Italia, via alle motoseghe! Si riprende dall’Umbria.


Città di Castello, loc. Il Grillo, riprendono i tagli boschivi (19 aprile 2020)

Come abbiamo detto più volte, la ripresa delle attività di “silvicoltura ed utilizzo aree forestali” (codice ATECO 2) stabilita nel D.P.C.M. 10 aprile 2020, da un lato ha avviato timidamente la riapertura di qualche attività lavorativa nel bel mezzo della difficile lotta alla tragica pandemia di conoravirus COVID 19, d’altro canto è stata generalmente intesa come la ripresa dei tagli boschivi, senza tanti fronzoli.

Associazioni e imprese che sostengono i tagli boschivi oltre ogni logica di reale sostenibilità ambientale e che vorrebbero un prolungamento dei periodi di taglio dei boschi governati a ceduo per ulteriori 15-20 giorni rispetto alle scadenze previste, magari fino a giugno inoltrato, sono ripartiti in velocità.

E questo quando ormai siamo in piena ripresa dell’attività vegetativa nei boschi, causa anche un inverno particolarmente mite in tutta Italia.

A costoro non interessa che nel periodo primaverile ed estivo siano vietati tutti gli interventi che possano disturbare la riproduzione dell’avifauna selvatica (art. 5 della direttiva n. 2009/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica, esecutiva in Italia con la legge n. 157/1992 e s.m.i.).

Merlo femmina (Turdus merula)

Il disturbo/danneggiamento/uccisione delle specie avifaunistiche in periodo della nidificazione può integrare eventuali estremi di reato, in particolare ai sensi dell’art. 544 ter cod. pen.

Confortata anche dai servizi televisivi agiografici – contestati da gran parte del mondo ambientalista italiano – la Regione Umbria, con l’ordinanza Presidente Regione Umbria n. 20/2020 del 23 aprile 2020, si spinge vergognosamente ad autorizzare e incentivare i tagli boschivi fai-da-te, dal sapore di autentico Far West nel preteso cuore verde d’Italia.

Solo interessi economici di pochi ai danni dei nostri boschi, decisioni frutto di tanta segatura nella lotta al coronavirus.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 qui l’ordinanza Presidente Regione Umbria n. 20/2020 del 23 aprile 2020.

Appennino, boschi dell’Umbria

dal sito web istituzionale della Regione Umbria, 23 aprile 2020

Coronavirus; ordinanza presidente regione Umbria consente spostamenti per taglio boschi ad uso familiare, nel rispetto delle misure di sicurezza.

La Presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, ha firmato oggi l’ordinanza con cui, nel rispetto delle norme di prevenzione e contenimento dell’emergenza sanitaria da Covid-19, si consentono gli spostamenti per lo svolgimento di attività forestali in forma amatorialein considerazione del fatto che, “oltre alle attività agricole, anche il taglio del bosco è in molti casi svolto a livello amatoriale con destinazione dei prodotti, ricavati dalle attività, all’autoconsumo familiare” e che lo spostamento dalla propria abitazione per lo svolgimento delle attività forestali “può essere giustificato facendolo rientrare nelle situazioni di necessità di assoluta urgenza, in quanto il mancato svolgimento in questo periodo dell’anno di alcune pratiche forestali indifferibili può compromettere la produzione, oltre a poter determinare ricadute negative di carattere generale in termini di rischio idrogeologico e rischio di incendi boschivi, entrambi fortemente correlati alla corretta gestione dei terreni forestali”.

    Nell’ordinanza si dispone che “lo spostamento all’interno del proprio comune o verso comune limitrofo per lo svolgimento in forma amatoriale del taglio del bosco per ricavare legna da ardere per il proprio nucleo familiare è consentito esclusivamente nel pieno rispetto di quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 aprile e di tutte le norme di sicurezza relative al contenimento del contagio da COVID–19 e comunque alle seguenti condizioni:

a) garantendo il distanziamento interpersonale di almeno un metro in tutte le fasi dell’attività e l’utilizzo di mascherine, chirurgiche o FFP2 o FFP3;

b) evitando l’uso promiscuo di attrezzature, avendo a disposizione soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani e proteggendo le mani nell’esecuzione delle operazioni con appositi DPI;

c) lo spostamento avvenga per non più di una volta al giorno e da massimo due componenti del nucleo familiare;

d) il completamento degli interventi di taglio dei boschi posti ad una quota compresa fra cinquecento e mille metri di altitudine è consentito fino al 29 aprile 2020, fermi restando la data del 7 maggio 2020 per il taglio dei boschi posti ad una quota superiore a mille metri di altitudine ed i termini stabiliti per le successive attività di esbosco del materiale legnoso”.

Lupo (Canis lupus, foto Raniero Massoli Novelli)

“Un provvedimento – afferma l’assessore regionale all’Agricoltura e all’Ambiente Roberto Morroni – al quale stavamo lavorando da tempo per dare risposte certe alle esigenze di un gran numero di umbri che si dedicano ad attività forestali per approvvigionarsi di legna per il proprio consumo”.

“Viene ulteriormente prorogato, per un’altra settimana, fino al 29 aprile – rileva l’assessore – il periodo per effettuare lavori nei boschi situati fra 500 e 1000 metri di altitudine, mentre per i boschi posti a quota superiore a 1000 metri di altitudine il termine fissato dall’Agenzia forestale regionale è il 7 maggio 2020”.

   “Oltre che per le attività agricole in forma amatoriale – conclude Morroni – sul territorio regionale è pertanto consentito spostarsi per recarsi in terreni non vicini alla propria abitazione anche per quelle forestali, sempre rispettando tutte le misure di sicurezza dettate dall’emergenza sanitaria”.

Le misure dell’ordinanza sono efficaci fino al 3 maggio, salvo proroga.

Appennino, un pessimo esempio di taglio esteso di una Lecceta, su suoli sottili

Il bosco non ha bisogno dell’uomo, è l’uomo che ha bisogno del bosco

Le associazioni firmatarie protestano per un approfondimento andato in onda sul TG1 sul tema della selvicoltura. La RAI è un servizio pubblico e non dovrebbe dare spazio ad affermazioni antiscientifiche: sostenere che le foreste abbiano bisogno di manutenzione è un’assurdità.

Roma, 20 aprile 2020 – Le associazioni promotrici GUFI  –  Gruppo Unitario per le Foreste Italiane, ISDE Italia – Medici per l’ambiente, Italia Nostra Abruzzo, Italia Nostra Friuli Venezia Giulia, Italia Nostra Lazio, Italia Nostra Marche, Italia Nostra Toscana, Italia Nostra Veneto, ALTURA – Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti, insieme alle altre associazioni firmatarie, manifestano sconcerto per le affermazioni antiscientifiche alle quali il servizio pubblico RAI ha dato spazio nel servizio andato in onda il 14 aprile sul TG1, in cui alcuni operatori addetti al taglio boschivo (quindi non scienziati) hanno fatto una serie di affermazioni false, sostenendo che per la salute dei boschi sia indispensabile una manutenzione costante. Addirittura viene sostenuto che il bosco avrebbe bisogno, per rimanere in salute, dell’intervento regolare dell’uomo che tagli gli alberi più vecchi per lasciare posto ai giovani, lasciando intendere che un bosco dove non si tagliano alberi non sarebbe in grado di rigenerarsi e finirebbe per morire. Nel servizio si lamenta che i nostri boschi, a causa della quarantena, sarebbero rimasti senza “manutenzione” per un mese, affermando che il bosco non sia diverso da un “campo ordinario” e vada quindi “coltivato”.

bosco di Aceri e cielo

Le associazioni ricordano che le prime foreste sono comparse sul nostro pianeta circa 350-400 milioni di anni fa. L’essere umano (inteso come Homo sapiens) vive sulla Terra da poco più di 200mila anni. È quindi lapalissiano che le foreste si siano evolute e siano sopravvissute per centinaia di milioni di anni senza alcun intervento da parte dell’uomo, e hanno invece prosperato e coperto gran parte delle terre emerse. Chiunque abbia avuto l’ormai raro privilegio di camminare in una foresta vetusta, antica e poco disturbata dalla mano dell’uomo, capisce intuitivamente quanto sia arrogante e antropocentrico pensare che ecosistemi così complessi e ricchi di biodiversità, frutto di milioni di anni d’evoluzione, possano avere bisogno dell’intervento costante dell’ultima specie arrivata per prosperare.  

Il bosco è un ecosistema, e come tutti gli ecosistemi è autosufficiente e attraverso complesse relazioni tra piante, animali, funghi e batteri che vivono al suo interno crea un equilibrio perfetto dove ogni suo abitante trova riparo, nutrimento e ciò che occorre alla sopravvivenza della sua specie. L’uomo non fa eccezione: anche noi abbiamo bisogno del bosco per trarne ciò che ci serve per vivere. La differenza sta nel fatto che l’uomo non si ferma dopo aver prelevato il necessario: supportato dalla tecnologia e spinto da interessi economici ha un potenziale distruttivo sconosciuto alle altre specie e può alterare l’equilibrio di un ecosistema, anche fino alla sua scomparsa. 

Sovicille, Fattoria La Cerbaia – Molli, taglio boschivo (dic. 2019 – genn. 2020)

In un momento in cui l’opinione pubblica – per merito del costante lavoro degli scienziati e della voce dei nostri giovani che si alza dalle piazze – comincia a prendere coscienza dell’impatto umano sul pianeta, è grave che il servizio pubblico televisivo dia spazio solo a chi i boschi li taglia per profitto: il conflitto di interesse è evidente. Se è vero che l’uomo ha bisogno di prelevare del legname per le sue necessità, questo dimostra solo che siamo noi a essere dipendenti dalle foreste, e non certo il contrario: una dipendenza di cui dobbiamo tenere conto nel momento in cui decidiamo quanto e cosa tagliare. Le foreste, oltre a costituire la nostra migliore arma nella lotta al cambiamento climatico, sono fondamentali per la salute umana. Come ricorda il WWF in un comunicato del mese scorso, la deforestazione e la perdita di habitat sono tra i fattori più rilevanti nella nascita delle pandemie.  

È quindi giunto il momento di sgombrare definitivamente il campo dalle fake news diffuse da chi vede i boschi solo con gli occhi del profitto economico, e porre fine allo sfruttamento intensivo (quella che viene chiamata “manutenzione”) che vede i boschi italiani sempre più sotto pressione a beneficio della produzione di energia elettrica da biomasse forestali, mentre la produzione di mobili, invocata nel servizio, utilizza solo una piccola parte della produzione nazionale di legname. Se è vero che la mera superficie dei boschi italiani è in aumento, va ricordato che il punto di partenza da cui si calcola questo aumento è il minimo storico di superficie raggiunto nel secondo dopoguerra; che tutt’ora l’Italia si colloca al di sotto della media europea per percentuale di superficie boscata; che siamo sotto la media europea anche per quanto riguarda la percentuale di territorio protetto. 

foresta mediterranea

La “manutenzione” invocata dalle ditte che vendono legname è sovente una vera e propria devastazione che asporta il sottobosco e il legno morto – entrambi parte integrante dell’ecosistema foresta e indispensabili per la sopravvivenza di moltissime specie animali e vegetali – e taglia gli alberi più grandi, lasciando un terreno spoglio dove sparuti giovani alberi sono gli unici superstiti in una landa desolata. Per le statistiche nazionali sarà ancora una foresta, ma ridotta in quelle condizioni di fatto non lo è più. Un terreno così spogliato costituisce inoltre un grave rischio per la sicurezza idrogeologica. 

Deve essere quindi chiaro all’opinione pubblica che la selvicoltura risponde a una necessità dell’uomo, come le automobili e l’estrazione di petrolio, ma NON è una necessità delle foreste; che nel prelevare il legname ci si deve porre al di sotto dei limiti di tolleranza (resilienza) della foresta stessa, dandole modo e tempo di rigenerarsi; che per la salute nostra e del pianeta è indispensabile che una parte rilevante del territorio sia protetta e lasciata alla sua evoluzione naturale, affinché la foresta possa fornire tutti quei benefici ecosistemici che non solo costituiscono un habitat per le altre specie, ma ci garantiscono aria e acqua pulite, prevengono il dissesto idrogeologico e ci aiutano a combattere il riscaldamento climatico, di cui una delle cause principali è proprio la deforestazione.

albero in autunno

Le associazioni si augurano quindi che i media forniscano un’informazione corretta e supportata dalla scienza ai cittadini italiani e chiedono alla Rai di poter replicare al servizio andato in onda, mettendo a disposizione i loro scienziati per un’intervista.

Cordialmente,

le Associazioni  GUFI  –  Gruppo Unitario per le Foreste Italiane; ISDE Italia – Medici per l’ambiente; Italia Nostra Abruzzo; Italia Nostra Friuli Venezia Giulia; Italia Nostra Lazio; Italia Nostra Marche; Italia Nostra Toscana; Italia Nostra Veneto; ALTURA – Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti; Navdanya International; Amici del Cansiglio; ABC Associazione beni comuni La Rete; Acqua Bene Comune Pistoia; ADA ONLUS Associazione Donne Ambientaliste; Alleanza Beni Comuni Pistoia; AsOER – Associazione degli Ornitologi dell’Emilia-Romagna ODV; Associazione culturale AmbienteScienze; Associazione Culturale Blow-up; Associazione Mani Libere Civitanova Marche; Biodistretto Montalbano; Casacomune Scuola e Azioni; Centro Parchi Internazionale; CISDAM – Centro Italiano Studi e Documentazione sugli Abeti mediterranei; Co.n.al.pa. Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus; Comitato Intercomunale Silla2; Comitato per il Bene Comune Sovizzo; Diritto Diretto Onlus; Ecoistituto Abruzzo; Ecoistituto Cesena; Ecomuseo Montagna Fiorentina; European Consumers; Federazione Nazionale ProNatura; Forum Ambientalista; GPSO – Gruppo Piemontese Studi Ornitologici “F.A. Bonelli” Onlus; GriG – Gruppo d’intervento Giuridico; Gruppo dei Trenta; Gruppo Promotore Parco del Cadore; Insilva; Io non ho paura del lupo; Istituto Italiano di Permacultura; La Cabalesta – Associazione Terra Boschi Gente e Memorie; LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia); Le Giardiniere; Liberi Pensatori a Difesa della Natura; LIPU Abruzzo; LIPU Firenze; LIPU Grosseto; LIPU Pistoia; Lupus In Fabula; Mamme No Inceneritore (Firenze); Mamme per la Salute e l’Ambiente Onlus; Marevivo Abruzzo; MEDIPERlab Permacultura Mediterranea; Mila Donnambiente; Mountain Wilderness International; Movimento Tutela Alberi Firenze; Pro-Rights; RAMI – Registro degli Alberi Monumentali Italiani; Salviamo L’Orso ONLUS; SIMEF – Società Italiana di Medicina Forestale; Smilax Nova; Società Italiana per la Storia della Fauna; STAI-Stop Taglio Alberi Italia; Stop 5G Castel di Lama; Stop 5G Civitanova Marche; Stop 5G Marche; Terra Nuova Edizioni; Unione Bolognese Naturalisti; UNI-VERSO Amiata; VAS – Vita Ambiente e Salute ONLUS (Firenze); WWF Toscana; WWF Emilia-Romagna

I dati sulla superficie forestale media dell’Unione Europea sono presi dal sito del Parlamento Europeo e sono consultabili a questo link: https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/105/l-unione-europea-e-leforeste  

Capriolo (Capreolus capreolus)

A seguire, una trascrizione del servizio di Massimo Mignanelli, TG1 del 14 aprile 2020 andato in onda nell’edizione delle ore 20.00. 

Operatore capo squadra: “La manutenzione dei boschi è assolutamente indispensabile, non si può assolutamente fare a meno di coltivare il bosco come se fosse un campo ordinario, quindi le piante che sono mature devono essere tagliate ed allontanate per permettere la ricrescita naturale spontanea del bosco”. 

Hanno ripreso gli attrezzi e sono tornati a lavorare i boscaioli della Val di Susa, come gli altri 10mila in tutta Italia. 

Ripartono così le attività forestali per la prima lavorazione del legno sospese per l’emergenza coronavirus. 

Un terzo del territorio italiano è coperto da boschi, 11milioni di ettari di verde sono stati senza manutenzione per oltre un mese. 

Operatore della squadra: “Non potendo portare via tutte le piante, non potendo tagliare, non potendo fare nulla adesso si è accumulato tantissimo lavoro che sarà da effettuare nel periodo più caldo dell’anno e non sarà facile gestire tutta questa emergenza”. 

La selvicoltura è importante soprattutto sotto l’aspetto ambientale ed economico [e conclude la frase con l’immagine del crollo per abbattimento di una betulla alta 25 metri posta al margine della faggeta]. 

Funzionario Coldiretti (Michele Mellano): “La filiera è molto importante perché si parte dal bosco ma poi si arriva ovviamente fino alle segherie, ai negozi che vendono mobili, quindi a tutti quelli che lavorano in questa filiera ed è importantissimo riuscire a farla ripartire”. 

Gestire il bosco in modo sostenibile significa anche prevenire frane e alluvioni. 

Carabiniere Forestale: “Con la ripresa delle attività selvicolturali i nostri controlli in bosco proseguiranno tenuto anche conto del fatto che in Regione Piemonte allo stato attuale c’è il Decreto di massima pericolosità per gli incendi boschivi”. 

Umbria, Appennino sotto la neve

(foto Raniero Massoli Novelli, E.R., H.A., A.L.C., S.D., archivio GrIG)

  1. Aldo Loris Cucchiarini
    aprile 24, 2020 alle 2:37 am

    Boscaiolo amatoriale….
    Quindi, per logica conseguenza deduttiva, se uno vuol uscire di casa e fare una passeggiata, non deve piu’ prendersi un cane, ma munirsi di motosega. All’apparire degli organi sorveglianza deve abbattere il primo albero che trova per dimostrare a priori il proprio stato operativo e, se nei paraggi non ci sono alberi, dichiarare di essere un boscaiolo amatoriale che si sta recando nel bosco piu’ vicino per svolgere la propria missione; con amore. Oh Signurin….

  2. G.Maiuscolo
    aprile 24, 2020 alle 10:39 am

    Scusate, una domanda: I manicomi sono sempre chiusi?
    (Con tutto il mio massimo rispetto per gli ammalati che soffrono di disturbi mentali).

    Non so voi, ma io sono rimasta…
    La Terra ne sarà profondamente schifata!

    Dalla STAMPA, 23.04.2020 “Nel mezzo di una pandemia, Donald Trump è riuscito a ritagliare del tempo libero dalla sua lotta al coronavirus per piantare un albero con sua moglie e commemorare la Giornata della Terra. Il presidente e la first lady hanno tenuto anche una conferenza stampa nel giardino della Casa Bianca. Insieme a Mike Pence e sua moglie Karen, Trump, un famigerato negazionista del cambiamento climatico, ha affermato che piantare alberi è “qualcosa che ama fare”. Trump ha piantato un albero, con (…) con Melania un po’ instabile sui suoi tacchi alti, probabilmente la calzatura meno adatta per un tale lavoro. Inoltre Trump aveva iniziato l’evento incolpando la Cina per l’epidemia di Covid-19. Ma il dettaglio che è saltato all’occhio di molti è il tipo di pale usate per piantare l’albero: d’oro. Un messaggio davvero eccezionale mentre migliaia di persone muoiono in tutto il mondo.

  3. sardo
  4. donatella
    aprile 24, 2020 alle 7:49 pm

    …Il bosco è un ecosistema, e come tutti gli ecosistemi è autosufficiente e attraverso complesse relazioni tra piante, animali, funghi e batteri che vivono al suo interno crea un equilibrio perfetto dove ogni suo abitante trova riparo, nutrimento e ciò che occorre alla sopravvivenza della sua specie. L’uomo non fa eccezione: anche noi abbiamo bisogno del bosco per trarne ciò che ci serve per vivere. La differenza sta nel fatto che l’uomo non si ferma dopo aver prelevato il necessario: supportato dalla tecnologia e spinto da interessi economici ha un potenziale distruttivo sconosciuto alle altre specie e può alterare l’equilibrio di un ecosistema, anche fino alla sua scomparsa….

    Solo l’uomo è capace di distruggere tutto, mi chiedo tante volte perché non riesce a smetterla

  5. aprile 24, 2020 alle 8:17 pm

    uno dei principali motivi per questa assurda corsa ai tagli boschivi è dato dall’utilizzo della legna negli impianti di produzione energetica a biomassa, fonte rinnovabile di energia spesso e volentieri dannosa per l’ambiente.

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna

    Industria e ambiente: approvate le “Linee guida per la per la regolamentazione e l’incentivazione dello sfruttamento delle risorse finalizzate alla realizzazione di impianti a bioenergie in Sardegna”.
    Partendo dalla analisi della diffusione degli impianti alimentati a bioenergie nell’isola, e dai relativi studi sulle emissioni in atmosfera, il provvedimento mira a fornire indicazioni utili alla regolamentazione e valorizzazione dell’utilizzo delle bioenergie disponibili, affinché suddetti impianti possano essere realizzati e gestiti in ottemperanza alle misure previste dal Piano Energetico Ambientale Regionale della Sardegna. (https://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=10064)

    Cagliari, 23 aprile 2020 – Gli Assessori dell’Industria e della Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna hanno approvato congiuntamente le “Linee guida per la regolamentazione e l’incentivazione dello sfruttamento delle risorse finalizzate alla realizzazione di impianti a bioenergie in Sardegna”.

    Partendo dalla analisi della diffusione degli impianti alimentati a bioenergie nell’isola, e dai relativi studi sulle emissioni in atmosfera, il provvedimento mira a fornire indicazioni utili alla regolamentazione e valorizzazione dell’utilizzo delle bioenergie disponibili, affinché suddetti impianti possano essere realizzati e gestiti in ottemperanza alle misure previste dal Piano Energetico Ambientale Regionale della Sardegna.

    Gli assessori Lampis e Pili concordano sull’incentivazione di determinate forme di recupero e valorizzazione delle risorse, attraverso la premialità per gli operatori che sottoscriveranno accordi di ritiro dedicato alla valorizzazione energetica della biomassa da scarti di lavorazione, e sui contributi per la realizzazione di strutture logistiche asservite al recupero e alla valorizzazione della biomassa residuale. Tra le tipologie di impianti pilota finanziabili rientrano quelle di tipo cogenerativo con teleriscaldamento situate in aree industriali e in prossimità dei centri urbani, le colture di micro-alghe o oleaginose per produzione di biocarburanti, e gli impianti di teleriscaldamento asserviti ad edifici di pubblica fruizione anche in presenza di offerta energetica termica di tipo privato.

    Con l’obiettivo di sostenere la promozione e lo sviluppo della produzione di energia da biomassa, saranno infine da individuarsi come ottimali gli studi finalizzati all’individuazione di condizioni infrastrutturali e contrattuali favorevoli ad accordi di filiera per la produzione di energia termica da biomassa legnosa e di biocarburanti da colture dedicate di aree marginali. Promuovibili anche i regolamenti di gestione delle aree industriali e artigianali rivolti a favorire e/o ad incentivare la produzione di energia da biomassa preferibilmente residuale; nonché i regolamenti urbanistici comunali atti a favorire con i necessari limiti e condizioni la localizzazione degli impianti termici a biomassa in prossimità dei centri urbani.

    • Aldo loris
      aprile 24, 2020 alle 9:51 pm

      Bisogna cominciare a pensare a delle campagne stampa nelle quali si associano plasticamente le facce di questi ceffi con quelle dei peggiori disastri boschivi e con la scritta “tal ceffo fecit”

  6. sardo
    aprile 25, 2020 alle 1:27 pm

    Aldo ad iniziare da quanto successo nel Marganai. Leggere anche: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/17/foreste-la-richiesta-di-non-tagliare-altri-alberi-e-caduta-nel-vuoto-ma-andrebbe-spiegato-perche/5770783/
    Capire che in Sardegna lo sfruttamento delle biomasse forestali non solo è fortemente antieconomico ma soprattutto può esser molto rischioso per boschi che stanno finalmente tirando il fiato dopo 50 anni e più di rispetto e protezione (penso in particolare ai boschi demaniali e a quelli pubblici comunali impiantati per difesa idrogeologica) e che invece vorrebbero continuare ad esser rispettati e non sfruttati dal Cavour di turno dovrebbe essere urgente!

  7. donatella
    aprile 25, 2020 alle 10:48 pm

    ci sono grandi incentivi europei per le centrali a biomasse, questo è il guadagno a cui mirano personaggi interessati, in modo più o meno legale. Non è il guadagno dalla produzione energetica, che è basso…sono gli incentivi che attirano….una corsa all’oro….distruggendo in modo permanente i Boschi. Bisogna che tutti si rendano conto che bisogna cambiare rotta urgentemente.

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