, e da ultimo PPR/Pps) ribadisco anche la determinata azione di contrasto del Comune di Villasimius al caso specifico e a qualche altro simile.

  6. novembre 2, 2013 alle 7:53 pm

    da L’Unione Sarda, 2 novembre 2013
    URBANISTICA. L’allegato con le indicazioni ai Comuni non dotati di Puc. Ppr, pubblicate le norme di attuazione.

    Era il tassello, quello più importante, che mancava, dopo gli annunci del presidente Cappellacci: da ieri sul sito della Regione sono pubblicate «Le norme tecniche di attuazione» del nuovo piano paesaggistico regionale. Un corposo allegato di quasi cento pagine con tutte le disposizioni urbanistiche e le indicazioni ai Comuni. Alcune novità saltano subito agli occhi. Innanzitutto il nome: il Pps (Piano paesaggistico dei sardi come l’aveva definito il governatore) ritorna ufficialmente nel frontespizio alla versione originaria «Piano paesaggistico regionale», Ppr. La novità più importante è contenuta nelle norme transitorie che valgono per le amministrazioni comunali che non hanno approvato il Puc in linea con le norme di salvaguardia del vecchio Ppr. Quasi tutte, solo 8 Comuni hanno un piano urbanistico in sintonia col piano paesistico. Un fatto che alla resa dei conti ha congelato l’edilizia in Sardegna. Innanzitutto viene confermato il divieto generale di inedificabilità a meno di duemila metri dal mare. Ma vengono però consentiti «interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico, di restauro e di risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia senza aumento di volume». Mentre è possibile aumentare «volumi tecnici di modesta entità, per un massimo del 15 per cento dell’esistente». I Comuni senza Puc possono invece dare il via libera agli interventi che erano stati autorizzati in precedenza, prima del Ppr del 2006. Autorizzata anche la riqualificazione delle strutture ricettive all’interno delle fasce di rispetto.Una prima reazione polemica è arrivata da Stefano Deliperi, animatore del Gruppo di intervento giuridico. Parla di «atto illegittimo e di operazione dannosa e spregiudicata a fini elettorali». Annuncia anche una raccolta di firme per chiedere l’intervento del ministro dei Beni culturali Bray.

  7. novembre 3, 2013 alle 9:22 am

    Operazione Nebida-Masua è un’azione artistico – mediatica, un coraggioso dossier fotografico che riproduce tutte le abitazioni, esistenti ed in opera, di una della più belle coste del mondo (nel Sud-ovest della Sardegna), pericolosamente messa a rischio dalla speculazione edilizia e dalla sottocultura del kitsch. http://giuseppefraugallery.blogspot.it/search/label/2011%201m%20Davide%20Porcedda%20Operazione%20Nebida%20Masua

  8. novembre 3, 2013 alle 9:31 am

    da La Nuova Sardegna, 3 novembre 2013
    INTERVISTA » SANDRO ROGGIO. «Più che un Pps è una valanga di metri cubi». J’accuse dell’urbanista in difesa dell’ambiente «Apre la strada all’arbitrio e ai poteri forti». (Pier Giorgio Pinna)

    SASSARI. «Il Piano paesaggistico voluto dalla giunta Cappellacci? Non penso che avrà vita più lunga dei tempi che ci separano dalle Regionali. Intanto assisteremo però a un delirio di deroghe ai principi per la tutela del territorio e all’apertura di ogni porta alle richieste di cemento sulle coste fatte dai gruppi più potenti». Per l’architetto Sandro Roggio la strada del Pps è già tracciata. «Ma è sbagliata alla radice», sostiene. «Perché _ spiega _ basterà seguire un iter sin da ora facilmente ipotizzabile: prima ci sarà l’autocertificazione dei padrini-padroni di turno, poi il benestare della Regione, alla fine il via libera con una variante comunale a un Puc che potrebbe essere vecchio di 30-40 anni». Insomma, secondo Roggio, «l’obiettivo è resuscitare le lottizzazioni impedite dal Ppr di Soru: tutte, nessuna esclusa, sembra di capire». «Un ritorno al passato che equivarrebbe a un incubo: 10-15 milioni di metri cubi che travolgerebbero le coste dell’isola _ incalza l’architetto _ Con gravissime conseguenze ovunque, da Villasimius a Teulada sino a Orosei e Ingurtosu». Lei ha già esaminato le linee del Pps? «Il quadro esatto delle variazioni si conosce appena da qualche giorno. Ci vorrà un po’ per capire meglio e decifrare ciò che si nasconde tra le righe, magari con un rimando da una norma all’altra. Ma a prima vista tutti i pericoli paventati si rivelano reali, effettivi». Per quale ragione? «L’indirizzo di fondo era stato delineato col Piano casa e con la legge regionale sugli impianti per il golf, addirittura attraverso la messa in discussione dell’inviolabilità dei 300 metri dal mare. Forse è anche su questo che si è consumato lo strappo con il ministero dei Beni culturali circa la co-pianificazione. La giunta Cappellacci pretendeva complicità per sancire questo e altro. Esigeva che lo Stato facesse finta di non capire che nel nuovo Piano paesaggistico sono trasfuse quelle stesse normative su golf e casa già impugnate dal governo per sospetto d’incostituzionalità». Ci sono altri rischi? «Una disposizione, pericolosissima, è la chiave di tutto: risponde alle attese di chi vuole solo edificare. Penso a Tentizzos a Bosa e alle proposte del Qatar: prefigurano un effetto domino perché nessuno potrebbe essere escluso dai benefici». A che cosa si riferisce? «A un articolo, il 50, delle norme tecniche d’attuazione: lascia ampi margini all’arbitrio e contraddice alla base i principi della tutela paesaggistica previsti nel nostro ordinamento. Reca il titolo “Programmi e interventi di recupero e valorizzazione dell’assetto ambientale”. A ben guardare, non è che la riproposizione dell’articolo 12 del Piano casa, altrimenti inapplicabile ma che così trova alla fine supporto nel nuovo Piano In questo modo si realizza l’allucinazione della deroga congenita, un disco verde permanente per tutte le richieste. Di fatto è come se chi costruisce una cassaforte consegnasse la combinazione per aprirla a domanda di chiunque». Per quale motivo questo punto è essenziale? «Chiarisco a costo di ripetermi: conservando la fascia costiera come bene paesaggistico solo nominalmente, adesso si consente a qualsiasi progetto “strategico” di essere ammesso senza limiti di dimensioni. Un procedimento sgangherato. Che si fa beffa della pianificazione e del Codice Urbani. Ed elimina il principio sostanziale che sia invece il Piano paesaggistico, attraverso criteri oggettivi estesi a tutto il territorio, ad ammettere le trasformazioni». Ma perché ci sarebbe tanta libertà di manovra? «Perché la norma è del tutto discrezionale: vive in un corridoio privilegiato ed è applicabile subito, anche prima dell’adeguamento dei Piani comunali al Pps, come prevede in maniera sconsiderata l’articolo 69, comma 13». Qualche contromisura possibile? «Credo ne esista più di una. Intanto, una corretta informazone. E in proposito vorrei dire al sindaco di Arzachena di non farsi illusioni: il suo Comune in passato ha già creduto a promesse facilone che si sono rivelate un boomerang, come sanno gli amministratori più anziani del suo paese. Ora gli stanno offrendo una scorciatoia, più grossolana ma simile a quella dei Piani territoriali cassati negli anni ’90, che almeno individuavano prima le aree da trasformare. Ma sin da questo momento Alberto Ragnedda può dare per certo che queste norme contribuiranno alla cancellazione totale del Piano appena varato». Come mai? «Comuni e imprese della Gallura hanno già avuto a che fare con disposizioni improbabili e hanno sbagliato a perdere tanti anni di tempo nel tentativo d’inseguirle comunque. Mai come in quest’occasione infatti dev’essere ribadito con forza come le leggi dello Stato non consentano di eliminare dal procedimento l’autorizzazione paesaggistica del Mibac, che com’è ovvio in questa condizione sarà impossibile da ottenere». Quindi tra il Ppr del centrosinistra e questo del centrodestra gli orientamenti sono contrapposti? «Nel Ppr del 2006 è ben presente l’idea moderna del paesaggio come bene culturale, in vetrina ma non in vendita. Il Piano di Cappellacci è organizzato per accogliere ogni richiesta di trasformazione del territorio, nello sfondo c’è la solita confusione tra turismo e case da vendere, l’edilizia che fa girare l’economia… Una fuga dalla realtà, dato che in Spagna hanno deciso di demolire l’invenduto in mano alle banche alla base del dissesto di quel Paese». Due politiche contrastanti anche sul piano culturale? «Il Piano del 2006 guarda lontano all’insegna della solidarietà ecologica e tra generazioni. Il nuovo è invece preoccupato di cogliere i tempi brevi delle scadenze elettorali. E’ la mancanza di lungimiranza che la politica politicante non si può permettere. Tutto subito, libertà-libertà e abbasso le regole. Così è più facile prendere voti, sicuramente di quelli che vogliono sentirsi dire niente tasse, o roba simile. Questa dualità può contribuire a segnare le differenze molto affievolite tra sinistra e destra, pure aderendo alla necessità di andare oltre le ideologie». Eppure, la giunta regionale rilancia lo slogan “la Sardegna è solo dei sardi”. «Non sorprende che la formula abbia successo. Specie tra sindaci come quello di Arzachena che rivendica la regia comunale per decidere in pochi sui luoghi bellissimi, ma dimentica che quei luoghi sono anche miei o di un qualunque europeo che vola con Ryanair. In realtà, se il paesaggio sardo è tra i beni culturali del Paese e la comunità nazionale concorre alla sua tutela, questo non è un impiccio. Si rivela al contrario un grande vantaggio. E poi – sarà scomodo accettarlo – ma l’idea che sguardi vicini e lontani s’intreccino aiuta a vedere meglio, oltre che a scansare le pulsioni clientelari». Che può fare in cambio lo Stato? «Darci una mano a curare il paesaggio. Per esempio, nella difesa dagli incendi. Ma intanto mi chiedo: com’è che Cappellacci interloquiva senza titubanze con indagati della P3 come Verdini per dare il via libera all’eolico nell’isola e oggi manifesta tanta insofferenza per il concorso istranzo del Mibac, faccenda che secondo lui riguarda solo i sardi-sardi». Quali errori sul versante procedurale da parte della giunta? «Il governo sardo sbaglia a interpretare Costituzione e leggi come più gli conviene: forza per motivare l’accelerazione e la frattura col Mibac. La Regione è autorizzata a redigere e approvare il Piano paesaggistico ma lo deve fare congiuntamente con lo Stato. Cappellacci aveva fretta. E però ci sono voluti quasi 5 anni per deliberare la variante, della quale non so chi abbia la responsabilità scientifica. Mentre per approvare il Ppr del 2006 il gruppo coordinato da Edoardo Salzano, uno dei grandi urbanisti italiani, ne ha impiegati meno di 2». Ma potrà davvero reggere questo progetto? «Oggi il governatore è sintonizzato sui tempi della sua campagna elettorale. Gli serviva un cortocircuito di alcuni mesi. Farà in modo che resista. E resisterà se gli avversari staranno sottotono per compiacere gli elettori anti-Ppr». E poi? «Poi saranno i giudici amministrativi a decidere, in quanto tempo non si sa. Conteranno la grandissima posta in gioco e le pressioni che saranno esercitate su tutti i soggetti coinvolti. Penso anche a quanto siano diffusi gli interessi in questa partita. Non a caso il sindaco di Arzachena dà una precisa assicurazione: “I volumi che mi spettano saranno spalmati sull’intero territorio”. Ahimè: Ragnedda dice proprio così. Insomma, ce n’è davvero per tutti».

    ———–

    Chi è. Architetto da sempre in prima fila nella tutela del paesaggio.

    Nato a Sorso 60 anni fa, Sandro Roggio è un architetto e un urbanista. Ha svolto ruoli di spicco nel quadro di delicati progetti pubblici. È stato capo del coordinamento per il Puc di Orosei sino a quando, nel 2012, si è dimesso per protesta contro lo snaturamento dei vincoli a tutela dei litorali. Ha svolto una relazione come consulente tecnico della Procura per il nuovo stadio di Is Arenas, a Quartu, sollevando problemi d’incompatibilità dell’opera con la difesa delle vicine zone umide. È intervenuto spesso sulle polemiche sui masterplan dai tempi dell’Aga Khan sino agli odierni sviluppi nel segno del Qatar. Ha preso posizione sulla querelle a Cagliari per il cemento nella necropoli di Tuvixeddu. Scrive su giornali e riviste specializzate. Ha prodotto numerose pubblicazioni scientifiche e collabora con eddyburg. It, diretto dall’insigne urbanista Edoardo Salzano.

    ————-

    I PUNTI.

    1 – basta un ettaro per la casa in campagna È UN RITORNO AL DECRETO FLORIS: CONSENTE DI COSTRUIRE ANCHE A CHI È PROPRIETARIO DI 10MILA METRI QUADRI NELL’AGRO, IN OGNI CASO SOLO PER REALIZZARE UN’ABITAZIONE LEGATA AD ATTIVITÀ AGROZOOTECNICHE. GIUDICATA IN MODO SPESSO DIFFERENTE DAGLI SCHIERAMENTI POLITICI IN CAMPO, QUESTA NORMA È RITENUTA DA MOLTI AMBIENTALISTI “LA RAPPRESENTAZIONE DI UN MONDO INCIVILE SENZA UNA PROGRAMMAZIONE CONNESSA A UNO SVILUPPO PAESAGGISTICO COERENTE E OMOGENEO”
    2 – LA DOPPIA CORSIA PER I CENTRI STORICI DIVERSA TUTELA A SECONDA DELLA TIPOLOGIA. ALCUNI CENTRI STORICI DI CITTA’ E PAESI DELL’ISOLA SARANNO CONSIDERATI MERITEVOLI DI SALVAGUARDIA PER IL LORO VALORE STORICO-CULTURALE, ALTRI NO. A OGNI MODO, IN QUALSIASI CANALE VENGANO FATTE RIENTRARE QUESTE AREE URBANE, PER GLI INTERVENTI OCCORRERANNO SPECIFICHE AUTORIZZAZIONI ALL’INTERNO DI PIANI PARTICOLAREGGIATI. LA DISPOSIZIONE È RITENUTA “ODIOSA” DALLE OPPOSIZIONI CONSILIARI ALLA REGIONE PERCHE’ INTRODUCE DISCRIMINAZIONI DIFFICILMENTE RICONDUCIBILI A CRITERI OGGETTIVI
    3 – RICOSTRUZIONE DEGLI EDIFICI PREESISTENTI LA NORMA È STRETTAMENTE LEGATA AL PIANO CASA DEL 2009 PIÙ VOLTE PROROGATO. LA LEGGE DÀ LA POSSIBILITÀ D’INCREMENTI VOLUMETRICI SINO AL 20% (CHE ARRIVANO AL 30% PER RIDUZIONE DEI CONSUMI ENERGETICI), INTERVENTI NEI 300 METRI DALLA BATTIGIA E ANCHE RICOSTRUZIONI
    4 – BENI IDENTITARI E MAPPATURE SITI ARCHEOLOGICI E RELIGIOSI VERRANNO SEGNALATI ATTRAVERSO I MODERNI SISTEMI GPS. RESTA IL VINCOLO DI NON EDIFICABILITÀ IN UN’AREA INFERIORE AI 100 METRI DAI BENI IDENTITARI, 150 DAI FIUMI, 300 DA STAGNI E LAGHI. MA GLI AMBIENTALISTI RIMARCANO IN MODO NEGATIVO LA CENTRALIZZAZIONE DELLE SCELTE SUL PATRIMONIO DA TUTELARE

  9. Shardana
    novembre 3, 2013 alle 12:16 pm

    Mamma mia …….è sconvolgente,non ho parole.Mi sono comprato finalmente una macchina fotografica per immortalare le vergogne del mio paese.Grazie giuseppe

  10. grazia pintore
    novembre 3, 2013 alle 3:24 pm

    Purtroppo non vivo in Sardegna da molti anni ma i giornali li leggo ancora e non credo che l’emiro del quatar abbia comprato le coste sarde per lasciarle belle come sono.Il signor Cappellacci è stato alla scuola falsa e bugiarda di Silvio e continua imperterrito a prendere in giro i sardi;il guaio è che,molti sardi,continuano a farsi prendere in giro dalle “balle megagalitiche” di questo individuo.

  11. Renato
    novembre 3, 2013 alle 5:44 pm

    Venite a pulire le nostre pinete e le nostre spiagge dai rifiuti durante tutto l’anno prima di parlare. Siete i soliti ecologisti della domenica in scarpette bianche che non conoscono il territorio, i suoi problemi e pretendono di fare i moralisti.

    • novembre 3, 2013 alle 6:58 pm

      e tu sei il solito idiota che pensa che gli ecologisti vadano bene solo per pulire i rifiuti che altri lasciano..o per denunciare il vicino antipatico che ha realizzato una tettoia.
      E’ proprio di gente come te che la Sardegna non ha alcun bisogno.

      Stefano Deliperi

      • Renato
        novembre 3, 2013 alle 8:26 pm

        Ragazzo, prima ti sporchi le manine e i piedini, seriamente, scendendo da cavallo. Troppo facile intervenire da una scrivania. Ci sono decine di migliaia di famiglie in Sardegna che hanno subito le assurdità del PPR di Soru, pur vivendo a chilometri e chilometri dalla costa e lontane da beni di rilievo: famiglie ora spaccate, trasferite, umiliate nel loro luogo di nascita mentre Soru, con le intese, colava cemento a favore degli amici in riva al mare. Dove eravate voi? Ma fammi il piacere

  12. novembre 3, 2013 alle 7:46 pm

    da L’Unione Sarda, 3 novembre 2013
    Chi dice sì: Tavolacci «Non mettiamo soltanto divieti, ma regole certe». (Antonio Martis)

    «Prima era un piano fatto di divieti, ora è di regole, regole certe e trasparenti». Parla Massimiliano Tavolacci, capo di gabinetto dell’assessorato regionale all’Urbanistica, l’ingegnere che ha seguito in prima persona e passo dopo passo il cammino che ha portato alla revisione del «Salva-coste» formato Soru. Ultimo atto, la pubblicazione venerdì sera dell’allegato con le norme transitorie, destinate a dettare i comportamenti dei Comuni ancora privi di Puc in sintonia con le norme di salvaguardia.Cosa cambia rispetto al 2006? «Dico subito quello che non cambia: le norme di salvaguardia, i vincoli di tutela restano. Ma rispetto al passato diventano chiari, visibili a tutti. Diciamo quello che si può fare e, cosa più importante, alla luce del sole. Nelle procedure per ottenere un’autorizzazione non c’è più spazio per la discrezionalità politica». Come sarebbe a dire? «Abbiamo cancellato l’istituto dell’intesa, prevista nel vecchio piano-Soru. I vincoli potevano essere aggirati con una trattativa: sono stati presentate quasi 900 istanze di intesa, ne sono state accolte 116, decine di migliaia di metri cubi sul mare».Ma come viene garantita la trasparenza? Prima di tutto i vincoli e le zone tutelate sono cartografate e digitalizzate. Ed è uno dei fatti più importanti del nuovo piano paesaggistico. Dirò di più la tutela è ancora più forte perché è visibile a tutti. Ora è tutto chiaro: sai subito quello che puoi fare e non puoi fare.Prima non era così? «Era un pasticcio. Nel vecchio piano i vincoli sono enunciati ma non cartografati. Il risultato è che attorno a questi beni è stata bloccata l’attività edilizia ma non si conosce il punto esatto del bene da tutelare. Nel vecchio piano 796 beni sono duplicati, come una torre aragonese nella costa oristanese segnata in tre punti diversi. Ma di questi casi ce ne sono migliaia. Ben 5.257 beni su 10.126 da tutelare non sono rintracciabili nelle carte. Cioè le coordinate non corrispondono alla esatta collocazione. Faccio solo un esempio: la grotta della Vipera nella cartografia del vecchio Ppr è segnata a ottocento metri dal punto dove si trova. A norma di legge non si può mettere un mattone in piazza San Michele e invece costruirci a fianco. Non era possibile andare avanti».In arrivo una colata di cemento come già vi accusano: nelle norme transitorie i Comuni che non si sono dotati di Puc possono riprendere le vecchie lottizzazioni? «I progetti non possono restare bloccati per sette anni. Nel nuovo piano è scritto chiaramente: i progetti che erano stati bloccati devono passare al vaglio delle nuove norme di salvaguardia. Nessuna colata, saranno valutati tutti alla luce del sole e delle nuove regole di tutela».

    —————

    Chi dice no: Sanna (Pd) «Sono in arrivo altri metri cubi, roba da pazzi».

    «Vogliono piazzare sulle coste della Sardegna una colata di cemento. Quanto? A occhio e croce tra gli otto e i dieci milioni di metri cubi. Roba da pazzi». Gian Valerio Sanna, ex assessore all’Urbanistica ai tempi della presidenza Soru, è uno dei padri fondatori del Piano paesaggistico regionale del 2006, il «Salva-coste» che ora la Giunta Cappellacci vuole cambiare.L’accusa che fanno al vecchio piano è che con la scusa della salvaguardia ha bloccato l’edilizia in Sardegna. «Dico solo che non è vero. La crisi dell’edilizia è mondiale, europea, dipende da fattori complessivi. Mi sembra una scusa per nascondere la realtà: il centrodestra vuole riaprire la strada alla cementificazione delle coste. La dimostrazione sta nelle norme transitorie appena pubblicate».Ce lo spiega? «Ho dato una prima occhiata, e mi pare subito evidente che questa nuova disciplina ha un solo obiettivo: quello di cancellare tutte le norme di salvaguardia che abbiamo inserito a suo tempo per proteggere il paesaggio e l’ambiente della Sardegna. Di fatto spostano all’indietro le lancette del tempo di quasi nove anni».Un ritorno al passato, in che modo? «Si ritorna di fatto alla normativa in materia urbanistica che esisteva prima del 2004, quando facemmo una delibera di Giunta che bloccava tutti i progetti di insediamento in attesa del Ppr. Col risultato che possono ripartire le lottizzazioni che erano in sonno. Si può costruire col piano casa anche dentro la fascia costiera di salvaguardia dei trecento metri, oltre a una serie di regali vari.Chi sarebbero i fortunati? «Gli alberghi. Possono ampliare del quaranta per cento la loro volumetria. Basta fare la somma del 15 per cento in più di volumi tecnici ( gli alloggiamenti per gli impianti, autoclave etc.. ndr) con il premio di altri 25 per cento in più per l’ampliamento. Poi si arriva alla deroga delle deroghe»…Quale sarebbe? «Per costruire in campagna si ritorna al lotto minimo di un ettaro senza neanche avere il titolo di imprenditore agricolo. Anche gli indici ritornano a quelli antecedenti al Ppr: 0,03 metri cubi per metro quadro ( su un terreno di 10mila metri quadri una volumetria di 300 metri cubi ndr). Poi se ci mettiamo anche le autorizzazioni residenziali legate agli impianti di golf, la situazione mi sembra chiara. Qui si arriva a otto-dieci milioni di metri cubi. Pazzesco..»In alternativa cosa proponete? «Un lavoro di tipo diverso. In due parole: salvaguardare i valori ambientali e paesaggistici irripetibili, recuperare l’esistente e creare prospettive turistiche fondate sulla tutela di questi valori. La Sardegna conta già 850 mila case, di queste 250 mila sono vuote. Basteranno no?».

    ————————

    Gruppo d’intervento. Una guerriglia di carta bollata.

    Dagli ecologisti una guerriglia a colpi di ricorsi e di carta bollata: Stefano Deliperi, animatore del Gruppo di Intervento giuridico è convinto che il nuovo piano paesaggistico sia «illegittimo». Primo atto: una raccolta di firme da inviare al ministro dei Beni culturali Massimo Bray. «Il ministero potrebbe adottare alcune iniziative per inibire l’efficacia del piano», spiega Deliperi. A cominciare da una «direttiva ai soprintendenti per dare pareri negativi alle pratiche edilizie basate sul nuovo Ppr». Secondo: un’impugnazione davanti al Tar con richiesta di provvedimenti cautelari». Una sospensiva, poi si vedrà.

  13. novembre 3, 2013 alle 8:36 pm

    Renato :

    Ragazzo, prima ti sporchi le manine e i piedini, seriamente, scendendo da cavallo. Troppo facile intervenire da una scrivania. Ci sono decine di migliaia di famiglie in Sardegna che hanno subito le assurdità del PPR di Soru, pur vivendo a chilometri e chilometri dalla costa e lontane da beni di rilievo: famiglie ora spaccate, trasferite, umiliate nel loro luogo di nascita mentre Soru, con le intese, colava cemento a favore degli amici in riva al mare. Dove eravate voi? Ma fammi il piacere

    illustre anonimo, stai sereno, lavoro quotidianamente per questa Terra.
    Blateri senza portare casi concreti.
    Slogan vuoti e ripetuti.
    Le speculazioni – di ogni colore, paternità e maternità – qui sono state sempre combattute.
    Cosa che gli anonimi parolai non mi pare abbiano fatto.

    Stefano Deliperi

    P.S. grazie per il “ragazzo”, qualche anno in meno fa sempre comodo.

    • Renato
      novembre 3, 2013 alle 10:21 pm

      Se hai bisogno di casi concreti, significa che non sai una beata mazza di quello che consideri il tuo territorio, che non è circoscritto ai 5 km da casa tua. Informati prima di schierarti perchè non sai di cosa stai parlando. Ci sono centinaia di famiglie di agricoltori che abitano a decine di km dalla costa, in mezzo al nulla, che non possono costruire una casa per i propri figli che si sono sposati e che lavorano la stessa terra (decine di ettari) perchè il ppr di Soru non lo consente. Non possono costruire un capanno attrezzi per i loro mezzi agricoli perchè il ppr di Soru non lo consente.

      La speculazione la fai tu, sull’ignoranza dei lettori che credono tu sia informato a dovere.

      • novembre 3, 2013 alle 10:48 pm

        abbiamo capito tutti che blateri per slogan.
        Fatti concreti non ne porti e sei il tipico esempio di chi parla a vanvera per motivi ben poco nobili.
        Il tuo comizio si chiude qui.

        Stefano Deliperi

  14. Raimondo Cossa
    novembre 3, 2013 alle 10:36 pm

    Oh Renatoooo!!! Ma in che Sardegna vivi. E di quali territori parli. Io non vivo dietro una scrivania e il territorio lo conosco quanto te. A me risultano migliaia di famiglie USURPATE del loro territorio e del loro futuro a favore di speculatori e mattonari che delle tue famiglie (e di figli e nipoti) non gli frega niente. Il piano di quel “visionario” di Soru è stato concepito anche per i tuoi figli, nipoti e generazioni a venire. Ma forse tu appartieni ancora a quel genere di sardi che si ostinano a tenere la benda negli occhi. Sappi che da qualche anno la benda è stata spostata sulla fronte, così che possiamo vedere, confrontare, elaborare e scegliere. Sappi anche che il tuo pps è destinato a crollare come un castello di sabbia.

    • Renato
      novembre 3, 2013 alle 11:19 pm

      caro Raimondo, sono il primo a voler tutelare le coste della mia Regione. Ma vincolare totalmente per molti km dalla costa ha portato a sciagurati risultati. Morale? Rivedere il PPR di Soru è una necessità. Contrastare qualsiasi modifica è pressapochismo. Contrastare puntualmente invece, è doveroso.

      • novembre 4, 2013 alle 12:28 am

        parli e straparli, a vanvera, senza portare fatti concreti. Tutto qui.
        Il P.P.S., così com’è stato adottato, è una sciagura per la Sardegna.

        Stefano Deliperi

  15. Renato
    novembre 4, 2013 alle 9:15 am

    Caro Stefano,

    faccio parte di una comunità che vive a nord di Alghero, nella zona di Santa Maria la Palma. Ci troviamo a diversi km dal mare, il terreno è pianeggiante, non c’è nessun tipo di “vista mare” o bene di palese interesse paesaggistico da salvaguardare: siamo borgate e case sparse. Siamo una comunità di contadini, per lo più viticoltori (Cantina sociale di Santa Maria la Palma e Sella & Mosca) e allevatori. Il PPR di Soru ha stabilito che la nostra zona, di Bonifica, è un bene da tutelare integralmente. Dall’entrate in vigore del PPR di Soru, il nostro territorio è totalmente congelato. Anche se possiedi molti ettari di terreno non puoi costruire nemmeno una cuccia per il cane. Eppure il territorio è lineare. C’è un punto di confine dove, dall’altra parte della strada puoi investire sul futuro mentre dalla nostra parte no. Cerchi le differenze tra i due terreni e non ce ne sono, sono identici. Siamo 2500 abitanti che vivono su 12.000 ettari completamente bloccati. Prima del ppr eravamo in ogni caso tutelati ma in modo intelligente: potevi costruire su una superficie minima di 4 ettari e solo se eri imprenditore agricolo.

    Concretamente, come dici tu, oggi accade che:

    – non possiamo investire sul nostro territorio (niente più serre, stalle, capanni attrezzi per i macchinari) e i nostri giovani devono andare a lavorare all’estero.

    – non possiamo costruire case per i nostri figli che sono costretti a trasferirsi altrove facendo la spola tutti i giorni, inquinando con i mezzi, spendendo soldi, tempo e rischiando la vita.

    – assistiamo a un fenomeno di spopolamento che crea danno al nostro territorio (incuria, rischio incendi, criminalità)

    Questa è la realtà inconfutabile per tutte le Bonifiche in Sardegna, siamo disperati da quando è entrato in vigore il ppr di Soru. Spero ora di essere stato abbastanza concreto. E spero di ricevere una risposta professionale e non commenti generici campati in aria.

    Quello che mi dispiace è che qui dentro facciate di tutta l’erba un fascio. La salvaguardia e lo sviluppo armonico delle coste è sacrosanto ma andate a fondo alle questioni e, con professionalità, ribattete dove c’è da ribattere, carte alla mano: questo sì, questo no, questo sì, questo no. Allora vi darò anche il mio 5 per mille.

    Soru ha fatto bene in passato su molti fronti ma è caduto non tanto per i vincoli sulle coste ma per avere esagerato con i vincoli ben oltre le coste, che hanno paralizzato e stanno paralizzando la vita di migliaia di famiglie. Non sto parlando di speculatori ma di famiglie nate e cresciute in Sardegna.

    Naturalmente, se tu non sei altruista, hai un lavoro sicuro, una casa e non ti cali in tutte le realtà che ha creato il ppr di Soru, non puoi capire quello che sto scrivendo.

    Abbi l’umiltà di accettare che Soru nel suo ppr ha fatto del bene ma anche del male. Battetevi affinchè il bene resti (è lo stesso bene comune quello di cui parliamo) e affinchè il male venga eliminato.

    • novembre 4, 2013 alle 4:55 pm

      caro Renato,

      finalmente toni e contenuti più adeguati 😉

      Ti sembrerà strano, ma conosco – certo non come te, che ci vivi – la Nurra e S. Maria La Palma, agriturismi, cantine vinicole, macchie mediterranee, fino al Baratz, verso l’Argentiera, verso Monte Doglia.

      La disciplina del P.P.R. relativa alle “bonifiche storiche” ha la sua ragion d’essere per salvaguardare un paesaggio agricolo con la presenza ormai “storica” delle assegnazioni di poderi.

      Ti assicuro che in almeno un caso ha salvato il territorio (finora) da una speculazione immobiliare devastante: a Castiadas (vds. https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2011/10/16/stop-alla-marea-di-cemento-prevista-nella-piana-di-castiadas-per-ora/).

      Il P.P.R. non impedisce la realizzazione di “serre”, “stalle”, “case” legate all’attività agricola: in base a quale disposizione lo farebbe?

      Non capisco proprio quale interpretazione ne vieti la realizzazione, se si tratti di strutture connesse all’attività agricola.

      Nessun problema simile si è verificato – a quanto so – per esempio ad Arborea, che ha analogo tessuto “storico” della bonifica.

      Il P.P.R. ha vari punti sicuramente “migliorabili”, l’abbiamo chiesto e sostenuto in mille occasioni (es. https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2011/12/03/finestre-sul-paesaggio-importante-occasione-di-dibattito-su-ambiente-pianificazione-legalita/), ma il P.P.S. ora adottato ne costituisce stravolgimento e apre la strada al ritorno delle peggiori speculazioni immobiliari nell’Isola.

      Questo non lo vogliamo proprio e penso che nemmeno tu lo voglia.

      Stefano Deliperi

  16. Raimondo Cossa
    novembre 4, 2013 alle 9:51 am

    Renato, forse non ci siamo capiti. Io credo che il ppr di Soru che vincola per molti Km dalla costa serve, da un lato per per bloccare speculatori e mattonari di cui ho parlato, dall’altro per tutelare centinaia di famiglie di agricoltori (e di figli e nipoti ecc) che abitano nei pressi delle coste. Detto tra noi io conosco anche decine e decine di agricoltori che hanno terreni in prossimità delle coste e che tanti capanni attrezzi per i loro mezzi agricoli, all’interno, sono stati trasformati, in alcuni casi “urbanizzati”, e utilizzati come case per ferie. Alcuni affittati in periodo estivo. Se non vediamo queste cose o, se non regolamentiamo questi fenomeni, mi puoi spiegare dove andiamo a finire? O come possiamo tutelare le coste della nostra Regione?

  17. Shardana
    novembre 4, 2013 alle 11:25 am

    Scusatemi ma pensate che questo bla bla bla porti a qualcosa?Il tuo concetto di ambientalista mi ricorda quello restrittivo al quale ci hanno relegato i diffamatori.Sicuramente in sardegna alcune associazioni ambientaliste,molto vicine al sistema, hanno fatto in modo con il loro operato, di curarsi l’immagine oramai sbiadita con azioni di pulizia.Queste operazioni hanno poco a che fare con le reali esigenze di protezione ambientale delle quali necessità la nostra terra………che ci vadano gli operatori ecologici a pulire le pinete,oppure controlliamole con dei sistemi efficenti.Grig,non per essere di parte,e non lo sono è sempre presente

  18. Renato
    novembre 4, 2013 alle 1:37 pm

    Raimondo, il ppr di Soru ti assicuro che, per quanto riguarda le bonifiche, non ci ha tutelato ma ci ha ammazzato. Un’azienda agricola non può costruire una serra a 8 km dalla costa e dare del lavoro a persone disoccupate. Questa la chiami tutela?

    Credo di avere spiegato bene la situazione e mi pari una persona intelligente per averla capita.

    Gli speculatori li blocchi con regole certe e controlli sul territorio. Proponete questo come associazione. Andate in giro sul territorio a segnalare gli abusi se la Regione non ha i soldi per farlo. Sarete i benvenuti.

  19. Renato
    novembre 4, 2013 alle 5:26 pm

    Stefano, nella nostra Bonifica non si può costruire nemmeno una cuccia per il cane anche se sei coltivatore diretto. Il tecnicismo non so spiegartelo perché non sono un professionista del settore. Forse perchè Alghero, come gli altri 360 e rotti Comuni sardi, non ha ancora adeguato il PUC al PPR mentre Arborea si? Non lo so. La realtà è che sei vai in conferenza di servizi ad Alghero come coltivatore diretto a chiedere di poter costruire qualsiasi cosa inerente l’attività agricola, viene sistematicamente bocciata da 7 anni.

    Dici che “il P.P.S. ora adottato ne costituisce stravolgimento e apre la strada al ritorno delle peggiori speculazioni immobiliari nell’Isola” e potrò essere d’accordo solo quando lo leggerò nel dettaglio e solo sui punti che davvero aprono la strada alle speculazioni.

    • novembre 4, 2013 alle 5:29 pm

      forse il problema risiede nell’interpretazione del Comune di Alghero, non saprei.
      Quanto al P.P.S. nell’articolo ritrovi diversi motivi a base della nostra netta contrarietà: non sono “inventati”, per ognuno c’è il riferimento alla specifica disposizione delle norme tecniche di attuazione, facilmente verificabile.

      Stefano Deliperi

  20. Raimondo Cossa
    novembre 4, 2013 alle 6:21 pm

    Ciao Renato,
    se potessi rinascere una seconda volta e potessi scegliere dove, ti assicuro preferirei la tua zona. Penso che Alghero e dintorni sia una delle aree più rappresentative del Mediterraneo per quanto riguarda aspetti paesaggistici e diversità ambientali. Di queste diversità fa parte anche il contesto rurale dove vivi tu, che va tutelato perchè identitario di chi lo abita e perchè luogo di produzione di prodotti enogastronomici conosciuti (e comprati) nel mercato internazionale. Ora, per quanto riguarda la vicenda delle Bonifiche Sarde penso che il Dott. Deliperi abbia chiarito in maniera esaustiva la questione. Per quanto riguarda invece il ppr, puoi capire che modificare regole urbanistiche (come di fatto è il pps) anche di poco, per consentire qualche metro cubo in più, o introdurre escamotages, mascherati da “ansia di rinnovamento”, “snellimento delle procedure”, ecc., consente sia di rispolverare progetti finiti nel cassetto che aspettavano solo il momento opportuno per risorgere, sia di lasciar spazio a nuove iniziative speculative, considerando anche che la faciloneria e leggerezza di diverse amministrazioni comunali.
    Per quanto riguarda i controlli sul territorio, sai bene che le leggi ci sono e anche gli organismi preposti; non sta certo agli ambientalisti andare in giro sul territorio a segnalare gli abusi. E poi non è vero che la Regione non ha i soldi per farlo, pensa che solo tener su quel baraccone, che funziona anche male, ci costa diverse decine di milioni di euro. Ti saluto.

  21. novembre 4, 2013 alle 10:18 pm

    sul blog di Vito Biolchini, 3 novembre 2013
    “Dal Ppr di Soru al Pps di Cappellacci: ecco come cambia, in peggio, la tutela delle coste sarde”, un intervento di Alessandro Plaisant: http://www.vitobiolchini.it/2013/11/03/dal-ppr-di-soru-al-pps-di-cappellacci-ecco-come-cambia-in-peggio-la-tutela-delle-coste-sarde-un-intervento-di-alessandro-plaisant/#comment-40439

  22. novembre 5, 2013 alle 2:44 pm

    da L’Unione Sarda, 5 novembre 2013
    Il presidente dell’Ordine Nastasi critica il mancato coinvolgimento nella stesura del Piano. Sul Ppr botta e risposta ingegneri-assessore. «Noi mai interpellati». «Controllate le mail»: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20131105084724.pdf

  23. novembre 5, 2013 alle 3:03 pm

    da La Nuova Sardegna, 5 novembre 2013
    Il nuovo piano paesaggistico. Il Pps resuscita i maxicantieri sul mare. Gli ambientalisti: gli accordi Regione-Comuni autorizzeranno le lottizzazioni bloccate dal Ppr, colata di cemento in arrivo. (Umberto Aime)

    CAGLIARI. La sintesi degli ambientalisti sui piani strategici immobiliari che i Comuni potranno resuscitare in nome e per conto del nuovo Ppr, è di Stefano Deliperi del Gruppo d’intervento giuridico: «Quella della giunta Cappellacci è solo un’operazione spregiudicata e lo è dall’inizio alla fine». Concetto ribadito da Vincenzo Tiana di Legambiente: «Invece di sollecitare i Comuni ad approvare i Puc, cioè a pianificare, le norme transitorie del Piano dei sardi riporteranno in vita molte delle grandi lottizzazioni bloccate da dieci anni e fermate, a suo tempo, perché erano in contrasto col Ppr del 2006, che ora la giunta Cappellacci vuole demolire con il Pps». Al di là dei molti articoli messi subito sotto accusa da chi al nuovo Piano si oppone e si opporrà, comunque quello incriminato è soprattutto il 69 che allargherebbe troppo la rete delle deroghe ai vincoli, sono anche altre sintesi ad affondare ancor più il coltello in quella che gli ambientalisti definiscono la «carne viva della fascia costiera». Dai 300 ai duemila metri dalla battigia, è quella più a rischio: «Potrebbe essere travolta – secondo Legambiente – da 10 o 15 milioni di metri cubi se tutti i vecchi progetti di lottizzazione fossero ripresentati come in passato. Speriamo che nel frattempo – aggiunge l’associazione – qualcuno abbia rinunciato. Altrimenti sarà un disastro». Le altre sintesi sono queste: il ritorno appunto dei cantieri-zombie e i patti (scellerati secondo gli ambientalisti) fra Comuni e Regione. Va detto che alle accuse la giunta ha risposto. Sui cantieri: «Quei progetti non potevano restare ancora bloccati. Ora dovranno passare all’esame delle nuove norme di salvaguardia, certe e non confuse come le precedenti, e saranno tutti valutati alla luce del sole». Sui patti scellerati, invece, la risposta è stata questa: «Con i Comuni che ritornano finalmente protagonisti, non ci sarà più spazio per quella discrezionalità politica e centralista che, col Ppr, ha diviso la Sardegna in figli e figliastri». Detto che nei prossimi mesi, la battaglia sarà dura e aspra dovunque, soprattutto nelle aule del Tar, ecco una prima mappa dei cantieri-zombie e dei possibili patti. Cantieri. Il primo è nel Sulcis, a Nebida. A proporlo è stato a suo tempo la Dimore Esclusive srl: 75 villette, 300 appartamenti, comprese 60 suites, centri benessere e sportivi, più un eliporto. A finanziare il progetto è la Unipol Gruppo Finanziari, cioè la cassaforte della Lega delle cooperative. A Villasimius potrebbe rinascere dalle ceneri e dalle sentenze della magistratura che più volte l’ha fermato, il piano di lottizzazione Cala Giunco srl, 80mila metri cubi tra la spiaggia e lo stagno di Notteri. Stavolta la firma è dell’Immobiliare Europea del costruttore ed editore cagliaritano Sergio Zuncheddu. Sul versante opposto, a Domusdemaria, potrebbero essere tirati fuori dagli archivi i lucidi della Malfatano Spa, altra società controllata dalla Lega cooperative, che voleva trasformare una vecchia lottizzazione in un villaggio turistico a cinque stelle. Su Arbus, intorno alle dune di Piscinas, anni fa puntarono sguardo e investimenti la Real Estate Serenissima, fra i soci anche Banca Mediolanum, e la Matsa Group dell’imprenditore bolognese Paolo Trento. Insieme su 400 ettari a circa due chilometri dal mare pensavano di costruire il “Parco delle dune” e nello specifico quattro villaggi i ribattezzati stazioni e collegati fra loro con un vecchio trenino delle miniere. «Sono questi i quattro progetti più clamorosi – dice Stefano Deliperi – che le norme transitorie del Pps Cappellacci riporteranno in vita e dunque potranno essere approvati in deroga alle norme di salvaguardia». Gli ambientalisti non hanno più dubbi: «Questo buco nero va tappato in fretta e prima che si muovano le ruspe». Patti. È questo il secondo punto critico. Spinti da interessi locali forti, sostengono i nemici del Pps, soprattutto i Comuni costieri sceglierebbero d’impeto la scorciatoia degli «atti di coordinamento» o patti con la Regione, per aggirare così buona parte dei vincoli. In effetti alcune amministrazioni potrebbero convincersi (o essere convinte?) che lo sviluppo, leggi posti lavoro, non arriva con la «necessaria pianificazione del territorio» ma attraverso gli ormai famosi cantieri-zombie, i maxiprogetti immobiliari sul mare già pronti all’uso e ora destinati a essere sdoganati dopo essere finiti su un binario morto nel 2006. Su questo secondo buco nero, lo è sempre secondo gli ambientalisti, le norme transitorie fanno per la verità un bel po’ di differenze fra Puc approvato e non, zone turistiche e fascia costiera, opere di urbanizzazione cominciate prima del 2006 e progetti convenzionati, ma il discorso si farebbe troppo tecnico. «La verità – ha scritto Legambiente – è che le maglie sono così larghe che milioni di metri cubi potrebbero passare in poco tempo». Passeranno? «Mai», ed è questa la sentenza invocata dagli ambientalisti.

    —————–

    I NUMERI.

    69 – E’L’ARTICOLO DEL PPS CHE ALLARGA LA RETE DELLE DEROGHE: E’ QUELLO CHE STABILISCE LA DISCIPLINA TRANSITORIA DA APPLICARE FINO ALL’ADEGUAMENTO DEI PIANI URBANISTICI COMUNALI AL NUOVO PIANO PAESAGGISTICO
    10-15 – I MILIONI DI METRI CUBI PREVISTI COMPLESSIVAMENTE SULLA FASCIA COSTIERA DAI PROGETTI AL MOMENTO BLOCCATI: L’AREA PIU’ A RISCHIO E’ CONSIDERATA QUELLA OLTRE I 300 METRI ED ENTRO I 2 CHILOMETRI DALLA BATTIGIA
    8 – I COMUNI (SU UN TOTALE DI 377) DOTATI DI UN PIANO URBANISTICO ADEGUATO AL PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE ADOTTATO NEL 2006

    ———————–

    Ingegneri: ignorati dalla Regione. Rassu nega. L’Ordine di Cagliari contesta: «Non coinvolti nel Pps». L’assessore: «Loro hanno disertato gli incontri».

    CAGLIARI. Critiche durissime da parte dell’ordine degli ingegneri della provincia di Cagliari alla Regione. Il motivo: il mancato coinvolgimento degli operatori del settore nella fase di pianificazione del Pps. «La scelta della Giunta di promuovere una radicale riforma della pianificazione paesaggistica in Sardegna senza una adeguata fase preliminare di ascolto e concertazione con i soggetti istituzionali è un grave passo falso – afferma il presidente dell’ordine, Gaetano Attilio Nastasi –. Non garantendo ai soggetti istituzionali la possibilità di contribuire alla predisposizione degli atti di pianificazione si violano i fondamentali principi di trasparenza dell’azione amministrativa». Nastasi si fa portavoce del «diffuso malessere tra gli oltre seimila operatori qualificati che ogni giorno promuovono e verificano un uso del territorio e dell’ambiente rispettoso delle leggi. Riteniamo di avere il diritto e il dovere di intervenire nella discussione sulle scelte urbanistiche. Dopo un quinquennio di silenzio sull’argomento, l’avvio del procedimento quando ormai è partita la campagna elettorale, impedirà che si raggiungano risultati concreti entro la fine della legislatura: non ci sono i tempi tecnici. È concreto quindi il rischio di un ulteriore peggioramento della già critica situazione nella quale si trova il settore edilizio in Sardegna», conclude Gaetano Nastasi. Immediata la replica dell’assessore all’Urbanistica Nicola Rassu: «Il presidente dell’ordine degli ingegneri, forse perché si è appena insediato nella carica, non ha avuto tempo di scorrere gli atti e le convocazioni al partenariato diffuso che la Regione e l’assessorato hanno prodotto negli ultimi cinque anni sul tema della pianificazione paesaggistica. Probabilmente a causa della scarsa disponibilità di tempo, non ha ricercato tra la corrispondenza le ultime quattro convocazioni di marzo, inizio maggio, fine maggio e ottobre di quest’anno con l’invito a partecipare alle riunioni predisposte per approfondire il tema della revisione del Pps. Ci auguriamo di avere in questa fase il contributo, oltre che degli altri ordini professionali che hanno partecipato attivamente, anche di quello degli ingegneri della provincia di Cagliari».

    —————–

    Il monte Sant’Antonio a rischio col nuovo Pps. Macomer, nel piano non c’è traccia neanche di altri importanti siti L’attenzione per il territorio riguarda solo alcune zone archeologiche. Pale eoliche ai confini delle zone Sic e Zps. (Tito Giuseppe Tola)

    Nella zona di Macomer e nel Marghine tra i siti di interesse comunitario (Sic) e zone di protezione speciale (Zps) sono vincolati più di 50 mila ettari il cui uso è limitato o comunque regolamentato. Per le pale eoliche probabilmente non ci sono limitazioni dato che in territorio di Bonorva, ai confini col Sic di Campeda, è stato realizzato un parco eolico che ricade in pieno nella Zps della piana di Semestene, Bonorva, Bortigali e Macomer. Altri due pali, ben visibili dalla ss. 131, sono spuntati da poco a Funtana ’e Giaga, in territorio di Macomer.

    MACOMER. Se il piano paesaggistico della Regione minaccia le coste, non riserva un trattamento migliore ai siti di interesse paesaggistico e ambientale delle aree interne. Non c’è traccia del monte Sant’Antonio di Macomer, come non si parla delle guglie del monte Santu Padre di Bortigali o delle aree Sic e Zps del Marghine, sottoposte a vincoli e limitazioni quando i proprietari dei terreni devono intervenire con bonifiche o lavori tesi a migliorare la fruizione e l’accessibilità dei fondi, ma libere all’installazione di pali e generatori eolici, come nel caso di Funtana ’e Giaga a Macomer o a Campeda in territorio di Bonorva, quest’ultima all’interno del sito di interesse comunitario. Nessuno probabilmente ha interesse a cementificare il monte Sant’Antonio e tanto meno le pendici del monte Santu Padre, dove la presenza delle guglie basaltiche costituisce un elemento di attrazione per i visitatori ma, secondo le associazioni ambientalistiche locali, il fatto che non siano sottoposti a tutela apre la porta a interventi che non si possono prevedere e dei quali allo stato delle cose non si ha contezza, ma che potrebbero spuntare in futuro, come gli aerogeneratori di Campeda e di Funtana ’e Giaga. L’attenzione dedicata a Macomer e al suo territorio non va oltre la tutela del patrimonio archeologico, anche se alcuni beni non figurano negli elenchi delle tabelle allegate al piano. Negli ambiti di paesaggio, ad esempio, non c’è traccia di Macomer e del Marghine. Il Pps ne individua 27, tra i quali quello del Montiferru, che confina col territorio di Macomer, e quello della Planargia, che riguarda prevalentemente la costa. Gli ambiti di paesaggio sono caratterizzati dalla presenza di beni paesaggistici riconosciuti dalla Regione, per la cui valorizzazione si potrà poi accedere ai finanziamenti con priorità rispetto ad altre aree. Nelle aree caratterizzate da edifici e manufatti di valenza storico culturale Macomer è ben rappresentata e lo sono anche tutti gli altri comuni della zona. Ci sono i nuraghi, le tombe ipogeiche e le tombe di gigante. Ci sono poi le chiese, a partire da quella di Santa Maria, e c’è persino il vecchio mattatoio che di storico e di culturale non ha molto da offrire. Nel repertorio delle aree e degli immobili di notevole interesse pubblico non figura Macomer. C’è Bolotana con la zona del bastione San Pietro, ma non c’è Badde Salighes la cui valenza pubblica non ha bisogno di certificazioni. Macomer e il Marghine non compaiono neppure nell’atlante dei paesaggi rurali nonostante le diversità e le caratteristiche di una campagna che conserva intatte molte delle caratteristiche di una zona agricola.

  24. novembre 6, 2013 alle 2:54 pm

    da L’Unione Sarda, 6 novembre 2013
    Conndustria. Le norme di salvaguardia dovevano durare 12 mesi,sono in vigore da 7 anni. «Il Ppr andava modificato da tempo»: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20131106090157.pdf

    ________________

    da La Nuova Sardegna, 6 novembre 2013
    Pps, dagli imprenditori sì con riserva. Dopo le proteste di Donà dalle Rose per il nuovo cemento, primi giudizi favorevoli mentre c’è ancora chi studia le carte. (Pier Giorgio Pinna)

    SASSARI. Primi sì sul Piano paesaggistico voluto dalla giunta Cappellacci. Ma con una serie di riserve, precisazioni e distinguo. Oggi a pronunciarsi sono alcuni dei grandi gruppi turistici, imprenditori che hanno già avuto modo di esaminare le carte del Pps. Altri loro colleghi annunciano invece che si esprimeranno solo tra qualche giorno, quando avranno concluso l’analisi dei testi normativi. La settimana scorsa, senza fare diretto riferimento al Pps, era giunto un giudizio comunque esplicito dal conte Luigi Donà dalle Rose, uno dei precursori nell’isola dell’industria delle vacanze: «Faccio molta fatica a difendere la qualità nata 50 anni fa con il sogno di Porto Rotondo – ha detto il presidente del consorzio -. Perché c’è un continuo assalto alla diligenza per cercare di ingrandire tutto quello che era stato fatto prima. Ho creato una commissione proprio per impedire la distruzione del territorio. Perché, dopo che avremo fatto questo, il turismo sarà finito». I suoi vicini di casa della Costa Smeralda, regno non più di Karim e Barrack ma principato “distaccato” del Qatar, fanno sapere che è in corso lo studio delle nuove disposizioni. E quindi qualsiasi commento, espresso in questa fase, rischierebbe di essere prematuro. Lo stesso dicono i responsabili di altre holding. E i presidenti di tanti consorzi, come Stefano Visconti ad Alghero, per il Riviera del Corallo, una delle reti alberghiere più forti dell’isola. «Non credo che arriverà tanto cemento sulle coste: nessuno vuole rovinare il proprio paesaggio magari costruendo le case o gli alberghi a ridosso della spiaggia della Cinta o a Brandinchi – spiega invece Paolo Deretta, del consorzio turistico Gallura – Se il Ppr diceva solo “no, no, no” a tutto, il Pps intende semplicemente eliminare la burocrazia, facilitare le procedure, snellire le pratiche». La minaccia di un conflitto istituzionale con lo Stato sulle regole della co-pianificazione? «Spero non blocchi tutto – replica l’operatore economico – Anche perché non si capirebbe in che consiste l’autonomia della Sardegna se poi si deve dipendere da Roma». E i campi da golf vista mare? «Non credo che nessuno pensi di costruirne cento: due o tre in più saranno più che compatibili con le richieste del mercato», è la risposta di Deretta. Consenso al Pps da Piero Loi, patron del gruppo Iti Hotels, colosso alberghiero da 14mila camere con alberghi disseminati lungo tutta l’area orientale da Costa Rei sino a Capo Testa passando per le importanti strutture ricettive di Orosei. Il suo è un sì con qualche condizione, però. «Mi pare che questo piano permetta di fare quegli adeguamenti indispensabili richiesti dalla clientela internazionale: palestre, saune, centri benessere, spa e altre attività – afferma Loi – Un aumento delle cubature del 10% finalizzato a questi servizi mi sembra compatibile con la necessità di salvaguardare il territorio». «Perché su questo punto dobbiamo intenderci bene: gli operatori turistici, così come i pescatori, non hanno interesse ad avvelenare il mare: quindi nessuno di noi pensa di stravolgere l’ambiente naturale che ci dà ricchezza», è la sua conclusione.

    —————

    La Confindustria sul Piano paesaggistico: «L’isola è già adesso in gravissimo ritardo».

    CAGLIARI. «Sul piano paesaggistico regionale siamo in gravissimo ritardo: lo aspettavamo dal 2009». Lo ha detto il presidente della Confindustria per la Sardegna meridionale, Maurizio De Pascale, a margine dI una conferenza stampa di presentazione dell’incontro nazionale dei giovani industriali tenuta ieri mattina nel capoluogo di regione . «Prima di esprimere un giudizio», ha aggiunto, «bisogna tuttavia leggerlo tutto, ma da quanto ho visto finora non mi sembra ci sia niente di inquietante». «Era, invece, inquietante il piano paesaggistico del 2006 con le norme di salvaguardia che sarebbero dovute durare dodici mesi mentre, invece, sono passati sette anni», ha concluso sul punto il presidente della Confindustria meridionale facendo riferimento al progetto a suo tempo varato dalla giunta regionale guidata da Renato Soru.

    ————-

    PALAZZO DUCALE. Mameli: «I Comuni sminuiti dal Pps».

    SASSARI. La revisione del Ppr desta preoccupazione a Palazzo Ducale. Il presidente della commissione Urbanistica Gianpaolo Mameli ha fatto una segnalazione al sindaco Ganau circa le conseguenze che le modifiche del Piano paesaggistico potranno avere sull’autonomia decisionale dei Comuni. «È stato cancellato di sana pianta l’articolo che riconosce agli enti locali la possibilità di individuare e catalogare i beni identitari del proprio territorio in sede di adeguamento degli strumenti urbanistici. Che ruolo avranno d’ora in avanti i Comuni?».

  25. novembre 12, 2013 alle 2:44 am

    L’ha ribloggato su Fabio Argiolas.

  26. novembre 17, 2013 alle 7:23 pm

    da L’Unione Sarda, 17 novembre 2013
    «È un massacro del paesaggio». Il no dell’urbanista Sandro Roggio. «Si inizia con le deroghe ai progetti del Qatar, si finirà con le villette a schiera negli ultimi angoli incontaminati». (Antonio Martis)

    Architetto e urbanista, autore di un libro «Paesaggi perduti» dove racconta tredici casi di scempi ambientali, Sandro Roggio boccia il Ppr targato Cappellacci. Una stroncatura con una solo variante: «Sull’ampliamento degli alberghi si può parlare, purché con le dovute precauzioni. Per il resto il nuovo Ppr appare un’operazione elettoralistica con due grossi rischi: creare aspettative che saranno smentite dai ricorsi e nel frattempo aprire varchi all’assalto del territorio».Si spieghi meglio… «Il piano dovrà intanto fare i conti con i giudici del Tar e della Consulta. Per questo motivo invito gli imprenditori a non farsi illusioni».La maggiore minaccia dove la vede? «Il difetto è quello di essere un non-piano. Mira a una deregulation su tanti fronti, però fa di tutto per proporsi come uno strumento che tutela. È come un sistema di sicurezza che si dice inviolabile e consegna le password a chi sarà in grado di chiederle con determinazione. La fascia costiera è confermata come bene paesaggistico. Sennonché è di fatto priva di vincoli. Pure nella fascia dei 300 metri con le deroghe del piano-casa. Ma soprattutto temo l’uso dell’art. 50 delle Norme di attuazione».Cosa c’è di tanto grave? «Il titolo della norma “Programmi e interventi di recupero e valorizzazione dell’assetto ambientale” è un depistaggio. Perché consente l’attuazione di qualsiasi “progetto strategico” , indipendentemente dai caratteri delle aree coinvolte a discrezione, e basta l’autocertificazione della strategia alta, e una variante al piano comunale che potrebbe essere vecchio di 30-40 anni. Il fatto aberrante è proprio questo».Aberrante? «Sì, mi sembra aberrante la mancanza di un quadro di regole sovrastanti, come chiede il Codice del paesaggio. Invece il nuovo piano umilia la pianificazione specie quando prevede addirittura una corsia privilegiata per i progetti edilizi sulla costa, applicabile immediatamente, pure prima dell’adeguamento dei piani comunali alle previsioni del Ppr. Di questo passo si va dritti dritti verso il massacro del territorio».Ma come risponde a chi sostiene che l’edilizia è paralizzata da troppi vincoli?« Che senso ha costruire case se poi rimangono vuote? E anche l’edilizia di lusso non porta tutti i grandi vantaggi che si sbandierano: basti pensare alle squadre di operai stranieri reclutati in Gallura a prezzi stracciati. C’è il rischio di fare la fine della Spagna dove hanno pagato a caro prezzo la bolla edilizia. Lì hanno cominciato a demolire le case, cominciando con quelle finite in mano alle banche».

  27. novembre 21, 2013 alle 2:50 pm

    da Sardinia Post, 21 novembre 2013
    Piano paesaggistico, il sottosegretario del Mibac a Cappellacci: “Tutele allentate”: http://www.sardiniapost.it/politica/piano-paesaggistico-il-sottosegretario-del-mibac-cappellacci-tutele-allentate/

    _____________

    da L’Unione Sarda on line, 20 novembre 2013
    Piano paesaggistico, prosegue lo scontro. Il Ministero: “Si impari dalla tragedia”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/11/20/piano_paesaggistico_prosegue_lo_scontro_il_ministero_si_impari_dalla_tragedia-6-341502.html

  28. novembre 28, 2013 alle 2:43 pm

    la “possibilità di una impugnativa costituzionale del piano” da parte del Ministero per i Beni e Attività Culturali risolve poco, visti i tempi lunghi della giustizia costituzionale.

    da Tiscali Notizie, 28 novembre 2013
    Convegno FAI: Mibac verso l’impugnazione del Piano Paesaggistico dei Sardi. (Paola Pintus): http://notizie.tiscali.it/regioni/sardegna/articoli/13/11/28/pps-convegno-fai-mibac-impugnazione.html?SARDEGNA

    ________________________

    da Sardinia Post, 28 novembre 2013
    Il Mibac conferma: si va verso l’impugnazione del Piano paesaggistico: http://www.sardiniapost.it/politica/il-mibac-conferma-si-va-verso-limpugnazione-del-piano-paesaggistico/

    —————-

    Fondo Ambiente contro il nuovo Ppr: “Infrange le regole salvacoste”: http://www.sardiniapost.it/politica/fondo-ambiente-contro-il-nuovo-ppr-infrange-le-regole-salvacoste/

    ________________________________________________

    da L’Unione Sarda, 28 novembre 2013
    A Cagliari il convegno nazionale Fai. Carandini sul Pps: “E’ da rigettare”: http://www.unionesarda.it/articolo/spettacoli_e_cultura/2013/11/28/a_cagliari_il_convegno_nazionale_fai_tutelare_l_ambiente_per_ripartire-22-342815.html

    ______________________

    da La Nuova Sardegna, 28 novembre 2013
    Il ministero conferma: verso l’impugnazione del Pps.
    L’annuncio del direttore regionale del Mibac durante il convegno nazionale del Fai: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/11/28/news/il-ministero-conferma-verso-l-impugnazione-del-pps-1.8197934

  29. novembre 28, 2013 alle 2:56 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 novembre 2013
    Piano paesaggistico, c’è chi confonde le intese con le deroghe. (Salvatore Dessena, ex assessore all’Urbanistica del Comune di Orosei)

    Osservo con curiosità la “mutazione genetica” che sta avvenendo nel dibattito sul Ppr.
    Mutazione condensata con mirabile sintesi nell’intervento della dottoressa Simonetta Sotgiu apparso su questa pagina il 14 novembre dove, nel giro di poche righe, si descrive il Ppr vigente come reo di aver causato la stasi dell’edilizia, solo succesivamente «intercettata dalla crisi», salvo poi ritenerlo capace di incidere sul territorio grazie a un regime di “deroghe” ad uso e consumo del «cerchio magico del Presidente». Infine la dottoressa Sotgiu, nel constatare che, nel confronto fra nuovo e vecchio Ppr il grado di tutela sulla fascia costiera permane inalterato, conviene implicitamente che fra i due strumenti non ci sia differenza.
    È singolare: fino a ieri la più benevola delle letture dichiarava il Ppr inutilizzabile a causa del carattere punitivo dei suoi numerosi vincoli. Motivo per cui andava modificato! Oggi invece apprendiamo da più versanti che non è più così perché il “Ppr di Soru” è in realtà uno strumento ad uso e consumo di una lobby di cementificatori amici del Governatore.
    Se così è, bisogna spiegare ai professori Salzano, Urbani, Camarda e a tutti coloro che hanno contribuito a redigere uno strumento dimostratosi giuridicamente inattaccabile, che tutto il lavoro di redazione del Piano, dalle linee guida ai profili giuridici, è stato vanificato a causa delle deroghe ad personas!
    La realtà è che il Ppr del 2006, semplicemente, non ammette deroghe. Ma se per “deroga” si intende l’istituto delle intese normato dall’art. 11, allora un chiarimento è d’obbligo.
    L’intesa è una delle tre modalità di attuazione del Ppr, assieme ai Piani comunali e provinciali, e alla pianificazione delle Aree protette e serve, (comma 2) «a disciplinare le trasformazioni e il recupero urbanistico del territorio in attuazione delle previsioni del Ppr» atte a perseguire (comma 3), «obiettivi di qualità paesaggistica» contenuti nel Ppr. Quindi assolutamente non in deroga.
    Volendo approfondire, la ratio dell’intesa era proprio quella di scongiurare il rischio di paralisi delle iniziative di edilizia residenziale e turistica nel periodo della pianificazione. Con l’intesa le iniziative in itinere, private o pubbliche, potevano essere «anticipate» e successivamente, ai sensi del comma 5, accolte nella pianificazione comunale purchè coerenti con gli obiettivi del Ppr.
    Si trattava dunque di uno strumento di «compensazione» con validità circoscritta ai tempi di adeguamento dei Puc, condotto secondo i principi della correttezza amministrativa fissati dalla Legge nazionale 241/1990 e dalla Legge regionale 40/90 che, con gli articoli 20, 21 e 22, regola il funzionamento delle conferenze di servizio.
    Chiunque abbia condotto una procedura di intesa avrà dunque partecipato a una normale conferenza di servizio, assieme a tutti gli attori titolati a esprimere valutazioni e pareri tecnici nel merito: la Regione, le soprintendenze, la Provincia, gli enti, le agenzie e, last but not least, il Comune in qualità di ente proponente.
    Sì, perché le intese venivano istruite, giudicate ammissibili e proposte dagli Uffici tecnici comunali, ovvero rigettate qualora non perseguissero gli «obiettivi di qualità paesaggistica».
    Ho avuto la fortuna di ricoprire la carica di assessore all’Urbanistica nel Comune di Orosei dal 2006 al 2011 e, in tale veste, ho contribuito in un clima tutt’altro che favorevole all’approvazione del Puc in adeguamento al Ppr, del Pul, dei Piani di gestione Sic. Fra gli innumerevoli episodi di quella avventurosa stagione ci sono state anche le intese. Come dire, io c’ero.
    E non ho visto burattinai, ambientalisti al caviale nè betoniere pronte a rullare…

  30. novembre 29, 2013 alle 2:51 pm

    da L’Unione Sarda, 29 novembre 2013
    Ppr, il ministero a muso duro: «Ricorreremo alla Consulta». (Cristina Cossu): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84925_Ppr_il_ministero_a_muso_duro_Ricorreremo_all.pdf

    ——————–

    «Ora i vincoli uguali per tutti». (Lorenzo Piras): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84927_Ora_i_vincoli_uguali_per_tutti.pdf

    ________________________

    da La Nuova Sardegna, 29 novembre 2013
    Appello degli ambientalisti: «Sardegna, rialza la testa». (Pier Giorgio Pinna): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84952_Appello_degli_ambientalisti_Sardegna_rialza_.pdf

    ————————

    Il Pps? «Atto unilaterale, il governo lo impugnerà»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84949_Il_Pps_Atto_unilaterale_il_governo_lo_impugn.pdf

  31. caterina
    dicembre 3, 2013 alle 12:59 am

    sono una pensionata che lavora in campagna mi hanno bociato il progetto di una casetta di35 metri quadri quando piove mi bagno quando sudo non posso cambiarmi grazie soru

  32. Raimondo Cossa
    dicembre 3, 2013 alle 12:46 pm

    Cara signora Caterina, ha tutta la mia solidarietà. Se la campagna è ancora “viva” in Sardegna è certo grazie anche a tutta quella miriade di pensinati che ancora la frequentano, la coltivano e tengono pulite le strade di accesso.
    Se però costruiamo 35 mq per tutte le volte che ci si deve riparare quando piove o quando si suda, tutte le volte che dobbiamo riporre atrezzi pesanti da trasportare, tutte le volte che vogliamo fare i bisogni in comodità, tutte le volte che ……. ecc. ecc., poi magari ci vogliamo anche la corrente elettrica ecc. ecc., ha idea da quante casette da 35 mq viene puntellata la campagna sarda? Poi, di questi tempi, con tutti i giochi di prestiggio per aggirare norme urbanistiche o per consentire ampliamenti vari, quelle semplici casette potrebbero diventare vere e proprie ville di campagna con ingressi alberati, parcheggi, paraboliche e internet.

  33. Riccardo Pusceddu
    giugno 14, 2014 alle 2:18 am

    io ho disegnato quando facevo il disegnatore edile a Decimoputzu dozzine di questi fabbricati ad uso agricolo che invece erano vere e proprie case e di agricolo avevano solo il nome. Mi ricordo ancora le denominazioni: locale di sgombero, locale rimessa attrezzi agricoli, sala lavorazioni, deposito sementi, ecc. ecc. In realtà erano stanze da letto extra, soggiorni, cucine, ecc. Tutta una gigantesca burla. Chi sa poi perché ci sia tutta questa necessita’ di costruire in un isola con popolazione stabile o in diminuzione. E’ mera speculazione ai danni dell’ambiente

  1. novembre 19, 2013 alle 5:58 pm
  2. novembre 19, 2013 alle 6:41 pm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: