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Difendere le coste della Sardegna, difendere il proprio futuro: già più di 10 mila cittadini schierati per la tutela.


mare e coste (foto Benthos)

Sono già più di 10.000 le persone sensibili e consapevoli che hanno sottoscritto la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde rivolta al Ministro per i beni e attività culturali e turismo, al Presidente della Regione autonoma della Sardegna e al Presidente del Consiglio regionale sardo con la richiesta di mantenimento dei vincoli di inedificabilità nella fascia dei 300 metri dalla battigia marina, stabiliti dalle normative vigenti e dalla disciplina del piano paesaggistico regionale (P.P.R.).

Cittadini con le idee chiare: salvaguardare le coste della Sardegna significa difendere il proprio ambiente, la propria identità, il proprio futuro.

Concetti evidentemente difficili da comprendere per chi ha l’orizzonte limitato alla prossima competizione elettorale, come la gran parte della classe politica al governo isolano, ieri del centro-sinistra, oggi del centro-destra, compreso il velleitario indipendentismo d’obbedienza leghista.

mattone nella sabbia

Davanti a un’abissale crisi economico-sociale, davanti a drammatiche problematiche come quella dell’abbandono scolastico che sta portando sempre più l’Isola a un futuro ignorante da manodopera dequalificata, davanti a un dissesto idrogeologico foriero di mille calamità innaturali, davanti a un contesto da terzo mondo nel settore dei trasporti, il mondo politico sardo è capace di dare una sola risposta, sempre la stessa da decenni: cemento sulle coste con la pretesa di favorire il turismo.

Il Presidente della Regione Christian Solinas recentemente lamentava dalle colonne de La Nuova Sardegna (edizione del 18 gennaio 2020) che il suo proposto piano casa è stato “accusato di voler lasciare spazio al cemento” e agli “ecomostri” sulle coste senza aver nemmeno letto la sua proposta.  

Con una lunga dissertazione paragonava la situazione attuale alle atmosfere di Gabriel Garcia Marquez.  In realtà, più che a un capolavoro della letteratura siamo davanti a una telenovela, a una Cyranda de Pedra ormai stantìa.

Carloforte, La Caletta, eco-mostro in costruzione

Il testo del suo disegno di legge concernente “Disposizioni per il riuso, la riqualificazione ed il recupero del patrimonio edilizio esistente ed altre disposizioni in materia di governo del territorio” (deliberazione Giunta regionale n. 23 dicembre 2019, n. 52/40) è tuttora sconosciuto perché a distanza di un mese non s’è degnato di pubblicizzarlo e nemmeno di trasmetterlo al Consiglio regionale, manco fosse oggetto di conoscenza riservata agli iniziati.[1]

Ma quanto dichiarato dal presidente Solinas e dall’Assessore regionale dell’urbanistica Quirico Sanna basta e avanza per farsi un’idea ben precisa: la Giunta regionale Solinas ha chiaramente manifestato le proprie intenzioni, rivendicando i pieni poteri sul paesaggio e adottando una proposta di legge per ampliare le ipotesi di aumenti volumetrici nella fascia costiera, compresa quella della tutela integrale dei 300 metri dalla battigia marina, in favore di qualsiasi struttura ricettiva (alberghi, residence, multiproprietà, ecc.), nonché per consentire “l’edificazione di fabbricati per fini residenziali nell’agro … anche ai non imprenditori agricoli o coltivatori diretti” in un fazzoletto di terreno agricolo, incentivando così speculazione edilizia e consumo del suolo, stravolgendo la pianificazione paesaggistica e urbanistica, nonchè scaricando sulla collettività i costi ingenti per le necessarie opere di urbanizzazione.

le quattro betoniere, il nuovo stemma della Sardegna?

Riprendere la speculazione immobiliare lungo le coste è un intento ottuso e autolesionista: si tratta della parte più pregiata del patrimonio ambientale e paesaggistico isolano, il fondamentale richiamo turistico, elemento di grande importanza per un’economia locale sempre più disastrata, grazie soprattutto alla mancanza di efficaci interventi nei settori nevralgici dei trasporti e della politica scolastica.

Più che rivolgersi agli improbabili esperti (da Flavio Briatore, ad Alessandro Moggi, a Lucio Presta…) ormai di casa alla Presidenza della Regione, sarebbe opportuno approfondire qualche elemento di rilievo in materia: oltre al pesante degrado della risorsa ambientale, basterebbe evidenziare in proposito il ridotto tasso di occupazione delle strutture ricettive: 22% per le strutture alberghiere e 9,1% per quelle extralberghiere (dati inferiori alla media italiana, ma in linea con quelli delle regioni competitor italiane: Sicilia, Puglia e Calabria). I motivi risiederebbero nella forte stagionalità dei flussi, tipica del turismo marino-balneare.

Basti pensare che le strutture vengono utilizzate per il 54% nel mese di agosto e solamente per l’1% nei mesi di gennaio e di dicembre (dati XXIV Rapporto Crenos sull’economia della Sardegna, 2017).

Teulada, complesso “Rocce Rosse” (residence + “seconde case”)

Non solo.

Il recente report della C.N.A., elaborato sui dati ISTAT, indica in ben 261.120 le “abitazioni vuote”, cioè il 28,2% del patrimonio edilizio complessivo e propone una soluzione intelligente sia in chiave turistica che per il contrasto al consumo del suolo: “la creazione di alberghi diffusi, alberghi residenziali e B&B, concepiti come sistema a rete a gestione centralizzata delle prenotazioni e dei servizi accessori (dalle pulizie, alla ristorazione, alle visite guidate, al noleggio di mezzi di trasporto, ecc.). Si tratta un modello di offerta ricettiva di recente diffusione in Italia ed Europa, tra l’altro riconosciuto in modo formale per la prima volta proprio in Sardegna con una normativa specifica del 1998, la cui particolarità consiste nell’offrire agli ospiti l’esperienza di vita in un autentico borgo storico o in un piccolo nucleo rurale, alloggiando in case e camere che distano non oltre 200 metri dal “cuore” dell’albergo diffuso, dove è situata la reception, gli ambienti comuni, l’area ristoro e tutti gli altri servizi che contraddistinguono l’ospitalità alberghiera”.

Il potenziale isolano è notevole e ben potrebbe rivitalizzare i tanti borghi semi-abbandonati: “nel 2018 i 14 alberghi diffusi e gli 80 alberghi residenziali, con una offerta complessiva di 14.278 posti letto (l’1,5% delle strutture e il 6,5% dei posti letto), hanno infatti accolto 192.756 arrivi e 1.182.513 presenze, pari rispettivamente all’8,1% degli arrivi e l’11% delle presenze complessivamente registrate in regione”.

Arzachena, Costa Smeralda, lavori suites Hotel Romazzino

In realtà, per migliorare l’offerta turistica sembrano prioritarie altre iniziative, a iniziare dal radicale miglioramento dei collegamenti aerei e navali in regime di continuità territoriale o comunque attraverso meccanismi di abbattimento dei costi per i non residenti, continuando con una politica efficace delle aree naturali protette e dei beni culturali per ampliare offerta e stagione turistica (per esempio, l’istituzione del parco naturale della Giara in connessione con l’area archeologica di Barumini, itinerari eno-gastronomici e culturali locali), per finire con la promozione di veri e propri “pacchetti turistici” specifici per mète ed eventi (es. S. Efisio, Carnevale, Pasqua, Candelieri, turismo naturalistico, ciclo-turismo, ecc.) nell’ambito di una politica di promozione turistica degna di questo nome, cosa che la Sardegna non ha mai avuto.

Altro che la solita banale speculazione immobiliare sulle coste, roba da neuroni cementificati.

A che servirebbero, quindi, nuove volumetrie per alberghi e residence, soprattutto dopo aver già consentito aumenti di cubature per varie volte in pochi anni?

E sì, chi voleva ammodernare le proprie strutture ricettive, dotandole di camere migliori e di centri benessere, poteva farlo con la legge regionale n. 45/1989 (art. 10 bis, comma 2°, lettera h), con la legge regionale n. 4/2009 (artt. 2-4), con la legge regionale n. 8/2015 (artt. 30 e ss.).

Siamo all’anatocismo edilizio, alla bulimìa mattonara.

Alghero, Hotel Baia di Conte

Ancora una volta, quindi, è necessario ricordare poche cose, ma chiare.

Normative di salvaguardia costiera e piano paesaggistico sono obblighi non derogabili, previsti dalla normativa nazionale (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) in attuazione dei principi costituzionali (artt. 9 e 117, comma 2°, lettera s), mentre il piano paesaggistico dev’essere predisposto in collaborazione (c.d. copianificazione) con il Ministero per i beni e attività culturali, come da giurisprudenza costituzionale costante.

Norme di tutela costiera e disciplina del piano paesaggistico regionale (P.P.R.) hanno finora dato buona prova per difendere il paesaggio costiero della Sardegna, che ha conservato per ampi tratti straordinari valori ambientali e naturalistici altrove ormai degradati o scomparsi.

dune

Dal canto nostro, abbiamo fatto, facciamo e faremo la nostra parte per difendere i litorali sardi: fra le tante azioni, siamo riusciti a far annullare (1998, 2003) dai Giudici amministrativi i piani territoriali paesistici del 1993, che tutelavano le speculazioni immobiliari e non l’ambiente, abbiamo contribuito ad affossare il tentativo dell’Amministrazione regionale Cappellacci di stravolgere il P.P.R. (2013-2014), abbiamo contribuito a fermare le norme eversive della pianificazione paesaggistica proposte dalla Giunta Pigliaru (2018).

E sono tante, tantissime, le persone sensibili che vogliono la salvaguardia delle coste quale difesa del proprio futuro, già più di 10.000 hanno sottoscritto la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde e nessuno rimarrà inerte davanti all’ennesima follìa contro l’ambiente e lo stesso avvenire dei Sardi.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

La petizione per la salvaguardia delle coste sarde si firma qui http://chng.it/M4Kmxy7LtJ.


[1] Di analogo tenore le diverse proposte di legge regionale presentate da esponenti del centro-destra isolano (la n. 83 del 5 dicembre 2019, depositata da Lega e PsdAz,, la n. 59 del 10 ottobre 2019, depositata da Forza Italia, la n. 76 del 20 novembre 2019, depositata dall’on. Antonello Peru, già di Forza Italia ora di Cambiamo!), tutte tese alla concessione di ampi aumenti volumetrici in area costiera e alla liberalizzazione o quasi dell’edificazione privata in campagna.

Domus de Maria, Torre costiera di Piscinnì

(disegno Corrado Putzu, foto Benthos, per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. G.Maiuscolo
    gennaio 22, 2020 alle 9:42 am

    …”più di 10.000 le persone sensibili e consapevoli”
    Però…diecimila, malgrado tutto, malgrado tutto.
    Grazie Su Dottori.

  2. Porico.
    gennaio 22, 2020 alle 11:44 am

    Davide contro Golia.

    • donatella
      gennaio 22, 2020 alle 6:49 pm

      Davide vinse Golia

  3. gennaio 22, 2020 alle 3:05 pm

    A.N.S.A., 22 gennaio 2020
    Coste sarde, 10mila firme su petizione. Ecologisti contro politica, “risposta a crisi è sempre cemento”. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/01/22/coste-sarde-10mila-firme-su-petizione_48add979-108c-485f-8334-a7851ecb329d.html)

    Hanno superato quota 10.000 le persone che hanno sottoscritto la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde rivolta al Ministro per i beni e attività culturali e turismo e ai presidenti della Regione e del Consiglio regionale per il mantenimento dei vincoli di inedificabilità nella fascia dei 300 metri dal mare. Una petizione firmata nei giorni scorsi anche da alcune personalità del mondo della cultura e da tanti stranieri.

    “Davanti a un’abissale crisi economico-sociale, alle drammatiche problematiche come quella dell’abbandono scolastico che sta portando sempre più l’Isola a un futuro ignorante da manodopera dequalificata, davanti a un dissesto idrogeologico foriero di mille calamità innaturali e a un contesto da terzo mondo nei trasporti – dicono gli ecologisti del Gruppo di intervento giuridico – il mondo politico sardo è capace di dare una sola risposta, sempre la stessa da decenni: cemento sulle coste con la pretesa di favorire il turismo”.

    In particolare il Grig punta il dito contro “il disegno di legge sul Piano Casa, adottato a fine 2019, che è tuttora sconosciuto perché a distanza di un mese il governatore Solinas non s’è degnato di pubblicizzarlo e nemmeno di trasmetterlo al Consiglio regionale, manco fosse oggetto di conoscenza riservata agli iniziati”.

    Secondo Stefano Deliperi, anima del Grig, “riprendere la speculazione immobiliare lungo le coste è un intento ottuso e autolesionista: si tratta della parte più pregiata del patrimonio ambientale e paesaggistico isolano, il fondamentale richiamo turistico, elemento di grande importanza per un’economia locale sempre più disastrata, grazie soprattutto alla mancanza di efficaci interventi nei settori nevralgici dei trasporti e della politica scolastica. Basti pensare che le strutture alberghiere vengono utilizzate per il 54% nel mese di agosto e solamente per l’1% nei mesi di gennaio e di dicembre (dati XXIV Rapporto Crenos sull’economia della Sardegna, 2017). Nessuno – conclude – rimarrà inerte davanti all’ennesima follia contro l’ambiente e lo stesso avvenire dei sardi”.

    __________________________________

    da Cagliari online, 22 gennaio 2020
    Difendere le coste della Sardegna, difendere il proprio futuro: più di 10mila cittadini schierati per la tutela.
    Sono già più di 10.000 le persone sensibili e consapevoli che hanno sottoscritto la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde rivolta al Ministro per i beni e attività culturali e turismo, al Presidente della Regione autonoma della Sardegna e al Presidente del Consiglio regionale sardo con la richiesta di mantenimento dei vincoli di inedificabilità nella fascia dei 300 metri dalla battigia marina, stabiliti dalle normative vigenti e dalla disciplina del piano paesaggistico regionale: https://www.castedduonline.it/difendere-le-coste-della-sardegna-difendere-il-proprio-futuro-piu-di-10mila-cittadini-schierati-per-la-tutela/

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    da Link Oristano, 22 gennaio 2020
    Più di diecimila adesioni alla petizione “salva-coste”: https://www.linkoristano.it/prima-categoria/2020/01/22/piu-diecimila-adesioni-alla-petizione-salva-coste/

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    da Gallura Oggi, 22 gennaio 2020
    Oltre 10mila firme per salvaguardare le coste della Sardegna: https://www.galluraoggi.it/cronaca/oltre-10mila-firme-salvaguardare-coste-sardegna-22-gennaio-2020/

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    da Sardinia Post, 22 gennaio 2020
    In diecimila firmano l’appello del Grig: “Salviamo le coste sarde dal cemento”: https://www.sardiniapost.it/ambiente/in-diecimila-firmano-lappello-del-grig-salviamo-le-coste-sarde-dal-cemento/

    _____________________

    da Alghero Live, 22 gennaio 2020
    Difendere le coste della Sardegna, difendere il proprio futuro: più di 10 mila cittadini schierati per la tutela. http://algherolive.it/2020/01/22/grig-difendere-le-coste-della-sardegna-difendere-il-proprio-futuro-gia-piu-di-10-mila-cittadini-schierati-per-la-tutela/

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    da Nonsolonautica, 23 gennaio 2020
    Petizione degli ecologisti per salvare le coste della Sardegna: raccolte oltre 10mila firme. (Fabio Iacolare): https://nonsolonautica.it/23/01/2020/localita-di-mare/petizione-degli-ecologisti-per-salvare-le-coste-della-sardegna-raccolte-oltre-10mila-firme/

    ____________________

    da La Nuova Sardegna, 24 gennaio 2020
    Tutti contro il Piano casa raccolte diecimila firme. Per l’appello del Gruppo di intervento giuridico adesioni da tutto il mondo «Fermate la legge della giunta che vuole cementificare le coste della Sardegna»: https://www.lanuovasardegna.it/regione/2020/01/23/news/tutti-contro-il-piano-casa-raccolte-diecimila-firme-1.38374912

  4. gennaio 22, 2020 alle 5:37 pm

    da L’Unione Sarda, 22 gebbaio 2020
    A Montecitorio. L’attacco di Perantoni (M5s): “La maggioranza leghista sta affondando la Sardegna”.
    Il deputato sassarese contro il Piano Casa: “Una modifica della legge urbanistica scellerata”: https://www.unionesarda.it/articolo/politica/2020/01/22/l-attacco-di-perantoni-m5s-la-maggioranza-leghista-sta-affondando-1-978315.html

  5. gennaio 22, 2020 alle 11:36 pm

    TG Sardegna 1, approfondimento, 21 gennaio 2020
    Coste e proposte di legge regionale sul piano casa.

  6. G.Maiuscolo
    gennaio 23, 2020 alle 9:41 am

    “Campane a distesa…”
    Su Dottori, che bellino! Non solo BRAVO.
    Ma Lei, scusi, non invecchia?

    🙂

  7. Srdn
    gennaio 23, 2020 alle 11:11 am

    Forse é l’aspetto orientale che lo rende giovane………. Faccia attenzione al corona virus ah ah ah

  8. G.Maiuscolo
    gennaio 23, 2020 alle 11:41 am

    Srdn Lei è terribile; e si fa sonore risate nei momenti meno adatti…
    A…naso, eh dico a naso… Lei non sembra orientale. Ahahahah, rido anch’io, mica solo Lei
    Saluti

  9. gennaio 23, 2020 alle 2:46 pm

    da Emergenza Cultura, 22 gennaio 2020
    Sandro Roggio, Sardegna: la resa all’edilizia senza regole: https://emergenzacultura.org/2020/01/22/sandro-roggio-sardegna-la-resa-alledilizia-senza-regole/

  10. gennaio 23, 2020 alle 5:54 pm

    da Il Manifesto, 23 gennaio 2020
    Settis: «La Costituzione tutela le coste sarde». Intervista allo storico dell’arte. Il disegno di legge della giunta Solinas, per demolire le norme di tutela del territorio approvate nell’era Soru, «non è praticabile»: «I piani paesaggistici regionali sono uno strumento di attuazione di una legge dello Stato, il Codice Urbani, che è uno strumento di attuazione dell’articolo 9 della Carta» (Costantino Cossu)

    Il paesaggio in Italia è devastato impunemente ogni giorno per il profitto di pochi. Ci sono i principi di tutela del territorio sanciti dalla Costituzione, e c’è un degrado dello spazio che abitiamo che è anche una forma di corrompimento del vivere comune, in cui malcostume diffuso e leggi contraddittorie decretano la condanna di un patrimonio inestimabile.

    È ciò che Salvatore Settis (archeologo e storico dell’arte, già direttore della Normale di Pisa, presidente dal 2007 al 2009 del Consiglio superiore dei Beni culturali) va denunciando da anni in un’instancabile opera di chiarificazione dei presupposti etici e giuridici della tutela del paesaggio e di disvelamento della vasta e trasversale rete di interessi che stanno dietro lo scempio di intere aree del paese.

    Un nuovo fronte di questa battaglia si apre ora in Sardegna, dove un disegno di legge della maggioranza di centrodestra, che governa la regione dopo la sconfitta del centro sinistra alle elezioni dello scorso anno, mette a rischio le norme di tutela delle coste contenute nel Piano paesaggistico regionale (Ppr) approvato nel 2006 dalla giunta guidata da Renato Soru per mettere al riparo una bellezza unica al mondo dalle mire dell’edilizia selvaggia e della speculazione immobiliare.

    Professor Settis, più volte lei ha detto che se si deve parlare di difesa del paesaggio il primo richiamo è quello alla Costituzione…In realtà s’è cominciato molto prima, nel nostro paese, a preoccuparsi di difendere un patrimonio straordinario. La prima legge italiana sul paesaggio, dovuta a un ministro che si chiamava Benedetto Croce, fu varata nel 1920; ma prima ancora di questa ci furono numerosi provvedimenti degli Stati italiani preunitari, che tracciano da secoli la strada che avrebbe portato alla Costituzione repubblicana.

    Cito in particolare l’Ordine del Real Patrimonio di Sicilia del 1745, che simultaneamente tutelava i boschi ai piedi dell’Etna e le antichità di Taormina: che io sappia, il più antico caso al mondo in cui tutela dei paesaggi e quella dei beni artistici e archeologici si muovono di pari passo come parte di un sistema unico, proprio come nell’articolo 9 della Costituzione: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».

    “Tutela”, un verbo al presente…Certo. Un’indicazione chiarissima: la salvaguardia del paesaggio è inscritta nell’ordine stesso della Repubblica, deve essere resa operativa attraverso l’azione del legislatore e ogni intervento, politico o amministrativo, che vada in direzione opposta nega uno dei fondamenti dell’ordinamento istituzionale.

    E come ha provveduto il legislatore ad attuare il principio costituzionale? Il primo intervento organico risale al 1985, quando fu approvata la legge Galasso, con la quale gran parte del territorio nazionale veniva sottoposta a “vincolo paesistico”. La legge, inoltre, dava indicazione perché ogni regione italiana si dotasse di un piano di tutela del paesaggio e stabiliva che, in assenza di un intervento dei poteri locali, a stabilire norme di salvaguardia subentrasse, regione per regione, lo Stato.

    E che cosa accadde? Accadde che non solo nessuna Regione presentò un piano, ma che nemmeno i poteri centrali intervennero mai a esercitare il loro diritto di surroga. Con le conseguenze facilmente immaginabili.

    Per trovare un altro tentativo di attuare l’articolo 9 della Carta costituzionale bisogna arrivare al 2004…Sì. Durante la quattordicesima legislatura, nel 2004, dal ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani viene elaborato il Codice dei beni culturali e del paesaggio, un decreto legislativo poi approvato dal governo che fissa norme di tutela e insieme di valorizzazione, in un quadro di collaborazione tra potere centrale e autonome locali. Ma, ancora una volta, le cose non sono andate un granché bene. Per quanto riguarda il paesaggio, in particolare, solo quattro regioni hanno dato seguito alle indicazioni del Codice Urbani: la Toscana, la Puglia, il Piemonte e la Sardegna.

    La Sardegna si è mossa con particolare rapidità…È vero. Renato Soru viene eletto governatore nel 2004, l’anno in cui il codice Urbani viene approvato. In un tempo relativamente breve, dal 2004 al 2006, l’isola si dota di un Piano paesaggistico che diventa un modello. Mantenerlo nella sua integrità è un obbligo che non è solo dei sardi, è di tutta la comunità nazionale.

    I piani paesaggistici regionali sono uno strumento di attuazione di una legge dello Stato, il Codice Urbani, il quale a sua volta è uno strumento di attuazione dell’articolo 9 della Costituzione. Questi sono i presupposti legislativi e i fondamenti giuridico-istituzionali, di fronte ai quali ogni ipotesi di intervento che metta fuori gioco le norme di tutela concordate dalle Regioni con lo Stato è non praticabile.

    Solo quattro regioni hanno un piano paesaggistico. Perché in Italia è così difficile che si affermi una cultura della tutela? La causa è il prevalere di uno pseudo-pensiero che bada soltanto ai guadagni nel breve termine e non al pubblico interesse e ai diritti delle generazioni future. La Sardegna (o l’Italia) non appartengono solo a noi che viviamo oggi. Il paesaggio e i beni culturali, una ricchezza straordinaria, sono qualcosa che abbiamo ricevuto da chi è venuto prima di noi e che abbiamo oggi in prestito da chi verrà dopo di noi. Sono i tempi lunghi della storia che devono guidarci nelle decisioni. Non si può venire meno a questi valori per favorire l’interesse di pochi.

    Difesa del paesaggio e cultura democratica in che modo sono legate? L’articolo 9 della nostra Costituzione è inserito in un quadro di principi centrato sull’uguaglianza, la giustizia, la «pari dignità sociale» dei cittadini. Ciò significa che dovunque ci sia contrasto fra il bene comune e il profitto privato deve essere il primo a prevalere. Il piano paesaggistico della Sardegna risponde a principi di pubblico interesse; i ripetuti tentativi di smantellarlo rispondono a miopi interessi particolari.

  11. gennaio 23, 2020 alle 10:35 pm

    ..ormai siamo più di 11 mila 🙂

  1. gennaio 22, 2020 alle 4:00 pm
  2. febbraio 2, 2020 alle 9:03 pm
  3. aprile 21, 2020 alle 11:59 am

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