Com’è l’aria del Sulcis? Lo dicono le Api.


Ape (Apis mellifera L.)

Ape (Apis mellifera L.)

Ilaria Negri è un’entomologa parmense e ha recentemente condotto una ricerca scientifica concernente il monitoraggio delle polveri inquinanti a Iglesias utilizzando le Api (gen. Apis).

Lo studio rivela una forte contaminazione di questi insetti causata da polveri contenenti metalli pesanti, derivanti dall’antica attività mineraria, ma anche dal polo industriale di Portoscuso-Portovesme.

I risultati sono in linea con gli studi epidemiologici del Progetto Sentieri (Min. Salute, 2011).

Ilaria Negri ha dato la disponibilità per la pubblicazione della ricerca.     Eccola, buona lettura.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Bombo (gen. Bombus) su un fiore

Bombo (gen. Bombus) su un fiore

 

L’aria che respiri è pulita? Chiedilo alle Api.

Come donnine dopo una giornata di shopping compulsivo, le api tornano a casa con due valigie bianche,  arancioni,  gialle di polline. Ogni santo giorno, quelle donnine bussano alle porte di mille fiori, accarezzandoli alla ricerca della dolce intimità racchiusa: se il bottino è buono, l’ape inebriata torna a casa e, ballando, comunica alle sorelle dove trovare quelle delizie. I ricercatori hanno decifrato, con pazienza certosina, l’incredibile linguaggio delle api e hanno scoperto che la loro fatica è davvero tanta: questi insetti possono percorrere, avanti e indietro, più di 2Km di distanza dalla loro casetta, coprendo un’area di oltre 15 Km2. Forse nemmeno i saldi più spinti potrebbero attirarci, a piedi, a una distanza così lontana, per poi tornare indietro con sacchi pesanti anche la metà di noi: le api, invece, lo fanno senza sosta, ogni giorno per ventuno giorni, e poi cessano di vivere sfinite.

Ma, se questo insetto è una formidabile macchina per la raccolta del polline, perché non dovrebbe raccogliere anche polvere e sporcizia, e dunque anche le sostanze nocive di cui l’aria è troppo spesso satura, a causa delle attività dissennate di alcuni uomini?

Che le api “raccolgano” Cadmio, Piombo, Nichel e altri metalli pesanti, sostanze radioattive (si ricordi il cesio radioattivo dell’incidente di Chernobyl), pesticidi, diossine e molto altro ancora, e le “convoglino” poi nei loro prodotti come il miele e la cera, è noto già da tempo. E ora si può aggiungere alla lista degli inquinanti ambientali anche il particolato atmosferico tossico di cui sono ricche le nostre città, come troppo spesso avvertono i dati dell’ARPA.

Portoscuso, zona industriale di Portovesme

Portoscuso, zona industriale di Portovesme

C’è un’isola bellissima, sdraiata in mezzo al Tirreno, dove i profumi della macchia e la luce del sole giocano con il blu del mare. Alcuni umanisti la chiamano Atlantide, spostando le Colonne d’Ercole nel Canale di Sicilia, o Ichnusa, nome ora celebrato da una bionda bevanda alcolica, ma in tutto il mondo è più nota come Sardegna. Purtroppo la Sardegna non è solo un girotondo tra le acque cristalline, la macchia bruciata, i suoli e le rocce rosso mattone. Non è solo un territorio dove preistoria e storia spuntano in mezzo al nulla e alle cicale, dove greggi di capre e pecore muovono il paesaggio, dove i profumi e i sapori forti del cibo restano impressi nella memoria di chi li ha assaggiati (conosco un agriturismo, lambito dal silenzio delle foreste del Marganai, dove diventa commovente persino mangiare l’insalata). La Sardegna è soprattutto questo, ma non solo. Nel Sud Ovest, l’Iglesiente è famoso in tutto il mondo anche  per l’antica e fiorente attività mineraria che ha dato pane e vita – ma spesso anche tolta, quella vita –  a migliaia di minatori. Qualche vecchissima fotografia sgualcita mostra le mille sfumature di grigio dei cumuli di sterile che, per chilometri e chilometri, hanno trasformato il paesaggio sardo in un suolo lunare. E di quegli stessi sterili oggi rimangono tracce ben visibili negli inquietanti Fanghi Rossi di Monteponi o nelle discariche di miniera a cielo aperto, oggi percorse solo da pochi appassionati, in cerca di qualche frammento dai contorni regolari e dai colori brillanti.

Le api che vivono da quelle parti hanno le ali sporche. Sporche di frammenti anche finissimi di quell’abbondantissimo minerale presente nella ganga, la barite, il cui nome desta timore solo se ricondotto al principale costituente, il bario, un metallo pesante i cui effetti tossici sulla salute sono noti ormai da tempo. L’uomo prendeva il filone ricco di minerale, lo tritava fine fine e lo lavorava con soluzioni chimiche per estrarre il piombo, un altro metallo pesante molto tossico contenuto nella galena, minerale il cui nome questa volta non ne svela la pericolosità. Anche il piombo si trova sulle ali delle api di Iglesias, in schegge minuscole che al microscopio elettronico paiono brillare.

E le immagini delle ali delle api, spruzzate da quella polvere di stelle, sono lo spettacolo temuto dagli studiosi, consapevoli che ogni frammento è un coacervo di metalli pesanti pericolosi, perché legati a patologie terribili come il cancro.

Iglesias, area mineraria di Malacalzetta, movimentazione di mezzi meccanici

Iglesias, area mineraria di Malacalzetta, movimentazione di mezzi meccanici

Tra tutto quel brillare, spesso si trovano anche particelle dalle forme geometriche semplici e perfette, come piccole sfere, perfettamente lisce o ruvide, e cubi. Il vento che spira dalla costa porta l’areosol marino nell’entroterra e il sale del mare cristallizza in forme cubiche; quello stesso vento porta anche le tracce delle lavorazioni industriali del polo industriale di Portovesme. Se in circa tre settimane di vita un’ape bottinatrice si riempie di tutto quel “ben di dio” – anche se qui dio e bene c’entrano poco – a che cosa è esposto un uomo che vive e respira in quel territorio? I medici che si sono fatti carico degli studi epidemiologici, pochi anni fa hanno elaborato un enorme progetto denominato Sentieri, finanziato dal Ministero della Salute, che spiega i dati sulla mortalità delle persone con l’esposizione agli inquinanti presenti nell’ambiente. I siti di interesse nazionale per la bonifica sono molti, in Italia, compreso l’Iglesiente. E lì le patologie legate all’inquinamento dell’aria, delle acque e del cibo sono molte, troppe per un cielo così azzurro che, poco lontano, si confonde con il blu cobalto del mare.

Ilaria Negri

 

ambito di operatività della ricerca (da Journal Plos One)

A -ambito di operatività della ricerca, B – Monteponi, C – Cungiaus (da Journal Plos One)

da Plos One, 6 luglio 2015

Honey Bees (Apis mellifera, L.) as Active Samplers of Airborne Particulate Matter.

  • Ilaria Negri,
  • Christian Mavris,
  • Gennaro Di Prisco,
  • Emilio Caprio,
  • Marco Pellecchia

Abstract.

Honey bees (Apis mellifera L.) are bioindicators of environmental pollution levels. During their wide-ranging foraging activity, these hymenopterans are exposed to pollutants, thus becoming a useful tool to trace the environmental contaminants as heavy metals, pesticides, radionuclides and volatile organic compounds. In the present work we demonstrate that bees can also be used as active samplers of airborne particulate matter. Worker bees were collected from hives located in a polluted postmining area in South West Sardinia (Italy) that is also exposed to dust emissions from industrial plants. The area is included in an official list of sites of national interest for environmental remediation, and has been characterized for the effects of pollutants on the health of the resident population. The head, wings, hind legs and alimentary canal of the bees were investigated with Scanning Electron Microscopy coupled with X-ray spectroscopy (SEM-EDX). The analyses pointed to specific morphological and chemical features of the particulate, and resulted into the identification of three categories of particles: industry -, postmining -, and soil –derived. With the exception of the gut, all the analyzed body districts displayed inorganic particles, mostly concentrated in specific areas of the body (i.e. along the costal margin of the fore wings, the medial plane of the head, and the inner surface of the hind legs). The role of both past mining activities and the industrial activity close to the study area as sources of the particulate matter is also discussed. We conclude that honey bees are able to collect samples of the main airborne particles emitted from different sources, therefore could be an ideal tool for monitoring such a kind of pollutants.

 

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

(foto da www.inliberta.it, da Journal Plos One, S.D., archivio GrIG)

 

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  1. Mara
    agosto 8, 2015 alle 7:58 am

    Una ricerca eccellente, ancor più meritoria poiché divulgata su PLOS. Un grazie di cuore alla dottoressa Negri e l’auspicio che questo ennesimo scientifico allarme venga raccolto da chi di dovere. Il bellissimo Sulcis non merita la morte lenta per avvelenamento da inquinanti e cronica mancanza di lavoro. Regione Sardegna: ci sei?

    • agosto 8, 2015 alle 9:20 pm

      Gentile Mara,
      non vogliamo che la nostra ricerca rimanga lettera morta. Anche per questo abbiamo scelto di pubblicarla su una rivista che dà la possibilità a chiunque di leggere e scaricare l’articolo scientifico e le immagini. La nostra intenzione è di ampliare l’area di indagine, includendo altre zone note – purtroppo – per le conseguenze nefaste dell’inquinamento. Ci stiamo già muovendo, nonostante non sia facile trovare fondi a sostegno di queste ricerche.
      Cordialmente
      Ilaria Negri, Marco Pellecchia

  2. Arpia
    agosto 8, 2015 alle 9:51 pm

    Concordo, bello il Sulcis bella la gente e di certo nessuno merita cio’ che gli e’ stato fatto nel nome di promesse di un falso benessere al quale aggrapparsi per sopravvivere.

  3. Fabrizio De Andre
    agosto 9, 2015 alle 12:03 pm

    Lo scandalo,che meriterebbe di essere denunciato,anche da parte vostra GRIG,è il silenzio tombale sulla catena alimentare e i tumori,da parte delle istituzioni…..liberateci dal male delle cosche,il sistema sulcis va debellato.Altro che sagre……..

  4. Fabrizio De Andre
    agosto 10, 2015 alle 11:47 am

    Scusa Grig,il silenzio non è vostro,ma dello STATO,è quello che dovete denunciare.Non si sopravvive ai veleni del sulcis con le parole……Avrete letto l’articolo su portovesme ieri nell’unione.È il sistema che và fermato,il sistema e i partiti che lo tengono in piedi

  5. Arpia
    agosto 11, 2015 alle 12:36 pm

    Puramente una opinione, a volte aspettiamo che sia lo stato a venire dai cittadini, con grande amarezza a volte, ne sono pieni i fatti di cronaca, proprio chi dovrebbe proteggere sta’ insieme a chi distrugge. Forse e’ meglio che la gente si unisca e protesti, non e’ semplice perche’ mille teste, mille opinioni! Gruppi e gruppetti con idee e interessi diversi, ma a volte si puo’ cambiare. Un esempio la corte europea condanna l’ Italia dai rifiuti alle unioni omosessuali! A volte le proteste portano a dei cambiamenti, da quelle dei singoli a quelle dei gruppi. Quando le istituzioni sono assenti la forza dell’essere umano deve emergere e bussare ad altre porte. Chi serviva lo stato e il popolo come Borsellino e Falcone hanno avuto delle enormi delusioni, immaginiamo bene come funzionano le cose, la forza deve venire dal basso, dall’alto si va’ in altre direzioni!
    Pensiamo a cosa hanno lottato e continuano a subire le popolazioni in Africa e fuori es. negli US. I Palestinesi in terra loro subiscono nonostante i loro migliori alleati siano gli Orthodox Jewish, pare impossibile ma il mondo e’ veramente pieno di ingiustizie e contraddizioni.
    Provate a parlare con gli operai dl fabbriche e del cemento, una lotta impossibile, pane avvelenato che devono magiare loro e far mangiare a tutti. Parlavo casualmente con una signora che ha famiglia coinvolta nel campo costruzioni, che ha esordito dicendo che i giovani devono capire che il denaro dell’edilizia e’ finito! Ho incontrato per caso un ragazzo pugliese che diceva di essere delle zone di Taranto con famiglia, aveva un enorme velo di tristezza nel volto. Ricordiamoci sempre che se l’ inquinamento e’ nella provincia di Sassari, Cagliari o Taranto coinvolge tutti. Io penso sempre che se accade ovunque il problema e anche mio.

  6. Arpia
    agosto 11, 2015 alle 1:39 pm

    Ps la parola stato in minuscolo e’ fatta di proposito, ma la e finale senza accento un incidente. Il mio Italian e’ un po’ un pasticcio! Il mio pensiero e’ che bisogna mettere tutte le energie pure e sincere per lottare contro cio’ che non piace mettersi in prima linea singolarmente o in gruppo e non aspettare in modo errato l’intervento di forze che non esistono. Non esiste l’astratto eroe o salvatore che portera’ tutti in salvo, togliamoci questa fantasia dalla testa, ci hanno fatto credere che esista ma non esiste. Interessi di pochi che distruggono la vita la terra e la liberta’ di molti. Abbiamo il pensiero che possiamo usare non facciamoci infinocchiare, dove sono quei Sardi fieri che hanno combattuto contro i nemici? I nemici sono anche quelli che per il bene comune! Vogliono il loro bene e il tuo male! Quante generazioni si faranno ancora abbindolare dall’idea che le fabbriche, il cemento, gli investimenti del petrolio o l’eolico creino ricchezza e benessere?!

  7. Fabrizio De Andrè
    agosto 12, 2015 alle 11:24 am

    Sono gli apparati statali che dovete denunciare e la loro connivenza con il sistema……….

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