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E’ semplicemente ottuso e autolesionista voler riprendere a costruire sulle coste.


La Confindustria sarda, ormai indirizzata dalle imprese immobiliari, ha recentemente – ancora volta – ribadito nel consueto convegno gallurese al sapor di calcestruzzo la sua ricetta per il turismo nell’Isola: riprendere a costruire sulle coste.

Turismo uguale mattone, per costoro, un obiettivo ottuso e autolesionista, la ricetta di una minestra stantìa andata a male.

le quattro betoniere, il nuovo stemma della Sardegna?

Non sono tanto diverse le prime dichiarazioni in materia da parte della nuova Amministrazione regionale Solinas.

Eppure, oltre al pesante degrado della risorsa ambientale, basterebbe evidenziare in proposito il ridotto tasso di occupazione delle strutture: 22% per le strutture alberghiere e 9,1% per quelle extralberghiere (dati inferiori alla media italiana, ma in linea con quelli delle regioni competitor italiane: Sicilia, Puglia e Calabria). I motivi risiederebbero nella forte stagionalità dei flussi, tipica del turismo marino-balneare. Basti pensare che le strutture vengono utilizzate per il 54% nel mese di agosto e solamente per l’1% nei mesi di gennaio e di dicembre (dati XXIV Rapporto Crenos sull’economia della Sardegna, 2017).

Ce ne parla l’urbanista Sandro Roggio.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Arzachena, Monti di Mola, prima che diventassero la Costa Smeralda (circa 1960)

Il P.P.R. va aggiornato, non abolito.

Il convegno del 4 ottobre scorso in Costa Smeralda, di cui ha dato conto La Nuova Sardegna,  è stato voluto e organizzato dalla Confindustria sarda, saldamente guidata dagli imprenditori edili.  D’intesa con la Regione –pare di capire dalle premesse e dalle conclusioni.

Nel corso dell’incontro – dal titolo avvincente «Obiettivo Turismo» – si è discusso in modo marginale su come fare crescere, non solo d’estate, il flusso di vacanzieri verso l’isola.  Della necessità di migliorare l’indice, davvero inconsistente, di occupazione degli alberghi: il 58% nel mese di agosto, un’inezia nell’arco dei 12 mesi – secondo il Rapporto Crenos.

È rimasto deluso chi sperava nella buona notizia attesa da decenni: la Sardegna collegata – subito! – al Continente, alta frequenza e costi ragionevoli dei mezzi di trasporto tutto l’anno. Si è invece preferito continuare ad alimentare la confusione tra l’impresa turistica e quella edilizia: il turismo pretesto per consentire altro volume, ovviamente eccedente le necessità e magari in deroga.

Alghero, Pischina Salida, Hotel Capo Caccia

Sembra impossibile che la raccontino ancora così – piu volume = più turisti –. i più influenti e avveduti esponenti dei costruttori sardi in Confindustria.

Attese che stanno in quell’altro film anni Sessanta, la classe dirigente euforica per la calca degli speculatori attorno alla mercanzia più pregiata, la fascia costiera dove c’è più polpa, ovviamente più vicino al mare.

Poi la coscienza della necessita di tutelare i beni culturali e paesaggistici irriproducibili. Cresciuta gradualmente pure in Italia, così da decretare adeguate disposizioni, le più recenti, volute da Giuseppe Galasso (1985) e da Giuliano Urbani (2004,) nel solco delle leggi fasciste del 1939, poi “costituzionalizzate”, secondo l’articolo 9 della Carta.

La delicatezza dell’isola è emersa spesso dalle analisi di studiosi di varie discipline, da ultimo nella fase di redazione e approvazione del Piano paesaggistico regionale (2006); nel quale è ben argomentata l’idea di mettere in cassaforte le risorse territoriali più preziose, per l’affermazione di un modello di sviluppo alternativo al consumo del territorio il ciclo edilizio forever. La scelta più sensata? Incrementare l’accoglienza nei paesi. spesso spopolati, a qualche decina di Km dal mare, anche con ragionevoli aumenti di volume.

Il Ppr è stato immaginato per assicurare maggiori opportunità decisionali ai ragazzi di oggi, da mesi nelle piazze del Mondo per rivendicare – appunto – il diritto a decidere sul proprio futuro in materia ambientale, rispecchiando il principio cardine dello sviluppo sostenibile che “soddisfa i bisogni del presente senza compromettere quelli delle prossime generazioni”.

Arzachena, Costa Smeralda, lavori suites Hotel Romazzino

La Confindustria che giudica “antistorico” (?) il Piano paesaggistico della Sardegna, è quantomeno in conflitto d’interessi mentre auspica ingenerosamente il via libera, questo sì anacronistico, ad erodere le aree tutelate per legge. Il vincolo sulla fascia dei 300 mt dal mare è stato posto prima del 2006, dovrebbero ricordarselo l’ingegnere De Pascale che la civile misura di protezione è stata invocata al tempo del governo sardista di sinistra Mario Melis (sardista di sinistra) e introdotta infine nella Legge regionale n. 23/1993. Poi recepita e ampliata dal Ppr, oggi sotto l’attacco concentrico dei relatori nel raduno gallurese. Nel quale non è mancata, come prevedibile, la risposta avventata della Giunta regionale alle richieste di Confindustria- Ance. La linea d’azione dei prossimi mesi?  La “eliminazione delle storture” del Ppr – impegno solenne dall’assessore all’Urbanistica Sanna in sintonia con la platea.

È utile precisare che il Ppr – l’imputato – è stato giudicato tante volte dai tribunali amministrativi a seguito di ricorsi per presunte “storture”, sempre rigettati.

Peccato che di questo non faccia menzione l’assessore avvocato Sanna, che ha pure improvvidamente promesso una legge per correggerle le storture del Ppr. Scorciatoia impossibile, secondo la giurisprudenza costituzionale, perchè la pianificazione paesaggistica non è derogabile dal legislatore regionale. É invece necessario (e previsto per legge) un che il Ppr sia aggiornato d’accordo con il Mibact, un percorso tecnico nel quale si potranno valutare le necessità di adeguare le attrezzature ricettive agli standard di accessibilità, sicurezza, dotazioni impiantistiche.

S. Anna Arresi, spiaggia di Porto Pino

(disegno S.D., foto d’epoca, per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. G. Maiuscolo
    ottobre 11, 2019 alle 7:56 am

    Ecco, al convegno gallurese della Confindustria sarda ( la definizione” al sapor di calcestruzzo” è geniale…) 🙂 hanno trovato la soluzione (!).

    […] “Eppure, oltre al pesante degrado della risorsa ambientale, basterebbe evidenziare in proposito il ridotto tasso di occupazione delle strutture: 22% per le strutture alberghiere e 9,1% per quelle extralberghiere (dati inferiori alla media italiana, ma in linea con quelli delle regioni competitor italiane: Sicilia, Puglia e Calabria).
    Dati confortanti, caspita!
    In Puglia ed in Basilicata ho trovato il mondo, ad ottobre inoltrato e immagino che il flusso turistico non si arresterà fino a tutto novembre.

    Sottoscrivo il …boom…della vignetta iniziale al tentativo di voler ridurre le splendide coste dell’Isoletta bella a mero mattone.

    Cordialmente

  2. Tiziana
    ottobre 11, 2019 alle 10:36 am

    Per l’amor del cielo, che mettano in atto una decrertazione d’urgenza e successiva conversione in legge che mai e mai più si possa costruire sulle coste (nè case private, ville, nè alberghi, ect). e in altri ambiti paesaggistici, basta scempio!!!

  3. Riccardo Pusceddu
    ottobre 11, 2019 alle 10:43 am

    E’ il turismo che dovrebbe essere ridotto visto che e’ una pratica devastante dal punto di vista ambientale. Dovremmo invece puntare sulle fattorie autosostenibili ovvero costruire nelle campagne piu’ case possibili che producano energia rinnovabile e cibo e che non producano alcun rifiuto cosi che chi se la senta potrebbe finalmente vivere una vita decorosa in armonia con l’ambiente.

  4. capitonegatto
    ottobre 11, 2019 alle 10:52 am

    ANNUNCIO :
    Si ricerca una “GRETA” sarda.
    Si richiede , 1) Grande passione per l’ambiente, 2) Carattere e personalita’ forte , 3) Sana valutazione delle opere utili ,da quelle speculative che stravolgono l’habitat, 4) Garantire di non essere strumentalizzata da qualsiasi potere.

    • Riccardo Pusceddu
      ottobre 11, 2019 alle 4:55 pm

      Dubito che la si possa trovare ma comunque sarebbe meglio un oncia in piu’ di sensibilita’ ambientale nella maggiorparte della gente che a onor del vero se ne infischia altamente dell’ambiente. E se una Greta sarda potesse promuovere questa sensibilita’ allora ben venga.
      Magari Stefano Deliperi c’ha una figlia che potrebbe fare al caso nostro.

    • p.p.
      ottobre 12, 2019 alle 6:15 pm

      e si credo che dovremmo diventare tutti più “Gretini” se vogliamo lasciare questa terra a figli e nipoti…però per ora il mondo è dominato dai cretini….

    • Mara machtub
      ottobre 16, 2019 alle 7:40 pm

      C’era già stata anni fa una ragazzina che davanti all’ONU aveva lanciato un appello per salvare la Terra, caduto quasi nel vuoto. Ora i tempi sono più maturi, anche la consapevolezza della gente e più che altro… anche politici e media hanno capito che l’argomento “tira”.
      Più che un’altra Greta ci vorrebbero un centinaio di Deliperi! Più fatti che parole. 🙂

  5. donatella
    ottobre 11, 2019 alle 12:18 pm

    La foto del 1960 documenta la fine che hanno fatto tutte le coste della stupenda penisola italiana, naturalmente in modo più pressante nei luoghi più belli e appetibili, sono bastati solo 70 anni alle “bande del Calcestruzzo” per distruggerla e non permettere mai più di ritornare come erano. Quando si getta il primo fazzoletto di carta in mezzo ad un’aiuola , nel giro di poco tutti si sentono autorizzati a trasformarla in pattumiera. Questo perché gli organismi competenti per la protezione dei beni culturali e ambientali tendono a restare in disparte. Gli interessi privati fanno da padroni con le coperture necessarie.
    Grazie a chi lotta per smascherare queste tecniche “camaleontiche” con cui inventarsi la legalità dove non c’è. Grazie GrIG.

  6. G.Maiuscolo
    ottobre 11, 2019 alle 3:33 pm

    Questo sito è straordinario perché democratico e accogliente e…aperto a qualsivoglia opinione e dibattito e dialettico ed ..altri milioni di aggettivi…che dovrei aggiungere.

    Ma se ne leggono di cose strane…ahahahahah…
    🙂 🙂

  7. Diego Figueras di Villarios.
    ottobre 11, 2019 alle 6:30 pm

    Sono impazienti..scalpitano.

  8. Fabio Argiolas
    ottobre 31, 2019 alle 3:25 am

    Non ho mai capito il pro del costituire a 100 mt dalla costa, in territorio a rischio idrogeologico. Ma sappiamo. La smania di costruire è una prerogativa dell’uomo

  9. G.Maiuscolo
    ottobre 31, 2019 alle 9:14 am

    Gentile Argiolas, costruire sì ma…GIORNI E MESI E ANNI migliori di questi, costruire IDEALITA’, VALORI che si radicalizzino e che siano d’esempio ai giovani, costruire un futuro decente, costruire…un bene comune.
    Costruire sì, non sottrarre territorio ai legittimi proprietari di questa bella terra.
    Questa sì è la prerogativa di un NUOVO genere umano.

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