Siamo alle comiche, per la Francia l’energia nucleare è “pulita”.


centrale nucleare

La Francia vede circa il 70% del proprio fabbisogno energetico coperto dall’energia nucleare.

Oggi, però, annaspa fra centrali e scorie (per giunta non sa dove metterle) e vorrebbe ridipingere di verde l’energia nucleare, facendola ridefinire come energia pulita.

La compatibilite, subdola malattia che attraversa autorità pubbliche e, talvolta, pure chi dovrebbe difendere gli interessi collettivi dell’ambiente e della salute.

E non è necessario aggiungere altro.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

scorie radioattive

da La Stampa, 14 giugno 2021

La Francia vuol considerare “sostenibile” l’energia nucleare, “pulita” e “verde”. La Ministra dell’ambiente tedesca Svenja Schulze afferma che la Germania si opporrà, ci sono troppi rischi e costi altissimi. Il futuro è l’idrogeno. (Uski Audino)

Mentre in Cornovaglia i Paesi del G7 si confrontavano sul clima, al ministero dell’Ambiente a Berlino la ministra tedesca Svenja Schulze (Spd) illustra la strategia della Germania sulla riduzione delle emissioni, sul prezzo della Co2, sulle rinnovabili e soprattutto lancia un monito a Parigi: il nucleare non passerà come energia pulita.

L’energia atomica, con le scorie che produce e i rischi che porta con sé, non si può definire «sostenibile», è la posizione tedesca.

Ministra Schulze, gli Usa sono contrari a dare un prezzo alla Co2 secondo quanto rivela un documento Ue. Ma una politica sul clima senza gli americani sembra difficile, non crede?

«Sono molto contenta che gli Usa siano tornati a occuparsi di cambiamenti climatici. E questo dà una spinta alla discussione. Lo si è visto negli ultimi incontri sul clima al G7 dove gli Usa anziché bloccare le discussioni, sono stati molto attivi. Certo è necessario riuscire a dare un prezzo alla Co2. Sono ancora troppo pochi i Paesi fuori dall’Ue con un sistema di scambio di emissioni, che noi europei abbiamo introdotto nel 2005. Per questo in Europa stiamo discutendo di una Carbon border tax che potrebbe scattare quando certi prodotti sono importati nell’Ue. Sarebbe un modo per proteggere le nostre aziende dalla concorrenza sleale. La Commissione europea farà una proposta in merito. Naturalmente, questo solleva questioni con Usa, Cina o India, che vogliono continuare ad esportare in Europa. Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha fatto un’altra proposta: fare un club del clima insieme a Ue, Usa e altri Paesi industrializzati, che abbia un prezzo comune per la Co2. Ma questa discussione è all’inizio».

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale il governo ha presentato in 13 giorni una nuova legge sul clima. Al Bundestag lei ha sostenuto di volere un «percorso affidabile» per l’aumento dei prezzi della Co2. Cosa intende?

«Significa che deve esserci un percorso che preveda un aumento graduale anno per anno dei prezzi della Co2 in modo che la gente possa decidere sui propri investimenti. Può dire: “Ok, so che la benzina sarà più cara nei prossimi anni, devo cambiarla con un auto elettrica”. Se alziamo semplicemente i costi, le persone si arrabbiano. I gilet gialli in Francia sono l’esempio lampante di questa reazione. Deve essere comunque chiaro che lo Stato non vuole incassare più soldi ma vuole piuttosto ridurre i livelli di Co2. Se si alza il prezzo di benzina o gasolio, allora di pari passo bisogna erogare aiuti sociali. Soprattutto per le fasce più deboli».

scorie nucleari

Come si sta evolvendo il dibattito sulle energie rinnovabili?

«In Germania non si discute abbastanza sul potenziamento delle rinnovabili. E questo mi preoccupa. Stiamo uscendo dal carbone, nel 2022 lasceremo il nucleare; quindi dobbiamo sviluppare più solare ed eolico. È questa la grande sfida poiché la domanda di elettricità aumenterà. Oggi produciamo già il 50% del fabbisogno dalle rinnovabili, ma entro il 2030, la cifra dovrà essere maggiore di quanto previsto».

A proposito di nucleare. Ci sono nuovi tipi di reattori di formato ridotto: in Germania non se ne parla granché, perché?

«La Germania appartiene alla cerchia dei Paesi Ue contrari al nucleare. Abbiamo deciso di uscire dall’energia atomica e la maggioranza dei tedeschi ci sostiene. È una forma di energia estremamente costosa oltre che enormemente rischiosa. Lo smantellamento di una centrale nucleare costa circa 1 miliardo di euro. Per lo stoccaggio intermedio delle scorie ne servono 24. E ora dobbiamo trovare un deposito definitivo sicuro. È un processo lungo e costoso. Confrontatelo con l’energia solare ed eolica e capirete che il nucleare non è più competitivo».

La Francia vuole classificare l’energia nucleare come “pulita”, “verde”: vi opporrete?

«Stiamo definendo con la Ue quali attività economiche possono essere considerate sostenibili e rispettose dell’ambiente e del clima. E questo sarà definito nella cosiddetta Tassonomia. La Francia, appunto, vorrebbe che il nucleare fosse dichiarato sostenibile. Noi abbiamo una posizione diversa: un’energia che carica sulle spalle delle nuove generazioni rischi e costi altissimi non può essere considerata sostenibile. La “Tassonomia” deve escludere il nucleare. Ma il dibattito è ancora in pieno svolgimento. Fra le istituzioni finanziarie invece c’è maggior chiarezza: per Commerzbank e Union Invest gli investimenti nel nucleare non sono sostenibili a causa dei loro rischi e degli enormi costi di gestione».

L’idrogeno sembra il futuro. A che punto è l’attuazione della Germania nella sua strategia nazionale?

«La strategia è in fase di sviluppo permanente. Ora si tratta di costruire un’infrastruttura per la produzione di idrogeno. Il nostro obiettivo è che in Germania si arrivi ad usare solo idrogeno verde, cioè prodotto con energia solare ed eolica. Questo è l’unico tipo di idrogeno che stiamo sostenendo con fondi statali. Nel piano congiunturale ci sono 7 miliardi per il sostegno all’idrogeno verde nazionale e 2 per il partenariato internazionale. Abbiamo 65 progetti sull’idrogeno suddivisi tra i ministeri, di questi 62 rientrano nella strategia comune europea per l’idrogeno Ipcei».

Gran Bretagna, deposito scorie radioattive

(foto da mailing list ambientaliste, S.D., archivio GrIG)

  1. Bruno
    giugno 16, 2021 alle 8:50 am

    Il nucleare è l’energia più costosa che esista. Crea un costo per un tempo infinito, quindi il costo di una centrale nucleare è… infinito. É pura matematica, eppure ci prendono in giro.

  2. capitonegatto
    giugno 16, 2021 alle 10:35 am

    Anche la casa e’ pulita, al netto dei prodotti chimici usati. Di energia pulita c’e’ solo l’eolico e il solare , al netto anche questi di cemento e impiego di materiali tecnologici non tutti riciclabili. Di certo nulla si crea senza pagare nulla.
    Ovviamente l’energia nucleare , a parte lo stoccaggio e riciclo delle barre, e’ il piu’ pericoloso e potenzialmente inquinante all’estremo.
    La domanda che ci si deve fare e’ : A fronte di una richiesta di energia in continua crescita, a parte possibili risparmi ( tutti da vedere ), si possono rivedere i nostri bisogni, il tasso di industrializzazione ,ecc.ecc. , e quindi un inevitabile ridimensionamento della civilta come noi la viviamo ?

    • Riccardo Pusceddu
      giugno 17, 2021 alle 1:45 PM

      Dipende da cosa intendi per “nostri”. L’occidente (USA esclusi) sta almeno a parole cercando di ridurre i consumi (non i consumatori pero’ che anzi, ovunque ve ne sia un’opportunita’, scelgono sempre di consumare di piu. Un esempio su tutti, la sempre piu’ diffusa presenza di SUVs rispetto alle utilitarie (adesso mi pare ci sia anche un SUV completamente elettrico!).
      Ma tutti questi miglioramenti, veri o presunti, dei paesi industrializzati sono e verranno sempre piu’ vanificati dall’aumento della popolazione nel terzo mondo, soprattutto in Africa dove si passera’ dall’attuale miliardo ai 4 miliardi alla fine del secolo.
      E’ un paradosso di Jason su scala mondiale!

  3. Francesco
    giugno 16, 2021 alle 12:53 PM

    La Francia ha investito molto sul nucleare. L’Italia era il suo miglio cliente. Oggi ,con il paese fortemente ridimensionato sul piano industriale, forse sperano nei consumi domestici .

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