Nuove norme in favore dei demani civici della Sardegna.


Cuglieri, Cascata di Capo Nieddu

Buone notizie per i demani civici della Sardegna.

Con la deliberazione del 10 dicembre 2021, n. 48/15 la Giunta regionale sarda ha approvato lo specifico “Atto di indirizzo interpretativo e applicativo per la gestione dei procedimenti amministrativi relativi agli usi civici di cui alla L.R. n. 12/1994, alla L. n. 1766/1927 e alla L. n. 168/2017” anche in attuazione delle disposizioni nazionali in materia di usi civici poste dall’art. 63 bis della legge n. 108 del 29 luglio 2021 di conversione con modificazioni e integrazioni del decreto-legge n. 77/2021, il c.d. decreto governance PNRR) che consente il trasferimento dei diritti di uso civico da terreni ormai irrimediabilmente compromessi (es. perché edificati) ad aree provenienti dal patrimonio comunale o regionale di valore ambientale (es. boschi, coste, zone umide, ecc.).

Cagliari, Viale Trento, sede della Regione autonoma della Sardegna

I vari procedimenti di competenza regionale in materia sono stati raccolti in un unico atto d’indirizzo, dalle procedure di accertamento all’inventario generale, dal recupero dei terreni illegittimamente occupati ai piani di valorizzazione, dai regolamenti comunali di gestione agli atti di disposizione dei terreni a uso civico, dalle competenze sulla vigilanza alle legittimazioni, ai trasferimenti dei diritti di uso civico, alle permute.

E’ quanto auspicavano i partecipanti al dibattito informativo Una nuova legge per i demani civici della Sardegna svoltosi lo scorso 8 novembre presso la sala del Centro Servizi Culturali U.N.L.A. di Oristano, promosso dal Gruppo d’intervento Giuridico (GrIG) con la partecipazione dell’on. Alberto Manca (M5S), promotore della proposta normativa poi approvata.

Ora molte vicende di riordino dei demani civici potranno essere finalmente affrontate e risolte concretamente con beneficio per le collettività locali, l’ambiente e i cittadini, a iniziare – se le rispettive amministrazioni comunali avessero un sussulto di buon senso – da Orosei e da Villasimius.

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

La nuova norma per una migliore gestione dei demani civici.

Su proposta dell’on. Alberto Manca (M5S), è stato approvato l’art. 63 bis della legge n. 108 del 29 luglio 2021 di conversione con modificazioni e integrazioni del decreto-legge n. 77/2021, il c.d. decreto governance PNRR) consente alle Regioni e Province autonome di legiferare sul trasferimento dei diritti di uso civico (o la permuta) da terreni ormai irrimediabilmente compromessi (es. perché edificati) ad aree provenienti dal patrimonio comunale o regionale di valore ambientale (es. boschi, coste, zone umide, ecc.).

Così verrebbe preservato il capitale ambientale della collettività e, contemporaneamente, verrebbe offerta una soluzione per le tante famiglie incolpevoli che hanno magari realizzato la propria casa su aree a uso civico.

Portoscuso, Capo Altano – Guroneddu

Legge n. 108 del 29 luglio 2021

omissis

art. 63  bis

Modifiche all’articolo 3 della legge 20 novembre 2017, n. 168, in materia di trasferimenti di diritti di uso civico e permute aventi a oggetto terreni a uso civico

1.All’articolo 3 della legge 20 novembre 2017, n. 168, sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

«8 -bis. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono autorizzare trasferimenti di diritti di uso civico e permute aventi a oggetto terreni a uso civico appartenenti al demanio civico in caso di accertata e irreversibile trasformazione, a condizione che i predetti terreni:

a) abbiano irreversibilmente perso la conformazione fisica o la destinazione funzionale di terreni agrari, boschivi o pascolativi per oggettiva trasformazione prima della data di entrata in vigore della legge 8 agosto 1985, n. 431, e le eventuali opere realizzate siano state autorizzate dall’amministrazione comunale;

b) siano stati utilizzati in conformità ai vigenti strumenti di pianificazione urbanistica;

c) non siano stati trasformati in assenza dell’autorizzazione paesaggistica o in difformità da essa.

8 -ter  I trasferimenti di diritti di uso civico e le permute di cui al comma 8 -bis hanno a oggetto terreni di superficie e valore ambientale equivalenti che appartengono al patrimonio disponibile dei comuni, delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano. I trasferimenti dei diritti e le permute comportano la demanializzazione dei terreni di cui al periodo precedente e a essi si applica l’articolo 142, comma 1, lettera h) , del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

8 -quater. I terreni dai quali sono trasferiti i diritti di uso civico ai sensi di quanto disposto dai commi 8 -bis e 8 -ter sono sdemanializzati e su di essi è mantenuto il vincolo paesaggistico».

2. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

bosco e girasoli

Che cosa sono gli usi civici?

Come noto, i terreni a uso civico e i demani civici (legge n. 1766/1927 e s.m.i.legge n. 168/2017regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale (valore riconosciuto sistematicamente in giurisprudenza)[1].

I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I demani civici sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).  Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni, previa autorizzazione regionale e verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (artt. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.).

Baunei, Baccu Goloritzè

In Sardegna.

Anche in Sardegna, dopo troppi anni di cattiva gestione, di lassismo e di abusi, il futuro dei diritti di uso civico appare migliore.

Dopo parecchi anni di lavoro e – nel piccolo – tante azioni legali e di sensibilizzazione da parte dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico, sta giungendo a positiva conclusione l’operazione di accertamento dei demani civici presenti nel territorio isolano da parte dell’Agenzia Argea Sardegna, delegata in materia dalla Regione autonoma della Sardegna.

E’ stato così finalmente reso nuovamente consultabile l’Inventario regionale delle Terre civiche, il documento fondamentale, di natura ricognitiva, per la conoscibilità dei terreni appartenenti ai demani civici in Sardegna.

Muflone (Ovis orientalis musimon)

Secondo quanto oggetto di provvedimenti di accertamento da parte dell’Agenzia Argea Sardegna, risultano terreni a uso civico in 340 Comuni sui 369 su cui sono state condotte le operazioni. I Comuni sardi sono 377: mancano ancora le attività di accertamento su 7 Comuni, nei quali si stima, comunque, la presenza di terre collettive.

In 30 Comuni, al termine delle operazioni, non sono risultati terreni a uso civico.

Complessivamente (considerando anche gli ultimi 7 Comuni dove devono esser svolte le operazioni di accertamento, ma dove se ne stima la presenza), dovrebbero essere 348 su 377 i Comuni dove sono presenti i demani civici, ben il 92% dei Comuni sardi.

Sono stati, inoltre, verificati e aggiornati i dati (estensione, catasto, ecc.) relativi ai 340 demani civici accertati (luglio 2021).

L’estensione complessiva delle terre collettive finora accertate è di circa 303.676 ettari, pari al 12,62% dell’Isola.

Tasti dolenti rimangono alcune gravi carenze gestionali: sui 347 Comuni sardi con presenza di demani civici sono soltanto 46 quelli dotati del regolamento comunale di gestione degli usi civici e solo 43 quelli muniti di piano di valorizzazione e recupero delle terre civiche, mentre migliaia di ettari occupati illecitamente attendono il recupero alla fruizione collettiva.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv


[1]vds. sentenze Corte cost. nn. 345/1997, 46/1995, 210/2014, 103/2017, 178/2018 e ordinanze Corte cost. nn. 71/1999, 316/1998, 158/1998, 133/1993.  Vds.. anche Cass. civ., SS.UU., 12 dicembre 1995, n. 12719; Cass. pen., Sez. III, 29 maggio 1992, n. 6537.

Planargia, litorale (foto Benthos)

(foto Benthos, J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. Patrizia
    dicembre 27, 2021 alle 8:16 PM

    Grazie !

  2. Riccardo Pusceddu
    dicembre 30, 2021 alle 1:57 am

    Finalmente il buon senso trionfa!
    Grazie, siete infaticabili anche a Natale!

  3. febbraio 4, 2022 alle 10:28 PM

    A.N.S.A., 4 febbraio 2022
    Usi civici a Oristano, possibile svolta per Torre Grande.
    Saranno trasferiti in 55 ettari già individuati da Comune. (https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2022/02/04/usi-civici-a-oristano-possibile-svolta-per-torre-grande_905e7aac-62f3-4875-9c9f-c7a1ec32800b.html)

    Arriva ad una svolta il problema dei terreni gravati da usi civici nel Comune di Oristano.

    La svolta arriva dalla condivisione tra amministrazione e Regione del percorso per il trasferimento dei vincoli, rimettendo in moto un iter che si era interrotto nel 2018 a causa di una sentenza della Corte Costituzionale e che oggi può riprendere a seguito del recepimento da parte della Regione della nuova normativa nazionale.

    “Si parte con Torre Grande, ma l’obiettivo è arrivare a una rapida soluzione per l’intero territorio comunale, mettendo la parola fine a un problema vecchio di decenni, dando finalmente una risposta positiva alle legittime aspettative di 200 famiglie oristanesi”, spiegano il Sindaco Andrea Lutzu e l’assessora agli usi civici Maria Bonaria Zedda.

    La gran parte dei vincoli gravano su Torre Grande e dalla soluzione del problema di quell’area seguirà a cascata la soluzione anche per le altre aree della città e delle frazioni.

    Nelle terre gravate da uso civico non si sarebbe potuto costruire, ma nel corso degli anni si è edificato e le proprietà sono state oggetto di compravendita oggi non più consentite. Il piano del Comune punta a spostare i vincoli in altre zone di proprietà comunale per complessivi 55 ettari: a Torre Grande le aree sono quelle sul lato destro rispetto alla Torre costiera (verso il porticciolo) e sul lato sinistro all’ingresso della borgata per un totale di 16 ettari, l’uso civico sarà trasferito nella pineta.

    “Trasferendo l’uso civico valorizziamo le caratteristiche ambientali di parchi e pinete – concludono Lutzu e Zedda – L’obiettivo principale però è la soluzione definitiva di un problema che limita il diritto di proprietà di tanti cittadini oristanesi che potranno nuovamente disporre in pieno delle loro proprietà anche ai fini delle eventuali relative compravendite”. Ora la palla passa all’assessorato all’Agricoltura al quale verranno inviati tutti gli atti e i documenti necessari all’accoglimento della richiesta di autorizzazione al trasferimento dei diritti di uso civico di Torre Grande.

    • Giacomo Nervi
      febbraio 5, 2022 alle 10:04 am

      Una domanda: come è possibile che esistano Comuni con proprietà comunali senza usi civici così estese? Ma queste enormi proprietà comunali non fanno anch’esse parte del patrimonio ab antiquo delle comunità? E’ una specificità legata alla storia sarda? Anche in Liguria capita di trovare proprietà comunali apparentemente senza usi civici ma è quasi sempre solo perché negli anni Trenta hanno sbagliato le procedure di accertamento.

      • febbraio 5, 2022 alle 11:49 am

        buongiorno Giacomo,

        la formazione di così estesi patrimoni di terreni boschivi, pascolivi, agricoli dei Comuni in Sardegna nasce con i vari provvedimenti concernenti l’abolizione del feudalesimo (1820 – 1839). In questo periodo parte dei terreni già sotto giurisdizione feudale è stata attribuita in proprietà piena e perfetta ai Comuni.
        Buona giornata.

        Stefano Deliperi

      • Giacomo Nervi
        febbraio 5, 2022 alle 6:40 PM

        Grazie Stefano, ma mi fai venire un altro dubbio: in questo caso non vale la regola ubi feuda, ibi demania? Nella vostra giurisprudenza commissariale viene applicata? Se questo principio venisse applicato “alla napoletana” anche su questi terreni gli usi civici ci sarebbero già. Saluti, Giacomo

      • febbraio 5, 2022 alle 6:59 PM

        vale sui terreni di “antico possesso” e quelli di origine feudale appositamente destinati con i provvedimenti di abolizione del feudalesimo. C’è giurisprudenza consolidata sul punto.
        Buona serata.

        Stefano Deliperi

  4. Giacomo Nervi
    febbraio 5, 2022 alle 7:40 PM

    Scusa Stefano, ultimo intervento, prometto che non scoccio più… Appunto: nel caso di Oristano, se non sono terreni di “antico possesso” o terreni di origine feudale, come fa il Comune a possedere 55 ettari contigui senza usi civici? Come sono arrivati al Comune questi terreni apparentemente senza usi civici, e che quindi non devono essere “antico possesso” o ex feudi? Ti dico questo perché conosco almeno due casi (alla nostra limitatissima scala di pochi ettari) dove è semplicemente sbagliato l’accertamento che non aveva “visto” dei terreni di “antico possesso”, o del “patrimonio originario”, come diciamo più spesso dalle mie parti. Scusa di nuovo.

    • febbraio 6, 2022 alle 10:00 am

      Oristano, in particolare, era una delle sette “città regie” in epoca spagnola, già capitale del Giudicato di Arborea, titolare di patrimonio terriero. In più, per il trasferimento dei diritti di uso civico, potrebbero essere forniti anche terreni appartenenti al patrimonio regionale.
      Buona domenica.

      Stefano Deliperi

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