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Coldiretti Sardegna e psicosi della fauna selvatica.


Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

12 mila Cervi sardi solo nell’Iglesiente, 100 milioni di euro di danni ogni anno causati all’agricoltura dalla fauna selvatica in Sardegna.

Sono solo alcuni dei dati forniti dalla Coldiretti Sardegna nel corso di un servizio giornalistico andato in onda sul TG 3 Sardegna nel corso dell’edizione delle 19.30 dell’8 ottobre 2016 (dal minuto 11.20).

Ovviamente Coldiretti Sardegna chiede alla Regione autonoma della Sardegna l’approvazione di piani di abbattimento.

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Unico “problema”: le cifre fornite da Coldiretti Sardegna non stanno in cielo né in terra né in mare.

Non siamo ancora all’incrocio fra Conigli selvatici e Gatti, come denunciato dalla Coldiretti in Sicilia l’anno scorso, ma a Nebida i Cervi non sgorgano dai rubinetti, tanto per capirci.

Siamo alla psicosi.

I dati ufficiali della Regione autonoma della Sardegna (2015) indicano in 4.270 i Cervi sardi (Cervus elaphus corsicanus) presenti in tutto in territorio regionale.

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis, foto Raniero Massoli Novelli)

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis, foto Raniero Massoli Novelli)

Nel maggio 2015 è stato, poi, validato dall’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente il report sui danni arrecati alle produzioni agricole dalla fauna selvatica in Sardegna (2008-2013), base per i piani di controllo della fauna selvatica, che devono avere il preventivo parere favorevole dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.).

Com’era prevedibile, i maggiori danni alle produzioni agricole risultano esser stati arrecati dal Cinghiale (Sus scrofa meridionalis), seppure a macchie di leopardo, tuttavia l’ampliamento della caccia al Cinghiale (per giunta contestata da larga parte dello stesso mondo venatorio) e piani di abbattimento per gran parte dell’anno non sembrano aver risolto nulla[1].

Ghiandaia (Garrulus glandarius)

Ghiandaia (Garrulus glandarius)

I danni causati dalla fauna selvatica (Cinghiale, Cornacchia grigia, Daino, Cervo sardo. Coniglio selvatico, ecc.) all’agricoltura sono stimati nell’ordine dei 900 mila euro all’anno.

Riguardo ai Cormorani (Phalacrocorax carbo) siamo alle parole e cifre in libertà.  Offerte da Coldiretti e UeCoop Sardegna.

Ecco: “secondo UeCoop Sardegna, che ha elaborato dati della Provincia di Oristano e del Dipartimento di Biologia animale dell’Università di Cagliari, tra ottobre 2014 e dicembre 2015, i cormorani hanno consumato oltre 537 mila chili di pesce per un valore complessivo di due milioni 686mila euro calcolato nell’ipotesi di un prezzo medio di 5 euro al chilo”.

A settembre 2015 affermavano: “solo nell’ultimo anno abbiamo calcolato un mancato reddito di 2 milioni e 600mila euro causato da 15mila cormorani, censiti nel 2014, che consumano 9,3 chili di pesce al giorno a testa … queste devono essere raddoppiate.

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

Nel giugno 2015 le stesse associazioni di categoria affermavano: “tra ottobre 2014 e aprile 2015 i cormorani … sono stati 12mila con un danno dichiarato “di circa 8 milioni di euro.  Nel luglio 2015, dopo solo un mese, il danno dichiarato diventava di ”oltre 4milioni e mezzo di euro”.  A settembre 2015 i Cormorani sono diventati 15 mila ma il danno dichiarato è sceso a 2 milioni e 600 mila euro. In soli tre mesi. Poi il danno è salito a 2 milioni e 686 mila euro (dicembre 2015).

In ogni caso, anche prendendo per buone le cifre altalenanti di Coldiretti Sardegna sui danni attribuiti ai Cormorani e sommandole con le stime regionali per le altre specie selvatiche, arriviamo al massimo a 3,5 milioni di euro di danni prodotti dalla fauna selvatica all’anno.    Altro che 100 milioni di euro!

Un po’ di decenza e buon senso gioverebbe…..

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

___________________

[1] Finora risultano approvati alcuni piani di abbattimento controllato: Gallura (luglio 2015), Parco naturale regionale “Porto Conte”, annualità 2013-2015 (dicembre 2014).

 

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

 

La Nuova Sardegna, 15 ottobre 2016

La Nuova Sardegna, 15 ottobre 2016

(foto Cristiana Verazza, Raniero Massoli Novelli, S.D., archivio GrIG)

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  1. Mara
    ottobre 10, 2016 alle 9:21 am

    Un caso di competenza degli psichiatri. Magari alla Coldiretti sono strettamente imparentati con i cacciatori, o forse l’atavica tendenza ad ottenere contributi senza muovere un dito è immortale (e immorale).

    • M.A.
      ottobre 10, 2016 alle 4:10 pm

      Il cervo sardo in Sardegna è sottostimato! Poco ma sicuro! che il cervo faccia danni ben superiori a quelli causati da altri animali, tra cui i cinghiali è palese! Una bestia di un quintale circa, impiega pochissime ore per mandare all’aria il raccolto di un anno. In una vigna quante ore di lavoro e giornate bisogna trascorrerci dietro con la zappa prima di arrivare alla vendemmia?? Nella Costa Verde ho visto varie recinzioni schiacciate dai cervi! Che facciamo Mara, dotiamo i boschi di distributori per pillole anticoncezionali e preservativi per la fauna selvatica?
      Ancora è niente! Se la Regione Sardegna riuscirà a far approvare il Piano Faunistico Venatorio (così come da tanti anni richiesti dal GRIG) che prevede dagli 8 ai 16 ambiti territoriali di caccia, ciascuno dei quali sarà costituito da un comitato di gestione e la Coldiretti sarà non solo presente, ma anche parte attiva nella gestione faunistica insieme ai cacciatori.

      • ottobre 10, 2016 alle 6:20 pm

        cos’è M.A.? Vuoi far la gara a chi la spara più grossa con quelli di Coldiretti Sardegna?
        E quanti sarebbero i Cervi sardi? 50 mila? 737 mila?
        Ma lo sai che ieri non si riusciva a passare in Piazza Yenne da quanti Cervi c’erano in giro 😛 😛 😛
        Scherzi a parte, a noi piace confrontarci su dati reali e su cose serie.
        Il cabaret lo lasciamo ad altri.

        Stefano Deliperi

  2. ottobre 10, 2016 alle 3:03 pm

    da Vistanet Cagliari, 9 ottobre 2016
    Emergenza danni creati della fauna selvatica in Sardegna: secondo Gruppo d’Intervento Giuridico i dati di Coldiretti sono gonfiati: http://cagliari.vistanet.it/blog/senza-categoria-it/emergenza-danni-creati-della-fauna-selvatica-sardegna-secondo-gruppo-dintervento-giuridico-dati-coldiretti-gonfiati/

    ___________________

    da Casteddu online, 9 ottobre 2016
    A Nebida vogliono abbattere i cervi, ma non sgorgano dai rubinetti.
    Il caso: Coldiretti vorrebbe abbattere i cervi in eccesso, gli ambientalisti non ci stanno: http://www.castedduonline.it/area-vasta/hinterland/40611/a-nebida-vogliono-abbattere-i-cervi-ma-non-sgorgano-dai-rubinetti.html

    ___________________

    da Link Oristano, 9 ottobre 2016
    Numeri in volo insieme ai cormorani.
    Gli ambientalisti di Grig polemizzano con Coldiretti sulle stime dei danni causati dai volatili negli stagni: http://www.linkoristano.it/prima-categoria/2016/10/10/numeri-volo-insieme-ai-cormorani/#.V_x_oIiLSUk

  3. Genius Loci
    ottobre 10, 2016 alle 5:26 pm

    In un pergolato di vite che ho a casa, le api hanno danneggiato parte dei grappoli d’uva. Spero non arrivi alle orecchie della Coldiretti e associazioni di cacciatori, così, dopo i cinghiali, i cormorani, le cornacchie, il Cervo sardo, ecc. ecc. chiederanno anche lo sterminio di api, di serpi, di passeriformi, di rapaci, predatori, ecc. ecc.
    Come dice Mara, veramente casi da psichiatria criminale….

  4. M.A.
    ottobre 10, 2016 alle 7:08 pm

    ahahahah e bravo Grig! Facile ridere quando a piangere sono le tasche degli altri? 😀
    Comunque Deliperi quando ci confrontiamo sugli Ambiti Territoriali di Caccia che tanto volevate?? Vedi, quando il calendario venatorio è formato da un unico Comitato Regionale Faunistico, dovo voi siete presenti ed influenti, avevate come dire il controllo della situazione (ancora meglio quando avete, come si suol dire, la volontà politica dalla vostra). Al contrario le associazioni venatorie contano come il due di picche a briscola, sono in netta minoranza (3 componenti) e in fase di votazione si devono assorbire le vostre scelte, e quelle dei rappresentanti di provincia. Spostando però il problema a livello locale o meglio provinciale e creando dei comitati degli ambiti territoriali di caccia la musica cambia, in quanto i problemi sono diversi, e l’approccio è differente. In situazioni locali, i rappresentanti delle associazioni di agricoltori contano e non poco. Tanto per dirne una i danni causati dalla fauna selvatica, una parte vengono risarciti dall’ambito con fondi pubblici, dall’altra direttamente dai soldi dei cacciatori. Ergo gli agricoltori avranno molte più affinità con i cacciatori piuttosto che con gli ambientalisti. Ora come ora, senza ambiti è la Regione che paga tutto l’introito. Con la formazione degli Ambiti, in alcuni sicuramente sarà chiusa per qualche anno la pernice (specie cacciabile), ma vi faranno passare dei brutti quarti d’ora in quanto con il recepimento in toto della 157/92 (dopo 24 anni) faranno di tutto per sparare ai mufloni e i cervi, con i dovuti piani di abbattimento. Come se sono specie protette?? Facendo le dovute pressioni politiche non impiegheranno molto. La Regione vi sta ascoltando e sta provando ad attuare il Piano faunistico venatorio come da voi richiesto, ma lo scopo è solamente quello di scaricarsi parte dei costi derivanti dai danni causati dalla fauna. Molto del vostro potere mediatico e politico con l’attuazione degli ambiti territoriali di caccia verrà perso, e in Sardegna contate forse più di quanto contate in altre Regioni Italiane, dove gli agricoltori e i cacciatori vanno a braccetto in questi carrozzoni politici.

    • ottobre 10, 2016 alle 9:32 pm

      povere verginelle seguaci di Diana! 😁
      Sono quasi commosso.
      Nel Comitato faunistico regionale, organo che solo in Sardegna decide il calendario venatorio, s’è visto di tutto e di più. Compresi rappresentanti di Province che decidevano in contrasto con gli indirizzi ricevuti pur di venir incontro alle richieste dei cacciatori.
      Per non parlare dei rappresentanti delle associazioni agricole, essi stessi cacciatori.
      Si posson fare nomi e cognomi, come e quando si vuole.
      M.A., se vuoi, parliamo di cose serie, ma di tanto putridume filo-venatorio poco interessa.
      In primo luogo, il calendario venatorio é e rimane unico. Poi, se accoglieranno le nostre osservazioni alla proposta di piano faunistico-venatorio regionale, saranno necessarie anche modifiche legislative.
      Il punto centrale é rappresentato dal legame cacciatore-territorio. Noi ecologisti lo vogliamo, voi cacciatori in gran parte non lo volete.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        ottobre 10, 2016 alle 10:22 pm

        Il legame cacciatore-territorio esiste già Deliperi. Il nomadismo venatorio esiste per il colombaccio, beccaccia, e tordi, marginalmente anche per gli anatidi anche se in Sardegna è una caccia poco praticata. La nobile stanziale si caccia obbligatoriamente nelle autogestite. Il nomadismo venatorio esiste e continuerà ad esistere per la migratoria anche qualora venissero fatti gli ATC anche perchè la nostra legge regionale. già approvata dallo Stato, lo consente! (A differenza del Veneto dove Berlato sta smuovendo mari e monti).. E qui casca l’asino. Ora state spingendo per la creazione di comitati di gestione dove esisteranno comitati di gestione creeranno ognuno un proprio calendario, uguale o più restrittivo a quello regionale, e state gettando le basi per dare avvio anche in Sardegna la caccia di selezione al Cervo e al Muflone con il recepimento in toto della 157/92 e la caccia programmata. Stai certo che se verrà avviata la gestione faunistica stile oltralpe e la gente inizia a sborsare soldi, i rappresentanti di province (finanziate da una recente delibera per il ripopolamento faunistico) presenteranno delle proposte di calendario venatorio ben più generose! Cosa vuoi Grig che non sponsorizzino il loro “pacchetto” e non invoglino i cacciatori ad andare a caccia!? Alla Regione del legame cacciatore territorio non importa un accidenti, l’importante per loro è scaricarsi la patata bollente dei risarcimenti danni. Tutto il lavoro fatto dai sacrifici venatori che hanno attuato i cacciatori sardi con dei calendari ristretti e le sole due giornate settimanali di caccia, il protezionismo ambientalista saranno vanificati in poco tempo con l’istituzione di questi carrozzoni politici. I vari ricorsi sui calendari venatori fatti dalle associazioni ambientaliste per la mancanza di piano faunistico venatorio ha creato l’onda che la Regione vuole cavalcare.. occhio perchè l’effetto tsunami non sarà dei migliori. Dal punto di vista faunistico e ambientale sarebbe preferibile lo Status quo Deliperi, e se faranno gli ATC sarà un argomento che rinfaccerò nei prossimi anni (se esiterò ancora 🙂 ). Alla riunione VAS ho fatto personalmente una chiacchierata con un consulente esterno, e mi ha parlato di turismo venatorio………chissà forse per far guadagnare qualche centinaio di euro a questi carrozzoni situati in province dove a causa dello spopolamento e la fame, non sanno più che pesci pigliare e che settori sfruttare!?

      • ottobre 10, 2016 alle 10:37 pm

        il legame cacciatore – territorio in Sardegna oggi, di fatto, non esiste.
        Chiedilo ai tuoi “colleghi” nuoresi e ogliastrini che volentieri prenderebbero a calci nel sedere parecchi cacciatori cagliaritani e sassaresi.
        E già oggi ci sono quasi 600 cacciatori “continentali” autorizzati.
        A normative vigente non è praticabile e saranno necessarie modifiche normative.
        La partita è aperta, molto aperta.

        Stefano Deliperi

  5. M.A.
    ottobre 10, 2016 alle 10:51 pm

    Staremo a vedere, anche perchè il Piano deve essere approvato con la normativa vigente, Ergo devono modificare la legge Regionale prima della discussione in Consiglio. Diversamente a caccia alla migratoria in tutto il territorio regionale, continueremo ad andarci con o senza ATC, Nel piano ti risulta per caso che si parli di densità venatoria massima??
    I 600 continentali sono “sardi” di origine, hanno parenti in Sardegna, diversamente o vengono a caccia illegalmente o si devono accontentare di andare senza fucile con amici sardi.
    Gli ambiti a seguito della riforma degli Enti Locali sono non correlati alle province in vigore oggi, sono disomogenei l’uno con l’altro. Inoltre morfologicamente sono uno diverso dall’altro.
    Quanti ambiti può comprare un cacciatore? c’è scritto nel Piano?!
    Qual’è l’importo economico che l’ambito richiede?
    Quanti pacchetti extra l’ambito può vendere, a seconda del numero massimo dei cacciatori/ettaro imposto, oltre ai residenti? Ci vuoi scommettere che la pressione venatoria purtroppo aumenterà?

    • ottobre 10, 2016 alle 10:53 pm

      allo stato, per l’attuazione di un qualsiasi piano faunistico-venatorio, a mio parere è necessaria una modifica normativa.

      Stefano Deliperi

  6. ottobre 19, 2016 alle 2:46 pm

    da La Nuova Sardegna, 18 ottobre 2016
    Cormorani da abbattere, ritardi e proteste.
    Coldiretti critica gli ambientalisti e lancia un appello alla Regione: «Fate presto con le autorizzazioni»: http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2016/10/18/news/cormorani-da-abbattere-ritardi-e-proteste-1.14272636?ref=hfnsorec-8

  7. aprile 28, 2017 alle 2:44 pm

    le demoniache Cornacchie grigie.

    da Sardinia Post, 28 aprile 2017
    Caccia aperta alla cornacchia grigia, è il piano di contenimento nell’Oristanese: http://www.sardiniapost.it/ambiente/caccia-aperta-alla-cornacchia-grigia-e-il-piano-di-contenimento-nelloristanese/

  1. ottobre 15, 2016 alle 2:26 pm

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