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Foreste demaniali in Sardegna: inizia un po’ di trasparenza sul futuro, ma le preoccupazioni rimangono.


Sardegna, foresta mediterranea di S'Acqua Callenti (Castiadas)

Sardegna, foresta mediterranea di S’Acqua Callenti (Castiadas)

E’ sempre più vivo, a tratti aspro, ma corretto e appassionato il dibattito sulla gestione e le prospettive delle foreste demaniali isolane che si è sviluppato sul nostro blog, segno del grande interesse su uno dei fulcri del patrimonio ambientale sardo, ben oltre la ristretta cerchia degli addetti ai lavori e degli operatori del settore.

Ed è, quindi, con grande favore accogliamo le informazioni che iniziano (5 giugno 2014) a esser fornite con consistenza sul sito web istituzionale dell’Ente foreste della Sardegna (E.F.S.) sul futuro delle foreste demaniali della Sardegna.

Ripetiamo ancora: non c’è alcun intento polemico, né denigrazione o altro, ma l’esigenza fondamentale di conoscere elementi importanti e basilari per la conservazione e l’incremento del patrimonio ambientale isolano, in particolare il patrimonio ambientale pubblico rappresentato dalle foreste demaniali.

Si tratta, inoltre, di obblighi di informazione istituzionale previsti dal decreto legislativo n. 33 del 14 marzo 2013.

Dopo la denuncia pubblica (inizio aprile 2014) dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus riguardo i rischi di tagli boschivi e di riconversione del bosco ad alto fusto in ceduo, l’E.F.S. aveva ritenuto opportuno iniziare a fornire qualche particolare sui propri programmi in merito, con uno specifico comunicato stampa, preannunciando un’opportuna (un po’ tardiva, ma fondamentale) sezione specifica (“pianificazione forestale”) nel proprio sito web istituzionale dedicato ai programmi di utilizzo delle foreste demaniali.

Foresta demaniale Marganai, ceduo matricinato

Foresta demaniale Marganai, ceduo matricinato

I dati e le informazioni E.F.S.

Sono decisamente rilevanti i “dati e informazioni sul percorso di pianificazione forestale particolareggiata” recentemente pubblicati.

L’E.F.S. ha reso noto che “sulla base del quadro conoscitivo acquisito per singolo complesso forestale è stato possibile definire gli indirizzi gestionali tramite: descrizioni particellari, campionamento dendrometrico, indagini specifiche, attività di partecipazione nel territorio ….
IN SINTESI, alcuni dati:
– Totale territori amministrati da Ente Foreste: 220.000 ha
– Totale foreste demaniali gestite: 88.000 ha
– Totale territori sottoposti a Pianificazione forestale particolareggiata: 51.000 ha
– Totale interventi gestione forestale nella PFP: 9.400 ha
– Totale interventi di mantenimento del governo a ceduo: 742 ha.
– Si tratta del 1,7% dei terreni delle Foreste demaniali che sarà dunque sottoposta, nel decennio di validità dei Piani, ad interventi di ceduazione.
– Gli interventi di ceduazione interesseranno, nel prossimo decennio, una superficie indicativamente pari allo 0,34% se rapportata alla totalità dei terreni gestiti dall’Ente Foreste in tutta la Sardegna”.

I dati sono giusti, ma necessitano di opportuni approfondimenti per comprendere quale impatto ambientale effettivamente abbiano sui terreni effettivamente boscati che si progetta di gestire a ceduo, cioè di modificare radicalmente rispetto allo stato attuale.

Infatti, nelle aree delle foreste demaniali oggetto di pianificazione forestale particolareggiata vi sono anche rocce, macchia mediterranea bassa, radure, sterili (soprattutto nelle aree minerarie), incolti.

Foresta demaniale Marganai, tagli boschivi

Foresta demaniale Marganai, tagli boschivi

Da quanto affermato dallo stesso E.F.S., è “economicamente conveniente” gestire a ceduo e quindi destinare il bosco alla “produzione di legna da ardere con criteri sostenibili, salvaguardando nel contempo le funzioni naturalistiche e protettive dei boschi interessati”, solo comprese[1] di lecci e di lecci misti con altre sclerofille sempreverdi (vds. http://www.sardegnaambiente.it/documenti/3_226_20140604191112.pdf, pag. 15).

Le comprese di lecci e di lecci misti con altre sclerofille sempreverdi presenti nelle aree delle foreste demaniali oggetto di pianificazione forestale particolareggiata costituiscono, però, ben più di quell’1,7% indicato come destinato a interventi di ceduazione in diverse foreste demaniali, per esempio:

* Marganai: ettari superficie complessiva 4.602,4 – comprese di leccio e altre sclerofille ettari 546,8 (11,88%);

* Is Cannoneris: ettari superficie complessiva 4.744,8 – comprese di leccio e altre sclerofille ettari 373,7 (7,87%);

* Montarbu: ettari superficie complessiva 2.796,5 – comprese di leccio e altre sclerofille ettari 175,4 (6,27%).

Nelle 13 Foreste demaniali oggetto di pianificazione forestale particolareggiata (estensione complessiva ettari 51.931,9) le comprese di lecci e di lecci misti con altre sclerofille sempreverdi riguardano ettari 1.382,8, cioè il 2,66% dell’area complessiva (vds. http://www.sardegnaambiente.it/documenti/3_226_20140604191112.pdf, pagg. 17-19).

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Di queste comprese di lecci e di lecci misti con altre sclerofille sempreverdi presenti nelle aree delle foreste demaniali oggetto di pianificazione forestale particolareggiata in alcuni casi vengono in gran parte destinate alla ceduazione:

* Marganai: comprese di leccio e altre sclerofille ettari 546,8 – destinati alla ceduazione ettari 401 (73,33%);

* Sette Fratelli: comprese di leccio e altre sclerofille ettari 65 – destinati alla ceduazione ettari 61 (93,84%);

* Goceano: comprese di leccio e altre sclerofille ettari 66 – destinati alla ceduazione ettari 62 (93,93%).

In queste foreste demaniali, per esempio, le comprese di lecci e di lecci misti con altre sclerofille sempreverdi, un intero habitat,vengono pressoché quasi completamente destinate alla ceduazione.

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)

Il caso Marganai.

E’ interessante approfondire il caso relativo alla Foresta demaniale del Marganai, dove (loc. Caraviu e su Isteri, Comune di Domusnovas) è in corso il  primo intervento di taglio di 34 ettari di Leccio, Corbezzolo, Fillirea, Macchia alta ed nell’ambito di un progetto pilota che prevede il ripristino del governo a ceduo e la pianificazione dei futuri tagliper complessivi 305 ettari (anni 2009-2021), in base al piano di gestione dei tagli boschivi del complesso Marganai approvato dalla Provincia di Carbonia – Iglesias con determinazione n. 95 del 3 dicembre 2010.

Così lo ha motivato l’E.F.S.: “i boschi oggetto di intervento sono stati sempre – a memoria d’uomo e documentale – governati a ceduo: pertanto il ripristino di tale forma di governo deve essere inteso come ripristino colturale e delle pratiche selvicolturali da parte dell’Ente Foreste (tale attività non era stata praticata nel recente passato ma era una realtà consolidata nei decenni precedenti). Il piano dei tagli ha quindi, sia per la modesta estensione e sia per la ripresa della consueta forma di governo, il carattere sperimentale e di ripristino di tale pratica prima che potesse essere perduta del tutto, in quel territori a ciò vocato”.

L’area rientrante nella Foresta demaniale è di 4.602,4 ettari, dei quali 546,8 (11,88%) sono comprese di leccio e altre sclerofille potenzialmente destinabili alla ceduazione. Secondo il relativo piano forestale particolareggiato, ben 401 ettari (73,33%) sono effettivamente destinati al governo a ceduo, mentre 320,6 ettari sono fustaie, 45,4 ettari destinati al diradamento di conifere, 390,8 ettari destinati al diradamento di latifoglie, 11,3 ettari alla manutenzione di viali parafuoco, 7,6 ettari al decespugliamento, 10,4 ettari a tagli fito-sanitari e solo 13,4 ettari al rimboschimento (vds. http://www.sardegnaambiente.it/documenti/3_226_20140605185139.pdf, pag. 8).

Fluminimaggiore, area mineraria di Baueddu, forni

Fluminimaggiore, area mineraria di Baueddu, forni

Da ricordare che nella Foresta demaniale del Marganai sono comprese vaste aree di discariche e sterili minerari (Arenas, Tiny, Sa Duchessa), non individuabili nei dati pubblicizzati dall’E.F.S. e difficilmente considerabili a fini boschivi.

L’area del Linas – Marganai è ricompresa per circa 450 ettari nel sito di interesse comunitario (S.I.C.) “Monte Linas – Marganai” (codice ITB041111; qui la scheda, qui la cartografia), ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, esecutiva con D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i. (elenco regione biogeografica mediterranea approvato con decisione Commissione europea n. 3261 del 19  luglio 2006 in G.U.  CE n. L259 del 21 settembre 2006).     Il relativo piano di gestione, lo strumento di pianificazione del S.I.C. (art. 6 della direttiva n. 92/43/CEE) è stato approvato con decreto assessoriale n. 61 del 30 luglio 2008, attualmente in fase di revisione.

Fra i più perplessi sulla ripresa della ceduazione nell’area della Foresta demaniale vi sono proprio i redattori del piano di gestione del S.I.C. e del relativo aggiornamento: il dott. biol. Francesco Aru, il prof. Angelo Aru, il dott. geol. Daniele Tomasi; dalla presentazione dell’aggiornamento del piano di gestione del S.I.C. emergono chiaramente, con toni divulgativi, i netti rilievi di criticità riguardo la ceduazione:

* alterazione dell’habitat – banalizzazione della componente vegetazionale con ingresso di specie ruderali e nitrofile, rapida mineralizzazione della componente organica del suolo (humus);

* erosione del suolo per mancata copertura arborea, assenza humus per rapida mineralizzazione da irraggiamento. “I suoli del Marganai originano da impurità della dolomia paleozoica e sono relegati in tasche. Sono suoli facilmente erodibili e lentissima formazione – 200/300 mila anni per 1 cm.”;

* uno dei criteri guida, utilizzato per determinare se in un dato popolamento sia possibile effettuare un prelievo, è quello della «provvigione minimale» (Ciancio et al., 1981; Ciancio et al., 2002; Ciancio, 2009). La provvigione minimale è definita come il livello minimo di massa legnosa al disotto della quale non è possibile effettuare tagli di qualsiasi entità senza pregiudicare gli equilibri del sistema biologico bosco considerato.

C’è da chiedersi se il piano di gestione dei tagli boschivi del complesso Marganai, approvato dalla Provincia di Carbonia – Iglesias con determinazione n. 95 del 3 dicembre 2010, sia stato assoggettato alla procedura di valutazione di incidenza ambientale (V.INC.A.).

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

Qualche considerazione generale.

Dalle motivazioni E.F.S. sottostanti alla ripresa della ceduazione del Marganai (“i boschi oggetto di intervento sono stati sempre – a memoria d’uomo e documentale – governati a ceduo: pertanto il ripristino di tale forma di governo deve essere inteso come ripristino colturale e delle pratiche selvicolturali”) si potrebbe supporre che tutti i boschi rientranti nella gestione dell’E.F.S. a memoria d’uomo governati a ceduo potranno essere ricondotti a tale ripristino colturale e delle pratiche selvicolturali: dalla Foresta demaniale di S’Acqua Callenti (Castiadas), già governata a ceduo dai forzati dell’allora Colonia penale fino al 1956, alla Foresta demaniale di Rosas-Monte Orrì, (Narcao, Siliqua), già massacrata a ceduo per decenni a fini minerari, alle Foreste demaniali di Gutturu Mannu, di Is Cannoneris, di Monte Nieddu e di Pixina Manna, tutte già ampiamente interessate dalla ceduazione fino a 50-60 anni fa, nel cuore della più esteso compendio forestale del Mediterraneo, proprio mentre il nuovo Assessore regionale della difesa dell’ambiente Donatella Spano e i rappresentanti dei Comuni interessati (Pula, Sarroch, Assemini, Capoterra, Siliqua, Santadi, Uta, Villa San Pietro) stanno cercando di realizzarvi il parco naturale del Sulcis, come ben noto allo stesso E.F.S., che si è proposto per la gestione.

L’ipotesi, una volta acquisito il principio generale, è molto meno assurda di quanto sembri a prima vista.

Come si vede, è necessaria la massima trasparenza e chiarezza su obiettivi e intenti della nuova politica forestale, in particolare dopo la redazione dei piani forestali particolareggiati di tredici complessi forestali (circa 52 mila ettari complessivamente), predisposti dall’A.T.I. D.R.E.AM. ItaliaR.D.M. Progetti, ha avviato un nuovo utilizzo dei boschi sardi.   L’obiettivo dichiarato è quello della gestione forestale sostenibile, ma non si comprende – e non viene spiegato – come mai si voglia cambiare rotta dopo decenni di ampiamente pubblicizzata attività di ricostituzione del bosco ad alto fusto dal precedente ceduo.

Sardegna, Giara, bosco mediterraneo

Sardegna, Giara, bosco mediterraneo

Non si può giocare con le parole affermando “i boschi oggetto di intervento sono stati sempre – a memoria d’uomo e documentale – governati a ceduo”: come noto, fra il 1820 e il 1883 le foreste della Sardegna vennero abbattute per i quattro quinti, con un picco nel 1847.   Quelle aree, poi, vennero governate a ceduo.

Giova ricordare che l’unica foresta primaria, mai sottoposta al taglio, è la Lecceta di Sas Baddes, oltre 1.000 ettari entro la Foresta demaniale di Montes (Orgosolo), una delle rarissime foreste primarie del Mediterraneo.

E, spiace dirlo, non chiariscono nulla le prese di posizione risentite, quasi porre domande su temi ambientali rilevanti sia lesa maestà, o le difese d’ufficio svolte da stimati docenti universitari quali il prof. Roberto Scotti che, per sua ammissione, è stato coinvolto dal raggruppamento di imprese che li ha realizzati (i piani forestali particolareggiati, n.d.r.) per offrire supporto”.

Bultei, Foresta demaniale "Fiorentini", Caserma Milizia forestale (1937)

Bultei, Foresta demaniale “Fiorentini”, Caserma Milizia forestale (1937)

Un po’ di storia delle foreste demaniali e prospettive.

Sia in epoca romana (III sec. a C. – V sec. d.C.) che durante la dominazione catalano-aragonese e spagnola (XV-XVIII sec.) le foreste, i boschi e le macchie della Sardegna subirono l’attenzione della scure per ragioni sostanzialmente economico-speculative.

Sicuramente, però, è stato l’800 il secolo nel quale la copertura forestale isolana ha subito le peggiori e più pesanti devastazioni: dall’Editto delle chiudende (1820) all’abolizione del feudalesimo (1835-1843), alla creazione della rete ferroviaria (1865), questi sono i momenti storici nei quali il disboscamento della Sardegna creò le condizioni per l’attuale situazione diffusa di rischio idrogeologico.

Come sopra detto, tra il 1820 e il 1883 le foreste della Sardegna vennero abbattute per i quattro quinti, con un picco nel 1847.

Con i primi decenni del ‘900, fra mille difficoltà, prima lo Stato, poi la Regione autonoma della Sardegna, attraverso la gestione del Corpo forestale e dell’Azienda Foreste Demaniali (oggi Corpo forestale e di vigilanza ambientale e Ente foreste della Sardegna), hanno portato avanti una strenua attività per la ricostituzione del patrimonio forestale isolano, in particolar modo nell’ambito delle Foreste demaniali.

Oggi la Sardegna è la prima regione italiana per superficie forestale (1.213.250 ettari, il 50,36% dell’Isola), secondo l’Inventario nazionale foreste e carbonio, anche se in buona parte si tratta di macchia mediterranea evoluta e bosco misto a macchia.      Uno straordinario patrimonio ambientale, validissimo a fini ambientali, paesaggistici, turistici.  Per non parlare della difesa del suolo in un’Isola che sa solo il Cielo quanto ne abbia bisogno.

Pernice sarda (Alectoris barbara)

Pernice sarda (Alectoris barbara)

La retrocessione a ceduo – o chiamatela come volete – di ampie superfici di bosco e la conseguente ripresa dei tagli boschivi anche di boschi di fatto ormai ad alto fusto è destinata alla produzione di banale legna da ardere e biomassa, come sembra?     Oltre alla pulizia di bosco e sottobosco, sempre necessari e un po’ caduta in disuso, perché per non incentivare a questi fini la forestazione produttiva sulle estese aree di proprietà pubblica o privata oggi inutilizzate anche con il sostegno di fondi comunitari?

Vi sono decine di migliaia di ettari di proprietà pubblica e privata destinabile alla forestazione naturalistica e produttiva, a fini di difesa del suolo e di produzione legnosa, magari proprio con l’intervento diretto e l’assistenza dell’E.F.S.

Sono diverse le normative applicabili riguardo le foreste demaniali: dal regio decreto n. 3267/1923 e s.m.i. sulla gestione dei boschi e il vincolo idrogeologico alle prescrizioni di massima e di polizia forestale ai sensi degli artt. 8-10 del regio decreto n. 3267/1923 (in Sardegna decreto Ass.re reg.le Difesa Ambiente n. 24/CFVA del 23 agosto 2006), ai piani economici (oggi piani forestali) di cui all’art. 130 del regio decreto n. 3267/1923, il cui valore sul piano giuridico prevede che siano “parificati a tutti gli effetti di legge alle prescrizioni di massima”.             Parificati, non sostitutivi di quelle prescrizioni di massima che, all’art. 4, prevedono chiaramente il divieto di “conversione dei boschi d’alto fusto in qualsiasi forma di trattamento a ceduo”.

Inoltre, non bisogna dimenticare l’applicazione delle altre normative di tutela ambientale, da quella sul vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) a quella sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna, la flora (direttiva n. 92/43/CEE, D.P.R. n. 357/1997, D.P.R. n. 120/2003).

Muflone (Ovis orientalis musimon)

Muflone (Ovis orientalis musimon)

In attesa di aver avere aver un quadro chiaro della situazione (a cui hanno contribuito con generosità e competenza interventi come quello del dott. Giovanni Monaci), c’è da chiedersi comunque come mai l’E.F.S., i cui organici (ben 7.000 dipendenti) sono forniti di ogni professionalità per la gestione forestale, sia dovuto ricorrere all’esterno per la redazione delle proposte di piano (importo pari a euro 1.121.250,00 + I.V.A.) e perché debba essere un Consiglio di amministrazione in scadenza di mandato e in assenza di Direttore generale a prendere decisioni così rilevanti per il futuro delle foreste demaniali sarde.

E’ necessaria la massima trasparenza e le più ampie informazioni, perché un ritorno al passato, anche parziale, sarebbe una follìa della quale la Sardegna non ha minimamente bisogno: auspichiamo ancora una volta una rapida presa di posizione da parte della nuova Giunta Pigliaru per la salvaguardia e l’incremento delle foreste demaniali e di tutto il patrimonio forestale isolano

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Poiana (Buteo buteo)

Poiana (Buteo buteo)

(foto da Sardegna Ambiente, E.F.S., Raniero Massoli Novelli, J.I., S.D., archivio GrIG)

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[1] La compresa è l’unita fondamentale nell’assestamento; la compresa individua un insieme di sotto-particelle forestali per le quali si perseguono determinati obiettivi gestionali mediante analoghe strategie gestionali. La definizione delle comprese viene effettuata in una fase successiva al completamento dei rilievi di campagna, coniugando le attitudini delle singole sotto-particelle con gli orientamenti gestionali prevalenti di ciascun complesso e le sue peculiarità (vds. http://www.sardegnaambiente.it/documenti/3_226_20140605185049.pdf, pag. 2).

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  1. Genius Loci
    giugno 17, 2014 alle 12:30 pm

    Grazie GrIG per la lucida analisi che riassume il dialogo aperto da qualche tempo sulla riconversione a ceduo di “lembi” di foreste sarde.
    Lembi che in alcuni casi eccedono notevolmente rispetto alla copertura vegetazionale di determinate aree e che implicheranno certamente conseguenze sul suolo, sugli habitat, sul paesaggio.
    In presenza di interventi di questa portata, fortemente impattanti, è dunque dovuta la massima informazione e trasparenza sul destino delle foreste sarde.
    Per questo mi associo per chiedere una chiara presa di posizione da parte della nuova Giunta Pigliaru.
    Grazie.

  2. mara
    giugno 17, 2014 alle 4:03 pm

    Grazie GRIG! Adesso il quadro è molto più chiaro. Anche io mi associo alla richiesta di massima trasparenza. Le foreste sono il patrimonio dei Sardi già fortemente minacciato dagli incendi, è indispensabile salvaguardarle ad ogni costo.

  3. Nico
    giugno 17, 2014 alle 7:03 pm

    grazie per le informazioni, senza il Grig passava tutto sotto silenzio.

  4. Riccardo Pusceddu
    giugno 18, 2014 alle 4:01 am

    Ah! Ecco perche’ non replicavi più ai nostri commenti: stavi studiando, e proficuamente! Complimenti Stefano. Adesso bisogna mandare tutto sui telegiornali e sui quotidiani per svelare questa presa in giro dello 1,7% che rappresenta solo fumo negli occhi di chi si fida e non controlla le vere percentuali sul totale delle comprese dove e’ presente il leccio. Altre prese per i fondelli sono il mancato rispetto delle cosiddette Prescrizioni di Massima che contemplano gli interventi di selvicoltura sistemica e non certo quelli di ceduazione e lo sperpero di denaro pubblico da parte dell’EFS allorquando ha deciso di appaltare ad esterni la redazione dei Piani Forestali Particolareggiati (una spesa che ho il sospetto oltrepassi di gran lunga i guadagni della vendita della legna ottenuta con le ceduazioni). Altra presa in giro il ragionamento sui boschi ceduati a “memoria d’uomo”. Abbastanza per intraprendere un’azione di contrasto a questa scelta sbagliata decisa in fretta e furia all’insaputa dei più (e anche ad insaputa di noi quattro gatti che tanto ci accoriamo su questo blog, se non fosse stato per Stefano ed il GrIG che meritano tutta la nostra riconoscenza e soprattutto quella delle foreste sarde (e di tutti gli animali che ancora vi abitano, compresi quelli creduti estinti come il nostro amico ghiro sardo) che forse grazie alla sua azione si salveranno da questo ennesimo assalto.

    • mara
      giugno 18, 2014 alle 9:23 am

      Parole sante! grazie Riccardo.

  5. Riccardo Pusceddu
    giugno 18, 2014 alle 2:33 pm

    io a questo punto non mi fido più dell’Ente Foreste Sardegna e proporrei di recarci nei boschi tagliati di recente e di fare noi un campionamento dendrometico (contando gli anelli delle ceppaie o misurandone la circonferenza). Infatti all’articolo 4 delle PMPF (di cui al seguente link:
    http://www.sardegnaambiente.it/documenti/19_173_20090324161842.pdf)
    non solo si vieta espressamente la conversione dei boschi ad alto fusto in cedui ma anche (senza preventiva autorizzazione dello STIR – Servizio Territoriale Ispettorato Ripartimentale) la conversione dei cedui composti in cedui semplici anche se matricinati, categoria alla quale mi pare si debbano ora ascrivere i boschi che sono e saranno sottoposti ai tanto deprecati interventi di ceduazione. Metti che quelli dell’EFS abbiano dimenticato di misurare qualche albero o tolto qualche centimetro a quelli misurati: ecco che improvvisamente il ceduo da composto diventa invecchiato o semplice (con o senza matricide) e quindi si può ceduare ancora! Ecco forse il perché l’EFS abbia più volte sottolineato che i boschi da avviare a ceduo sono sempre stati a memoria d’uomo coltivati con questa tecnica colturale :così che possano rientrare nella categoria dei cedui invecchiati e quindi si possano ceduare ancora. Io mi recherò in Sardegna per le vacanze dal 24 di luglio fino al 3 di settembre quindi sono a disposizione per fare queste misurazioni. Chiamatemi allo 070965247 così organizziamo qualcosa (anche se sarebbe meglio non aspettare ad allora). FERMIAMOLI prima che sia troppo tardi!

  6. Amico
    giugno 18, 2014 alle 7:37 pm

    Grande Riccardo, mi sa che non Ti sei fidato ed hai controllato le vere percentuali sul totale delle comprese dove e’ presente il leccio, lo sbilancio tra progettazione e valore della legna,
    i boschi ceduati a “memoria d’uomo” cosi che, improvvisamente, la fustaia transitoria diventa ceduo invecchiato poi semplicemente ceduo (con o senza matricine) e quindi si può ceduare ancora. Abbastanza, abbastanza.

  7. Amico
    giugno 20, 2014 alle 4:21 pm

    E, sempre a proposito.., Ti ricordo cosa dìceva nel 1905 un “Uomo qualunque”, un certo Francesco Saverio Nitti, all’alba di un processo di demanializzazione che avrebbe portato a invertire la tendenza dei tagli selvaggi perpetrati nell’Ottocento ed a salvare dall’uso “privato” la grande foresta Casentinese oggi cuore del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi:
    “lo Stato è naturalmente il più adatto e migliore proprietario dei boschi..”.
    Leggi anche “La foresta Casentinese nel periodo di proprietà privata dal 1900 al 1914” di Gianni Chiari (patrocinio Ministero Agricoltura e Foreste) con relativa presentazione di Cesare Patrone, Capo del Corpo Forestale dello Stato, che di seguito Ti riporto:
    “Ricorre quest’anno un secolo dall’acquisto da parte dello Stato della «Foresta Casentinese» che si estende a cavallo dell’Appennino toscoromagnolo, tra il Monte Falterona e il Passo dei Mandrioli. Con il contratto del 2 marzo del 1914, la neo istituita Azienda speciale per il Demanio Forestale di Stato, (oggi Ufficio per la Biodiversità) pone finalmente un freno alle spire speculative privatistiche a cui era stata fino ad allora sottoposta la foresta.
    Un atto impegnativo per l’Amministrazione forestale che intraprendeva così un’ imponente e paziente opera di ricostituzione e, nel contempo, di conservazione del patrimonio forestale, dimostrando una lungimiranza di cui oggi, dopo un secolo, possiamo godere appieno i frutti. Era infatti convinzione dell’allora Direttore Generale delle Foreste (1915) Antonio Sansone “che per la creazione di queste riserve non potrebbe esservi località più adatta di questa foresta. Le ripe della Penna) delle Cullacce) le vallette dei Forconali [..] costituiscono altrettanti recessi inaccessibili) dove sarebbe facile conservare alla natura tutto il suo carattere senza alterazione alcuna nella flora e nella fauna. E questi piccoli parchi) nonché di danno alla foresta) potrebbero riuscire uno dei suoi più belli ornamenti e oggetto di studio prezioso”. Un evidente riferimento alle attuali Riserve Naturali Biogenetiche di Campigna, di Badia Prataglia e alla Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino.
    In questa particolare ricorrenza il volume rappresenta un pregevole contributo storico e una gradita occasione di riflessione: evidenziando quale fosse lo stato della foresta casentinese dopo 14 anni di gestione privatistica ispirata da meri principi economici e di profitto, consente di apprezzare l’entità dell’onere sostenuto dall’ASFD nel gestire tale eredità forestale, facendosi altresì strumento e voce delle popolazioni casentinesi che fin dal lontano 1884, preoccupate nel veder distruggere le «loro foreste», invocavano l’intervento dello Stato, talvolta con vere e proprie rivolte popolari. Una fiducia evidentemente ben riposta e ben ripagata: oggi quelle foreste sono insignite di riconoscimenti internazionali e oggetto di studi e ricerche supportati dal Corpo forestale dello Stato che continua nella sua missione istituzionale di tutela dell’ambiente e della bio diversità, affinchè le generazioni presenti e soprattutto quelle future possano godere ancora di tali ricchezze naturali, testimoni silenti di un lungo e costante lavoro appassionato.”
    E se alla fine di tutta questa storia mancherà il cuore dei Parchi in Sardegna e’ perchè è il cuore che manca in Sardegna per compiere anche oggi miracoli simili a quello ricordato.

  8. Genius Loci
    giugno 20, 2014 alle 6:56 pm

    Caro Amico, L’E.F.S. ha tutte altri orizzonti per le nostre foreste: guardate di cosa si preoccupa.
    http://www.sardegnaambiente.it/documenti/3_68_20140207124244.pdf
    Anche questo rientra fra i “modelli di turismo sostenibile?
    Avete presente l’impatto sul suolo di un centinaio di mezzi motorizzati in competizione?
    Avete presente il tipo di erosione che innescano nelle pendenze?
    Sono le stesse piste dove ricadono gli itinerari di cui la Misura 4.14b del POR Sardegna 2000/2006?

    • Riccardo Pusceddu
      giugno 21, 2014 alle 12:38 am

      si pero’ e’ anche vero che i mezzi hanno il permesso di passare solo sulle strade principali e secondarie e non dappertutto come fanno i maiali e le capre che erodono con la loro azione di pascolamento molto ma molto di più di una motocicletta o di un fuoristrada e per di più per periodi molto più estesi nel tempo. Certo bisogna rilasciare queste autorizzazioni al transito con la dovuta parsimonia. Sarebbe meglio non rilasciarle per le strade secondarie pero’ come si fa? A certa gente piace il motocross e il rally!

  9. Riccardo Pusceddu
    giugno 21, 2014 alle 12:45 am

    ah, dimenticavo! I fenomeni erosivi peggiori sono quelli causati dal taglio degli alberi effettuato su notevoli estensioni (come nel caso della ceduazione). Il suolo perde gran parte del suo contenuto in humus e quindi diventa più soggetto all’azione erosiva delle precipitazioni. Il terriccio che si e’ faticosamente formato nel tempo (in certe foreste al ritmo di 1 centimetro ogni 200-330.000 anni!) viene trasportato a valle portando allo scoperto il substrato roccioso sottostante. Guardati le foto della presentazione del dott. Aru nell’articolo collegato a questo. Ci sono delle vere e proprie pietraie!

  10. Genius Loci
    giugno 21, 2014 alle 11:52 am

    Riccardo, non ho parlato di una motocicletta ma di un centinaio di 4×4 e moto da enduro con alto potere devastante. Ti invito a farti una passeggiata in un bosco subito dopo una di queste competizioni, ti renderai conto che l’erosione sul suolo è molto più marcata di quello che possono provocare maiali e capre.
    Naturalmente nel conto non ho messo il disturbo sulla fauna selvatica (e per esempio al nostro caro Ghiro).
    Poi, se a certa gente piace il motocross e il rally che se lo facciano in circuiti autorizzati e dopo V.I.A., come del resto succede da altre parti in Italia e all’estero.
    O crediamo ancora che queste manifestazioni sono volano di sviluppo turistico?

    • Riccardo Pusceddu
      giugno 23, 2014 alle 2:55 am

      ma, non sono molto informato in materia quindi forse hai ragione tu. Certo che se la procedura di VIA e’ richiesta per interventi che favoriscono l’ambiente come gli impianti eolici e fotovoltaici, allora non si capisce come non la si debba rendere obbligatoria anche per cose che di positivo hanno solo il diletto degli appassionati di motocross e rally. Mi spiego meglio. Gli interessi degli ambientalisti e degli ecologisti coincidono con quelli del ghiro mentre quelli dei motociclisti e loro spettatori no. Gli interessi di coloro che istallano le turbine eoliche coincidono con quelli della riduzione del riscaldamento globale anche se tali impianti comportano qualche piccolo danno ambientale che pero’ e’ controbilanciato di vari ordini di grandezza dai vantaggi di questi impianti. Gli interessi di chi non vuole che si effettuino interventi di silvicoltura di alcun tipo comportano il taglio di foreste in altri luoghi, magari più lontani ed incontaminati.

  11. Genius Loci
    giugno 23, 2014 alle 10:17 am

    Riccardo, in Sardegna gli interessi delle multinazionali che vorrebbero installare impianti di produzione energetica hanno fini meramente speculativi sul paesaggio agrario sardo e sui certificati verdi. Non credo si tratti di missionari.
    Lo stesso è ipotizabile per i disegni dell’E.F.S. sulle foreste sarde.
    Gira e rigira il problema è sempre la “Jungla Sardegna”; non abbiamo una legge che regolamenta le attività fuoristrada (a differenza di altre regioni italiane), non abbiamo un Pano Energetico adeguato alla domanda di produzione energetica, non abbiamo…. e non sto ad elencarti tutto.
    Quello che maggiormente mi preoccupa è la latitanza, e leggerezza, della giunta regionale sul dibattito sulle foreste sarde, sull’inquinamento, sulla conservatoria delle coste, sul PPS ecc.
    Potevamo essere un’isola modello al centro del mediterraneo, invece si prospetta che le “correnti” del PD stiano decidendo di farci navigare in cattive acque.
    Di questo passo ci affibbieranno anche le scorie nucleari.

    • Riccardo Pusceddu
      giugno 23, 2014 alle 6:24 pm

      sono d’accordo con te sugli interessi speculativi con la differenza sostanziale pero’ che a me quegli interessi speculativi stanno più che bene perché portano a produrre energia pulita al contrario degli altri interventi anch’essi speculativi dei “signori del carbone” (li chiamerò così in contrapposizione a quelli che a voi piace chiamare i “signori del vento”.Ma certo che non sono missionari! Sono arcisicuro che a questi ultimi non importi un benemerito fico secco di produrre energia pulita. Cercano solo il profitto. Ma c’e’ profitto e profitto e a me stanno benissimo i profitti, speculativi quanto vuoi, ricavati dalle rinnovabili e stanno malissimo quelli altrettanto speculativi ricavati dai combustibili fossili. Tutto qui.
      Per quanto riguarda il paesaggio agrario sardo ho già detto in altre sedi come la penso; lo ripeto in breve per non rubare spazio al tema in discussione in questo articolo: salvaguardare il paesaggio sardo dall’impatto visivo negativo (che secondo me invece e’ addirittura positivo in certi casi ma sono forse l’unico a pensarla così tra noi ecologisti) costituisce un’atteggiamento che in inglese si definisce NIMBY (Not In My Back Yard= non nel mio giardino). Ipocritamente si proclama di voler salvaguardare la bellezza del paesaggio nel nostro giardino anche a costo di distruggere il giardino degli altri (e anche il nostro durante lo stesso processo), distruzione causata da un nemico ben più “brutto” delle pale eoliche ma che non si vede: la CO2, che i paesaggi rischia di cambiarli globalmente e in maniera devastante e irreversibile per davvero!
      Per quanto riguarda le tue preoccupazioni sulla latitanza e leggerezza della giunta Pigliaru (e di tutte le altre giunte che l’hanno preceduta e molto probabilmente di quelle che vi succederanno, a meno che non vinca il M5S), io invece trovo questa latitanza anche piuttosto ovvia, quasi scontata, visto che la vera latitanza e’ quella della gente, dei cittadini. Ma spero di sbagliarmi. Non vivo in Sardegna quindi non posso rendermi conto di quanto questi temi stiano a cuore alla gente. Pero il fatto che non si faccia più pressione sugli organi regionali da parte dei cittadini e’ fatto che mi rende alquanto pessimista. Noi sul blog siamo mi pare i soliti quattro gatti. Infine sono d’accordo con te sulla fattispecie del Piano Energetico Regionale.
      E chiaro ormai che ai vari Pigliaru e Cappellacci interessa solo tirare avanti l’ormai collaudato carrozzone della politica che fa gli interessi dei soliti amici. Mi fa sorridere lo stupore che si alza quando si rileva che Pigliaru essendo di sinistra dovrebbe avere più a cuore l’ambiente e combattere gli speculatori. Destra e sinistra non esistono più e le poche volte che sono esistite lo hanno fatto quando non erano in gioco gli interessi dei gruppi di potere privati che invece non sono mai ne di destra ne di sinistra; a loro stanno a cuore solo i soldi come dimostrano il vergognoso commissionamento della Conservatoria delle Coste e lo stravolgimento del Piano Paesaggistico dei Sardi (verrebbe voglia di chiedere di quali sardi si tratti). Comunque sulle foreste demaniali ribadisco il mio appello: FERMIAMOLI!

      • mara
        giugno 24, 2014 alle 8:49 am

        D’accordissimo, Riccardo: FERMIAMOLI. Ma se siamo quattro gatti…
        A proposito GRIG: quanti siamo?

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 24, 2014 alle 1:21 pm

        Grazie Mara, io sono un gatto solo ma quando c’e’ da lottare ne valgo 2.
        Volevo solo chiarire ulteriormente il mio concetto di speculazione eolica. Ho detto che va bene pero’ intendevo rispettando la legge oppure disubbidendovi in maniera pubblica e civile (si chiama disubbidienza civile). A chi vuol saperne di più sulle mie posizioni in merito e’ pregato di recarsi nella pagina su questo blog che parlano di speculazioni eoliche, dove ho lasciato diversi commenti

  12. luglio 28, 2014 alle 2:55 pm

    aggiornamento sui piani forestali particolareggiati.

    dal sito web istituzionale dell’E.F.S., 1 luglio 2014
    Stato di avanzamento delle consegne degli elaborati dei P.F.P.: http://www.sardegnaambiente.it/j/v/152?s=257659&v=2&c=12078&t=1

    • Riccardo Pusceddu
      luglio 28, 2014 alle 8:30 pm

      purtroppo non sono riuscito ad aprire gli elaborati relativi alle comprese del Marganai. C’è qualcuno in ascolto che invece li ha visionati?

      • mara
        luglio 28, 2014 alle 10:08 pm

        Ho provato ora, da me si aprono bene, anche se molto lentamente. Come posso aiutarti? Copio i pdf e te li mando oppure li metto online su Gdrive?
        Mara

      • Riccardo Pusceddu
        luglio 30, 2014 alle 10:27 pm

        Grazie Mara, lascia che ci riprovi, forse avrei dovuto avere un po’ più di pazienza. Mi interessa soprattutto il la foresta del Marganai dove gli interventi di ripristino del ceduo erano i più drammatici

  13. marzo 4, 2015 alle 2:58 pm

    riceviamo e diffondiamo volentieri: chi può partecipare, vada!

    Ente Foreste della Sardegna – Direzione generale

    COMUNICATO STAMPA

    L’Ente Foreste della Sardegna promuove un seminario sulla governance del settore forestale Giornate di Studio sul ruolo del settore pubblico nella gestione del patrimonio forestale in Sardegna, in Italia ed Europa: esperienze a confronto 5/6/7 marzo a Nuoro
    La Sede dell’Auditorium “Giovanni Lilliu”, presso il Museo etnografico sardo di Nuoro (via Antonio Mereu, 56) ospiterà Giovedì 5 (a partire dalle ore 15) e Venerdì 6 marzo (dalle 9:30 alle 18) tre sessioni seminariali per riflettere sulla gestione pubblica del patrimonio forestale. A questa occasione di confronto seguirà, Sabato 7 marzo un evento satellite, con visite guidate alla vicina Foresta Demaniale di Montes (Orgosolo) quale sito di interesse sul territorio forestale gestito dall’Ente Foreste.

    Si tratta di un impegno organizzativo e logistico che l’Ente Foreste della Sardegna vuole mettere in campo in questo particolare momento storico, dopo il cambio di passo segnato dalla D.G.R. 43/30 del 28.10.2014 con la quale la Giunta Regionale ha espresso l’esigenza di modificare la legge istitutiva e lo statuto dell’Ente, ponendosi l’obiettivo di un’organica riforma del settore forestale e così come previsto dalla stessa D.G.R. n. 32/12 del 7.8.2014, si dovrà ridefinire la tipologia di governance delle aree forestali.

    Nell’ottica di imparare dalle testimonianze dei maggiori esperti e dalle altre realtà regionali – italiane ed europee – la “tre giorni” di Nuoro viene gestita in collaborazione con ANARF (Associazione Nazionale Attività Regionali Forestali) e grazie alla partecipazione di partner istituzionali sardi (Assessorato Regionale Difesa Ambiente, C.F.V.A., Università di Sassari) e di altri operatori italiani (Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Toscana, Regione Piemonte, Regione Campania, Regione Calabria, Regione Basilicata, Regione Liguria, Provincia autonoma Bolzano, Veneto Agricoltura, ERSAF Lombardia, Fondazione Metes). Altri tre interessanti punti di vista provenienti dalle realtà europee (EUSTAFOR, Junta de Castilla y León, Office national des forêts-Direction régionale Corse) contribuiranno a rendere completa la panoramica sulla gestione forestale pubblica e non solo.

    Riferimenti, Contatti, Link

    – DIREZIONE GENERALE ENTE FORESTE (Antonio Casula, direttore generale f.f.) servizio.tecnico@enteforestesardegna.it Telefono 070.2799215 – 070.2799214 – 070.2799325

    – SERVIZIO TERRITORIALE DI NUORO ENTE FORESTE (Gavino Palmas, gpalmas@enteforestesardegna.it)

    – A.N.A.R.F. (Domenico Ragno, coordinatore Comitato Tecnico-Scientifico): domenico.ragno@libero.it – (Anna Pittarello, Segreteria): segreteria@anarf.org Telefono 049.8293720

    – APPROFONDIMENTI per la STAMPA sul sito web SardegnaForeste.it (http://www.sardegnaambiente.it/j/v/982?s=272848&v=2&c=6466&nc=1&qr=1&qp=2&vd=2&fa=1&t=3)

  14. marzo 20, 2015 alle 2:52 pm

    dal sito web istituzionale Sardegna Ambiente, 14 marzo 2015
    Resoconto sulle “Giornate di Studio sul ruolo del settore pubblico nella gestione del patrimonio forestale in Sardegna, in Italia ed Europa”: http://www.sardegnaambiente.it/j/v/152?s=275445&v=2&c=1562&t=1

  15. maggio 25, 2015 alle 2:52 pm

    dal sito web istituzionale Sardegna Ambiente, 22 maggio 2015
    Aggiornamenti sull’iter degli elaborati dei P.F.P. – partono ulteriori Conferenze di Servizi: http://www.sardegnaambiente.it/j/v/152?s=281214&v=2&c=12078&t=1

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