Aree dove non si possono realizzare centrali eoliche in Sardegna.


Portoscuso, centrale eolica

Portoscuso, centrale eolica

La Giunta regionale della Sardegna – secondo notizie stampa – avrebbe approvato una deliberazione contenente le aree definite “non idonee” per la realizzazione di centrali eoliche.

Parchi naturali, siti di importanza comunitaria, zone umide, coste, ecc. da salvaguardare rispetto alla proliferazione di “torri” eoliche, viabilità connessa, sbancamenti.

Si tratta di una doverosa correzione del divieto generico di installazione nella zona costiera dichiarato illegittimo con sentenza Corte costituzionale n. 199/2014.

A oggi la deliberazione di Giunta regionale non è riportata sul sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna. Auspichiamo che sia pubblicata senza indugio.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

da Sardinia Post, 7 agosto 2015

Ambiente, ecco la mappa degli impianti eolici e i siti non idonei.

 

La Nuova Sardegna, 8 agosto 2015

La Nuova Sardegna, 8 agosto 2015

 

dal sito istituzionale web Sardegna Ambiente, 14 agosto 2015

Avviso dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente – 14 agosto 2015

 La Direzione generale dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente informa che la Giunta regionale, con la deliberazione n. 40/11 del 07.08.2015, ha provveduto alla individuazione delle aree e dei siti non idonei all’installazione degli impianti alimentati da fonti di energia eolica.
Con il presente avviso si rende consultabile la carta delle Aree non idonee all’insediamento di impianti eolici – Vincoli dell’assetto ambientale.

Consulta i documenti
Avviso [file .pdf]
DGR 40/11 [File .pdf]
Allegato DGR [File .pdf]
Mappa [File .pdf]

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. Tore Sanna
    agosto 9, 2015 alle 11:30 am

    Primo, doveroso passo che dovrà essere ulteriormente allargato alle zone interne (a quando il PPR?) e ad altre specifiche fattispecie. Ma si tratta comunque di un buon inizio.

  2. agosto 10, 2015 alle 9:17 pm

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna, 7 agosto 2015
    Eolico, la Giunta individua aree e siti non idonei ad installazione impianti.
    La Regione Sardegna è dovuta intervenire recentemente nella propria normativa (articolo 42 della legge regionale 8 del 23 aprile 2015), dopo i pronunciamenti della Corte Costituzionale per cui tutte Regioni, incluse quelle a statuto speciale, sono tenute all’osservanza di disposizioni di carattere generale delle linee guida e possono procedere solo all’individuazione dei siti non idonei all’installazione di specifiche tipologie di impianto: http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7874

    ————————–

    ecco:

    DELIBERAZIONE N. 40/11 DEL 7.8.2015: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_274_20150810164817.pdf

    ——–

    Allegato: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_274_20150810164850.pdf

  3. Fratello
    agosto 14, 2015 alle 3:51 pm

    Interessante verificare dall’allegato che per l’installazione di centrali eoliche il buffer dai confini dei SIC varia da 1 a 2 km. Perchè la Regione non coglie l’occasione per uniformare questo buffer anche per altre attività altamente impattanti nei SIC?

    • Sabs
      agosto 14, 2015 alle 4:39 pm

      Non mi pare che le fasce di rispetto varino in alcun modo – il buffer intorno ai SIC ha ampiezza fissa 1km (p. 114), quello intorno alle ZPS 2km (p. 116).

  4. Fratello
    agosto 15, 2015 alle 9:20 am

    Mi riferivo al fatto che le ZPS sono pur sempre un’evoluzione dei SIC intedendo sottolineare che il buffer di almeno 1 km dovrebbe essere considerato per tutti i possibili impatti sui SIC.

    • Sabs
      agosto 15, 2015 alle 7:37 pm

      Le ZPS (zone di protezione speciale) non sono affatto evoluzioni dei SIC – al limite, lo sarebbero le ZSC (zone di speciale conservazione) ma in Sardegna non ce ne sono ancora. Anzi, a dirla tutta la direttiva che prevede la designazione delle ZPS è del 1979, mentre quella che prevede la designazione dei SIC è del 1992, dunque le ZPS precedono i SIC e non viceversa.

      Non conosco il motivo per cui siano stati scelti 2km per le ZPS e 1km per i SIC, ma si può ragionevolmente immaginare che l’area di tutela sia più estesa nel primo caso perchè le ZPS sono designate quali zone di protezione dell’avifauna (i SIC invece per gli habitat e le specie di vegetali e di animali diversi dagli uccelli), specie che – almeno per i livelli di conoscenza odierna (che presentano lacune, es per la chirotterofauna) – sono le più impattate dagli impianti eolici.

  5. Fratello
    agosto 15, 2015 alle 8:51 pm

    Si certo il termine evoluzione lo riferivo in qualche modo al livello di complessità del grado di protezione. Chiarito questo, in ogni caso il mio era un auspicio perchè i buffer SIC e ZPS siano considerati dalla RAS nello stesso modo rispetto ad un ventaglio di possibili impatti dannosi per la conservazione degli stessi non soltanto rispetto all’installazione di centrali eoliche.

  6. settembre 4, 2015 alle 2:54 pm

    da L’Unione Sarda, 4 settembre 2015
    Il Corpo forestale: «Un business che non ha nulla a che fare con l’energia pulita».
    Eolico, soltanto speculazione.
    Caos delle pale: dietro ci sono società, neanche una è sarda. (Michele Ruffi): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20150904093829.pdf

    ————————————-

    Arrivano da Tarifa le pale riciclate: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20150904093947.pdf

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    In passato fu accostato alla mafia: «Lascia solo briciole sul territorio».
    Ploaghe, il superparco arricchisce l’Erg: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20150904093912.pdf

  7. ottobre 28, 2015 alle 5:08 pm

    da Sardinia Post, 28 ottobre 2015
    No al Parco eolico nel Medio Campidano, lo stop della Regione: http://www.sardiniapost.it/politica/no-al-parco-eolico-nel-medio-campidano-lo-stop-della-regione/

  8. gennaio 28, 2016 alle 10:00 pm

    da L’Unione Sarda, 28 gennaio 2016
    Carbonia, la Regione dice no al parco eolico a Su Campo: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/01/28/dalla_regione_arriva_un_no_al_parco_eolico_a_su_campo-68-462949.html

  9. febbraio 22, 2016 alle 2:46 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 febbraio 2016
    Inchiesta del corpo forestale sulle pale eoliche di Carana.
    Nel mirino una società campana che ha presentato al Comune di Luras una serie di richieste per posizionare ben 13 impianti: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2016/02/22/news/inchiesta-del-corpo-forestale-sulle-pale-eoliche-di-carana-1.13001896

  10. Riccardo Pusceddu
    aprile 23, 2016 alle 12:43 am

    Quindi esportare pomodori e carciofi va bene mentre energia pulita no? Siamo sempre i soliti sardignoli invidiosi che pur di non concedere un vantaggio a un impresa di fuori preferiscono stare in miseria, adesso anche a costo di arrecare danno al pianeta e in fin dei conti alla loro stessa (beneamata?) isola. Come se la Sardegna non si trovasse a condividere le conseguenze del riscaldamento globale che si va esacerbando e che porterà ad una estinzione di massa simile alle altre grandi estinzioni già verificatesi nella storia della terra. Una mentalità ottusa che non potrò mai condividere, quella di pensare al paesaggio e fregarsene dell’estinzione di una specie vivente solo perché questa avviene da un’altra parte del pianeta!
    E le cose stanno anche peggio perché’ esportare pomodori e’ molto più dannoso all’ambiente che esportare energia pulita: acqua di falda acquifera con conseguente depauperamento della stessa, fertilizzanti e concimi necessari alla coltivazione, costruzione di serre (altro che l’impatto al paesaggio costituito dalle pale eoliche!) e infine trasporto dai luoghi di produzione a quelli di consumo, tutto effettuato con combustibili fossili.
    Chi ha veramente a cuore il pianeta e un economia sostenibile, non può non rilevare l’ipocrisia dell’accanimento contro gli impianti eolici e termodinamici. La paragono a curarsi della pagliuzza nell’occhio del vicino senza curarsi della trave che e’ nel proprio. La pagliuzza e’ l’impatto al paesaggio e all’agricoltura (tra l’altro opinabili) causato da questi impianti (e qualche uccello che inevitabilmente si avvicina troppo alle pale in movimento) e la trave e l’estinzione di massa che si verificherà qualora si continuasse a lasciare le cose come stanno (la Regione Sardegna vuole persino metanizzare l’isola come se il metano non producesse CO2: ne produce solo un terzo in meno del GPL!).

    • aprile 23, 2016 alle 8:38 am

      produrre energia “a vanvera” serve solo a chi la vende e a chi lucra incentivi e certificati verdi, non certo alla collettività. La migliore energia rinnovabile é il risparmio energetico, l’efficienza energetica. Ma queste cose non le voglion sentire…

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 23, 2016 alle 9:10 am

        Ma come a vanvera? Stefano (mi rivolgo a te perché sei il portavoce del GRiG), il mondo ha bisogno o no di energia? Quella del risparmio energetico non basta purtroppo e basterà sempre meno a causa dell’aumento della popolazione. E poi che c’e’ di male a vendere dell’energia pulita? Solo perché ad arricchirsi sono dei continentali visto che noi sardi non siamo capaci? La collettività e’ il mondo Stefano, perché se il mondo ha un problema allora anche la Sardegna ha un problema. Ho appena visto il documentario della Gabanelli intitolato “I fossilizzati” dove tu continuavi a sostenere che non si devono fare impianti in aree agricole ma solo in aree industriali dismesse. Se quello che sosteneva il documentario e’ vero, cioè che le aree industriali non sono convenienti perché andrebbero prima risanate (o quanto meno demoliti tutti gli impianti preesistenti) allora l’unica alternativa sono i terreni agricoli! Ma Stefano, ci si può anche coltivare e pascolare sotto! Ma cosa vuoi di più? Ti prego smetti questo atteggiamento ostruzionistico e invece fatti promotore di un movimento costituito da soli sardi che promuova e anche gestisca queste centrali termodinamiche ed eoliche così che i principali proventi rimangano in Sardegna, sull’esempio della Danimarca! Perché non fai un bell’articolo sulla gestione delle pale eoliche in quel paese? Di come l’energia pulita prodotta venga utilizzata dai soci delle cooperative che le posseggono, che sono tutti gente del posto?

      • aprile 23, 2016 alle 10:42 am

        Riccardo, Report ha fatto un palese spot per i progetti di centrali termodinamiche solari a concentrazione del gruppo Angelantoni.
        In questo sito trovi tutta la documentazione che vuoi sul loro pesante impatto ambientale e socio-economico a fronte di guadagni solo per la società energetica. Leggiti il parere R.A.S. reso nella procedura di V.I.A. del progetto di Villasor-Decimoputzu, basta e avanza.
        La Sardegna oggi già esporta il 46% dell’energia prodotta e più non si può, perché più non ne permette il cavo Sardegna-Toscana (quello Sardegna-Corsica ha ancora minore portata).
        In più a Macchiareddu circa la metà della zona industriale non ha mai visto un’industria, perché non le fanno lí? Perché affittare o espropriare i terreni agricoli costa meno?
        Non é tutto sole quel che luccica e Report é stato molto deludente sotto il profilo giornalistico.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 24, 2016 alle 1:30 am

        Stefano, mi ricordo che avevamo discusso dei cavi un’anno fa e che io avevo “scoperto” che la ditta proprietaria del cavo ne stava per completare un’altro più potente e con meno perdite di energia. Quindi adesso dovrebbero esserci 2 cavi. Ma a prescindere dai cavi, se davvero c’e’ solo un cavo ma allora perché non ti batti per un secondo cavo o per fare una legge che spenga le centrali a carbone una ad una a mano a mano che venissero fatti gli impianti eolici o termodinamici?
        Forse non le fanno a Macchiareddu perché i terreni sono troppo cari, e allora? E chiaro che il gruppo Angelantoni o altri speculatori simili non sono società di beneficenza e cercano un profitto il più alto possibile. Hai mai pensato di fare un articolo dove chiedi a loro il perché? Forse l’hai fatto e non me ne sono accorto.
        Ma anche se fosse quello il motivo, perché fermarsi di fronte a questo e far sprofondare un intervento speculativo che pero’ apporta benefici all’ambiente globale più di quanto ne sottragga? A volte veramente non capisco la tua logica, perché sono convinto che tu come me hai a cuore la natura. Ho visto che ormai si e’ creato un movimento contrario a questi impianti a prescindere dai benefici ambientali che apportano e si e’ deciso di andare in una direzione antistorica, come se la terra fosse ancora “sana” come certi comitati cercano di affermare nel loro stesso nome sociale. Purtroppo non e’ così. Il nostro pianeta e’ sull’orlo di un’estinzione di massa senza precedenti. Non ce ne accorgiamo perché sta avvenendo molto lentamente e continuiamo a preferire lo status quo che invece rappresenta la peggiore delle azioni possibili perché costituisce il ripetersi giornaliero della devastazione provocata dalla produzione di energia elettrica da carbone e gas minerale (e metano), da tutto il sistema dei trasporti e da quello del condizionamento degli ambienti residenziali. Senza parlare dell’industria che produce un numero infinito di oggetti inutili o comunque molto meno preziosi del nostro pianeta. Scusa se mi accaloro tanto ma non posso restare impassibile a vedere questa tendenza allo status quo che si rileva un po dappertutto, non solo in Sardegna.
        Bisogna quindi riconvertire tutte queste energie dei vari movimenti locali contrari alle centrali per renderle anch’esse energie “pulite” che vanno nella giusta direzione di limitare i danni al pianeta invece che continuare a permetterli.

      • aprile 24, 2016 alle 9:16 am

        Riccardo, come ti dicevo, nel nostro sito trovi veramente parecchia roba sui progetti del gruppo Angelantoni, comprese quelle “domande”, presenti anche nei vari atti di intervento nei rispettivi procedimenti di V.I.A. É ben noto che i cavi di trasporto energetico Sardegna – Penisola e Sardegna – Corsica sono due e più dell’energia oggi trasportata non possono veicolarne. Non c’è e non ci può esser alcuna legge che possa imporre quale fonte di produzione energetica utilizzare, l’ho detto più volte. L’unico sistema per indirizzare verso le fonti rinnovabili é dato da piani più disincentivi. E Angelantoni, se vuole, vada nelle aree industriali, perché nemmeno la Sardegna é un ente di beneficenza.

        Stefano Deliperi

  11. Riccardo Pusceddu
    aprile 24, 2016 alle 2:25 am

    Mi sono andato a vedere la relazione della Regione Sardegna sull’impianto di Decimoputzu-Villasor ed e’ lunghissima! Ho già visto diverse cose discutibili ma forse ci sono fatti più ineluttabili: mi daresti delle indicazioni su cosa leggere di più rilevante?
    Mi fa sorridere che la Regione proponga gli impianti delocalizzati e poi voglia fare la rete a metano! E anche quando parla dell’eccesso di produzione da fonti rinnovabili, come se tali eccessi non si possano usare per esempio per il riscaldamento e raffrescamento estivo con pompe di calore o anche con le classiche stufette e condizionatori elettrici, che a dispetto del basso rendimento fornito dalla fonte, almeno non produrrebbero CO2 come succederebbe col metano, qualora alimentate da energia elettrica da fonte rinnovabile!

    • aprile 24, 2016 alle 9:05 am

      Riccardo, gli “eccessi” sono “eccessi”, energia che non é possibile utilizzare o immagazzinare.

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 24, 2016 alle 2:06 pm

        Gli eccessi sono eccessi allora perche’ il GRiG, LegaAmbiente, Gli Amici Della Terra e il WWF Sardegna e tutti i vari comitati locali non fanno una lotta contro gli eccessi di energia prodotta dalle centrali a carbone invece che fare la lotta agli eccessi di energia pulita prodotta da futuri impianti termodinamici e eolici? E’ vero che anche al momento attuale la legislazione dispone che in caso di eccessi, l’energia da fonti alternative ha la precedenza per l’emissione in rete? L’ho letto nella lettera di risposta alle osservazioni contrarie della Regione della società proponente l’impianto termodinamico di Decimoputzu-Villasor.

      • aprile 24, 2016 alle 9:30 pm

        e prendi per oro colato che cosa dicono Angelantoni & Co.?
        Continuando così, finirai per andare a lavorare per Report…..scherzo, ovviamente.
        E’ da sempre che combattiamo uso del carbone e del petrolio, basta leggere in questo sito web 😉

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        aprile 24, 2016 alle 2:23 pm

        Se gli eccessi sono eccessi allora perche’ il GRiG, LegaAmbiente, Gli Amici Della Terra, il WWF Sardegna e tutti i vari comitati locali non fanno una lotta contro gli eccessi di energia prodotta dalle centrali a carbone invece che fare la lotta agli eccessi di energia pulita prodotta da futuri impianti termodinamici e eolici? E’ vero che anche al momento attuale la legislazione dispone che in caso di eccessi, l’energia da fonti alternative ha la precedenza per l’emissione in rete? L’ho letto nella lettera di risposta alle osservazioni contrarie della Regione della società proponente l’impianto termodinamico di Decimoputzu-Villasor.
        Oppure una bella lotta per la costruzione di altri cavi di trasmissione per l’esporto dell’energia in eccesso verso il continente.
        Oppure una bella campagna per la promozione delle auto elettriche con incentivi per il loro acquisto. Oppure di motorini e motociclette (sono stato in Cina recentemente e li tutti ma dico tutti i mezzi di trasporto a 2 o 3 ruote erano alimentati con l’elettricità.
        Invece che usare tante energie (pure se l’intenzione e’ buona in principio) per lottare contro gli eccessi di energia perché non mobilitarsi per usarli questi eccessi? Ne va del pianeta! So benissimo quanto sia difficile una volta intrapresa una direzione di protesta poi cambiarla questa direzione: diventa quasi un’ideologia, refrattaria a nuovi dati a disposizione e ce ne sono tanti di nuovi dati quando si parla di tecnologie per la produzione di energia rinnovabile e per la sua distribuzione e utilizzo (meno perdite dai cavi per la distribuzione, efficienza produttiva costantemente in salita, auto elettriche con sempre maggiore autonomia, batterie e altri sistemi di accumulo dell’energia sempre più efficienti; la lista e’ lunghissima.
        Ma c’e’ qualcuno che la pensa come me (a parte gli speculatori delle società proponenti gli impianti) che legge questo utilissimo sito o che fa parte come me di una delle associazioni sopra elencate (io sono un sostenitore del WWF Internazionale)? Facciamoci sentire ragazzi! Se non portiamo tutti quelli che dicono di avere a cuore l’ambiente sulla nostra barca, la terra diverrà un pianeta molto più brutto di quello che e’ oggi, non si scappa!

      • aprile 24, 2016 alle 9:27 pm

        molto semplicemente, Riccardo, perchè non siamo la Terra della servitù energetica.
        Perchè è da stronzi – perdona il francesismo – cacciare dalla Terra che lavorano da decenni persone che tanto faticano e hanno faticato per favorire la speculazione energetica.
        E’ una basilare, fondamentale, esigenza di democrazia oltre che di corretta gestione ambientale.
        Il gruppo Angelantoni vada a proporre i propri progetti in aree industriali, perchè di industria energetica si parla.
        Semplice, perchè non lo vogliono fare?

        Stefano Deliperi

      • aprile 24, 2016 alle 5:05 pm

        Un altro riferimento normativo che riguarda gli eccessi di energia da fonti rinnovabili e la loro priorità di immissione in rete:
        La priorità di dispacciamento (ovvero dell’immissione in rete di energia) per le fonti rinnovabili è prevista a livello europeo, la direttiva europea 2009/28/CE prevede infatti che: “[…] gli Stati membri assicurano che, nel dispacciamento degli impianti di produzione dell’elettricità, i gestori del sistema di trasmissione diano la priorità agli impianti di produzione che utilizzano le fonti energetiche rinnovabili nella misura con­sentita dal funzionamento sicuro del sistema elettrico nazio­nale e sulla base di criteri trasparenti e non discriminatori. Gli Stati membri assicurano che siano adottate appropriate misure operative relative al mercato e alla rete, affinché vi siano meno limitazioni possibili dell’elettricità prodotta dalle
        fonti rinnovabili.”
        Per chi volesse approfondire l’argomento, rimando al sito (sicuramente super partes) dell’Assoelettrica:
        http://www.assoelettrica.it/blog/?p=3429

      • aprile 24, 2016 alle 9:19 pm

        tutto questo (la direttiva n. 2009/28/CE) è molto bello, ma non sposta di una virgola il problema: il Gestore unico della rete (GRTN) deve acquistare l’energia prodotta da fonti rinnovabili, ma questo non vuol dire che quell’energia (soprattutto quando non immagazzinabile) sia utilizzabile e utilizzata realmente. Vuol dire che guadagna chi la produce, la collettività paga.
        Non è difficile da capire.

        Stefano Deliperi

  12. Riccardo Pusceddu
    aprile 24, 2016 alle 4:56 pm

    In merito agli eccessi di energia paventati da Stefano Deliperi:
    e’, credo, ancora in vigore il decreto legislativo n. 387/2003 che recepisce la direttiva 2001/77/CE emanata a livello comunitario che conferma quanto stabilito all’art. 3, c. 3, e art. 11, c. 4, D. Lgs. n. 79/99, vale a dire l’obbligo di utilizzazione prioritaria e il diritto alla precedenza nel dispacciamento dell’energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili. (art. 13);
    Allora ben vengano gli eccessi di energia da fonti rinnovabili se causano lo spegnimento anche solo se temporaneo, di centrali a combustibili fossili!

    • aprile 24, 2016 alle 9:21 pm

      ribadisco: tutto questo (la direttiva n. 2009/28/CE, la direttiva 2001/77/CE) è molto bello, ma non sposta di una virgola il problema.
      Il Gestore unico della rete (GRTN) deve acquistare l’energia prodotta da fonti rinnovabili, ma questo non vuol dire che quell’energia (soprattutto quando non immagazzinabile) sia utilizzabile e utilizzata realmente. Vuol dire che guadagna chi la produce, la collettività paga.
      E non spegne nemmeno per un minuto le centrali a olio combustibile e/o a carbone.
      Non è difficile da capire.

      Stefano Deliperi

      • aprile 24, 2016 alle 9:43 pm

        Ma allora, ammesso che sia così (devo ancora controllare ma mi sembra strano che non si possa, non dico spegnere ma almeno ridurre la combustione in casi di produzione concomitante di energia da fonti pulite) perché non fate la lotta alle centrali a combustibile fossile che non si spengono e non agli impianti termodinamici?
        Anche questo penso non sia difficile da capire.
        Scusa per questo lungo carteggio: invito anche altri a partecipare alla discussione, magari qualcuno che si intende di centrali a combustibili fossili, così ci può dire se si possono o no spegnere or far funzionare a regime più basso.

      • aprile 24, 2016 alle 9:50 pm

        santo Cielo, Riccardo, ci sono parecchi articoli in questo sito web che rispondono alla tua domanda!
        Articoli che si riferiscono direttamente ad attività del GrIG.
        Questo è uno fra gli ultimi, relativo all’intervento nel procedimento di V.A.S. riguardante il piano energetico regionale: https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/04/03/un-piano-energetico-regionale-da-rivedere-profondamente/
        Devi comunque tener presente che in Sardegna attualmente vivono più di un milione e seicentocinquantamila persone, non è un’isola deserta e non è una banale piattaforma energetica per il mondo intero e, in particolare, per diminuire le polveri sottili a Bologna 😉

        Stefano Deliperi

      • aprile 24, 2016 alle 9:47 pm

        Un dettaglio: il Gestore Unico della rete non si chiama più GRTN dal 2006, anno nel quale ha cambiato la sua denominazione in GSE:
        http://elettroblackout.altervista.org/grtn.htm

      • aprile 24, 2016 alle 9:57 pm

        sì, Riccardo, è lo stesso soggetto, il concetto non cambia.

  13. aprile 24, 2016 alle 10:29 pm

    Stefano Deliperi scrive il aprile 24, 2016 alle 9:27 pm:

    “molto semplicemente, Riccardo, perchè non siamo la Terra della servitù energetica.
    Perchè è da stronzi – perdona il francesismo – cacciare dalla Terra che lavorano da decenni persone che tanto faticano e hanno faticato per favorire la speculazione energetica.
    E’ una basilare, fondamentale, esigenza di democrazia oltre che di corretta gestione ambientale.
    Il gruppo Angelantoni vada a proporre i propri progetti in aree industriali, perchè di industria energetica si parla.
    Semplice, perchè non lo vogliono fare?”

    Quindi se la servitù energetica crea energia pulita non va bene? Perché non la producono i comitati locali che si oppongono a questi progetti allora? Non c’hanno i soldi? Allora li facciano fare a chi ce li ha!
    La democrazia si basa sul diritto ed e’ un fondamentale diritto che dei terreni si possano espropriare allo scopo di raggiungere un bene comune più alto.
    Corretta gestione ambientale? Quei terreni io li evitavo quando andavo a fare delle escursioni alla ricerca di bruchi o altri insetti perché non trovavo mai niente a causa dell’eccessivo utilizzo a fini pastorali. E anche adesso le cose non sono cambiate di molto: non ci sono quasi nemmeno cespugli se non in pochi punti sparsi! La pastorizia praticata in quel modo non e’ assolutamente una corretta gestione ambientale: dov’e’ la biodiversita? Capperi, neanche una siepe hanno piantato dall’ultima volta che c’ero andato in quei lontani anni della mia gioventù!
    In merito al posizionare i progetti in aree industriali anziché agricole, esistono diverse normative che espressamente consentono a codesti impianti di venire ubicati in aree agricole, nel rispetto di certi criteri (mantenere la biodiversita’, la vocazione agricola dei luoghi, le istallazioni aventi valore culturale, quali edifici storici o boschi di antica piantumazione).
    Ma perche’ secondo te Stefano il gruppo come cavolo si chiama, si ostinerebbe a voler costruire li? E’ ovvio che i terreni industriali costano troppo! Ma per questo bisogna considerarli degli sfruttatori che “cacciano dalla terra che lavorano da decenni persone che tanto faticano e hanno faticato”? Ma guarda che me li porti quasi ad appoggiarli visto che fanno qualcosa di positivo per l’ambiente anche se solo per un mero calcolo economico (chissà, magari ci terrano un po anche loro all’ambiente, hahaha). Ma allora facciamoglieli fare un po di soldi se sono puliti, no? E poi qualche ricaduta occupazionale ci sarà pure per i putzesi e i sorresi, no?

    • aprile 24, 2016 alle 10:39 pm

      caro Riccardo, costoro fanno qualcosa di utile solo alle loro tasche, non certo all’ambiente.
      Cualbu, su quei terreni, ci vivono da generazioni, altro che “improduttivi”. Per non parlare dell’acqua e del consumo di suolo.
      Vadano in area industriale, se sono sinceramente interessati a far qualcosa di buono per l’ambiente.
      Ci guadagnano abbastanza già dagli incentivi e dai certificati verdi, prima ancora di vendere uno straccio di energia prodotta.

      Stefano Deliperi

      • aprile 25, 2016 alle 1:49 am

        Ho provato a cercare il filmato intero del TG3, per vedere se era tutto così negativo ma non l’ho trovato. Mi diresti per cortesia che puntata e’?
        Per quanto riguarda il nostro scambio di vedute, mi pare stia diventando un dialogo fra sordi: io sostengo che si fa del bene all’ambiente e tu che non lo si fa. Io dico che il suolo di quei luoghi e’ talmente sfruttato per la pastorizia che il solo semplice fatto di farci una centrale sopra e di tenere le pecore lontane non potrebbe che migliorarlo e tu invece scrivi che si “consuma” suolo. Io che forse non conviene economicamente localizzare l’impianto su aree industriali dismesse o non (alti costi di acquisto e bonifica) e tu invece che “o in aree industriali, o niente. Tu menzioni gli incentivi e i certificati verdi e io ti chiedo di non dimenticare la montagna di soldi pubblici che viene investita nel settore del dei combustibili fossili, compresi consistenti sgravi fiscali.
        La verità come spesso succede in questi casi non sta mai tutta da una parte sola. Quindi mi fermo qui. Lasciamo ai lettori l’ardo giudizio di stabilire chi di noi due a meno torto.
        Un saluto,
        Riccardo Pusceddu

      • aprile 25, 2016 alle 8:49 am

        si tratta di TG 3 – Fuori orario, del 10 aprile 2015. Lo trovi sul sito web del TG 3, ma lo spezzone qui riportato è integrale.
        Lasci in secondo piano (e in tanti lo fanno) qual’è la prima fonte energetica rinnovabile: il risparmio e l’efficienza energetica.
        Un esempio su tanti che riguarda proprio la Sardegna: l’industria energivora del ciclo primario dell’alluminio, Eurallumina e Alcoa, nel polo industriale di Portoscuso. Industrie energivore, molto inquinanti, fuori mercato, sanzionate a livello europeo per aver ricevuto per anni energia a prezzi agevolati riconosciuti come “aiuti di Stato” vietati dalla normativa comunitaria, migliaia di lavoratori a rischio.
        L’unica soluzione ragionevolmente percorribile è la conversione a polo dell’alluminio riciclato, così come avviene già in undici impianti industriali in Italia, nazione leader mondiale del settore: si avrebbe molto meno inquinamento, infinitamente meno consumo energetico e salvaguardia dei posti di lavoro (vds. https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/01/16/perche-ancora-questa-produzione-di-alluminio-inquinante-e-costosa/).
        Altro che battere il caschetto per terra…
        Il vero problema non è “produrre più energia” da fonti rinnovabili, ma “produrre quanta energia realmente serve” e gestirla bene. Oggi ancora con un mix fra rinnovabili e fonti tradizionali, domani sempre più da fonti rinnovabili.

        Stefano Deliperi

  14. aprile 25, 2016 alle 2:18 pm

    Condivido a pieno la tua proposta del polo dell’alluminio a Portoscuso: mi sono già espresso in merito lasciando un commento nell’articolo che tratta l’argomento su questo sito. Altresi sono d’accordissimo con te che il risparmio energetico e’ importantissimo ma come ho già detto in altre sedi, da solo purtroppo non basterebbe mai, ne ora con la popolazione attuale, ne tantomeno nel futuro quando si aggiungeranno altre 4 miliardi di persone. A me interessa relativamente che la Sardegna produca “quanta energia realmente serve” (bisogna poi mettersi d’accordo sul significato della parola “serve” in questo contesto) e ignorare il resto del mondo. La Sardegna, facendo parte dello stesso pianeta di cui fanno parte tutti gli altri paesi, e’ coinvolta indirettamente dai cambiamenti climatici che si stanno verificando a causa del comportamento di tutti i paesi del mondo: sarebbe come tappare i fori nella tua parte di barca e lasciare che gli altri lascino i loro fori nella loro parte di barca – alla fine l’acqua arriva anche da te. Ma anche se così non fosse, sarebbe giusto stare a guardare gli altri che affondano? La maggior biodiversita non si trova in Sardegna ma nei paesi emergenti. I loro abitanti vorranno anche loro un giorno godere del (relativo) benessere di cui godiamo noi in Sardegna: vorranno l’aria condizionata, un paio d’auto a famiglia, la lavatrice, il frigorifero e altri elettrodomestici ad alto consumo energetico, ecc. ecc. E’ per questo che tutti vogliono venire in Europa, negli Stati Uniti e in Australia. Vedi bene che il risparmio energetico, anche qualora lo si applicasse scrupolosamente, senza lasciarsi sfuggire una sola possibilità, rappresenterebbe solo una risposta parziale al problema. Se non ci fossero alternative allora meglio una risposta parziale che niente. Ma le alternative ci sono: centrali termodinamiche e eoliche che sono oggi quelle con più alto ritorno energetico (EROEI) fra tutte le fonti rinnovabili e non (ad esclusione degli impianti idroelettrici che pero non tengono conto dei danni ambientali permanenti causati dall’invaso agli ecosistemi locali e non.
    “Domani sempre più da fonti rinnovabili” dici tu. Ma come facciamo ad avere sempre più fonti rinnovabili se i gruppi ecologisti e le popolazioni locali si scagliano contro i vari progetti, magari proposti da speculatori senza scrupoli ma che comunque almeno andrebbero nella direzione di aumentare la porzione di rinnovabili del mix che oggi tra l’altro a livello globale e’ costituito quasi tutto da fonti fossili. Solo pochi punti percentuali sono di energie rinnovabili. Anche dire che questi progetti li facciano gli altri non va bene non solo per l’analogia della barca ma anche perché anche l’Italia e’ ben lungi dall’essere ad impatto zero. Anche qui c’e’ molto da fare quindi opponiamoci alle centrali eoliche e termodinamiche solo quando tutta l’energia prodotta in Italia provenga da fonti rinnovabili (compresi i trasporti e il settore industriale). Anche se si usassero tutte le aree industriali dismesse (ammesso che questo fosse possibile economicamente) sarebbe come una goccia nel mare!
    Riccardo Pusceddu

    • aprile 25, 2016 alle 5:54 pm

      pur dettato dalle migliori intenzioni, il tuo, Riccardo, purtroppo finisce per essere un manifesto in favore degli speculatori energetici, senza avere in cambio nulla. Altro che soluzione dei problemi energetici, guardati intorno…

      Stefano Deliperi

      • aprile 26, 2016 alle 1:24 am

        Sono disposto a fare un manifesto a favore di chiunque mi dia una speranza in un futuro dove l’estinzione di massa prevista a causa del riscaldamento globale non si verificherà. Quindi manifesto (e agisco anche nel mio piccolo) a favore del risparmio energetico, del riciclaggio o meglio ancora del riuso degli oggetti, della conservazione delle foreste (soprattutto delle giungle), della conservazione del ghiro sardo e delle coste sarde, contro il taglio a ceduo delle foreste demaniali e certamente anche a favore delle centrali termodinamiche ed eoliche, almeno fino a quando mi si dimostri che non prevengono alcuna estinzione. E quello il valore più importante per me e per promuoverlo sono disposto anche a mandar giù che degli speculatori ci guadagnino. E poi non siamo tutti un po’ speculatori di noi stessi? Chi e’ che potendo non porta l’acqua al proprio mulino? Ma ben venga se come effetto collaterale l’acqua di alcuni porti alla salvezza di qualche specie dall’estinzione.

  15. Juri
    aprile 25, 2016 alle 6:32 pm

    Trovo assurdo che la sola assenza di produzione di C02 possa rendere accettabile – nella visione di molti che si dicono ecologisti – la distruzione di aree non antropizzate e ad elevata naturalità, aree sempre più ristrette e sotto assedio.
    Così come trovo assurdo che si possa accettare di distruggere terreno agricolo per permettere ad uno speculatore di lucrare con i suoi prototipi di solare termodinamico.
    Lo stesso “Report” ha più volte denunciato la gravità del consumo di suolo salvo poi smentire clamorosamente sè stesso nel momento in cui ha fatto quell’incredibile spot a favore delle speculazioni del gruppo Angelantoni.

    La trasformazione in centrali industriali di montagne, altipiani e zone di produzione agricola è un delitto ben peggiore della produzione di C02, per abbattere la quale ci sono un’infinità di soluzioni da percorrere diverse dallo scempio paesaggistico e ambientale che la speculazione eolica e fotovoltaica comporta.
    Se poi aggiungiamo che esistono migliaia di ettari di zone industriali dismesse o inutilizzate che ben potrebbe ospitare queste forme di produzione energetica, trovo francamente inconcepibile che si possano difendere le devastazioni già fatte e in programma in nome di un ambientalismo che più falso non potrebbe essere

    • aprile 26, 2016 alle 2:03 am

      L’unica cosa peggiore dell’aumento di CO2 nell’atmosfera terrestre sarebbe un meteorite come quello che ha causato l’estinzione dei dinosauri o una guerra mondiale termonucleare. Il tuo e’ un’atteggiamento che nei paesi anglosassoni viene definito “nimby”. Sta per “not in my back yard” e significa non nel mio giardino ma in quello del vicino si. Peccato che il giardino del vicino poi sia collegato al tuo in un ecosistema come quello terrestre che e’ globale. E non solo questo: il giardino del vicino ha molte più specie del tuo! Pero’ siccome non e’ il tuo giardino preferisci che si estinguano le specie in quello suo piuttosto che installare una pala eolica nel tuo che ti rovini la visuale del bucolico (ma molto antropizzato) paesaggio agrario di fronte a te. Quindi indirettamente ti rendi la causa della distruzione di ambienti realmente non antropizzati sia a breve termine (per esempio con la costruzione di una diga in Peru’) ma soprattutto a lungo termine a causa del riscaldamento globale causato dalla CO2 prodotta dai combustibili fossili.
      Ti spiego meglio con un esperimento immaginario:
      ammettiamo che la Sardegna rimpiazzasse tutte le sue centrali a carbone con impianti solari ed eolici collocati in aree industriali dismesse. Sarebbe più che autosufficiente per i consumi energetici visto che oggi esporta più di un terzo dell’energia prodotta qui, nel continente e in Corsica. Nel frattempo (come sta già avvenendo) la popolazione del Congo aumenta e la gente taglia sempre più alberi nella foresta vergine per ottenere il legname per cucinare. Se noi avessimo in Sardegna più energia di quella che ci serve allora potremmo spedirgliela ma no ce l’abbiamo perché non vogliamo rovinare la campagna con la vista delle pale eoliche (e la loro esagerata reputazione di uccisori di avvoltoi). Risultato: la campagna sarda rimane intatta (sempre più rovinata dai concimi, dai fertilizzanti e dalle monocolture pero’) mentre la foresta pluviale congolese con la sua biodiversita’ viene alterata nei suoi equilibri e qualche specie molto specializzata si estingue pure.
      Come vedi a fare del bene a volte si fa più male che a fare un po’ di male.
      Le sole aree industriali, anche se fossero economicamente tutte disponibili, da sole non basteranno mai a soddisfare i crescenti fabbisogni energetici dei 7 miliardi di persone (11 nel 2100) che opprimono questo pianeta con la loro poca lungimiranza, visto che adesso la tecnologia c’e’ per migliorare le cose. E poi che ipocrisia considerare una pala eolica una cosa artificiale mentre un aratro non lo e’. Figuriamoci poi un trattore che distribuisce fertilizzanti e pesticidi! Altro che pala eolica o centrale termodinamica!

      • Juri
        aprile 26, 2016 alle 8:00 pm

        Quindi in nome della produzione di energia priva di CO2 si può mandare allegramente a ramengo il resto degli ecosistemi, devastare il paesaggio delle aree più belle sarde, italiane, europee e, perchè no, mondiali e, dulcis in fundo, spazzare via i suoli agricoli perchè ci son da fare i prototipi di un imprenditore che vuole lucrare con gli impianti in Arabia Saudita. Splendido!
        Se poi la CO2 si può abbattere semplicemente con il risparmio energetico e con un utilizzo accorto delle rinnovabili, pazienza, non si può stare troppo a sottilizzare.

        Proprio bello in effetti, vivremo con un’atmosfera con la giusta frazione di CO2 in un mondo ridotto a una grande installazione industriale e senza neanche il suolo per coltivare ciò ci serve per sfamarci (problema già emergente, vedi Cina che sta comprando terreni agricoli in US).
        Saranno vive e vibranti soddisfazioni, per i posteri.

      • aprile 27, 2016 alle 3:02 am

        Guarda che e’ esattamente il contrario: e’ la produzione di energia generante CO2 che sconvolge gli ecosistemi, ma non quelli impoveriti dalla pastorizia di certe parti del campidano ma quelli ben più ricchi di biodiversita’ di altre aree del pianeta. Siamo di fronte all’inizio di un’estinzione di massa che potrebbe essere equivalente a quella verificatasi nel Cretaceo, sono che adesso il meteorite siamo noi!
        Ammesso e concesso che un impianto termodinamico o eolico sottraggano terreno coltivabile all’agricoltura (sono stato in Cina e ci coltivavano il mais sotto alle pale, come se non ci fossero, dovrei anche avere qualche foto), la vera sottrazione si verificherà a causa del cambiamento climatico derivante dal riscaldamento globale causato dalle emissioni di gas serra, che provocheranno eventi climatici imprevedibili che faranno decrescere la produzione catastroficamente. Non lo dico io: vatti a leggere il rapporto dell’IPCC.
        I terreni agricoli oggi producono danni ingenti, in alcuni casi molto peggiori di certe istallazioni industriali: uso a manetta di gasolio per trattori e macchinari, fertilizzanti, pesticidi e tutta l’assurda catena di trasporti e vendita globale con prodotti venduti dall’altra parte del mondo perché conviene, tanto non si paga il prezzo della CO2 emessa!
        La tua immagine di un mondo coperto da impianti eolici e termodinamici non ha alcun fondamento: vorrei fare 2 calcoli per dimostrartelo ma non ho tempo. Magari lo puoi fare te: moltiplica la potenza prodotta per il numero di ettari necessari e sono sicuro che il mondo non lo ricopri di certo di impianti termodinamici! E il fatto che sotto gli specchi ci si possa coltivare? Perché lo ometti? Solo perché non ti piacciono gli speculatori che propongono questi impianti? Ma allora perché non li facciamo noi ecologisti? Io sono pronto a dare il mio contributo a patto che ci si muova prima che sia troppo tardi (e’ già troppo tardi purtroppo).
        Un saluto

  16. Nicola
    giugno 3, 2016 alle 3:24 pm

    … ogni impianto eolico (mini eolico) superiore ai 20KWp è una officina elettrica e pertanto va denunciata alla Agenzia delle Dogane che rilascia un codice ditta. senza questo passaggio fondamentale il GSE non rilascia la convenzione con la quale viene remunerata l’energia prodotta. Basta semplicemente informarsi presso i vari uffici dell’agenzia delle dogane per capire che l’entità del fenomeno del mini eolico ha dei numeri veramente ridotti e che non giustificano tutto questo “accanimento”. Traduco: in tutta la Sardegna sono in funzione un numero di pale minieolico che si avvicina ad un centinaio di unità. Ogni pala eolica occupa un’area di circa 200 mq di terreno (piazzola compresa) che moltiplicata per il numero di pale fa circa 2 ettari. Due ettari in tutta la SARDEGNA! ma se anche le pale fossero 1000 si arriverebbe a 20 ettari! sapete quante persone lavorano per ogni pala? Geologo, esperto in acustica, progettista, direttore lavori, coordinatori per la sicurezza, collaudatori statici, imprese esecutrici, fornitori del calcestruzzo, ditte elettriche, e tanti altri. Le pale eoliche non si fanno nei terreni a forte vocazione agricola perché non conviene in primis all’agricoltore bensì si fanno in terreni che sono prevalentemente ad uso pascolo e tale rimangono senza arrecare disagio al proprietario e tantomeno alle mucche e/o pecore che ci pascolano sotto. In Sardegna, come da tutte le parti c’è necessità di posti di lavoro e il campo delle energie rinnovabili è un settore fondamentale e trainante per il mercato del lavoro attuale e futuro. Se poi a qualcuno le pale non piacciono perché antiestetiche è un problema suo perché evidentemente non si è mai interrogato perché il suo occhio non vede i tralicci dell’alta tensione che tagliano visivamente tutti i paesaggi della Sardegna (tutti i paesaggi) ma poiché li abbiamo “metabolizzati” come necessari non ci facciamo più caso! Eppure ci sono, sono più alti delle pale eoliche e sono tanti, TANTI Tralicci! La questione poi della speculazione è veramente interessante! Ogni azione umana è in realtà una speculazione. Il territorio come lo vediamo ora è frutto della speculazione! E’ corretto fare in modo che le attività siano controllate e gestite affinché arrechino il minor danno possibile all’ambiente. Le energie rinnovabili sono tra quelle attività che nel piatto della bilancia portano più benefici che danni.

    • giugno 3, 2016 alle 3:28 pm

      tutto questo è molto bello, Nicola, ma converrai che troppo spesso vengono messe pale eoliche dove sarebbe proprio meglio che non ci fossero.
      Non si può fare quello che si vuole sempre e comunque.
      O no?

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