La Laguna di Marano e i suoi “casoni” fan parte del demanio civico dei maranesi.
qui puoi firmare la petizione popolare per la difesa delle terre collettive ” a rischio” in Sardegna.
Nel marzo 2026 era giunta la notizia della prossima vendita all’asta giudiziaria di vari casoni di pesca nelle zone umide di Marano Lagunare e di Grado, in Friuli – Venezia Giulia.
Ma non ci sarà
Infatti, su ricorso comunale il Commissario per gli usi civici per il Friuli – Venezia Giulia ha accertato, con la sentenza del 25 agosto 2026 (ricorso n. 1/2025), “la natura di demanio collettivo delle mote e dei casoni insistenti nella Laguna di Marano … nonché la loro soggezione agli usi civici di pesca in favore dei cittadini residenti maranesi”.
Si tratta di beni su terreni a uso civico di Marano Lagunare, la cui titolarità è della Comunità locale di Marano Lagunare e di cui il Comune di Marano Lagunare è ente gestore del relativo demanio civico.
L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) è intervenuta negli anni scorsi con azioni legali (5 agosto 2019, 13 settembre 2018) avverso contro le prevaricazioni portate avanti anche in sede giurisdizionale da parte della Regione autonoma del Friuli – Venezia Giulia.
La Laguna di Marano riveste grandissima importanza naturalistica, ambientale e paesaggistica, tanto da rientrare nel sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale – S.I.C./Z.P.S. “Laguna di Marano e Grado”, ai sensi della direttiva Habitat (n. 92/43/CEE) e della direttiva Avifauna (n. 09/147/CE).
Fin dal Catasto Napoleonico del 1811 (dati in seguito confermati) ben 8.708,85 ettari, pari al 98,97% della Laguna, compresi i canali lagunari, costituiscono parte del demanio civico di Marano Lagunare (qui la cartografia e i mappali catastali), dove gli appartenenti alla Comunità locale (e solo loro) possono esercitare i relativi diritti di uso civico, in primo luogo quello di pesca.
I diritti di uso civico in favore della Comunità maranese risalgono a tempo immemorabile, quantomeno al Privilegium Poponis accordato dall’allora Patriarca di Aquileia Popone nel 1031 e successivamente confermati dalla Repubblica di Venezia, dall’Impero di Austria-Ungheria e dal Regno d’Italia (ancora indicati nell’Inventario dell’1 gennaio 1943).
Eppure, dopo il trasferimento dei diritti demaniali idrici e marittimi dallo Stato alla Regione autonoma del Friuli – Venezia Giulia operato con il decreto legislativo n. 265/2001 (art. 1, comma 2°: “Sono trasferiti alla regione tutti i beni dello Stato e relative pertinenze, di cui all’articolo 30, comma 2, della legge 5 marzo 1963, n. 366, situati nella laguna di Marano-Grado”), la Regione, con la legge regionale n. 10/2017, inopinatamente e illegittimamente, ha dichiarato l’appartenenza della Laguna di Marano – Grado al demanio della Regione autonoma del Friuli – Venezia Giulia (art. 2), con esclusione soltanto di quelle rientranti nel territorio comunale di Grado ove il vigente sistema catastale tavolare (probatorio) le riferisce allo stesso Comune.
In realtà, lo Stato, ovviamente, non poteva trasferire nient’altro se non i propri beni demaniali, cioè solo una parte minimale, solo 2,79 ettari.
Da allora, la Regione ha iniziato a compiere una serie di attività oggettivamente eversive dei diritti di uso civico della Comunità maranese, disciplinando e assegnando concessioni di pesca e autorizzando imprese a scaricare in Laguna fanghi di dragaggio, in particolare nel Canale Coron. con grave pericolo per l’ambiente e per la pesca.
Non sono bastate forti prese di posizione dell’Amministrazione comunale, non risulta aver dato frutti la strada del dialogo.
Ora, la pronuncia del Commissario per gli usi civici di Trieste mette un punto fermo per la tutela dei diritti della collettività.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
(foto per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)







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