Paesaggio, beni comuni, nuovi modelli per il Mezzogiorno.


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Martedi 9 aprile 2013, con inizio alle ore 17.00, presso l’Aula magna dell’ Accademia di Belle Arti “Mario Sironi”, Viale Duca degli Abruzzi, Sassari, si terrà il dibattitoPaesaggio, beni comuni, nuovi modelli per il Mezzogiorno“, con la presentazione del libro di Giuseppe De Marzo “Anatomia di una rivoluzione”

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

  1. aprile 9, 2013 alle 11:32 pm

    da La Nuova Sardegna, 9 aprile 2013
    IL LIBRO » LA RIVOLUZIONE POSSIBILE. Giustizia e ambiente Una nuova via per uscire dalla crisi. Questo pomeriggio all’Accademia di Belle Arti di Sassari dibattito sul saggio dell’economista Giuseppe De Marzo. Tavola rotonda alle 17 in aula magna. (Marcello Madau)

    L’ Accademia di Belle Arti di Sassari organizza per oggi, a partire dalle 17,00 nell’ aula magna di via Duca degli Abruzzi, la presentazione del libro di Giuseppe De Marzo “Anatomia di una rivoluzione” (Castelvecchi, 237 pagine, 17,50 euro), nell’ambito di una “lectio brevis” intitolata “Paesaggio, beni comuni, nuovi modelli dal Mezzogiorno”. E’ prevista una tavola rotonda con lo stesso De Marzo (economista ambientale, portavoce di Asud.net), Stefano Deliperi (Gruppo di intervento giuridico), Marcello Madau (docente di Beni culturali e ambientali all’Accademia). Partecipano anche i comitati “No chimica verde” e “Capsa”. Secondo De Marzo c’è bisogno di un cambio di paradigma nelle scelte di politica economica e la chiave sta nella relazione tra giustizia e sostenibilità. Per l’autore del libro «il liberismo si fonda su uno schema di civilizzazione che penalizza princìpi come la libertà e l’uguaglianza. Inoltre, la democrazia rappresentativa non riesce più a dare risposte e appare impotente dinanzi alla più grave minaccia per l’umanità: la crisi ecologica». Da qui la necessità di una svolta. di Marcello Madau Serviva un libro politico sulle scelte ambientali e lo sviluppo sostenibile. L’ultimo libro di Giuseppe De Marzo, “Anatomia di una rivoluzione”(edito da Castelvecchi con la prefazione di Maurizio Landini e l’introduzione di Marco Revelli) parla di questi argomenti con passione e competenza. Il sottotitolo è espressivo del ragionamento sviluppato: “Giustizia, ambiente e lavoro per invertire la rotta e battere la crisi”. L’autore inizia discutendo radicalmente la separazione temporale operata dal liberismo: prima si mette in moto l’economia, poi (più o meno automaticamente) si pensa a risolvere i problemi del reddito pro-capite e delle condizioni ambientali, che, dopo un peggioramento iniziale, tenderanno a migliorare. Così la curva di Kuznets (grafico rappresentativo della relazione fra crescita economica e distribuzione della ricchezza), su cui il responsabile Usa del Wto e il presidente della Banca mondiale (nonché precedente direttore della potente Goldman Sachs) basarono dichiarazioni e scelte politiche. Peccato che non sia successo così. E sembra di essere a un vicolo cieco. Questa politica dei due tempi (il primo assai concreto, il secondo in buona parte illusorio) la conosciamo assai bene: se il Novecento, con lo sviluppo frenetico degli anni Cinquanta e Sessanta, a cui cercarono risposta le rivendicazioni sociali, consegnò a un dissesto ambientale senza pari il Bel Paese (cementificazione, inquinamento, dissesto idrogeologico), tanto da trasformare la molto idealista normativa sulle “bellezze naturali” del 1939 nella ben più materiale “Legge Galasso” del 1985, la situazione odierna ne eredita la lezione incattivendo, per la difficoltà dello stesso sistema, le prassi. Le dinamiche delle normative ambientali rappresentano, anche a colpi di referendum, una spia della centralità di quel tema “giustizia” che l’autore mette al centro e che coniuga e sviluppa con forte senso sociale. Ne sappiamo qualcosa anche in Sardegna, terra di conquista per avvelenatori, produttori di bustine per la spesa, nuovi padroni del vento e del sole. Ad essi stanno rispondendo democraticamente le nostre comunità, i nostri giovani. La richiesta di danni miliardari per non aver potuto costruire su terreni non propri (come Energo Green a Cossoine) dà il segno dell’arroganza e dello smarrimento della ragione, di un antiquariato colonialista che cerca di dominare i paesaggi meridionali e delle isole tingendosi di un verde molto artificiale. L’assenza di nuove politiche basate sui frutti della terra, sulla cultura e sul paesaggio pesa drammaticamente. Le comunità hanno avuto una grande crescita di coscienza in tutto il mondo, anche in Italia. Crescita assai poco percepita dal quadro politico. De Marzo dà luce alla relazione stretta fra distruzione dell’ambiente e aumento della povertà (non a caso titolo di un fondamentale capitolo del lavoro), la chiave del “razzismo ambientale”. Fotografa inquietanti siti americani come Cancer Alley, aree sudamericane, europee, asiatiche.Di lavoro si muore, come è noto, per mancanza di sicurezza. Ma nel parametro della sicurezza dovremo far rientrare le morti per le produzioni inquinanti, che si stanno ampliando come un vero e proprio genocidio. Il sistema liberista non funziona, sostiene, secondo me a ragione, l’autore: la giustizia ambientale, il lavoro, la sfera biologica sono violate in modo sempre più pesante, e la crisi che noi chiamiamo ‘globale’ parla di un pianeta Terra gravemente ammalato. E’ necessario cambiare paradigma, dice De Marzo. Riconvertire la struttura produttiva ed energetica, partire dalla sostenibilità ambientale comunità per comunità. Legare i beni comuni alle stesse comunità, in un modello biologicamente sostenibile (la sostenibilità, aggiungo, è un termine non sempre limpido, visto che lo usano anche nei loro ‘promo’ multinazionali dell’energia e dell’alimentazione non proprio virtuose dal punto di vista ambientale). Giuseppe De Marzo, studioso e militante, coglie il momento delicato che la Sardegna, proprio su questi temi, sta attraversando, e, ne sono certo, anche una sua possibile centralità. Ieri è stato a Porto Torres, al Pangea, domani incontra gli studenti del Liceo Scientifico dopo le 11. E noi siamo lieti di ospitare Giuseppe De Marzo nell’Aula Magna della nostra Accademia di Belle Arti oggi pomeriggio alle 17, assieme a colleghi, studenti e cittadini appassionati di questi temi. Sono convinto che si potrà discutere con ‘profitto’.

  2. aprile 12, 2013 alle 2:43 pm

    da La Nuova Sardegna, 12 aprile 2013
    LA PROPOSTA. Matrica, mediazione alle Belle arti. L’Accademia martedì è stata luogo di confronto sullo sviluppo. (Costantino Cossu)

    Sassari. L’Accademia di Belle arti come “territorio neutrale” di confronto tra movimenti e amministrazione comunale di Sassari sulla questione controversa della chimica verde a Porto Torres? Forse sì. E sarebbe una novità importante. Tutto è cominciato da quella che doveva essere la presentazione di un libro, che però è stata anche l’occasione, per una vasta area di movimenti che sul territorio sono impegnati in una battaglia in difesa dell’ambiente, del paesaggio e della salute, per far sentire la propria voce. Alla tavola rotonda che si è tenuta martedì scorso, organizzata dalla cattedra di Beni culturali e ambientali dell’Accademia di Belle Arti per discutere del saggio dell’economista Giuseppe De Marzo “Anatomia di una rivoluzione” (Castelvecchi, 237 pagine, 17,50 euro), c’erano i comitati per il “No alla Chimica verde”, contro l’eolico nella Nurra e contro il termodinamico a Cossoine. Presenza legata al fatto che il volume di De Marzo delinea un paradigma di governo dell’economia radicalmente alternativo sia rispetto ai modelli neoliberisti sia rispetto a una visione della “green economy” che lascia ai soggetti forti che operano sul mercato il potere di decidere come intervenire sulle singole realtà locali, secondo una logica che resta, nella sostanza, determinata dal profitto d’impresa. La stessa visione generale dei problemi che è dei movimenti attivi anche nel Sassarese, i quali non sono “soggetti contro”, non dicono no a tutto sempre e comunque come spesso di loro si dice, ma propongono un’idea diversa dello sviluppo, compatibile con gli equilibri ambientali. Dura la loro polemica contro Matrica nell’incontro di martedì scorso all’Accademia; e severo il giudizio verso l’amministrazione comunale di Sassari, che con Matrica (la società che deve realizzare a Porto Torres il progetto di Chimica verde) ha firmato un protocollo d’intesa contestato dalle associazioni. Ai rilievi critici ha risposto l’assessore Monica Spanedda, che ha illustrato le ragioni dell’amministrazione (un progetto, quello della chimica verde, capace di tenere insieme occupazione e svolta verso forme meno inquinanti di produzione di energia) e nello stesso tempo ha aperto al dialogo con i movimenti. Di più, ha aperto a una proposta di collaborazione: “Lottiamo insieme”. Invito che è stato rilanciato dal direttore dell’Accademia Antonio Bisaccia e da Marcello Madau, titolare della cattedra di Beni culturali e ambientali, i quali hanno offerto la “zona franca” dell’Accademia come luogo in cui ospitare un tavolo di confronto tra Comune e movimenti. Proposta accolta con interesse dai comitati e che Monica Spanedda potrebbe girare al sindaco Ganau. Vedremo che cosa succederà nei prossimi giorni.

  1. aprile 4, 2013 alle 6:52 am

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