L’erosione nella Foresta demaniale del Marganai.


Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco

Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco

Si avvicinano le conferenze di servizi presso l’Ente foreste della Sardegna (E.F.S.) durante le quali saranno esaminati i piani forestali particolareggiati che riguardano 13 Foreste demaniali sarde per ottenere le necessarie autorizzazioni amministrative.

Nei giorni scorsi si è svolto un incontro molto proficuo e cordiale fra il Commissario straordinario dell’E.F.S. prof. Giuseppe Pulina e alcuni funzionari tecnici dell’Ente e una delegazione del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus in relazione alle politiche forestali e, in particolare, alla Foresta demaniale del Marganai (Iglesias, Domusnovas, Fluminimaggiore), oggetto di un’istanza (21 gennaio 2015) dell’Associazione ecologista riguardo i pericoli della ripresa del governo a ceduo di parte del bosco.

Alle forti preoccupazioni ecologiste, il Commissario straordinario Pulina ha assicurato considerazione e un’approfondita valutazione, anche sulle decisioni in precedenza prese.

In proposito, inoltre, sono stati svolti incontri e sopralluoghi con gli elaboratori del piano di gestione del S.I.C. e profondi conoscitori delle aree interessate, il prof. Angelo Aru (agronomo, docente ordinario Geopedologia, Dipartimento di Scienze della Terra Università degli Studi di Cagliari), il biologo Francesco Aru (ingegneria ambientale e metodologie legate all’ambiente ed al territorio, già presso l’Università degli Studi di Cagliari) e il geologo Daniele Tomasi (già ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Cagliari), che – con ben altra competenza scientifica – hanno evidenziato sensibili criticità degli interventi.

Qui pubblichiamo alcune fotografie effettuate dal dott. Francesco Aru che documentano il fenomeno erosivo nel bosco del Marganai.

Crediamo che ci sia bisogno della massima prudenza e precauzione.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco

Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco

 

dal sito web istituzionale Sardegna Foreste, 3 febbraio 2015

Prosegue l’iter degli elaborati dei P.F.P. e partono le prime Conferenze di Servizi.

Mentre sono al vaglio dei tecnici dell’Ente Foreste gli ultimi 6 P.F.P. di recente consegna, i primi 7 Piani ormai collaudati vanno all’esame dei soggetti deputati ad autorizzarne l’applicazione (Ass. Difesa Ambiente, Corpo Forestale etc.). Nei prossimi giorni on-line gli ultimi P.F.P. in versione definitiva.

Stato di avanzamento, al 2 febbraio 2015.

bosco mediterraneo

bosco mediterraneo

Con questo prospetto aggiornato si vuole rappresentare, nel solco della massima trasparenza possibile, lo stato di avanzamento del processo di redazione ed approvazione dei Piani nei tredici complessi forestali interessati.
Processo di redazione dei P.F.P. – Quadro di sintesi avanzamento progetti al 02.02.15 [.pdf]
Indizione e convocazione Conferenze di Servizi: così procede il percorso dei Piani
Semplificando un po’, la Conferenza di Servizi segna l’avvio del processo autorizzativo “esterno” con le Amministrazioni preposte alle autorizzazioni, secondo le varie competenze (CFVA, SAVI, Provincia) e prevede l’ulteriore coinvolgimento dei comuni interessati.
Per i primi PFP che hanno raggiunto e superato la fase di validazione “interna” da parte dell’Ente Foreste (nel ruolo di committente e titolare della gestione dei territori) e per quei PFP che sono stati collaudati dai responsabili del procedimento, si passa pertanto alla fase di Conferenza dei Servizi.
In base all’esito che emergerà dal confronto con tutti gli attori del processo autorizzativo (tali sono appunto, semplificando ancora, le Conferenze di Servizi) si procederà recependo le eventuali osservazioni in una stesura finale dei Piani, sulla quale, infine, si avrà l’approvazione ed il completamento delle autorizzazioni esterne.
Seguirà la chiusura del procedimento amministrativo da parte dell’Ente Foreste, quindi la piena esecutività.
Tempo necessario stimato: in base alle eventuali correzioni richieste, se non sostanziali, si potrà concludere il lungo iter nel successivi due mesi.
I 13 Piani Forestali Particolareggiati.
Per 5 PFP si è avviata la fase di Conferenza di Servizi: Oasi Tepilora, Castagno, Supramonte, Linas e Marganai.
Per ulteriori due PFP collaudati (Goceano e Gutturu Mannu/Is Cannoneris) seguirà a breve la convocazione di Conferenza Servizi.
Nel contempo, gli altri 6 Piani (Limbara, Montarbu, Monte Arci, Padru, Settefratelli ed Altopiano Buddusò) sono ancora al vaglio dei tecnici (pre-collaudo).
Le Date delle Conferenze di Servizi convocate.
(1) Piani Forestali Particolareggiati dei Complessi Oasi di TepiloraCastagno e Supramonte: il 04.02.2015 alle ore 10:30 presso la sede del Servizio territoriale di Nuoro dell’Ente Foreste (via Deffenu, 7 – 08100 Nuoro)
(2) Piani Forestali Particolareggiati dei Complessi Linas e Marganai: il 05.02.2015 alle ore 10:30 presso la sede della Direzione Generale dell’Ente Foreste (viale Luigi Merello, 86 – 09123 Cagliari).

Consulta le pagine correlate (le comunicazioni precedentemente pubblicate)
(per la lista completa ed aggiornata fare sempre riferimento alla sezione Pianificazione Forestale in home page su questo sito )
– 01.07.2014: Stato di avanzamento delle consegne degli elaborati dei P.F.P. ed estratti cartografici e documentali dei PFP in avanzato stato di redazione.

 

Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco

Foresta demaniale del Marganai, erosione del terreno nel bosco

 

 

domanda banalissima: se la Direzione generale dell’E.F.S. è così certa della bontà dell’intervento di ripresa della ceduazione perchè non se ne assume pienamente la responsabilità e vi dà corso?

L'Unione Sarda, 28 febbraio 2015

L’Unione Sarda, 28 febbraio 2015

 

(foto Francesco Aru, S.D., archivio GrIG)

  1. Daniele Tomasi
    febbraio 4, 2015 alle 12:26 pm

    Tre precisazioni:
    – il dott. Tomasi non è attualmente ricercatore presso l’Università di Cagliari, per termine di contratto quale Assegnista di ricerca;
    – anche il dott. Francesco Aru ad oggi ha terminato la sua collaborazione con UNICA;
    – la foto finale riportata nell’articolo non mostra un canale generato dall’erosione, ma una cunetta di raccolta acque malamente eseguita, sicura fonte di avviamento di processi erosivi ed esempio di cattiva gestione territoriale. In tali condizioni quella è un’autostrada per acque, sarebbe necessario porre rimedio con qualche opera di ingegneria ambientale quali posizionamento pietrame sul fondo e rompitratta trasversali in legno locale per il rallentamento della forza erosiva delle acque.

  2. febbraio 4, 2015 alle 12:56 pm

    Scusate ma il confronto fra linee di livello effettuate nell’arco di un anno sono facilmente controbattute e non rappresentano alcuna prova del processo di erosione in atto, soprattutto dopo un taglio recente. Dopo il diradamento si ha un compattazione dello strato superficiale del suolo dovuto a soli processi a livello fisico dovuto ad un corpo inerte. Ma è anche logico che dopo un taglio il suolo, più soggetto all’azione dei fenomeni atmosferici, tende a perdere parte del suo strato superficiale. L’azione di monitoraggio andrebbe eseguita in un arco di tempo ben più ampio per avere riscontro a livello scientifico, ma soprattutto andrebbe posto in correlazione con la ripresa del manto vegetale, la ricostruzione della lettiera e lo strato di humus. Tra l’altro l’elevato processo di fluttuazione legato ai fenomeni atmosferici presupporrebbe analizzare altre variabili la cui individuazione risulta spesso difficile.
    Piuttosto è necessario un drastico cambiamento nella politica che regola il taglio del legnatico. Il governo a ceduo dovrebbe sempre consentire al suolo di avere una costante copertura evitando l’estensione delle radure. Purtroppo manca il controllo e nelle concessioni al taglio occorrerebbe un oculato controllo sullo stato dei SAL.

    • Franco
      febbraio 6, 2015 alle 12:43 am

      Le foto evidenziano in maniera chiara e significativa il fenomeno erosivo, anche per chi non ha un occhio esperto in materia trattasi di “sheet or interrill erosion”. Il taglio di quella parcella non è recente ma è avvenuto tre anni fa, nella stagione silvana 2011-2012, quindi ciò che si vede è ancora più grave perchè sta a significare che in tre anni il suolo non si è ancora assestato e la copertura forestale è ancora così misera da non poter dare protezione. Le radici della seconda foto lo scorso giugno erano sotto terra e la terra che stava sopra è stata trascinata via dalla pioggia (sheet=foglio – foglio di terra che copriva – erosione a foglio/lamina).
      Per chiarire un poco le idee ai non esperti in materia mi permetto di sottolineare:
      Erosione idrica –
      Definizione: “L’erosione è un processo di distacco e trasporto di particelle di suolo operato da agenti erosivi” (Ellison, 1944)
      Tra gli Agenti erosivi (quelli del nostro caso): impatto delle gocce di pioggia – deflusso superficiale (chiamasi erosione idrica)
      Tipi di erosione idrica:
      1 – Erosione da impatto (raindrop or splash erosion)
      2 – Erosione laminare (sheet or interrill erosion)
      3 – Erosione per rigagnoli (rill erosion)
      4 – Erosione per fossi (gully erosion)
      5 – Erosione per canali (channel erosion)
      6 – Erosione di massa o profonda (mass movement)
      Quello che potete vedere nella foto è un caso tipico di sheet erosion, rilevata su parcelle campione identificate e delimitate ad hoc e sottoposte a verifica periodica con rilievo documentale fotografico, misurazione dello spessore di suolo asportato e verifica quantitativa della torbida.
      Per cui non capisco il significato del commento, un banale abbassamento del suolo da calpestio non da quel fenomeno ma tutt’al più potresti evidenziare dei fenomeni di costipazione. Raramente ben evidenziabili in quelle condizioni per l’elevato contenuto di carbonati che come saprai determinano un’azione particolare sulle argille “coagulazione colloidale”.
      Per una sana e proficua lettura consiglio: V. Bagarello, V. Ferro: Erosione e conservazione del suolo. McGraw-Hill, 2006 –
      Osservatorio Nazionale Pedologico e per la Qualità del Suolo Agricolo e Forestale: “METODI DI VALUTAZIONE DEI SUOLI E DELLE TERRE” – Istituto Sperimentale per lo Studio e la Difesa del Suolo, Firenze

      • febbraio 6, 2015 alle 12:59 pm

        Premessa: In merito alle osservazioni del Sig. Franco, penso proprio che non si è capito il senso delle mie osservazioni. Come premessa però, prima di dare una risposta esaudiente, vorrei comunque esprimere alcune perplessità su coloro che si proclamano paladini della salvaguardia ambientale. L’atavica mancanza di confronto, da sempre espresso dalle associazioni ambientaliste, ha determinato una scarsa incisività sulle decisioni in materia ambientale. Il confronto è una modalità di crescita e non di scontro, soprattutto su chi condivide le proprie finalità ma non ne approva i metodi. A livello di opinione pubblica le associazioni ambientaliste sono purtroppo ancora viste come gruppi di esagitati con la conseguenza di un loro scarso potere contrattuale a livello delle istituzioni. Questi anni non abbiamo fatto altro che assistere ad un crollo e fallimento di una politica ambientalista i cui motivi vanno ricercati essenzialmente al loro interno. La spocchia spesso espressa da alcuni loro rappresentanti, convinti della loro opera messianica, non ha fatto altro che accentuare la frattura con la società civile. Le associazioni ambientaliste rischiano di configurarsi come logge corporativistiche prive di qualsiasi prospettiva futura.
        Su esempio di Avaaz org. (di cui sono membro) penso che se il processo di partecipazione dal basso non verrà attivato, verrete sempre individuati come vere logge.
        Ma veniamo al dunque:
        Premetto che già l’utilizzo della terminologia anglosassone esprime un modo di discorre frutto di un processo di globalizzazione che mal si fonde con una mentalità ambientalista. Sono italiano e ancor di più sardo e non accetto alcuna omologazione. Tendo alla mia identità e alle mie radici.
        Io sono perfettamente d’accordo sui processi d’erosione in atto, sarebbe folle non ammetterlo, sono le modalità con cui vengono espressi simili dissesti che non condivido in quanto facilmente attaccabili e smontabili in quanto privi di sostanziale valenza scientifica. Non si fa altro che fare il gioco degli speculari alimentando il senso di diffidenza e allarmismo nei confronti dell’opinione pubblica. Per quanto riguarda la definizione di erosione mi sembra ancora una volta piuttosto riduttiva. Ti consiglierei di consultare i lavori di Eugene Odum (indiscusso padre dell’ecologia moderna) relativi alla protezione del suolo e alla sue risposte. L’Odum classifica ben 27 tipi di erosione non sei banali modalità di erosione idrica. Inoltre se hai tempo puoi anche individuare altre modalità di erosione che non sono direttamente correlate con l’elemento liquido. Ma come espresso da Levi’s Strauss, l’erosione più subdola è quella antropologica che con la perdita della proprio senso di appartenenza, guida gli altri fenomeni ad essa associata. L’erosione culturale dei valori è il primo fattore del degrado ambientale. Conosco benissimo McGraw Hill di cui condivido appieno le sue tesi che però bisogna saperle interpretare. La prima cosa che Hill formula è la deriva culturale. Ti consiglierei di leggere approfonditamente il lavori di questa encomiabile persona e non fermarti su formule o postulati. Il fenomeno dell’erosione fa parte quindi di tutto un contesto che non può prescindere da un approccio antropologico che deve tenere conto dei rapporti umani all’interno delle comunità. Leggiti bene Hill forse ne hai bisogno.
        L’erosione c’è, e la costipazione contribuisce a consolidarla impedendo la copertura vegetale e la protezione del suolo, ma attenzione a come effettuare la comunicazione, che al di la di eccessivi allarmismi deve incidere calandosi sul sapere comune. Ti consiglio di legger Gandhi a questo proposito e ampliare gli spazi culturali. Scusate l’arroganza, ma ci tengo alla chiarezza.

      • febbraio 6, 2015 alle 9:51 pm

        due-parole-due su quanto dici riguardo le associazioni ambientaliste.
        Per le altre non posso rispondere, ma per il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus sì.
        Mai come in questo caso, l’esigenza di intervenire “è partita dal basso”.
        Biologi, escursionisti, cacciatori (pure loro!), geologi, bikers, residenti (sì, anche loro!), speleologi, geopedologi, appassionati di archeologia mineraria ci han segnalato i tagli nel bosco del Marganai.
        E abbiamo cercato di dar voce a questa bella fetta di collettività.
        E se questa non è “opinione pubblica” come la vuoi chiamare?

        Stefano Deliperi

    • Franco
      febbraio 6, 2015 alle 2:08 pm

      Infatti, io ho proprio scritto che non si capiva il senso delle tue osservazioni, per questo motivo ho espresso il mio parere, essendo un poco di striscio a conoscenza delle problematiche. Il linguaggio inserito non è esclusivamente anglosassone ma italiano e anglosassone per renderlo maggiormente comprensibile ma se si vuole possiamo anche chiamarle “scoradurasa”, la cosa importante sta nel fatto che non si neghi l’erosione, proprio perchè il fenomeno ha causato l’asportazione di circa 10 cm di suolo. Se ci sono dei dubbi invito a verificare di persona facendo una bella passeggiata nel Marganai all’interno delle aree sottoposte a ceduazione Coraviu e S’Isteri, ma anche nelle aree con avviamento a fustaia.
      saluto tutti e buona passeggiata nel marganai

  3. febbraio 4, 2015 alle 4:53 pm

    al Sindaco di Domusnovas Angelo Deidda pare interessino poco i fenomeni erosivi nel bosco.
    Il bosco è solo una catasta di legna?

    da L’Unione Sarda, 4 febbraio 2015
    DOMUSNOVAS. Taglio degli alberi e dissesto ambientale. (Simone Farris) (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_56_20150204144423.pdf)

    Tempi bui per i progetti di forestazione che dovrebbero dare respiro ai circa 1400 disoccupati di Domusnovas: malgrado promesse, accordi e firme di protocolli d’intesa l’Ente foreste non sembra, per il momento, dare seguito alle richieste degli amministratori domusnovesi. Con il piano generale di gestione della foresta del Marganai ancora in fase d’approvazione, slitta ulteriormente l’affidamento decennale dei mille ettari in cui 150 persone verrebbero impiegate (per 8 mesi l’anno) nel taglio di legnatico. Bloccato anche il progetto di governo del bosco “a fustaia” che doveva sfruttare 50 ettari ed essere affidato ad una cooperativa domusnovese. Stessa sorte per l’aumento del patrimonio boschivo il cui progetto definitivo è fermo per i rilievi mossi dall’ente foreste. L’accorata lettera inviata nei giorni scorsi dal sindaco Angelo Deidda al presidente della Regione e ai vari organi dell’ente foreste, in cui si elencano tutti gli impegni finora disattesi, non sembra aver sortito effetto. Deidda è decisamente critico nei confronti di Michele Puxeddu, direttore del servizio territoriale di Cagliari. Oltre alle rimostranze di alcune associazioni ambientaliste sulla questione sicuramente pesa la relazione, inviata a tutte le parti in causa, del team di gestione del Sic Monte Linas-Marganai, che evidenzia un’erosione del suolo, di 6 centimetri negli ultimi 4 mesi, una situazione che sconsiglia ulteriori abbattimenti di alberi. Deidda non ci sta e annuncia battaglia nella conferenza dei servizi prevista per giovedì nella sede dell’ente foreste.

  4. Daniele Tomasi
    febbraio 4, 2015 alle 4:58 pm

    ^_^ Le foto dimostrano una perdita di suolo, processo che si riassume con la parola erosione. Per quanto riguarda il monitoraggio, un periodo di un anno consentirebbe di fare un passo avanti rispetto alle inconfutabili evidenze visive e di quantificare mediante parcelle sperimentali sia la perdita di materiale solido sia la riduzione della sostanza organica e di fertilità, come ho fatto in 8 anni di collaborazione al progetto MEDALUS dell’Unione Europea, il cui acronimo significa MEditerranean Desertification And Land USe.
    Il processo di degrado è in atto, in contrasto con la finalità del territorio che rientra in un’area SIC, che prevede la tutela degli habitat come da Direttiva Europea, e questo è dovuto alla gestione errata.

  5. febbraio 4, 2015 alle 9:19 pm

    Non stò qui a sfoderare ne titoli, ne referenze. Basti pensare che collaboro con l’Agris da circa trent’anni l’esperienza mi ha insegnato che prima di fare certe affermazioni è bene esserne certi dal punto di visto statistico. Nel Progetto Vegetatio in ambito intereg. abbiamo valutato attraverso un’analisi multivariata i fenomeni derivati da una mancanza di manto vegetale o cotica erbosa ed elaborato diverse alternative utilizzando esclusivamente specie vegetali spontanee e autoctone per porre freno a problemi d’erosione. Riguardo al ripristino ambientale, utilizzando opere del tutto estranee all’ambiente considerato, lo considero una pratica fallimentare e fatta solo per riempire le tasche dei soliti ingegneri tutologi che pensano che, con il loro indirizzo ambientale, possono sopperire a chiare carenze di dinamica vegetazionale. La chiave e sempre a livello vegetale avviando processi che accelerano i tassi di crescita delle specie autoctone, tutto il resto sono solo specchietti per le allodole.
    La tanta innovazione tecnologica ha fatto solo ulteriori danni al nostro patrimonio Vegetale. Tutto per la precisione e per un corretto ripristino ambientale.

  6. febbraio 5, 2015 alle 3:05 pm

    da Sardinia Post, 5 febbraio 2015
    L’incredibile missione dell’Ente foreste: radere al suolo 500 ettari di bosco. (Pablo Sole): http://www.sardiniapost.it/cronaca/lincomprensibile-missione-dellente-foreste-radere-al-suolo-500-ettari-di-bosco/

  7. Sardo
    febbraio 6, 2015 alle 3:23 pm

    Si si.., altro che Gandhi e Gandhi, chi ha occhi per vedere non vede e chi li vorrebbe non li ha..!

  8. febbraio 7, 2015 alle 11:23 pm

    Stefano Deliperi ci conosciamo da tempo abbiamo sostenuto assieme lotte dure e decisive in relazione alla gestione delle risorse idriche. Posso non condividere alcuni vostri metodi di agire, ma fondamentalmente ho sempre sostenuto la vostra incisività, trasparenza e soprattutto la mancanza di collusione con i poteri forti, che come ben sappiamo rappresentano il fiore all’occhiello di alcune pseudo associazioni cosiddette ambientaliste. Questa discussione mi sta appassionando, non voglio partire da preconcetti, ma da convinzioni. Ripeto che la discussione serve a crescere solo se l’intenzione c’è da ambo le parti. Io ho solamente espresso un mio parere; e lo esprimo soprattutto partendo dalle mie esperienze. L’opinione pubblica non ha generalmente una educazione rivolta alla salvaguardia ambientale, per cui ci occorre tatto nel presentare le problematiche. Se questa azione è partita dal basso sono ben contento, ciò è già un buon segnale. Io adesso abito a Villaputzu. Come ben sai la sindrome di Quirra ha mietuto e continua a mietere numerose vittime fra cui il mio caro Genero. Nonostante le evidenti prove che attestano il rapporto nesso-causa fra le attività della base e i linfomi non hoking, la popolazione rimane ancora dubbiosa. Lavoro con Fiordalisi con cui abbiamo analizzati diverse volte le modalità di coinvolgimento delle comunità interessate. La terapia d’urto è sempre stata fallimentare.
    Ritornando al caso di Marganai, Io sono convinto che il problema relativo ad un’erosione multivariata esiste. E’ evidente a livello sensoriale, ma per onestà intellettuale non penso che scientificamente sia sufficiente. Abbiamo diverse volte analizzato fenomeni di perdita del suolo amputabili ad un’azione erosiva che poi con modelli matematici, studiati appositamente, sul calcolo della massa edafica, hanno rilevato un solo fenomeno di subsidenza e assestamento. Riuscire a riconoscere e classificare, dopo preliminari osservazioni, un fenomeno di dilavamento superficiale come erosione occorre molta esperienza.
    Caro Franco, scusa se mi permetto un tono confidenziale. Non fossilizzarti su certe posizioni, la dinamica è una prerogativa dell’ambiente naturale (uomo sapiens compreso). Ti consiglio di esprimere concetti più comprensibili a tutti. La lingua italiana rispetto alle lingue di origine anglosassone possiede un numero di vocaboli, sinonimi e contrari che possono esprimere semplicemente qualsiasi concetto basilare. Per quanto riguarda Gandhy caro Sardo voglio solo esprimere il suo punto di vista nell’affrontare i problemi. Punto di vista insiti nel suo principio della non violenza. ” La pacifica disobbedienza verso la controparte, adottando comportamenti alternativi, e la principale causa della sua esasperazione e conseguente sconfitta”. Non riempiamoci la bocca di terminologie e atteggiamenti preconfezionati, creiamo un’alternativa su cui costruire un futuro. Ringrazio tutti pe la vitalità e passione espressa, un grazie a Stefano che con senso di rispetto ha permesso di esprimere opinioni solo in apparenza contrastanti.

    • febbraio 8, 2015 alle 12:49 pm

      il nostro blog è aperto a commenti, interventi, critiche di qualsiasi posizione, basta che siano espresse con correttezza e rispetto per i propri interlocutori 😉

      Stefano Deliperi

  9. Manolo
    marzo 5, 2015 alle 3:44 pm

    Quanto sto per commentare non la chiamerei una posizione, ma un riscontro oggettivo degli elementi visibili nella foto, su cui faccio un’ipotesi alternativa allo scalzamento delle radici per erosione: 1) nella fotto del 1 Giugno 2014 si vedono bene dei germogli (in basso alla destra della metà superiore della fotografia), un pezzo di “materiale” poco sopra (plastica o un coccio) e sparse delle pietre. 2) nella foto dell 18 gennaio 2015, la vegetazione è visibilmente brucata ed il pezzo di materiale è stato spostato, pietre comprese, e poi c’è una novità: si vedono sparse insieme a delle foglie le cupole delle ghiande. Dico la mia da uomo pratico di campagna: direi che lo scalzamento di di terra e anche lo spostamento di pietre è stato creato dagli animali che frugavano per mangiare le ghiande, Altrimenti non riesco a spiegarmi perché le cupole, che sono leggere e galleggiano come barchette alla prima pioggerellina, sono rimaste li, mentre si sono spostate perfino le pietre. E oltretutto, se gli animali non vi avessero pascolato i germogli della prima foto dovrebbero essere più corti di quella della seconda foto e ci sarebbero ghiande intere. Non si vede ma deve esserci un leccio vicino. Invece se le cupole fossero state portate dall’acqua questo sarebbe un punto di deposito e non di erosione. E’ un bel rompicapo

  10. brado
    marzo 5, 2015 alle 10:25 pm

    Magari è un fotomontaggio..Guarda che le ghiande di leccio cadono in tardo autunno, anche inverno, perciò..vedi Tu

    • Manolo
      marzo 7, 2015 alle 6:37 am

      Non penso di tratti di un fotomontaggio, ma tutti gli elementi sono compatibili con il fatto che il punto indicato sia da tempo molto frequentato dagli animali, sia per la presenza di ghiande sia per gli scavi sicuramente dovuti ad animali. In particolare lo scavo dove la radice viene scoperta è chiaramente dovuto a cinghiali: che motivo aveva l’acqua di andare a scavare in quel modo netto proprio in mezzo alla forcella. Si vede poi vicino al materiale rosso che un pezzo di radice già fuori terra nella prima foto è stato spezzato. Allevo delle galline allo stato brado che, malgrado la piccola mole fanno scavi anche più profondi per cercare cibo, figuriamoci cosa fa un cinghiale. Ho visto situazioni in cui i cinghiali non si sono limitati solo a scoprire le radici ma hanno addirittura sradicato la pianta per cercare vermi e tuberi.

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