Qualcuno dovrebbe pagare per il “pasticcio” del sistema MOSE.


Le immagini degli effetti disastrosi dell’acqua alta a Venezia scorrono nel corso dei notiziari giornalistici di tutto il mondo.

Il 12 novembre 2019 è stato raggiunto il livello di marea di 187 centimetri, secondo solo a quello di 194 centimetri raggiunto il 4 novembre 1966.

Danni ingentissimi e non ancora quantificati, la Basilica patriarcale di San Marco allagata, un dramma che ancora una volta i veneziani vivono sulla propria pelle.

Eppure il rimedio scientifico-tecnologico, sbandierato da decenni, dovrebbe esistere-

E’ il Modulo Sperimentale Elettromeccanico – MOSE, il sistema di paratie mobili e opere connesse che dovrebbe salvare Venezia e la Laguna Veneta dal fenomeno dell’acqua alta.

I lavori sono stati avviati nel 2003 e la spesa stimata complessiva raggiunge la cifra di ben 5,5 miliardi di euro.

Finora non s’è visto nemmeno un risultato positivo, è ancora in alto mare.

Finora s’è rivelato quale un vero e proprio scempio finanziario e, forse, si tradurrà anche in uno scempio ambientale.

Una sistematica occasione di malaffare, decine di milioni di euro finiti in tangenti per politici e tecnici, materia nota per le patrie galere.

Ma lascia davvero allibiti leggere quanti errori si celano nella realizzazione del MOSE.

Uno di questi è insito nello stesso bando di gara n. 53 pubblicato il 14 giugno 2019 (scadenza 10 luglio 2019), con cui il Consorzio Venezia Nuova (concessionario dell’opera) ha inteso affidare i lavori di “Ricerca, sviluppo e fabbricazione dei gruppi cerniere-connettore delle paratoie presso le bocche di porto di Malamocco, Chioggia, San Nicolò e Treporti (sistema MOSE).  

34 milioni di euro a base d’asta, spese per la gestione e la manutenzione delle cerniere imprecisate.

Venezia, Isola di San Giorgio in Alga, una delle poche di proprietà pubblica

Dalla “relazione generale e documento descrittivo” emergono sconcertanti carenze di funzionamento delle cerniere del sistema MOSE, determinate da fenomeni ossidativi e corrosione di elementi fondamentali, individuati da esperti e, in particolare, dai tecnici del Registro Navale Italiano (RINA).

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, inoltrato una specifica segnalazione alla Procura regionale della Corte dei conti per il Veneto affinchè possa valutare se sussistano gli estremi di danno erariale, determinati da eventuali errori di progettazione o di realizzazione nonchè dai maggiori costi per rendere efficiente il MOSE.

Sarebbe ora che i responsabili di pasticci dalle conseguenze così disastrose pagassero per i loro errori.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Laguna di Venezia, aree della Rete Natura 2000 (S.I.C. e Z.P.S.)

qui Consorzio Venezia Nuova, gara n. 54 del 14 giugno 2019 “Affidamento di un appalto misto (servizi e lavori con prevalenza di servizi) avente ad oggetto la manutenzione delle paratoie della bocca di Lido Treporti”.

Venezia, acqua alta, 1 novembre 2012

da Il Fatto Quotidiano, 1 luglio 2019

Venezia, la ruggine si mangia il Mose. Le cerniere non tengono più e serve un bando da 34 milioni.

Le dighe mobili – La corrosione delle giunture delle paratoie richiede una nuova spesa: alcune parti dell’opera dureranno solo 13 anni invece dei 100 previsti. (Giuseppe Pietrobelli)

Sono da rifare le colossali “cerniere” del sistema Mose, le dighe mobili che dovrebbero salvare Venezia dalle acque alte. La loro vita, da un punto di vista dei materiali e della conseguente funzionalità, prevista per 100 anni, in realtà è molto, ma molto inferiore. In alcuni casi e per alcune componenti arriva a 13 anni. Ruggine, corrosione, allagamenti, mancanza di manutenzione hanno determinato una situazione a dir poco catastrofica. Al punto che il Consorzio Venezia Nuova ha deciso di correre ai ripari con una gara internazionale per lo studio degli interventi, dei materiali più adatti, delle tecniche di protezione e, ove necessario, della sostituzione delle cerniere. In totale le cerniere sono 156, due per ogni paratia e sono costate circa un milione di euro ciascuna; le realizzò la Fit, del gruppo Chiarotto-Mantovani, il cui presidente Piergiorgio Baita fu coinvolto nello scandalo Mose. Per il momento il bando riguarda una base di 34 milioni di euro e una durata di dieci anni, il che non potrà non avere effetti sulla consegna dei lavori, previsti entro un paio d’anni (Le condizioni dell’opera note già da tempo – LEGGI I DOCUMENTI).

È davvero scioccante la lettura del bando di gara numero 53 del 14 giugno scorso, che fissa la scadenza al 10 luglio. Il titolo recita: “Ricerca, sviluppo e fabbricazione dei gruppi cerniere-connettore delle paratoie presso le bocche di porto di Malamocco, Chioggia, San Nicolò e Treporti (sistema Mose)”. Riguarda tutte le bocche di porto dove entreranno in funzione le paratoie che, sollevandosi, dovrebbero impedire l’allagamento di Venezia in occasione delle acque alte. Me le cerniere non funzionano, le paratoie non si alzano. E il Mose non funziona. Responsabile del procedimento è la dottoressa Cinzia Zincone, che nella relazione introduttiva sintetizza una serie di criticità a dir poco agghiaccianti, se si pensa che la spesa complessiva per il Mose si aggirerà sui 5 miliardi e mezzo di euro, che l’inizio dei lavori risale al 2003 e che sono impegnati esperti e tecnici tra i più qualificati. Infatti, la situazione è monitorata e prevista da alcuni anni, come dimostra la documentazione allegata al bando di gara.

LE CERNIERE. Tecnicamente sono chiamate cerniere-connettore e collegano le paratoie metalliche alle strutture in cemento armato che sono state collocate alle quattro bocche di porto della Laguna di Venezia. Sono le cerniere che fanno alzare le paratoie. Sono composte da un elemento “maschio” (peso di 10 tonnellate) installato sulle paratoie e da un elemento femmina (peso 24 tonnellate) sul cassone. La vita prevista per il Mose è di 100 anni. Nel progetto iniziale era di 50 anni per l’elemento maschio e di 100 anni per l’elemento femmina.

L’ALLAGAMENTO. I primi allarmi si sono verificati nel 2015 con una mareggiata e l’allagamento del cantiere di Malamocco. “Il fenomeno dei danneggiamenti del gruppo cerniera, in particolare degli steli, si è diffuso, con gravità diverse, su tutte le bocche” è scritto nel bando. Da un’analisi del certificatore Nace “si evince che l’umidità e la salinità delle condizioni dei locali risultava tale da compromettere non solo la durata degli steli tensionatori (parte del meccanismo, ndr) ma dell’opera nel complesso”. E si sono manifestati “problemi di percolamenti rossi nelle pareti del calcestruzzo”. Così sono stati avviati ulteriori studi su ossidazione e corrosione dei materiali.

LA DURATA. I tecnici del Registro Navale Italiano hanno accertato che la corrosione degli “steli” è causata “da attacchi di natura galvanica a causa dell’accoppiamento elettrochimico tra il rivestimento in nichel e l’acciaio dello stelo esposto a un ambiente aggressivo costituito da atmosfera marina con presenza di condensa, sali e deposito”. Una progressione “rapida” della corrosione, “su aree sempre più estese”. Un vero attacco generalizzato. E così la durata dei meccanismi non arriva “a garantire la vita operativa richiesta di 100 anni”.

Tre gli scenari: che lo stato degli interventi rimanga quello attuale, che si applichino protezioni con pasta e grasso, che si intervenga anche sulle condizioni ambientali di temperatura e umidità. Qualche esempio? La zona strutturalmente più critica, ovvero il “sottotesta degli steli”, pur in presenza di manutenzione, avrà una durata di 13 anni. Praticamente è già da buttare. Se non si interverrà su “guarnizioni” e “filettature”, la loro durata di vita varierà tra i 27 e i 32 anni, meno di un terzo di quanto previsto. Ma solo in qualche caso il grasso porterà ad allungare la vita a 44 anni, meno della metà della durata del Mose. Solo intervenendo sulle condizioni ambientali (ulteriori costi) si potrebbero avere miglioramenti, ma senza raggiungere il secolo di vita.

IL BANDO. Ed eccoci al bando da 34 milioni di euro. Prevede inizialmente “uno studio sull’intero gruppo cerniera-connettore” per verificarne la vita probabile, ai fini di “una successiva soluzione di sviluppo industriale”. In secondo luogo, dovranno essere cercate “soluzioni alternative al materiale utilizzato”, ovvero “una soluzione (lega/leghe/rivestimenti) tale da garantire la durata del gruppo per il tempo originariamente previsto dal progetto già redatto, stimato nel complesso di 100 anni”. Il terzo obiettivo: la realizzazione industriale, con sostituzione delle cerniere corrose e inservibili. Quarto obiettivo: individuare un soggetto che si occupi della manutenzione.

SPESE IMPRECISATE. Basta la formulazione del bando per capire che le spese future per le cerniere e la manutenzione sono del tutto imprecisate, anche se il provveditore alle opere pubbliche del Triveneto, Roberto Linetti, aveva quantificato un anno fa circa 80 milioni di euro l’anno. Ma allora non aveva fatto cenno alla necessità di cercare nuovi materiali. Il bando da 34 milioni di euro prevede 5 milioni di euro per la realizzazione degli studi, 5 milioni per la manutenzione straordinaria dei gruppi-cerniere, 4 milioni per la manutenzione ordinaria e 20 milioni per la fabbricazione e l’installazione delle cerniere.

Venezia

(foto A.N.S.A., S.D., archivio GrIG)

  1. novembre 15, 2019 alle 9:27 am

    L’Italico stivale diventerà (forse) un paese civile quando sarà normale chiedere il conto a coloro che hanno acconsentito che si realizzasse uno scempio come quello del Mosè.
    Ogni decisione politica deve essere assunta su “basi razionali” e non delle più disparate convenienze.
    Carlo Hendel

  2. novembre 15, 2019 alle 10:00 am

    Se nel pensare la soluzione avessero dato un’occhiata a chi di queste cose se ne intende, perché ci ha a che fare da tanto tempo, come gli olandesi, avrebbero evitato di progettare un complicato marchingegno sott’acqua e ne avrebbero piazzato uno semplice all’aperto, forse più brutto, ma che allora si avrebbe potuto funzionare e durare un secolo, con manutenzione ordinaria. Andrebbe scoperto chi è che ha voluto fare il ganzo coi soldi nostri e dargli una lezione.

  3. G.Maiuscolo
    novembre 15, 2019 alle 11:07 am

    Oddio, siamo alle solite; se ne parla ancora da anni; eh sì che il problema, da anni, doveva essere risolto eccome …

    Le responsabilità sono sotto gli occhi di tutti, ma in questo disgraziato e dannato Paese, c’è chi si proclama innocente, chi attribuisce colpe ad altri perché dichiara…”non sue” sebbene gli vengano messe in carico:
    insomma nessuno ha fatto alcunché; tutti innocenti. Ahahahahah… ( si sorride per non piangere).
    Nessuno ha avuto il buon senso di voler apprendere ciò che altri, in altre realtà anche più difficili, hanno realizzato per contenere …”il corso della Natura” o quantomeno arginarla.
    Beh…cari signori, noi italiani, siamo troppo bravi! Gli altri non possono darci lezioni(!).

    Ma il Mose è lì a testimoniare l’inefficienza, la caparbietà e il pericoloso persistere nell’errore, nella disonestà e soprattutto a testimoniare la drammatica realtà di coloro che, essi sì davvero innocenti, devono subire l’ingiuria, i disagi quotidiani e il peso di una politica sbagliata, malvagia, incurante dei bisogni della gente e distante dal comune sentire.

    Auguri ai Veneziani, con affetto.

  4. capitonegatto
    novembre 15, 2019 alle 11:30 am

    Ora c’e’ un nuovo commissario ( e’ un ex consulente della congrega dell’opera !! ), e quindi speriamo bene. Alcuni affermano che il sistema non funzionera’ mai , sia per i molti elementi ammalorati da incrostazioni, sia perche’ tutta l’opera passera’ il 90% del tempo sott’acqua , e quindi bisognosa di manutenzione periodica e molto costosa.
    Ora chi ha responsabilita’ progettuale e politica e’ noto, e sono propio quelli che ora spingono per finire l’opera dando la colpa di ritardi a chi giustamente aveva scoperto le solite ruberie.
    Se il sistema MOSE non funzionasse , costoro dovrebbero pagarne le conseguenze, non so se penalmente , ma senz’altro in termini politici , sempre che i media trovassero l’orgoglio di raccontare i fatti per quelli che sono..

  5. Porico
    novembre 15, 2019 alle 12:56 pm

    Un progetto folle :Un’opera di ingegneria meccanica con i meccanismi posti sotto acqua marina. Nel caso funzionasse i costi delle manutenzioni sarebbero comunque insostenibili. Lo sbarramento mobile di maeslantkering protegge Rotterdam per innalzamenti di maree fino a 5m !

  6. donatella
    novembre 15, 2019 alle 1:19 pm

    come si può finire un’opera già sbagliata in partenza? Un’opera sott’acqua con materiali che non resistono all’acqua marina? Chi l’ha progettato deve risponderne. Chi ha capito l’errore ma ha continuato è ugualmente colpevole , chi ci ha speculato lo stesso, ecc ecc.
    I nostri governi non hanno nessun coraggio di prendere in mano le situazioni sbagliate in partenza , di portare alla luce del giorno la verità per assumersi le responsabilità e rimediare con atti coraggiosi spiegando pubblicamente agli Italiani

    Grazie GrIG per tutti i veneziani e per tutti noi

  7. novembre 15, 2019 alle 2:58 pm

    da Il Corriere della Sera, 13 novembre 2019
    Così Venezia è stata tradita (di nuovo): Mose e progetti, oltre 50 anni di annunci caduti nel vuoto.
    L’acqua alta che ha colpito il capolavoro della Laguna non era impossibile da arrestare. Ma dall’«aqua granda» del 1966 in poi, la priorità di salvare Venezia è finita sempre in secondo piano. E il Mose inerte di fronte alla minaccia di ieri ne è il simbolo: tragico. (Gian Antonio Stella) (https://www.corriere.it/cronache/19_novembre_13/cosi-venezia-stata-tradita-di-nuovo-mose-progetti-40-anni-annunci-caduti-vuoto-f941436e-05f9-11ea-a1df-d75c93ec44da.shtml?intcmp=exit_page)

    «Vento e piova / Che el Signor la mandava / Dai Tre Porti / Da Lio, da Malamocco / L’acqua vegniva drento de galopo / La impeniva i canali, / La bateva in tei pali…». A vedere l’acqua alta di ieri sera a Venezia pareva davvero di rileggere i versi disperati del poeta ottocentesco Francesco Dall’Ongaro.

    Le sirene del primo allarme sono arrivate alle sei del pomeriggio: 145 centimetri. Le seconde verso sera: 160. Le terze alle 22:50: «La laguna subisce gli effetti di non previste raffiche di vento da 100 KM orari. Il livello potrebbe raggiungere i 190 centimetri alle 23:30». Arriverà in realtà a 187. Solo sette centimetri in meno dell’«aqua granda» disastrosa del 1966.

    Anche i più previdenti, come Giampietro Zucchetta che anni fa scrisse per Marsilio «Storia dell’Aqua Alta a Venezia», un libro che traboccava di cronache antiche e illustrazioni e rapporti scientifici, nulla hanno potuto davanti alla violenza delle acque. Al portone di casa aveva montato una robusta paratia che arriva a un metro e 75 centimetri. Più di così! Nella notte le acque se la sono portata via e la stanza d’ingresso è finita sotto.

    Le foto pubblicate da Corriere.it dicono tutto. Gondole strappate all’ormeggio e lasciate dalla corrente in mezzo alle calli e ai campielli. Vaporetti sollevati da una forza possente e abbandonati di sbieco sulle rive del Canal Grande. Alberghi di lusso come gli Gritti completamente allagati coi divani e i tavolini del settecento galleggianti tra le stanze mentre il ritratto di un doge guarda severo appeso alla parete. Decine di vetrine sfondate. Negozi di moda e suppellettili e vestiti travolti dalla marea, con le borse che affogano in un’acqua sporca. Piazza San Marco totalmente sotto, con rari turisti che si muovono prudentemente con gli stivaloni sono così scossi da essere indecisi se fare o non fare la foto ricordo, un po’ offensiva per quelli che stanno cercando di contenere i danni. Negozianti con le mani nei capelli.

    Solo la piena del ‘66 fu così devastante. Al punto di sollevare un’indignazione mondiale contro il continuo aumentare dei giorni di acqua alta. E di spingere Venezia, il Veneto, l’Italia, a cercare una soluzione. «Non c’è tempo da perdere!», dicevano tutti. «Non c’è tempo da perdere!». Poi le acque si ritirarono, il fango fu asciugato, le botteghe vennero riaperte, i tavolini dei bar tornarono al loro posto e coi tavolini tornò al suo posto anche il sole. I lavori «urgentissimi» si fecero «urgenti», poi «necessari in tempi brevi», poi diluiti nei dibattiti: «Bisogna pensarci bene».

    Ci pensarono per vent’anni: vent’anni. Il quadruplo del tempo impiegato anni dopo dai cinesi per costruire il Ponte della Baia di Hangzhou. Poi decisero di aggiornare l’idea «molto grandiosa» che un certo Augustino Martinello aveva proposto al doge nel 1672 e cioè di fare un «muro a archi» alle bocche di porto con «delle porte da alzare e bassare per regolare le acque in caso di bisogno».

    Due anni dopo, a cavallo fra ottobre e novembre del 1988, un pimpante Gianni De Michelis presentava il prototipo di una delle paratoie che sarebbero state immerse nel mare alle bocche di porto per sollevarsi ogni volta che fosse stato necessario nei casi di acqua alta. Gongolò l’allora doge socialista: «Per Venezia è un giorno storico. Per la prima volta si passa dai progetti, dalle intenzioni, dai dibattiti e dalle chiacchiere a qualcosa di concreto. Se tutto andrà bene, dopo questi mesi di sperimentazione, potremo finalmente cominciare il conto alla rovescia per la sistemazione di queste paratie che proteggeranno la laguna dall’acqua alta». Ciò detto, battezzò quella che considerava una «sua» creatura: «Chiamiamolo Mosè». Appena nato, si legge sul Corriere di quel giorno, segnava già un record: era «il prototipo forse più costoso mai costruito al mondo. Una “brutta copia” da venti miliardi di lire. È un colosso alto 20 metri, lungo 32, largo 25. Pesa 1100 tonnellate e vivrà circa otto mesi, il tempo di collaudare il funzionamento della “paratia”, quell’enorme cassone piatto e internamente vuoto, lungo 17 metri, largo 20 e spesso quasi 4, ancorata agli angoli da quattro gru».

    Ma i tempi? De Michelis era ottimista: l’obiettivo «resta quella del 1995». Certo, precisava con qualche cautela: «Potrebbe esserci un piccolo slittamento, visto che siamo partiti con tanto ritardo. Ma ormai il processo è avviato». Da allora, mentre il Mosé perdeva l’accento afflosciandosi nel Mose, sono trascorsi trentuno anni. Quasi quanti quelli passati dal Mosé biblico e dal suo popolo nell’interminabile traversata del deserto. Dice il Deuteronomio: «La durata del nostro cammino, da Kades-Barnea al passaggio del torrente Zered, fu di trentotto anni, finché tutta quella generazione di uomini atti alla guerra scomparve dall’accampamento…».

    E qual è la situazione? Prendiamo dall’Ansa l’ultima promessa, «elargita» il 12 settembre scorso: « È fissata al 31 dicembre 2021 la consegna definitiva del sistema Mose, a protezione della Laguna di Venezia dalle acque alte. La data è contenuta nel Bilancio 2018 del Consorzio Venezia Nuova, il concessionario per la costruzione del Mose. La produzione complessiva svolta nel 2018 dal Consorzio ammonta a 74 milioni di euro. Il completamento degli impianti definitivi del sistema è previsto per il 30 giugno 2020, con l’avvio dell’ultima fase di gestione sperimentale».

    Rileggiamo: «fase sperimentale». Quarantadue anni di sperimentazioni. Di polemiche. Di sprechi. Di mazzette. Di inchieste giudiziarie. Di rinvii. Di manette. Di dimissioni. Di commissari. Di buonuscite astronomiche come quei 7 milioni di euro (duecentotrentatremila per ogni anno di lavoro: pari allo stipendio annuale del Presidente della Repubblica!) dati come liquidazione all’ingegner Giovanni Mazzacurati, il Deus ex machina del consorzio che se l’era filata a vivere in California, dove poi sarebbe morto, prima ancora di sapere come sarebbe finito il processo che avrebbe potuto condannarlo a risarcimenti milionari…

    Otto miliardi di euro, contando anche i soldi per le opere di contorno, è costato finora il Mose: «Il triplo dei due miliardi e 933 milioni (euro d’oggi) dell’Autostrada del Sole. E come siamo messi? Notizia Ansa prima del disastro di questa notte, datata 31 ottobre: «Non c’è pace per il Mose di Venezia, la grande opera che dovrebbe salvaguardare la città e la laguna dalle alte maree. Dopo l’allungamento dei tempi per la costruzione, lo scandalo legato alle tangenti, ora un nuovo stop alla fase di test delle paratoie (…) Il Consorzio Venezia Nuova ha reso noto oggi che è stato rinviato a un’altra data il sollevamento completo della barriera posata alla bocca di porto di Malamocco. La ragione è dovuta al riscontro, avvenuto durante i sollevamenti parziali delle dighe mobili, il 21 e 24 ottobre scorso, di alcune vibrazioni in alcuni tratti di tubazioni delle linee di scarico. Un comportamento che ha indotto i tecnici del Consorzio allo stop, in attesa di verifiche dettagliate e di interventi di soluzione del problema». E intanto Venezia è andato di nuovo sotto. Col terrore che arrivino altri «effetti di non previste raffiche di vento»…

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    15 novembre 2019

    ll reportage. Il Mose sotto accusa e il test che dieci giorni fa non è stato autorizzato.
    La rabbia dei veneziani. I due commissari: forse abbiamo sbagliato. Se c’è un’altra emergenza, che fate? «Deve venire qualcuno e dare l’ordine. Se c’è un ordine, si azionano la paratoie anche parzialmente». (Francesco Battistini): https://www.corriere.it/cronache/19_novembre_14/mose-sotto-accusae-test-che-dieci-giorni-fanon-stato-autorizzato-8e87a328-0721-11ea-8c46-e24c6a436654.shtml

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    da Il Fatto Quotidiano, 14 novembre 2019
    Venezia, Elisabetta Spitz sarà commissario del Mose. Il governo dichiara lo stato d’emergenza. Conte: “Stanziati i primi 20 milioni.
    l premier in Laguna ha incontrato il sindaco Luigi Brugnaro e il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli per capire come procedere dopo l’emergenza. Nel pomeriggio consiglio dei ministri, saranno stanziati fondi per garantire fino a 5mila euro ai privati e 20mila euro agli esercenti che hanno avuto danni. Continua l’allarme in altre aree del Paese, non solo al nord: frane anche a Pozzuoli (Napoli), dove il sindaco ha fatto spostare 22 nuclei familiari a scopo precauzionale: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/14/maltempo-conte-a-venezia-de-micheli-elisabetta-spitz-sara-commissario-del-mose-disagi-anche-in-friuli-venezia-giulia-e-alto-adige/5563224/

  8. novembre 15, 2019 alle 3:00 pm

    questo tizio che sembra passato lì per caso è il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia. E’ il Presidente dal 2010. Precedentemente è stato il Vice (2005-2008) dell’allora Presidente Giancarlo Galan, condannato per aver preso tangenti proprio in relazione al MOSE. La “sua” Lega governa il Veneto da 25 anni e ha fatto parte del governo nazionale per parecchie volte negli ultimi 25 anni, l’ultima volta fino a pochi mesi fa. Anche lui ne ha fatto parte (Ministro delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali dal 2008 al 2010).

  9. novembre 15, 2019 alle 3:03 pm

    da Salviamo il Paesaggio, 14 novembre 2019
    Qualcuno dovrebbe pagare per il “pasticcio” del sistema MOSE: http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/11/qualcuno-dovrebbe-pagare-per-il-pasticcio-del-sistema-mose/

  10. novembre 15, 2019 alle 6:28 pm

    A.N.S.A., 15 novembre 2019
    Venezia, la marea si ferma a 154 cm. Chiusa Piazza San Marco.
    Dal governo 20 milioni, Cdm delibera stato di emergenza: http://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/editoriali/2019/11/15/venezia-peggiora-previsione-oggi-attesi-160-cm_5977649c-97bc-43b7-91cd-55549a83164b.html

  11. Mara machtub
    novembre 15, 2019 alle 9:36 pm

    DEVONO pagare. Pagheranno. Gli italiani tutti sono troppo infuriati su questa allucinante vicenda. Oggi ho sentito un’amica veneziana, aveva la voce rotta di pianto, dice che c’è chi ha perso tutto. Proprio tutto.
    E il cuore sanguina vedendo la città più bella del mondo in profonda agonia.

  12. novembre 16, 2019 alle 1:29 pm

    da News Mondo, 15 novembre 2019
    I dubbi sul Mose e il sospetto del danno erariale: cerniere già corrose?
    Venezia, non si spengono le polemiche sul Mose. E spunta il sospetto di un danno erariale: le cerniere si starebbero corrodendo in fondo al mare: https://newsmondo.it/venezia-mose-al-centro-di-un-possibile-caso-di-danno-erariale/cronaca/

  13. novembre 16, 2019 alle 4:57 pm

    MOSE e danno erariale in precedenza.

    da Il Fatto Quotidiano, 27 febbraio 2019
    Mose, danno di immagine allo Stato: la Corte dei conti autorizza sequestro da un milione per Marco Milanese.
    L’ex consigliere del ministro Tremonti nel procedimento penale era stato condannato in primo e secondo grado per traffico di influenze, ma il processo arrivato in Cassazione si è concluso con una sentenza di non luogo a procedere per prescrizione: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/27/mose-danno-di-immagine-allo-stato-la-corte-dei-conti-autorizza-sequestro-da-un-milione-per-marco-milanese/5001884/

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    da La Nuova Venezia, 12 luglio 2017
    Mose: accertati danni erariali per oltre 37 milioni di euro. La Corte dei Conti condanna 4 responsabili.
    Accertato un giro di tangenti di 21,7 milioni di euro pagati da Mazzacurati e del Consorzio Venezia Nuova ai pubblici ufficiali già condannati: https://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2017/07/12/news/mose-accertati-danni-erariali-per-oltre-37-milioni-di-euro-la-corte-dei-conti-condanna-4-responsabili-1.15604592

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    MOSE e reati penali.

    da Il Corriere della Sera, VE, 12 luglio 2019
    LA SENTENZA. Processo Mose di Venezia, la conferma dell’appello: Orsoni e Piva salvati dalla prescrizione.
    Confermato l’impianto, l’ex sindaco e l’ex presidente del Magistrato alle Acque non hanno ricevuto l’«assoluzione piena». (Alberto Zorzi): https://corrieredelveneto.corriere.it/venezia-mestre/cronaca/19_luglio_12/processo-mose-venezia-conferma-dell-appello-orsoni-piva-salvati-prescrizione-8749d828-a4b2-11e9-9008-0faf60a5e18e.shtml

  14. novembre 21, 2019 alle 2:48 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 21 novembre 2019
    Galan condannato in Corte dei Conti. “Dirottò soldi per salvaguardia della Laguna”. Dovrà “solo” 764mila euro grazie alla prescrizione.
    fatti risalgono al biennio 2004-2005 e la maggior parte dei fondi distratti è ormai prescritto. I giudici contabili hanno discusso, alla fine, di un addebito pari a un milione 274 mila euro, per il 60 per cento contestati a Galan e per il 40 per cento all’assessore Chisso, assolto. L’ex governatore veneto dovrà quindi risarcire ‘solo’ 764mila euro dei circa 24 milioni di fondi finiti al Patriarcato, allora retto da Angelo Scola, e utilizzati per ristrutturare Sede patriarcale, seminario patriarcale e Basilica della Salute. (Giuseppe Pietrobelli): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/21/galan-condannato-e-prescritto-dalla-corte-dei-conti-diede-24-milioni-per-la-salvaguardia-della-laguna-a-diocesi-e-comunita-ebraica/5573488/

  15. novembre 25, 2019 alle 2:48 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2019
    Venezia, torna l’acqua alta nel giorno della manifestazione dei No Mose: “Quell’opera è il problema e non la soluzione. Va bloccata”.
    Domenica mattina un nuovo picco a 130 centimetri, fiato sospeso anche per la prima della Fenice domenica sera. Alle 14 da Campo Santa Margherita è partito il corteo contro l’opera da 5 miliardi e mezzo di euro: “Salviamo Venezia dal Mose, dal cambiamento climatico, dal sindaco Brugnaro”. La protesta si salda con quella del Comitato No-Grandi Navi e dei giovani di Fridays for Future. (Giuseppe Pietrobelli): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/24/venezia-torna-lacqua-alta-nel-giorno-della-manifestazione-dei-no-mose-quellopera-e-il-problema-e-non-la-soluzione-va-bloccata/5577805/

  16. dicembre 3, 2019 alle 5:23 pm

    A.N.S.A., 3 dicembre 2019
    Venezia, ok test Mose, risolte vibrazioni paratoie.
    Cvn, evidente stabilità anche in condizioni moto ondoso: http://www.ansa.it/veneto/notizie/2019/12/03/venezia-ok-test-moserisolte-vibrazioni_b4d322bf-33fd-4f04-82b2-2c1196299cd3.html

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