Storia di una batteria costiera, a Punta Giglio, Alghero.


Alghero, catapulta sui Bastioni

anche su Il Manifesto Sardo (Storia di una batteria costiera, a Punta Giglio, Alghero), n. 326, 1 aprile 2021

Alghero, Punta Giglio

Nella seconda metà degli anni ’30 del secolo scorso, su terreni dell’allora Ente Ferrarese di Colonizzazione (dal 1942 Ente Sardo di Colonizzazione), i militari del Genio della Regia Marina realizzarono la Batteria costiera SR 413 Punta del Giglio, sulla costa algherese, presso la cinquecentesca Torre del Giglio.

Armata con quattro cannoni Schneider-Ansaldo da 102/35 (gittata massima 9.500 metri nel tiro contraereo e 12.000 metri nel tiro anti-nave), aveva una guarnigione di 2 ufficiali, 5 sottufficiali e 60 marinai del 394° Battaglione costiero. Era coadiuvata da due Stazioni fotoelettriche del Regio Esercito (la 184^ e la 228^), mentre nel maggio 1943 si aggiunse anche un primordiale radar tedesco Freya e alcune mitragliere.

Faceva parte del settore difensivo della Sardegna nord-occidentale (da Poglina all’Argentiera) e affrontò – silente, per mancata autorizzazione superiore al fuoco – solo le due cacciatorpediniere britanniche Cossack e Maori che spararono alcune bordate al buio la notte fra il 31 luglio e l’1 agosto 1941.

Finita la guerra, un po’ di munizioni vennero buttate in mare e, un po’ alla volta, ritornarono i suoni della natura e del vento nella macchia mediterranea sulla falesia di Punta Giglio.

Così fin quasi ai nostri giorni, quando un diverso conflitto – evitabilissimo – si è riacceso sul promontorio.

La Batteria costiera fa parte di una serie di beni demaniali gestiti dall’Agenzia del Demanio inseriti nel programma Cammini e Percorsi, rientrante a sua volta nel più ampio programma Valore Paese – Italia, relativo al recupero e alla valorizzazione (anche a fini economici) di beni demaniali in disuso o sottoutilizzati (fari, caserme, postazioni, ecc.) comprendente altri siti costieri, per esempio, torri, edifici vari e numerosi fari

Non molto diverso da quanto ha fatto anche la Regione autonoma della Sardegna.

CAMMINI e PERCORSI gode del sostegno e del contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ANCI, FPC, Istituto del Credito Sportivo, Ente Nazionale per il Microcredito, Invitalia, CONI, Young Architects Competition, Agenzia Nazionale Giovani, e, per il settore privato, Touring Club Italiano, FederTrek, Legambiente, Italiacamp, AICA, Associazione Borghi Autentici, Cittadinanzattiva”.

E il Comune di Alghero ha stipulato con l’Agenzia del Demanio il protocollo d’intesa n. 6229/2017del 12 luglio 2017 con il quale, fra l’altro, si impegna “a garantire la piena conformità e coerenza  dei programmi di valorizzazione con le previsioni dei vigenti strumenti di pianificazione urbanistica, in particolare, verificando la compatibilità dello status urbanistico degli immobili rispetto all’iter di valorizzazione, provvedendo – ove necessario – all’attivazione delle opportune procedure amministrative di adeguamento urbanistico e semplificazione amministrativa”.

Alghero, Bastioni e centro storico

Insomma, il Comune di Alghero s’impegna a far quadrare i cerchi per portare a compimento il previsto “iter di valorizzazione”.

Nel caso del programma Cammini e Percorsi si punta al recupero e riutilizzo di beni situati lungo percorsi religiosi e ciclopedonali, anche mediante concessioni in uso gratuito novennali ai sensi dell’art. 11, comma 3°, del decreto-legge n. 83/2014 convertito nella legge n. 106/2014 in favore di “imprese, cooperative e associazioni giovani, finalizzata proprio alla realizzazione di circuiti nazionali di eccellenza e alla promozione di percorsi pedonali, ciclabili e mototuristici”.

E’ il caso della Batteria costiera di Punta Giglio, sito lungo la ciclopista del sole: nel 2017, proprio per partecipare al relativo bando, si costituisce la milanese Cooperativa Quinto Elemento, aggiudicataria del bene.

Il progetto iniziale prevedeva varie strutture diffuse nell’area in concessione (8 ettari) e ben 70 posti letto, poi ridotti a 20 con un punto ristoro, dopo limitazioni apportate da Soprintendenza sassarese per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e Comune di Alghero.

macchia meditarranea (ginestre, olivastri, cisto)

Alla fine, come afferma la stessa Cooperativa aggiudicataria, dopo “un complesso iter autorizzativo che ci ha fatto rimodellare il progetto sulla base delle prescrizioni degli Enti coinvolti.  Il percorso è stato lungo e non sempre lineare, ma alla fine grazie al contributo di alcuni interlocutori – in primis la Soprintendenza e il Parco Naturale Regionale di Porto Conte”, si è giunti all’emanazione da parte del Comune di Alghero del provvedimento unico SUAPE n. 79967/2020 del 28 ottobre 2020, condizionato alla seguente serie di ulteriori approfondimenti:

“- documentazione attestante la natura no profit della cooperativa;

– atto di convenzione con il Comune di Alghero nel quale la cooperativa si impegni a mantenere la stessa ragione sociale e lo stesso statuto per tutta la durata della concessione, comprese eventuali proroghe;

– documentazione di approfondimento relativamente al piano interrato (stato attuale e in progetto);

– elaborati grafici e relazionali aggiornati con il numero massimo di posti letto prescritto dall’ufficio edilizia privata.

Inoltre, l’atto “non costituisce titolo abilitativo al fine dell’esercizio dell’attività. A tal fine, terminati i lavori edili, il richiedente dovrà presentare presso il SUAPE una nuova pratica, comprendente:

– la dichiarazione di agibilità

– ogni ulteriore eventuale adempimento in materia di igiene, sicurezza ed ambiente“.

Con determinazione Ass.to reg.le Difesa Ambiente – S.V.A. n. 935 del 18 novembre 2020 è, poi, giunto il provvedimento favorevole al termine della procedura di valutazione di incidenza ambientale (V.Inc.A.), mentre l’Azienda speciale per la gestione del parco naturale regionale di Porto Conte ha espresso in sede di conferenza di servizi il parere favorevole (art. 21 della legge regionale Sardegna n. 4/1999) con varie prescrizioni, chiedendo, fra l’altro, “che tutte le attività di cantiere, sia per gli interventi sui manufatti, sia per le sistemazioni esterne, che si attuano a meno di 100 metri dal margine di falesia, siano interrotte nel periodo compreso fra il 15 marzo e il 30 settembre dell’anno solare”.

Ma com’è stato possibile?

Lo dice chiaramente, in sede di conferenza di servizi (verbale Comune Alghero n. 76672 del 15 ottobre 2020) l’ing. Michele Fois dirigente comunale: “non è stato semplice ricondurre il progetto a un alveo di conformità urbanistica”, in quanto l’area è zona “G”, servizi generali d’interesse pubblico, dove non possono sorgere esercizi ricettivi-commerciali privati, per cui il progetto deve esser disegnato quale struttura museale e di servizio al parco.  

Insomma, urbanistica creativa.

Da ciò discende, per esempio, la necessità di realizzare gli allacci alle reti idriche e fognarie, con condutture chilometriche scavate nella roccia.

Alghero, costa di Punta Cristallo

L’intera area costiera di Porto Conte, compresa Punta Giglio, rientra nell’omonimo parco naturale, è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993, piano paesaggistico regionale – P.P.R.), rientra, inoltre, inoltre, nella zona di protezione speciale –ZPSITB013044 e nel sito di importanza comunitaria – SIC “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio” (codice ITB010042), ai sensi delle direttive n. 92/43/CEE sulla tutela degli habitat e n. 09/147/CE sulla salvaguardia dell’avifauna selvatica.

Le strutture della Batteria costiera sono, inoltre, tutelate con vincolo culturale (artt. 10 e ss. Del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

Tutto questo è stato fatto ben presente da Gruppo d’Intervento Giuridico, LIPU-BirdLife Italia, Nel Vivo della Storia, WWF e Legambiente (locale, quella nazionale sostiene il programma Cammini e Percorsi) fin dall’agosto 2018 e ancora nel gennaio 2021, ripreso fin da subito anche dalla Stampa regionale.  

Nel 2018 nessuna reazione da parte della classe politica locale e dell’opinione pubblica.

Ora, nel 2021, a lavori iniziati, la Batteria costiera conosce una vera e propria guerra verbale dove in tanti sono scesi in campo, a iniziare dal battagliero Comitato per Punta Giglio.

Alghero, Capo Caccia

Di sicuro l’Amministrazione comunale algherese ha dato il proprio concreto sostegno all’iniziativa con troppo silenzio e troppa leggerezza, non considerando l’attaccamento dei propri cittadini a quel luogo del cuore.

Non sono mancati, purtroppo, atti di violenza nel cantiere che non avremmo certo voluto vedere.

Polemiche, accuse, personalizzazioni, contestazioni, risposte piccate e quant’altro si vuole.   Qui il dossier dell’Azienda speciale per la gestione del parco naturale regionale di Porto Conte, qui le repliche della Soprintendenza per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Sassari.

Sul piano giuridico, sarebbe bene ricordare che nel nostro ordinamento può esser chiesto all’amministrazione pubblica che ha emanato l’atto di approvazione del progetto definitivo (in questo caso il Comune di Alghero) l’adozione di un provvedimento di revoca “per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento“, ricordando che “se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l’amministrazione ha l’obbligo di provvedere al loro indennizzo” (art. 21 quinques della legge n. 241/1990 e s.m.i.).       

Nel caso specifico, non risultano sopravvenuti motivi di pubblico interesse nè mutamento della situazione di fatto, men che meno si può pensare che il Comune voglia liquidare un qualche indennizzo al Soggetto titolare della concessione.

Oppure  può esser chiesto all’amministrazione pubblica che ha emanato l’atto l’adozione di un provvedimento di annullamento d’ufficio “sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole, comunque non superiore a diciotto mesi” (art. 21 nonies della legge n. 241/1990 e s.m.i.), di un atto “adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza” (art. 21 octies della legge n. 241/1990 e s.m.i.).   

Una revoca o un annullamento in via di autotutela appaiono ragionevolmente ben lontani dagli orizzonti di Punta Giglio, anche alla luce delle verifiche recentemente effettuate congiuntamente da Corpo forestale e di vigilanza ambientale e Azienda speciale per la gestione del parco naturale regionale di Porto Conte.

Gheppio (Falco tinnunculus)

Un paio di cose, invece, non sembrano così lontane: la Batteria costiera fa parte di un elenco di 30 immobili d’interesse storico-culturale individuati nel marzo 2018 e in via di trasmissione dal demanio dello Stato al demanio della Regione autonoma della Sardegna.

Vien da se che la concessione in uso al Soggetto privato potrebbe avere vita non lunga. 

Altro aspetto non marginale: ma la Cooperativa Quinto Elemento s’è fatta bene i conti? Riuscirà a rientrare nei costi (beneficia di un finanziamento di Banca Etica) e a retribuire adeguatamente il lavoro svolto e da svolgere?  Quanto pensano di ricavare dal Rifugio di Mare?  Davvero difficile prevederlo.

Un’ultima considerazione, fondamentale: la Batteria costiera, bene storico-culturale inserito in un contesto naturalistico di primario interesse, necessitava semplicemente di un restauro conservativo (e qualche centinaio di migliaia di euro per i lavori sarebbero saltati fuori da varie fonti), della cura della sentieristica e di un paio di pannelli descrittivi.  E basta.

Siamo in un parco naturale, è così difficile ricordarlo?

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico odv

sito di importanza comunitaria – SIC “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta del Giglio”

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Scala Salvatore
    aprile 1, 2021 alle 11:48 PM

    Molto bene. Grig svolge un lavoro prezioso per la difesa dell’ambiente e degli interessi comuni sostenete convintamente anche questa battaglia per Punta Giglio. Coraggio! Altre insidie sono alle porte.

  2. aprile 2, 2021 alle 11:43 am

    da Il Manifesto, 1 aprile 2021
    Punta Giglio, posti letto in paradiso.
    Sardegna. La concessione a fini turistici di una struttura recuperata viene contestata: «E’ la privatizzazione di fatto di un bene pubblico». (Costantino Cossu) (https://ilmanifesto.it/punta-giglio-posti-letto-in-paradiso/?goal=0_1006d401fe-027fbed2b5-184860044&mc_cid=027fbed2b5&mc_eid=3e67fcaf57&fbclid=IwAR0gj23iY2BJ7VH4PRV8QF7O7jw_GbrzXROOi6q9Qm1fXx5hnqHtnvaRiXg)

    Al centro della baia di Porto Conte, sulla costa nord occidentale della Sardegna, Punta Giglio, un promontorio di roccia calcarea, dalla terra si getta in mare per sei chilometri e mezzo, con pareti a picco che cadono a strapiombo da altezze che vanno dagli ottanta ai centocinquanta metri. E’ un paradiso di straordinario rilievo ambientale. La flora comprende, oltre a una fitta pineta, specie endemiche rare; la fauna, oltre alle specie migratorie, otto specie nidificanti protette dalla European Union Birds Directive. Viste queste sue caratteristiche, Punta Giglio non solo è stata inserita nel Parco naturalistico regionale di Porto Conte, ma è anche tra i siti che le norme europee di tutela dell’ambiente hanno riconosciuto sia come «Zone di interesse comunitario» (Zic) sia come «Zone di protezione speciale» (Zps), che servono al mantenimento di habitat idonei alla conservazione delle popolazioni di uccelli migratori. Punta Giglio, poi, è anche un’area di interesse storico riconosciuta dal ministero per i beni culturali. Durante la seconda guerra mondiale, infatti, per la sua posizione strategica è stata un importante base antiaerea dell’esercito, di cui esistono ancora i resti: una piccola caserma, piattaforme di posizionamento di mitragliatrici antiaeree, casematte e deposito esplosivi, costruiti con pietre del posto e mimetizzati alla vista dal mare. Sono ruderi abbandonati. Ora a qualcuno è venuta l’idea di «riqualificarli».

    NEL 2007 L’AGENZIA DEL DEMANIO HA INDETTO un bando, chiamato Cammini e percorsi, con lo scopo di riqualificare edifici disseminati su tutto il territorio nazionale e appartenenti al patrimonio pubblico dello stato, tra i quali Punta Giglio. Riservato a realtà imprenditoriali italiane o estere purché composte da persone sotto i 41 anni, il bando prevedeva il restauro e il riuso di edifici esistenti per realizzare strutture ricettive con servizi annessi, a fini di promozione turistica. L’ex batteria militare sarda è stata una delle concessioni più richieste, con dieci proposte progettuali provenienti sia dall’Italia sia dall’estero. Concessione appetibilissima, quindi. Assegnata, alla fine, a Quinto elemento, una cooperativa giovanile milanese nata apposta per partecipare al bando.

    OVVIAMENTE VINCERE IL BANDO NON BASTAVA. Bisognava poi ottenere le autorizzazioni del caso: quella del Parco naturalistico di Porto Conte (i cui organi direttivi sono nominati dal comune di Alghero nonostante il parco sia regionale), quella dello stesso comune di Alghero e quella della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio della provincia di Sassari. Nonostante il parere contrario al progetto subito espresso da diverse sigle ambientaliste sarde, le autorizzazioni sono arrivate tutte. Parco e Soprintendenza hanno soltanto fissato alcune norme procedurali alle quali Quinto elemento deve attenersi nella realizzazione e poi nella gestione del progetto. Il comune di Alghero ha perciò firmato la concessione edilizia e con tutte le carte in regola la cooperativa una settimana fa ha cominciato i lavori. Al termine dei quali la vecchia casermetta dell’esercito diventerà un edificio con sei stanze per un totale di venti posti letto, con una piscina e vari altri servizi. Un piccolo albergo? Quelli di Quinto elemento dicono di no: «Piuttosto un rifugio sul modello di quelli alpini, un rifugio di mare, che non sarà una struttura ricettiva fine a sé stessa, ma parte di un museo storico a cielo aperto legato alle attività del Parco di Porto Conte. Un nuovo spazio culturale e sociale dove organizzare incontri pubblici, mostre, reading e iniziative, purché compatibili con le specificità dell’area».

    RIQUALIFICAZIONE, QUINDI. MA NEL SENSO, BEN CONNOTATO politicamente e molto discutibile, che la parola ha assunto per l’Agenzia del demanio: affidare a privati beni pubblici perché siano rifunzionalizzati. Nel caso di Punta Giglio, rifunzionalizzati con fini legati, evidentemente, non soltanto alla tutela storica e ambientale, ma anche a un’attività imprenditoriale di accoglienza turistica. Filosofia, questa, contestata dal movimento della sinistra ambientalista algherese, lo stesso che, dopo anni di lotte contro la speculazione edilizia, riuscì a imporre, nel 1999, l’istituzione del Parco di Porto Conte. E’ nato così nelle scorse settimane, spontaneamente, un Comitato per Punta Giglio, che chiede la sospensione dei lavori sul promontorio. «Siamo in presenza – dice Giovanni Oliva, una delle figure storiche dell’ambientalismo algherese – di una privatizzazione di fatto di un bene pubblico. La cosa migliore sarebbe che a Punta Giglio tutto restasse com’è sempre stato. Ma se proprio si deve modificare la situazione esistente per restaurare i resti della postazione militare, questo lo deve fare il Parco, secondo le finalità istitutive dell’ente e sotto il controllo della comunità algherese».

    DI VIZIO D’ORIGINE PARLA STEFANO DELIPERI, portavoce di una delle più attive organizzazioni ambientaliste sarde, il Gruppo di intervento giuridico: «E’ innanzitutto la scelta dell’Agenzia del demanio che va criticata. Il bando Cammini e percorsi va nella direzione di una sostanziale dismissione del patrimonio pubblico, sia pure attraverso il sistema delle concessioni a tempo determinato. Seguendo una strategia gestionale sbagliata, il pubblico rinuncia a progettare e a realizzare, secondo preminenti interessi collettivi, la riqualificazione dei beni dello stato. E passa, invece, la mano ai privati». Deliperi tocca il punto centrale del caso Punta Giglio, il cuore della questione. E’ evidente, infatti, che dietro il confronto in atto ad Alghero stanno visioni contrapposte della gestione dei beni pubblici. Riqualificare? Forse, ma come? Chi la gestirebbe meglio la partita di Punta Giglio dal punto di vista della tutela ambientale e dei beni storici? Il Parco naturalistico o una cooperativa privata? Per il movimento ambientalista sceso nuovamente in campo in queste settimane la risposta è scontata.

  3. Donatella
    aprile 2, 2021 alle 4:14 PM

    Questa parola “riqualificazione” è diventata in Italia una condanna per i beni pubblici: Storia e Ambiente. Ancora una lotta difficile per il GrIG

  4. aprile 21, 2021 alle 2:48 PM

    come volevasi dimostrare.

    A.N.S.A., 21 aprile 2021
    Punta Giglio: Parco di Porto Conte a rischio “sfratto”.
    L’area è proprietà privata, sfumato accordo si va in Tribunale. (Gian Mario Sias) (https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2021/04/21/ansapunta-giglio-parco-di-porto-conte-a-rischio-sfratto_0fecbd44-bd63-44ea-bbd0-1da50bbccf3d.html)

    Il Parco naturale regionale di Porto Conte potrebbe essere presto “sfrattato” da Punta Giglio.
    A deciderlo sarà il Tribunale civile di Sassari, al quale si è rivolta la Borgosesia Spa, società per azioni quotata in Borsa, proprietaria esclusiva di metà del promontorio di Punta Giglio, nel cuore del Parco, mentre l’altra metà la possiede in comproprietà indivisa con la Regione Sardegna.

    Per evitare la causa e non rischiare di perdere quello che considera uno dei suoi gioielli, il Parco il 29 aprile si troverà con i responsabili di Borgosesia in un ufficio di mediazione a Sassari. È un passaggio obbligatorio, per cercare per l’ultima volta un accordo che soddisfi la proprietà in cambio della sua rinuncia a Punta Giglio.

    Che il promontorio sia una proprietà privata si sa dal 2019.

    Da allora è sfumato ogni tentativo di arrivare a una soluzione che non privi la comunità dell’area, il cui valore è inestimabile sul piano ambientale, ma non economico: un’azione separata, promossa come la precedente dall’avvocato Stefano Carboni per conto di Borgosesia Spa, sollecita al Tribunale un accertamento tecnico preventivo con finalità conciliative. In pratica, un perito si confronterà con i proprietari per attribuire un valore all’area indivisa e rendere possibile una successiva contrattazione. Dopo l’acquisizione dell’area – risalente a due anni fa – e in attesa di un accordo definitivo, l’anno scorso Borgosesia Spa sottoscrisse col Parco un contratto di comodato d’uso gratuito di sei mesi, da luglio a dicembre 2020. È un punto fermo per molti aspetti: riconosce la proprietà, esclude l’ipotesi di acquisizione per usucapione e certifica le responsabilità in capo al comodatario – ossia il Parco – per tutta la validità del contratto.

    Ma acclara anche che alla sua scadenza nessuno ha più titolo per gestire e occupare l’area, se non il proprietario: eppure, denuncia la Borgosesia al Tribunale civile di Sassari, è quanto accade da gennaio. “Purtroppo non abbiamo incontrato alcuna volontà di trovare una soluzione”, dichiara all’ANSA l’amministratore delegato Davide Schiffer. “Non intendiamo privare la comunità di un bene inestimabile dal punto di vista ambientale e turistico, ma non possiamo accettare che da parte delle istituzioni ci sia una sostanziale indisponibilità ad affrontare la questione”, sottolinea.

    Borgosesia Spa ha ereditato Punta Giglio da un gruppo di imprenditori toscani che dodici anni fa aveva rilevato la società che realizzò Pischina Salida, interessati in realtà ad alcune proprietà immobiliari in altre regioni d’Italia. Oltre al 75% di Punta Giglio, la società detiene anche una vasta area tra Cala Dragunara a Pischina Salida, per un totale di 300 ettari nel cuore del Parco. Dal momento della scoperta, tanto la precedente proprietà quanto quella attuale, il cui referente per gli interessi in Sardegna è Antonio Pala, si sono immediatamente attivati per trovare una mediazione. Ora il tempo è quasi scaduto.

  5. giugno 5, 2021 alle 6:10 PM

    ..e ora si chiude.

    da L’Unione Sarda, 25 maggio 2021
    Parcheggio di Punta Giglio off limits, Borgosesia chiude l’accesso alle auto: “È proprietà privata”.
    Sarà un giudice del Tribunale a decidere del futuro di quei lotti: https://www.unionesarda.it/news-sardegna/sassari-provincia/parcheggio-di-punta-giglio-off-limits-borgosesia-chiude-laccesso-alle-auto-e-proprieta-privata-abh1oirs

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