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Lettera aperta a Gian Antonio Stella e a Stefano Deliperi sui tagli boschivi nella Foresta demaniale del Marganai.


Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Quella foresta trasformata in pellet.

Occorre sempre solo un pretesto (produzione di pellet) per dare inizio a una “guerra” di parole, di discussioni, di contrapposizioni tecniche e ideologiche se tutto ciò riguarda una forma di governo di un bosco come quello di Marganai, che sarà pure “uno degli ultimi esempi di foresta mediterranea spontanea cresciuta su rocce vecchie di 680 milioni di anni e sopravvissuto nei millenni agli errori dell’uomo”, ma di certo non l’unico in Sardegna.

La Sardegna è traboccante di boschi “millenari cresciuti su rocce vecchie di milioni di anni“, molto più emozionanti, più belli, scenografici e variegati dal punto di vista della biodiversità rispetto a Marganai: sono le vecchie foreste demaniali dello Stato (Montes, Montarbu, Settefratelli, Piscina Manna, Monte Pisanu, tanto per fare alcuni esempi) trasferite in proprietà della Regione Sardegna con la nascita, nel 1956, dell’ex Azienda Foreste Demaniali.

E poi cosa c’è che in Sardegna non sia “millenario” e “preistorico” dal punto di vista forestale, botanico e geologico? Se poi al pretesto, alle prese di posizione appassionate contro tale intervento di un taglio di 35 ettari del bosco (5% dell’estensione complessiva), seguono quelle infiammanti di un notissimo e stimato personaggio dell’informazione e della controinformazione come Lei e di una conosciutissima, apprezzatissima e indiscussa autorità ambientale, come Stefano Deliperi, la “guerra” è già persa in partenza. Soprattutto per quei pochi che in qualche modo cercano, con buonsenso, con un po’ di esperienza e un po’ di provocazione di sostenere il contrario e accendere un vero dibattito su questa vicenda.

Una guerra persa ancor prima di iniziare, soprattutto quando rimane in grande silenzio la giunta regionale sarda e in particolare l’Assessore alla Difesa dell’Ambiente, che finanziano il “carrozzone regionale con 7000 dipendenti”. Un silenzio stonato che costringe all’angolo l’Ente Foreste, gestore del bosco demaniale, che finora è riuscito a difendersi tenuamente, sporadicamente, senza spiegare chiaramente con argomentazioni silvi colturali ciò che ha portato alla programmazione del taglio del bosco di 35 ettari di giovani latifoglie e macchia mediterranea, mediante una tecnica millenaria qual è la “ceduazione” e che viene normalmente utilizzata, per produrre legna da ardere (forestazione produttiva).

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio, erosione (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio, erosione (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Rileggendo tutta la storia di questa polemica infinita, è evidente che chi ha aperto le ostilità, unilateralmente, sono stati i redattori del piano di gestione del S.I.C. (Sito di importanza comunitaria) della Rete Natura 2000 compreso nella Rete Ecologica Regionale delle Aree Protette, riguardante la stessa superficie, che si sovrappone al Piano Particolareggiato di gestione “forestale” redatto dai tecnici dell’Ente Foreste. I contestatori, fra l’altro, personaggi rispettabilissimi in materia ambientale (un Agronomo, in Biologo, un Geologo), sono tutto fuorché “tecnici forestali”, come quelli dell’Ente Foreste che, a Marganai, esercitano il loro lavoro curando un compito istituzionale, nonché un interesse pubblico, su un bosco affidato alla loro gestione.

A chi giova tutto ciò? Qualcuno potrebbe pensare che si tratta veramente di un conflitto sacrosanto in difesa della biodiversità e del patrimonio naturale, dello sviluppo sostenibile in cui sono schierati i redattori del piano di gestione del Sic, tra l’altro ancora senza un Organo gestore come previsto dalle norme europee in materia, e già in fase di revisione (non gratuita) dagli stessi progettisti, dopo la prima approvazione da parte della Regione, che con le loro tesi interessate, vogliono sovrapporsi alla gestione vera e propria del “padrone di casa” (Ente Foreste) il vero conduttore, l’unico programmatore, ex lege, di quelle superfici demaniali.

Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco

Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco

Per quanto riguarda tale bosco, nello specifico, cosa potrebbe fare di più l’Ente Foreste se non eseguire sul campo quanto previsto dal Piano di Forestale Particolareggiato, redatto da un Raggruppamento temporaneo di imprese, nel cui gruppo di lavoro hanno partecipato alla stesura un Comitato Scientifico e Forestali, Agronomi, Biologi, Geologi, coordinati dal Servizio Tecnico dell’Ente, in cui sono state eseguite, prima dell’approvazione, analisi vegetazionali, zoologiche, pedologiche, fitosanitarie, pastorali? In cui è stato previsto, tra l’altro, il “Ripristino del governo a ceduo i cui interventi sono stati affidati a soggetti esterni (Cooperativa mediterranea)? Che cosa avrebbe dovuto fare di più l’Ente Foreste se non indire e convocare, come in fondo ha effettivamente fatto il 5.2.2015, presso la Direzione Generale dell’Ente, una conferenza di Servizi con tutti gli attori del processo autorizzativo secondo le varie competenze quali il Corpo Forestale di Vigilanza ambientale, Il Servizio di sostenibilità ambientale e sistemi informativi (Savi) e la Provincia?

Avrebbe forse dovuto convocare il Sopraintendente delle Belle arti e del Paesaggio di Cagliari se ai sensi dell’art. 149 del D.L.vo 22 gennaio 2004 (ex Codice Urbani), è espressamente previsto che “non è richiesta autorizzazione per il taglio colturale, la forestazione, la riforestazione, le opere di bonifica, antincendio conservazione da eseguirsi nei boschi e nelle foreste indicati dall’art. 142, comma 1, lettera g)”. O avrebbe dovuto convocare i redattori del Piano di gestione del Sic che, probabilmente, hanno dimenticato che l’obiettivo dichiarato dalla rete ecologica europea – Rete Natura 2000 (Sic, Zps, Zsc)-, per cui loro stessi hanno predisposto il piano di gestione, non è di mettere sotto “una campana di vetro” gli spazi naturali, come vorrebbero loro, ma piuttosto favorire le attività umane tradizionalmente esistenti e allo stesso tempo conservare il patrimonio naturale?

Infatti, la direttiva Habitat 92/43/CEE, che regola tali Siti di Interesse Comunitario, relativa alla conservazione degli habitat naturali nel territorio della Unione europea prevede che “lo scopo principale è promuovere il mantenimento della biodiversità, tenendo conto allo stesso tempo delle esigenze economiche, sociali, culturali e regionali, contribuendo all’obiettivo generale di uno sviluppo durevole; che il mantenimento di detta biodiversità può in taluni casi richiedere il mantenimento e la promozione delle attività umane.”

E’ in tale filosofia è giusto e legittimo sospendere il lavoro della Cooperativa Mediterranea e mandare a casa 50-80 operai che vivono producendo legna da ardere in una foresta demaniale dopo un regolare progetto e una gara ad evidenza pubblica?

E se domani, oltre al prevedibile e infinito contenzioso fra l’Ente Foreste e la Cooperativa aggiudicataria dell’appalto, qualcuno di questi nuovi disoccupati, esasperato e disperato, perdesse la testa e compiesse un atto inconsulto come spesso accade in Sardegna? Su chi ricadrebbero tali responsabilità morali su un eventuale scempio molto più grave? Non sarebbe la prima volta e non è da escluderlo che in un terreno pubblico si possa produrre carbone anziché legna da ardere!

Perché in fondo, a Marganai, il rischio idrogeologico, l’alterazione dell’habitat, l’erosione del suolo per mancata copertura arborea, e “i soldi che arrivano dalla comunità europea solo per mantenere inalterato il bosco”, sono tutte balle. La tecnica colturale particellare utilizzata per il taglio del bosco non è altro che quella normalmente utilizzata sia nelle Alpi, compreso il Veneto, sia negli Appennini, per produrre legna da ardere, che garantisce la rapidità e la sicurezza della rigenerazione delle piante “ceduate”, senza incidere sull’impianto radicale delle stesse che continua a vivere tendendo a rinforzarsi in modo tale da garantire l’assetto idrogeologico del terreno.

Felice Corda – Nuoro

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Ho ricevuto questa lettera aperta, indirizzata anche a Gian Antonio Stella, da parte di Felice Corda, già alto dirigente dell’Azienda foreste demaniali della Regione Sardegna prima e dell’Ente foreste della Sardegna poi, sulla vicenda dei noti tagli boschivi in parte realizzati e in gran parte previsti nella Foresta demaniale del Marganai (Iglesias, Domusnovas, Fluminimaggiore).

Lo ringrazio, anche per i toni pacati pur se pieni di passione per il lavoro svolto.

Non sono un dottore forestale, nemmeno un agronomo, neppure un geologo, neanche un architetto o un ingegnere.       E non dirò una parola – come non l’ho mai detta – su aspetti tecnici che non conosco. Altri l’hanno fatto, fra cui i redattori del piano di gestione del sito di importanza comunitaria “Linas – Marganai”, non certo le ultime professionalità nel campo della gestione ambientale del territorio.

In proposito, senza alcuna volontà polemica, come  detto in mille occasioni e in mille modi, per conto del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus e rappresentando una volontà corale di soci e simpatizzanti, ho chiesto allo stesso E.F.S. e alla Regione autonoma della Sardegna (la “proprietaria”) di fare completa chiarezza e trasparenza sulla gestione presente e, soprattutto, futura delle nostre foreste demaniali.    Quella chiarezza che, spiace rammentarlo, finora manca, nonostante i vari docenti universitari scomodati a dar buoni voti all’intervento di reintroduzione del governo a ceduo.

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Foresta demaniale Marganai, area dei primi interventi di taglio (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas)

Non posso che prendere atto che i tagli boschivi effettuati nella Foresta demaniale del Marganai hanno prodotto danni al bosco (loc. Su Caraviu), la gravità del danno èelevata.          Lo affermano gli esperti dell’A.T.I. D.R.E.AM. ItaliaR.D.M. Progetti, redattori dei piani forestali particolareggiati di tredici complessi forestali, in forza di specifico appalto (importo pari a euro 1.121.250,00 + I.V.A.), definiti dallo stesso E.F.S. come “un team di esperti, alcune fra le migliori professionalità italiane con curriculum internazionale nel settore”.   I rilevamenti sono del 15 marzo 2012, quindi noti da tempo a chi di dovere.

Dicono anche, nero su bianco, che la funzione prevalente del taglio è la produzione, cioè sono tagli boschivi con finalità economica.

Il Soprintendente per le Belle Arti e il Paesaggio di Cagliari arch. Fausto Martino non è della stessa idea del dott. Corda e ha sospeso con ordinanza del 24 settembre 2015 i tagli boschivi nella Foresta demaniale del Marganai in quanto mai autorizzati sotto il profilo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), affermando che “non si tratta di un taglio colturale, l’unico esente dalla necessità di conseguire la preventiva autorizzazione paesaggistica.  E, su segnalazione del Soprintendente, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari ha aperto un procedimento penale.

Come dicevo, non capisco un tubo di gestione forestale.   Mastico, però, diritto, per professione e scelta volontaristica.

La giurisprudenza penale è chiara nel ritenere necessaria l’autorizzazione paesaggistica per tutti gli interventi che non rientrino nella nozione di “taglio colturale”. Recentemente la sentenza Cass. pen., Sez. III, 13 gennaio 2015, n. 962 ha ricordato che soltanto il taglio colturale per il miglioramento del bosco, rientrando nella previsione di cui all’art. 149 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. (attività agro-silvo-pastorali), non necessita di preventiva autorizzazione paesaggistica.   E’ giurisprudenza ormai costante: vds. Cass. pen., Sez. III, 29 settembre 2011, n. 35308Cass. pen., Sez. III, 13 maggio 2009, n. 20138; Cass. pen., Sez. III, 25 gennaio 2007 n. 2864; Cass. pen., Sez. III, 11 giugno 2004, n. 35689.  Il taglio del bosco e la successiva aratura del terreno comportano la commissione del reato di cui all’art. 181 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. (Codice dei beni culturali e del paesaggio).

Se i tagli boschivi del Marganai hanno natura “economica”, come affermato dai tecnici dell’A.T.I. incaricata dall’E.F.S., perché non è stata chiesta l’autorizzazione paesaggistica?

Ma, al di là degli aspetti giuridici, quando i tecnici verificano che la gravità del danno in seguito ai tagli boschivi è “elevata” non sarebbe il caso di fermarsi e verificare con la massima attenzione gli effetti su un bene ambientale pubblico?

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

foresta mediterranea

foresta mediterranea

(foto F.A., archivio GrIG)

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  1. Claudia
    gennaio 14, 2016 alle 8:12 am

    Interessante l’intervento del dott. Corda, ma sopratutto desolante perché evidenzia in modo imbarazzante l’incapacità dell’Ente pubblico responsabile della gestione delle nostre foreste, di spiegare in modo trasparente, chiaro e semplice, un progetto che sta a cuore a molti sardi, cittadini, non professori né esperti, semplici, banali, noiosissimi cittadini che hanno il diritto di sapere che fine faranno le loro foreste, sopratutto se sono gestite nell’interesse di tutti o solo di chi ha gli amici giusti al posto giusto. Il lavoro, la disoccupazione, il rischio che qualcuno perda la testa, argomenti interessanti, allusioni fuori luogo, il dott. Corda fa bene a chiedere e a chiedersi: se qualcuno “perdesse la testa e compiesse un atto inconsulto come spesso accade in Sardegna? Su chi ricadrebbero tali responsabilità morali su un eventuale scempio molto più grave?”
    La risposta è molto semplice: la responsabilità ricadrebbe su chi li ha presi in giro.

  2. Mara
    gennaio 14, 2016 alle 9:37 am

    Egr. Dott. Corda, il Suo appassionato intervento non convince una semplice cittadina, ignorante, come me. Al di la del fiume di parole spese da tutti, contemplo la foto desolante del bosco tagliato e sono intimamente sicura che radere al suolo gli alberi “è sbagliato”, specie in Sardegna. Non siamo nei Paesi Nordici, da noi un bosco fatica non poco a vivere, figuriamoci a risorgere. Trovo molto inquietante l’avvertimento quasi mafioso sulla possibilità che qualcuno “perda la testa”. Ma l’eccellente Forestale non sarebbe incaricata di prevenire atti vandalici irreparabili?
    E’ vero che il Marganai non possiede le foreste più emozionanti di Sardegna, non per questo bisogna distruggerle in nome “dei posti di lavoro”. Tutti i maggiori guasti al territorio sardo sono stati perpetrati in nome del “lavoro”, con lungimiranza zero e in molti casi danni irreparabili. Ma poi che vuol dire? Se su quattro figli uno è più scorfano degli altri, lo ammazzo?

  3. gennaio 14, 2016 alle 10:33 am

    Be il dott. corda dovrebbe venire in Appennino, visto che ne parla, per vedere i danni di una ceduazione selvaggia e sostenuta in modo “ideologico” da alcuni forestali, altro che rigenerazione spontanea delle piante, se crede possiamo inviarle una nutritissima serie di foto di tagli e disastri. La ceduazione intensiva e su vaste aree ha prodotto guasti incalcolabili su tutto il territorio nazionale, sarebbe ora di rendersene conto e avere un approccio gestionale veramente olistico.

  4. Terrae
    gennaio 14, 2016 alle 11:50 am

    Giusto i toni pacati riesco ad apprezzare nella lettera del dott. Corda; per il resto, rimango basito quando leggo:

    “La Sardegna è traboccante di boschi “millenari cresciuti su rocce vecchie di milioni di anni“, molto più emozionanti, più belli, scenografici e variegati dal punto di vista della biodiversità rispetto a Marganai: …”.

    Che cosa significa, che siccome “ce n’è” a disposizione (e persino traboccante!) ciò che non è emozionante non è degno di tutela ambientale? Oppure che non si fa danno alcuno e ci si lamenta per il solo piacere di strapparsi le vesti?

    E poi si ha come l’impressione che una personale valutazione sulla bellezza e sull’emozionalità dei luoghi possa essere sostitutiva di un’autorizzazione paesaggistica.

    Ma ancora di più trovo semplicemente stomachevole sobillare l’idea che ciò che si sta facendo tiene a bada i presunti bollori di gente disposta a commettere dei reati per salvare la propria busta paga:

    “E se domani, oltre al prevedibile e infinito contenzioso fra l’Ente Foreste e la Cooperativa aggiudicataria dell’appalto, qualcuno di questi nuovi disoccupati, esasperato e disperato, perdesse la testa e compiesse un atto inconsulto come spesso accade in Sardegna? Su chi ricadrebbero tali responsabilità morali su un eventuale scempio molto più grave? Non sarebbe la prima volta e non è da escluderlo che in un terreno pubblico si possa produrre carbone anziché legna da ardere!”.

    Parole davvero inaccettabili in bocca ad un uomo delle Istituzioni.

    Peccato!

  5. Juri
    gennaio 14, 2016 alle 5:29 pm

    Trovo molto sorprendente, e grave, che si usi come argomentazione pro-ceduazione la possibile vendetta tramite incendio in cui si potrebbe incorrere se la ceduazione non avesse luogo. Mi chiedo come si possa soltanto pensare di far entrare questo potenziale “ricatto” nel computo dei pro e dei contro di una scelta gestionale forestale. Che facciamo, decidiamo la gestione di un bene pubblico di fondamentale importanza anche in base al rischio di ritorsioni criminali finendo così per piegarsi preventivamente ad esse?
    Se poi, come sembra, la finalità di questa evocazione dovesse essere quella di incolpare moralmente, preventivamente, coloro che chiedono soltanto di proseguire in una gestione forestale fino all’altro ieri perorata in primis dall’Ente Foreste (conversione da ceduo a fustaia), la questione sarebbe ancora più antipatica e, al tempo stesso, rafforzerebbe ulteriormente l’impressione che il partito della degradazione da fustaia a ceduo di motivazioni convincenti ne abbia davvero poche.

  6. Fabrizio De Andrè
    gennaio 15, 2016 alle 11:48 am

    Pili sicuramente esagera,ma sarebbe ora di smetterla veramente……mollate l’osso.

  7. Riccardo Pusceddu
    gennaio 18, 2016 alle 8:18 am

    Un agronomo, un biologo e un geologo racchiudono più competenze fra di loro che qualsiasi tecnico forestale.

  8. Gigino
    gennaio 20, 2016 alle 9:59 pm

    Il mio anziano babbo diceva sempre: ricordati figlio mio, che al mondo ci sono tanti Dotti che non sono Dottori, ma purtroppo tantissimi dottori che non sono Dotti ….
    I titoli e gli attestati si possono anche comprare, ma non la cultura e il sapere …
    come afferma Socrate citato nella sua Apologia da Platone: « Dovetti concludere meco stesso che veramente di cotest’uomo ero più sapiente io: […] costui credeva sapere e non sapeva, io invece, come non sapevo, neanche credevo sapere. »
    è il Socratico “So di non sapere” …………………………….

  9. Fiorenzo
    marzo 22, 2017 alle 10:02 am

    Ho letto le deliranti lettere di molti lettori che si dichiarano “ignoranti” in materia forestale ma poi criticano la selvicoltura. Penso perciò di avere pochi spazi di manovra. In effetti in Italia tutti si sentono allenatori di calcio ed esperti di ambiente. A questo punto suggerirei di chiudere tutte le facoltà universitarie di scienze forestali perchè tanto ci sono i vari Gigino Juri e Totò che spiegano come si gestisce un bosco. (povera Italia… e beata ignoranza!) Fiorenzo

    • Juri
      marzo 22, 2017 alle 10:41 am

      Per fortuna c’è Fiorenzo, la sua grande cultura, nonché la sua intelligenza debordante, traspaiono con un tale vigore da poterle quasi percepire fisicamente.
      Ad averne di Fiorenzi..

    • Aru Francesco
      marzo 23, 2017 alle 1:27 pm

      Carissimo Fiorenzo, non mi pare si sia criticata la selvicoltura o qualsiasi altra nobile scienza o materia ad essa collegata, il problema non è la DOTRINA, ma chi la applica…
      Perciò teniamo aperte tutte le facoltà, ma insegniamo ai nostri ragazzi a ragionare, a saper valutare le varie situazioni e a capire le innumerevoli problematiche, a sapersi ricredere, tornare indietro quando ci si accorge degli errori. per di più in settori così complesso come le scienze ambientali in cui le variabili sono talmente tante che basta un non nulla per vanificare lunghi e faticosi calcoli e/o modelli, purtroppo il tutto non è così semplice come accendere una motosega…….
      un bosco si taglia in un non nulla, in poche settimane, ma impiega decenni per ritornare allo stato originario o in alcuni casi secoli, o in alcuni casi scompare per sempre. Il suolo sparisce con una pioggia, nell’attimo fuggevole di un acquazzone ma occorrono migliaia di anni per ricostituirlo…….
      ma sono questi i problemi? di certo non lo sapiamo perché non abbiamo minimamente parlato dei funghi, degli insetti, degli acari, dei micro mammiferi, ecc., ecc. di tutta quella vita che sta e abita in un bosco, ma in modo particolare non abbiamo parlato di ciò che non conosciamo, proprio perché ignorato e se distruggeremmo il bosco non avremmo mai la possibilità di conoscerlo…….
      Per cui cerchiamo di evitare di essere e/o comportarci da stolti ……..
      infatti:
      E’ un divertimento per lo stolto compiere il male, come il coltivar la sapienza per l’uomo prudente. (Salomone)

  10. Fiorenzo
    maggio 4, 2017 alle 9:58 am

    Cari Juri e Aru, che ci volete fare, c’è chi nella vita si occupa di chirurgia toracica e chi di traslochi, chi asfalta le strade e chi fa diagnosi veterinarie… io mi occupo di fitopatologia e selvicoltura e solitamente non entro nel merito di discipline che non conosco. Qui invece vedo che chiunque può scrivere stupidaggini senza capo né coda. E’ la forza dell’ignoranza, proprio come diceva Umberto Eco.

    • Juri
      maggio 4, 2017 alle 11:06 am

      Be’, a fronte di cotanto sdegno per l’altrui ignoranza, non può esimersi dal dispensarci il suo, di verbo, onde illuminarci sulle magnifiche sorti e progressive della ceduazione di migliaia di ettari di foreste demaniali, la cui sottrazione al taglio raso estensivo e speculativo per fini di lucro, prima dell’avvento dei vari Fiorenzi di turno, era il vanto principale dell’Ente Foreste, nonché uno dei suoi scopi istituzionali.
      Ora scopriamo che fu una sbandata collettiva, esperti inclusi, durata 40 anni e solo l’alta scienza fiorenza ha permesso una provvidenziale inversione di rotta.

      E allora, c’è davvero da ripeterlo ad alta voce: meno male che Fiorenzo c’è.

    • Aru Francesco
      maggio 14, 2017 alle 12:16 pm

      Carissimo Fiorenzo, per meglio inquadrare il problema e ripulire le idee ti sconsiglio anche di leggere il lavoro pubblicato dalla nota rivista scientifica internazionale “LDD Land Degradation & Development” presente al seguente link: http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ldr.2551/full
      un salutone e un fervido augurio di buon lavoro nel rispetto dell’ambiente, sopratutto di casa altrui ……..

  11. Aru Francesco
    maggio 5, 2017 alle 9:06 am

    carissimo Fiorenzo, sarà per puro caso, ma mi occupo proprio delle tue stesse discipline o consimili, inoltre conosco bene i luoghi in cui si sono svolte le attività e le conseguenze causate agli ecosistemi …….
    Per cui continuo a dire: E’ un divertimento per lo stolto compiere il male, come il coltivar la sapienza per l’uomo prudente. (Salomone)

  12. Aru Francesco
    maggio 7, 2017 alle 7:15 pm

    Carissimo Fiorenzo, per meglio inquadrare il problema e ripulire le idee ti sconsiglio anche di leggere il lavoro pubblicato dalla nota rivista scientifica internazionale “LDD Land Degradation & Development” presente al seguente link: http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ldr.2551/full
    un salutone e un fervido augurio di buon lavoro nel rispetto dell’ambiente, sopratutto di casa altrui ……..

  1. giugno 29, 2016 alle 7:01 am
  2. giugno 29, 2016 alle 7:02 am

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